Archivi categoria: Giudaismo

COME È NATA “NOSTRA AETATE”

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Nel precedente articolo abbiamo visto le tappe del processo di giudaizzazione dell’ambiente ecclesiale da Giovanni XXIII sino ai più recenti Documenti e libri di Benedetto XVI e Francesco. In esso mi sono soffermato alquanto sul Discorso di Giovanni Paolo II a Magonza (17 novembre 1980) sulla “Antica Alleanza mai revocata”.

Ora vorrei vedere in dettaglio come si è  arrivati alla stesura della Dichiarazione Nostra aetate[1] (specialmente il n. 4, in cui si parla dei rapporti tra Cristianesimo e Giudaismo postbiblico) poiché essa è considerata comunemente il “principio e fondamento” della Teologia giudaico/cristiana della “Antica Alleanza mai revocata” (17 novembre 1980), in quanto già la stessa Dichiarazione conciliare NA del 28 ottobre 1965 asserisce che “gli Ebrei in grazia dei loro Padri rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento” (NA, n. 4/e). Purtroppo questa Teologia giudaizzante oramai – con Benedetto XVI e Francesco, dopo il Pontificato teologicamente disastroso di Giovanni Paolo II – sta toccando il suo apice… … … Continua a leggere

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LE DIVERSE TAPPE DELLA RIVOLUZIONE TEOLOGICA GIUDAICO/CRISTIANA [1]

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I Parte

Le Riforme “Conciliari” (1959-2019)

Introduzione: “Riforma continua” da Giovanni XXIII a papa Bergoglio

Nel presente articolo cerco di porgere al lettore, in ordine cronologico, tutti (o quasi, talmente sono numerosi) i Documenti vaticani – immediatamente precedenti, contemporanei e posteriori al periodo conciliare (1962-65) – sul Giudeo/Cristianesimo, a partire dai primi “cambiamenti di opinione” (iniziati nell’immediato dopoguerra: 1945), ma espressi allora solo “privatamente” dai teologi modernisti e non ancora ufficialmente promulgati dall’ambiente vaticano infiltrato dai neomodernisti, (che hanno dovuto aspettare la morte di Pio XII per sovvertire la dottrina della Chiesa), sino agli ultimi Atti “ufficiali” e “ufficiosi” compiuti da Benedetto XVI e da Francesco (2019), sia come Pontefici (anche se non dogmaticamente o in maniera definitoria e obbligante) che come “dottori privati”. Mi soffermerò soprattutto sul Discorso di Giovanni Paolo II a Magonza, il 17 novembre del 1980, che – dopo la Dichiarazione conciliare Nostra aetate (28 ottobre 1965) – rappresenta una testa d’ariete nel processo di giudaizzazione dell’ambiente ecclesiale. Spero così di aiutare chi legge a raccapezzarsi meglio in tale dedalo di “Riforme continue”, che ha sovvertito e ribaltato completamente la bimillenaria dottrina cattolica sul Giudaismo talmudico… … … Continua a leggere

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Curzio Nitoglia: “Non Abbiamo Fratelli Maggiori” ~ [invito alla lettura]

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Il 28 ottobre del 1965, poco prima della fine del Concilio Vaticano II (8 dicembre 1965), venne promulgata la Dichiarazione conciliare Nostra aetate (d’ora in poi NA) sui rapporti tra Giudaismo[1] postbiblico o talmudico (ben distinto dal Vecchio Testamento) e Cristianesimo. A partire da essa vi è stata una vera “sovversione” della dottrina cattolica sul tema della contro/religione giudaica/postcristiana.

Giovanni Paolo II (1978-2005) ha fatto di NA il “cavallo di battaglia” del suo lungo Pontificato e l’ha diffusa dappertutto. Egli – appena due anni dopo la sua elezione pontificia – ha dichiarato, alla luce di NA, che “l’Antica Alleanza non è stata mai revocata” (Discorso di Magonza, 17 novembre 1980) e, sei anni dopo,  che “gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani nella fede di Abramo” (Discorso alla sinagoga Roma, 13 aprile 1986).

