Archivio dell'autore: doncurzionitoglia

IL DONATISMO REDIVIVO E LE “RIORDINAZIONI” ~[1]~

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[Prima Parte] ~ IL PROBLEMA E LA SUA ATTUALITÀ «“Riordinazione” è un termine moderno, con cui si indica l’uso invalso in alcuni periodi, e soltanto in alcuni ambienti, di ripetere l’Ordinazione ritenuta invalida perché compiuta da Ministri eretici, scismatici, deposti … Continua a leggere

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UNA VECCHIA PREVEGGENTE DESCRIZIONE DI CIÒ CHE POTREBBE AVVENIRE: il Regno dell’Anticristo [Robert Hugh Benson, 1907, “Il padrone del mondo”]

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Robert Hugh Benson, nel 1907, ha scritto un romanzo storico/teologico intitolato “Il padrone del mondo”, che è stato tradotto e pubblicato in italiano per la prima volta nel 1921 a Firenze.

Nel 1987 grazie all’interessamento del card. Giacomo Biffi è stato ristampato dalla Jaca Book di Milano con tre edizioni (1997, 2008) e sedici ristampe.

Benson, con uno stile davvero ammirevole, riprende il tema svolto da San Pio X nella sua prima Enciclica E supremi apostolatus cathedra del 1904 – nella quale papa Sarto osservava che i mali i quali circondavano il mondo e la Chiesa erano talmente gravi da far pensare che l’Anticristo fosse già presente – e vi scrive un romanzo avvincente.

Gli Orrori Del Mondialismo ~ Benson prevedeva che attorno agli anni Venti-Trenta la Massoneria avrebbe… … … Continua a leggere

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ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[4]~

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[Quarta Parte] ~ B – Il XVI Secolo

Cajetanus: Episcopato Senza Papa = Pecore Senza Pastore.

Secondo Tommaso de Vio detto il Cajetanus (1468-1533) il Concilio senza il Papa rappresenterebbe solo le pecore senza il pastore. Ora Pietro è stato istituito da Cristo unico Pastore a cui è affidato l’unico ovile che è la Chiesa (Cajetanus, Tractatus de Comparatione Auctoritatis Papae et Concilii, Roma, 12-X-1511, ediz. Pollet, Roma, Collegio Angelicum, 1936, cap. VII, p. 49, n. 85).

La Chiesa o l’Episcopato, quindi, non è al di sopra o alla pari del Papa, ma è sotto il Papa come l’ovile e il gregge sono sotto il pastore. Se il Concilio, i Vescovi, i Chierici e i fedeli – invece – pretendessero di essere non gregge ma Pastore, se non de jure almeno de facto, non sarebbero il Pastore scelto da Cristo, che è Pietro; ma un pastore “abusivo” o un lupo travestito da pastore (Cajetanus, Tractatus de Comparatione, cit., cap. VII, p. 49, n. 86).

Il Papa Con Cristo Formano L’Unico Capo Della Chiesa.

Il Papa forma con Cristo l’Unico Capo della Chiesa. Qui occorre ben distinguere e non cadere nell’equivoco di ritenere che vi sia un governo simultaneo di due Capi (Cristo/Papa1) nella Chiesa… … … Continua a leggere

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ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[3]~

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[Terza Parte] ~ Rapporti tra Papa e Chiesa: la Deposizione del Papa Eretico dal Punto di Vista Dogmatico

L’Infallibilità della Chiesa e del Papa dal Duecento al Cinquecento

Il Papa con Cristo Formano l’Unico Capo della Chiesa, che Non Ha Due Capi: il Papa e Cristo Separatamente

A – dal XIII al XV Secolo

S. Tommaso (†1274) E Torquemada (†1468):

Il Soggetto Unico Della Giurisdizione E Del Magistero È Il Papa, Non L’Episcopato

Il Cardinale Juan de Torquemada (1388-1468) nella Summa de Ecclesia (II, 112, f. 258r, Colonia, 1480), seguendo l’Aquinate (Quodl., l. IX, q. 7, a. 16; S. Th., II-II, q. 1, a. 10 sed contra; ivi, q. 11, a. 2, ad 3um), ammette un solo soggetto del Potere sommo di Giurisdizione universale nella Chiesa e dell’Infallibilità e non due soggetti distinti: il Papa e la Chiesa universale sine Papa o il solo Episcopato in Orbem dispersus, oppure l’Episcopato riunito nel Concilio imperfetto. Infatti, la Chiesa senza il Papa (l’Episcopato nelle Diocesi o riunito nel Concilio imperfetto) che è il suo Capo, ossia considerata come “congregatio distincta aut separata a Papa”1,non gode dell’Infallibilità, né della Giurisdizione suprema e universale.

