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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [7/7]

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[7-Settima e Ultima Parte] ~ DALL’ESILIO IN TURCHIA (1929) ALLA MORTE IN MESSICO (1940)

Trotskij e la seconda moglie (Natalia Sedova) rimasero nell’isola di Prinkipo (in Turchia) oltre 4 anni (dal febbraio 1929 al luglio 1933) e vissero nel villaggio Buyuk-Ada, che era il centro abitato più grande dell’isola. Questo fu un periodo relativamente calmo per la vita personale di Lev; tuttavia esso fu funestato dalla disgrazia familiare, in cui erano cadute le 2 figlie avute dalla sua prima moglie (Aleksandra Sokolovskaya): Nina e Zina … Zina si uccise a Berlino in un eccesso di crisi depressiva. … Il fatto che i suoi figli innocenti dovessero soffrire a causa sua portò Trotskij a riconsiderare l’uccisione della famiglia dello Zar. Anche in quel caso i figli pagarono per le “colpe” del padre, ma Trotskij ribadì che quell’esecuzione fu necessaria a causa del principio che è l’asse portante della monarchia: la successione ereditaria. Si potrebbe obiettare che anche i suoi figli erano “affetti” da una certa “ereditarietà” ideologica in quanto ripresero, quasi tutti, le idee del padre e le propagandarono mettendosi apertamente contro Stalin, il quale applicò il suddetto principio trotskista riguardo alla progenie dello Zar, ai figli dello stesso Trotskij.

In Russia non vi erano quasi più troskisti (Stalin li aveva eliminati in gran parte), ma in Europa lo stalinismo non riscuoteva molti consensi. Infatti Stalin non prometteva nessun aiuto ai comunisti fuori dell’Urss (secondo la sua teoria del comunismo in un solo Paese), tutto ciò rendeva forte Trotskij in Europa (per la sua teoria della Rivoluzione permanente ed universale) e Stalin era furioso contro Trotskij… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [6/7]

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[6-Parte Sesta] – DALLA DESTITUZIONE (1925) ALL’ESILIO IN TURCHIA (1929)

La polemica boomerang – La polemica di Trotskij contro Stalin gli si rivolse contro e nel 1925 venne destituito dalla carica di Commissario per la guerra. Durante tutto il 1925 sino all’estate del 1926 la lotta tra i due sembrò essersi arrestata. Invece si riaccese ancor più violenta quando Trotskij (formando una seconda “troika”) si alleò con Zinoviev e Kamenev, che si erano separati da Stalin, e riprese la lotta contro quest’ultimo (cfr. Pierre Naville, Trotskij vivant, Parigi, Juliard, 1962).

Trotskij in pubblico e in privato – Pierre Naville, un trotskista francese, era a Mosca quando Lev fu espulso dal Partito e lo incontrò di persona proprio in quel frangente; nella sua opera sulla vita di Trotskij (cfr. Pierre Naville, Trotskij vivant, Parigi, Juliard, 1962), racconta che questi non aveva cambiato di un solo iota le sue prospettive e la sua determinazione. Davanti a lui fronteggiò molto bene la spiacevole situazione, ma Deutscher narra anche che Trotskij “pur se offriva ai suoi seguaci un ottimo esempio di forza d’animo e di autocontrollo, tra le mura domestiche abbandonava ogni maschera e appariva accasciato e depresso. Era tormentato da un’insonnia implacabile, si imbottiva di medicine… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [5/7]

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[5-Parte Quinta] – DALLA SCONFITTA ALLA DESTITUZIONE

La malattia e la morte di Lenin favoriscono Stalin – Lenin, a causa della sua malattia, a partire dall’autunno del 1922 non poté assistere a nessuna riunione del Politburo. Quindi Stalin ne approfittò per poter plasmare l’Ufficio politico a suo piacimento. Trotskij vi si trovò completamente isolato con la sola amicizia di un Lenin oramai dimezzato e di Bucharin, che poi lo abbandonò. Stalin si alleò con Kamenev e Zinoviev e i tre assieme fecero tutto il possibile per impedire che Trotskij succedesse a Lenin come questi avrebbe voluto.