A partire da queste due asserzioni (oggettivamente contrarie alla fede cattolica), sia Benedetto XVI (2005-2013) sia papa Francesco (2013), non solo hanno ribadito i medesimi errori, ma ne hanno esplicitati dei nuovi (“gli Ebrei postbiblici non hanno bisogno di Gesù per salvarsi”), già contenuti virtualmente in esse e in NA.   

La dottrina cattolica insegna, al contrario, che 1°) gli Ebrei sono fratelli maggiormente separati dei Cristiani e non loro fratelli maggiori nella fede; 2°) che l’Antica Alleanza è stata rimpiazzata dalla Nuova ed Eterna Alleanza; 3°) ed infine che tutti gli uomini (Ebrei compresi) hanno bisogno di Gesù (unico Redentore universale dell’umanità) per salvarsi.

Infine recentissimamente – nei primi mesi dell’anno 2019 – è stato pubblicato il libro 1°) La Bibbia dell’Amicizia. Brani della Torah/Pentateuco commentati da Ebrei e Cristiani (Cinisello Balsamo, San Paolo) con una “Prefazione” a cura di papa Bergoglio e 2°) sùbito dopo – verso la Pasqua del medesimo anno – è uscito un secondo libro sullo stesso tema, titolato Ebrei e Cristiani, redatto dal “papa/emerito” Benedetto XVI (Cinisello Balsamo, San Paolo) in collaborazione col rabbino-capo di Vienna Arie Folger.

In questi due libri papa Francesco e il “papa-emerito” Benedetto XVI spargono numerosi errori, se non eresie vere e proprie materiali, riguardo alla fede nella divinità di Cristo, alla SS. Trinità, ai rapporti tra Antico e Nuovo Testamento, alla Redenzione universale di Gesù e al Dogma “Extra Ecclesiam[2] nulla salus!”.

… … …Perciò ho ritenuto doveroso affrontarli in un volume, il quale – Deo volente – vedrà la luce il mese di settembre del 2019 con le “Edizioni Radio Spada” (Cermenate – Como[3])… … …

Gli errori di papa Ratzinger e Bergoglio riguardano… … … Continua a leggere

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Invito alla lettura di Mons. Léon Meurin: “La Massoneria Sinagoga di Satana”

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L’editore Effedieffe (Proceno di Viterbo) ristampa finalmente, (https://www.effedieffeshop.com/la-frammassoneria-sinagoga-di-satana/) dopo circa 120 anni dalla I edizione italiana, il volume magnifico in sé (anche se controverso in una sua determinata parte storica rifacentesi alle “rivelazioni” dell’agente depistatore e mistificatore Léo Taxil) di Monsignor LÉON MEURIN, La Frammassoneria Sinagoga di Satana (Siena, Ufficio della biblioteca del clero, 1895)… … … Continua a leggere

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LO SCETTRO PASSA DA ISRAELE AI PAGANI

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L’attesa del Messia era particolarmente viva quando i Romani con Pompeo si impadronirono della Terra Promessa (63 a. C.). Quest’attesa si fondava specialmente su due profezie del Vecchio Testamento.

La prima fu fatta dal Patriarca Giacobbe verso il 1700 a. C. e la seconda dal Profeta Daniele verso il 600 a. C., esse si trovano nel Libro della Genesi e nel Libro di Daniele. Vediamo di cosa si tratta…. … … Continua a leggere

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È ESISTITO UN PROSELITISMO EBRAICO?

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Per affrontare e risolvere il problema del “Proselitismo ebraico”1 nell’Antico Testamento e nei primi secoli dell’era cristiana, occorre prima studiare la questione della “Diaspora giudaica”. La Diaspora ebraica in generaleAbbiamo già visto la Diaspora degli Ebrei a Roma nel I secolo a. C. Ora vediamo la Diaspora ebraica nel mondo intero, ma soprattutto in Egitto e specialmente ad Alessandria, nella quale – sin dalla sua fondazione (322 a. C.) – i Giudei palestinesi furono attratti da Alessandro Magno con la concessione degli stessi diritti dati ai Greci (cfr. G. Flavio, Guerra Giudaica, II, 18, 7; Id., Contra Apionem, II, 4; Id., Antichità Giudaiche, XIX, 5, 2). Occorre, però, fare attenzione a non trascurare le altre grandi città (Antiochia, Babilonia, Roma…) che ospitarono colonie di Ebrei, anche se vi furono tra di loro delle differenze accidentali. Per esempio, il Giudaismo babilonese… … … Continua a leggere

