Archivi tag: La “Nuova Messa” di Paolo VI

Papa della Chiesa (10): Monsignor Della Chiesa: la prima “Carta Pastorale alla Diocesi di Bologna”, 10 febbraio 1908 ~ (Decima Parte)

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Pio X nomina vescovo Giacomo Della Chiesa (4 ottobre 1907)
Monsignor Giacomo Della Chiesa fu nominato Arcivescovo di Bologna da San Pio X, durante un’udienza privata, il 4 ottobre del 1907; fu consacrato Vescovo dal Papa in persona il 22 dicembre 1907; ricevette l’exequatur del governo italiano il 9 febbraio del 1908, e, prese possesso ufficialmente della sua diocesi il 22 febbraio 1908, arrivando in forma privata a Bologna due giorni prima: il 20 febbraio 1908.

La Lettera pastorale (10 febbraio 1908)
Secondo la prassi, allora abituale, il Vescovo neoeletto iniziava a comporre la sua prima Lettera pastorale, rivolta al clero e ai fedeli della diocesi affidatagli dal Papa, ancora prima di giungervi; così fece anche monsignor Della Chiesa; tuttavia la sua Lettera pastorale venne datata al 10 febbraio 1908, ossia il giorno successivo al suo insediamento.

Monsignor Della Chiesa sino al 1907 aveva lavorato in Curia (a Roma e a Madrid) e non aveva ancora avuto esperienze pastorali o diocesane. Tuttavia, come spiega Antonio Scottà (A. Scottà, Giacomo Della Chiesa Arcivescovo di Bologna: 1908-1914. L’«ottimo noviziato» episcopale di papa Benedetto XV, Soveria Mannelli, 2002, pp. 98-100), lavorando sotto il cardinale Raffaele Merry del Val in Segreteria di Stato, il monsignore genovese aveva seguìto personalmente il caso della condanna di Alfred Loisy sin dal 1905 non da un punto di vista dottrinale (che spettava al Sant’Uffizio), ma dovette leggere la corrispondenza tra Loisy e il S. Uffizio, svolgendo un lavoro di intermediazione e di esecuzione di quanto disposto dal S. Uffizio.
Occorre dire che Alfred Loisy (1854-1940) dopo essere entrato in seminario a soli 17 anni nel 1874, venne ordinato sacerdote nel 1879 (a 22 anni); nel 1881 ricevette la cattedra di ebraico all’Istituto Cattolico di Parigi a soli 24 anni, ma nelle sue Mémoires (Parigi, 3 volumi, 1930-1931, I vol., p. 154) scrisse che dopo soli 7 anni di sacerdozio, a 29 anni (nel 1886), cominciò a sentirsi “estraneo alla Chiesa”. Egli fu, certamente, uno dei maggiori rappresentanti del modernismo specialmente storico ed esegetico. Nel 1909 fu scomunicato e…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (9): Benedetto XV, Monsignor Benigni e il programma del “Sodalitium Pianum” ~ (Nona Parte)

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Modernismo come “setta segreta” ~ San Pio X ha definito il modernismo una “setta segreta / foedus clandestinum” (Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910). Ora per combattere una setta che lavora in segreto, occorre prendere atto della sua segretezza, altrimenti si spara a vuoto in quella che non è una guerra convenzionale, ma una “guerra occulta”. Lo spionaggio viene combattuto con il contro/spionaggio; i servizi segreti nemici vanno combattuti con i propri servizi segreti purché non siano “deviati”. Un serpente che si nasconde tra l’erba folta non lo si schiaccia sparando in aria contro gli uccelli, ma andando alla ricerca del suo covo nascosto.

L’obiettivo di questa “setta segreta” detta anche “quinta colonna nemica”1 composta di “membri segreti o coperti” all’interno della Chiesa, era duplice: 1°) diffondere nella Chiesa alla chetichella, sotto veste ufficiale di apparente cattolicesimo genuino, sistemi teologici in realtà gravemente erronei; 2°) introdursi occultamente nei posti chiave della Chiesa – cattedre universitarie, direzione dei seminari, parrocchie importanti, e, soprattutto, sogli episcopali e specialmente occupare il Papato – per prenderne la guida e cambiarla di nascosto dal di dentro.

