Archivi tag: Mons. Francesco Spadafora

Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Ottava) ~ “Monsignor Jaeger lancia padre Bea”

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Passato il cosiddetto “Annus horribilis” del 1950 (Condanna del movimento ecumenista da parte del Sant’Uffizio, promulgazione dell’Enciclica Humani generis, proclamazione del Dogma dell’Assunzione di Maria Santissima in corpo e anima nel Paradiso), anche il 1951 si presentava agli occhi dei progressisti sotto auspici non favorevoli.

Tuttavia, il movimento pan/ecumenista guidato dalla Diocesi e dall’Arcivescovo di Paderborn monsignor Lorenz Jaeger, (Halle in Sassonia, 23 settembre 1892 – Paderborn, 1° aprile19751), non si perse d’animo, anche se Paderborn era stata appena colpita da gravi lutti: il 10 febbraio 1951 era scomparso padre verbita Joseph Grendel (Mellen in Germania, 6 gennaio 1878 – 10 febbraio 1975, Città del Vaticano), consultore presso il Sant’Uffizio sin dal 1944 e lanciato dalla Diocesi di Paderborn per aiutare da dentro la Curia romana l’ecumenismo.

La morte prematura del padre verbita appena settantatreenne aveva messo l’Arcivescovo Jaeger in una situazione molto spinosa che lo spinse a cercare un altro uomo di sua fiducia che potesse accedere ed entrare nel sant’Uffizio per continuare ad aiutare il movimento ecumenista. Fu così che monsignor Jaeger si rivolse all’allora padre Augustin Bea… … … Continua a leggere

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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Settima) ~ La “Divino Afflante Spiritu” e la “Nuova Esegesi”

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La scorsa puntata abbiamo visto, seguendo le tracce forniteci dal libro molto ben documentato di Saretta Marotta (Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII, Bologna, il Mulino, 2019) come il cardinale Agostino Bea avesse agito, con molta prudenza e circospezione, già a partire dagli anni Quaranta sino all’Anno Santo del 1950 e soprattutto: riguardo al caso Teilhard de Chardin; al Monitum del Sant’Uffizio Cum compertum del 1948; alla sua relativa “edulcorazione” nel 1949 (Instructio de Ecclesia catholica); alla stesura del Dogma dell’Assunta (durata circa dieci anni, dal 1939 al 1949); alla stesura dell’Enciclica Humani generis (12 agosto 1950) sugli errori della “Nouvelle Théologie” francese, cercando sempre di addolcire le condanne e di far passare una qualche piccola novità, anche se presentata in maniera del tutto incolore e inodore di modo che non fosse avvertita come tale.

Abbiamo già visto, nelle puntate precedenti, come il PIB (nel 1960) avesse cercato di presentare l’Enciclica Divino Afflante Spiritu del 1943 (con circa venti anni di ritardo) come un’assoluta novità in campo biblico e una rottura radicale con il Magistero precedente sull’esegesi (specialmente con Leone XIII, Enciclica Providentissimus del 1893 e con Benedetto XV, Enciclica Spiritus Paraclitus del 1920).

In quest’articolo mi sembra doveroso trattare bene la questione dell’Enciclica “incriminata” di Pio XII e metter in chiaro cosa essa abbia realmente insegnato.

La falsa interpretazione dell’Enciclica di Pio XII.
Il 3 settembre del 1960, il padre gesuita Luigi Alonso-Schökel (1) (del PIB) pubblicò su La Civiltà Cattolica un articolo intitolato: Dove va l’esegesi cattolica? (pp. 449-460), in cui sosteneva che l’Enciclica Divino afflante Spiritu di Pio XII (30 settembre 1943) aveva aperto la porta alla “Nuova Esegesi” fondata sul metodo puramente filologico e aveva abbandonato lo studio del Libro Sacro basato principalmente sull’interpretazione datane dai Padri ecclesiastici e dal Magistero della Chiesa, come invece avevano insegnato Leone XIII (Providentissimus, 18 novembre 1893) e Benedetto XV (Spiritus Paraclitus, 15 settembre 1920).

