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Il Potere Occulto dell’Alta Finanza sul Mondo Moderno (6)~ LE FAMIGLIE CHE DOMINANO IL MONDO ~ Parte Sesta: i Rothschild(6)

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Stiamo studiando la storia della famiglia Rothschild per vedere se, realmente, l’Ebraismo talmudico abbia influenzato la politica del mondo intero, mediante il suo peso finanziario, che se non va esagerato non deve essere neppure sottovalutato.

Ogni buon lavoro storico deve essere accompagnato da una teologia della storia, secondo la quale i motori principali delle vicende umane sono due: 1°) l’auto-sufficienza, il sibi placère, la superbia come fonte di allontanamento da Dio, che è l’Essere stesso sussistente, e quindi, la conseguente auto-distruzione nichilistica dell’essere per partecipazione o creato; 2°) la conoscenza amorosa di Dio al quale ci si sottomette come creature davanti al Creatore e ci unisce a Lui. Sant’Agostino, nel De civitate Dei, aveva scritto che la superbia, incarnata dalla Città di Satana, è l’amore di sé al posto di Dio, la quale porta immancabilmente al nulla, poiché Dio è l’Essere infinito e per essenza, mentre l’uomo riceve una parte finita e limitata di questo essere da “Colui che è”; infatti Gesù disse a Santa Caterina di Siena: “Io sono Colui che è, tu sei colei che non è”, per cui separandoci da Dio corriamo verso il nulla e l’auto-annichilazione; invece l’umiltà o il sano realismo che ci fa riconoscere la realtà oggettiva della creazione, ci porta necessariamente a metterci in un posto gerarchicamente subordinato, il quale ci conduce all’unione con l’Essere per essenza, essa solleva la mente e il cuore umano verso l’alto, mentre l’orgoglio lo dirige verso il basso e le oscure profondità infernali.

Senza una valida teologia della storia, senza relazionare il contingente al Trascendente, si rischia di non capire la vera natura e il recondito significato delle vicende che si studiano. Ora la teologia della storia ci insegna a vedere le vicende umane alla luce della Provvidenza divina, che dirige come Causa efficiente e finale la storia dell’uomo, sia come singolo individuo, sia considerato socialmente in una nazione o Stato. Solo così si riesce a scorgere il significato e il filo conduttore della storia umana; infatti, la divina Onnipotenza assieme alla Provvidenza di Dio hanno creato il mondo e lo dirigono verso il fine assegnatogli da Dio, per cui se si scinde la storia da Dio non se ne coglie pienamente l’essenza, il principio e il fine, ma si resta alla sua superficie.

Negli articoli precedenti abbiamo visto come… … … Continua a leggere

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Il Potere Occulto dell’Alta Finanza sul Mondo Moderno (5)~ LE FAMIGLIE CHE DOMINANO IL MONDO ~ Parte Quinta: i Rothschild(5)

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Abbiamo visto nell’ultima puntata che, nel 1814, i Rothschild, finalmente, riuscirono, nella loro Francoforte, a entrare in contatto, sebbene indiretto, con la Casa reale d’Austria (nata in Svizzera nel X secolo), la quale sino ad allora era abbastanza riluttante a stringere contatti di lavoro finanziario con una banca che poteva vantare appena 40 anni d’età, mentre essa ne aveva compiuti già 800; infatti il capostipite dei Rothschild/banchieri, Mayer Amschel Rothschild, nacque nel 1744 e iniziò a muovere i primi passi nel mondo della finanza verso il 1770, grazie a Guglielmo IX Principe d’Assia, arrivando ad avere una certa notorietà verso il 1800.

Egone Conte Corti – a partire dai finanziamenti erogati al Duca di Wellington, in Spagna e in Francia, dai Rothschild proprio dall’Inghilterra, nemica acerrima di Napoleone, osserva giustamente come “di solito gli Statisti, e quindi i rispettivi loro Stati, fossero strozzati in siffatte transazioni, dalle quali altri (ossia i banchieri apolidi) ritraevano immensi profitti” (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, Milano, Mondadori, 1938, p. 100). Napoleone ne uscì sconfitto e rovinato, l’Inghilterra vinse ma s’indebitò; chi ci guadagnò da entrambe i lati furono solo i Rothschild che avevano finanziato in gran segreto sia la Francia sia l’Inghilterra… … …

Nel 1814 anche l’Austria cominciava a cadere nelle mani dei Rothschild, che avrebbero iniziato sin da allora a prestarle il denaro indispensabile per fare le guerre… …

… … …Casa Rothschild ottenne di pagare gli stipendi agli ufficiali austriaci stanziati in Francoforte da parte dell’Inghilterra all’Austria, passando da Londra, attraverso Francoforte, per arrivare finalmente a Vienna, ove i banchieri francofortesi avevano le loro filiali, avendo ben tessuto la loro tela proprio come fa il ragno per catturare la mosca.

Tuttavia gli Austriaci mostravano ancore una certa diffidenza per i banchieri nuovi arrivati e preferivano servirsi da banche più antiche e prestigiose… … …ma i Rothschild sapevano attendere.

La Casa Rothschild aveva già iniziato a lavorare in maniera molto intensa con l’Inghilterra, la Prussia e la Russia, le mancava ancora l’Austria, che però ben presto sarebbe entrata anch’essa in relazione di affari con loro… … …

… … …Le ritrosie dell’Austria nei confronti dei nuovi banchieri Rothschild rispetto ai Bethmann (che, inoltre, erano Austriaci e Cristiani) vennero sorpassate poiché i Rothschild avevano saputo organizzarsi in maniera di avere loro filiali a Londra, Parigi, Francoforte, Napoli e ben presto anche a Vienna. Ora, in un’epoca in cui i traffici tecnicamente erano ancora arretrati, i pagamenti internazionali diventavano davvero difficili e senza intermediari quasi impossibili. Quindi, il sistema bancario dei Rothschild mosse anche l’Austria a varcare il Rubicone… … … Continua a leggere

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Il Potere Occulto dell’Alta Finanza sul Mondo Moderno (4)~ LE FAMIGLIE CHE DOMINANO IL MONDO ~ Parte Quarta: i Rothschild(4)

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In questa quarta parte della serie di articoli dedicata ai Rothschild e al potere dell’alta finanza, ripercorrerò in maniera più approfondita (grazie alle preziose informazioni che Egone Conte Corti ha potuto trasmetterci, tramite la sua speciale consultazione di archivi privati di molte famiglie nobiliari, che invece erano chiusi agli altri storici), la storia della ricchezza e del potere che i Rothschild seppero iniziare ad accumulare già durante la crisi napoleonica e l’epoca della Restaurazione, che ho iniziato a trattare nell’ultimo articolo in maniera più sommaria.