In questo modo l’eresia modernista cercava d’infiltrarsi il più profondamente possibile nelle viscere stesse della Chiesa, erodendola dall’interno e lasciandone solo l’apparenza (come fanno i tarli col legno), per disorientare i fedeli, insegnando loro, quasi con l’autorità apparentemente propria della Chiesa, gli errori da questa condannati realmente e distruggerla, così, si fieri potest. Questo è stato il colpo maestro di satana sempre tentato dalla contro-chiesa, ma riuscito solo a partire dal Vaticano II.

Si comprende facilmente che questa “setta segreta” o “foedus clandestinum”, la quale è il “compendio di tutte le eresie” (Pio X, Enciclica Pascendi, 1907), avrebbe realizzato la sua impresa, se fosse riuscita a rimanere completamente occulta all’interno degli ambienti cattolici. Di qui la necessità di combatterla servendosi di metodi leciti, riservati, non eccessivamente pubblicizzati, che svelassero il piano occulto e segreto dei modernisti, come era già avvenuto per il marranesimo nel XV secolo…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (8): Monsignor Giacomo Della Chiesa, dall’episcopato al cardinalato sino ai primi anni del Sommo Pontificato ~ (Ottava Parte)

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Il 4 ottobre del 1907 S. Pio X nominò monsignor Della Chiesa Arcivescovo di Bologna, ricevendolo in udienza privata. “Si è detto che questa nomina è stata fatta per allontanarlo da Roma a causa delle divergenze politiche tra il Segretario di Stato Card. Rafael Merry del Val e il suo sostituto Mons. Della Chiesa, ma nella lunga lettera che quest’ultimo indirizzò al primo, il giorno dopo della sua nomina canonica a Bologna, si legge tutto il contrario. Egli vi narra l’incontro che ebbe con il Papa il quale lo elogiò vivamente e disse che lo inviava a Bologna poiché aveva bisogno di buoni Vescovi. […]. S. Pio X il 22 dicembre consacrò personalmente Vescovo Mons. Della Chiesa e, fatto eccezionale, partecipò al banchetto offerto dal nuovo Arcivescovo” (Y. Chiron, op. cit., p. 94). Dunque è difficile riscontrare una certa freddezza o diffidenza di papa Sarto verso monsignor Della Chiesa.

Il cardinalato ~ Nel Concistoro del 27 novembre 1911 S. Pio X nominò 19 Cardinali, ma non c’era l’Arcivescovo di Bologna quando erano passati oramai 6 anni dalla sua nomina arcivescovile. Qualcuno ha detto che questo ritardare sino all’ultimo la porpora cardinalizia a Mons. Della Chiesa sia stato dovuto all’opposizione del Card. Merry del Val che lo riteneva poco vigilante nei confronti dei modernisti (Y. Chiron, op. cit., p. 115).

In effetti a Bologna Mons. Della Chiesa aveva manifestato una certa indulgenza verso…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (7): la formazione giovanile di Giacomo Della Chiesa tra cattolicesimo “moderato” e “integrale” ~ (Settima Parte)

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Padre Giacomo Raggi e la vocazione giovanile di Giacomo Della Chiesa.

La vocazione del giovane Giacomo Della Chiesa è stata coltivata da un suo parente morto in odore di santità: il frate cappuccino Giacomo Raggi, come disse lo stesso papa Benedetto XV il 21 settembre 1914, durante un’udienza privata con il ministro generale dei frati minori cappuccini (Aldo Gorini, Giacomo Raggi da Genova frate cappuccino e la vocazione di Giacomo Della Chiesa, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., p. 29).

Giacomo Filippo Ignazio Raggi nacque a Genova il 12 agosto 1812 da due esponenti dell’aristocrazia genovese ed ebbe quattro sorelle, di cui l’ultima (Ersilia) sposò il marchese Migliorati, che generò Giovanna, la moglie del marchese Giuseppe Della Chiesa e madre di Benedetto XV. Quindi padre Raggi era il fratello della nonna materna del futuro Papa (Aldo Gorini, Giacomo Raggi da Genova frate cappuccino e la vocazione di Giacomo Della Chiesa, cit., p. 30; cfr. F. Callaey da Anversa, La famiglia di Benedetto XV e l’ordine dei frati minori cappuccini, Roma, 1916, pp. 10 e 44).