«Lenin morì il 21 gennaio del 1924. Però praticamente uscì di scena un anno prima, a causa della sua malattia, e, nel 1923 il Partito era oramai “fuori tutela”. Altre personalità si fecero avanti: Zinoviev, Kamenev e Stalin, ma al principio dell’anno, un uomo si distinse tra tutti gli altri: Trotskij. Non vi fu occasione in cui non fosse alla ribalta… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [4/7]

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[4-Quarta Parte] – Al timone della Russia comunista sino alla morte di Lenin (1920-1924)

Come risolvere la crisi economica? – Finita la guerra civile Trotskij cercò di risolvere la grave crisi economica che attanagliava l’Urss. La sua vita di uomo di Governo può essere divisa in due parti, la prima: dal 1920 al 1923, l’epoca dello splendore in sintonia con Lenin e destinato a diventare capo dell’Urss come suo delfino; la seconda: dal 1924 al 1940, l’epoca dell’abiezione, vinto da Stalin, espulso dal Partito Comunista sovietico e scacciato dalla Russia in esilio per il mondo.

Trotskij iniziò a militarizzare il lavoro, a riformare i sindacati, a liberalizzare parzialmente il mercato, fece di tutto per uscire dal forte crack economico.

“Il cervello di Trotskij nel ’20, quando cerca di risolvere il problema economico, è come un vulcano in eruzione. Il suo difetto – come rivela Joffe, suo grande amico – è quello di non persistere nel portare avanti un’idea, ma di abbandonarla per passare da una tesi all’altra con eccessiva disinvoltura. Così, la prima soluzione che Trotskij suggerisce è quella della militarizzazione del lavoro. … … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [3/7]

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[3-Parte Terza] – NEL CUORE DELLA GUERRA CIVILE (1919-1920)

Se Lenin fu il capo della Rivoluzione bolscevica, Trotskij fu l’organizzatore e il comandante dell’Armata Rossa, che assicurò la vittoria ai bolscevichi. Si può dire, quindi, che come Marx ha teorizzato il Socialismo scientifico, Lenin lo ha calato in pratica in Russia, aiutato dall’Esercito di Trotskij, che – dopo la morte di Lenin – fu eliminato da Stalin.

Già nell’agosto del 1917 (un solo mese dopo la Rivoluzione di Kerenskij) le Guardie bianche (anticomuniste) apparvero sulla scena per contrastare sia Kerenskij che un’eventuale presa di potere da parte dei bolscevichi. Il loro comandante in capo era il generale Kornilov (coadiuvato dai generali Kaledin, Alexejev e Denikin). Le prime loro azioni belliche si svolsero sul Don e man mano… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [2/7]

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[2-Parte Seconda] – Dal 1917 alla fine della Prima Guerra Mondiale

Maggio 1917: Trotskij torna in Russia – Quando nel maggio del 1917 Trotskij arrivò da New York a Pietrogrado, il primo Governo provvisorio della rivoluzione (composto in larga parte da aristocratici e alti borghesi) era già caduto a causa di una grave crisi ministeriale. Allora i conservatori cercarono l’appoggio dei socialisti moderati e si formò una coalizione composta da conservatori, socialisti moderati e menscevichi.

Lev giunse proprio quando il nuovo Governo stava assegnando le cariche ministeriali, di cui 10 sarebbero andate ai conservatori e 6 ai socialisti moderati e ai menscevichi. La situazione non era facile, i menscevichi e i socialisti si erano presi il compito di fare da intermediario tra i conservatori e la massa degli operai e dei soldati (questi ultimi, a differenza del 1905, oramai parteggiavano apertamente per la rivoluzione socialista). .. … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [1/7]

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[1-Parte Prima] – Il perché di quest’articolo

Il soggettivismo relativista è la natura del trotskismo, secondo il quale la teoria è al servizio della prassi, che deve portare alla Rivoluzione permanente. Occorre, per il trotskismo (come è stato approfondito e aggiornato dalla Scuola di Francoforte e dallo Strutturalismo francese), prima corrompere il mondo dei valori e dei princìpi, pervertire la gioventù scatenando gli istinti e le passioni disordinate come strumento di sovversione (nichilismo filosofico individuale e anarchia sociale), poi si potrà esportare la Rivoluzione permanente o il comunismo libertario-movimentista in tutto il mondo e vi sarà, così, una società millenaristicamente perfetta su questa terra.

