Archivi tag: Giudaismo

LE PERSONE CHE HANNO CAMBIATO IL VOLTO ALL’AMBIENTE ECCLESIALE DURANTE IL CONCILIO VATICANO II ~(4)~ Considerazioni Finali Su “Nostra Aetate”

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L’Apostasia Oggettiva Di “Nostra Aetate”… … …

.. … …Abbiamo appurato, studiando la genesi di NA, che fra la Tradizione divino/apostolica, il Magistero pontificio (da San Pietro sino a Pio XII) e Nostra aetate vi è difformità.

Ora la Tradizione cattolica è una delle due Fonti della Rivelazione e consiste nell’insegnamento comune dei Padri, che è infallibile; mentre Nostra aetate ha un valore unicamente prudenziale o “pastorale” per esplicita volontà di Giovanni XXIII e Paolo VI, che indissero e conclusero il Concilio Vaticano II come “Concilio pastorale”[1].

Quindi il Concilio Vaticano II non è infallibile né irreformabile ed essendo in rottura o in difformità con la Tradizione apostolica costante, deve essere corretto e riformato, compresa soprattutto “NA”.

L’ambiguità di “NA”, in primo luogo, consiste nel far passare tutti coloro che discendono geneticamente da Abramo, come aventi legami spirituali o di fede con la Chiesa di Cristo, mischiando e confondendo la razza con la fede, che invece sono due entità sostanzialmente diverse….. … … Continua a leggere

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LE PERSONE CHE HANNO CAMBIATO IL VOLTO ALL’AMBIENTE ECCLESIALE DURANTE IL CONCILIO VATICANO II ~(3)~ Dopo Maritain-Fumet …Léon Bloy

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Nella prima parte dell’articolo riassuntivo su Nostra aetate (d’ora in poi NA) abbiamo visto il ruolo “sotterraneo” (a dir poco sinistro, inquietante e persino infernale) giocato da Isaac, Goldman, Heschel, Roncalli, Bea e Congar nella genesi – diretta e immediata – di NA. 

Nella seconda parte abbiamo studiato gli altri personaggi (gravemente deviati intellettualmente e moralmente), che hanno contribuito – indirettamente e remotamente, dalla fine dell’Ottocento/prima metà del Novecento – a preparare la strada per NA; soffermandoci soprattutto sui coniugi Maritain/Fumet, mentre abbiamo intravisto soltanto brevemente i loro maestri e discepoli.

Abbiamo, quindi, considerato i frutti prodotti da NA, ossia la giudaizzazione del Cristianesimo che – all’inizio – si è limitata specialmente all’ambiente ecclesiale e teologico[1]; mentre – nel séguito – ha infettato pian piano anche l’àmbito dei semplici fedeli.

Purtroppo abbiamo dovuto prendere atto che i frutti di NA sono velenosi in quanto rappresentano 1°) un’apostasia oggettiva, ossia il passaggio da una Religione vera (Cristianesimo) ad una “religione” falsa (Giudaismo postbiblico); e 2°) l’impossibile tentativo poiché contraddittorio – come è rivelato in San Paolo – di conciliare “Cristo con Beliar” (II Cor., VI, 15), ossia il Cristianesimo con il Giudaismo, che rifiuta Cristo e il Cristianesimo.

Per cui NA risulta intrinsecamente cattiva e inaccettabile, sotto pena di perdere la fede cristiana, senza la quale “è impossibile piacere a Dio” (Ebr., XI, 6).  

In questo terzo “articoletto riassuntivo” vediamo come all’origine del filo-sionismo e del filo-giudaismo di Jacques Maritain (1882-1973) e di Stanislas Fumet (1896-1983) ci sia l’influsso di Léon Bloy (1846-1917)…. … … Continua a leggere

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LE PERSONE CHE HANNO CAMBIATO IL VOLTO ALL’AMBIENTE ECCLESIALE DURANTE IL CONCILIO VATICANO II ~(2)~ Maritain e Fumet

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La volta scorsa abbiamo visto il ruolo giocato da Isaac, Goldman, Bea e Congar nella genesi di Nostra aetate (d’ora in poi “NA”). Nel presente “articoletto riassuntivo” vediamo gli altri personaggi “maggiori”, che hanno contribuito a cambiare la dottrina cattolica sul Giudaismo talmudico, preparando il terreno a “NA”.

