Archivi tag: Articoli don Curzio

Bergoglio: l’Apoteosi del Soggettivismo Emozionalista [3]

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Terza parte Dio non è cattolico Una delle frasi choc di papa Francesco è “Io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio” (A. M. Valli, 266. Jorge Mario Bergoglio. Franciscus P. P., … Continua a leggere

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Bergoglio: l’Apoteosi del Soggettivismo Emozionalista [2]

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Seconda parte La “Giustificazione” luterana e la “nuovissima morale” Il nominalismo, negando la realtà degli abiti entitativi o qualità stabili (per esempio, la salute/malattia naturale o la grazia/stato di peccato soprannaturale), che dispongono ad essere (nell’ordine naturale o soprannaturale), sconvolge … Continua a leggere

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Attualità dell’Insegnamento di Monsignor Luigi Carli sulla Collegialità Episcopale

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Nel 1964, durante i dibattiti conciliari sulla Collegialità episcopale, l’allora Vescovo di Segni monsignor Luigi Carli pubblicò un libro (La Chiesa a Concilio, Milano, Àncora, 1964) in cui affermava 1°) che il Concilio Vaticano I (1869-1870) ha definito il primato di giurisdizione del Papa sulla Chiesa universale e l’infallibilità personale del Romano Pontefice; 2°) che purtroppo, a causa dell’invasione di Roma da parte di casa Savoia (XX settembre 1870), il Vaticano I fu interrotto e non ha potuto definire alcunché sul restante tema della costituzione gerarchica della Chiesa per divina istituzione, pur essendo già pronto ed elaborato il materiale circa la fondamentale questione dell’Episcopato in sé ed in rapporto col Papato (op. cit., p. 197).

Nel suo libro monsignor Carli affronta la questione dei rapporti tra Papato ed Episcopato alla luce della Tradizione e della nuova dottrina collegialista, la quale ha preso piede “pastoralmente” nel Vaticano II e dimostra come essa da dottrina estranea alla Tradizione apostolica e al Magistero costante, tradizionale e dogmatico della Chiesa è diventata dottrina comune, anche se non dogmatica, a partire dal 1964.

Certamente l’interruzione del Concilio Vaticano I, che non è stato chiuso, ma si è dovuto fermare dopo un anno di lavori alla sola definizione riguardante il Papato (infallibilità e primato), ha lasciato monco il suo splendido lavoro e, non avendo potuto affrontare la questione dell’istituzione divina dell’Episcopato con tutte le conseguenze, può dare l’impressione di una parzialità in cui si studia la Chiesa solo quanto al Papato.

Ora questi due dogmi sul Papato debbono essere visti come il fondamento sul quale si realizza l’unità della struttura ecclesiale composta di una gerarchia, in cui il Papato non assorbe e soppianta l’Episcopato, ma lo solidifica e ne è il fondamento. La dottrina tradizionale parla, infatti, di un Episcopato monarchico universale o papale e di un Episcopato subordinato locale o diocesano.

Occorre, tuttavia, fare attenzione 1°) a non ridimensionare i due dogmi riguardanti il Papato come fanno i collegialisti, ma 2°) ad armonizzarli con l’istituzione divina dell’Episcopato subordinato, garantito e reso solido dalla “Roccia” del Papato…………………………. Continua a leggere

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Se Sia Lecito Parlare dei Castighi di Dio

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Il castigo è una pena o un male che la creatura razionale subisce per una colpa commessa. In breve il castigo è un male (malum poenae), che deriva da un altro male (malum culpae).

Dalla Rivelazione sappiamo che Dio aveva creato l’uomo in uno stato di felicità tale che, se egli non avesse peccato o fatto il male, non avrebbe sofferto nessuna pena (Gen., III, 8 ss.). In séguito al peccato originale, però, il male è entrato nel mondo sotto forma di colpa e di pena.
… … …
Dal punto di vista teologico la pena inflitta da Dio a chi muore ostinato nella colpa grave è l’inferno2, che si divide in “pena del danno”, ossia la mancanza della visione di Dio e in “pena del senso”, che è la pena fisica e positiva del fuoco.
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Ma Francesco I vuol sentir parlare solo di Misericordia e non di Giustizia, salvo agire con rigore estremo nei confronti di coloro che osano ancora affermare, con la sana dottrina, che la Giustizia senza la Misericordia è crudeltà e la Misericordia senza la Giustizia è bonacceria e non Bontà………….. Continua a leggere

