Archivi tag: don Curzio Nitoglia

ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO”

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[Prima Parte] ~ IL “DECRETO DI GRAZIANO” E LA DEPOSIZIONE DEL PAPA ERETICO DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO

IL LIBRO «LA DÉPOSITION DU PAPE HÉRÉTIQUE», PARIGI, MARE & MARTIN, 2019

È appena uscito un libro molto interessante ed attuale intitolato La déposition du Pape hérétique, diretto da Cyrille Dounot – Nicolas Warembourg – Boris Bernabé, (Parigi, Mare & Martin, 20191).

Esso è stato scritto da vari specialisti, per lo più professori universitari di “Storia del Diritto” alla Sorbona, quindi, è senz’altro un lavoro altamente specializzato, serio, ben documentato; inoltre – tra vari argomenti collegati al problema del “Papa deponendo” – esso tocca

1°) oltre la questione generale, assai dibattuta a partire dal 2016, della deposizione del “Papa eretico”;
2°) il problema del Decreto di Graziano (parte I, distinzione 40, canone 62) sull’impossibilità di deporre il Papa (“Prima Sedes a nemine judicetur”), tranne il caso che sia eretico (“Nisi deprehendatur a Fide devius”);
3°) infine affronta pure la questione del Sedevacantismo in tutte le sue sfaccettature (don George de Nantes, padre Noel Barbara, padre Saenz Arriaga, mons. Michel Guérard des Lauriers…).

Porgerò al lettore alcune sue tesi, facendo volta per volta qualche osservazione critica; infatti il libro è molto serio dal punto di vista della storia del Diritto canonico, ma non sempre è ben fondato secondo i princìpi della Teologia dogmatico/ecclesiologica tradizionale, la quale esula dalla materia propria dei cattedratici altamente qualificati che lo hanno composto e, quindi, non è condivisibile in toto, ma va integrato e completato dal punto di vista dogmatico sui vari argomenti giuridici/canonici affrontati con grande erudizione negli 11 Capitoli che lo compongono… … … Continua a leggere

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AGGIORNAMENTO ICONOGRAFICO: Scrittura, Tradizione e Iconografia Preconciliare

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Domenica 29 settembre abbiamo festeggiato S. Michele Arcangelo. Tutti conoscono la sua storia: egli “anatemizzò, si scontrò e lottò” contro Lucifero – il più bello e intelligente tra tutti gli Angeli – il quale pretese di farsi simile a Dio urlando: “Non obbedirò” al comando del Signore (cfr. Giuda., 1, 9 Apoc., XII, 7): ossia non voglio riconoscere la mia dipendenza da Dio e preferisco l’inferno piuttosto che abbassarmi davanti a Lui (cfr. S. Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, I parte, questione 62, articolo 1 e 2; questione 63, articolo 3; questione 64, articoli 1-4). Allora si fece una gran battaglia in cielo e S. Michele gridò: “Chi è come Dio?” (Ivi); cioè ogni creatura anche la più nobile – come l’Angelo che è un puro spirito, ma ha ricevuto l’essere da Dio – è infinitamente inferiore al Signore, dipende da Lui, gli deve sottomissione e non può pretendere di “farsi simile a Lui / Eritis sicut Dii” (Gen., III, 5).

L’iconografia tradizionale e preconciliare ha sempre rappresentato, conformemente alla Rivelazione divina, San Michele che lotta, incatena e schiaccia il capo di Lucifero; come pure la Madonna, che schiaccia il capo del Serpente infernale: “Ipsa cònteret caput tuum” (Gen., III, 5), ossia il “Dragone, che è il Diavolo e Satana” (Apoc., XII, 9).

Paolo VI, nell’Omelia della nona sessione del Concilio del 7 dicembre 1965, ha detto: “La religione di Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione dell’uomo che si fa Dio [cfr. Lucifero/Serpente dell’Eden, ndr]. Che cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema [cfr. S. Michele/Maria Immacolata contro Lucifero/Serpente, ndr]. Poteva essere, ma non è avvenuto. […]. Una simpatia immensa lo [= il Vaticano II, ndr] ha tutto pervaso” (Enchiridion Vaticanum, Documenti. Il Concilio Vaticano II, EDB, Bologna, IX ed., 1971, pp. 282-283).