Essi sono: i coniugi Maritain e i coniugi Fumet, attorno ai quali si son mossi tanti altri personaggi, che tratteremo solo brevissimamente.

Per raccogliere informazioni serie su costoro mi sono servito della rivista francese Histoire du Christianisme Magazine (2003, n. 16, pp. 48-71, a cura di Michel Fourcade), in cui si parla – in generale – di alcuni «Ebrei convertiti al Cristianesimo, Cristiani giudaizzanti ed Ebrei cristianizzanti»[1], che dettero luogo alla formazione del documento conciliare “NA” e poi – in particolar modo e in maniera molto coscienziosa – dei Maritain e dei Fumet… … … Continua a leggere

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LE PERSONE CHE HANNO CAMBIATO IL VOLTO ALL’AMBIENTE ECCLESIALE DURANTE IL CONCILIO VATICANO II ~(1)~ Isaac, Goldman, Bea, Congar

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Continuo a sintetizzare – presentando una specie di “specchietto riassuntivo” – i temi più scottanti, che riguardano l’uomo contemporaneo, al quale oggi non viene lasciato il tempo necessario per studiare le questioni dalle quali dipende il nostro avvenire.

Così facendo spero di rendere accessibile a tutti i lettori (anche ai più indaffarati) la dottrina sui temi, che oggi sono attuali e dibattuti.

La risposta al primo “specchietto riassuntivo” (San Tommaso d’Aquino e la dottrina sui rapporti Cristianesimo e Giudaismo) è stata positiva. Quindi, di tanto in tanto, pubblicherò questi brevi sunti su varie questioni di attualità. 

Nel presente articoletto vedremo come si è arrivati alla rivoluzione della dottrina cattolica sui rapporti tra Giudaismo e Cristianesimo, studiando la vita e le opere dei personaggi principali, che hanno sfornato l’ideologia giudaizzante della
1°) “Antica Alleanza mai revocata”
2°) degli “Ebrei fratelli maggiori dei Cristiani nella fede di Abramo” e del fatto che
3°) “gli Ebrei non hanno bisogno di Gesù Cristo per salvarsi”… … … Continua a leggere

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SAN TOMMASO D’AQUINO, LA “SOMMA TEOLOGICA”, IL GIUDAISMO E IL CRISTIANESIMO

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Alcuni lettori mi hanno suggerito di compendiare, in una specie di “specchietto riassuntivo”, la dottrina dei Padri (Apostolici, Apologeti ed Ecclesiastici) sui rapporti tra Giudaismo (mosaico, talmudico) e Cristianesimo.

Accolgo volentieri il loro invito e cerco di rendere accessibile a tutti i lettori (anche a coloro che, nella frenesia della vita moderna, non hanno il tempo necessario per studiare un lungo articolo) la dottrina cattolica tradizionale su questo tema, che oggi (da Giovanni XXIII sino a papa Bergoglio) è molto dibattuta e assai mal presentata, soprattutto in ambiente ecclesiale e specialmente a partire dalla Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II (28 ottobre 1965), la quale ha giudaizzato quasi completamente la mentalità dei Cristiani contemporanei.

Inizio, però, non con i Padri, ma con San Tommaso d’Aquino, che ha riassunto, meglio di ogni altro, la dottrina della S. Scrittura, della Tradizione apostolica e patristica, del Magistero ecclesiastico sul rapporto tra Giudaismo e Cristianesimo e ne ha dato una spiegazione teologica, mediante sillogismi, la quale soddisfa tutte le domande e le obiezioni che ci si possa porre su questo tema; precisa i termini, rende più chiara e sicura la Teologia patristica grazie al metodo della Teologia scolastica e ci mette in guardia contro “il pericolo dell’ora presente”: la giudaizzazione cabalistico/talmudista del Cristianesimo[1].

Spero di riuscire nell’intento e di soddisfare tutti i lettori, soprattutto “coloro che son sospesi” in questo mondo contemporaneo, il quale corre precipitosamente (verso il baratro) e non vuole lasciare all’uomo di oggi il tempo necessario per riflettere, approfondire e studiare le questioni dalle quali dipende il nostro avvenire e la nostra eternità… … … Continua a leggere

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Curzio Nitoglia: “Non Abbiamo Fratelli Maggiori” ~ [invito alla lettura]

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Il 28 ottobre del 1965, poco prima della fine del Concilio Vaticano II (8 dicembre 1965), venne promulgata la Dichiarazione conciliare Nostra aetate (d’ora in poi NA) sui rapporti tra Giudaismo[1] postbiblico o talmudico (ben distinto dal Vecchio Testamento) e Cristianesimo. A partire da essa vi è stata una vera “sovversione” della dottrina cattolica sul tema della contro/religione giudaica/postcristiana.