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IL LUOGO DEL MARTIRIO E DELLA TOMBA DEI FRATELLI MACCABEI ~ (in esteso)

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Monsignor Francesco Spadafora, citando succintamente il Cardinale Mariano Rampolla del Tindaro (Del luogo e del martirio e del sepolcro dei Maccabei, Roma, 1898), scrive: “Comunemente si ritiene che il martirio [dei 7 fratelli Maccabei, ndr] avvenne ad Antiochia dove le tombe furono venerate sino al VI secolo. Dopo il 551 le reliquie furono portate a Costantinopoli e da lì, almeno in parte a Roma sotto papa Pelagio I (556-561). È possibile però che si tratti di Pelagio II (579-590) e che le reliquie siano venute direttamente da Antiochia.

Esse, comunque, si venerano a Roma, in San Pietro in Vincoli. Nel 1876 fu ivi trovato un sarcofago a sette compartimenti, contenenti ossa e ceneri con due fogli di piombo, recanti iscrizioni relative ai sette fratelli Maccabei, del IX secolo” (F. Spadafora, in Bibliotheca Sanctorum, Roma, Città Nuova, vol. VIII, 1966, col. 437, voce “Maccabei”).

In questo articolo porgo al lettore il succo del sostanzioso libro (anche se piccolo di mole: solo 70 pagine) del Rampolla, che ci dà molte notizie (storiche, archeologiche, liturgiche, scritturale e di Tradizione patristica) sul luogo del martirio dei 7 fratelli Maccabei, sulle vicende del trasferimento in Roma delle loro ossa e sul luogo in cui sono state sepolte ed esposte alla venerazione dei fedeli.

Esse – soprattutto in questi tristissimi tempi di apostasia e di cedimento ai nemici di Cristo – tante lezioni e grazie di fede, fortezza, coraggio e militanza possono dare ed elargire dal loro sepolcro…. … … Continua a leggere

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Gli Ebrei a Roma e di Roma

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Lo storico ebreo/tedesco Abraham Berliner, nella sua Storia degli Ebrei di Roma. Dall’antichità allo smantellamento del ghetto (Milano, Rusconi, 1992), scrive: “Non siamo assolutamente in grado di precisare con certezza storica quando gli Ebrei si siano stabiliti nell’Urbe. Possiamo tuttavia documentare la loro prima apparizione a Roma” (p. 11). Il Berliner cita, quindi, il I Libro dei Maccabei (cap. VIII) e Giuseppe Flavio (Antichità Giudaiche, XII, 10; XIII, 5-9), che ci narrano di tre ambascerie ebraiche dalla Palestina a Roma. La prima nel 159 avanti Cristo, a nome di Giuda Maccabeo; la seconda nel 144, a nome di suo fratello e suo successore Gionata ed infine nel 138 la terza, a nome di Simone, il terzo dei fratelli Maccabei… … … Continua a leggere

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Gianluca Marletta e la Ricostruzione del Terzo Tempio di Gerusalemme

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Nel 1992 Maurizio Blondet pubblicò un interessante libro (I fanatici dell’Apocalisse, Rimini, Il Cerchio) sul piano, ben studiato e già allora molto avanzato, per la ricostruzione del terzo Tempio di Gerusalemme, portato avanti da alcuni partiti estremisti del Sionismo israeliano.

Il primo Tempio fu progettato dal re David, ma fu realizzato da suo figlio Salomone circa 1000 anni prima di Cristo, fu distrutto nel 586 a. C. dai Babilonesi e fu fatto ricostruire da Ciro (il re dei Persiani, che liberò gli Ebrei dalla cattività babilonese, durata 70 anni) nel 516; infine esso fu fatto restaurare per ordine di Erode il Grande a partire dal 19 a. C. sino a pochi anni prima della sua distruzione nel 70.

