Archivi categoria: Papato

Bergoglio è papa? Storicamente, per il singolo, può essere Dubbio;  Teologicamente, per la chiesa, è certo [SPECCHIETTO RIASSSUNTIVO]

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La Teologia cattolica insegna che vi sono alcuni fatti (ad esempio, la legittimità e la validità di un Pontificato) i quali pur non essendo oggetto di Rivelazione divina diretta, ossia un Dogma divinamente Rivelato – come, per esempio, la Natività di Gesù a Betlemme – tuttavia, sono connessi strettamente con il Dogma rivelato (cfr. Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1950, V vol., coll. 1058-160, voce “Fatti dogmatici”, a cura di Gabriele De Rosa).

I fatti dogmatici possono definirsi: “Fatti storici, che non sono direttamente rivelati ma sono strettamente connessi con la Rivelazione divina; per esempio, la legittimità di un Papa. […]. Ora, se la Chiesa potesse sbagliare nel suo giudizio su questi fatti o verità, che sono indirettamente connesse con la Rivelazione; ne deriverebbero conseguenze inconciliabili con la sua Istituzione divina e con la sua Santità” (L. Ott, Compendio di Teologia Dogmatica, Torino, Marietti, IV ed., 1969, p. 20-21 e 502). Continua a leggere

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I “fatti dogmatici”: Bergoglio è papa

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I Fatti dogmatici La sana Teologia cattolica insegna che vi sono alcuni fatti (ad esempio, la legittimità e la validità di un Pontificato o di un Concilio Ecumenico), i quali pur non essendo oggetto di Rivelazione divina diretta – come, … Continua a leggere

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Due papi, un solo papa, nessun papa…

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“Contra factum non valet argumentum / nessun ragionamento ha valore, se contraddice fatto reale” Il filosofo, Zenone di Elea (489-431 a. C.), insegnava – paradossalmente1 e sofisticamente – che 1°) “il movimento non è reale, ma è solo apparente”; 2°) … Continua a leggere

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Deporre il Papa? ~ Riflessioni su Sede Romana e crisi nella Chiesa

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Deporre il Papa? Riflessioni su Sede Romana e crisi nella Chiesa

Che vuol dire “Papa eretico”? È possibile deporre il Papa? Come conciliare l’infallibilità pontificia con l’attuale crisi nella Chiesa? Cosa deve pensare (e fare) un cattolico oggi? Domande impegnative a cui un sacerdote tenterà di dare risposte… … …

Intervista con Piergiorgio Seveso su «Deporre il Papa?»: “Il libro non è provocatorio, sono i tempi ad esserlo”.

Radio Spada intervista il suo presidente, Piergiorgio Seveso, sull’ultima uscita libraria: Deporre il Papa? – Riflessioni su Sede Romana e crisi nella Chiesa, un volume che farà discutere… … … Continua a leggere

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Né Eretici Né Scismatici! ~ “Caso Bergoglio” [2]: Il Papa può essere corretto con rispetto e carità

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Seconda Parte:
Il Papa può essere corretto con rispetto e carità.
Tuttavia il Torquemada ricorda che il Papa come persona privata è soggetto alla correzione fraterna, come avvenne ad Antiochia tra San Paolo e San Pietro (cfr. Gal., II, 11-14; At., XV, 13-21), ma se la respinge, non può essere punito o deposto essendo il Capo della Chiesa e il Vicario di Cristo; potrebbe essere punito solo dal supremo Tribunale divino, al quale un giorno dovrà, comunque, reddere rationem1.