La rivoluzione studentesca del maggio 1968 ha segnato la vittoria del trotskismo (rivisto e aggiornato in Europa tra il 1920 e il 1968) secondo il quale “un cervello vuoto (dei sedicenti studenti) è più propenso al comunismo che un ventre operaio affamato”… … … Continua a leggere

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Le Cause Remote della Distruzione di Gerusalemme e il Concilio di Gerusalemme (Parte 2 di 2)

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Cristianesimo e Giudaismo nel 50 d. C.

Circa 15 anni prima della Guerra giudaica, che portò alla distruzione del Tempio di Gerusalemme (l’unico luogo in cui i sacerdoti del Vecchio Testamento potessero offrire il sacrificio a Dio) assistiamo ad un altro affrontamento, tutto teologico e spirituale, tra il Cristianesimo, che è l’erede del Vecchio Testamento perfezionato dalla Nuova ed Eterna Alleanza e il Giudaismo farisaico, che cercava già allora di infiltrarsi nel Cristianesimo per renderlo schiavo delle prescrizioni cerimoniali del Vecchio Patto tra Dio e Israele.

La questione dei rapporti tra Cristianesimo e Giudaismo venne risolta canonicamente, magisterialmente e infallibilmente nel Concilio di Gerusalemme (49/50 d. C.), in cui gli Apostoli si riunirono sotto Pietro per definire se fosse ancora necessaria l’osservanza del cerimoniale veterotestamentario oppure no.

L’Abate Giuseppe Ricciotti scrive che… … … Continua a leggere

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Le Cause Remote della Distruzione di Gerusalemme e il Concilio di Gerusalemme (Parte 1 di 2)

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Prima Parte

Gli antefatti della distruzione di Gerusalemme
dal 7 d. C. al 66 d. C.

La distruzione di Gerusalemme nel 70 d. C. viene letta comunemente come l’avveramento di una profezia di Gesù (Lc., XIX, 411). Da allora il popolo ebraico ha perso la sua patria, che ha riacquistato solo parzialmente e con la forza nel 1948 a danno dei Palestinesi, i quali vi abitavano da circa duemila anni, ma il Tempio è andato distrutto completamente e con esso è cessato il Sacrificio della Vecchia Alleanza, che è stato rimpiazzato dall’Olocausto del Verbo Incarnato con cui è iniziata la Nuova ed Eterna Alleanza.

Gli antefatti che portarono alla conquista e distruzione di Gerusalemme da parte di Roma sono poco conosciuti.

Innanzitutto sorge spontanea la domanda sul come sia potuta avvenire una guerra talmente assurda in cui il piccolissimo popolo ebraico provocò nel 66 d. C. il gigantesco Impero romano. Una guerra del genere non poteva che essere vinta da Roma e persa dagli Ebrei. Eppure essi non esitarono a provocare Roma, come mai?

Per poter rispondere occorre conoscere lo stato d’animo degli Ebrei di quei tempi acceso dall’Apocalittica e dal Messianismo temporale… … … Continua a leggere

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DAVID BEN GURION [6]: conoscere la sua figura per capire meglio la genesi dello Stato d’Israele e ciò che sta succedendo ai nostri giorni

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Dalla Guerra contro l’Egitto (1956) alla Guerra dei Sei Giorni (1967)

Ben Gurion ridiviene Primo Ministro (1955) ~
Il 2 novembre del 1955 il laburista Ben Gurion ridivenne Primo Ministro dello Stato d’Israele. Il laburista moderato Sharett conservò il Ministero degli Esteri, pur avendo perso la Presidenza dei Ministri occupata da Ben Gurion. L’estrema-destra, tuttavia, avanzò fortemente alle elezioni del 26 agosto e riacquistò baldanza.

Israele si prepara ad attaccare l’Egitto (1955) ~
Verso la fine del ’55 Ben Gurion difese il piano dell’allora colonnello Moshe Dayan di attaccare l’Egitto per obbligarlo a concedere a Israele la libertà di navigare sulle acque del Golfo di Aqaba con le sue navi da guerra. Sharett si oppose e riuscì a far respingere il piano Dayan-Gurion. Questa mossa spinse Ben Gurion a licenziare il suo Ministro degli Esteri (cfr. Abba Eban, Storia del popolo ebraico, Milano, Mondadori, 1971).