L’Inghilterra – durante il Settecento e l’Ottocento – avendo soppiantato finanziariamente l’Olanda, era divenuta la “prima potenza commerciale d’Europa; la Casa Rothschild aveva compiuto, così, una mossa abilissima, mandando colà uno dei propri figli e per giunta quello di maggiore ingegno: Nathan, che si stabilì prima a Manchester. […].

Con l’estendersi dei suoi affari, Nathan venne in stretto contatto con la capitale, cuore della Gran Bretagna, dove si concentravano tutti gli interessi bancari e finanziari del vasto impero britannico.

Egli, nel 1804, lasciava definitivamente Manchester per stabilirsi a Londra; ivi si avvide, sin dalle prime, che la sua qualità di straniero gli era di grandissimo impaccio in ogni sorta d’affari, perciò, non più tardi dell’estate 1806, chiese di essere naturalizzato suddito britannico”… … … Continua a leggere

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Il Potere Occulto dell’Alta Finanza sul Mondo Moderno (3)~ LE FAMIGLIE CHE DOMINANO IL MONDO ~ Parte Terza: i Rothschild(3)

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I Rothschild non si limitarono – come invece ritengono erroneamente alcuni autori – alla pura affaristica; infatti, attraverso essa mirarono alla conquista dell’egemonia culturale e politica non solo europea, ma anche mondiale a partire dagli Stati Uniti d’America, dei quali avevano fiutato l’importanza economico/politica sin dalla metà dell’Ottocento.

Inoltre, altri storici ritengono che l’Ebraismo postbiblico si sia immerso nella gestione finanziaria mediante il prestito di denaro, solo perché vi fu spinto e quasi costretto dalla Chiesa.

In quest’articolo cercheremo di vedere 1°) il ruolo dei Rothschild come mecenati; 2°) il loro affacciarsi sulla scena americana per poter dirigere non solo l’Europa ma il mondo intero, attraverso il dominio dell’alta finanza sulla politica governativa; 3°) l’influsso che esercitarono sul Risorgimento italiano; 4°) il rapporto tra Giudaismo talmudico e prestito bancario; infine 5°) la risposta del Cristianesimo alla piaga dell’usura.

Passata la bufera napoleonica, i banchieri di Francoforte cominciarono a guardare oltre l’oceano Atlantico, “scegliendo d’inviare in America non un proprio diretto esponente, bensì un uomo di fiducia, che si era fatto le ossa presso la banca di famiglia, tale August Belmont… … … Continua a leggere

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LA LICEITÀ MORALE DEL VACCINO ANTICOVID

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Alcuni sostengono non essere certo che, nel vaccino anticovid-19, vi siano cellule fetali di aborti procurati, ma potrebbero esservi solo cellule di un feto abortito spontaneamente negli anni Sessanta del secolo scorso; quindi sarebbe lecito ricevere il vaccino, poiché non vi sarebbe nessuna cooperazione all’aborto. Inoltre, altri sostengono che anche se, nei vaccini, vi fossero cellule di feti abortiti in maniera volontaria, applicando la dottrina del “volontario indiretto” o della “causa con duplice effetto”, sarebbe egualmente lecito farsi vaccinare con una cooperazione materiale indiretta.

Ora mi sembra che si possa sostenere, come asseriscono molti medici e scienziati (Tarro, Scoglio, Montanari, Galli, Palù, Olivieri, Montaigner, Bacco, Zangrillo, De Mari), che – ammesso e non concesso non sia sicura la presenza di feti abortiti nei vaccini – vi sono serie probabilità che nella maggior parte dei vaccini si trovino cellule di feti abortiti, ossia vi è almeno un dubbio positivo1 sulla loro presenza nel siero vaccinale.

Questa tesi scientifica della presenza di cellule di feti abortiti nel siero vaccinale è stata espressa esplicitamente in un atto parlamentare della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana (Atti Parlamentari XVII Legislatura Doc. XXII-bis N. 23, approvata e trasmessa alla Presidenza dalla Commissione nella seduta del 7 febbraio 2018… … …

La Commissione, sulla base di risultanze medico-scientifiche, argomenta come segue: «Poiché molti dei vaccini utilizzati vengono prodotti con colture di cellule e tessuti animali (embrioni di pollo) o umani (tessuti fetali, linee cellulari), tale contaminazione pone dei seri rischi per la salute umana, perché potrebbe essere responsabile di reazioni autoimmuni contro il DNA umano”… … … Continua a leggere

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Il Potere Occulto dell’Alta Finanza sul Mondo Moderno (1)~ LE FAMIGLIE CHE DOMINANO IL MONDO ~ Parte Prima: i Rothschild(1)

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Nell’iniziare una serie di articoli su questo tema occorre evitare i due errori opposti (per eccesso e per difetto); infatti, spesso, 1°) si tende, per difetto, a negare ogni influsso dell’alta finanza sulla storia moderna; mentre 2°) dall’altra parte, per eccesso, si cerca di vedere solo quest’influsso, trascurando ogni altro, ad esempio quello delle idee.

Ora la modernità certamente ha conosciuto un influsso sempre più forte della finanza sulla vita umana sia sociale, sia familiare, che individuale, si vedano ad esempio il liberismo e il socialismo.

Tuttavia la filosofia, ossia le idee che stanno alla base di ogni movimento filosofico, ha fortemente determinato grandi cambiamenti nella storia.