Il Dogma del “Primato di Pietro” rende non giudicabile il Papa.
Il Concilio Vaticano I (IV sessione, 18 luglio 1870, Costituzione dogmatica Pastor aeternus) ha stabilito la definizione dogmatica circa il principio della ingiudicabilità giuridica del Papa dall’Episcopato: “Insegniamo e dichiariamo che secondo il diritto divino del Primato papale, il Romano Pontefice è il Giudice supremo di tutti i fedeli […]. Invece nessuno potrà giudicare autoritativamente un pronunciamento della Sede Apostolica, della quale non esiste autorità maggiore. Quindi chi afferma essere lecito appellarsi contro le sentenze dei Romani Pontefici al Concilio ecumenico, come ad un’autorità superiore al Sommo Pontefice, è lontano dal retto sentiero della verità” (DS, 3063-3064).

Il CIC del 1917 al canone 1556 riprendendo la definizione dogmatica del Vaticano I ha stabilito il principio: “Prima Sedes a nemine iudicatur”, ripreso tale e quale anche dal CIC del 1983, canone 1404.

Un sano istinto di conservazione.
Giustamente i teologi notano che le dottrine contrarie al Primato pontificio sono state originate dall’istinto di conservazione, operante anche nel corpo della Chiesa come in ogni ente vivente, contro l’eventualità di un Papa indegno, che conducesse la Chiesa alla rovina. Anche Juan de Torquemada sentì questo istinto, ma seppe conservare un sano equilibrio che non gli consentì di recedere dai princìpi, e neppure gli permise di tacere di fronte ad eventuali errori passati o ipoteticamente futuri dei Papi in un’acquiescenza passiva e colpevole.

Le soluzioni odierne.
Oggi si ripropongono queste varie soluzioni – dettate dall’istinto di conservazione (il quale è operante in ogni uomo e in ogni società familiare, statale e pure ecclesiastica), però non tutte sono equilibrate e conformi alla sana dottrina… … …

… … …Infatti ai nostri giorni:
1°) c’è chi ripropone la teoria conciliarista e vorrebbe far deporre il Papa, in quanto eretico, dall’Episcopato;
2°) chi asserisce che bisogna accettare i Decreti del Concilio Vaticano II obbligatoriamente, anche se sono modernizzanti e solamente pastorali, come pure l’insegnamento puramente “esortativo” di Francesco (cfr. Esortazione Amoris laetitia, 19 marzo 2016);
3°) infine chi, come i Dottori scolastici citati, afferma la vera dottrina cattolica, evitando i due errori per eccesso (Servilismo) e per difetto (Conciliarismo).

La sopportazione, quindi, non è l’unico rimedio. Infatti San Tommaso d’Aquino insegna che… … … Continua a leggere

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Né Eretici Né Scismatici! I Cattolici Fedeli di Fronte al “Caso Bergoglio” [1]

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Prima Parte: Introduzione.

Purtroppo papa Francesco dal 2103 profonde continuamente eresie materiali ed errori contro la Fede e la Morale. Questo è un fatto e “contro il fatto non vale l’argomento”. Difronte a questo stato deplorevole in cui versa l’ambiente ecclesiale, ossia gli uomini di Chiesa e non la Chiesa in sé – la quale è una Società soprannaturale fondata da Cristo, pur se composta di persone umane e dunque inclini all’errore e al male1 – occorre prendere posizione, evitando tuttavia i due errori (per eccesso e per difetto) che ci porterebbero

1°) all’Eresia2, se si seguisse l’insegnamento oggettivamente e materialmente ereticale di Bergoglio;
2°) allo Scisma3, se si negasse – anche solo praticamente e implicitamente – il Primato del Papa e lo si volesse giudicare (ossia sentenziare a norma di legge, con vero potere giudiziario ed esecutivo, per deporlo) o se si volesse uscire dalla Chiesa di Cristo fondata su Pietro – nonostante le deviazioni del Vaticano II – ritenendola finita (contro le promesse fatte dal Signore, le quali ci assicurano della sua indefettibilità sino alla fine del mondo). Infatti anche se il Papa, ossia il successore di Pietro attuale, pronuncia oggettivamente eresie in questioni di Fede e di Morale, non significa che la Chiesa in sé sia stata distrutta e vinta dalle “porte degli Inferi” (Mt., XVI, 18). Bisogna sempre distinguere gli uomini di Chiesa dalla Chiesa in se stessa… … … Continua a leggere