Giovanni Paolo II (1978-2005) ha fatto di NA il “cavallo di battaglia” del suo lungo Pontificato e l’ha diffusa dappertutto. Egli – appena due anni dopo la sua elezione pontificia – ha dichiarato, alla luce di NA, che “l’Antica Alleanza non è stata mai revocata” (Discorso di Magonza, 17 novembre 1980) e, sei anni dopo,  che “gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani nella fede di Abramo” (Discorso alla sinagoga Roma, 13 aprile 1986).

A partire da queste due asserzioni (oggettivamente contrarie alla fede cattolica), sia Benedetto XVI (2005-2013) sia papa Francesco (2013), non solo hanno ribadito i medesimi errori, ma ne hanno esplicitati dei nuovi (“gli Ebrei postbiblici non hanno bisogno di Gesù per salvarsi”), già contenuti virtualmente in esse e in NA.   

La dottrina cattolica insegna, al contrario, che 1°) gli Ebrei sono fratelli maggiormente separati dei Cristiani e non loro fratelli maggiori nella fede; 2°) che l’Antica Alleanza è stata rimpiazzata dalla Nuova ed Eterna Alleanza; 3°) ed infine che tutti gli uomini (Ebrei compresi) hanno bisogno di Gesù (unico Redentore universale dell’umanità) per salvarsi.

Infine recentissimamente – nei primi mesi dell’anno 2019 – è stato pubblicato il libro 1°) La Bibbia dell’Amicizia. Brani della Torah/Pentateuco commentati da Ebrei e Cristiani (Cinisello Balsamo, San Paolo) con una “Prefazione” a cura di papa Bergoglio e 2°) sùbito dopo – verso la Pasqua del medesimo anno – è uscito un secondo libro sullo stesso tema, titolato Ebrei e Cristiani, redatto dal “papa/emerito” Benedetto XVI (Cinisello Balsamo, San Paolo) in collaborazione col rabbino-capo di Vienna Arie Folger.

In questi due libri papa Francesco e il “papa-emerito” Benedetto XVI spargono numerosi errori, se non eresie vere e proprie materiali, riguardo alla fede nella divinità di Cristo, alla SS. Trinità, ai rapporti tra Antico e Nuovo Testamento, alla Redenzione universale di Gesù e al Dogma “Extra Ecclesiam[2] nulla salus!”.

… … …Perciò ho ritenuto doveroso affrontarli in un volume, il quale – Deo volente – vedrà la luce il mese di settembre del 2019 con le “Edizioni Radio Spada” (Cermenate – Como[3])… … …

Gli errori di papa Ratzinger e Bergoglio riguardano… … … Continua a leggere

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LO SCETTRO PASSA DA ISRAELE AI PAGANI

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L’attesa del Messia era particolarmente viva quando i Romani con Pompeo si impadronirono della Terra Promessa (63 a. C.). Quest’attesa si fondava specialmente su due profezie del Vecchio Testamento.

La prima fu fatta dal Patriarca Giacobbe verso il 1700 a. C. e la seconda dal Profeta Daniele verso il 600 a. C., esse si trovano nel Libro della Genesi e nel Libro di Daniele. Vediamo di cosa si tratta…. … … Continua a leggere

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È ESISTITO UN PROSELITISMO EBRAICO?

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Per affrontare e risolvere il problema del “Proselitismo ebraico”1 nell’Antico Testamento e nei primi secoli dell’era cristiana, occorre prima studiare la questione della “Diaspora giudaica”. La Diaspora ebraica in generaleAbbiamo già visto la Diaspora degli Ebrei a Roma nel I secolo a. C. Ora vediamo la Diaspora ebraica nel mondo intero, ma soprattutto in Egitto e specialmente ad Alessandria, nella quale – sin dalla sua fondazione (322 a. C.) – i Giudei palestinesi furono attratti da Alessandro Magno con la concessione degli stessi diritti dati ai Greci (cfr. G. Flavio, Guerra Giudaica, II, 18, 7; Id., Contra Apionem, II, 4; Id., Antichità Giudaiche, XIX, 5, 2). Occorre, però, fare attenzione a non trascurare le altre grandi città (Antiochia, Babilonia, Roma…) che ospitarono colonie di Ebrei, anche se vi furono tra di loro delle differenze accidentali. Per esempio, il Giudaismo babilonese… … … Continua a leggere