I gravi errori o le grandi conquiste in campo teologico, politico e morale sono sempre preceduti da errori o verità filosofiche, che la ragione umana ha sempre cercato di investigare e di mettere a fuoco… … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (15/15): IL CONCLAVE DEL 1922 ~ (Quindicesima e Ultima Parte)

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Nel presente articolo affronto il periodo finale del pontificato di papa Giacomo Della Chiesa e l’elezione del cardinale Achille Ratti (6 febbraio 1922), che prese il nome di Pio XI.

Alcuni asseriscono che, oltre Benedetto XV, anche Pio XI era inficiato di liberalismo e modernismo. Ora se ci si limita a vedere ciò che, praticamente, ha dovuto battagliare papa Ratti, durante tutto il suo Pontificato, si deve costatare oggettivamente che la sua politica di governo ecclesiastico fu diametralmente contrapposta alla prassi dello spirito soggettivista e relativista del liberalismo, anche se essa si discostava dallo stretto intransigentismo di San Pio X e continuava piuttosto quella di Benedetto XV.

Per quanto riguarda il presunto liberalismo dell’insegnamento dottrinale di Pio XI riassumo, brevemente, quanto ne ha scritto Francesco Margiotta Broglio (Enciclopedia dei Papi, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2000, vol. III, pp. 617–632, voce “Pio XI”): «Ratti viene nominato nel giugno del 1919 nunzio apostolico a Varsavia. […]. Non del tutto apprezzabili, in quel contesto, le considerazioni del nunzio sulla presenza ebraica: “Fattore di divisione e confusione per il popolo polacco”, i numerosissimi ebrei sono “il più malfido elemento della vita polacca, un pericoloso fattore antinazionale, una massa che infesta la vita pubblica”, l’elemento” più nefasto e più demoralizzante che si possa immaginare: provocatore e sfruttatore immanchevole di disordini” (p. 620). […]. Per quanto riguarda le prime due encicliche di Pio XI (Ubi arcano Dei, 23 dicembre 1922; Quas primas, 11 dicembre 1925) Luigi Salvatorelli parlò di una sorta di nuova Unam Sanctam di Bonifacio VIII nel Novecento; la storiografia più recente ha notato che con le sue dottrine Pio XI arroccava la Chiesa “su posizioni di assoluta intransigenza religiosa e la presentava come una società in contrasto, in alternativa globale alla civiltà moderna” (G. Verrucci)… … …
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“Il piano di Papa Francesco per distruggere i cristiani”: Conversazione con Don Curzio Nitoglia

L’ enciclica ‘Fratelli tutti’, le opinioni sulle unioni civili, la politica delle frontiere aperte. Negli ultimi tempi Papa Francesco provoca grandi discussioni all’interno del mondo cristiano e dell’opinione pubblica in generale. Che cosa si nasconde dietro l’ideologia di Papa Bergoglio? … Continua a leggere

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“Il Panteismo è inconciliabile con la Trascendenza e con il Cattolicesimo” ~ [Video-intervista a Don Curzio Nitoglia]

“Il Panteismo è inconciliabile con la Trascendenza e con il Cattolicesimo. Dopo il Concilio Vaticano II le spinte “moderniste” si sono fatte sempre più forti. Con Papa Francesco questa tendenza ha raggiunto il picco, ma esistono sacche di resistenza”. A … Continua a leggere

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I “SUPERIORI INCOGNITI”: da Bär Dov (†1772) a René Guénon (†1951)

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Solo a pronunciare la formula magica “Superiori Incogniti” si pensa sùbito al sufi/esoterista René Guénon (1886-1951), ma in realtà questa formula “magica” non è farina del suo sacco (come gran parte della “sua” dottrina, che gli veniva sussurrata alle orecchie dai cabalisti[1] quasi sempre nascosti dietro ogni esoterista[2]).

In realtà questa dottrina era farina (che “diventa crusca”, come la “farina del diavolo”) del sacco – ben più profondo e quasi senza fondo, che “si perde nella notte dei tempi” – del Rabbi (“ça va sans dire”) cabalista Bär Dov (da non confondere con “Bar-Abba”) di Mesritisch (1710-1772), il successore di Israel Ba ‘al Shem Tov (1700-1760), che fu il fondatore dello Chassidismo dei Lubavich o Chabad.

Infatti Rabbi Bär Dov insegnava che lo Tzaddik (in ebraico “Giusto, Santo, Perfetto”), nello Chassidismo, rappresentava la vera ed autentica guida spirituale degli Chassidim e l’intermediario o mediatore tra la Divinità e gli Ebrei, specialmente Chassidici (cfr. Lea Sestrieri, La spiritualità ebraica, Roma, Studium, 1987).

Rabbi Bär Dov mutuò il concetto dello Tzaddik dalla Cabala e specialmente dallo Zohar, secondo cui – unitamente al Talmud di Babilonia (bSanhedrin, 97a/b; bSoukkot, 45b) – «nella Gerusalemme celeste, ove risiede il Tempio perenne, che scenderà di nuovo sulla Gerusalemme terrestre con la venuta del Messia, si trova un altare ove l’Arcangelo Michele compie i sacrifici e soprattutto offre a Dio, le anime degli “Tzaddikim Incogniti”, le quali sono il “cibo della Divinità” (non ci si deve meravigliare se i Rabbini cabalistico/talmudisti siano arrivati pure al deicidio … per “avvelenamento” …). Secondo lo Chassidismo ogni generazione umana oltre gli “Tzaddikim Conosciuti o Cogniti”, ne ha almeno “36 Tzaddikim Incogniti”[3] detti in ebraico i Lamed-Vav Tsaddiquim o Lamed Wawniqim, che non visti da nessuno [“una mano nascosta dirige tutto …”, ndr] svolgono la loro opera di mediazione tra gli Chassidim e la Divinità, grazie alla quale il mondo continua ad esistere»… … … Continua a leggere

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SUICIDIO O TIRANNICIDIO? [1] ~ (Specchietto Riassuntivo-Prima Parte-La Teoria)

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Di fronte alle varie leggi liberticide (per esempio, divieto di uscire di casa, di riunirsi, di assistere i propri cari anche moribondi in ospedale…), omicide (installare i vaccini contenenti le microchip nel corpo umano; divieto di procedere ad autopsia in casi di morte sospetta…) e persino tendenzialmente “deicide” (eucarestia da ricevere solo sulla mano; Messa vietata anche la domenica; funerali e persino l’estrema unzione vietati…), che stanno angustiando gli Italiani in questo terribile anno 2020, molte persone sono talmente preoccupate che non sanno più come reagire convenientemente.