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“Fare Chiarezza” ~ Nodi Irrisolti dell’Amoris Laetitia ~ L’Appello di 4 Cardinali al Papa

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1. Una premessa necessaria L’invio della lettera al Santo Padre Francesco da parte di quattro cardinali nasce da una profonda preoccupazione pastorale. Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione, in merito a questioni assai importanti … Continua a leggere

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L’Attualità di Torquemada: il Primato e l’Infallibilità Papale

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Il cardinal (1388-1468) ci ha lasciato uno dei primi manuali sistematici di ecclesiologia (Summa de Ecclesia, Roma, 1489, II ed. Venezia, 1561). Già il titolo (prima di lui vi erano solo le Summae theologiae) ci fa capire che egli si è specializzato nel problema della Chiesa e specialmente del Primato del Papa e della sua Infallibilità contro gli errori del suo tempo: il Conciliarismo e il Gallicanesimo, i quali conferivano alla sola Chiesa senza il Papa, ossia all’Episcopato (riunito nel Concilio imperfetto ossia acefalo oppure sparso nelle varie diocesi del mondo intero), un primato di potere sul Pontefice romano.

L’errore per difetto (poiché diminuisce il Primato petrino) di allora è tornato alla ribalta oggi, anche se in maniera più sfumata,

1°) con la Collegialità episcopale del Concilio Vaticano II (Lumen gentium, n. 22, 21 novembre 1964), che limita il Primato monarchico del Papa sull’Episcopato subordinato dei Vescovi sia riuniti in Concilio sia sparsi nel mondo;
2°) con il disastroso Pontificato di Francesco I che ha riportato alla ribalta pure la dottrina radicale, figlia del Conciliarismo mitigato, secondo cui in caso di eresia formale, pubblica e ostinata del Papa il Concilio, l’Episcopato o il Cardinalato possono deporre il Papa o constatare la sua deposizione da parte di Cristo.
Come si vede, dal Conciliarismo nascono due errori, sostanzialmente eguali, ma diversi solo accidentalmente, ossia nella maniera più o meno veloce e radicale, i quali non solo diminuiscono il Primato di Pietro, ma addirittura portano la Prima Sede al giudizio della Chiesa senza il Papa, benché questa sia come un corpo senza il capo, mentre la dottrina cattolica insegna che la Prima Sede non è giudicata da nessuno e giudica tutti gli altri.

Oggi vi è poi un altro errore (per eccesso di “obbedienza”) che porta all’appiattimento o al servilismo dei fedeli, dei Vescovi e dei Cardinali nei confronti di un Papa, che oltrepassa i suoi poteri, i quali son limitati dal diritto e dalla Rivelazione divini. Il Profeta li chiama “cani muti incapaci di abbaiare” (Is., LVI, 10). In questo caso è lecito ammonire il Papa dell’errore o dell’abuso di potere che sta compiendo (come fece San Paolo con San Pietro ad Antiochia, Gal., II, 11-14; At., XV, 13-21) e guardare in faccia la triste realtà senza nascondere la testa nella sabbia come fa lo struzzo…>>>… Continua a leggere

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La Fede di Pietro e degli Apostoli, del Papa e dei Vescovi

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Il principio secondo cui l’unità di fede è mantenuta dal Primato del Papa, successore di Pietro e Vicario visibile in terra di Cristo asceso in Cielo, lo si trova anche nella S. Scrittura oltre che nella Tradizione e nel Magistero, come abbiamo già visto negli articoli precedenti.

Nel Vangelo di San Luca (XXII, 31-32) Gesù dice solennemente: “Simone, Simone, ecco che Satana ha chiesto e ottenuto (1) di vagliarvi come si fa con il grano. Ma Io ho chiesto e pregato per te, affinché la tua fede non venga meno. E tu una volta convertito conferma i tuoi fratelli nella fede”.