In breve il Concilio ha provato una “immensa simpatia” per il tentativo della creatura (sia l’uomo come Adamo/Eva, sia l’Angelo decaduto come Lucifero) di farsi simile a Dio e non ha imitato l’agire di S. Michele o della Madonna Immacolata che hanno “lottato, anatemizzato”, sconfitto e schiacciato Lucifero e il Serpente, provandone una immensa antipatia.

Infine, anche Giovanni Paolo II ha scritto nell’Enciclica Dives in misericordia del 1980: «Mentre le varie correnti del pensiero umano nel passato e nel presente sono state e continuano ad essere propense a dividere e persino a contrapporre il teocentrismo [S. Michele/Maria SS.] con l’antropocentrismo [Lucifero/Serpente dell’Eden], la Chiesa [nel Concilio Vaticano II, ndr] […] cerca di congiungerli […] in maniera organica e profonda. E questo è uno dei punti fondamentali, e forse il più importante, del magistero dell’ultimo Concilio»… .. … Continua a leggere

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ERRATA CORRIGE: “Fratelli Maggiori nella Fede di Abramo”?

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Recentemente ho scritto che Giovanni Paolo II ha definito gli Ebrei “Fratelli maggiori dei Cristiani nella Fede di Abramo” nel Discorso che tenne domenica 13 aprile 1986 nella Sinagoga di Roma.

Ho citato a memoria, ma facendo una ricerca più accurata mi debbo correggere.

13 Aprile 1986: “Tempio Israelitico Maggiore” Di Roma

Domenica 13 aprile 1986 Giovanni Paolo II disse, nella Sinagoga di Roma, rivolgendosi agli Ebrei lì presenti: “Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori”. Quindi non disse che gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani “nella Fede di Abramo”, il che avrebbe aggravato quanto detto (“fratelli prediletti e maggiori”).

31 Dicembre 1986: “Chiesa Del Gesù” Di Roma

Tuttavia il mercoledì 31 dicembre 1986, nell’Omelia tenuta nella chiesa del Gesù a Roma in occasione del “Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso, Giovanni Paolo II – nel ringraziare Dio per gli avvenimenti che la Chiesa di Roma aveva vissuto nell’anno 1986 – disse: «Ringrazio la Divina Provvidenza perché mi è stato dato visitare i nostri “fratelli maggiori” nella Fede di Abramo nella loro Sinagoga romana!». Quindi in realtà papa Woytjla ha detto che gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani nella Fede di Abramo, ma in due circostanze diverse.

Inoltre… … … Continua a leggere

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S. Agobardo Vescovo di Lione: la Vita e i “Cinque Scritti sugli Ebrei” [2]

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[Seconda e Ultima Parte] ~ I “Cinque Scritti Antiebraici” di Agobardo

La “Prima Lettera” sugli Ebrei di S. Agobardo s’intitola Consultatio et supplicatio de Baptismo Judaicorum mancipiorum. In essa Agobardo scrive a tre personalità ecclesiastiche (Abalardo, Vala ed Elischar) del palazzo imperiale di Ludovico il Pio († 840), nell’832, riguardo al problema degli schiavi pagani (comprati dagli Ebrei).

Questi schiavi pagani, scrive Agobardo: «Imparano la nostra lingua, cominciano a sentir parlare del Vangelo […], donde s’innamorano del Cristianesimo e desiderano diventare membri di Cristo, e rifugiandosi nelle nostre chiese domandano il Battesimo. Dobbiamo rifiutare loro questa grazia? Secondo me è certo che ogni uomo è creatura di Dio, il quale ha più diritti su di essi che non i loro padroni, i quali li hanno comprati come loro schiavi. Onde se lo schiavo deve dare il lavoro del suo corpo al suo padrone, deve offrire soprattutto il culto della sua anima solo a Dio suo Creatore. Gli Apostoli hanno battezzato gli schiavi senza attendere il permesso dei loro padroni. […] Ora, se dei Pagani vengono a Cristo e noi invece di accoglierli li respingiamo, poiché i loro padroni non vogliono cederli, siamo crudeli ed empi […]. Certo, non pretendiamo di far perdere ai padroni ebrei il prezzo che hanno sborsato per comprare il loro corpo, infatti offriamo loro un riscatto secondo le leggi stabilite. Ma gli Ebrei lo rifiutano poiché sanno che godono l’appoggio di alcuni ufficiali del palazzo imperiale. […]. Ora io mi trovo in grande imbarazzo, poiché, se rifiuto il Battesimo ai Pagani schiavi degli Ebrei, faccio peccato e temo la dannazione; mentre, se lo conferisco, temo la vendetta umana che già mi è stata promessa, come pure ho già subìto molte vessazioni».

