Archivi categoria: Modernismo

Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Settima) ~ La “Divino Afflante Spiritu” e la “Nuova Esegesi”

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La scorsa puntata abbiamo visto, seguendo le tracce forniteci dal libro molto ben documentato di Saretta Marotta (Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII, Bologna, il Mulino, 2019) come il cardinale Agostino Bea avesse agito, con molta prudenza e circospezione, già a partire dagli anni Quaranta sino all’Anno Santo del 1950 e soprattutto: riguardo al caso Teilhard de Chardin; al Monitum del Sant’Uffizio Cum compertum del 1948; alla sua relativa “edulcorazione” nel 1949 (Instructio de Ecclesia catholica); alla stesura del Dogma dell’Assunta (durata circa dieci anni, dal 1939 al 1949); alla stesura dell’Enciclica Humani generis (12 agosto 1950) sugli errori della “Nouvelle Théologie” francese, cercando sempre di addolcire le condanne e di far passare una qualche piccola novità, anche se presentata in maniera del tutto incolore e inodore di modo che non fosse avvertita come tale.

Abbiamo già visto, nelle puntate precedenti, come il PIB (nel 1960) avesse cercato di presentare l’Enciclica Divino Afflante Spiritu del 1943 (con circa venti anni di ritardo) come un’assoluta novità in campo biblico e una rottura radicale con il Magistero precedente sull’esegesi (specialmente con Leone XIII, Enciclica Providentissimus del 1893 e con Benedetto XV, Enciclica Spiritus Paraclitus del 1920).

In quest’articolo mi sembra doveroso trattare bene la questione dell’Enciclica “incriminata” di Pio XII e metter in chiaro cosa essa abbia realmente insegnato.

La falsa interpretazione dell’Enciclica di Pio XII.
Il 3 settembre del 1960, il padre gesuita Luigi Alonso-Schökel (1) (del PIB) pubblicò su La Civiltà Cattolica un articolo intitolato: Dove va l’esegesi cattolica? (pp. 449-460), in cui sosteneva che l’Enciclica Divino afflante Spiritu di Pio XII (30 settembre 1943) aveva aperto la porta alla “Nuova Esegesi” fondata sul metodo puramente filologico e aveva abbandonato lo studio del Libro Sacro basato principalmente sull’interpretazione datane dai Padri ecclesiastici e dal Magistero della Chiesa, come invece avevano insegnato Leone XIII (Providentissimus, 18 novembre 1893) e Benedetto XV (Spiritus Paraclitus, 15 settembre 1920).

La prima domanda che sorge spontanea sarebbe la seguente: Come mai ci si è accorti di questa “grande innovazione” del 1943 solo circa venti anni dopo e non durante il Pontificato di Pio XII, che avrebbe potuto rispondere facilmente su ciò che avesse insegnato realmente nella sua Enciclica?

Monsignor Antonino Romeo gli rispose, solo due mesi dopo e senza lasciar passare venti anni, sulla rivista Divinitas (III, dicembre 1960, pp. 387-456), diretta allora da monsignor Antonio Piolanti, il rettore dell’Università Lateranense.

Erano gli anni dello scontro tra la scuola cattolica romana, rappresentata nella Pontificia Università Lateranense e nella rivista Divinitas contro la scuola nord-europea della Nuova Esegesi, rappresentata dall’Università Gregoriana, dal Pontificio Istituto Biblico e da una parte de La Civiltà Cattolica… … …
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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Sesta) ~ Bea e l’Assunzione

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Il 1° novembre 1950 Pio XII promulgò il Dogma dell’Assunzione di Maria Santissima in anima e corpo in Paradiso.
Nel 1939, appena asceso al Pontificato, papa Pacelli aveva affidato la preparazione della definizione del Dogma dell’Assunzione al Sant’Uffizio.

Tra i numerosi esperti che presero parte ai lavori di preparazione della definizione dogmatica, la Suprema Congregazione aveva chiamato (in qualità d’esegeta) anche il Rettore del Biblico, padre Agostino Bea (Cfr. S. MAROTTA, Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII, Bologna, il Mulino, 2019, p. 74).

È interessante leggere quanto dichiarato, non senza una punta d’ironia, dal cardinale Alfredo Ottaviani in un’intervista (ADPJ, Bea, T 2/66) rilasciata al segretario personale di Bea Stjepan Schmidt nel maggio 1976: «Ero Presidente della Commissione [che dirigeva i lavori per la promulgazione del Dogma, ndr]. Ora, al termine dei lavori il Santo Padre Pio XII fu così contento dei lavori che la Commissione aveva svolto durante quei dieci anni, anche con opposizioni interne. Io ricordo benissimo le difficoltà che faceva uno dei membri contro la proclamabilità del Dogma. Siccome c’era la massima libertà, ci furono anche degli oppositori. Quindi, la decisione che è venuta dal Sant’Uffizio, suggerita al Santo Padre, non come cosa definitiva, ma come parere della Commissione del Sant’Uffizio, aveva supposto una discussione libera e piena anche di difficoltà che si dovettero superare. Pio XII si rese conto di queste difficoltà avute nel lavoro di dieci anni. […]. Pio XII fu tanto soddisfatto del lavoro intenso fatto per dieci anni sulla proclamabilità del Dogma dell’Assunzione della Vergine Santissima che diede a tutti i membri della Commissione, una medaglia d’oro».