Da allora sino ad oggi i Giudei non hanno più Tempio, Sacrificio e Sacerdozio. Quindi cercano disperatamente di ricostruire il primo per riavere anche gli altri due.

Verso la fine del 2018, un giovane studioso di storia delle religioni nonché autore di numerosi volumi, Gianluca Marletta, ha pubblicato per le Edizioni Irfan, di San Demetrio Corone in provincia di Cosenza, un libro (La guerra del Tempio. Escatologia e storia del conflitto mediorientale).

Il libro è molto ben strutturato e documentato sul medesimo tema, ma visto da angolazioni diverse. Il punto da cui parte l’Autore (La guerra del Tempio. Escatologia e storia del conflitto mediorientale, cit., p. 11) è l’atto con cui Donald Trump, il 14 maggio del 2018, ha deciso di spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, la quale viene presentata dal neo-Presidente statunitense non più come città internazionalizzata, ma come capitale del solo Stato d’Israele e degli Israeliani, escludendo quindi i Palestinesi (cristiani e islamici), che sono “un popolo senza Stato” e tra poco senza più quel poco di terra (il solo 22% della Palestina) che resta ancora loro.

Marletta (cit., p. 12) documenta, mettendo in nota tutte le referenze esatte, come il Mikdash Education Center ha recentemente fatto coniare una medaglia con i volti di Trump e Ciro il Grande, l’antico re di Persia (558-529 a. C.), che permise il ritorno degli Ebrei in Patria nell’anno 539, dopo che Nabucodonosor II, il re babilonese (605-562 a. C.), aveva conquistato e distrutto Gerusalemme con il primo Tempio nel 587/586, deportandone gli abitanti a Babilonia.

La scritta apposta sulla medaglia in ebraico, arabo e inglese celebra Trump come “colui che, secondo le aspirazioni del Nuovo Sinedrio ricreato in Israele, porterà alla ricostruzione del Tempio ebraico su quella che ora è la cosiddetta Spianata delle Moschee, nel cuore di Gerusalemme. Il Mikdash Education Center è uno dei tanti gruppi rabbinici che caldeggiano il progetto di riedificazione del Tempio, che fu distrutto nel 70 d. C. dai Romani… … … Continua a leggere

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MACCABEI [4/4] ~ LA TRISTE FINE DEI MACCABEI (anno 26 a. C.): da Giovanni Ircano (anno 134) a Gneo Pompeo (anno 63 a. C.) & Erode il Grande (anno 37 a. C.) ~ Lo Scettro passa da Giuda ai Pagani, è venuto “il Tempo del Messia”

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Quarta e Ultima Parte.

Purtroppo per quanto riguarda questo nuovo periodo maccabico, sotto la dinastia degli Asmonei o “Maccabei moderati”, le fonti che possediamo sono limitate. Infatti esse, sostanzialmente, si basano soprattutto sugli scritti di Giuseppe Flavio; è pur vero che esiste anche qualche altra sporadica notizia d’origine rabbinica o ellenistica, la quale però non è sufficiente, essendo di parte, a farci sapere se sia esatto quanto narra Giuseppe Flavio.

Il Ricciotti non ha una buona opinione dell’ex sacerdote Fariseo “Giuseppe”, diventato un Romano “Flavio” per convenienza in quanto storico delle gens Flavia di Roma, e lo definisce “talvolta tendenzioso, talaltra disattento e ottuso” (G. Ricciotti, Storia d’Israele, Torino, SEI, 1933, 2° vol., p. 331)1 e non si fida del suo solo giudizio storico sui fatti in questione.

Giovanni Ircano l’Asmoneo o “neo-Maccabeo” (134 – 104 a. C.) era il 3° figlio di Simone Maccabeo (il “vetero-Maccabeo”), minore degli altri due uccisi assieme al loro padre a Gerico da Tolomeo nel 134.Egli aveva delle grandi capacità militari e perciò era stato messo a capo del distretto di Gezer, che era di una particolare importanza strategica.

Lì fu informato della carneficina perpetrata da suo cognato Tolomeo ai danni di suo padre Simone e dei due suoi fratelli maggiori. Perciò dopo aver ucciso i sicari di Tolomeo, che giunti a Gezer avrebbero dovuto eliminarlo, andò immediatamente a Gerusalemme, vi giunse prima di Tolomeo, che voleva impadronirsi della città e della Palestina intera.