Si noti che il diritto civile da Costantino/Teodosio/Giustiniano (IV-VI secolo), sino a Carlo Magno (IX secolo) e quello ecclesiastico – con S. Gregorio Magno (VI secolo) – proibiva agli Ebrei di avere degli schiavi cristiani (per timore di corruzione della loro Fede e dei loro costumi). Inoltre, se i loro schiavi pagani si convertivano a Cristo, dovevano essere lasciati liberi dopo il pagamento di un prezzo di riscatto legale, eguale a quello che era stato esborsato dai loro ex-padroni. Ma gli Ebrei si opponevano… … … Continua a leggere

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S. Agobardo Vescovo di Lione: la Vita e i “Cinque Scritti sugli Ebrei” [1]

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[Prima Parte] ~ La Vita Di S. Agobardo

Agobardo nacque in Spagna, probabilmente nel 779, ancora fanciullo venne condotto nella Francia Narbonense (anno 782) e nel 792 a Lione. Il vescovo lionese Leidrado fece studiare il giovane Agobardo avendo notato le sue qualità, lo ordinò sacerdote nell’804 e quando nell’813, per ragioni di età e salute, il Leidrado si ritirò nel monastero di S. Medardo di Soissons, pur mantenendo giuridicamente la diocesi di Lione, affidò il governo diocesano ad Agobardo, nominato quale “Vescovo ausiliare” dopo averlo fatto consacrare da S. Barnardo Arcivescovo di Vienne, assieme a due altri Vescovi co-consacratori. Con la morte di Leidrado, Agobardo divenne Arcivescovo di Lione (816-840).

«Per intelligenza, volontà e cultura, Agobardo si rivelò uno dei più importanti personaggi dell’Impero sotto Ludovico il Pio (814-840) e prese parte attiva ai maggiori affari ecclesiastici e politici del tempo. […]. Lottò vigorosamente contro l’eresia adozianista rinnovata dal Vescovo Felice di Urgel in Spagna; contro le superstizioni del tempo; l’ordalia; il duello ammesso dalle leggi della Borgogna; infine contro le difficoltà sollevate dalla questione giudaica a danno della causa cattolica. […].

S. Agobardo, Vescovo di Lione (779-840), nella “V Epistola, De cavendo convictu et societate judaica” a Nebridio Vescovo di Narbonne, scrisse: «La maledizione che grava su questo popolo infedele è come un vestito che lo accompagna ovunque, come un olio che entra nelle sue ossa e lo segue nei campi, nelle città, nei viaggi, nei poderi, nelle greggi, nei granai, nelle medicine, nei festini e anche nelle briciole che sopravanzano dai loro banchetti».

S. Agobardo si rifà qui alle maledizioni promesse agli Israeliti infedeli a Jaweh e contenute nella “seconda Legislazione”1 del Deuteronomio poco prima dell’entrata d’Israele nella Terra Promessa: “Se non ascolterai la Voce del Signore verranno sopra di te tutte queste maledizioni: sarai maledetto nella città e nella campagna; sarà maledetto il tuo granaio e saranno maledette le tue riserve; maledetto il frutto del tuo seno, il frutto della tua terra, le mandrie dei tuoi buoi e le greggi delle tue pecore; sarai maledetto nell’entrare e nell’uscire. Manderà il Signore la maledizione su tutti i lavori che farai…” (Deut., XXVIII, 16-68)… … … Continua a leggere

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«QUANDO VERRÀ “LA LORO ORA”…» (Giov., XVI, 1-4)