Chi era il misterioso personaggio (non del tutto isolato… infatti, ve ne erano altri ancora, come ricorda Ottaviani), il quale fece opposizione alla “proclamabilità” del Dogma, che il cardinale Ottaviani non nomina, rispondendo all’ex segretario personale di Bea?… … … Continua a leggere

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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Quinta) ~ Bea al Sant’Uffizio (1949)

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Nella scorsa puntata abbiamo studiato – in una breve visione panoramica e d’insieme – l’evoluzione progressista intrapresa dal cardinale Agostino Bea, a partire dal 1949, basandoci sulla documentazione, recentemente desecretata, che la dottoressa Saretta Marotta ha riportato nel suo libro Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII (Bologna, il Mulino, 2019).

Nel presente articolo iniziamo a vedere come Bea, il 2 luglio del 1949, dopo aver esercitato per 19 anni la carica di Rettore al Pontificio Istituto Biblico, sembrava fosse stato prossimo a tornare agli studi dell’Antico Testamento, dedicandosi esclusivamente alla ricerca esegetica, iniziata come insegnante al PIB già a partire dal 1924 … (S. MAROTTA, cit., p. 53).

… In realtà Bea aveva scritto (in ben venticinque anni, dal 1924 al 1949) soltanto due libri di esegesi, il primo nel 1928, intitolato De Pentateucho (Roma, Pontificio Istituto Biblico) e il secondo del 1930 col titolo di De inspiratione Sacrae Scripturae (Roma, Pontificio Istituto Biblico); insomma, una produzione scientifica abbastanza modesta. Egli stesso diceva, come riferiva monsignor Spadafora, di essere più un organizzatore che un professore… … …
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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Quarta) ~ Lo svelamento dell’«enigma» Bea

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In quest’articolo inizio a studiare l’evoluzione progressista prudentemente intrapresa dal cardinale Agostino Bea, a partire dal 1949, basandomi sulla documentazione desecretata, che la dottoressa Saretta Marotta ha messo a nostra disposizione nel suo interessante e ben documentato libro: Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII (Bologna, il Mulino, 2019).

La dottoressa Marotta spiega che «per lungo tempo l’improvvisa trasformazione di Bea da figura di spicco del pontificato pacelliano a interprete autentico di quello roncalliano è rimasta difficilmente spiegabile, non riuscendo i contemporanei a individuare nel passato del gesuita tedesco elementi che lo ricollegassero direttamente alle diverse correnti del rinnovamento teologico cattolico e in particolare agli sforzi del movimento ecumenico» (SARETTA MAROTTA, Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII, Bologna, il Mulino, 2019, p. 30).

La Marotta ricorda che Bea era conosciuto, prima del Concilio, come esegeta e studioso tradizionale dell’Antico Testamento e non assolutamente come novatore ed ecumenista.

La studiosa fa anche un paragone tra quello che comunemente viene definito il «mistero Roncalli» con l’«enigma Bea». Anche se Roncalli sin da giovane era molto più apertamente schierato (pur con le dovute precauzioni) con il versante progressista dell’ambiente ecclesiale che non Bea, il quale seppe mantenere una certa riserbatezza almeno sino al 1949 per romperla apertamente solo nel 1958, dopo la morte di Pio XII… … …
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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Seconda) ~ L’«enigma Bea» secondo monsignor Spadafora

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Monsignor Francesco Spadafora è stato allievo del Pontificio Istituto Biblico (PIB) dal 1936 al 1939. Egli fu allievo di Bea (che insegnava al PIB sin dal 1924, divenendone poi Rettore nel 1930 e restando in carica fino al 1949), col quale – assieme a padre Alberto Vaccari (1875 – 1965) come correlatore – discusse anche la sua Tesi di laurea in Scienze bibliche nel ‘39.

Monsignor Spadafora (mancato il 10 marzo 1997) ha scritto molti articoli su Bea e sul Pontificio Istituto Biblico, soprattutto sulla rivista antimodernista “sì sì no no” dal 1994 al 1995. Questi articoli sono stati ripresi e raccolti in un libro intitolato La “Nuova Esegesi”. Il trionfo del modernismo sull’Esegesi Cattolica, pubblicato a Sion, in Svizzera, dall’Editore “Les Amis de saint François de Sales”, nel 1996.

Dallo studio attento di questi articoli di monsignor Spadafora si ottiene un quadro sull’attività di Bea (specialmente in campo esegetico) già prima del Concilio (addirittura sin dalla fine degli anni Trenta), che integra quello datoci dal libro della dottoressa Saretta Marotta riguardo all’impegno pan/ecumenista di Bea a partire dal 1949.