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Leone XIII, il Sacro Cuore e la Regalità Sociale di Cristo

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La devozione al Cuore di Dio, simbolo del Suo amore infinito per noi, la si trova già nell’Antico Testamento (Gen., VI, 6; 2 Sam., VII, 21; 1 Re, IX, 3; Ger., XXXII, 41; Os., XI, 8), come insegna Pio XII nell’Enciclica Haurietis aquas del 1956 in cui il Papa, presentando il culto al S. Cuore di Gesù come vessillo di salvezza per il mondo moderno, scrive che la società contemporanea è “inquinata di indifferentismo religioso e ligia ai princìpi del materialismo ateo e dell’edonismo laicista”, la cui diffusione è da attribuirsi alla “macchinazione degli uomini empi, i quali più che per il passato sembrano eccitati dal nemico infernale nel loro odio implacabile ed aperto contro Dio, contro la Chiesa e contro colui che in terra è il legittimo Vicario del divin Redentore”1.

Tale devozione ha conosciuto uno sviluppo straordinario per la pietà personale con S. Giovanni Eudes2 nel 1672 e con S. Margherita Maria Alacoque (1671-1690). Con Leone XIII (1878-1903) essa conosce un processo magisteriale di forte impulso sociale per spingere i cattolici alla restaurazione della Società cristiana3, che diverrà il motto di San Pio X: “Instaurare omnia in Christo”.

Purtroppo la Rivoluzione, iniziata nel Trecento col nominalismo di Occam e progredita col neopaganesimo e il cabalismo dell’Umanesimo e del Rinascimento, ingranditasi col luteranesimo e l’idealismo soggettivista filosofico avendo separato lo Stato dalla Chiesa con il liberalismo, aveva secolarizzato la Società civile una volta cristiana.

Leone XIII, oltre le sue magnifiche Encicliche sulla dottrina dei rapporti tra Stato e Chiesa, ha dato ai fedeli un culto religioso non solo individuale, ma anche sociale che li spingesse e li aiutasse a restaurare l’ordine capovolto dalla Rivoluzione in un’ottica di lotta frontale del cattolicesimo intransigente contro la modernità idealista e laicista.

La devozione al S. Cuore era quindi finalizzata non solo alla santificazione dei singoli cristiani, ma al ritorno della Chiesa nella società civile e alla riunione del Vangelo con essa……………….. Continua a leggere

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Fraternitá SSPX e Papa Bergoglio: “Abbraccio contronatura tra chi ha fatto della difesa della fede cattolica la propria ragione di vita e chi invece vede la sua missione nella distruzione della fede cattolica” ~ [di Alessandro Gnocchi”, Riscossa Cristiana]

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Il prevedibile accordo della Fraternità San Pio X con Roma e le modalità della rimozione di Don Petrucci. Comunque si vogliano leggere questi fatti, se i “fedeli della Tradizione” fossero semplicemente fedeli cattolici saprebbero benissimo che cosa fare anche in tale situazione. E, soprattutto, si fiderebbero della Provvidenza che, se ha a suo tempo suscitato un monsignor Lefebvre, può benissimo farlo ancora. Ma serve pregare e affidarsi al Signore, invece che perdersi in tanti discorsi… la domanda da porsi davanti alla tragedia che stiamo vivendo è: “Che cosa significa tutto questo?”……………….. Continua a leggere

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L’Omicidio Rituale Massonico: una Testimonianza di San Daniele Comboni

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La vita San Daniele Comboni (1) (15 marzo 1831 – 10 ottobre 1881) fu ordinato sacerdote il 31 dicembre 1854 dal Vescovo di Trento, il Beato Giovanni Nepomuceno de Tschiderer. Egli divenne un gran missionario in Africa centrale e poi … Continua a leggere

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L’Incarnazione del Verbo, il Silenzio di Maria e il Tormento di San Giuseppe

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La teologia e San Giuseppe ~ Il principio fondamentale da cui derivano tutti i privilegi della Madonna è la sua Maternità divina. Il principio primo da cui derivano i privilegi di S. Giuseppe è la di lui inserzione nell’ordine dell’Unione Ipostatica, ossia l’unione della natura umana alla Persona divina in Cristo (1) in quanto sposo di Maria e padre verginale del Verbo Incarnato.