Il giovane Giacomo Raggi compì gli studi classici nel collegio dei padri gesuiti di Genova, poi frequentò brevemente alcuni circoli aristocratici abbastanza mondani, ma ben presto li abbandonò e non volle seguire il desiderio dei genitori che volevano fargli intraprendere la carriera diplomatica, cominciò ad apprezzare la vita religiosa e decise di entrare nell’ordine dei cappuccini (cfr. F. Callaey da Anversa, cit., p. 45).

Nel 1830, il giovane Giacomo Raggi si recò…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (6): Guido Aureli: il Manoscritto su “Monsignor Benigni e Pio X” ~ (Sesta Parte)

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Nello scorso articolo abbiamo affrontato la questione dei rapporti intercorsi tra Guido Aureli, monsignor Umberto Benigni, Giovanni Preziosi, San Pio X e Benedetto XV. Tale questione è stata sviscerata soprattutto alla luce della figura di Preziosi: una personalità tragica, complessa, non priva – nella sua seconda fase giornalistica (1921-1945) antimassonica e antigiudaica – di una certa genialità e serietà metodologica di lavoro.

Tuttavia non si è potuto non rimarcare come, soprattutto da parte del Benigni e dell’Aureli, la collaborazione col Preziosi (che sino al 1921 era stato un sacerdote profondamente modernista, avverso a Pio X, arrivando poi anche ad abbandonare il sacerdozio) sia stata poco coerente coll’integrismo cattolico da loro professato; mentre Preziosi dal punto di vista delle sue idee poteva non avere alcuna difficoltà etica ad accettare la collaborazione di Benigni e di Aureli alla sua rivista.

In quell’articolo mi son basato, soprattutto, sulla prima parte del saggio intitolato Il complottismo di un nostalgico integralista. Guido Aureli e il suo memoriale su Monsignor Benigni e Pio X (Brescia, Morcelliana, “Modernism”, 2018, pp. 159-222).

Questa prima parte, curata dalla storica francese Nina Valbousquet, è un’introduzione storico/teologica al “memoriale di Guido Aureli su Pio X e monsignor Benigni”, che si estende da pagina 159 a pagina 179 della succitata rivista “Modernism” (Brescia, Morcelliana, 2018) e che ha messo molto bene in luce il rapporto, a dir poco “sorprendente”, intercorso tra Guido Aureli, monsignor Benigni e Giovanni Preziosi.

La seconda parte, di cui mi occupo adesso, è stata curata da Alejandro Mario Dieguez, ed è l’edizione critica del documento stilato…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (5): Guido Aureli e Monsignor Benigni ~ (Quinta Parte)

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Studiando un interessante saggio di Nina Valbousquet e Lejandro Mario Dieguez (Il complottismo di un nostalgico integralista. Guido Aureli e il suo memoriale su Monsignor Benigni e Pio X, Brescia, Morcelliana, “Modernism”, 2018, pp. 159-222) si legge, a pagina 177-178, che «l’apice della polemica antigesuita di Benigni fu certamente raggiunto nel 1927 con la pubblicazione di un suo saggio in “La Vita Italiana” di Giovanni Preziosi, accusando i gesuiti di formare un’internazionale antifascista (XXX [U. Benigni], L’altra “Internazionale”: Qual è l’atteggiamento dei gesuiti di fronte all’Italia fascista?, in “La Vita Italiana”, marzo/aprile 1927, pp. 69-73)».
Nello scorso articolo abbiamo visto la polemica condotta, durante gli anni Venti/Trenta, da monsignor Benigni (Perugia 1862 – Roma 1934) contro i gesuiti in generale, La Civiltà Cattolica e specialmente contro il suo direttore, padre Enrico Rosa; che erano ritenuti da lui sic et simpliciter modernisti ed abbiamo dovuto constatare che i gesuiti, padre Rosa e la rivista da lui diretta, La Civiltà Cattolica, negli anni Venti/Trenta non erano modernisti (basta leggere gli articoli di padre Rosa, la rivista dei gesuiti e studiare la storia della Compagnia di Gesù per accertarsene); certamente si può preferire il programma degli “integrali” (che condivido in pieno), ma non si può dire che gli scritti di padre Rosa siano liberal/modernisti o “moderati” nel senso peggiorativo del termine, ossia modernizzanti se non addirittura modernisti.
Purtroppo il modo di agire del monsignore perugino (che non è condivisibile alla pari del suo programma) lo portava a degli eccessi nel condannare, come modernista, ogni divergenza (anche solo pratica) dal suo modo di vedere le cose.
Inoltre il guaio più grande è che monsignor Benigni, così facile a stroncare i minimi difetti degli altri, è stato molto disinvolto a concedersene alcuni, che sono oggettivamente abbastanza gravi. Mi riferisco alla sua collaborazione con Giovanni Preziosi, di cui tratta la Valbousquet… infatti nell’aprile del 1927 il monsignore perugino scrisse un articolo contro i gesuiti qualificandoli come “internazionale antifascista” proprio sulla rivista La Vita Italiana fondata e diretta da Giovanni Preziosi…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (4): Pio X e Benedetto XV: Continuità o Rottura? ~ (Quarta Parte)