Monsignor Spadafora spiega che… … … Continua a leggere

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Il vero volto del cardinale Agostino Bea, “ecumenista” anche prima del Concilio Vaticano II (Parte Prima) ~ Il “Bea preconciliare sconosciuto” e rivelato dalla Marotta

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Nel 2019 è uscito un libro molto interessante (Gli anni della pazienza. Bea, l’ecumenismo e il Sant’Uffizio di Pio XII, Bologna, il Mulino, 2019). 

Questo voluminoso studio è stato scritto da una giovane ricercatrice in Storia contemporanea, Saretta Marotta, che cerca di risolvere (e ci riesce, almeno parzialmente) il cosiddetto “enigma Bea”. 

Il porporato, infatti, è una sorta di “Giano bifronte”: conservatore prima del Concilio e progressista durante e dopo l’Assise. 

L’Autrice – alla luce della desecretazione di alcuni archivi privati contenenti molti documenti del cardinal Agostino Bea, che non erano accessibili sino alla data della pubblicazione del libro – riesce a far luce su alcuni aspetti della personalità del Bea che erano rimasti nell’ombra. 

Il lavoro della Marotta ricostruisce l’attività svolta da Bea nel decennio precedente il Concilio Vaticano II, ossia dal 1949 al 1959 (anno in cui Giovanni XXIII annunciò la sua idea di convocare un Concilio ecumenico).

Integrerò, successivamente, quel che scrive la Marotta con quanto ha scritto monsignor Francesco Spadafora su Bea a partire dal 1937/1948 per arrivare al Concilio (cfr. F. Spadafora, La “Nuova Esegesi”. Il trionfo del modernismo sull’Esegesi Cattolica, Sion, Editore Les Amis de saint François de Sales, 1996).       

Appare chiaro, dalla lettura dei documenti… … … Continua a leggere

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COMANDAMENTI E BERGOGLIO (3) ~ La Sola Fede e la Giustificazione: i Giudaizzanti, Lutero e Bergoglio (Terza e ultima parte): Lutero e l’Epistola ai Galati

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Dopo aver visto il significato dell’Epistola ai Galati sui rapporti tra la Legge e la grazia, alla luce dell’insegnamento patristico/esegetico e secondo l’interpretazione del Dottore Ufficiale della Chiesa (S. Tommaso d’Aquino), adesso, studiamo la dottrina luterana per capire come mai l’eresiarca tedesco abbia potuto stravolgere talmente la dottrina paolina e ribaltare anche quella rabbinico/talmudica dei Giudaizzanti contro i quali aveva polemizzato l’Apostolo delle Genti.

Secondo Lutero la volontà umana è “schiava”, non è per nulla libera e non è quindi responsabile delle sue azioni: questo è il punto di partenza delle aberrazioni luterane sui rapporti tra la grazia e la Legge.

Nella sua opera De servo arbitrio del 1525 Lutero scrive che l’uomo è come un cavallo sul quale possono salire due cavalieri senza che lui possa far nulla per volerlo o impedirlo: “Se sale Dio, l’uomo va e vuole dove va e vuole Dio. Se vi sale il diavolo, l’uomo va dove il diavolo lo conduce. Non dipende da lui dove andare, sono i cavalieri che decidono”.

Inoltre, sempre secondo Lutero, Dio non vuole che tutti si salvino, ma alcuni li predestinerebbe alla dannazione senza alcuna loro colpa. Si capisce come un “Dio” simile, se per assurdo esistesse, sarebbe malvagio e degno di odio.

Lutero, quindi, ha distrutto oltre che l’essenza dell’uomo anche la natura stessa di Dio, che non è il Dio Padre, onnipotente, provvido e misericordioso dell’Antico e del Nuovo Testamento e non ha nulla a che fare con Gesù Cristo.

Il Dio di Lutero sembra piuttosto il “Dio cattivo”, che appartiene alla visione dualistica dello Gnosticismo manicheo e si contrappone, perciò, a quella del Cristianesimo. Infatti, un “Dio” che crea degli uomini per mandarli eternamente all’inferno sarebbe un mostro, anzi un diavolo.

La teologia luterana riposa sul principio della giustificazione per la sola fede, ripreso da papa Francesco nella sua ultima udienza del mercoledì 11 agosto 2021. Secondo Lutero e Bergoglio… … … Continua a leggere

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COMANDAMENTI E BERGOGLIO (2) ~ La Sola Fede e la Giustificazione: i Giudaizzanti, Lutero e Bergoglio (Seconda parte): L’Epistola di S. Paolo ai Galati, Capitolo IV

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Col capitolo IV si conclude la parte dogmatica dell’Epistola ai Galati sui rapporti tra la Legge e la Grazia iniziata al capitolo III. 

Nell’ultimo articolo abbiamo studiato il terzo capitolo, vediamo ora il significato del quarto capitolo secondo l’interpretazione della sana esegesi. 