In questi ultimi sei mesi del 2020, in Italia, sono aumentati vertiginosamente i suicidi, arrivando a toccare la somma di circa 350 mila. Molti, non riuscendo più a fare fronte alla crisi economica scatenata dal Covid/19, si disperano e decidono di farla finita. Che dire? Mai disperare e soprattutto mai suicidarsi. Infatti, vi è un’altra via di uscita, che permette di non rovinarsi per l’eternità e neppure per l’aldiquà. Ogni caso ha la sua soluzione, fosse anche il più difficile.

Ai molti Italiani che si pongono il problema, se sia lecito resistere alle leggi tiranniche, che ci angustiano sempre di più da oltre mezzo anno o, se bisogni obbedire sempre e comunque alle disposizioni dell’autorità civile (per esempio, all’obbligo di “educazione” alla perversione sessuale dei bambini già sin dalla scuola elementare) ed ecclesiastica (ad esempio, la comunione eucaristica da ricevere obbligatoriamente sulla mano), si può rispondere con la distinzione classica tra autorità legittima, cui bisogna obbedire quando legifera in maniera conforme alla legge naturale e divina e tirannia, alla quale si può resistere sia non obbedendo passivamente, sia disobbedendo attivamente, anche a mano armata come extrema ratio, qualora volesse imporci degli obblighi contrari al nostro benessere comune temporale e spirituale.

Per re/agire in maniera conveniente occorre conoscere i princìpi… … … Continua a leggere

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DAL “REGNO DEL COVID” AL “REGNO DELL’ANTICRISTO” (2): Ossia dal “Trattamento Sanitario Obbligatorio” alla “Tirannia Sanitaria Obbligatoria” (George Orwell “1984”)

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Nel primo articolo dedicato al Covid/19 (studiato non in sé, ma come trampolino di lancio per il regno dell’Anticristo finale), mi sono basato sul romanzo storico/teologico Il Padrone del mondo di monsignor Hugh Benson, che nel 1907 scrisse sull’inquietante figura dell’Anticristo in relazione all’epoca di fermento modernistico in cui egli si trovava a dover vivere (fondandosi sulla divina Rivelazione, la Tradizione apostolico/patristica e il Magistero della Chiesa) e lo rappresentò come il “Nemico dell’uomo dal volto … umano, che si presenta “sotto forma di agnello, ma all’interno invece è un lupo rapace” (Mt., VII, 15).

Benson non ha predetto personalmente nulla, ci ha solamente ricordato ciò che è scritto (nella Bibbia, nella Tradizione e nel Magistero), applicandolo ai suoi giorni, che già erano “tempestosi”. Gli altri autori di cui mi avvalgo (Zanjatin, Huxley e Orwell) non hanno “previsto” e “predetto” nel senso stretto del termine, ma hanno semplicemente “preannunciato”, nei minimi dettagli, ciò che le Super/Logge, di cui facevano parte, avevano pianificato, già all’incirca 100 anni fa, e che una voce chioccia e melliflua aveva sussurrato, da centinaia di anni, all’orecchio del gran-maestro.

L’autore israelita James Darmesteter, nel XIX secolo, ha descritto questo fenomeno mirabilmente: “L’ebreo cerca i punti più vulnerabili della Chiesa, ed egli ha al suo servizio – per poterli scoprire – oltre la conoscenza dei Libri Santi, la sagacia dell’oppresso. Egli è il dottore dell’incredulo, tutti i rivoltosi spirituali si rivolgono a lui, nell’ombra o in piena luce. Egli lavora nell’immenso laboratorio della bestemmia è lui che forgia tutto quell’arsenale assassino di ragionamenti e d’ironia che armerà gli scettici del Rinascimento ed i libertini; e quel certo sarcasmo di Voltaire non è che l’ultima eco d’una parola mormorata, sei secoli prima, nell’ombra del ghetto, o meglio ancora ai tempi di Celso e di Origene, alla culla stessa della religione del Cristo” (J. DARMESTETER, Coup d’oeil sur l’histoire du peuple juif, Paris, 1881).

Nel presente articoletto mi fondo sul libro di George Orwell, che fu scritto tra il 1946 e il 1948 e che, quindi, avrebbe dovuto essere trattato per ultimo in questa serie di scritti; mentre il libro di Huxley è del 1932 e quello di Zanjatin addirittura è del 1920, ma – come nota giustamente il professor Enzo Pennetta – per arrivare a Huxley (Il mondo nuovo) bisogna passare per Orwell (1984). Per questi motivi presento ai lettori prima il romanzo “1984” di Orwell, anche se fu scritto per ultimo (nel 1946/48), e solo dopo tratterò gli altri due libri di Huxley (del 1932) e Zamjatin (del 1920).

Con la scusa del Covid/19 si è instaurato un “Nuovo Ordine Mondiale” in cui – tramite la somministrazione di vaccini obbligatori e di microchip – si arriverà a cercare di dominare totalmente (anche “da remoto”) non solo la vita pubblica dell’umanità, ma anche quella privata (fisica, mentale, intellettuale e morale) del singolo uomo; nulla sarà più come prima, non facciamoci illusioni… … … Continua a leggere

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Invito alla Lettura: Curzio Nitoglia, “Roma Antica, Giudaismo e Cristianesimo”

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L’Editore Effedieffe di Proceno (Viterbo) ha appena pubblicato il libro Roma antica, Giudaismo e Cristianesimo (630 pagine, 30 euro) di Curzio Nitoglia.