In questo discorso Gesù predice il triplice rinnegamento di Pietro (ivi, vv. 33-34). Da principio il discorso è rivolto a Pietro e a tutti gli Apostoli ed espone il pericolo comune a tutti loro: “Satana ha chiesto [e ottenuto] di mettervi alla prova e di tentarvi” (v. 31); poi si indirizza al solo Pietro: “Io ho chiesto e pregato per te…” (v. 32).

Come mai questo improvviso passaggio da Pietro agli Apostoli e poi di nuovo al solo Pietro? Nel pericolo comune Gesù volle far capire di aver pregato specialissimamente per Pietro e di aver dato al solo Pietro la cura, l’ufficio e l’incarico di “confermare” nella fede tutti gli altri Apostoli contro tutte le tentazioni e persecuzioni sataniche avverse alla fede. Infatti Gesù come rimedio dice di aver pregato perché Pietro conservi la fede e confermi in essa anche gli altri Apostoli…. Continua a leggere

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Papato, Cardinalato ed Episcopato

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In alcuni momenti della storia l’errore si addensa più fitto nella mente degli uomini. Oggi (con il Concilio Vaticano II, il post-concilio e la rivoluzione culturale del Sessantotto) viviamo uno di questi momenti. Nella storia della Chiesa vi sono state epoche di pericolosi sbandamenti dottrinali e morali: la crisi ariana del IV-V secolo, il “secolo ferreo” della Chiesa (sec. X), il Grande Scisma d’Occidente del XIV-XV secolo, il neopaganesimo dell’Umanesimo e del Rinascimento del XV-XVI secolo. Tuttavia la Chiesa, assistita da Dio “tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt., XXVIII, 20), ha sempre trionfato su di essi. Continua a leggere

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L’Ecclesiologia di Don Pietro Ballerini, la Collegialità Episcopale e il Primato del Papa

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Il famoso teologo veronese Pietro Ballerini (7 settembre 1698 – 28 marzo 1769) nelle sue opere oramai classiche di ecclesiologia De Potestate ecclesiastica summorum Pontificum et Conciliorum generalium (Verona, 1765) e De vi ac ratione primatus Romanorum Pontificum (Verona, 1766) ha trattato in generale la questione dogmatica della natura della Chiesa di Cristo, e, specialmente contro l’errore conciliarista ha approfondito il problema del Primato della monarchia papale sull’Episcopato subordinato ad essa. Quest’ultima questione è tornata alla ribalta con il problema della Collegialità episcopale nel Concilio Vaticano II (Lumen gentium, n. 22, anno 1965).

Don Pietro Ballerini insegna che
1°) Pietro ebbe direttamente da Gesù il Primato sugli altri Apostoli, il quale poi passò ai Romani Pontefici suoi successori e Vicari visibili in terra di Cristo asceso in Cielo;
2°) il Primato di San Pietro e dei Romani Pontefici non è solo di onore, ma soprattutto di governo o di giurisdizione;
3°) questo Primato di giurisdizione è personale, ossia riguarda la persona di Pietro e del Papa regnante, e non è della Chiesa che lo trasmetta al Papa, anzi esso passa dal Papa alla Chiesa universale che viene da lui governata, come dal Capo alle membra;
4°) esso è di diritto divino, per cui nessuno, neppure il Papa, può mutarlo sostanzialmente, annacquarlo e rinunziarvi (cfr. Paolo VI, Lumen gentium, n. 22, 1965; Paolo VI, Vescovo emerito, 1966; Benedetto XVI, Papa emerito, 2013)…>>>…

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La questione del “Papa Eretico” è un’ipotesi possibile o al massimo probabile e non una certezza teologica

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A partire da un’ipotesi non si può arrivare alla deposizione del Papa né c’è chi ne avrebbe l’autorità

Solo una “Ipotesi”