In esso l’Apostolo – proseguendo quanto aveva iniziato nel capitolo precedente – spiega come il Vangelo, in quanto perfezionamento del Vecchio Testamento e della Legge mosaica, dia la perfetta libertà; mentre la Legge cerimoniale – dopo la venuta di Cristo – ci sottoporrebbe alla schiavitù.

Infatti, dopo la venuta di Cristo, la Legge morale mosaica è buona ma imperfetta ed è stata perfezionata da Gesù; invece la Legge cerimoniale, che preparava Israele alla venuta del Messia è stata abolita e non può essere più osservata, sotto pena di sostenere che il Messia dovrebbe ancora venire e quindi di naufragare nella fede, rinnegando Gesù.

Nel primo versetto del capitolo IV san Paolo dimostra come nella storia della religione vi sono due stadi, proprio come nella storia della vita di ogni singolo uomo, ossia: la fanciullezza e la maturità.

La Legge cerimoniale che preparava all’Avvento del Messia Gesù di Nazareth rappresenta il primo stadio, cioè la fanciullezza, la quale deve essere superata e perfezionata dalla maturità, se non si vuole che il fanciullo resti un eterno minorenne, che deve rimanere sotto i tutori sino a che non sia cresciuto e arrivato alla maggiore età (v. 1-2). 

Infatti, se l’erede è ancora fanciullo, pur essendo de jure padrone di tutta l’eredità che gli lascerà suo padre; de facto non si differenzia da uno schiavo, poiché non può ancora disporre della sua eredità, non avendo l’età e la capacità di amministrarla. 

Quando il minorenne è diventato adulto, allora cessa ogni autorità tutoria su di lui ed egli entra in pieno possesso, non solo teorico ma anche pratico, dei suoi diritti ereditari e della sua libertà.

Nella storia religiosa dell’umanità, il momento di questo passaggio alla maturità e di questa liberazione spirituale è rappresentato dall’Avvento di Gesù.

Infatti, prima dell’Incarnazione del Verbo, tutti gli uomini, sia i Giudei che i Pagani, stavano sotto “gli elementi del mondo”, cioè sotto le norme della Legge cerimoniale giudaica per quanto riguarda gli Israeliti o sotto i riti della tradizione pagana per quel che riguarda tutti gli altri uomini (v. 3).

Tuttavia, quando venne “la pienezza del tempo” stabilito dalla SS. Trinità, (v. 4), Dio inviò suo Figlio, il Verbo, che volle assoggettarsi alla Legge cerimoniale, pur non avendone bisogno, per poter “riscattare gli uomini che erano sotto la Legge cerimoniale, affinché ricevessero l’adozione di figli”… … … Continua a leggere

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IL VERO VOLTO DI VON BALTHASAR (3):  I TRE ARTICOLI DI “SI SI NO NO” (Parte Terza-30/9/2010)

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Nel 1952 Hans Urs von Balthasar, il “neo-teologo” dell’«inferno vuoto» e della conversione e riabilitazione finale dei dannati e anche del diavolo (cfr. sì sì no no, 31 marzo 2010, pp.5-6), tristemente famoso anche per il suo rapporto affettivo-sentimentale, non proprio limpido, con la falsa mistica Adrienne von Speyr (v. sì sì no no, 15 ottobre 1992, p, 7), scrisse un libro intitolato “Abbattere i bastioni”, ossia abbattere le frontiere o i bunker che la Chiesa aveva eretto tra sé e il mondo moderno caratterizzato dal soggettivismo filosofico (Cartesio), religioso (Lutero) e politico (Rousseau)… … …

… … …Le ultime vicende (luglio 2010) dell’episcopato belga, inquisito dalla magistratura, e le sconcertanti tesi pro-pedofilia sostenute nel “Catechismo belga” del 1984, corredato con tanto di disegni inverecondi, redatto e promulgato sotto la supervisione della Conferenza episcopale belga presieduta dal cardinal Danneels, e non bocciato dalla “Congregazione per la dottrina della fede”, ci invitano a riflettere – senza falsi moralismi o pettegolezzi – sulla radice di tanti mali teorico-pratici, e a cercare una terapia che possa guarirli.
Infatti la Chiesa non può non avere le energie interne che le consentano di rigenerarsi perché Gesù Le ha promesso: “Ecco Io sto con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”.

Se “il frutto è cattivo” significa che “l’albero è cattivo”, secondo l’insegnamento del Vangelo. Ora i frutti del Concilio e postconcilio si sono rivelati non solo cattivi, ma, col passar del tempo, addirittura marci. Quindi occorre “abbattere i bestioni” (Balthasar, Daniélou, de Lubac, per citare quelli più “conservatori” della rivista “Communio”) che hanno elaborato la teologia dommatico-morale conciliare e la liturgia post-conciliare, la quale ha abbattuto i “bastioni”o i bunker che proteggevano la Chiesa e le anime dei fedeli dagli errori della modernità e post-modernità.