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Nel presente articolo mi avvalgo di un saggio critico redatto da Annibale Zambarbieri, che è intervenuto per illustrare – anche in base alle più recenti acquisizioni dei documenti sui pontificati di Pio X e di Benedetto XV – quali siano state le eventuali differenze o “discontinuità” tra San Pio X e papa Giacomo Della Chiesa (cfr. A. Zambarbieri, Continuità e discontinuità: Pio X, Benedetto XV, Pio XI, in A. Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, II vol., pp. 1111-1119).

Attenzione! Gli storici – su cui mi baso sostanzialmente, ma non esclusivamente per questa serie di articoli – sono teologicamente progressisti, modernizzanti e qualcuno persino filomodernista, ma tolto il loro giudizio “teologico” personale (che non condivido assolutamente) sui fatti che commentano, la loro ricerca storica è stata fatta oggettivamente molto bene ed è basata su documenti che sono divenuti solo recentemente consultabili. Quindi mi avvalgo delle informazioni oggettive e recenti che ci danno, non condivido il loro giudizio personale sfavorevole nei riguardi di San Pio X assieme al cattolicesimo integrale e favorevole nei confronti dei modernisti.

Tuttavia noto una certa convergenza di conclusioni personali – quanto al giudizio portato su Benedetto XV – tra monsignor Benigni con il suo entourage e questi storici filomodernisti. Infatti entrambi vorrebbero ricondurre (per eccesso o per difetto, da “destra” o da “sinistra”) la figura di Benedetto XV alla corrente del modernismo, presentandolo in rottura sostanziale con Pio X; monsignor Benigni per dare addosso a Benedetto XV; i progressisti per screditare San Pio X e il cattolicesimo integralmente tradizionale ed antimodernista. Non concordo con questa tesi preconcetta (Benedetto XV modernista o liberale), che è smentita dai fatti storici e dai documenti dottrinali e magisteriali di monsignor Giacomo Della Chiesa (poi Benedetto XV).

Personalmente propendo per il cattolicesimo integrale (monsignor Henry Delassus, monsignor Leon Meurin, monsignor Ernest Jouin, monsignor Luigi Carli, monsignor Francesco Spadafora, monsignor Antonino Romeo, monsignor Pier Carlo Landucci …), ma non posso accettare il modo di agire di alcuni “integrali”… … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (3): Il Modernismo e i Modernisti Durante il Pontificato di Benedetto XV ~ (Terza Parte)

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Benedetto XV ha avuto un’attitudine sostanzialmente diversa da quella di San Pio X nei confronti del modernismo? Alcuni lo sostengono. Tuttavia, se si studiano gli atti e la storia del pontificato di papa Della Chiesa e li si confrontano con quelli di papa Sarto, si riscontra che – quanto all’esposizione della dottrina cattolica e alla condanna teoretica del modernismo – non vi fu assolutamente alcun cambiamento. Infatti, dottrinalmente, Benedetto XV è stato un Papa assolutamente ortodosso e chiaramente antimodernista; mentre si riscontra realmente un diverso modo di agire, soprattutto, per quanto riguarda le condanne nei confronti di alcuni singoli modernisti, poiché Benedetto XV in ciò fu meno intransigente di Pio X.

Ciò significa forse che il primo avesse delle tendenze, se non teoreticamente moderniste, almeno praticamente modernizzanti? Non mi sembra.

Cercherò di approfondire questo tema, studiando la questione testé sollevata, fondandomi su un recente saggio molto interessante e ben documentato di Giovanni Vian e naturalmente su quello che ha scritto negli anni Sessanta/Settanta uno dei massimi studiosi del cattolicesimo integrale e del modernismo, Emile Poulat (Intégrisme et catholicisme intégral, Tournai, Casterman, 1969; Catholicisme, démocratie et socialisme. Le mouvement catholique et Mgr Benigni, Tournai, Casterman, 1977) a questo riguardo.