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IL LUOGO DEL MARTIRIO E DELLA TOMBA DEI FRATELLI MACCABEI ~ (in esteso)

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Monsignor Francesco Spadafora, citando succintamente il Cardinale Mariano Rampolla del Tindaro (Del luogo e del martirio e del sepolcro dei Maccabei, Roma, 1898), scrive: “Comunemente si ritiene che il martirio [dei 7 fratelli Maccabei, ndr] avvenne ad Antiochia dove le tombe furono venerate sino al VI secolo. Dopo il 551 le reliquie furono portate a Costantinopoli e da lì, almeno in parte a Roma sotto papa Pelagio I (556-561). È possibile però che si tratti di Pelagio II (579-590) e che le reliquie siano venute direttamente da Antiochia.

Esse, comunque, si venerano a Roma, in San Pietro in Vincoli. Nel 1876 fu ivi trovato un sarcofago a sette compartimenti, contenenti ossa e ceneri con due fogli di piombo, recanti iscrizioni relative ai sette fratelli Maccabei, del IX secolo” (F. Spadafora, in Bibliotheca Sanctorum, Roma, Città Nuova, vol. VIII, 1966, col. 437, voce “Maccabei”).

In questo articolo porgo al lettore il succo del sostanzioso libro (anche se piccolo di mole: solo 70 pagine) del Rampolla, che ci dà molte notizie (storiche, archeologiche, liturgiche, scritturale e di Tradizione patristica) sul luogo del martirio dei 7 fratelli Maccabei, sulle vicende del trasferimento in Roma delle loro ossa e sul luogo in cui sono state sepolte ed esposte alla venerazione dei fedeli.

Esse – soprattutto in questi tristissimi tempi di apostasia e di cedimento ai nemici di Cristo – tante lezioni e grazie di fede, fortezza, coraggio e militanza possono dare ed elargire dal loro sepolcro…. … … Continua a leggere

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Gli Ebrei a Roma e di Roma

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Lo storico ebreo/tedesco Abraham Berliner, nella sua Storia degli Ebrei di Roma. Dall’antichità allo smantellamento del ghetto (Milano, Rusconi, 1992), scrive: “Non siamo assolutamente in grado di precisare con certezza storica quando gli Ebrei si siano stabiliti nell’Urbe. Possiamo tuttavia documentare la loro prima apparizione a Roma” (p. 11). Il Berliner cita, quindi, il I Libro dei Maccabei (cap. VIII) e Giuseppe Flavio (Antichità Giudaiche, XII, 10; XIII, 5-9), che ci narrano di tre ambascerie ebraiche dalla Palestina a Roma. La prima nel 159 avanti Cristo, a nome di Giuda Maccabeo; la seconda nel 144, a nome di suo fratello e suo successore Gionata ed infine nel 138 la terza, a nome di Simone, il terzo dei fratelli Maccabei… … … Continua a leggere

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Gianluca Marletta e la Ricostruzione del Terzo Tempio di Gerusalemme

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Nel 1992 Maurizio Blondet pubblicò un interessante libro (I fanatici dell’Apocalisse, Rimini, Il Cerchio) sul piano, ben studiato e già allora molto avanzato, per la ricostruzione del terzo Tempio di Gerusalemme, portato avanti da alcuni partiti estremisti del Sionismo israeliano.

Il primo Tempio fu progettato dal re David, ma fu realizzato da suo figlio Salomone circa 1000 anni prima di Cristo, fu distrutto nel 586 a. C. dai Babilonesi e fu fatto ricostruire da Ciro (il re dei Persiani, che liberò gli Ebrei dalla cattività babilonese, durata 70 anni) nel 516; infine esso fu fatto restaurare per ordine di Erode il Grande a partire dal 19 a. C. sino a pochi anni prima della sua distruzione nel 70.

Da allora sino ad oggi i Giudei non hanno più Tempio, Sacrificio e Sacerdozio. Quindi cercano disperatamente di ricostruire il primo per riavere anche gli altri due.