L’ultima proposizione del Sillabo di Pio IX condannava l’opinione secondo cui “il Papa può e deve venire a patti col mondo moderno, il progresso [all’infinito] e il liberalismo”. Il Vaticano II, invece, ha voluto dialogare con i paladini della modernità, del progressismo e del liberalismo, però non solo non è riuscita a convertirli, ma si è fatta convertire da loro, che continuano ad odiare la Chiesa e non la temono più. Siccome “le azioni sono dei soggetti”, se non si combattono gli eretici non si possono estirpare le eresie, che non esisterebbero senza soggetti o uomini eterodossi. La frase roncalliana “bisogna combattere l’errore ma non l’errante” è erronea; la sana filosofia e teologia morale hanno sempre insegnato a combattere “l’errante in quanto errante” e a pregare per lui “in quanto uomo” suscettibile di redenzione… … …

… … …Il mondo ha prima spinto i Pastori a secolarizzarsi, ad imborghesirsi, a far proprio lo “spirito del mondo” e poi si è scagliato con rabbia furiosa contro lo stile di vita degli uomini di Chiesa nei quali è penetrato “il fumo di satana”. Dopo tale attacco preparato sin dagli anni Venti e scoppiato nel 1962-65 in tutta la sua bruttura teorica e morale, si può ancora parlare di “continuità” tra Vaticano II (il Concilio dell’ accordo tra Cristo e modernità) e Tradizione divino-apostolica? Evidentemente no! (“Quale accordo è mai possibile tra Dio e Belial?”). Tuttavia attenzione a “non buttare l’acqua sporca col bambino”. Vale a dire, per rifiutare le novità conciliariste non bisogna andare contro il Papato e la Chiesa, “fuori della quale non c’è salvezza”. Un errore (il neo-modernismo) non si corregge con un altro errore (il gallicanesimo anti-papista), ma con la verità, che è la Tradizione della Chiesa romana.

Jones cita S. Ilario da Poitiers: «Dobbiamo rimanere nella barca della Chiesa in tempesta, anche se è in pericolo, fino a quando la notte è quasi finita. […]. Quando Cristo tornerà, alla fine del mondo, troverà la sua Chiesa stanca, e percossa dallo spirito dell’ Anticristo. E a causa delle lunghe persecuzioni che ha patito avrà paura, come gli Apostoli la sera di Pasqua nel Cenacolo, di avvicinarsi al Signore. Ma il buon Gesù scaccerà la paura dicendo: “nolite timere, Ego sum”» (ivi). A noi sembra che Gesù si sia addormentato, ma non è così. Dio è sempre “tutti i giorni con la sua Chiesa, sino alla fine del mondo”. Uscire dalla barca di Pietro, come dall’Arca di Noè, significherebbe la morte per annegamento. Noi cerchiamo di fare e credere ciò che la Chiesa ha sempre fatto e insegnato (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, III) e poi solo Dio potrà restaurare il mondo e la Chiesa contemporanei, talmente sfigurati dall’inimicus homo. “Domine salva nos, perimus!” “Veni, Domine Jesu! Ecce venio cito”. «Il vero problema non è la grandezza della tempesta, quanto la forza della nostra Fede [vivificata dalla carità]» (Jones, ivi)… … … Continua a leggere

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IL VERO VOLTO DI VON BALTHASAR (2):  I TRE ARTICOLI DI “SI SI NO NO” (Parte Seconda-15/9/2009)

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Abbiamo già parlato en passant della concezione ereticale sull’ inferno in Hans Urs von Balthasar. Cerchiamo ora di approfondire la questione.

Il Balthasar lascia intendere la liceità e anche la necessità di sperare la salvezza finale per tutti, riprendendo la teoria dell’ apocatastasi di Origene. Nella sua Teodrammatica sostiene addirittura che il dannato, che si trova nell’inferno, potrebbe convertirsi mediante un incontro “a-temporale” con Gesù Cristo abbandonato dal Padre e disceso all’inferno anche Lui dopo la Sua morte . Nel Vangelo, però, leggiamo: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti cercheranno di entrarvi, ma non vi riusciranno» (Lc. XIII, 23). Dunque molti purtroppo non si salveranno.

Origène (+ 254) espresse la teoria secondo cui tutti anche il demonio e i dannati alla fine si sarebbero salvati, riducendo così l’inferno ad un lunghissimo purgatorio e la pena eterna afflittivo-vendicativa del senso e del danno a pura pena medicinale e purgativa temporanea. Questa teoria dell’apocatastasi fu condannata dalla Chiesa (papa Vi-gilio II) nel II Concilio di Costantinopoli ma ha fatto presa sugli scismatici e più ancora tra le sette protestanti ed è riemersa, di tanto in tanto, con qualche distinguo o lieve sfumatura anche in ambienti cattolici… … …

… … …Mons. Gherardini scrive: «Non sarò sensibile alle lusinghe del buonismo teologico [Origène] […], e che oggi si ripropone nell’estetismo para-teologico di Hans von Balthasar, secondo il quale l’inferno c’è, ma vuoto… … …