Il conclave del 1914 ~ Abbiamo già parlato brevemente della morte di San Pio X e del conclave che la seguì, in cui venne eletto Papa il cardinale Giacomo Della Chiesa, il quale prese il nome di Benedetto XV. Ora, grazie alle memorie del cardinale Piffl (di cui parlerò oltre), sappiamo che in quel conclave alcuni storici, per schematizzare, videro una certa contrapposizione tra due schieramenti: 1°) quello dei cattolici “integrali”, che avrebbero voluto un Papa in piena continuità teoretica e pratica con il pontificato di Pio X, capeggiato dai cardinali Raffaele Merry del Val, Gaetano De Lai e Tommaso Pio Boggiani e 2°) quello dei cattolici “moderati”, che avrebbero voluto un pontificato senza… … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (2): Le Vicissitudini del Cattolicesimo Integrale Sotto Benedetto XV e Pio XI ~ (Seconda Parte)

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Divergenze di carattere o teologiche tra Della Chiesa e Benigni?

Nella prima parte di questa serie di articoli abbiamo visto, per sommi capi, i rapporti conflittuali che sono intercorsi tra l’ala detta “moderata” e quella detta “integrale” nell’ambiente ecclesiale da San Pio X (1903 – 1914) sino a Benedetto XV (1914 – 1922).

Ora approfondiamo il tema, studiando dettagliatamente e un po’ alla volta i diversi profili storici, di carattere e teologici dei loro principali rappresentanti (Rampolla, Della Chiesa, Gasparri, Ratti, Sarto, del Val, De Lai, Boggiani, Benigni). Cercheremo – pure a partire dalle vicissitudini che hanno caratterizzato le loro vite – di scorgere le affinità e le diversità non solo di carattere o di sensibilità, ma anche le sfumature filosofico/teologiche, che immancabilmente diversificano un uomo da tutti gli altri.

Il cardinal Pietro Gasparri, nelle sue memorie, ha descritto una reciproca diversità, se non addirittura un certo vicendevole “dissenso”, tra Umberto Benigni (riconducibile all’ala cattolico/integrale ben supportata durante il pontificato di Pio X) e Giacomo Della Chiesa (il futuro Benedetto XV, che sarà quanto al modo di agire più moderato di papa Sarto e in questo senso ricondotto all’ala moderata dell’ambiente ecclesiale): “Né monsignor Benigni era in odore di santità presso Benedetto XV, né questi presso monsignor Benigni” (G. Spadolini, Il cardinale Gasparri e la questione romana, Firenze, Le Monnier, 1972, p. 114).

Ciò che occorre studiare in queste pagine è se questa divergenza fosse stata solo una questione di diverse sensibilità, caratteri e modi di agire oppure se vi fossero all’origine serie contrapposizioni dottrinali e teologiche tra i due monsignori. Si noti che il Gasparri ha parlato di “non essere in odore di santità” e non di “eterodossia” o di “errori per eccesso o per difetto”… … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (1): Monsignor Benigni, Benedetto XV, Cattolici Integrali e Moderati ~ (Prima Parte)

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Premessa ~ Alcuni autori vogliono vedere in Benedetto XV un Papa liberale in senso stretto, ossia modernizzante se non proprio modernista. Per appurare se tale asserto corrisponda alla verità, considerando che il liberalismo è come minimo un grave errore teologico e il modernismo è “la sintesi di tutte le eresie”, è ben studiare i rapporti intercorsi tra il Sodalitium Pianum (d’ora in poi SP) di monsignor Umberto Benigni (1862 – 1934), papa Pio X e papa Benedetto XV.

Infatti San Pio X fu il principale martello del modernismo e monsignor Benigni ebbe dei rapporti di collaborazione con papa Sarto per debellare il modernismo e i modernisti tramite il SP, Benedetto XV succedendo a Pio X ne continuò l’opera magisteriale di condanna del modernismo, ma quanto al modo di agire verso i modernisti, fu certamente molto più moderato e, sotto il suo pontificato, l’associazione di monsignor Benigni venne sciolta.

