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LA CONVERSIONE DI ISRAELE, in San Paolo (Romani, XI), Commento Di San Tommaso d’Aquino e Di Padre Marco Sales

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San Paolo, nel capitolo XI dell’Epistola ai Romani, affronta la questione se Dio abbia ripudiato per sempre tutto Israele o se una parte di esso tornerà, nel corso della storia, a Cristo oppure se il popolo “una volta eletto” si convertirà in massa, verso la fine del mondo, tornando a Dio. Egli afferma che la riprovazione di Israele a causa del deicidio è parziale e temporanea. Infatti “un piccolo resto” di Israele, già sùbito dopo il deicidio, ha creduto a Cristo (gli Apostoli, i Discepoli e i primi neofiti convertiti dalla predicazione apostolica), e alla fine del mondo anche Israele “in massa” si convertirà, tornando a Colui che ha crocefisso.

Per capire meglio quel che è stato rivelato in San Paolo è bene studiare innanzi tutto il Commento che San Tommaso d’Aquino ha fatto dell’Epistola ai Romani, accompagnandolo con quello di padre Marco Sales… … … Continua a leggere

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L’AFFARE VIGANÒ

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Monsignor Viganò ha consegnato recentemente alla stampa un dossier sugli abusi sessuali perpetrati da un cardinale e da vari religiosi su dei seminaristi americani. Kyrie, eleison! Il dossier sembra essere veridico ed è molto circostanziato, facendo nomi di prelati, fornendo … Continua a leggere

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BERGOGLIO E LUTERO

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Introduzione Già Giovanni Paolo II nel 1997 aveva definito Lutero “Dottore nella Fede”. Francesco I, in una Conferenza Stampa del 26 giugno 2016, ha dichiarato: “Oggi luterani e cattolici, con tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione: su … Continua a leggere

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LA MADONNA DI AKITA: la continuazione della missione della Madonna di Fatima

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Prologo Akita è una città sita nel Nord Ovest del Giappone, in cui sono avvenuti dei fatti, che la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente come soprannaturali. Essi hanno avuto luogo negli anni Settanta presso il Convento delle Suore “Serve dell’Eucarestia”, che … Continua a leggere

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“La Neospiritualitá del Vaticano II: la sola misericordia, da Giovanni XXIII a Francesco I”, Conferenza di Don Curzio Nitoglia, 11/8/2018

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OREMUS PRO GUBERNANTIBUS NOSTRIS

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La situazione politica italiana ed europea sta cambiando realmente e positivamente. La vittoria della Lega di Salvini (con il Primo Ministro Conte e l’onorevole Di Maio) in Italia ci permette, finalmente, di sperare (senza dover sognare ad occhi aperti) che si possa arrestare l’invasione islamica dell’Italia e quindi dell’Europa.

L’Italia e l’Europa sono, oggi come non mai, spaccate in due parti, come S. Ignazio dipinge i due accampamenti nemici nella Contemplazione dei suoi Esercizi Spirituali su “I due Stendardi”; oppure in “due città”, come scrive S. Agostino ne La Città di Dio; o in due partiti (quello Maria e quello del demonio) come scrive S. Luigi Maria Gignion de Montfort nel Segreto della vera devozione alla Vergine Maria.

Inoltre Salvini (con i suoi alleati) sta cercando di fondare una unione o federazione dei movimenti politici europei (la “Lega delle Leghe”), i quali son detti dispregiativamente “populisti”, ma che in realtà sono… … … Continua a leggere

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“IL PRINCIPE CRISTIANO”, di Padre Pedro de Ribadeneyra: la filosofia sociale tomistica contro il machiavellismo

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L’Editore Effedieffe di Proceno di Viterbo ha ristampato, nel giugno del 2018, il capolavoro di padre Pedro de Ribadeneyra intitolato Il Principe cristiano1, che venne edito in italiano da Cantagalli di Siena nel 1978, esattamente 40 anni or sono.

Pedro Ortiz de Cisneros de Ribadeneyra (1527-1611), gesuita spagnolo nato a Toledo, è stato uno dei primi compagni di S. Ignazio da Loyola e un attivissimo missionario in Spagna e nelle Fiandre. Il suo lavoro più famoso è Il Principe cristiano, edito per la prima volta a Madrid nel 1595.