La laburista Golda Meir prese il posto di Sharett al Ministero degli Esteri. Ben Gurion compì in quel frangente un “salto mortale” che potrebbe lasciare attoniti, se non si conoscesse la duttilità e il machiavellismo del personaggio politico in questione. Infatti… … … Continua a leggere

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DAVID BEN GURION [5]: conoscere la sua figura per capire meglio la genesi dello Stato d’Israele e ciò che sta succedendo ai nostri giorni

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I Primi Anni Dello Stato D’Israele

Israele siede all’Onu (1949) ~
Appena un anno dopo la sua nascita Israele era già una Nazione a tutti gli effetti. Il 14 maggio 1949 Ben Gurion annunciò che da 4 giorni i rappresentanti d’Israele sedevano ufficialmente alle Nazioni Unite.

L’internazionalizzazione di Gerusalemme ~
Tuttavia una delle condizioni imposte a Israele per essere ammesso nell’Onu era l’internazionalizzazione di Gerusalemme. Israele, allora, dette garanzia formale e scritta che non si sarebbe opposto allo statuto internazionale della Città Santa di Gerusalemme (come stabilito dall’Ordinanza dell’Assemblea generale dell’Onu del 13 aprile 1949). Solo a questa condizione lo Stato d’Israele fu ammesso nell’Organizzazione internazionale, ma oggi (dicembre 2017), con l’aiuto del Presidente statunitense Donald Trump, Israele vìola esplicitamente il patto siglato nel 1949.

Ben Gurion contro l’internazionalizzazione ~
D’altronde già lo stesso Ben Gurion… … … Continua a leggere

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“1968-2018: cinquantanni di rivoluzione”, Conferenza di don Curzio Nitoglia, Perugia 14/4/2018

Conferenza con don Curzio Nitoglia e Giovanni Barbato, Perugia, Hotel dei Priori, 14 Aprile 2018 Parte 1) – A 50 anni dal ’68: “1968-2018, cinquantanni di rivoluzione” ,a cura di Don Curzio Nitoglia (da inizio sino al min 50:50) Parte … Continua a leggere

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DAVID BEN GURION [4]: conoscere la sua figura per capire meglio la genesi dello Stato d’Israele e ciò che sta succedendo ai nostri giorni

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(Parte Quarta) ~ Dalla fine del mandato britannico in Palestina alla nascita dello Stato d’Israele.

L’Onu riprende in mano la Palestina e la consegna agli Ebrei

L’Inghilterra nel febbraio del 1947 rimise il suo Mandato sulla Palestina all’Onu, che a sua volta si riunì a Flushing Meadow (vicino a New York), dal 28 aprile sino al 25 maggio del 1947, e tenne una Sessione speciale per discutere lo scottante problema palestinese.

L’Assemblea Generale dell’Onu nominò una Commissione speciale composta da 11 Paesi neutrali affinché approfondisse i termini della questione. Da questa Commissione uscì un Rapporto, che fu promulgato a Ginevra il 31 agosto del 1947 e che venne studiato dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite a partire dal settembre del medesimo anno a Lake Success vicino New York… … … Continua a leggere

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Pietro Parente: “Dizionario di Teologia Dommatica” [PREFAZIONE]

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INVITO ALLA LETTURA. L’Editore Effedieffe ha ristampato lodevolmente il magnifico Dizionario di Teologia dommatica a cura di Pietro Parente, Antonio Piolanti, Salvatore Garofalo, che venne pubblicato dalla Editrice Studium di Roma nel 1943 e conobbe quattro edizioni, l’ultima delle quali nel 19571.

Non si esagera se si definisce quest’opera un piccolo capolavoro. Infatti essa unisce in sé una grande precisione dottrinale ed una eccezionale chiarezza di esposizione, che rendono il testo scientificamente ineccepibile e comprensibile a tutti.