Verso la fine del 2018, un giovane studioso di storia delle religioni nonché autore di numerosi volumi, Gianluca Marletta, ha pubblicato per le Edizioni Irfan, di San Demetrio Corone in provincia di Cosenza, un libro (La guerra del Tempio. Escatologia e storia del conflitto mediorientale).

Il libro è molto ben strutturato e documentato sul medesimo tema, ma visto da angolazioni diverse. Il punto da cui parte l’Autore (La guerra del Tempio. Escatologia e storia del conflitto mediorientale, cit., p. 11) è l’atto con cui Donald Trump, il 14 maggio del 2018, ha deciso di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, la quale viene presentata dal neo-Presidente statunitense non più come città internazionalizzata, ma come capitale del solo Stato d’Israele e degli Israeliani, escludendo quindi i Palestinesi (cristiani e islamici), che sono “un popolo senza Stato” e tra poco senza più quel poco di terra (il solo 22% della Palestina) che resta ancora loro.

Marletta (cit., p. 12) documenta, mettendo in nota tutte le referenze esatte, come il Mikdash Education Center ha recentemente fatto coniare una medaglia con i volti di Trump e Ciro il Grande, l’antico re di Persia (558-529 a. C.), che permise il ritorno degli Ebrei in Patria nell’anno 539, dopo che Nabucodonosor II, il re babilonese (605-562 a. C.), aveva conquistato e distrutto Gerusalemme con il primo Tempio nel 587/586, deportandone gli abitanti a Babilonia.

La scritta apposta sulla medaglia in ebraico, arabo e inglese celebra Trump come “colui che, secondo le aspirazioni del Nuovo Sinedrio ricreato in Israele, porterà alla ricostruzione del Tempio ebraico su quella che ora è la cosiddetta Spianata delle Moschee, nel cuore di Gerusalemme. Il Mikdash Education Center è uno dei tanti gruppi rabbinici che caldeggiano il progetto di riedificazione del Tempio, che fu distrutto nel 70 d. C. dai Romani… … … Continua a leggere

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MACCABEI [4/4] ~ LA TRISTE FINE DEI MACCABEI (anno 26 a. C.): da Giovanni Ircano (anno 134) a Gneo Pompeo (anno 63 a. C.) & Erode il Grande (anno 37 a. C.) ~ Lo Scettro passa da Giuda ai Pagani, è venuto “il Tempo del Messia”

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Quarta e Ultima Parte.

Purtroppo per quanto riguarda questo nuovo periodo maccabico, sotto la dinastia degli Asmonei o “Maccabei moderati”, le fonti che possediamo sono limitate. Infatti esse, sostanzialmente, si basano soprattutto sugli scritti di Giuseppe Flavio; è pur vero che esiste anche qualche altra sporadica notizia d’origine rabbinica o ellenistica, la quale però non è sufficiente, essendo di parte, a farci sapere se sia esatto quanto narra Giuseppe Flavio.

Il Ricciotti non ha una buona opinione dell’ex sacerdote Fariseo “Giuseppe”, diventato un Romano “Flavio” per convenienza in quanto storico delle gens Flavia di Roma, e lo definisce “talvolta tendenzioso, talaltra disattento e ottuso” (G. Ricciotti, Storia d’Israele, Torino, SEI, 1933, 2° vol., p. 331)1 e non si fida del suo solo giudizio storico sui fatti in questione.

Giovanni Ircano l’Asmoneo o “neo-Maccabeo” (134 – 104 a. C.) era il 3° figlio di Simone Maccabeo (il “vetero-Maccabeo”), minore degli altri due uccisi assieme al loro padre a Gerico da Tolomeo nel 134.Egli aveva delle grandi capacità militari e perciò era stato messo a capo del distretto di Gezer, che era di una particolare importanza strategica.

Lì fu informato della carneficina perpetrata da suo cognato Tolomeo ai danni di suo padre Simone e dei due suoi fratelli maggiori. Perciò dopo aver ucciso i sicari di Tolomeo, che giunti a Gezer avrebbero dovuto eliminarlo, andò immediatamente a Gerusalemme, vi giunse prima di Tolomeo, che voleva impadronirsi della città e della Palestina intera.