La recente (2009) ristampa di Iota unum (1985) di Romano Amerio, sulle variazioni della dottrina cattolica nel Vaticano II, i libri di mons. Brunero Gherardini (Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Frigento, Casa Mariana Editrice, 2009 e Quale accordo tra Cristo e Belial?, Verona, Fede e Cultura, 2009), le monografie di Fides catholica su Karl Rahner e su Balthasar (1/2009), riaprono il dibattito (che d’altronde mai si era chiuso) anche fuori degli ambienti strettamente antimodernisti o “tradizionalisti”, che per primi lo avevano aperto. Oramai la dottrina conciliare-pastorale e post-conciliare frutto dei “novatori” inizia a far acqua da tutte le parti. Speriamo che essa venga dovutamente corretta e condannata da chi ne ha l’autorità.

Così pure la distinzione tra due anime del Concilio, quella radicale e “modernizzante” (Rahner, Küng, Schillebeekhx, con la rivista Concilium) e quella moderata-“ortodossa” (Balthasar, Lubac, Ratzinger, con la rivista Communio) non regge alla prova dei fatti. Anzi, studiando bene gli autori e la loro dottrina, si vede che i secondi sono sostanzialmente dei novatori come i primi e vi è solo una differenza accidentale quanto al modo di dire le stesse cose più o meno apertamente. Ora, un errore mascherato e veicolato da un maggior numero di verità è più pericoloso dell’errore manifesto (R. Garrigou-Lagrange), poiché inganna di più. Quindi attenzione a chi, senza rigettare le novità conciliari, cerca di presentarle in “continuità” con la Tradizione, “continuità” che è asserita ma non dimostrata… … … Continua a leggere

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IL VERO VOLTO DI VON BALTHASAR (1):  I TRE ARTICOLI DI “SI SI NO NO” (Parte Prima-30/6/2009)

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Purtroppo la falsa Nouvelle Théologie di Hans Urs von Balthasar, rilanciata recentemente da don Alessandro Minutella, sta cercando di penetrare e d’inquinare anche l’ambiente cattolico tradizionalista.

Per far fronte a questo errore pernicioso – che nasconde il veleno del modernismo/moderato (balthasariano/ratzingeriano), sotto le apparenze di conservatorismo teologico – ripubblichiamo tre articoli su von Balthasar, apparsi sulla Rivista quindicinale antimodernista “sì sì no no” (www.sisinono.org), nel 2009/2010.

Non è un caso che von Balthasar fosse vicino alla scuola teologica – moderatamente modernista – raggruppatasi attorno alla Rivista Communio che era capitanata da Joseph Ratzinger, Henry de Lubac e Jean Daniélou; mentre Blathasar (come Ratzinger) era in disaccordo accidentale, ossia quanto al modo e non quanto alla sostanza, con la scuola radicalmente modernista – raggruppata attorno alla Rivista Concilium – di Karl Rahner, Hans Kung, Edward Schillebeechkx, Dominique Chenu e Yves Congar1.

Il fatto che don Minutella inquini oggettivamente2 – non voglio assolutamente fare un processo alle intenzioni soggettive di nessuno3 – la teologia cattolica tradizionale in questi tristissimi tempi di pontificato bergogliano (2013-2021), rifacendosi a von Balthasar e a Joseph Ratzinger la dice lunga… … …

… … …Si può affermare che i “nuovi teologi”, i quali hanno partecipato al Vaticano II (di persona o dietro le quinte) come “periti” del Reno che si è gettato nel Tevere, si possono dividere in ultra-progressisti e semi-progressisti. I primi (Rahner, Küng, Schillebeeckx, Congar, Chenu), sono tendenzialmente panteisti, di un panteismo ascendente, in cui l’uomo si fa Dio (panteismo pan-cosmista). Mentre i secondi (de Lubac, Balthasar, Daniélou, Ratzinger) lo sono in maniera discendente: è Dio che assorbe in sé il mondo e l’uomo (panteismo a-cosmista). Ciò che li accomuna è la sostanza della filosofia immanentista, mentre ciò che li distingue è l’accidente del modo: l’ immanentismo è espresso e vissuto più radicalmente nei primi, più moderatamente nei secondi.

Ma “l’errore più è nascosto e più è pericoloso, dacché inganna di più, in quanto meno facilmente discernibile” (padre Reginaldo Garrigou-Lagrange)…. … … Continua a leggere

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L’IDEOLOGIA NASCOSTA DI PAPA FRANCESCO ~ Byoblu intervista Don Curzio Nitoglia

L’IDEOLOGIA NASCOSTA DI PAPA FRANCESCO Byoblu intervista Don Curzio Nitoglia. Nubi oscure sul Vaticano. No, non si tratta di un film o di un libro di Dan Brown. Stiamo parlando delle vicende che interessano Papa Francesco e quella che sembra … Continua a leggere

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Né Eretici Né Scismatici! ~ “Caso Bergoglio” [2]: Il Papa può essere corretto con rispetto e carità

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Seconda Parte:
Il Papa può essere corretto con rispetto e carità.
Tuttavia il Torquemada ricorda che il Papa come persona privata è soggetto alla correzione fraterna, come avvenne ad Antiochia tra San Paolo e San Pietro (cfr. Gal., II, 11-14; At., XV, 13-21), ma se la respinge, non può essere punito o deposto essendo il Capo della Chiesa e il Vicario di Cristo; potrebbe essere punito solo dal supremo Tribunale divino, al quale un giorno dovrà, comunque, reddere rationem1.