L’Autore, innanzitutto, risolve i rapporti tra Paganesimo, Cristianesimo e Neopaganesimo biologico/esoterico. In un altro capitolo mostra qual è, ancor oggi, il valore perennemente attuale del messaggio spirituale e filosofico che Roma antica può rivolgere al mondo moderno. Quindi, passa a trattare il tema dei rapporti che erano intercorsi – ai tempi di Gesù – tra Ponzio Pilato, Cesare e il Gran Sinedrio per poter, poi, risolvere la vexata quaestio della responsabilità del Giudaismo postbiblico nel Deicidio.

Di poi illustra la genesi della prima persecuzione “romana” (anno 64) contro il Cristianesimo ai tempi di San Pietro e San Paolo, sotto l’Imperatore Nerone, che fu spinto a martirizzare i Cristiani non dai Pagani o dai Romani, come si dice comunemente, ma dalla sua seconda moglie Poppea, che era una giudaizzante, ossia una “proselite della porta”… … …

… … …Non poteva mancare, infine, un’esposizione della filosofia morale di Roma antica, da Marco Aurelio a Seneca, fondata sulla metafisica greca di Platone e Aristotele. Nei capitoli successivi mostra l’attualità e la vitalità della filosofia della Seconda Scolastica (XVI-XVII secolo) in contrapposizione alla Modernità sia in politica (Francisco Suarez) che in ecclesiologia (San Roberto Bellarmino).

Quindi abborda il problema, ridivenuto attualissimo nel 2020 (dopo il Pachamama e il Covid/19), della liceità e doverosità dell’insurrezione armata dei Fratelli Maccabei contro il tiranno di allora (164 avanti Cristo): l’empio persecutore del culto monoteistico, Antioco Epifane, figura e prototipo dell’Anticristo finale e degli Anticristi intermedi odierni: Bill Gates, Soros, Rothschild, Rockefeller, Parolin e Bergoglio…

Finalmente si avvia a trattare la natura della religione giudaica nell’Antico e nel Nuovo Testamento; poi sfata la leggenda della Chiesa primitiva presentata – sia dai modernisti sia dagli esoteristi neopagani – come una setta anarchica, che Continua a leggere

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DAL “REGNO DEL COVID” AL “REGNO DELL’ANTICRISTO” (1): Ossia dal “Trattamento Sanitario Obbligatorio” alla “Tirannia Sanitaria Obbligatoria” (Mons. Benson, “Il Padrone Del Mondo”)

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I recenti avvenimenti preternaturalmente inquietanti, che hanno accompagnato, durante tutta questa prima metà del 2020, la cosiddetta “pandemia” del Covid/19, ci debbono far riflettere sulle origini, lo svolgersi ed il fine di tale vero e proprio “pandemonio”, in cui sotto il pretesto della salute fisica dell’uomo (che oramai ha rimpiazzato la salvezza eterna come Fine ultimo, la quale — assieme al Cielo, l’Inferno, la Morte e il Giudizio — è stata abrogata dal mondo moderno e rimpiazzata da un surrogato immanentistico/temporale di benessere corporale), abbiamo assistito ad un vero e proprio “Colpo di Stato mondiale”, che ha instaurato nell’universo orbe una “Tirannia assolutistica e totalitaria” sotto apparenza terapeutico/eugenetica, che in realtà attacca scientificamente
1°) la natura stessa dell’uomo: a) limitandone la libertà, che è una nota essenziale dell’uomo, senza la quale egli cesserebbe di essere uomo, ossia “animale razionale e libero”; b) isolandolo e rendendolo, così, un “animale a/sociale” ossia uno “zoon a/politikòn”;
2°) l’essenza della religione: cercando di impedire il Culto pubblico e l’amministrazione dei Sacramenti (con il placet del Gran Sinedrio installatosi in Vaticano a partire da Nostra aetate); instaurando così un “Nuovo Dis/Ordine Mondiale” (a/individuale e a/sociale, in/civile e a/religioso) in cui — tramite la somministrazione di vaccini obbligatori, di App/Immuni, di microchip — si arriverà a dominare totalmente (anche “da remoto” o in “smart working” come dicono i giovani) non solo la vita pubblica dell’umanità, ma anche quella privata (fisica, mentale, intellettuale e morale) del singolo uomo.

Già il Sessantotto aveva rivoluzionato l’interiorità mentale soprattutto dei giovani, tramite le droghe, la musica rock e lo sfrenamento freudiano delle passioni (“in interiore homine habitat falsitas …”). Tuttavia queste erano realtà ancora esterne all’uomo, dalle quali la nostra intelligenza e libera volontà, fortificate dalla grazia soprannaturale, ci avrebbero potuto salvare e preservare.

Oggi, invece, si cerca di installare (sotto il pretesto della nostra buona salute fisica: il “fine ultimo” dell’uomo postmoderno, il cui motto è “far finta di essere sani”) nel nostro corpo, nel nostro sangue, nel nostro Dna e nel nostro cervello alcuni “trasmettitori” ossia dei “diavoletti cibernetici”, “tecnologicamente avanzati ed aggiornati” (secondo “lo spirito del Concilio Vaticano II”), che ci obbligheranno a fare ciò che “i Padroni di questo mondo” (Gv., XII, 21; XIV, 30; XVI, 11) vorranno farci fare. Attenzione! non è cosa da poco. Infatti… … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (14): La Santa Sede e il Sionismo da Pio X a Benedetto XV ~ (Quattordicesima Parte)

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La politica vaticana in Palestina con Benedetto XV ~ Gli storici – nell’affrontare la “questione sionista/palestinese” durante il pontificato di Benedetto XV – si interrogano innanzitutto, se sia corretto parlare in senso stretto di una vera e propria nascita, durante quel periodo, della politica della Santa Sede verso la Palestina. Infatti, è evidente che, in senso largo, la Sede apostolica ha sempre avuto una sua politica nei confronti della Terra Santa (che è la Terra di Gesù e degli Apostoli), sin dalla Pentecoste (anno 33) e dall’abbandono della Palestina da parte degli Apostoli per andare a evangelizzare il mondo intero, dopo il martirio dell’Apostolo San Giacomo il Maggiore (nel 42 in Gerusalemme) e, soprattutto, dopo quella di San Giacomo il Minore nel 62. Questa sarebbe, in senso largo, l’antica questione vaticana riguardo ai Luoghi Santi.