Egli ricorda in questa sua opera che la vera, tradizionale e buona “ragion di Stato” fa dello Stato l’aiuto della Religione; mentre quella falsa, moderna o machiavellica fa dello Stato la Religione e quasi una Divinità. Inoltre dimostra come, in concreto, lo Stato e il Principe debbano aiutare la Chiesa a far conseguire ai cittadini il bene comune temporale subordinatamente a quello spirituale. Se per Machiavelli le Virtù coincidono con la forza e la furbizia proprie del Principe “volpe e leone”, per Ribadeneyra le vere Virtù sono quelle naturali e soprannaturali o cristiane (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza, Fede, Speranza e Carità).

Il suo libro è un vero trattato di filosofia politica, scritto alla luce dell’insegnamento di Aristotele e di San Tommaso d’Aquino, che affronta soprattutto gli aspetti pratici, concreti e morali di come condurre un governo naturalmente onesto e soprannaturalmente cristiano… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [7/7]

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[7-Settima e Ultima Parte] ~ DALL’ESILIO IN TURCHIA (1929) ALLA MORTE IN MESSICO (1940)

Trotskij e la seconda moglie (Natalia Sedova) rimasero nell’isola di Prinkipo (in Turchia) oltre 4 anni (dal febbraio 1929 al luglio 1933) e vissero nel villaggio Buyuk-Ada, che era il centro abitato più grande dell’isola. Questo fu un periodo relativamente calmo per la vita personale di Lev; tuttavia esso fu funestato dalla disgrazia familiare, in cui erano cadute le 2 figlie avute dalla sua prima moglie (Aleksandra Sokolovskaya): Nina e Zina … Zina si uccise a Berlino in un eccesso di crisi depressiva. … Il fatto che i suoi figli innocenti dovessero soffrire a causa sua portò Trotskij a riconsiderare l’uccisione della famiglia dello Zar. Anche in quel caso i figli pagarono per le “colpe” del padre, ma Trotskij ribadì che quell’esecuzione fu necessaria a causa del principio che è l’asse portante della monarchia: la successione ereditaria. Si potrebbe obiettare che anche i suoi figli erano “affetti” da una certa “ereditarietà” ideologica in quanto ripresero, quasi tutti, le idee del padre e le propagandarono mettendosi apertamente contro Stalin, il quale applicò il suddetto principio trotskista riguardo alla progenie dello Zar, ai figli dello stesso Trotskij.

In Russia non vi erano quasi più troskisti (Stalin li aveva eliminati in gran parte), ma in Europa lo stalinismo non riscuoteva molti consensi. Infatti Stalin non prometteva nessun aiuto ai comunisti fuori dell’Urss (secondo la sua teoria del comunismo in un solo Paese), tutto ciò rendeva forte Trotskij in Europa (per la sua teoria della Rivoluzione permanente ed universale) e Stalin era furioso contro Trotskij… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [6/7]

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[6-Parte Sesta] – DALLA DESTITUZIONE (1925) ALL’ESILIO IN TURCHIA (1929)

La polemica boomerang – La polemica di Trotskij contro Stalin gli si rivolse contro e nel 1925 venne destituito dalla carica di Commissario per la guerra. Durante tutto il 1925 sino all’estate del 1926 la lotta tra i due sembrò essersi arrestata. Invece si riaccese ancor più violenta quando Trotskij (formando una seconda “troika”) si alleò con Zinoviev e Kamenev, che si erano separati da Stalin, e riprese la lotta contro quest’ultimo (cfr. Pierre Naville, Trotskij vivant, Parigi, Juliard, 1962).

Trotskij in pubblico e in privato – Pierre Naville, un trotskista francese, era a Mosca quando Lev fu espulso dal Partito e lo incontrò di persona proprio in quel frangente; nella sua opera sulla vita di Trotskij (cfr. Pierre Naville, Trotskij vivant, Parigi, Juliard, 1962), racconta che questi non aveva cambiato di un solo iota le sue prospettive e la sua determinazione. Davanti a lui fronteggiò molto bene la spiacevole situazione, ma Deutscher narra anche che Trotskij “pur se offriva ai suoi seguaci un ottimo esempio di forza d’animo e di autocontrollo, tra le mura domestiche abbandonava ogni maschera e appariva accasciato e depresso. Era tormentato da un’insonnia implacabile, si imbottiva di medicine… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [5/7]

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[5-Parte Quinta] – DALLA SCONFITTA ALLA DESTITUZIONE

La malattia e la morte di Lenin favoriscono Stalin – Lenin, a causa della sua malattia, a partire dall’autunno del 1922 non poté assistere a nessuna riunione del Politburo. Quindi Stalin ne approfittò per poter plasmare l’Ufficio politico a suo piacimento. Trotskij vi si trovò completamente isolato con la sola amicizia di un Lenin oramai dimezzato e di Bucharin, che poi lo abbandonò. Stalin si alleò con Kamenev e Zinoviev e i tre assieme fecero tutto il possibile per impedire che Trotskij succedesse a Lenin come questi avrebbe voluto.