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Prologo: L’Ora Del Giudaismo & Di Satana (Lc., XXII, 53) In un articolo passato – parlando dell’ora del Giudaismo talmudico e del suo padre spirituale: Satana – abbiamo visto come il Giovedì Santo, al Getsemani, Gesù disse: “Non parlerò ancora … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: IL “GIUDAISMO POSTBIBLICO” È “MALEDETTO”? [2-parte seconda]

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Maledizione Formale e Non Solo Oggettiva del Giudaismo Rabbinico

Quanto agli Ebrei increduli nella divinità di Cristo e colpevoli di deicidio si può parlare di maledizione sia 1°) nel senso di una “maledizione oggettiva”, ossia di una situazione che è costatata come realmente ed effettivamente disordinata o peccaminosa e, quindi, condannata da Dio, della quale Egli dice-male o “male-dice”; inoltre 2°) bisogna anche dire che si tratta di una vera e propria condanna ad una pena o di una maledizione formale; per esempio Gesù, dopo aver constatata la sterilità di un fico (Mt., XXI, 19) non solo non lo apprezzò, ma lo maledisse formalmente, condannandolo ad essere sradicato e bruciato. Per i Padri ecclesiastici, il fico infruttuoso è il simbolo d’Israele infedele a Cristo.

La Maledizione Del Giudaismo Postbiblico

Siccome il Giudaismo talmudico e i suoi accoliti hanno rigettato il Signore Gesù, Iddio ha abbandonato il Giudaismo e i Giudei increduli: “Deus non deserit nisi prius deseratur / Dio abbandona solo dopo essere stato abbandonato” (S. Agostino). In questo senso si può dire che il Giudaismo è “maledetto formalmente”, ossia condannato e non solo “disapprovato oggettivamente” in quanto viene costatata la sua separazione da Dio; perciò è degno di essere abbandonato dal Signore, sanzionato o punito esplicitamente… … … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: IL “GIUDAISMO POSTBIBLICO” È “MALEDETTO”? [1-parte prima]

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Il Concilio Vaticano II: “Gli Ebrei Non Sono Maledetti Da Dio”

La Dichiarazione Nostra aetate n. 4-h scrive: «Gli Ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Scrittura».

Cos’È La Maledizione?

San Tommaso d’Aquino (S. Th., II-II, q. 76, a. 1) insegna che maledire significa “malum dicere, ossia dire del male”.
Ora ciò può avvenire: a) sotto forma di semplice enunciazione del male, cioè quando si riferisce il male che ha fatto il prossimo. Questo è il peccato di “detrazione”, che si divide in “mormorazione” e “calunnia” e non riguarda la nostra questione: “Se il Giudaismo sia maledetto da Dio”;
oppure la maledizione può accadere: b) sotto forma di causa efficiente o determinante, ossia in quanto la maledizione produce il male che pronunzia.
Per esempio,
1°) in senso lato: “Deus dixit et omnia facta sunt / Egli disse e tutto fu fatto” (Sal., XXXII, 9); mentre
2°) in senso stretto, Gesù maledisse il fico ed esso sùbito seccò (Mt., XXI, 19);
3°) San Paolo rispose al Sommo Sacerdote Anania2, che nel 60 durante il suo interrogatorio aveva comandato ad un servo di colpirlo sulla bocca: “Dio colpirà te, sepolcro imbiancato” (Atti, XXIII, 2-3). Qualche tempo dopo – durante la guerra giudaico/romana (anno 66/70) – Anania, che era un Sadduceo, si era nascosto nei sotterranei della reggia per paura degli Zeloti, che erano i super/Farisei, ma fu ritrovato e venne ucciso dai Sicari (il braccio armato degli Zeloti), avverando così la profezia/maledizione di Paolo. Inoltre… … … Continua a leggere

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“NON ABBIAMO FRATELLI MAGGIORI”, presentazione/conferenza a Bellante (TE) ~ il 14/12/2019

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AVVISI IMPORTANTI

DOMENICA  26  GENNAIO 2020:  “Spiegazione XXIV Tesi del Tomismo”  (Tredicesima Lezione) Relatore d. Curzio Nitoglia, a Velletri, ore 16 (v. Madonna degli Angeli, 78 – c/o Suore Discepole del Cenacolo) ~ Le lezioni saranno videoregistrate e messe in rete.