Tolomeo, allora, fuggì e si rifugiò a Doq, la fortezza ove aveva massacrato Simone e i due suoi figli. Giovanni Ircano lo assediò lì, ma… … … Continua a leggere

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MACCABEI [3/4] ~ La Reazione “Integrista” dei Maccabei al “Modernismo” Ellenizante di Antioco Epifane: da Simone Maccabeo (anno 141) a Giovanni Ircano (anno 134)

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Terza Parte:
Da Simone Maccabeo (anno 141) a Giovanni Ircano (anno 134)

Simone Maccabeo ~ Simone, l’unico rimasto in vita e libero tra i 5 fratelli Maccabei, non era noto come condottiero, ma solo come un abile amministratore e un buon politico. Quindi l’imprigionamento di Jonathan gettò i Maccabici nello sconforto più nero ed invece sollevò gli Ellenisti sino al sommo dell’euforia, poiché quest’ultimi pensavano di poter finalmente spazzar via la resistenza maccabica, oramai priva di un valido capo-condottiero.

“Tuttavia le speranze degli Ellenisti erano ingenue: né Simone era quel condottiero di second’ordine, che essi immaginavano, né il partito maccabico era ancora così poco rassodato da aver ancora bisogno del capobanda” (G. Ricciotti, Storia d’Israele, Torino, SEI, 1933, 2° vol., p. 318).

Naturalmente Simone venne scelto come capo dei Giudei fedeli al Dio unico. Egli si mise sùbito al lavoro e iniziò a rafforzare Gerusalemme, innalzando muri, abbattendo ponti ed ogni via d’accesso. Era decisamente un integrista, xenofobo, non-accogliente, preconciliare, non-dialogante, non-ecumenista e non-aggiornato… . Egli mirava, così, sia a difendere Gerusalemme ed il Tempio da un attacco dall’esterno, sia a tenere a bada l’Akra ed i soldati siriaci che vi stazionavano (I Macc., XIII, 10).

Il generale siriano Trifone (che aveva fatto prigioniero Jonathan con l’inganno) si diresse a capo di un potente esercito verso Gerusalemme per liquidare ogni… … … Continua a leggere

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MACCABEI [2/4] ~ La Reazione “Integrista” dei Maccabei al “Modernismo” Ellenizante di Antioco Epifane: dall’Abominio della Desolazione nel Tempio di Gerusalemme (anno 167) a Simone Maccabeo (anno 141)

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Dall’Abominio della Desolazione nel Tempio di Gerusalemme (anno 167) a Simone Maccabeo (anno 141)

Dove Sono Oggi i Maccabei?

“Dove sono oggi i Maccabei?” si chiedeva Monsignor Marcel Lefebvre dopo “l’abominio” della “desolante” riunione pan-ecumenista in Assisi nel 1986, perpetrato dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II.

Nell’articolo precedente abbiamo visto come nell’Antico Testamento il Tempio di Gerusalemme, in cui c’era la Presenza reale di Jaweh (“Shekinah”), fosse stato profanato da pagani idolatri (il siriano Antioco IV Epifane, nel 167 a. C. e il romano Gneo Pompeo, nel 63 a. C.) in alcuni casi (Antioco) aiutati dal Sommo Sacerdote allora regnante (Menelao).

La Situazione Odierna nella Chiesa di Dio:

1°) Il Pan-ecumenismo di Assisi (1986-2016)

2°) L’Antropocentrismo del Vaticano II e del post-concilio

3°) La Nuova Messa di Paolo VI (1968/1969)

Antioco Abolisce il Sacrificio Perenne dell’Antica Alleanza

L’Abominio della Desolazione

Antioco Prescrive l’Idolatria Sotto Pena di Morte

Antioco: La Prima Persecuzione Religiosa della Storia

Arrivano i Maccabei

Giuda Maccabeo e la Riconsacrazione del Tempio di Gerusalemme: 25 dicembre 164… … … Continua a leggere

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MACCABEI [1/4] ~ La Reazione “Integrista” dei Maccabei al “Modernismo” Ellenizante di Antioco Epifane: Da Alessandro Magno (356 a. C.) alla Costruzione della Statua di Giove Olimpico nel Tempio di Gerusalemme (167 a. C.)