«Lenin morì il 21 gennaio del 1924. Però praticamente uscì di scena un anno prima, a causa della sua malattia, e, nel 1923 il Partito era oramai “fuori tutela”. Altre personalità si fecero avanti: Zinoviev, Kamenev e Stalin, ma al principio dell’anno, un uomo si distinse tra tutti gli altri: Trotskij. Non vi fu occasione in cui non fosse alla ribalta… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [4/7]

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[4-Quarta Parte] – Al timone della Russia comunista sino alla morte di Lenin (1920-1924)

Come risolvere la crisi economica? – Finita la guerra civile Trotskij cercò di risolvere la grave crisi economica che attanagliava l’Urss. La sua vita di uomo di Governo può essere divisa in due parti, la prima: dal 1920 al 1923, l’epoca dello splendore in sintonia con Lenin e destinato a diventare capo dell’Urss come suo delfino; la seconda: dal 1924 al 1940, l’epoca dell’abiezione, vinto da Stalin, espulso dal Partito Comunista sovietico e scacciato dalla Russia in esilio per il mondo.

Trotskij iniziò a militarizzare il lavoro, a riformare i sindacati, a liberalizzare parzialmente il mercato, fece di tutto per uscire dal forte crack economico.

“Il cervello di Trotskij nel ’20, quando cerca di risolvere il problema economico, è come un vulcano in eruzione. Il suo difetto – come rivela Joffe, suo grande amico – è quello di non persistere nel portare avanti un’idea, ma di abbandonarla per passare da una tesi all’altra con eccessiva disinvoltura. Così, la prima soluzione che Trotskij suggerisce è quella della militarizzazione del lavoro. … … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [3/7]

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[3-Parte Terza] – NEL CUORE DELLA GUERRA CIVILE (1919-1920)

Se Lenin fu il capo della Rivoluzione bolscevica, Trotskij fu l’organizzatore e il comandante dell’Armata Rossa, che assicurò la vittoria ai bolscevichi. Si può dire, quindi, che come Marx ha teorizzato il Socialismo scientifico, Lenin lo ha calato in pratica in Russia, aiutato dall’Esercito di Trotskij, che – dopo la morte di Lenin – fu eliminato da Stalin.

Già nell’agosto del 1917 (un solo mese dopo la Rivoluzione di Kerenskij) le Guardie bianche (anticomuniste) apparvero sulla scena per contrastare sia Kerenskij che un’eventuale presa di potere da parte dei bolscevichi. Il loro comandante in capo era il generale Kornilov (coadiuvato dai generali Kaledin, Alexejev e Denikin). Le prime loro azioni belliche si svolsero sul Don e man mano… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [2/7]

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[2-Parte Seconda] – Dal 1917 alla fine della Prima Guerra Mondiale

Maggio 1917: Trotskij torna in Russia – Quando nel maggio del 1917 Trotskij arrivò da New York a Pietrogrado, il primo Governo provvisorio della rivoluzione (composto in larga parte da aristocratici e alti borghesi) era già caduto a causa di una grave crisi ministeriale. Allora i conservatori cercarono l’appoggio dei socialisti moderati e si formò una coalizione composta da conservatori, socialisti moderati e menscevichi.

Lev giunse proprio quando il nuovo Governo stava assegnando le cariche ministeriali, di cui 10 sarebbero andate ai conservatori e 6 ai socialisti moderati e ai menscevichi. La situazione non era facile, i menscevichi e i socialisti si erano presi il compito di fare da intermediario tra i conservatori e la massa degli operai e dei soldati (questi ultimi, a differenza del 1905, oramai parteggiavano apertamente per la rivoluzione socialista). .. … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [1/7]

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[1-Parte Prima] – Il perché di quest’articolo

Il soggettivismo relativista è la natura del trotskismo, secondo il quale la teoria è al servizio della prassi, che deve portare alla Rivoluzione permanente. Occorre, per il trotskismo (come è stato approfondito e aggiornato dalla Scuola di Francoforte e dallo Strutturalismo francese), prima corrompere il mondo dei valori e dei princìpi, pervertire la gioventù scatenando gli istinti e le passioni disordinate come strumento di sovversione (nichilismo filosofico individuale e anarchia sociale), poi si potrà esportare la Rivoluzione permanente o il comunismo libertario-movimentista in tutto il mondo e vi sarà, così, una società millenaristicamente perfetta su questa terra.