Ogni voce è corredata da una breve, ma essenziale “Bibliografia specifica”, che permette a chi lo vuole di approfondire il problema trattatovi. Inoltre è scritta in un italiano perfetto: non una parola in più né una in meno, accompagnato da una punteggiatura tanto ben messa da rendere impossibile equivocare e capire malamente il significato autentico di ogni singola, concisa, sobria, semplice e breve frase.

Il metodo seguìto è quello tomistico, che, dopo aver dato per ogni tema le prove della Tradizione patristica e della S. Scrittura interpretate dal Magistero ecclesiastico, fornisce la ragione teologica con la dimostrazione sillogistica di quanto affermato.

Parafrasando i Papi, che scrivendo sulla Somma Teologica di S. Tommaso d’Aquino hanno esclamato: “Ogni suo articolo è un miracolo!”, si può ben dire del suddetto Dizionario: “Ogni suo articoletto è un piccolo miracolo!”… … … Continua a leggere

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DAVID BEN GURION [3]: conoscere la sua figura per capire meglio la genesi dello Stato d’Israele e ciò che sta succedendo ai nostri giorni

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Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale
alla fine del Mandato britannico
Maggio 1945: è venuta l’ora di proclamare lo Stato ebraico!

Ben Gurion, in una lettera del 22 maggio del 1945, scriveva: “La situazione degli Ebrei nei Paesi liberati dal nazismo è disperata. In Palestina la posizione politica sta diventando insostenibile. È venuto il momento di aprire le porte della Palestina e di proclamare lo Stato ebraico” (Nuccio Francesco Madera, Ben Gurion, Milano, Mondadori, 1972, p. 79).

Neppure 2 settimane dopo la fine della Seconda Guerra (8 maggio 1945) il dogma olocaustico era già pronto e propagandato per ottenere le terre dei Palestinesi, i quali non avevano avuto nulla a che fare con la persecuzione degli Ebrei d’Europa. Tuttavia essi… … … Continua a leggere

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La Vera Vita è la Vita Cristiana

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Tutti amano la vita, ma che cosa è la vera vita? Vivere non significa vegetare come le piante o trascinare un’esistenza simile a quella degli animali, che mangiano, bevono, si muovono, crescono, si riproducono, hanno una certa sensibilità esterna (vista, gusto, tatto, odorato e olfatto) ed interna (memoria, immaginazione…) e poi muoiono dissolvendosi nel nulla.

L’uomo ha anche un’anima spirituale, dotata di intelligenza per conoscere la verità e di volontà per amare il bene, ma oltre alla vita umana naturale vi è anche una vita soprannaturale, dono gratuito di Dio, che perfeziona la vita naturale e la fa partecipare mediante la grazia santificante, in maniera finita e limitata, alla vita stessa di Dio, per cui “questa vita non è la vera vita”, essa è una preparazione alla vera vita che è quella eterna la quale ci attende nell’aldilà… … … Continua a leggere

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Il Piano Morgenthau

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Nel 2003 usciva in lingua tedesca ed inglese il documentatissimo saggio di David Irving sul Piano Morgenthau accompagnato dalle fotocopie dei documenti originali. Esso è stato tradotto in italiano dal dottor Mario Spataro nelmedesimo anno e pubblicato nel 2004 dalla casa editrice Settimo Sigillo di Roma col titolo Il Piano Morgentahu. 1944-45, un genocidio mancato.

In questo libro l’Autore dimostra, pubblicando tutti i documenti del piano Morgenthau (assieme ad altri documenti americani e britannici relativi a quel piano), come il ministro del Tesoro statunitense (Henry Morgenthau) avesse pianificato, per lucro, per vendetta e per facilitare l’espansione dell’Urss in Europa, lo sterminio di gran parte del popolo tedesco a seconda guerra mondiale finita.

Henry Morgenthau era un membro della massoneria ebraica del BenéBerith ed aveva stilato un piano programmatico per ridurre la Germania ad una colonia agricola. Tutte le notizie date e commentate da Irving nella parte introduttiva sono assolutamente veritiere poiché si ritrovano nella seconda parte, ossia nei documenti stilati dal Morgenthau, che l’Autore riporta nella seconda parte del suo libro.