La prima domanda che sorge spontanea sarebbe la seguente: Come mai ci si è accorti di questa “grande innovazione” del 1943 solo circa venti anni dopo e non durante il Pontificato di Pio XII, che avrebbe potuto rispondere facilmente su ciò che avesse insegnato realmente nella sua Enciclica?

Monsignor Antonino Romeo gli rispose, solo due mesi dopo e senza lasciar passare venti anni, sulla rivista Divinitas (III, dicembre 1960, pp. 387-456), diretta allora da monsignor Antonio Piolanti, il rettore dell’Università Lateranense.

Erano gli anni dello scontro tra la scuola cattolica romana, rappresentata nella Pontificia Università Lateranense e nella rivista Divinitas contro la scuola nord-europea della Nuova Esegesi, rappresentata dall’Università Gregoriana, dal Pontificio Istituto Biblico e da una parte de La Civiltà Cattolica… … …
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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Sesta) ~ Bea e l’Assunzione

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Il 1° novembre 1950 Pio XII promulgò il Dogma dell’Assunzione di Maria Santissima in anima e corpo in Paradiso.
Nel 1939, appena asceso al Pontificato, papa Pacelli aveva affidato la preparazione della definizione del Dogma dell’Assunzione al Sant’Uffizio.

Tra i numerosi esperti che presero parte ai lavori di preparazione della definizione dogmatica, la Suprema Congregazione aveva chiamato (in qualità d’esegeta) anche il Rettore del Biblico, padre Agostino Bea (Cfr. S. MAROTTA, Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII, Bologna, il Mulino, 2019, p. 74).

È interessante leggere quanto dichiarato, non senza una punta d’ironia, dal cardinale Alfredo Ottaviani in un’intervista (ADPJ, Bea, T 2/66) rilasciata al segretario personale di Bea Stjepan Schmidt nel maggio 1976: «Ero Presidente della Commissione [che dirigeva i lavori per la promulgazione del Dogma, ndr]. Ora, al termine dei lavori il Santo Padre Pio XII fu così contento dei lavori che la Commissione aveva svolto durante quei dieci anni, anche con opposizioni interne. Io ricordo benissimo le difficoltà che faceva uno dei membri contro la proclamabilità del Dogma. Siccome c’era la massima libertà, ci furono anche degli oppositori. Quindi, la decisione che è venuta dal Sant’Uffizio, suggerita al Santo Padre, non come cosa definitiva, ma come parere della Commissione del Sant’Uffizio, aveva supposto una discussione libera e piena anche di difficoltà che si dovettero superare. Pio XII si rese conto di queste difficoltà avute nel lavoro di dieci anni. […]. Pio XII fu tanto soddisfatto del lavoro intenso fatto per dieci anni sulla proclamabilità del Dogma dell’Assunzione della Vergine Santissima che diede a tutti i membri della Commissione, una medaglia d’oro».

Chi era il misterioso personaggio (non del tutto isolato… infatti, ve ne erano altri ancora, come ricorda Ottaviani), il quale fece opposizione alla “proclamabilità” del Dogma, che il cardinale Ottaviani non nomina, rispondendo all’ex segretario personale di Bea?… … … Continua a leggere

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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Quinta) ~ Bea al Sant’Uffizio (1949)

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Nella scorsa puntata abbiamo studiato – in una breve visione panoramica e d’insieme – l’evoluzione progressista intrapresa dal cardinale Agostino Bea, a partire dal 1949, basandoci sulla documentazione, recentemente desecretata, che la dottoressa Saretta Marotta ha riportato nel suo libro Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII (Bologna, il Mulino, 2019).

Nel presente articolo iniziamo a vedere come Bea, il 2 luglio del 1949, dopo aver esercitato per 19 anni la carica di Rettore al Pontificio Istituto Biblico, sembrava fosse stato prossimo a tornare agli studi dell’Antico Testamento, dedicandosi esclusivamente alla ricerca esegetica, iniziata come insegnante al PIB già a partire dal 1924 … (S. MAROTTA, cit., p. 53).