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Da Alessandro Magno (356 a. C.) alla Costruzione della Statua di Giove Olimpico nel Tempio di Gerusalemme (167 a. C.)… … …Alessandro Magno (356 – 323 a. C.) sconfisse la Persia di Dario III nel 333 ad Isso, passò poi in Egitto (ove fondò la città di Alessandria), avanzò verso la Mesopotamia e batté di nuovo Dario III ad Arbela nel 331; quindi fu nominato re dell’Asia, inoltre conquistò tutta la Persia ed infine si spinse sino all’India (anno 326), fondando un immenso Impero euro/asiatico…. … …Alessandro era animato dall’idea ellenistica di fondere l’elemento greco e quello orientale in un Impero universale. Tuttavia, diversamente da quanto farà Antioco IV detto Epifane (da Epifania, ossia “Manifestazione di Dio” poiché Antioco IV si riteneva una “divinità”) nel 175 a. C., Alessandro Magno mostrò verso Israele una tolleranza religiosa benevola senza fargli subire danni e senza disturbarlo. Lasciò, infatti, come capo della comunità giudaica di Palestina il vecchio Sommo Sacerdote del Tempio di Gerusalemme, eletto dal Sinedrio, senza deporlo e… … …
… … …L’anno successivo, ossia nel 167, l’Epifane, che si diceva “Manifestazione di Dio”, ossia “dio” stesso, cominciò l’ultimazione del programma di “aggiornamento” dello Jawehismo iniziato con la depredazione del Tempio (“terrena amare et despicere coelestia / amare le cose terrene e disprezzare le celesti”) in combutta col Sommo Sacerdote. Antioco vide nell’Ellenismo l’arma morale per combattere Roma e si dette da fare per l’ellenizzazione forzata della Giudea, trucidando i “pre/ellenisti”… … …
… … …Purtroppo dalla rivolta maccabaica, doverosa e santa in sé, nacque nei Giudei uno cattivo spirito: una sorta di “Pre-Gnosticismo”, esageratamente nazionalista e sciovinista, che li portò a farsi un’idea falsa del Messia, come re temporale e militante… … …
… … …Molti Giudei, fedeli alla vera religione monoteistica dell’Antico Testamento, apostatarono sotto Antioco IV. I Giudei dovevano o modernizzarsi, gnosticizzarsi ed ellenizzarsi o essere martirizzati, restando fedeli a Jaweh. Parallelamente – oggi – i Cristiani debbono o diventare modernisti, accettando il Vaticano II o essere perseguitati, restando fedeli alla Tradizione apostolica18… … …Tuttavia, come vedremo nel prossimo articolo, nel medesimo anno 167, in cui il Tempio fu “ abominevolmente desolato”, rifulse anche l’eroismo dei Martiri e il valore epico dei fratelli Maccabei… … … Continua a leggere

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Iudea Capta [2/2]: Traiano, Adriano, Bar-Kokebà, la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme e la distruzione della Giudea (Parte Seconda)

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Seconda Parte: Traiano, Adriano, Bar-Kokebà, la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme
e la distruzione della Giudea

I prodromi di una nuova catastrofe:
La mentalità messianico/apocalittica giudaica, di fronte a tanto sfacelo, lungi dallo spegnersi si rafforzò vieppiù. Secondo i talmudisti “la catastrofe del 70 era stata l’ultima e la suprema prova, che Jaweh aveva voluto dalla sua nazione; ma, superata oramai la prova, non poteva mancare il trionfo. Anzi, la grandezza massima della prova e della sciagura era un indizio che si avvicinava il trionfo di grandezza massima, quello del Messia militante” (G. Ricciotti, Storia di Israele, Torino, SEI, 1933, 2° vol., p. 524).

