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La Metafisica tomistica non è il commento ma è il perfezionamento di quella aristotelica

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Dio è Atto puro da ogni potenza; perciò, Egli è perfezione (atto) illimitata senza nessuna imperfezione (potenza). 

Ora, siccome – per S. Tommaso – la perfezione ultima è l’essere (e non l’essenza come per Aristotele), Dio è l’Essere per sua Essenza. “Ego sum qui sum / Jaweh” in ebraico. Come ha rivelato Egli stesso (Ex. III, 14). L’Angelico Lo chiama anche “ipsum Esse subsistens”. 

Dio non riceve nulla da nessuno, non è “ab alio”, ma è “a Se” o “Aseitas”. Non è soltanto per se stesso sussistente, come la sostanza, che non è sussistente in alio (come lo è l’accidente), ma in se stessa è soggetto di accidenti e riceve l’essere ab Alio. 

Infatti, le sostanze finite ricevono l’essere ab Alio ossia da Colui che è l’Essere per sua stessa natura, cioè da Dio, il quale è Actus irreceptus et irreceptivus, ossia  non è ricevuto in nessuna capacità, potenza, limite e non riceve nessun altro atto o perfezione. Solo Dio è il suo stesso Essere, mentre tutte le altre creature hanno l’essere, lo ricevono o lo partecipano, sono enti per partecipazione, mentre Dio è l’Ente per essenza. 

Questa conclusione è il vertice della metafisica tomistica, la quale è originalissima e sorpassa “infinitamente” (per partecipazione) quella aristotelica, come l’essere in quanto atto ultimo, sorpassa l’essenza in quanto atto primo… … … Continua a leggere

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