In questo modo il Nostro Autore (Torquemada, S. de Eccl., II, 112, f. 258v) fa derivare l’Infallibilità del Papa dalla promessa di Cristo dell’assistenza di Dio, basata sulla efficacia divina della sua preghiera. In virtù di questa preghiera e di questa assistenza… … … Continua a leggere

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Jan Hus, il Donatismo, il Montanismo e il Sedevacantismo

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Giovanni Hus (1369-1415) riteneva, come i Donatisti (IV sec.), che i Sacerdoti privi della Grazia santificante per motivi di Fede o di Morale non conferissero i Sacramenti validamente (DS, 1208), ma non si fermava qui come vedremo più giù.

Il Sedevacantismo presenta delle analogie forti con questi punti della dottrina hussita e donatista. Cerchiamo di vedere brevemente cosa è il Donatismo e l’Hussismo per capire le loro analogie (somiglianze dissomiglianti) con il Sedevacantismo… … …

… … …Dogma dell’Indefettibilità della Chiesa è fondato sulla promessa esplicita e solenne di Gesù: “Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt., XXVIII, 20); “Le porte dell’Inferno non prevarranno contro la Mia Chiesa” (Mt., XVI, 19).

Esso fu definito infallibilmente dal Concilio Vaticano I (1869/1870) sotto papa Pio IX (DB, 1794) e non è una Ipotesi trasformata in Tesi ed inoltre elaborata da un teologo o dottore privato per quanto intelligente potesse essere (il quale non può sostituirsi al Magistero), che per di più è stato radicalizzato dai suoi allievi, i quali hanno portato alle estreme conseguenze le sue premesse, le quali pur avevano un fondamento nella realtà, giungendo a delle conclusioni assurde, ossia all’annichilazione della Chiesa gerarchica in atto: (Papato ed Episcopato a lui subordinato in atto), con la mera sussistenza in atto di un gruppo di fedeli, Preti e Vescovi senza Giurisdizione e di un Papato ed Episcopato subordinato, ma soltanto virtuale… … …

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ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[2]~

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[Seconda Parte] ~ IL “DECRETO DI GRAZIANO” E LA DEPOSIZIONE DEL PAPA ERETICO DAL PUNTO DI VISTA DOGMATICO

Il Decreto di Giovanni Graziano (1141) ~ Nella scorsa puntata abbiamo visto che il canone 6 “Si Papa” (I parte, distinzione 40) del Decreto di Graziano è ritenuto comunemente spurio o non autentico, ossia falso dai teologi, dai canonisti e dagli storici della Chiesa; cito nel presente articolo i più qualificati dal punto di vista dogmatico, dopo aver riportato nello scorso articolo gli storici, i giuristi e i canonisti più qualificati che hanno studiato tale questione:

Antonio Piolanti († 2001) ~ Monsignor Piolanti (1911-2001), una delle massime autorità della Teologia Dogmatica italiana, scrive: “Il Conciliarismo è un errore ecclesiologico, secondo cui il Concilio ecumenico è superiore al Papa. L’origine remota del Conciliarismo si trova nel principio giuridico, secondo cui il Papa può essere giudicato dalla Chiesa in caso di eresia (Decreto di Graziano, pars I, dist. XL, canone 6). […]. Quando lo Scisma d’Occidente (1378 – 1417) funestò la Chiesa, molti, anche bene intenzionati, trovarono in queste teorie la via d’uscita da tanti mali. […]. Il Papa può dirsi Capo della Chiesa […], ma siccome può errare, e perfino cadere in eresia, dovrà in tal caso essere corretto e anche deposto” (A. Piolanti, Dizionario di Teologia Dommatica, Roma, Studium, IV ed., 1957, pp. 82-84, voce “Conciliarismo”; VI ed. Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2018).

Rodolfo Dell’Osta (1948)… … … Pietro Parente († 1986)… … … Continua a leggere

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ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[1]~

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[Prima Parte] ~ IL “DECRETO DI GRAZIANO” E LA DEPOSIZIONE DEL PAPA ERETICO DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO

IL LIBRO «LA DÉPOSITION DU PAPE HÉRÉTIQUE», PARIGI, MARE & MARTIN, 2019

È appena uscito un libro molto interessante ed attuale intitolato La déposition du Pape hérétique, diretto da Cyrille Dounot – Nicolas Warembourg – Boris Bernabé, (Parigi, Mare & Martin, 20191).

Esso è stato scritto da vari specialisti, per lo più professori universitari di “Storia del Diritto” alla Sorbona, quindi, è senz’altro un lavoro altamente specializzato, serio, ben documentato; inoltre – tra vari argomenti collegati al problema del “Papa deponendo” – esso tocca

1°) oltre la questione generale, assai dibattuta a partire dal 2016, della deposizione del “Papa eretico”;
2°) il problema del Decreto di Graziano (parte I, distinzione 40, canone 62) sull’impossibilità di deporre il Papa (“Prima Sedes a nemine judicetur”), tranne il caso che sia eretico (“Nisi deprehendatur a Fide devius”);
3°) infine affronta pure la questione del Sedevacantismo in tutte le sue sfaccettature (don George de Nantes, padre Noel Barbara, padre Saenz Arriaga, mons. Michel Guérard des Lauriers…).