La nuova rivolta si andava preparando… molto spesso i Giudei, nel corso della storia, a causa di questa mentalità messianico/apocalittica, hanno sfidato potenze più grandi di loro e sono stati sonoramente sconfitti, ma hanno sempre ricominciato a rivoltarsi. Per esempio, oggi Israele (bene armato, ma piccolo geograficamente) sta sfidando la Russia, reputandosi “eletto”, per la presenza non gradita a lei dell’Iran in Siria, nonostante gli avvertimenti di Putin, con il rischio di trascinare tutto il globo in una guerra nucleare mondiale… … … Continua a leggere

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Iudea Capta [1/2]: come si è arrivati alla distruzione di Gerusalemme e della Giudea (Parte Prima)

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Prima Parte: la Distruzione del Tempio di Gerusalemme

Prologo: Erode Agrippa II, il Tetrarca della Galilea dal 53 al 70 d. C1., nell’anno 66, alle prime avvisaglie della imminente guerra tra Roma e la Giudea fece il possibile per non farla scoppiare, fungendo da intermediario tra Roma (per la quale parteggiava) e gli estremisti nazionalisti Giudei o Zeloti, che cercava di ammansire.

Nel 66 tenne agli Zeloti un lungo discorso in Gerusalemme, in cui raccomandò loro di sottomettersi a Roma, ma il popolo gerosolomitano, fanatizzato dagli Zeloti, lo cacciò dalla città e lo prese a sassate… … … Continua a leggere

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Julio Meinvielle: “Dalla Cabala al progressismo”

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Invito alla lettura:
Le Edizioni Effedieffe hanno finalmente (dicembre 2018) tradotto e pubblicato integralmente in lingua italiana Dalla Cabala al Progressismo di don Julio Meinvielle1 (Buenos Aires, † 2 agosto 1973), “operaio militante e combattivo della Città di Dio”, come veniva comunemente chiamato in Argentina.

Nel libro l’Autore dimostra che la Storia umana è composta sostanzialmente da due correnti di pensiero, alle quali tutte le altre sono riconducibili come mutazioni accidentali. La prima è la Tradizione cattolica, rivelata da Dio ad Adamo, ai Pa­triarchi ed a Mosè, conservata e tramandata dall’antica Sinagoga mosaica (vera Chiesa di Dio nell’Antico Testamento) e denominata anche Càbala vera perché non pervertita dai Rabbini e dai Farisei. La seconda è la Càbala falsa e spuria o Gnosi, che trae origine dalla Càbala vera e pura (o Tradizione cattolica), essa fu pervertita in séguito dalla malizia dell’uomo tentato da Lucifero; il “Non serviam” e l’“Eritis sicut dii” costituiscono infatti il cuore della Gnosi o Càbala spuria.

L’origine degli errori antichi e moderni si trova nella falsa Càbala, la quale… … … Continua a leggere

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LA CONVERSIONE DI ISRAELE, in San Paolo (Romani, XI), Commento Di San Tommaso d’Aquino e Di Padre Marco Sales

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San Paolo, nel capitolo XI dell’Epistola ai Romani, affronta la questione se Dio abbia ripudiato per sempre tutto Israele o se una parte di esso tornerà, nel corso della storia, a Cristo oppure se il popolo “una volta eletto” si convertirà in massa, verso la fine del mondo, tornando a Dio. Egli afferma che la riprovazione di Israele a causa del deicidio è parziale e temporanea. Infatti “un piccolo resto” di Israele, già sùbito dopo il deicidio, ha creduto a Cristo (gli Apostoli, i Discepoli e i primi neofiti convertiti dalla predicazione apostolica), e alla fine del mondo anche Israele “in massa” si convertirà, tornando a Colui che ha crocefisso.

Per capire meglio quel che è stato rivelato in San Paolo è bene studiare innanzi tutto il Commento che San Tommaso d’Aquino ha fatto dell’Epistola ai Romani, accompagnandolo con quello di padre Marco Sales… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [7/7]

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[7-Settima e Ultima Parte] ~ DALL’ESILIO IN TURCHIA (1929) ALLA MORTE IN MESSICO (1940)