Pubblicato in 24 Tesi Tomismo, AVVISI, Conferenze, San Tommaso d'Aquino, Tomismo | Contrassegnato , , ,

SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: LE TRE FORME DI GOVERNO [2/2]

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San Tommaso insegna che le possibili forme di governo sono tre: monarchia, aristocrazia, timocrazia (quest’ultima oggi la si può chiamare “democrazia classica”, essenzialmente diversa dalla “democrazia moderna” di Rousseau).

L’Aquinate considera la monarchia (il governo di uno solo / “mònos”) come la migliore forma di governo che, però, può degenerare in tirannia, la quale sarebbe la peggior forma di governare. La seconda forma di governo considerata dall’Aquinate, è l’aristocrazia (governo dei migliori / “àristos”) che può degenerare in oligarchia, ossia tirannia di pochi ricchi (olìgoi). La terza forma è la timocrazia o il governo dei magistrati, dei militari e dei cittadini probi che reggono la città, in cui le cariche sono assegnate in base all’onore e al valore / “tymé”: magistrati, probiviri e militi, cioè la sanior pars populi, che non è la massa bruta), la quale può degenerare in democrazia moderna (tirannia del popolo o massa informe, non i probiviri). Oggi, in luogo di timocrazia, è prevalso, anche tra i neoscolastici che non sono assolutamente “democratici” nel senso moderno del termine… … …

… … …Secondo la tradizione scolastica – data la malizia dell’uomo ferito dal peccato originale, che facilmente è portato a degenerare verso il male – la migliore forma di governo è quella mista di monarchia, aristocrazia e un pizzico di timocrazia nelle piccole comunità… … …

… … …Qualunque sia la forma del potere, è essenziale che chiunque lo eserciti legittimamente abbia la consapevolezza di non essere l’origine della sovranità: “Nulla potestas nisi a Deo” (Rom., XIII, 1), e dunque, di non aver alcun diritto all’esercizio potere in senso assoluto. Chi governa – sia esso il re, il presidente di una repubblica, i membri di un governo – deve considerarsi vassallo di Dio, ossia subordinarsi all’Unico Signore origine dell’autorità e della sovranità che – attraverso lo strumento del “popolo/canale” – soltanto trasmette il potere, senza esserne la causa, a chi è legittimamente destinato a guidare lo Stato, che è l’istituzione deputata a governare la vita del consorzio umano associato… … … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: LE TRE FORME DI GOVERNO [1/2]

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Prima Parte: Introduzione.

Se si studia la filosofia politica moderna machiavellica, da cui è nata la dottrina democratica di Rousseau fatta propria dalla Rivoluzione francese, si scorge che la sostanza di tutte le forme attuali di potere è simile per non dire identica, anche se essa supporta delle diversità puramente accidentali (come la medesima sostanza del vino può fare da soggetto alle qualità più disparate di esso: “rosso, rosato, cerasuolo, bianco, spumante, prosecco”…).

Una Sola Sostanza Politicamente Democratica Che Supporta Due Poteri Accidentalmente Diversi: Liberismo & Comunismo

Infatti l’attuale sostanza delle forme di potere politico è costituita dalla democrazia moderna, che rappresenta la illogicità, l’irragionevolezza, il seguire la “capo/pecora pazza” come fa abitualmente ogni gregge di “pecoroni”… La democrazia produce, così, il caos, l’ingovernabilità, l’anarchia e la follia sociale.

Per quanto riguarda gli accidenti della democrazia moderna, essi sono essenzialmente due:… … … Continua a leggere

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Né Eretici Né Scismatici! ~ “Caso Bergoglio” [2]: Il Papa può essere corretto con rispetto e carità

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Seconda Parte:
Il Papa può essere corretto con rispetto e carità.
Tuttavia il Torquemada ricorda che il Papa come persona privata è soggetto alla correzione fraterna, come avvenne ad Antiochia tra San Paolo e San Pietro (cfr. Gal., II, 11-14; At., XV, 13-21), ma se la respinge, non può essere punito o deposto essendo il Capo della Chiesa e il Vicario di Cristo; potrebbe essere punito solo dal supremo Tribunale divino, al quale un giorno dovrà, comunque, reddere rationem1.