Ora, ci si domanda, questo diverso modo di agire può giustificare l’accusa estremamente grave di “liberalismo” o “modernismo” rivolta a papa Giacomo Della Chiesa?… … … Continua a leggere

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ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[10/10]~

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[Decima e Ultima Parte] ~ CONCLUSIONE

Nell’esaminare la possibilità di far dichiarare giuridicamente il Papa eretico e di farlo deporre dal Concilio imperfetto, siamo partiti dalla tesi di alcuni cattedratici a riposo, che di fronte al “caso Bergoglio”, soprattutto a partire dalla Esortazione apostolica Amoris laetitia (19 marzo 2016), hanno raccolto delle firme, lanciato delle petizioni per far deporre papa Francesco e far nominare un altro Papa.

Nel corso dello studio di questo tema abbiamo visto che il problema era già stato affrontato in maniera teologicamente più acuta sin dal 1964 soprattutto da tre autori, che ben conoscevano la teologia: l’Abbé Georges de Nantes, il dottor Arnaldo Xavier Vidigal da Silveira e padre Guérard des Lauriers, ma che il loro tentativo era sfociato in una via senza uscita.

Riassumo brevemente le loro tesi per aiutare il lettore a giungere ad una conclusione ragionevole sulla situazione attuale nell’ambiente ecclesiale e a prendere la strada giusta in vista della soluzione teorica e pratica di questo problema pungente… … … Continua a leggere

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ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[9]~

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[Nona Parte] ~ LE ANALOGIE TRA DA SILVEIRA, DE NANTES E GUÉRARD DES LAURIERS

Nello scorso articolo (n. 8) abbiamo visto en passant che vi sono alcune analogie (somiglianze dissomiglianti, in cui la diversità è maggiore della somiglianza) tra la soluzione del problema della eventuale perdita dell’autorità ecclesiale – dopo la crisi del Concilio Vaticano II e del postconcilio – data dall’Abbé de Nantes, dal dottor da Silveira e da padre Guérard des Lauriers. Ora passiamo a vederle in dettaglio.

Padre Michel-Louis Guérard des Lauriers nei Cahiers de Cassiciacum (Nizza, Association Saint-Herménégilde, 6 voll., 1979-1981) ha capito molto bene la difficoltà presentata dalla deposizione del Papa eretico, come pure l’avevano già scorta nel 1964 l’Abbé Georges de Nantes (articolo n. 5) e nel 1970 il dottor Arnaldo da Silveira (articoli n. 6/7).

Infatti il termine “depositus / deponendus” in senso stretto è tipico del Conciliarismo, che ammette la superiorità dell’Episcopato sul Papa, il quale potrebbe essere “deposto” dal Concilio imperfetto (i soli Vescovi senza il Papa) in caso di una sua eventuale e ipotetica eresia; ma questa teoria è essa stessa una vera e propria eresia poiché nega almeno implicitamente e praticamente il Primato di Giurisdizione del Papa sulla Chiesa universale.

Perciò, per dichiarare che Paolo VI non era Papa, padre Guérard des Lauriers non ha seguìto la via del Papa eretico come avevano fatto sia l’Abbé de Nantes (rivista Contre Reforme Catholique, 1964-1973) che il da Silveira (La Nouvelle Messe de Paul VI: Qu’en Pénser?, Chiré-en-Montreuil, DPF, 1975), ma ha percorso la via analoga (ove è maggiore la diversità che la somiglianza) della constatazione 1°) della volontà oggettiva di Paolo VI di non perseguire il bene comune della Chiesa, a partire dagli atti oggettivi che ha posto in essere; perché un’autorità che non vuole il fine della società che governa non può possedere l’autorità e quindi Paolo VI non è Papa in atto; 2°) degli errori riscontrati nella Dichiarazione Dignitatis humanae personae (7 dicembre 1965) del Concilio Vaticano II promulgata da Paolo VI1, la quale secondo il teologo domenicano francese sopra menzionato avrebbe dovuto essere infallibile (per il solo fatto di essere stata presentata come divinamente Rivelata2) ed invece ha fallito, quindi da essa egli fa derivare il fatto che papa Montini non fosse Papa formalmente o in atto, ma solo materialmente o in potenza.