La rivoluzione studentesca del maggio 1968 ha segnato la vittoria del trotskismo (rivisto e aggiornato in Europa tra il 1920 e il 1968) secondo il quale “un cervello vuoto (dei sedicenti studenti) è più propenso al comunismo che un ventre operaio affamato”… … … Continua a leggere

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Curzio Nitoglia: “Piccolo Dizionario Tomista”

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Il male dell’epoca moderna è una malattia dell’intelletto che si chiama agnosticismo” (S. Pio X), secondo il quale il trascendente può anche esistere, ma è assolutamente inconoscibile. Se vogliamo guarire da tale male dobbiamo ritornare al realismo aristotelico/tomistico della conoscenza. … Continua a leggere

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Le Cause Remote della Distruzione di Gerusalemme e il Concilio di Gerusalemme (Parte 2 di 2)

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Cristianesimo e Giudaismo nel 50 d. C.

Circa 15 anni prima della Guerra giudaica, che portò alla distruzione del Tempio di Gerusalemme (l’unico luogo in cui i sacerdoti del Vecchio Testamento potessero offrire il sacrificio a Dio) assistiamo ad un altro affrontamento, tutto teologico e spirituale, tra il Cristianesimo, che è l’erede del Vecchio Testamento perfezionato dalla Nuova ed Eterna Alleanza e il Giudaismo farisaico, che cercava già allora di infiltrarsi nel Cristianesimo per renderlo schiavo delle prescrizioni cerimoniali del Vecchio Patto tra Dio e Israele.

La questione dei rapporti tra Cristianesimo e Giudaismo venne risolta canonicamente, magisterialmente e infallibilmente nel Concilio di Gerusalemme (49/50 d. C.), in cui gli Apostoli si riunirono sotto Pietro per definire se fosse ancora necessaria l’osservanza del cerimoniale veterotestamentario oppure no.

L’Abate Giuseppe Ricciotti scrive che… … … Continua a leggere

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Le Cause Remote della Distruzione di Gerusalemme e il Concilio di Gerusalemme (Parte 1 di 2)

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Prima Parte

Gli antefatti della distruzione di Gerusalemme
dal 7 d. C. al 66 d. C.

La distruzione di Gerusalemme nel 70 d. C. viene letta comunemente come l’avveramento di una profezia di Gesù (Lc., XIX, 411). Da allora il popolo ebraico ha perso la sua patria, che ha riacquistato solo parzialmente e con la forza nel 1948 a danno dei Palestinesi, i quali vi abitavano da circa duemila anni, ma il Tempio è andato distrutto completamente e con esso è cessato il Sacrificio della Vecchia Alleanza, che è stato rimpiazzato dall’Olocausto del Verbo Incarnato con cui è iniziata la Nuova ed Eterna Alleanza.

Gli antefatti che portarono alla conquista e distruzione di Gerusalemme da parte di Roma sono poco conosciuti.

Innanzitutto sorge spontanea la domanda sul come sia potuta avvenire una guerra talmente assurda in cui il piccolissimo popolo ebraico provocò nel 66 d. C. il gigantesco Impero romano. Una guerra del genere non poteva che essere vinta da Roma e persa dagli Ebrei. Eppure essi non esitarono a provocare Roma, come mai?

Per poter rispondere occorre conoscere lo stato d’animo degli Ebrei di quei tempi acceso dall’Apocalittica e dal Messianismo temporale… … … Continua a leggere

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Riflessioni sulla “idolatria del migrante”

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Le promesse di felicità che si rovesciano nel loro contrario sono il più antico trucco di Satana.

Le seduzioni del benessere e del divertimento facile ci sono state date solo il tempo necessario per toglierci le risorse spirituali che saranno invece necessarie nel futuro di privazioni e desolazione che ci attende.

Il popolo, in gran parte, è stato condizionato a vivere di consumi indotti, spettacoli idioti, calcio, giochi, lotterie, sesso libero, droghe, per dimenticare vite vuote distrutte da una regressione morale, civile e sociale senza precedenti.

Abbiamo perso la strada.