Da Herzl alla “Grande Guerra” ~ Tuttavia a partire dalla fine del XIX secolo (1896, la nascita ufficiale del sionismo di Teodoro Herzl) e con i primi decenni del XX (la fine della prima guerra mondiale e il crollo, nel 1917, dell’Impero ottomano che governava la Palestina da svariati secoli, rimpiazzato allora dalla Gran Bretagna) si può parlare in senso stretto “di una politica vaticana, nella Terra Santa e nelle zone limitrofe, talmente nuova – date le pressanti sfide che si profilarono allora nell’area medio/orientale e i radicali sconvolgimenti geopolitici di quegli anni – da far ritenere che si possa parlare strettamente di una vera e propria rinascita o sostanziale rifondazione della politica del Vaticano in Terra Santa” (Paolo Zanini, Nascita della politica vaticana verso la Palestina e i luoghi santi, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 2° vol., p. 514). Questa sarebbe, in senso stretto, la moderna questione vaticano/palestinese.

Si può quindi asserire che con Benedetto XV nasce la vera e propria politica vaticana, nel senso stretto del termine, nei confronti dei Luoghi Santi e della Palestina, che venivano interessati allora dal nuovo sorgere del sionismo (specialmente dopo il 2 novembre 1917 con la “Dichiarazione Balfour”), esportato in Terra Santa in maniera sempre più crescente e preoccupante soprattutto dalla Gran Bretagna.

Occorre specificare che la Dichiarazione Balfour (2 novembre 1917) con cui la gran Bretagna concedeva un “Focolare nazionale” agli ebrei in Palestina fu preceduta da alcuni colloqui, nella primavera del 1917 a Roma, tra Nahum Sokolow (uno dei principali dirigenti del movimento sionista), il cardinal Pietro Gasparri e Benedetto XV, che non dettero nessun risultato mentre la Dichiarazione del 2 novembre 1917 peggiorò notevolmente i rapporti tra Santa Sede e sionismo……. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (13): Benedetto XV, il Problema Ebraico e Sionista ~ (Tredicesima Parte)

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La storica Raffaella Perin – in un saggio molto interessante su cui mi baso sostanzialmente in questo articolo – affronta, soprattutto, la questione dei rapporti “interreligiosi” tra il cattolicesimo e l’ebraismo (ed anche quelli del cattolicesimo col protestantesimo) durante il pontificato di Benedetto XV. Se si studia attentamente il suo saggio, si può vedere ancora meglio (su una questione veramente cruciale come quella ebraica, la quale rappresenta la prova del nove per discernere colui che è pienamente ortodosso da coloro che non lo sono; dacché molti affrontano il problema del modernismo, del liberalismo, della massoneria, ma pochi vogliono cimentarsi con quello più scottante dell’ebraismo postbiblico), se papa Della Chiesa sia stato un Papa novatore e “postconciliare”, come sostengono alcuni neo/zeloti; oppure un Papa tradizionale e “preconciliare”, sia dal punto di vista dogmatico (vs. il giudaismo talmudico) che politico (vs. il sionismo) ed infine ecumenico (vs. il protestantesimo).

La Perin nota innanzitutto che la questione della Riforma luterana “ha avuto un ruolo non secondario nei pontificati di Pio X (quando si intrecciò con la repressione del modernismo, considerato una forma di protestantizzazione del cattolicesimo), di Benedetto XV (che respinse gli inviti a partecipare ai primi congressi ecumenici) e di Pio XI (che non solo condannò ufficialmente con l’Enciclica Mortalium animos del 1928 l’ecumenismo, ma promosse anche una vera e propria campagna antiprotestante in Italia)” (Raffaella Perin, Benedetto XV, i “figli d’Israele” e i “membri delle confessioni religiose”, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., p. 497). La storica vede giustamente una continuità di dottrina teologica e di azione politica nei pontificati di Pio X, Benedetto XV e Pio XI.
John F. Pollard, a proposito dei rapporti tra cattolicesimo e protestantesimo, sotto Benedetto XV, ha scritto che “gli aiuti umanitari promossi dalla Santa Sede durante il primo conflitto mondiale furono comparabili per estensione a quelli della Croce Rossa Internazionale” (J. F. Pollard, The Papacy in the Age of Totalitarism 1914-1958, Oxford, 2014, p. 54).

Infatti, il cardinal Pietro Gasparri, Segretario di Stato di Benedetto XV, il 22 gennaio 1915, scrisse una Lettera agli arcivescovi delle nazioni belligeranti, spiegando che il Papa intendeva non fare differenze religiose, nazionali o linguistiche nel soccorso materiale da prestare a tutti i prigionieri di guerra. Attenzione! Si parla di soccorso materiale e non di “communicatio in sacris”. Papa Della Chiesa non fu un ecumenista ante litteram, ma ebbe la carità soprannaturale che lo spinse a soccorrere, per quanto riguardava i bisogni materiali, tutte le creature umane.

È interessante notare che “quando, nel corso della prima guerra, entrambi gli schieramenti chiesero alla S. Sede di condannare le atrocità commesse dall’altra parte, la risposta fu che una presa di posizione pubblica avrebbe danneggiato gli sforzi per favorire la pace ed avrebbe messo a repentaglio il lavoro umanitario della Chiesa. Benedetto XV (Allocuzione Convocare vos, 22 gennaio 1915) aveva già condannato apertamente ogni ingiustizia da qualunque parte fosse commessa, ma il carattere di paternità universale del Papa gli imponeva di essere imparziale di fronte alle fazioni in lotta” (R. Perin, cit., p. 498) e, perciò, nessuno ebbe a protestare troppo vivamente per questa presa di posizione della Santa Sede sotto Benedetto XV; anche se bisogna precisare, come nota la storica Caterina Ciriello, che Benedetto XV già all’inizio del suo pontificato venne criticato da molte parti per i suoi “presunti silenzi”. In particolare il Papa venne stigmatizzato per non avere condannato specificatamente la brutale invasione del Belgio e venne accusato di essere filo-tedesco” (Caterina Ciriello, La prima enciclica: Ad beatissimi, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., p. 158).