S. Tommaso d’Aquino insegna che “una missione eccezionale affidata da Dio ad una persona richiede in lei una santità e una dignità proporzionata” (S. Th., III, q. 7, a. 9). Ora il compito di Giuseppe verso il Verbo Incarnato è stato il più alto dopo quello di Maria. Quindi la dignità e santità di Giuseppe è la più alta dopo quella della BVM, essa è “unica al mondo in ogni tempo” (R. Garrigou-Lagrange, La Mère du Sauver et notre vie intérieure, Parigi, 1941, p. 346)……………. Continua a leggere

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Collegialità Episcopale o Chiesa Monarchica con Episcopato Subordinato? [Il dilemma dei giorni nostri]

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Essere il capo o il primo conviene ad uno solo, così anche il potere del capo conviene ad uno solo. Quindi se gli Apostoli potevano essere eguali a Pietro nell’apostolato, non potevano esserlo nel Primato di giurisdizione. Perciò nessuno può “cointendere” (come scrive Lumen gentium, 22), ossia compartecipare col Papa quanto al potere di giurisdizione che gli viene dal Primato. Affermare il contrario sarebbe una contraddizione nei termini, ossia equivarrebbe a dire che nella Chiesa vi sono due capi e due primi, oppure che il primo nella giurisdizione non è assolutamente primo, ma lo è solo relativamente al Corpo episcopale. Perciò il Papa avrebbe e non avrebbe il Primato assoluto e universale di giurisdizione. Continua a leggere

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Mons. Pier Carlo Landucci: un esempio attuale per i sacerdoti fedeli nell’ora presente

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La famiglia La famiglia Landucci è di origine toscana, la madre di monsignor Pier Carlo (Tersa Naldini) era di S. Sofia in Romagna (Forlì). Pier Carlo nacque il 1° dicembre del 1900 a S. Vittoria di Matenano (AP). Suo padre … Continua a leggere

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Mutamento Teologico Non Pienamente Avvertito

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Oggi si assiste all’ultimo assalto dell’ultra-modernismo nei confronti dei tradizionalisti affinché, mediante il trabocchetto del “dialogo” (1), arrivino alla coesistenza dopo aver accettato imprudentemente e quasi inavvertitamente un mutamento teologico malaccorto e sconsiderato.

Soprattutto papa Bergoglio sta portando avanti una guerra psicologica più o meno occulta nei confronti dei tradizionalisti, la quale mira non a distruggere ma ad indebolire, pian piano, la loro resistenza agli errori modernisti (1900-1950), neo-modernisti (1950-2013) e ultra-modernisti (2013-2016). Continua a leggere

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Vitalità e Attualità della Scolastica

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Purtroppo la nostra epoca è caratterizzata da una specie di fobia per la scolastica tomistica, la quale si incentra sull’essere per essenza e per partecipazione e dalla creatura risale al Creatore, il quale trascende sia lo Stato che l’uomo. Quindi la modernità si preclude la possibilità di giungere alla nozione di diritto naturale, il quale, «muovendo dall’antichità veterotestamentaria e greco-romana, è arrivato sino a noi attraverso la tradizione della scolastica, della filosofia perenne, che riduce il diritto naturale a pochi, sommi princìpi, che non possono mai essere violati, ma son suscettibili di diverse applicazioni storiche nei casi particolari, e bisognosi di essere determinati nei contenuti, integrati nelle istituzioni, fatti rispettare anche con congegni più positivi».

Dalla restaurazione della metafisica scolastica e del realismo della conoscenza, dipende anche la restaurazione della morale naturale, la quale ci aiuta ad essere veramente uomini, intelligenti e liberi, e ci impedisce di farci travolgere dalla marea montante della sovversione nichilistica animalesca, la quale rende l’uomo simile al bruto, schiavo e determinato dai suoi istinti più bassi.