Trotskij e la seconda moglie (Natalia Sedova) rimasero nell’isola di Prinkipo (in Turchia) oltre 4 anni (dal febbraio 1929 al luglio 1933) e vissero nel villaggio Buyuk-Ada, che era il centro abitato più grande dell’isola. Questo fu un periodo relativamente calmo per la vita personale di Lev; tuttavia esso fu funestato dalla disgrazia familiare, in cui erano cadute le 2 figlie avute dalla sua prima moglie (Aleksandra Sokolovskaya): Nina e Zina … Zina si uccise a Berlino in un eccesso di crisi depressiva. … Il fatto che i suoi figli innocenti dovessero soffrire a causa sua portò Trotskij a riconsiderare l’uccisione della famiglia dello Zar. Anche in quel caso i figli pagarono per le “colpe” del padre, ma Trotskij ribadì che quell’esecuzione fu necessaria a causa del principio che è l’asse portante della monarchia: la successione ereditaria. Si potrebbe obiettare che anche i suoi figli erano “affetti” da una certa “ereditarietà” ideologica in quanto ripresero, quasi tutti, le idee del padre e le propagandarono mettendosi apertamente contro Stalin, il quale applicò il suddetto principio trotskista riguardo alla progenie dello Zar, ai figli dello stesso Trotskij.

In Russia non vi erano quasi più troskisti (Stalin li aveva eliminati in gran parte), ma in Europa lo stalinismo non riscuoteva molti consensi. Infatti Stalin non prometteva nessun aiuto ai comunisti fuori dell’Urss (secondo la sua teoria del comunismo in un solo Paese), tutto ciò rendeva forte Trotskij in Europa (per la sua teoria della Rivoluzione permanente ed universale) e Stalin era furioso contro Trotskij… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [6/7]

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[6-Parte Sesta] – DALLA DESTITUZIONE (1925) ALL’ESILIO IN TURCHIA (1929)

La polemica boomerang – La polemica di Trotskij contro Stalin gli si rivolse contro e nel 1925 venne destituito dalla carica di Commissario per la guerra. Durante tutto il 1925 sino all’estate del 1926 la lotta tra i due sembrò essersi arrestata. Invece si riaccese ancor più violenta quando Trotskij (formando una seconda “troika”) si alleò con Zinoviev e Kamenev, che si erano separati da Stalin, e riprese la lotta contro quest’ultimo (cfr. Pierre Naville, Trotskij vivant, Parigi, Juliard, 1962).

Trotskij in pubblico e in privato – Pierre Naville, un trotskista francese, era a Mosca quando Lev fu espulso dal Partito e lo incontrò di persona proprio in quel frangente; nella sua opera sulla vita di Trotskij (cfr. Pierre Naville, Trotskij vivant, Parigi, Juliard, 1962), racconta che questi non aveva cambiato di un solo iota le sue prospettive e la sua determinazione. Davanti a lui fronteggiò molto bene la spiacevole situazione, ma Deutscher narra anche che Trotskij “pur se offriva ai suoi seguaci un ottimo esempio di forza d’animo e di autocontrollo, tra le mura domestiche abbandonava ogni maschera e appariva accasciato e depresso. Era tormentato da un’insonnia implacabile, si imbottiva di medicine… … … Continua a leggere

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LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [5/7]

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[5-Parte Quinta] – DALLA SCONFITTA ALLA DESTITUZIONE

La malattia e la morte di Lenin favoriscono Stalin – Lenin, a causa della sua malattia, a partire dall’autunno del 1922 non poté assistere a nessuna riunione del Politburo. Quindi Stalin ne approfittò per poter plasmare l’Ufficio politico a suo piacimento. Trotskij vi si trovò completamente isolato con la sola amicizia di un Lenin oramai dimezzato e di Bucharin, che poi lo abbandonò. Stalin si alleò con Kamenev e Zinoviev e i tre assieme fecero tutto il possibile per impedire che Trotskij succedesse a Lenin come questi avrebbe voluto.

«Lenin morì il 21 gennaio del 1924. Però praticamente uscì di scena un anno prima, a causa della sua malattia, e, nel 1923 il Partito era oramai “fuori tutela”. Altre personalità si fecero avanti: Zinoviev, Kamenev e Stalin, ma al principio dell’anno, un uomo si distinse tra tutti gli altri: Trotskij. Non vi fu occasione in cui non fosse alla ribalta… … … Continua a leggere

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