Il Dogma del “Primato di Pietro” rende non giudicabile il Papa.
Il Concilio Vaticano I (IV sessione, 18 luglio 1870, Costituzione dogmatica Pastor aeternus) ha stabilito la definizione dogmatica circa il principio della ingiudicabilità giuridica del Papa dall’Episcopato: “Insegniamo e dichiariamo che secondo il diritto divino del Primato papale, il Romano Pontefice è il Giudice supremo di tutti i fedeli […]. Invece nessuno potrà giudicare autoritativamente un pronunciamento della Sede Apostolica, della quale non esiste autorità maggiore. Quindi chi afferma essere lecito appellarsi contro le sentenze dei Romani Pontefici al Concilio ecumenico, come ad un’autorità superiore al Sommo Pontefice, è lontano dal retto sentiero della verità” (DS, 3063-3064).

Il CIC del 1917 al canone 1556 riprendendo la definizione dogmatica del Vaticano I ha stabilito il principio: “Prima Sedes a nemine iudicatur”, ripreso tale e quale anche dal CIC del 1983, canone 1404.

Un sano istinto di conservazione.
Giustamente i teologi notano che le dottrine contrarie al Primato pontificio sono state originate dall’istinto di conservazione, operante anche nel corpo della Chiesa come in ogni ente vivente, contro l’eventualità di un Papa indegno, che conducesse la Chiesa alla rovina. Anche Juan de Torquemada sentì questo istinto, ma seppe conservare un sano equilibrio che non gli consentì di recedere dai princìpi, e neppure gli permise di tacere di fronte ad eventuali errori passati o ipoteticamente futuri dei Papi in un’acquiescenza passiva e colpevole.

Le soluzioni odierne.
Oggi si ripropongono queste varie soluzioni – dettate dall’istinto di conservazione (il quale è operante in ogni uomo e in ogni società familiare, statale e pure ecclesiastica), però non tutte sono equilibrate e conformi alla sana dottrina… … …

… … …Infatti ai nostri giorni:
1°) c’è chi ripropone la teoria conciliarista e vorrebbe far deporre il Papa, in quanto eretico, dall’Episcopato;
2°) chi asserisce che bisogna accettare i Decreti del Concilio Vaticano II obbligatoriamente, anche se sono modernizzanti e solamente pastorali, come pure l’insegnamento puramente “esortativo” di Francesco (cfr. Esortazione Amoris laetitia, 19 marzo 2016);
3°) infine chi, come i Dottori scolastici citati, afferma la vera dottrina cattolica, evitando i due errori per eccesso (Servilismo) e per difetto (Conciliarismo).

La sopportazione, quindi, non è l’unico rimedio. Infatti San Tommaso d’Aquino insegna che… … … Continua a leggere

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Né Eretici Né Scismatici! I Cattolici Fedeli di Fronte al “Caso Bergoglio” [1]

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Prima Parte: Introduzione.

Purtroppo papa Francesco dal 2103 profonde continuamente eresie materiali ed errori contro la Fede e la Morale. Questo è un fatto e “contro il fatto non vale l’argomento”. Difronte a questo stato deplorevole in cui versa l’ambiente ecclesiale, ossia gli uomini di Chiesa e non la Chiesa in sé – la quale è una Società soprannaturale fondata da Cristo, pur se composta di persone umane e dunque inclini all’errore e al male1 – occorre prendere posizione, evitando tuttavia i due errori (per eccesso e per difetto) che ci porterebbero

1°) all’Eresia2, se si seguisse l’insegnamento oggettivamente e materialmente ereticale di Bergoglio;
2°) allo Scisma3, se si negasse – anche solo praticamente e implicitamente – il Primato del Papa e lo si volesse giudicare (ossia sentenziare a norma di legge, con vero potere giudiziario ed esecutivo, per deporlo) o se si volesse uscire dalla Chiesa di Cristo fondata su Pietro – nonostante le deviazioni del Vaticano II – ritenendola finita (contro le promesse fatte dal Signore, le quali ci assicurano della sua indefettibilità sino alla fine del mondo). Infatti anche se il Papa, ossia il successore di Pietro attuale, pronuncia oggettivamente eresie in questioni di Fede e di Morale, non significa che la Chiesa in sé sia stata distrutta e vinta dalle “porte degli Inferi” (Mt., XVI, 18). Bisogna sempre distinguere gli uomini di Chiesa dalla Chiesa in se stessa… … … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: ESISTE UN “SANO RAZZISMO” CRISTIANAMENTE INTESO?