Il Dogma del “Primato di Pietro” rende non giudicabile il Papa.
Il Concilio Vaticano I (IV sessione, 18 luglio 1870, Costituzione dogmatica Pastor aeternus) ha stabilito la definizione dogmatica circa il principio della ingiudicabilità giuridica del Papa dall’Episcopato: “Insegniamo e dichiariamo che secondo il diritto divino del Primato papale, il Romano Pontefice è il Giudice supremo di tutti i fedeli […]. Invece nessuno potrà giudicare autoritativamente un pronunciamento della Sede Apostolica, della quale non esiste autorità maggiore. Quindi chi afferma essere lecito appellarsi contro le sentenze dei Romani Pontefici al Concilio ecumenico, come ad un’autorità superiore al Sommo Pontefice, è lontano dal retto sentiero della verità” (DS, 3063-3064).

Il CIC del 1917 al canone 1556 riprendendo la definizione dogmatica del Vaticano I ha stabilito il principio: “Prima Sedes a nemine iudicatur”, ripreso tale e quale anche dal CIC del 1983, canone 1404.

Un sano istinto di conservazione.
Giustamente i teologi notano che le dottrine contrarie al Primato pontificio sono state originate dall’istinto di conservazione, operante anche nel corpo della Chiesa come in ogni ente vivente, contro l’eventualità di un Papa indegno, che conducesse la Chiesa alla rovina. Anche Juan de Torquemada sentì questo istinto, ma seppe conservare un sano equilibrio che non gli consentì di recedere dai princìpi, e neppure gli permise di tacere di fronte ad eventuali errori passati o ipoteticamente futuri dei Papi in un’acquiescenza passiva e colpevole.

Le soluzioni odierne.
Oggi si ripropongono queste varie soluzioni – dettate dall’istinto di conservazione (il quale è operante in ogni uomo e in ogni società familiare, statale e pure ecclesiastica), però non tutte sono equilibrate e conformi alla sana dottrina… … …

… … …Infatti ai nostri giorni:
1°) c’è chi ripropone la teoria conciliarista e vorrebbe far deporre il Papa, in quanto eretico, dall’Episcopato;
2°) chi asserisce che bisogna accettare i Decreti del Concilio Vaticano II obbligatoriamente, anche se sono modernizzanti e solamente pastorali, come pure l’insegnamento puramente “esortativo” di Francesco (cfr. Esortazione Amoris laetitia, 19 marzo 2016);
3°) infine chi, come i Dottori scolastici citati, afferma la vera dottrina cattolica, evitando i due errori per eccesso (Servilismo) e per difetto (Conciliarismo).

La sopportazione, quindi, non è l’unico rimedio. Infatti San Tommaso d’Aquino insegna che… … … Continua a leggere

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Né Eretici Né Scismatici! I Cattolici Fedeli di Fronte al “Caso Bergoglio” [1]

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Prima Parte: Introduzione.

Purtroppo papa Francesco dal 2103 profonde continuamente eresie materiali ed errori contro la Fede e la Morale. Questo è un fatto e “contro il fatto non vale l’argomento”. Difronte a questo stato deplorevole in cui versa l’ambiente ecclesiale, ossia gli uomini di Chiesa e non la Chiesa in sé – la quale è una Società soprannaturale fondata da Cristo, pur se composta di persone umane e dunque inclini all’errore e al male1 – occorre prendere posizione, evitando tuttavia i due errori (per eccesso e per difetto) che ci porterebbero

1°) all’Eresia2, se si seguisse l’insegnamento oggettivamente e materialmente ereticale di Bergoglio;
2°) allo Scisma3, se si negasse – anche solo praticamente e implicitamente – il Primato del Papa e lo si volesse giudicare (ossia sentenziare a norma di legge, con vero potere giudiziario ed esecutivo, per deporlo) o se si volesse uscire dalla Chiesa di Cristo fondata su Pietro – nonostante le deviazioni del Vaticano II – ritenendola finita (contro le promesse fatte dal Signore, le quali ci assicurano della sua indefettibilità sino alla fine del mondo). Infatti anche se il Papa, ossia il successore di Pietro attuale, pronuncia oggettivamente eresie in questioni di Fede e di Morale, non significa che la Chiesa in sé sia stata distrutta e vinta dalle “porte degli Inferi” (Mt., XVI, 18). Bisogna sempre distinguere gli uomini di Chiesa dalla Chiesa in se stessa… … … Continua a leggere