Tuttavia quando, sotto il pontificato di Pio XII, si presentò una situazione analoga, durante la seconda guerra mondiale, papa Pacelli soltanto dopo la sua morte (quando non poteva difendersi) venne aggredito in maniera molto aspra dalla stampa luterana ed ebraica per i suoi “presunti silenzi” e per non aver condannato esplicitamente e pubblicamente la persecuzione degli ebrei da parte del III Reich germanico e … “la storia continua” …… … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (12): La Prima Enciclica di Papa Benedetto XV, 1° Novembre 1914 ~ (Dodicesima Parte)

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La storica Caterina Ciriello spiega che “non è semplice accertare la genesi di questa Enciclica [Ad beatissimi, ndr], per il fatto che non esistono precedenti ricerche in proposito ed anche le indagini archivistiche condotte non hanno dato risultati utili allo scopo. Siamo dunque davanti ad un terreno completamente inesplorato, sul quale si possono costruire molteplici ipotesi” (Caterina Ciriello, La prima enciclica: Ad beatissimi, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., p. 153).

Tuttavia la storica aggiunge: “Anzitutto va detto che Benedetto XV, seguendo la linea del suo antesignano [Pio X, ndr], non mette in secondo piano la questione romana. […]. Papa Della Chiesa coglie l’occasione per rimarcare l’autorità del magistero della Chiesa e l’ossequio ad esso dovuto, lasciando la libertà di esprimere pareri e di discutere su argomenti non toccati dal pronunciamento magisteriale, rifuggendo ogni eccesso di parole, potendone derivare gravi offese alla carità” (cit., p. 153 e 156).

Al contrario certi autori hanno voluto vedere in questa prima Enciclica di Benedetto XV una sorta di programma cripto-modernista, in opposizione al pontificato di Pio X, ma in realtà da quanto emerge dalla Enclica le cose non stanno così.

Papa Benedetto XV, nella sua prima Enciclica, espone il programma del suo Pontificato. Innanzitutto egli lamenta lo spettacolo triste che presenta il mondo attuale e lo definisce “il più tetro forse ed il più luttuoso della storia dei tempi. […]. Il tremendo fantasma della guerra domina dappertutto”.

La guerra è la grande (ma non l’unica) preoccupazione del Papa. Infatti sarebbe riduttivo fare di Benedetto XV unicamente “il Papa della pace” come si può evincere già dalla sola lettura di quest’Enciclica ricca di contenuti, in cui egli ricerca – tra le altre cose – la causa del Primo Conflitto Mondiale per fornire agli uomini un rimedio profondo a tanto male (cfr. Caterina Ciriello, La prima enciclica: Ad beatissimi, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., pp. 150-162).
Nella prima parte dell’Enciclica il Pontefice illustra, sconsolato, la triste situazione degli Stati nel tempo radicalmente rivoluzionario a lui coevo, e, nella seconda parte scrive sulla situazione interna della Chiesa nel tempo presente, rallegrandosene “almeno in parte”.

La causa della Guerra Mondiale, definita “furibonda guerra” (ivi), scrive il Papa, è la lotta che la modernità ha mosso alla Chiesa, che consiste nella separazione dello Stato dalla Chiesa e che “rode le viscere dell’odierna società” (ivi). Infatti “da quando nell’ordinamento statale si è lasciato di osservare le norme e le pratiche della saggezza cristiana, gli Stati hanno cominciato a vacillare nelle loro basi e ne è seguito nelle idee e nei costumi un tale cambiamento che, se Dio non provvede, sembra già imminente lo sfacelo del consorzio umano”… … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (11): il Conclave del 1914 ~ In Appendice: Benigni e il Giudaismo ~ (Undicesima Parte)

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Il quotidiano milanese Il Corriere della Sera, uscito in edizione straordinaria il giorno della morte del Papa (La morte di Pio X, 20 agosto 1914, p. 1), nota che “scompare il Papa religioso in un’ora che forse renderà necessario un Papa politico”. Infatti proprio il 20 agosto le truppe germaniche avevano occupato Bruxelles. Bisognava affrontare il problema della prima guerra mondiale. Quindi ci sarebbe voluto un Pontefice molto abile nella diplomazia, nella politica, nelle questioni di diritto e questi era il cardinale Giacomo Della Chiesa, allievo del Rampolla, che era stato Segretario di Stato di Leone XIII. Assieme al Della Chiesa avevano lavorato nella Curia vaticana anche monsignor Achille Ratti (il futuro Pio XI dal 1922 al 1939) e monsignor Eugenio Pacelli (il futuro Pio XII dal 1939 al 1958), i quali dovettero confrontarsi con i prodromi e lo scoppiar del secondo conflitto mondiale, essendo anche loro abili “politici” e giuristi, formatisi alla scuola rampolliano/pecciana, ma non per questo modernisti.

Come avevano ben intuìto i giornalisti, dal conclave del 1914 (iniziato quando era appena cominciata la prima guerra mondiale) sarebbe uscito un Papa soprattutto “politico” o diplomatico, ossia atto ad affrontare una questione ampiamente, anzi universalmente politica come la prima guerra mondiale, che avrebbe trasformato totalmente la faccia dell’Europa (fine dell’Impero austriaco) e del mondo, data la partecipazione decisiva degli Usa ad essa e il suo progressivo affacciarsi sulla scena del dominio mondiale, che dura ancora oggi.