L’uomo è capace di conoscere la realtà e dunque la verità, che è la conformità dell’intelletto con la realtà. Egli ha un’anima spirituale fornita di intelletto per conoscere la verità e di volontà per amare il bene, può quindi giungere a dimostrare l’esistenza di Dio, che è l’Essere e la Verità per sé sussistente, e ad amare il Bene sommo per tutta l’eternità poiché la sua anima è incorruttibile in quanto è spirituale. Inoltre l’uomo è un animale socievole e vive in relazione con gli altri. Ebbene le azioni umane e le relazioni dell’uomo con Dio e col prossimo sono regolate dalla morale. Agire significa tendere ad un fine, perché nessuno agisce a vuoto. Ora l’uomo tende al fine non meccanicamente, ma in maniera cosciente e libera, mediante atti umani, che nascono dalla intelligenza e dalla libera volontà; essi sono moralmente buoni se tendono al bene e moralmente cattivi se tendono al male. La regola della moralità o bontà degli atti umani è la loro conformità con la legge naturale, la natura umana e il suo fine. Quindi tale regola non è soggettiva, indipendente da un oggetto o autonoma, ma è oggettiva. L’uomo sente il dovere di fare il bene e fuggire il male ed il fondamento di quest’obbligo morale sta al di fuori e al di sopra dell’uomo. È Dio che, avendoci creati intelligenti e liberi, vuole che agiamo secondo la nostra natura aderendo alla verità e al bene. Solo così potremo raggiungere il nostro fine. Ora tutte le cose finite e caduche non possono essere il fine ultimo dell’uomo, che avendo un’anima spirituale è aperto a tutta la realtà, alla pienezza, all’eternità. Perciò solo Dio può essere il vero fine dell’uomo, cui la morale oggettiva naturale e divina ci aiuta a pervenire…. Continua a leggere

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Come si è Preparata la Rivoluzione Modernista nella Chiesa

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Come si prepara la rivoluzione religiosa

La Rivoluzione, specialmente religiosa, non è mai spontanea e nascente dal basso, ma è il frutto di una profonda preparazione ideologica, che pian piano giunge alla completa empietà: essa è il modernismo, il quale può essere definito il punto omega di tutte le eresie.

Fin verso l’Ottocento la Chiesa era attaccata apertamente da un insieme sette dichiaratamente empie e posizionatesi al di fuori della Chiesa: la massoneria, l’illuminismo, il liberalismo, che messe assieme costituiscono una sorta di “contro-chiesa”.

Tuttavia, a partire dall’Ottocento, la “contro-chiesa” o la “sinagoga di satana” (Apoc., II, 9) non era schierata unicamente nelle sette esplicitamente eterodosse; essa aveva anche infiltrato all’interno delle file cattoliche e del clero alcuni suoi “elementi coperti”: i cosiddetti “cattolici liberali”, che son stati definiti da Pio IX “più pericolosi della Comune di Parigi” proprio per il loro modo di fare ambiguo e non apertamente eretico, che inganna più facilmente gli spiriti dei semplici fedeli.

La “quinta colonna nemica” all’interno della Chiesa

L’obiettivo di questa “quinta colonna nemica” composta di “membri coperti” all’interno della Chiesa, che inizialmente (Ottocento) era il catto/liberalismo diventato poi modernismo esplicito (Novecento), aveva una duplice missione:

1°) quella di… … … Continua a leggere

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‘Avvenire’ intervista Bergoglio (18/11/2016)

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La giornalista Stefania Falasca ha intervistato papa Bergoglio sul quotidiano Avvenire del 18 novembre 2016 (pp. 1-3 e 5).

Francesco I afferma: “La Chiesa […] non è un cammino di idee” (p. 2). Egli ribadisce questo concetto a pagina 5 della sua intervista: “la Chiesa non è un’istituzione è un cammino, certi modi di opporre ‘cose della dottrina’ a ‘cose della carità pastorale’ non sono secondo il Vangelo e creano confusione”.

Bergoglio giustifica tale cambiamento di rotta con “il cammino del Concilio, che va avanti, s’intensifica” e specifica: “ma è il cammino [del Concilio, ndr], non sono io” (p. 3).

[…] …se vogliamo esser esatti non bisogna dire che Bergoglio sostanzialmente è eguale ai Papi del Concilio e se ne differenzia accidentalmente per la sua velocità più accelerata e radicale, ma che essendo arrivato a maturazione l’iter conciliare è normale che il motus, in natura sua, est in fine velocior. …[…]…Il Vaticano II contiene in nuce tutti gli errori di Bergoglio, se si vuol rimediare al male odierno (v. Amoris laetitia) occorre andare alle sue radici ed esse le troviamo nel Concilio Vaticano II, è inutile sfrondare i rami sporgenti di una pianta di cicuta, se lasciamo intatte le sue radici, il tronco e le sue foglie non ancora eccessivamente sporgenti.