… In realtà Bea aveva scritto (in ben venticinque anni, dal 1924 al 1949) soltanto due libri di esegesi, il primo nel 1928, intitolato De Pentateucho (Roma, Pontificio Istituto Biblico) e il secondo del 1930 col titolo di De inspiratione Sacrae Scripturae (Roma, Pontificio Istituto Biblico); insomma, una produzione scientifica abbastanza modesta. Egli stesso diceva, come riferiva monsignor Spadafora, di essere più un organizzatore che un professore… … …
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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Quarta) ~ Lo svelamento dell’«enigma» Bea

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In quest’articolo inizio a studiare l’evoluzione progressista prudentemente intrapresa dal cardinale Agostino Bea, a partire dal 1949, basandomi sulla documentazione desecretata, che la dottoressa Saretta Marotta ha messo a nostra disposizione nel suo interessante e ben documentato libro: Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII (Bologna, il Mulino, 2019).

La dottoressa Marotta spiega che «per lungo tempo l’improvvisa trasformazione di Bea da figura di spicco del pontificato pacelliano a interprete autentico di quello roncalliano è rimasta difficilmente spiegabile, non riuscendo i contemporanei a individuare nel passato del gesuita tedesco elementi che lo ricollegassero direttamente alle diverse correnti del rinnovamento teologico cattolico e in particolare agli sforzi del movimento ecumenico» (SARETTA MAROTTA, Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII, Bologna, il Mulino, 2019, p. 30).

La Marotta ricorda che Bea era conosciuto, prima del Concilio, come esegeta e studioso tradizionale dell’Antico Testamento e non assolutamente come novatore ed ecumenista.

La studiosa fa anche un paragone tra quello che comunemente viene definito il «mistero Roncalli» con l’«enigma Bea». Anche se Roncalli sin da giovane era molto più apertamente schierato (pur con le dovute precauzioni) con il versante progressista dell’ambiente ecclesiale che non Bea, il quale seppe mantenere una certa riserbatezza almeno sino al 1949 per romperla apertamente solo nel 1958, dopo la morte di Pio XII… … …
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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Terza) ~ Augustin Bea, al Vaticano II, getta la maschera

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Nel presente articolo, in cui tratto l’azione svolta – quasi alla luce del sole – da Bea durante il Concilio Vaticano II, mi servo di fonti che sono abbastanza conosciute; prossimamente tornerò a scandagliare il ruolo occulto, che il gesuita tedesco aveva giocato nel decennio che va dal 1948 al 1958, fondandomi sul libro di Saretta Marotta, Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII (Bologna, il Mulino, 2019).

Il cardinal Bea aveva gettato la maschera e non aveva più nessuna necessità di nascondere il suo vero volto, dietro l’apparenza dell’esegeta conservatore nonché venerato confessore di Pio XII.

Oramai, papa Pacelli era defunto e non era più necessario fingere di essere un teologo pienamente cattolico e in linea con il Magistero costante della Chiesa. I nuovi Pontefici (Roncalli e Montini) erano pienamente in linea con le idee della “Nuova Teologia” condannata dall’Enciclica Humani generis del 12 agosto 1950 di Pio XII.

Per comodità del lettore riassumo, ora, brevissimamente la vita del cardinal Bea… … … Continua a leggere

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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Seconda) ~ L’«enigma Bea» secondo monsignor Spadafora

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Monsignor Francesco Spadafora è stato allievo del Pontificio Istituto Biblico (PIB) dal 1936 al 1939. Egli fu allievo di Bea (che insegnava al PIB sin dal 1924, divenendone poi Rettore nel 1930 e restando in carica fino al 1949), col quale – assieme a padre Alberto Vaccari (1875 – 1965) come correlatore – discusse anche la sua Tesi di laurea in Scienze bibliche nel ‘39.

Monsignor Spadafora (mancato il 10 marzo 1997) ha scritto molti articoli su Bea e sul Pontificio Istituto Biblico, soprattutto sulla rivista antimodernista “sì sì no no” dal 1994 al 1995. Questi articoli sono stati ripresi e raccolti in un libro intitolato La “Nuova Esegesi”. Il trionfo del modernismo sull’Esegesi Cattolica, pubblicato a Sion, in Svizzera, dall’Editore “Les Amis de saint François de Sales”, nel 1996.

