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IL PROBLEMA DELL’UNA CUM [Secondo S. Tommaso, Gaetano, Bañez, Billuart e Garrigou-Lagrange]

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Secondo il Bañez (e il Gaetano alla scuola di S. Tommaso): “Il Papa non è Capo della Chiesa in ragione della santità o della fede perché non è così che può governare i membri della Chiesa, ma è Capo di essa in ragione dell’ufficio ministeriale, che lo rende atto a dirigere e governare la Chiesa mediante il governo esterno e visibile tramite la gerarchia ecclesiastica, che è visibile e palpabile. Quindi secondo l’influsso spirituale della grazia e della fede non è membro della Chiesa di Cristo, se non le ha; invece secondo il potere di governare e dirigere la Chiesa ne è il Capo visibile in atto”

Privare oggi i fedeli della Messa tradizionale perché viene celebrata nominando nel Canone il nome del Papa regnante è un azzardo scellerato, che espone la maggior parte dei fedeli al rischio prossimo di non poter vivere in stato di grazia abitualmente, privandoli di tutti Sacramenti amministrati “una cum”.

I fedeli possono andare ad ogni Messa tradizionale (celebrata anche non “una cum”). Infatti è il Ministro che risponde a Dio delle sue scelte, mentre il fedele deve solo rispondere se ha osservato o meno il 3° Comandamento: “Ricordati di santificare le feste”.

Secondo l’Angelico “Dio non abbandona mai la sua Chiesa al punto da non poter trovare ministri sufficienti per le necessità del popolo”.
Ora, se gli unici Sacramenti leciti fossero quelli amministrati non “una cum”, i ministri cattolici sarebbero forse un centinaio su un miliardo e mezzo di fedeli cattolici. Quindi sarebbero totalmente insufficienti per le necessità del popolo. Continua a leggere

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EPICLESI

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Epiclesi deriva dal greco “epi-caléo” “chiamo, invoco” e significa “invocazione, preghiera” o genericamente “formula deprecativa”.

Nel Rituale Sacramentorum si trovano molti tipi di epiclesi o invocazioni. Per esempio, le epiclesi battesimali, eucaristiche, penitenziali ecc.

Dal secolo XIV però si parla, erroneamente, non più di “epiclesi” al plurale, ma de “la epiclesi” al singolare e la si intende esclusivamente come epiclesi eucaristica. Essa nell’Ordinario della Messa, in quasi tutti i riti orientali e in alcuni riti occidentali (mozarabico, gallicano ecc.) viene subito dopo la narrazione della istituzione dell’Eucarestia e le parole della consacrazione del pane e del vino. E ciò pone un serio problema dogmatico.

Infatti San Pio X ha insegnato: “La dottrina cattolica sul Sacramento dell’Eucarestia non è incolume, quando si ritiene accettabile la dottrina dei Greci dissidenti, secondo la quale le parole della consacrazione non otterrebbero il loro effetto se non dopo l’epiclesi” (Lettera ai Delegati Apostolici dell’Oriente,26 dicembre 1910). Continua a leggere

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