Tolomeo, allora, fuggì e si rifugiò a Doq, la fortezza ove aveva massacrato Simone e i due suoi figli. Giovanni Ircano lo assediò lì, ma… … … Continua a leggere

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MACCABEI [3/4] ~ La Reazione “Integrista” dei Maccabei al “Modernismo” Ellenizante di Antioco Epifane: da Simone Maccabeo (anno 141) a Giovanni Ircano (anno 134)

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Terza Parte:
Da Simone Maccabeo (anno 141) a Giovanni Ircano (anno 134)

Simone Maccabeo ~ Simone, l’unico rimasto in vita e libero tra i 5 fratelli Maccabei, non era noto come condottiero, ma solo come un abile amministratore e un buon politico. Quindi l’imprigionamento di Jonathan gettò i Maccabici nello sconforto più nero ed invece sollevò gli Ellenisti sino al sommo dell’euforia, poiché quest’ultimi pensavano di poter finalmente spazzar via la resistenza maccabica, oramai priva di un valido capo-condottiero.

“Tuttavia le speranze degli Ellenisti erano ingenue: né Simone era quel condottiero di second’ordine, che essi immaginavano, né il partito maccabico era ancora così poco rassodato da aver ancora bisogno del capobanda” (G. Ricciotti, Storia d’Israele, Torino, SEI, 1933, 2° vol., p. 318).

Naturalmente Simone venne scelto come capo dei Giudei fedeli al Dio unico. Egli si mise sùbito al lavoro e iniziò a rafforzare Gerusalemme, innalzando muri, abbattendo ponti ed ogni via d’accesso. Era decisamente un integrista, xenofobo, non-accogliente, preconciliare, non-dialogante, non-ecumenista e non-aggiornato… . Egli mirava, così, sia a difendere Gerusalemme ed il Tempio da un attacco dall’esterno, sia a tenere a bada l’Akra ed i soldati siriaci che vi stazionavano (I Macc., XIII, 10).

Il generale siriano Trifone (che aveva fatto prigioniero Jonathan con l’inganno) si diresse a capo di un potente esercito verso Gerusalemme per liquidare ogni… … … Continua a leggere

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MACCABEI [2/4] ~ La Reazione “Integrista” dei Maccabei al “Modernismo” Ellenizante di Antioco Epifane: dall’Abominio della Desolazione nel Tempio di Gerusalemme (anno 167) a Simone Maccabeo (anno 141)

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Dall’Abominio della Desolazione nel Tempio di Gerusalemme (anno 167) a Simone Maccabeo (anno 141)

Dove Sono Oggi i Maccabei?

“Dove sono oggi i Maccabei?” si chiedeva Monsignor Marcel Lefebvre dopo “l’abominio” della “desolante” riunione pan-ecumenista in Assisi nel 1986, perpetrato dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II.

Nell’articolo precedente abbiamo visto come nell’Antico Testamento il Tempio di Gerusalemme, in cui c’era la Presenza reale di Jaweh (“Shekinah”), fosse stato profanato da pagani idolatri (il siriano Antioco IV Epifane, nel 167 a. C. e il romano Gneo Pompeo, nel 63 a. C.) in alcuni casi (Antioco) aiutati dal Sommo Sacerdote allora regnante (Menelao).

La Situazione Odierna nella Chiesa di Dio:

1°) Il Pan-ecumenismo di Assisi (1986-2016)

2°) L’Antropocentrismo del Vaticano II e del post-concilio

3°) La Nuova Messa di Paolo VI (1968/1969)

Antioco Abolisce il Sacrificio Perenne dell’Antica Alleanza

L’Abominio della Desolazione

Antioco Prescrive l’Idolatria Sotto Pena di Morte

Antioco: La Prima Persecuzione Religiosa della Storia

Arrivano i Maccabei

Giuda Maccabeo e la Riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme: 25 dicembre 164… … … Continua a leggere

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MACCABEI [1/4] ~ La Reazione “Integrista” dei Maccabei al “Modernismo” Ellenizante di Antioco Epifane: Da Alessandro Magno (356 a. C.) alla Costruzione della Statua di Giove Olimpico nel Tempio di Gerusalemme (167 a. C.)