Dallo studio attento di questi articoli di monsignor Spadafora si ottiene un quadro sull’attività di Bea (specialmente in campo esegetico) già prima del Concilio (addirittura sin dalla fine degli anni Trenta), che integra quello datoci dal libro della dottoressa Saretta Marotta riguardo all’impegno pan/ecumenista di Bea a partire dal 1949.

Monsignor Spadafora spiega che… … … Continua a leggere

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“TRE FONTANE”, di mons. Francesco Spadafora [libro completo]

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Per questa Santa Pasqua 2017 offriamo a voi in omaggio questo testo completo, redatto da mons. Francesco Spadafora nel 1984.
***
«TRE FONTANE» «Te beata, o Roma, che fosti consacrata dal sangue glorioso di due Principi: da esso così imporporata superi tutte insieme le bellezze dell’universo».
Così canta l’inno liturgico nella festa dei santi Apostoli, Pietro e Paolo.
Il primo fu crocefisso con la testa in giù ai piedi del colle Vaticano e sulle sue sacre spoglie sorge la omonima gloriosa Basilica. L’Apostolo delle Genti fu decapitato alle Aquae Salviae, l’attuale Tre Fontane. San Pietro cadde all’inizio della persecuzione, scatenata da Nerone per addossa-re ai cristiani il grande incendio che devastò Roma nel luglio del 64 d.C.
San Paolo invece tre anni dopo, nell’inverno del 67.
Le sue venerate spoglie sono custodite nella Basilica a lui dedicata, ma il suo martirio avvenne al terzo miglio dall’Urbe, dove sorge adesso la chiesetta di san Paolo, un po’ dietro la chiesa abbaziale dei Padri Trappisti alle Tre Fontane.
Là dunque cadde il suo capo e ammutolì per sempre quella voce che – dopo la visione di Damasco – non aveva pronunziato mai parola che non avesse il sapore di Cristo. Quella voce è perpetuata in parte nelle sue quattordici Lettere tutte emananti il calore dell’ardente amore per Gesù che colmava il suo cuore.
Un’antica tradizione narra che la testa dell’Apostolo, spiccata dal busto, facesse tre balzi per la china leggera e nei tre punti in cui toccò la terra, scaturissero miracolosamente tre zampilli di acqua, tre fontane. Da allora, non si parlò più di Aquae Salviae per indicare quella sacra zona, ma delle Tre Fontane…………… Continua a leggere

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Mons. Francesco Spadafora: “Tre Fontane”

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Nel 1984 monsignor Francesco Spadafora ha pubblicato un bellissimo libretto (164 pagine, 11 cm x 18 cm) intitolato Tre Fontane presso l’Editore Giovanni Volpe di Roma.

Abbiamo già visto il contenuto delle circa sessanta rivelazioni private, che la Madonna ha fatto a Bruno Cornacchiola dal 1947 al 2001, citando il libro di Saverio Gaeta, “Il Veggente. Il segreto delle tre fontane” (1 – 2) (Milano, Salani, 2016), il quale ha potuto consultare i quaderni lasciati dal Cornacchiola alla Associazione da lui fondata (SACRI).

Ritorno sul tema poiché il libro di monsignor Spadafora, che non conosceva il contenuto delle rivelazioni private posteriori alla prima parte di quella resa pubblica del 12 aprile 1947, mette molto bene in luce il quadro che circonda la figura di Cornacchiola e il rapporto speciale che la sua conversione, dovuta all’apparizione della Madonna a lui e ai suoi tre figli, ha avuto con il papa Pio XII e l’apparizione della Madonna a Fatima avvenuta nel 1917. I due libri (di Gaeta e Spadafora) si integrano, dunque, a vicenda e vanno letti, meditati e vissuti alla luce del messaggio di Fatima: preghiera e penitenza per la conversione dei peccatori, riparazione e una tremenda guerra dopo quella del 1914 e del 1938, che “cancellerà intere Nazioni dalla faccia della terra”.

Il martirio di San Paolo e la chiesa delle “Tre Fontane”.
San Paolo fu decapitato nel 67 vicino al luogo ove la Madonna apparve a Cornacchiola, che si chiamava nei tempi antichi Aquae Salviae, al terzo miglio dall’Urbe sulla via Laurentina, ove sorge ora la chiesa di San Paolo (detta delle Tre Fontane)… Continua a leggere

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