La spinosa questione del Papa eretico secondo i Dottori della Chiesa (Bellarmino, Suarez, Gaetano, Torquemada, Cano, Soto, Giovanni da San Tommaso…) e i teologi della terza Scolastica (Billot, Wernz-Vidal, Salaverri, Journet, Vellico, Mondello…) è una “ipotesi” possibile o al massimo probabile (v. in basso il paragrafo S. Tommaso d’Aquino precisa i termini: “possibile, probabile e certo”) come la chiama il Da Silveira stesso nel titolo del suo libro stampato recentemente in italiano (Ipotesi teologica di un Papa eretico, Chieti, Solfanelli, 2016, edizionisolfanelli@yahoo.it, 200 pagine, 15 euro) e non è assolutamente una “certezza teologica” come poi il Da Silveira deduce con un passaggio indebito dal possibile/probabile (le opinioni puramente ipotetiche dei Dottori della Chiesa e dei teologi approvati più recenti) al teologicamente certo. Continua a leggere

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La Questione del Papa Eretico ~ [La pubblicazione in italiano del libro di Arnaldo Xavier Da Silveira]

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L’editore Solfanelli di Chieti ha pubblicato [1] lodevolmente, nel giugno del 2016, per la prima volta in lingua italiana la seconda parte del libro di Arnaldo X. Da Silveira, La Nouvelle Messe de Paul VI. Qu’en penser?, Chiré-en-Montreuil, DPF, 1975 (già apparso in forma ciclostilata in proprio nel 1970 in portoghese col titolo: Consideraçoes sobre o Ordo Missae de Paulo VI).

Il libro in questione esamina nella sua prima parte (già tradotta da diversi anni in italiano) la questione della difformità della Nuova Messa di Paolo VI dalla Messa di Tradizione apostolica codificata nel 1571 da San Pio V. La seconda parte del libro tratta la questione del Papa eretico.

Il libro è interessante e da studiarsi anche se bisogna fare attenzione a non trarne conclusioni teologiche certe e azzardate… Continua a leggere

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Il Fenomeno Bergoglio come Sintomo del Declino del Mondo Moderno

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Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi (Questo Papa piace troppo, Milano, Piemme, 2014) paragonano il pontificato di Francesco I alla musica pop, la quale “non è altro che esercitare a vuoto l’intelligenza” (op. cit., p. 41), e citano Luciano Spaziante (Sociosemiotica del pop), il quale scrive:

«“la cultura pop si contraddistingue come una cultura del fare piuttosto che del sapere, dove per lasciare spazio alla spontaneità si preferisce non sapere, dove la pratica conta più che la teoria. […]. Il pop riesce e sfondare, in Italia come altrove, nonostante la barriera linguistica dell’inglese. Il motivo risiede probabilmente nel fatto che il significato della parola è l’ultima cosa che si coglie”.

Questa dismissione del significato della parola – continuano i due autori –

“spiega quel desiderio di identificarsi nella pop star di turno che domina attualmente nel mondo cattolico [Jorge Mario Bergoglio]. Il collante di questa grande ola è un vago sentimento, molto, troppo, anteriore a fede, dottrina e morale. Eppure la pratica del cattolicesimo ha sempre richiesto l’esercizio dell’intelletto e della volontà”» (op. cit., p. 42). Continua a leggere

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La Spinosa Questione del “Papa Emerito”

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Premessa

Il 20 maggio del 2016, presso l’Aula Magna dell’università Gregoriana, è stato presentato il volume di Roberto Regoli Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI (Torino, Lindau, 2016).

La spiegazione di mons. Gänswein

Tra i relatori vi era anche monsignor Georg Gänswein il segretario di papa Ratzinger, ora prefetto della Casa Pontificia, che ha spiegato il vero motivo per il quale Benedetto XVI ha dato le dimissioni.

Secondo Mons. Georg Gänswein la cosa più grande del pontificato di Benedetto XVI è stata l’istituzione del Papa emerito, evento che apre la porta ad un futuro diverso.