Il limite della resistenza (pur lodevole e coraggiosa) dei Cardinali Burke, Sarah, Caffarra, Müller, Brandmüller e di Monsignor Schneider è esattamente questo: il non risalire alle cause degli orrori odierni….[…]…Interessante la nozione che ha Bergoglio di unione e unità: “l’unità non si fa perché ci mettiamo d’accordo tra noi, ma perché camminiamo […] e camminando […] possiamo scoprirci uniti. […]. Camminando e lavorando assieme, ci rendiamo conto che siamo già uniti” (p. 5)….[…]…

I tradizionalisti che ringraziano per la concessione del 1° settembre 2015 rinnovata il 21 novembre 2016 di confessare validamente e lecitamente dovrebbero tenere a mente 1°) cosa intende Bergoglio per unione e 2°) dal momento che si stringe la sua mano tesa, si cammina con lui e pian piano ci si scopre uniti in piena e perfetta comunione…[…]… Continua a leggere

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La Fede di Pietro e degli Apostoli, del Papa e dei Vescovi

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Il principio secondo cui l’unità di fede è mantenuta dal Primato del Papa, successore di Pietro e Vicario visibile in terra di Cristo asceso in Cielo, lo si trova anche nella S. Scrittura oltre che nella Tradizione e nel Magistero, come abbiamo già visto negli articoli precedenti.

Nel Vangelo di San Luca (XXII, 31-32) Gesù dice solennemente: “Simone, Simone, ecco che Satana ha chiesto e ottenuto (1) di vagliarvi come si fa con il grano. Ma Io ho chiesto e pregato per te, affinché la tua fede non venga meno. E tu una volta convertito conferma i tuoi fratelli nella fede”.

In questo discorso Gesù predice il triplice rinnegamento di Pietro (ivi, vv. 33-34). Da principio il discorso è rivolto a Pietro e a tutti gli Apostoli ed espone il pericolo comune a tutti loro: “Satana ha chiesto [e ottenuto] di mettervi alla prova e di tentarvi” (v. 31); poi si indirizza al solo Pietro: “Io ho chiesto e pregato per te…” (v. 32).

Come mai questo improvviso passaggio da Pietro agli Apostoli e poi di nuovo al solo Pietro? Nel pericolo comune Gesù volle far capire di aver pregato specialissimamente per Pietro e di aver dato al solo Pietro la cura, l’ufficio e l’incarico di “confermare” nella fede tutti gli altri Apostoli contro tutte le tentazioni e persecuzioni sataniche avverse alla fede. Infatti Gesù come rimedio dice di aver pregato perché Pietro conservi la fede e confermi in essa anche gli altri Apostoli…. Continua a leggere

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Papato, Cardinalato ed Episcopato

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In alcuni momenti della storia l’errore si addensa più fitto nella mente degli uomini. Oggi (con il Concilio Vaticano II, il post-concilio e la rivoluzione culturale del Sessantotto) viviamo uno di questi momenti. Nella storia della Chiesa vi sono state epoche di pericolosi sbandamenti dottrinali e morali: la crisi ariana del IV-V secolo, il “secolo ferreo” della Chiesa (sec. X), il Grande Scisma d’Occidente del XIV-XV secolo, il neopaganesimo dell’Umanesimo e del Rinascimento del XV-XVI secolo. Tuttavia la Chiesa, assistita da Dio “tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt., XXVIII, 20), ha sempre trionfato su di essi. Continua a leggere

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Il Modernismo é intrinsecamente perverso e non é lecita nessuna cooperazione con esso

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“Non si deve attaccare frontalmente il nemico, ma bisogna invischiarlo nei compromessi” ~ (Lenin)

Analogia tra comunismo e modernismo

Pio XI, nell’Enciclica Divini Redemptoris Missio del 19 marzo 1937, ha condannato il comunismo come “intrinsecamente perverso” in quanto teoreticamente materialista e ateo; conseguentemente ha proibito ogni collaborazione anche soltanto pratica con esso.