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Nella strana èra del postconcilio, soprattutto con il Pontificato di papa Bergoglio, spesso si sente parlare

1°) non solo a favore dell’accoglienza indiscriminata di masse di musulmani, che stanno invadendo l’Italia e l’Europa, i quali non vogliono integrarsi e vogliono conquistarci (sono oltre 5 milioni i “non-Italiani” presenti nella nostra Patria, tra i quali molti islamici), ma addirittura

2°) di favorire il “meticciato” previsto dal “Piano Kalergi”, ossia la mescolanza delle “razze” di modo che non esista più la “razza europea”, la Civiltà europea, le Patrie europee, la Religione e la Cultura europea, ma solo una massa informe di ibridi.

Ora, ci si chiede, la Chiesa – col suo Magistero – è intervenuta, prima del Vaticano II, su questo tema? Di modo che si possa far riferimento a qualcosa di sicuro per le coscienze sempre più turbate dei fedeli Cristiani?… … … Continua a leggere

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“Questa é l’ora vostra e l’ora del potere delle tenebre” (Lc., XXII, 52-53)

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“Nihil sub sole novi”: ieri come oggi:
“Sinagogae Judaeorum fontes persecutionum”

Prima Parte: Ai tempi Di Gesù

Un Interrogativo Che C’Intriga: “L’ora Vostra” (Vangelo secondo S. Luca, XXII, 53)

Leggendo il Vangelo, rimaniamo incuriositi dalla frase pronunciata da Gesù nel Getsemani – alquanto enigmatica, se presa solamente in se stessa – sùbito dopo essere stato tradito da Giuda1: “Questa è l’ora vostra e l’ora del potere delle tenebre” (Lc., XXII, 53).

Infatti – dal solo versetto 53 del capitolo XXII di San Luca – non si capisce bene, ci si incuriosisce e si vorrebbe comprendere meglio, a chi si debba attribuire esattamente “l’ora”, che viene detta “vostra” e che viene, quindi, riferita esplicitamente – tramite la congiunzione “et” – al “potere delle tenebre”: “l’ora vostra e l’ora del potere delle tenebre”, il quale in senso biblico è il potere del diavolo. Ora se il potere è chiaramente attribuito a Satana, la parola “vostra ora” non si sa bene (dal solo versetto 53) a chi vada attribuita con precisione. “L’ora vostra”, di chi esattamente “vostra”? questo è il problema!

Da una parte è chiaro che il “potere delle tenebre” è quello infernale e che “l’ora vostra” è congiunta da Gesù con l’ora “del potere delle tenebre”; invece – dall’altra parte – viene spontaneo chiederci, ma “vostra” di chi? A chi si riferisce esattamente Gesù? Chi sono i padroni di questa “ora”?… … … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: “VOI AVETE PER PADRE IL DIAVOLO”

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Gli Ebrei non sono “Fratelli Maggiori dei Cristiani nella Fede”, ma sono “Figli del Diavolo” poiché sono senza Fede in Cristo

Introduzione: Giovanni Paolo II nel suo Discorso al Tempio Israelitico Maggiore di Roma, il 13 aprile del 1986, riprendendo l’insegnamento giudaizzante di Nostra aetate, disse che “gli Ebrei sono i fratelli maggiori dei Cristiani nella Fede di Abramo”. Ora, se si legge la S. Scrittura, la Tradizione patristica e scolastica si evince tutto il contrario. In questo “Specchietto Riassuntivo” vediamo brevemente ciò che dice a questo riguardo il Vangelo di San Giovanni, come lo spiegano i Padri e S. Tommaso d’Aquino, che è il “Dottore Ufficiale o Comune” della Chiesa.