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Mons. Richard Williamson: Conferenza sul “Sillabo” di Pio IX (La condanna degli errori della Modernità) ~ Roma, il 14 giugno 2018 [Video e Schemi]

ai seguenti links potete trovare il testo completo del “Sillabo” gli Schemi illustrati durante la conferenza da Mons. Williamson la presentazione introduttiva di Don Curzio Nitoglia: https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2018/03/20/importanza-e-attualita-della-conferenza-di-mons-williamson-sul-sillabo-di-pio-ix-roma-14-6-2018/ https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2018/03/20/mons-richard-williamson-conferenza-a-roma-il-14-giugno-2018/

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IMPORTANZA E ATTUALITÀ DELLA CONFERENZA DI MONS. WILLIAMSON SUL SILLABO DI PIO IX (Roma, 14/6/2018)

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Il 14 giugno a Roma, in via Napoli n. 58 (angolo via Nazionale), alle 20h. 00 Mons. Richard Williamson parlerà su il “Sillabo” di Pio IX.

Coloro che vogliono approfondire il tema possono già studiare i 2 Schemi composti da Mons. Williamson (posti in Appendice assieme al testo completo del Sillabo), che compendiano e spiegano la natura e il nesso delle 80 proposizioni condannate da Pio IX.

Questi 2 Schemi saranno proiettati durante la conferenza ed illustrati da Monsignor Williamson, pertanto è bene leggerli già ora per capire meglio ciò che verrà detto il 14 giugno.

Il Sillabo è una collezione o una raccolta di 80 proposizioni contenenti gli errori principali dell’epoca moderna e condannate da papa Mastai. Continua a leggere

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Mons. Richard Williamson: Conferenza sul “Sillabo” di Pio IX (La condanna degli errori della Modernità) ~ Roma, il 14 giugno 2018 [Allegati Video e Schemi]

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MONS. RICHARD WILLIAMSON

CONFERENZA SUL “SILLABO” DI PIO IX

“La condanna degli errori della Modernità”

Roma il 14 giugno 2018, ore 20

in Via Napoli 58 (angolo via Nazionale)… … … Continua a leggere

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Il Luteranesimo Cinquecento Anni Dopo

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La Chiesa di Cristo è romana

S. Pietro è venuto a Roma per ispirazione divina1 e vi è stato martirizzato nel 64. La sua tomba e le sue ossa si trovano sotto la basilica di S. Pietro2. Cristo lo ha scelto quale Suo Vicario in terra e i suoi successori – i Vescovi di Roma, ossia i Papi – dovranno continuare la sua missione sino alla fine del mondo. Quindi la Chiesa di Cristo è romana per volontà di Gesù medesimo……………….. Continua a leggere

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Mutamento Teologico Non Pienamente Avvertito

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Oggi si assiste all’ultimo assalto dell’ultra-modernismo nei confronti dei tradizionalisti affinché, mediante il trabocchetto del “dialogo” (1), arrivino alla coesistenza dopo aver accettato imprudentemente e quasi inavvertitamente un mutamento teologico malaccorto e sconsiderato.

Soprattutto papa Bergoglio sta portando avanti una guerra psicologica più o meno occulta nei confronti dei tradizionalisti, la quale mira non a distruggere ma ad indebolire, pian piano, la loro resistenza agli errori modernisti (1900-1950), neo-modernisti (1950-2013) e ultra-modernisti (2013-2016). Continua a leggere

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Come si è Preparata la Rivoluzione Modernista nella Chiesa

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Come si prepara la rivoluzione religiosa

La Rivoluzione, specialmente religiosa, non è mai spontanea e nascente dal basso, ma è il frutto di una profonda preparazione ideologica, che pian piano giunge alla completa empietà: essa è il modernismo, il quale può essere definito il punto omega di tutte le eresie.

Fin verso l’Ottocento la Chiesa era attaccata apertamente da un insieme sette dichiaratamente empie e posizionatesi al di fuori della Chiesa: la massoneria, l’illuminismo, il liberalismo, che messe assieme costituiscono una sorta di “contro-chiesa”.

Tuttavia, a partire dall’Ottocento, la “contro-chiesa” o la “sinagoga di satana” (Apoc., II, 9) non era schierata unicamente nelle sette esplicitamente eterodosse; essa aveva anche infiltrato all’interno delle file cattoliche e del clero alcuni suoi “elementi coperti”: i cosiddetti “cattolici liberali”, che son stati definiti da Pio IX “più pericolosi della Comune di Parigi” proprio per il loro modo di fare ambiguo e non apertamente eretico, che inganna più facilmente gli spiriti dei semplici fedeli.

La “quinta colonna nemica” all’interno della Chiesa

L’obiettivo di questa “quinta colonna nemica” composta di “membri coperti” all’interno della Chiesa, che inizialmente (Ottocento) era il catto/liberalismo diventato poi modernismo esplicito (Novecento), aveva una duplice missione:

1°) quella di… … … Continua a leggere

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