Il piano Morgenthau prevedeva la riduzione della Germania ad un paese agricolo, dopo la morte per fame e malattie di molti dei suoi cittadini e dopo la deportazione di molti altri ai lavori forzati in Urss… … … Continua a leggere

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Don Giuseppe De Luca [8]: la “Quinta Colonna” e la “Terza Forza”

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De Luca: la “terza forza” tra Roma e la “quinta colonna nemica”.

Fin verso l’Ottocento la Chiesa era stata attaccata dall’esterno dallevarie sette dichiaratamente ereticali, che avevano rotto con Essa: il protestantesimo, la massoneria, l’illuminismo, il liberalismo radicale. Tuttavia, a partire dall’Ottocento, la “contro-chiesa” aveva cambiato tattica e non si era schierata a battaglia unicamente nel campo delle sette esplicitamente eterodosse, ma avevainfiltrato all’interno delle file cattoliche alcuni suoi “elementi coperti”, una sorta di “quinta colonna”1: i cosiddetti “cattolici liberali”, che poi diverranno i “modernizzanti” e i “cattocomunisti”.

La “quinta colonna nemica” all’interno della Chiesa ~ L’obiettivo di questa “quinta colonnanemica” composta di “membri coperti” all’interno della Chiesa aveva una duplice missione: 1°) quella di diffondere alla chetichella, sotto veste di cattolicesimo genuino, sistemi letterari, spirituali, politici, teologici e morali erronei; 2°) quella di introdursi nei posti chiave della Chiesa: cattedre universitarie, case editrici, club culturali, accademie, direzione dei seminari, parrocchie importanti, e, soprattutto, sogli episcopali o cariche cardinalizie.

Tuttavia questa “quinta colonna nemica” è stata scoperta e condannata dai Romani Pontefici, da San… … … Continua a leggere

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L’Immacolata Concezione di Maria

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La natura
dell’Immacolata Concezione

Ci chiediamo qui in che cosa consiste l’Immacolata Concezione. Pio IX nella Bolla Ineffabilis Deus, con cui ha definito l’8 dicembre del 1854 l’Immacolata Concezione di Maria quale dogma di fede1, ha usato la seguente definizione o formula dogmatica: “La Santissima Vergine, sin dal primo istante del suo concepimento, per grazia singolare e per privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale”.

In breve l’anima di Maria fu creata da Dio e infusa nel suo corpo sin dal primo istante senza la macchia del peccato originale, il quale consiste essenzialmente nella mancanza della grazia santificante. Quindi nell’istante stesso in cui Dio creò e infuse l’anima di Maria nel suo corpo appena formato naturalmente dai suoi genitori, essa era provvista della grazia santificante e perciò senza il peccato originale.

L’Immacolata Concezione alla luce delle quattro cause

Per capire ancor meglio il significato della definizione dogmatica è bene studiarla alla luce delle sue 4 cause: 1°) l’autore o la causa efficiente dell’Immacolata Concezione; 2°) il soggetto o la causa materiale; 3°) l’oggetto o la causa formale; 4°) lo scopo o la causa finale… … … Continua a leggere

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Don Giuseppe De Luca [7]: Don De Luca e Giacomo Manzù

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Giacomo Manzoni detto Manzù (1908-1991) iniziò da giovane la pratica artistica della scultura; dopo essersi formato appena ventenne a Parigi nel 1928/29, fece tre sculture a Milano nel 1930 per la cappella dell’Università Cattolica di padre Agostino Gemelli, il quale non apprezzò la statua raffigurante la Madonna e la fece spostare sotto il portico.
Manzù conobbe don De Luca nel 1939 tramite Cesare Brandi. Successivamente don Giuseppe presentò lo scultore all’allora cardinale di Venezia Angelo Roncalli. Anche il ritratto e il busto di Giovanni XXIII, appena eletto Papa, fatti dal Manzù son dovuti all’intervento di De Luca, come risulta da una lettera scritta da don Giuseppe al cardinal Tardini il 15 dicembre del 1959… … …
… … …Nel libro del giornalista e storico dell’arte Curtis Bill Pepper la figura di De Luca appare, finalmente, chiara e senza nascondimenti: egli si rivela francamente un radicale oppositore dei conservatori della Curia romana, un ammiratore di Giovanni XXIII e un critico di Pio XII… … …
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