La medesima situazione si presentò nel 1939, quando alla vigilia della seconda guerra mondiale, durante il conclave successivo alla morte di papa Ratti, verrà eletto un altro Papa “politico” (papa Pacelli), ma ciò non significa che non fosse “religioso” oppure che Pio XII (al pari di Pecci, Della Chiesa e Ratti) sia stato un Papa “liberale” o “modernista”.

Pio X, a ragione, viene detto Papa “religioso” poiché il problema principale che dovette affrontare durante il suo pontificato fu eminentemente religioso (il modernismo) e non politico (la guerra mondiale); tuttavia ciò non significa che San Pio X non abbia affrontato anche questioni di natura sociale, politica ed economica (PPI, Democrazia cristiana, Sillon); come pure Benedetto XV dovette risolvere anche problemi filosofici e teologici (tomismo, modernismo, esegesi razionalista) e non soltanto diplomatico/politici.

Alcuni storici…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (10): Monsignor Della Chiesa: la prima “Carta Pastorale alla Diocesi di Bologna”, 10 febbraio 1908 ~ (Decima Parte)

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Pio X nomina vescovo Giacomo Della Chiesa (4 ottobre 1907)
Monsignor Giacomo Della Chiesa fu nominato Arcivescovo di Bologna da San Pio X, durante un’udienza privata, il 4 ottobre del 1907; fu consacrato Vescovo dal Papa in persona il 22 dicembre 1907; ricevette l’exequatur del governo italiano il 9 febbraio del 1908, e, prese possesso ufficialmente della sua diocesi il 22 febbraio 1908, arrivando in forma privata a Bologna due giorni prima: il 20 febbraio 1908.

La Lettera pastorale (10 febbraio 1908)
Secondo la prassi, allora abituale, il Vescovo neoeletto iniziava a comporre la sua prima Lettera pastorale, rivolta al clero e ai fedeli della diocesi affidatagli dal Papa, ancora prima di giungervi; così fece anche monsignor Della Chiesa; tuttavia la sua Lettera pastorale venne datata al 10 febbraio 1908, ossia il giorno successivo al suo insediamento.

Monsignor Della Chiesa sino al 1907 aveva lavorato in Curia (a Roma e a Madrid) e non aveva ancora avuto esperienze pastorali o diocesane. Tuttavia, come spiega Antonio Scottà (A. Scottà, Giacomo Della Chiesa Arcivescovo di Bologna: 1908-1914. L’«ottimo noviziato» episcopale di papa Benedetto XV, Soveria Mannelli, 2002, pp. 98-100), lavorando sotto il cardinale Raffaele Merry del Val in Segreteria di Stato, il monsignore genovese aveva seguìto personalmente il caso della condanna di Alfred Loisy sin dal 1905 non da un punto di vista dottrinale (che spettava al Sant’Uffizio), ma dovette leggere la corrispondenza tra Loisy e il S. Uffizio, svolgendo un lavoro di intermediazione e di esecuzione di quanto disposto dal S. Uffizio.
Occorre dire che Alfred Loisy (1854-1940) dopo essere entrato in seminario a soli 17 anni nel 1874, venne ordinato sacerdote nel 1879 (a 22 anni); nel 1881 ricevette la cattedra di ebraico all’Istituto Cattolico di Parigi a soli 24 anni, ma nelle sue Mémoires (Parigi, 3 volumi, 1930-1931, I vol., p. 154) scrisse che dopo soli 7 anni di sacerdozio, a 29 anni (nel 1886), cominciò a sentirsi “estraneo alla Chiesa”. Egli fu, certamente, uno dei maggiori rappresentanti del modernismo specialmente storico ed esegetico. Nel 1909 fu scomunicato e…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (9): Benedetto XV, Monsignor Benigni e il programma del “Sodalitium Pianum” ~ (Nona Parte)

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Modernismo come “setta segreta” ~ San Pio X ha definito il modernismo una “setta segreta / foedus clandestinum” (Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910). Ora per combattere una setta che lavora in segreto, occorre prendere atto della sua segretezza, altrimenti si spara a vuoto in quella che non è una guerra convenzionale, ma una “guerra occulta”. Lo spionaggio viene combattuto con il contro/spionaggio; i servizi segreti nemici vanno combattuti con i propri servizi segreti purché non siano “deviati”. Un serpente che si nasconde tra l’erba folta non lo si schiaccia sparando in aria contro gli uccelli, ma andando alla ricerca del suo covo nascosto.

L’obiettivo di questa “setta segreta” detta anche “quinta colonna nemica”1 composta di “membri segreti o coperti” all’interno della Chiesa, era duplice: 1°) diffondere nella Chiesa alla chetichella, sotto veste ufficiale di apparente cattolicesimo genuino, sistemi teologici in realtà gravemente erronei; 2°) introdursi occultamente nei posti chiave della Chiesa – cattedre universitarie, direzione dei seminari, parrocchie importanti, e, soprattutto, sogli episcopali e specialmente occupare il Papato – per prenderne la guida e cambiarla di nascosto dal di dentro.

In questo modo l’eresia modernista cercava d’infiltrarsi il più profondamente possibile nelle viscere stesse della Chiesa, erodendola dall’interno e lasciandone solo l’apparenza (come fanno i tarli col legno), per disorientare i fedeli, insegnando loro, quasi con l’autorità apparentemente propria della Chiesa, gli errori da questa condannati realmente e distruggerla, così, si fieri potest. Questo è stato il colpo maestro di satana sempre tentato dalla contro-chiesa, ma riuscito solo a partire dal Vaticano II.

Si comprende facilmente che questa “setta segreta” o “foedus clandestinum”, la quale è il “compendio di tutte le eresie” (Pio X, Enciclica Pascendi, 1907), avrebbe realizzato la sua impresa, se fosse riuscita a rimanere completamente occulta all’interno degli ambienti cattolici. Di qui la necessità di combatterla servendosi di metodi leciti, riservati, non eccessivamente pubblicizzati, che svelassero il piano occulto e segreto dei modernisti, come era già avvenuto per il marranesimo nel XV secolo…. … … Continua a leggere

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