La tesi di p. Guérard è detta anche “Sedevacantismo parziale o mitigato” (ossia solo formale) per distinguerlo dal “sedevacantismo totale o radicale”, secondo il quale Paolo VI (e con lui i Sommi Pontefici conciliari e postconciliari) non è Papa né formalmente né materialmente e quindi si può passare all’elezione di un altro vero Papa (“Conclavismo”), anche a prescindere dal Collegio cardinalizio, che sarebbe vacante anch’esso come il Papato, partecipandone gli errori; mentre p. Guérard des Lauriers riteneva di dover attendere che il Papa solo in potenza si convertisse e diventasse Papa in atto, ma …

UNA VIA SENZA USCITA ~ Paolo VI è morto senza convertirsi e passare all’atto e questo è il vulnus della sua Tesi teologica, che non si può basare più su un Papa materiale o in potenza, ma su ciò che resta di Paolo VI, il quale è divenuto nell’agosto del 1979 un cadavere, che non è più in potenza ad essere eletto Papa e quindi la catena ininterrotta della successione apostolica e petrina si sarebbe spezzata il 6 agosto del 1978 con la morte di Paolo VI e perdurerebbe ancora oggi con papa Bergoglio, il che è contrario alla fede cattolica… … … Continua a leggere

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ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[8]~

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[Ottava Parte] ~ Padre Michel-Louis Guérard des Lauriers

Cyrille Dounot nel suo libro già citato nei precedenti articoli abborda, purtroppo solo en passant, la Tesi teologica elaborata da padre Guérard des Lauriers, il quale invece è stato uno dei teorici più acuti della questione della perdita dell’Autorità papale.

Egli però non è voluto passare attraverso l’ipotesi del Papa eretico, ma ha seguìto una strada tutta sua, soprattutto metafisicamente fondata, originale, geniale e affascinante, che tuttavia sfocia nella vacanza non solo della Prima Sede Apostolica tra un Papa e l’altro, ma addirittura nella vacanza della Chiesa gerarchica a partire da Paolo VI sino ad oggi e non si intravede quando questa “vacanza” potrà terminare.

In breve il vulnus della Tesi di padre Guérard è venuto alla luce dopo la morte di Paolo VI, che ha perseverato nell’adesione alla dottrina neomodernistica della Nouvelle Théologie e, secondo la “Tesi di Cassiciacum”, non è diventato Papa formalmente, ma è rimasto Papa solo materialmente o in potenza. Quindi con il 6 agosto del 1978 (morte di Paolo VI) ci si ritrova – ancor oggi a partire dal 1965 – con un Papato abitualmente, stabilmente e costantemente materiale, potenziale o virtuale.

Padre Michel-Louis Guérard des Lauriers (25 ottobre 1898 – 27 febbraio 1988) è stato un eminente teologo domenicano, che di fronte alla tragedia del Concilio Vaticano II (1962-1965) e del Novus Ordo Missae (1969) ha elaborato una “Tesi” detta di “Cassicìacum” (dal paese lombardo, oggi Cassiago, ove S. Agostino si ritirò per riflettere sulla sua vita e scrivere le sue Confessioni), secondo la quale almeno a partire dalla promulgazione di Dignitatis humanae (7 dicembre 1965) la Sede di Pietro sarebbe formalmente vacante. Ossia Paolo VI sarebbe stato Papa soltanto materialmente o in potenza, ma non formalmente o in atto.

Padre Guérard des Lauriers, abbandona pionieristicamente e genialmente la via del Papa eretico – seguìta da quasi tutti coloro che hanno affrontato il problema dell’autorità ecclesiale dopo le innovazione del Concilio Vaticano II – la quale sfocia nel nulla di fatto, restando al livello di ipotesi speculativa – anche con le suddette suddivisioni dell’Abbé de Nantes e del dottor da Silveira – per percorrere un altro cammino, fondato soprattutto su una tematica 1°) metafisica: Papato materiale/formale4; su una tematica 2°) morale: l’autorità che non persegue il bene comune dei suoi sudditi cessa di essere tale e su una tematica 3°) ecclesiologica, che estende al massimo e sin troppo (ben oltre la definizione del Concilio Vaticano I) la prerogativa dell’infallibilità pontificia, la quale sarebbe garantita, secondo il teologo domenicano, dal solo fatto di presentare una dottrina come “divinamente rivelata” o “fondata espressamente sulla autorità della Santa Scrittura”5 (C. Dounot, La déposition du Pape hérétique, cit., p. 163).