Il Papato da collegiale/bipartito a tripartito

Certamente con l’elezione di papa Francesco nella Chiesa di Cristo non ci sono due Papi de jure, ma de facto il ministero petrino è stato allargato collegialmente ed è diventato una sorta di triarchia: il Collegio dei vescovi (Lumen gentium, n. 22), un Papa attivo ed un Papa emerito/contemplativo.

Infatti Benedetto XVI non si è ritirato in un monastero isolato, come avrebbe voluto fare Celestino V, ma vive all’interno del Vaticano. Dunque l’abdicazione di Benedetto XVI con l’istituzione della figura del Papa emerito è l’ennesima innovazione a partire dal Concilio Vaticano II, ed è una innovazione che tocca la struttura della Chiesa come Cristo l’ha voluta e edificata su una sola Persona: San Pietro e i suoi successori sino alla fine del mondo… Continua a leggere

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“IL PRIMATO DEL PAPA” [Sì Sì No No, 15/5/2016] ~ Invito alla lettura [recensione]

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L’Editore Effedieffe ha pubblicato il libro di Curzio Nitoglia Il Primato del Papa (link). In esso l’Autore cerca – sul fondamento della teologia tradizionale – di esporre i termini del problema del governo monarchico della Chiesa, del potere episcopale subordinato a quello del Papa che è il Vicario di Cristo, del primato di Pietro e dei suoi successori, della conciliabilità tra Concilio Vaticano II e Tradizione apostolica.

Il lettore leggendolo potrà farsi un’idea dell’importanza e dell’attualità delle questioni che agitano soprattutto oggi, a partire dalla nuova ecclesiologia del Concilio Vaticano II, l’ambiente cattolico.

Invitiamo, quindi, a leggere attentamente questo libro e soprattutto a pregare incessantemente il Signore di ristabilire l’ordine e la tranquillità nella Sua Chiesa, che ancora soffre i sintomi del virus neo-modernista infiltratosi nei suoi fedeli e soprattutto nei suoi pastori. Continua a leggere

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Il Papa Vicarius Christi ~ Dai Padri sino al Gaetano

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Il Papa ha potestà di giurisdizione su tutta la Chiesa ed essa è una potestà 1°) suprema cioè superiore a ogni altro potere umano/ecclesiastico: imperatore/vescovi/concilio; 2°) piena cioè totale, cui nulla manca nel suo genere. In breve essa è auto-sufficiente relativamente ad ogni potere umano, ma non quanto a Dio (CIC, 1917, can. 218).

In Teologia si parla comunemente di triplice potere: di ordine (sacerdotium), di giurisdizione (imperium) e di insegnamento (magisterium); mentre nel Diritto Canonico si parla solo di due potestà: quella di ordine e quella di giurisdizione, nella quale ultima è compresa anche la potestà di magistero (CIC, 1917, can. 196-210). Continua a leggere

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Il Secolo Oscuro della Chiesa

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Alcuni di fronte ai periodi bui della Chiesa gridano allo scandalo e ritengono che essa sia finita. Ora, 2000 anni or sono, i Giudei ritenendo che anche Gesù fosse finito fecero rotolare una pietra tombale sul S. Sepolcro e vi misero dei soldati a guardia, ma la pietra fu rovesciata dagli Angeli quando Gesù risuscitò da morte e vinse il male tramite la sua apparente sconfitta in croce. Il cristianesimo è la religione della vittoria tramite la perdita anche, e soprattutto, della propria vita. Quindi non c’è pietra che tenga. La storia dovrebbe avercelo insegnato: la Chiesa è cresciuta e si è rafforzata proprio quando sembrava annientata. Le gaffes, e, peggio ancora, gli errori degli uomini di Chiesa, specialmente del clero e della Gerarchia, sono la prova provata della sua indefettibilità.

