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Leggete Pecchioli su Soros ~ Roberto Pecchioli: “George Soros e la Open Society”

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Roberto Pecchioli ha pubblicato recentemente un interessante libro sul “caso Soros” intitolato: George Soros e la Open Society (Bologna, Arianna Editrice, 2022). 
Ne raccomando lo studio e ne porgo al lettore un breve sunto per invogliarlo alla lettura di tutta l’opera. 

Nel libro succitato, l’Autore, spiega che «sarebbe veramente ingenuo immaginare che un uomo solo, per quanto sostenuto da una rete imponente irrorata da grandi somme di denaro, abbia accumulato su di sé un potere così grande, quasi luciferino» (cit., p. 126).

Certamente no. Infatti, Soros rappresenta «un pezzo di un puzzle più vasto […]: pensiamo a Bill & Melinda Gates Foundation, ai Ford, ai Rockefeller e ad altri gruppi, quali il CFR o il Gruppo Bilderberg. Probabilmente Soros è soltanto il volto visibile, il più esposto, la punta di un iceberg» (ivi).

Roberto Pecchioli ne parla diffusamente nel corso del suo libro; però, molto saggiamente, prima si sottrare al «rischio di considerare il miliardario e la sua rete il deus ex machina di ciò che accade nel mondo» (cit., p. 152). 

Poi, egli presenta Soros come uno di coloro che spostano le pedine di questo mondo, innanzitutto mediante le idee, e inoltre tramite il denaro come carburante per far camminare la macchina della rivoluzione nichilistica. 

Perciò, Pecchioli, saggiamente, inquadra il “Caso Soros” all’interno di un quadro più vasto che ha richiesto più di una generazione di rivoluzionari professionisti, i quali da padre in figlio e tra fratelli in collaborazione organizzata ha lavorato nell’ombra, con molta discrezione, senza attirare troppo l’attenzione su di sé.

Allora, in quest’ottica, Soros appare come uno di quei famosi personaggi che popolano l’ultimo trentennio (i padroni dei Social della Silicon Valley californiana), che si sono affiancati – come gregari – «alle tradizionali grandi famiglie della finanza, dell’economia e dell’industria, Rockefeller, Warburg, Rothschild e poche altre» (cit., p. 4).
Questi nuovi ricchi, sono «i signori della tecnologia, creatori di enormi imprese “digitali” globali (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft)» (cit., p. 5).

Certamente Soros, oltre che un arcimiliardario, è anche un “filosofo”, un ideologo con venature “millenaristiche” (cit., p. 6), che agisce da circa cinquant’anni, per cambiare il mondo in base alla sua filosofia che viene detta “Società aperta” (di cui avevano scritto Popper e Bergson), ma che in realtà è un vero e proprio Nichilismo logico, etico e metafisico, che ha come fine negativo (“pars destruens”) quello di distruggere il vecchio mondo ancorato sulla retta ragione, sulla legge morale naturale e persino sull’essere creato. 

Infatti, il mondo reale e creato ha il torto di rimandare troppo esplicitamente a un Creatore e, pertanto, va distrutto, poiché il Nichilismo non può colpire direttamente Dio, magari adducendo la scusa che non esiste.

Mentre il suo scopo positivo (“pars construens”) è quello di costruire un uomo nuovo, un “meta/uomo” o un “trans/uomo”, che – riprendendo il piano di Nietzsche – trascende se stesso, diventa lui stesso Dio e ne occupa il posto, dopo aver tentato il “deicidio” (arte già messa in pratica circa duemila anni fa, da un Sinedrio molto simile a quello che oggi governa il mondo).  
  
«George Soros non è il Grande Vecchio e neppure il Male Assoluto […]. Tuttavia, la figura di Soros e la sua organizzazione sono tra i protagonisti e gli artefici della nostra storia» (cit., p. 9).

Come si vede, Soros è uno tra i vari grandi attori della rivoluzione odierna, del “Trans/umanesimo”, ma non è il regista principale… … … Continua a leggere

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Oligarchie per popoli molesti: come raggiungere la sovranità reale? ~ [da ‘Qui Europa’, parte 3]

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Riportiamo qui la terza parte di “Oligarchie per popoli molesti”, tratta da una serie di articoli pubblicati a cura della redazione di QuiEuropa.it (di Roberto Pecchioli, con contributi di Sergio Basile).
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La lotta è dura, e lo schieramento nemico fortissimo: inutile, anzi dannosa la replica, la giustificazione sul loro terreno.
Chi difende l’identità nazionale – popolo, tradizioni, cultura, religione, lingua, ecc.. – sarà sempre etichettato di fascismo, nazismo (gli unici ammessi sono quelli ucraini…), “rozzismo”, ignoranza, xenofobia, razzismo, egoismo, e, se uomini, “maschilismo”.
Il rapporto mediatico è mille a uno, dicano quindi quello che vogliono, se la cantino e se la suonino.
La carovana passa, i cani latrano.
La definizione di populisti la dobbiamo invece assumere positivamente: amare il proprio popolo, e considerarlo la fonte dei propri principi, ideali e progetti è cosa ottima, e pazienza se il termine è circondato dal biasimo di costoro…

Popoli: entità superflue per le oligarchie ~ Mettiamo noi sale sulle loro ferite: i popoli sono superflui, per le oligarchie.
Se reagiscono, diventano molesti, vanno rieducati, repressi, colpiti.
La verità è ancora avvolta nella nebbia, ma sempre più persone avvertono che la lotta, mortale, è tra basso e alto, centro e periferia, come suggeriva De Benoist, fuori o dentro, come aggiunge, più modestamente, chi scrive.
Da un lato il felpato, ma inflessibile potere delle centrali finanziarie, multinazionali, i padroni delle tecnologie, con le loro casematte: i gruppi di pressione accademico ed universitario, clero regolar-modernista/progressista, i dirigenti delle loro aziende, dei giornali e del sistema di intrattenimento, i discepoli – ed aspiranti tali – delle neo borghesie cosmopolite, anglofone, narcisiste, i loro sbirri degli apparati di repressione , non solo poliziesca, gli utili idioti delle centrali omosessualiste, dei centri sociali, dei circoli immigrazionisti e filoeuropeisti (chiese, finte cooperative sociali, anime belle di varia estrazione), gli angelici devoti del politicamente corretto… Continua a leggere

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