La S. Scrittura: Il Vangelo Di Giovanni:
~ Nel quarto Vangelo leggiamo: «Gesù prese a dire ai Giudei che avevano creduto in Lui [ma poi non perseverarono, ndr]: “So che siete figli di Abramo; ma voi cercate di uccidermi, perché la mia Parola non penetra in voi. Io dico quello che ho veduto presso il Padre mio; e voi fate pure quello che avete veduto presso il padre vostro”.
~ Gli replicarono: “Il nostro padre è Abramo”.
~ Soggiunse Gesù: “Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo. Invece ora voi cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità, che ho udito da Dio. Abramo non fece così. Voi fate le opere del padre vostro”. ~ Gli risposero: “Non siamo nati da fornicazione! Abbiamo un solo Padre, Dio”.
~ E Gesù a loro: “Se Dio fosse vostro Padre, amereste anche Me, perché Io sono venuto da Dio; non sono infatti venuto da Me, ma Egli mi ha inviato. […] Voi Avete Per Padre Il Diavolo, e volete soddisfare i desideri del padre vostro. Egli fu omicida fin da principio, e non perseverò nella Verità, perché la Verità non è in lui. Quando dice la menzogna, parla del suo, perché è bugiardo e padre della bugia. […] Chi è da Dio ascolta le Parole di Dio; ecco perché voi non le ascoltate: perché non siete da Dio”…»… … …

Nella Quarantaquattresima Omelia sul Vangelo di S. Giovanni il Crisostomo scrive dei Giudei: «Da cosa la verità li renderà liberi? dai loro peccati. E cosa risposero quegli insolenti? “Noi siamo la razza di Abramo e non siamo stati schiavi di nessuno”. […] Non si danno pena di aver perso la Verità, la Fede e la Grazia di Dio”. […]. Tale è l’orgoglio e la vanità degli Ebrei: “Noi siamo della razza d’Abramo, noi siamo Israeliti!”. Non parlano mai delle loro opere»… … … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: “Questa é l’ora vostra e l’ora del potere delle tenebre” (Lc., XXII, 52)

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PRIMA PARTE: AI TEMPI DI GESÙ

Questa volta inizio con lo “specchietto riassuntivo” e soltanto dopo pubblicherò l’articolo per esteso. La questione è attuale e di somma importanza, sia in teologia che in politica, economia e mondialismo.

L’articolo apporterà parecchie precisazioni e approfondimenti a queste brevi righe, che spero possano essere utili al lettore.

Nel Vangelo di San Luca leggiamo che Gesù dice: “Questa è l’ora vostra e l’ora del potere delle tenebre” (XXII, 53). Il medesimo San Luca, al versetto precedente premette che Gesù era stato appena catturato da “i Prìncipi dei Sacerdoti1, i Capi delle Guardie del Tempio2 e gli Anziani3” (Lc., XXII, 52) per essere condotto davanti al “Sommo Sacerdote4 e al Sinedrio5” (Lc., XXII, 54-71).

Inoltre Gesù, tramite la congiunzione “et / e” unisce “l’ora vostra” con “l’ora del potere delle tenebre” (Lc., XXII, 53), ossia l’ora di Satana… … … Continua a leggere

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“Spiegazione XXIV Tesi del Tomismo” [Decima Lezione, Tesi XIII], relatore Don Curzio Nitoglia

“Spiegazione XXIV Tesi del Tomismo” Relatore Don Curzio Nitoglia Decima Lezione [10] (Tesi XIII) L’incontro ha avuto luogo l’8 settembre 2019, a Velletri, presso la residenza delle ‘Suore Discepole del Cenacolo’. Ciclo di lezioni organizzate in collaborazione con l’associazione EXSURGE DOMINE … Continua a leggere

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Sabato 21 settembre (ore 18.00)~Conferenza di Don Curzio Nitoglia (Ascoli Piceno c/o Libreria Rinascita)

Sabato 21 settembre ore 18.00 Conferenza di don Curzio Nitoglia su Pio IX ad Ascoli Piceno, piazza Roma n. 7 c/o Libreria Rinascita

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