Volete  l’educazione alla disciplina ed ai valori cristiani nelle scuole, magari una rivalutazione dei valori della Cavalleria in una società in cui i calciatori e le veline sono i modelli proposti ai nostri figli? allora vi troverete tutti contro, compresi i cattolici “evoluti”, quelli “aperti”, impegnati a stroncare con la misericordia qualsiasi opposizione all’ “accoglienza ad ogni costo” conforme alla nuova “idolatria del migrante”.

Mentre la televisione ci mostra un mondo che non esiste, le famiglie vengono disgregate da un processo sempre crescente di preoccupazioni. I mass-media fanno bene il loro lavoro: trasformano la disperazione sociale di massa in un mero dramma individuale.

In un mondo in cui i benefici dell’incremento produttivo vengono riservati ad una minoranza anziché essere condivisi da tutta la comunità, la classe lavoratrice è spremuta e stimolata a operare più in fretta, mentre contemporaneamente una forte percentuale della popolazione viene bloccata nella disoccupazione forzata.

In questi ultimi anni è ormai emersa una nuova classe di poveri, quelli in giacca e cravatta, i nuovi schiavi del supercapitalismo multinazionale: quelli con il mutuo erogato al 100 per cento a tasso variabile, quelli con un lavoro a tempo e l’utilitaria pagata a rate. Dall’alto dei pulpiti modernisti nessuno parla di “misericordia” e di “accoglienza” per gli italiani ridotti ormai in povertà che vengono pure additati come peccatori ed evasori fiscali se, per non far morire di fame i loro figli, cercano di evitare il saccheggio fiscale dei governi usurocratici… … … Continua a leggere

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DAVID BEN GURION [6]: conoscere la sua figura per capire meglio la genesi dello Stato d’Israele e ciò che sta succedendo ai nostri giorni

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Dalla Guerra contro l’Egitto (1956) alla Guerra dei Sei Giorni (1967)

Ben Gurion ridiviene Primo Ministro (1955) ~
Il 2 novembre del 1955 il laburista Ben Gurion ridivenne Primo Ministro dello Stato d’Israele. Il laburista moderato Sharett conservò il Ministero degli Esteri, pur avendo perso la Presidenza dei Ministri occupata da Ben Gurion. L’estrema-destra, tuttavia, avanzò fortemente alle elezioni del 26 agosto e riacquistò baldanza.

Israele si prepara ad attaccare l’Egitto (1955) ~
Verso la fine del ’55 Ben Gurion difese il piano dell’allora colonnello Moshe Dayan di attaccare l’Egitto per obbligarlo a concedere a Israele la libertà di navigare sulle acque del Golfo di Aqaba con le sue navi da guerra. Sharett si oppose e riuscì a far respingere il piano Dayan-Gurion. Questa mossa spinse Ben Gurion a licenziare il suo Ministro degli Esteri (cfr. Abba Eban, Storia del popolo ebraico, Milano, Mondadori, 1971).

La laburista Golda Meir prese il posto di Sharett al Ministero degli Esteri. Ben Gurion compì in quel frangente un “salto mortale” che potrebbe lasciare attoniti, se non si conoscesse la duttilità e il machiavellismo del personaggio politico in questione. Infatti… … … Continua a leggere

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DAVID BEN GURION [5]: conoscere la sua figura per capire meglio la genesi dello Stato d’Israele e ciò che sta succedendo ai nostri giorni

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I Primi Anni Dello Stato D’Israele

Israele siede all’Onu (1949) ~
Appena un anno dopo la sua nascita Israele era già una Nazione a tutti gli effetti. Il 14 maggio 1949 Ben Gurion annunciò che da 4 giorni i rappresentanti d’Israele sedevano ufficialmente alle Nazioni Unite.

L’internazionalizzazione di Gerusalemme ~
Tuttavia una delle condizioni imposte a Israele per essere ammesso nell’Onu era l’internazionalizzazione di Gerusalemme. Israele, allora, dette garanzia formale e scritta che non si sarebbe opposto allo statuto internazionale della Città Santa di Gerusalemme (come stabilito dall’Ordinanza dell’Assemblea generale dell’Onu del 13 aprile 1949). Solo a questa condizione lo Stato d’Israele fu ammesso nell’Organizzazione internazionale, ma oggi (dicembre 2017), con l’aiuto del Presidente statunitense Donald Trump, Israele vìola esplicitamente il patto siglato nel 1949.

Ben Gurion contro l’internazionalizzazione ~
D’altronde già lo stesso Ben Gurion… … … Continua a leggere

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