Certamente noi cristiani siamo “papisti”, dacché Cristo la sua unica vera Chiesa l’ha fondata su Pietro e i suoi successori (i Papi) e ci distinguiamo dai protestanti e da tutte le sette eretiche o scismatiche, le quali non ritengono Pietro come loro principio e fondamento con un vero primato di giurisdizione. Ciò, tuttavia, senza negare i fatti “poco belli” che i Papi possono aver commesso come uomini o dottori privati o le ambiguità ed errori che possono sussistere nell’insegnamento non normativo – e quindi non infallibilmente assistito – del Papa. Non occorre, perciò, cambiar religione o Chiesa, davanti allo sfacelo spirituale che si è abbattuto contro l’ambiente cattolico.

Chi pretende di sapere tutto di tutto e di avere la certezza e l’evidenza di come stiano realmente le cose, erra; specialmente in una situazione di oscurità e di incertezza come l’attuale, che non ha avuto eguali in tutta la storia della Chiesa. Ogni risposta (anche la mia) e “soluzione” o “tentativo” sono parziali ed hanno le loro ombre e chiaroscuri. Solo la Chiesa gerarchica potrà dirci la parola definitiva. Quindi “si non vis errare, noli velle scrutare” (s. Agostino).

L’attuale crisi conciliare e postconciliare sono un “mistero tremendo”. Ora il mistero è oltre la ragione umana, la sorpassa ma non è contro essa. Dunque… … … Continua a leggere

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Le Altre Prove del Primato di Roma e del Papa, Oltre il Corpo di San Pietro in Vaticano

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«Il primato di Roma nell’antica età cristiana fu ben presto dimostrato dai viaggi (…) che gli esponenti di varie Chiese intrapresero verso Roma. Che cosa mai poteva attirarli alle rive del Tevere (…) se non la Chiesa romana, di cui essi riconoscevano il prestigio della fama e di una reale, preminente autorità? Ed infatti (…) essi venivano a Roma per esporre ai capi della Chiesa romana i loro problemi, per chiedere consigli ed aiuti» (M. GUARDUCCI, Il primato della Chiesa di Roma, Rusconi, Milano, 1991, pag. 9).

Fondata da S. Pietro e S. Paolo, che a Roma erano stati martirizzati e sepolti, la Chiesa romana cominciò ben presto ad attirare a sé i fedeli delle altre Chiese cristiane, ma fu soprattutto durante il II secolo che tale richiamo divenne evidente. Continua a leggere

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Le Lezioni da Trarre dal Grande Scisma d’Occidente ~ “Historia magistra vitae”

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Non tratto in maniera esauriente questo periodo della storia ecclesiastica, ma lo riassumo per capire come si sia potuti arrivare, in concreto, al trionfo della dottrina conciliarista (insegnata comunemente nel XV secolo) e, quindi, alla negazione del primato di Pietro e del Papa, e ciò allo scopo di trarne una lezione morale per noi, che viviamo in un periodo di crisi nella Chiesa analogo a quello del Grande Scisma d’Occidente (infatti il Concilio Vaticano II ha proposto pastoralmente la “Collegialità episcopale”, che è una forma più sfumata di “Conciliarismo”, il quale fu insegnato al Concilio di Costanza/Basilea, ma non infallibilmente), affinché non commettiamo gli stessi errori che furono commessi allora:

1°) l’errore del Concilio che, pur essendo inferiore al Papa e non avendo nessun potere su di lui, lo giudica e lo depone dichiarandolo non-Papa;
2°) e di contro l’adulazione e il servilismo di chi obbedisce ad ordini illeciti, che possono esser dati anche dall’Autorità ecclesiastica, come è avvenuto storicamente (non solo nel periodo studiato in questo articolo) e “contro il fatto non vale l’argomento”.

In tali casi bisogna limitarsi a credere e fare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e fatto (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, III, 5), evitando le novità che possono eccezionalmente infiltrarsi nel governo della gerarchia ecclesiastica anche al suo sommo Vertice. Continua a leggere

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