Il comunismo è innanzitutto una prassi, ma non è privo di teoria. Quindi agire assieme ai comunisti significa accettare implicitamente la loro teoresi (“cogitare sequitur esse”) cadendo, così, nella trappola tesa dal marxismo per accalappiare i cristiani ingenui, che stringono la mano tesa loro dal comunismo.

Si può applicare al comunismo l’assioma “lex orandi, lex credendi”, ossia si crede come si prega (e viceversa). In tal modo, se si agisce assieme ai comunisti si inizia a pensare come i comunisti, come chi prega assieme ai cattolici secondo la liturgia cattolica inizia a credere secondo la dottrina cattolica. È per questo motivo che la Chiesa proibisce la communicatio in sacris con gli acattolici e analogamente l’azione comune con i comunisti (cfr. CIC, 1917, can. 1325, § 3; can. 1258, § 1 e 2; S. Uffizio, 8 luglio 1927, 5 giugno 1948 e 20 dicembre 1949)…>>>… Continua a leggere

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Ultime conversazioni di Benedetto XVI dopo le sue dimissioni ~ Il perno del suo Pontificato: la creazione della figura del “Papa emerito”

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È appena uscito (settembre 2016) un interessante libro/intervista a cura dello scrittore e giornalista tedesco Peter Seewald (Milano, Corriere della Sera/RCS) intitolato “Benedetto XVI. Ultime conversazioni”

Benedetto XVI risponde chiaramente e concisamente alle domande del giornalista. Quindi, leggendo questo libro, ci si può formare un’immagine più chiara della personalità e del pensiero filosofico/teologico del giovane teologo don Joseph Ratzinger, del maturo cardinale Prefetto della Congregazione Per la Dottrina della Fede e del Papa, che non solo ha dato le dimissioni dal S. Soglio nel 2013, ma ha inventato la figura del “Papa emerito”…>>>… Continua a leggere

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IL PROBLEMA DELL’UNA CUM [Secondo S. Tommaso, Gaetano, Bañez, Billuart e Garrigou-Lagrange]

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Secondo il Bañez (e il Gaetano alla scuola di S. Tommaso): “Il Papa non è Capo della Chiesa in ragione della santità o della fede perché non è così che può governare i membri della Chiesa, ma è Capo di essa in ragione dell’ufficio ministeriale, che lo rende atto a dirigere e governare la Chiesa mediante il governo esterno e visibile tramite la gerarchia ecclesiastica, che è visibile e palpabile. Quindi secondo l’influsso spirituale della grazia e della fede non è membro della Chiesa di Cristo, se non le ha; invece secondo il potere di governare e dirigere la Chiesa ne è il Capo visibile in atto”

Privare oggi i fedeli della Messa tradizionale perché viene celebrata nominando nel Canone il nome del Papa regnante è un azzardo scellerato, che espone la maggior parte dei fedeli al rischio prossimo di non poter vivere in stato di grazia abitualmente, privandoli di tutti Sacramenti amministrati “una cum”.

I fedeli possono andare ad ogni Messa tradizionale (celebrata anche non “una cum”). Infatti è il Ministro che risponde a Dio delle sue scelte, mentre il fedele deve solo rispondere se ha osservato o meno il 3° Comandamento: “Ricordati di santificare le feste”.

Secondo l’Angelico “Dio non abbandona mai la sua Chiesa al punto da non poter trovare ministri sufficienti per le necessità del popolo”.
Ora, se gli unici Sacramenti leciti fossero quelli amministrati non “una cum”, i ministri cattolici sarebbero forse un centinaio su un miliardo e mezzo di fedeli cattolici. Quindi sarebbero totalmente insufficienti per le necessità del popolo. Continua a leggere

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Lettera Aperta di Arnaldo Xavier da Silveira a Don Curzio Nitoglia e sua Risposta

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Vengono qui riportate, in un unico contesto, due lettere pubblicate dal sito cattolico Una Vox, la prima in data 2 Settembre 2016 e la seconda il 16 settembre 2016. Si ringrazia il direttore di “Inter Multiplices Una Vox” , signor Calogero Cammarata, per la cortese pubblicazione e per l’egregio lavoro svolto in rete in difesa della cattolicitá e della veritá… Continua a leggere

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