La sua Tesi sostiene che… … …1)…2)…3)… … …
… … …Il teologo domenicano nella stesura della sua Tesi dimostra la proposizione detta “minore” di ogni suo sillogismo, che formalmente è corretto, ma materialmente non è conforme alla realtà almeno terminativamente: La Prima Sede abitualmente e costantemente vacante.

La distinzione tra materia/forma, potenza/atto non è una sua invenzione; essa corrisponde alla realtà, è stata elaborata da Aristotele, perfezionata da S. Tommaso d’Aquino con l’essere quale atto ultimo di ogni forma o essenza, canonizzata dal Magistero sin dal XIII secolo e specialmente al Concilio di Trento il quale l’ha applicata riguardo ai Sacramenti (materia, forma e ministro).

Tuttavia, se essa viene applicata al Papato, può funzionare solamente sino alla vigilia della morte di un solo Papa materiale, che potrebbe così diventare Papa formale, ma non oltre poiché dopo la morte egli resterebbe non-Papa in atto e non avrebbe più la capacità di diventarlo. Questo è il “tallone d’Achille” della “Tesi di Cassiciacum”, la quale… … …. Continua a leggere

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ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[7]~

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ANCORA ARNALDO DA SILVEIRA: LA “NUOVA MESSA” E LE 5 OPINIONI TEOLOGICHE SUL “PAPA ERETICO” ~ UNA “TEORIA NUOVA” DI APPENA … 50 ANNI

Prima Parte:
LA NUOVA MESSA DI PAOLO VI È IN ROTTURA CON LA MESSA ROMANA DI TRADIZIONE APOSTOLICA

Nel 1964 padre Bouyer scriveva: «Il Canone romano risale, tale e quale è oggi, a San Gregorio Magno († 604). Non vi è, in Oriente come in Occidente, nessuna preghiera eucaristica che, rimasta in uso fino ai nostri giorni, possa vantare una tale antichità! Agli occhi non solo degli Ortodossi, ma degli Anglicani e persino dei Protestanti che hanno ancora in qualche misura il senso della Tradizione, gettarlo a mare [come è stato fatto con la “Nuova Messa di Paolo VI”, ndr] equivarrebbe, da parte degli uomini della Chiesa Romana, a rinnegare ogni pretesa di rappresentare mai più la vera Chiesa Cattolica» (Louis Bouyer, Mensch und Ritus, 1964).

È quello che ora, purtroppo, sta facendo apertamente papa Bergoglio (in questo soltanto, “viva la faccia della sincerità” …) e che hanno iniziato a fare nascostamente Giovanni XXIII, Paolo VI (di cui ci occupiamo nel presente articolo per rapporto alla Nuova Messa montiniana), Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

L’ex Vescovo di Ratisbona Monsignor Klaus Gamber, nel 1979, scriveva: «La Liturgia Romana è rimasta pressoché immutata attraverso i secoli nella sua sobria e piuttosto austera forma risalente ai primi Cristiani. Essa s’identifica con… … … Continua a leggere

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ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[6]~

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[Sesta Parte] ~ Una “Teoria Nuova” di appena … 49 anni. Arnaldo Xavier Vidigal da Silveiera

Introduzione ~
Dopo aver studiato, nella quinta parte del presente articolo, la figura e il pensiero ecclesiologico dell’Abbé Georges de Nantes, passo ad affrontare la tesi esposta dal dottor Arnaldo Xavier Vidigal da Silveira nel suo libro La Nouvelle Messe de Paul VI: Qu’en penser? (Chiré-en-Montreuil, DPF, 1975).

Questo libro era già apparso in portoghese – in forma ciclostilata in proprio e in pochi esemplari – diviso in tre opuscoli, tra il giugno del 1970 e il gennaio 1971, col titolo: Consideraçoes sobre o Ordo Missae de Paulo VI1.

Infine, nel 2016, l’editore Solfanelli di Chieti ha pubblicato per la prima volta in lingua italiana la seconda parte del libro, tradotta da Calogero Cammarata, riguardante la questione del Papa eretico sotto il titolo Ipotesi teologica di un Papa eretico2.

La “Nuova Messa” di Paolo VI.
La parte più bella e meglio concepita del libro è senz’altro la prima, in cui l’Autore dimostra in maniera apodittica l’eterodossia ereticale filo-luterana della “Nuova Messa di Paolo VI”, che è anche in rottura oggettiva o scismatica con la Tradizione apostolica liturgica. Continua a leggere

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