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Da Alessandro Magno (356 a. C.) alla Costruzione della Statua di Giove Olimpico nel Tempio di Gerusalemme (167 a. C.)… … …Alessandro Magno (356 – 323 a. C.) sconfisse la Persia di Dario III nel 333 ad Isso, passò poi in Egitto (ove fondò la città di Alessandria), avanzò verso la Mesopotamia e batté di nuovo Dario III ad Arbela nel 331; quindi fu nominato re dell’Asia, inoltre conquistò tutta la Persia ed infine si spinse sino all’India (anno 326), fondando un immenso Impero euro/asiatico…. … …Alessandro era animato dall’idea ellenistica di fondere l’elemento greco e quello orientale in un Impero universale. Tuttavia, diversamente da quanto farà Antioco IV detto Epifane (da Epifania, ossia “Manifestazione di Dio” poiché Antioco IV si riteneva una “divinità”) nel 175 a. C., Alessandro Magno mostrò verso Israele una tolleranza religiosa benevola senza fargli subire danni e senza disturbarlo. Lasciò, infatti, come capo della comunità giudaica di Palestina il vecchio Sommo Sacerdote del Tempio di Gerusalemme, eletto dal Sinedrio, senza deporlo e… … …
… … …L’anno successivo, ossia nel 167, l’Epifane, che si diceva “Manifestazione di Dio”, ossia “dio” stesso, cominciò l’ultimazione del programma di “aggiornamento” dello Jawehismo iniziato con la depredazione del Tempio (“terrena amare et despicere coelestia / amare le cose terrene e disprezzare le celesti”) in combutta col Sommo Sacerdote. Antioco vide nell’Ellenismo l’arma morale per combattere Roma e si dette da fare per l’ellenizzazione forzata della Giudea, trucidando i “pre/ellenisti”… … …
… … …Purtroppo dalla rivolta maccabaica, doverosa e santa in sé, nacque nei Giudei uno cattivo spirito: una sorta di “Pre-Gnosticismo”, esageratamente nazionalista e sciovinista, che li portò a farsi un’idea falsa del Messia, come re temporale e militante… … …
… … …Molti Giudei, fedeli alla vera religione monoteistica dell’Antico Testamento, apostatarono sotto Antioco IV. I Giudei dovevano o modernizzarsi, gnosticizzarsi ed ellenizzarsi o essere martirizzati, restando fedeli a Jaweh. Parallelamente – oggi – i Cristiani debbono o diventare modernisti, accettando il Vaticano II o essere perseguitati, restando fedeli alla Tradizione apostolica18… … …Tuttavia, come vedremo nel prossimo articolo, nel medesimo anno 167, in cui il Tempio fu “ abominevolmente desolato”, rifulse anche l’eroismo dei Martiri e il valore epico dei fratelli Maccabei… … … Continua a leggere

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Iudea Capta [2/2]: Traiano, Adriano, Bar-Kokebà, la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme e la distruzione della Giudea (Parte Seconda)

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Seconda Parte: Traiano, Adriano, Bar-Kokebà, la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme
e la distruzione della Giudea

I prodromi di una nuova catastrofe:
La mentalità messianico/apocalittica giudaica, di fronte a tanto sfacelo, lungi dallo spegnersi si rafforzò vieppiù. Secondo i talmudisti “la catastrofe del 70 era stata l’ultima e la suprema prova, che Jaweh aveva voluto dalla sua nazione; ma, superata oramai la prova, non poteva mancare il trionfo. Anzi, la grandezza massima della prova e della sciagura era un indizio che si avvicinava il trionfo di grandezza massima, quello del Messia militante” (G. Ricciotti, Storia di Israele, Torino, SEI, 1933, 2° vol., p. 524).

La nuova rivolta si andava preparando… molto spesso i Giudei, nel corso della storia, a causa di questa mentalità messianico/apocalittica, hanno sfidato potenze più grandi di loro e sono stati sonoramente sconfitti, ma hanno sempre ricominciato a rivoltarsi. Per esempio, oggi Israele (bene armato, ma piccolo geograficamente) sta sfidando la Russia, reputandosi “eletto”, per la presenza non gradita a lei dell’Iran in Siria, nonostante gli avvertimenti di Putin, con il rischio di trascinare tutto il globo in una guerra nucleare mondiale… … … Continua a leggere

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Iudea Capta [1/2]: come si è arrivati alla distruzione di Gerusalemme e della Giudea (Parte Prima)

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Prima Parte: la Distruzione del Tempio di Gerusalemme

Prologo: Erode Agrippa II, il Tetrarca della Galilea dal 53 al 70 d. C1., nell’anno 66, alle prime avvisaglie della imminente guerra tra Roma e la Giudea fece il possibile per non farla scoppiare, fungendo da intermediario tra Roma (per la quale parteggiava) e gli estremisti nazionalisti Giudei o Zeloti, che cercava di ammansire.

Nel 66 tenne agli Zeloti un lungo discorso in Gerusalemme, in cui raccomandò loro di sottomettersi a Roma, ma il popolo gerosolomitano, fanatizzato dagli Zeloti, lo cacciò dalla città e lo prese a sassate… … … Continua a leggere

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LA CONVERSIONE DI ISRAELE, in San Paolo (Romani, XI), Commento Di San Tommaso d’Aquino e Di Padre Marco Sales

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San Paolo, nel capitolo XI dell’Epistola ai Romani, affronta la questione se Dio abbia ripudiato per sempre tutto Israele o se una parte di esso tornerà, nel corso della storia, a Cristo oppure se il popolo “una volta eletto” si convertirà in massa, verso la fine del mondo, tornando a Dio. Egli afferma che la riprovazione di Israele a causa del deicidio è parziale e temporanea. Infatti “un piccolo resto” di Israele, già sùbito dopo il deicidio, ha creduto a Cristo (gli Apostoli, i Discepoli e i primi neofiti convertiti dalla predicazione apostolica), e alla fine del mondo anche Israele “in massa” si convertirà, tornando a Colui che ha crocefisso.

Per capire meglio quel che è stato rivelato in San Paolo è bene studiare innanzi tutto il Commento che San Tommaso d’Aquino ha fatto dell’Epistola ai Romani, accompagnandolo con quello di padre Marco Sales… … … Continua a leggere

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“Perché ci portano allo scontro con il mondo arabo”: Trascrizione dell’intervista di Don Curzio Nitoglia a Byoblu

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TRASCRIZIONE DELL’INTERVISTA:

Riguardo al Cristianesimo e all’Islam, dal punto di vista religioso non c’è compatibilità, perché: 

il cristiano crede in un Dio unico trascendente, Dio Uno quanto alla natura e Trino quanto alle Persone e l’Islam nega la trinità delle Persone;
il cristianesimo crede alla divinità di Gesù Cristo, mentre l’Islam reputa Gesù solo un profeta ma non Dio.
La differenza è ancora più grande tra Cristianesimo e Giudaismo, perché il Giudaismo reputa Gesù un malfattore, che da uomo si è fatto Dio ed è stato perciò condannato a morte. 

Quindi, teologicamente parlando, tra Cristianesimo e Islam non ci sono punti di contatto.

Da un punto di vista filosofico, però, bisogna dire che la cultura araba, soprattutto nel Medioevo, e attorno al periodo 1.000-1100 fino al 1.200, ha avuto un grande sviluppo, perché ci sono stati degli arabi, soprattutto Avicenna e Averroè, che hanno tradotto Aristotele in arabo e in ebraico, prima ancora degli Ebrei e lo hanno commentato. I latini, nel primo Medioevo, non conoscevano Aristotele nella lingua originale tranne qualche rarissima eccezione.

San Tommaso d’Aquino, morto nel 1274, (mentre Avicenna morì nel 1037), ha fatto tradurre Aristotele dal greco da un suo confratello e così ha potuto avere a disposizione gli scritti di Aristotele. Questi scritti erano stati commentati e studiati da Avicenna, il quale era arrivato a comprendere quello che è il nucleo della filosofia di Aristotele: la distinzione reale tra essenza ed essere. E anche San Tommaso d’Aquino arriva a questa conclusione.

L’essenza per Aristotele è realmente distinta dall’essere. Quindi c’è un punto d’incontro forte nella Scolastica Tomistica, che è la filosofia per eccellenza del Cristianesimo, con la filosofia araba non musulmana.

Perché “non musulmana”?

Perché dopo Avicenna, verrà un teologo, Al-Ghazalì, morto nel 1198, il quale condannò in blocco la ragione e la filosofia. Egli era un fondamentalista teologico e disse che bisognava studiare solo il Corano e ripudiare ogni speculazione e ogni studio razionale del dato rivelato del Corano… … … (leggi tutto)… … … Continua a leggere

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“Perché ci portano allo scontro con il mondo arabo”: intervista (da non perdere) di Don Curzio Nitoglia a Byoblu

“Perché ci portano allo scontro con il mondo arabo”: intervista (da non perdere) di Don Curzio Nitoglia a Byoblu La maggioranza dei cittadini, vittima della disinformazione e della manipolazione dei media, pensano all’Islam e al mondo arabo come al nemico … Continua a leggere

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