Porgerò al lettore alcune sue tesi, facendo volta per volta qualche osservazione critica; infatti il libro è molto serio dal punto di vista della storia del Diritto canonico, ma non sempre è ben fondato secondo i princìpi della Teologia dogmatico/ecclesiologica tradizionale, la quale esula dalla materia propria dei cattedratici altamente qualificati che lo hanno composto e, quindi, non è condivisibile in toto, ma va integrato e completato dal punto di vista dogmatico sui vari argomenti giuridici/canonici affrontati con grande erudizione negli 11 Capitoli che lo compongono… … … Continua a leggere

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AGGIORNAMENTO ICONOGRAFICO: Scrittura, Tradizione e Iconografia Preconciliare

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Domenica 29 settembre abbiamo festeggiato S. Michele Arcangelo. Tutti conoscono la sua storia: egli “anatemizzò, si scontrò e lottò” contro Lucifero – il più bello e intelligente tra tutti gli Angeli – il quale pretese di farsi simile a Dio urlando: “Non obbedirò” al comando del Signore (cfr. Giuda., 1, 9 Apoc., XII, 7): ossia non voglio riconoscere la mia dipendenza da Dio e preferisco l’inferno piuttosto che abbassarmi davanti a Lui (cfr. S. Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, I parte, questione 62, articolo 1 e 2; questione 63, articolo 3; questione 64, articoli 1-4). Allora si fece una gran battaglia in cielo e S. Michele gridò: “Chi è come Dio?” (Ivi); cioè ogni creatura anche la più nobile – come l’Angelo che è un puro spirito, ma ha ricevuto l’essere da Dio – è infinitamente inferiore al Signore, dipende da Lui, gli deve sottomissione e non può pretendere di “farsi simile a Lui / Eritis sicut Dii” (Gen., III, 5).

L’iconografia tradizionale e preconciliare ha sempre rappresentato, conformemente alla Rivelazione divina, San Michele che lotta, incatena e schiaccia il capo di Lucifero; come pure la Madonna, che schiaccia il capo del Serpente infernale: “Ipsa cònteret caput tuum” (Gen., III, 5), ossia il “Dragone, che è il Diavolo e Satana” (Apoc., XII, 9).

Paolo VI, nell’Omelia della nona sessione del Concilio del 7 dicembre 1965, ha detto: “La religione di Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione dell’uomo che si fa Dio [cfr. Lucifero/Serpente dell’Eden, ndr]. Che cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema [cfr. S. Michele/Maria Immacolata contro Lucifero/Serpente, ndr]. Poteva essere, ma non è avvenuto. […]. Una simpatia immensa lo [= il Vaticano II, ndr] ha tutto pervaso” (Enchiridion Vaticanum, Documenti. Il Concilio Vaticano II, EDB, Bologna, IX ed., 1971, pp. 282-283).

In breve il Concilio ha provato una “immensa simpatia” per il tentativo della creatura (sia l’uomo come Adamo/Eva, sia l’Angelo decaduto come Lucifero) di farsi simile a Dio e non ha imitato l’agire di S. Michele o della Madonna Immacolata che hanno “lottato, anatemizzato”, sconfitto e schiacciato Lucifero e il Serpente, provandone una immensa antipatia.

Infine, anche Giovanni Paolo II ha scritto nell’Enciclica Dives in misericordia del 1980: «Mentre le varie correnti del pensiero umano nel passato e nel presente sono state e continuano ad essere propense a dividere e persino a contrapporre il teocentrismo [S. Michele/Maria SS.] con l’antropocentrismo [Lucifero/Serpente dell’Eden], la Chiesa [nel Concilio Vaticano II, ndr] […] cerca di congiungerli […] in maniera organica e profonda. E questo è uno dei punti fondamentali, e forse il più importante, del magistero dell’ultimo Concilio»… .. … Continua a leggere

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ERRATA CORRIGE: “Fratelli Maggiori nella Fede di Abramo”?

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Recentemente ho scritto che Giovanni Paolo II ha definito gli Ebrei “Fratelli maggiori dei Cristiani nella Fede di Abramo” nel Discorso che tenne domenica 13 aprile 1986 nella Sinagoga di Roma.

Ho citato a memoria, ma facendo una ricerca più accurata mi debbo correggere.

13 Aprile 1986: “Tempio Israelitico Maggiore” Di Roma

Domenica 13 aprile 1986 Giovanni Paolo II disse, nella Sinagoga di Roma, rivolgendosi agli Ebrei lì presenti: “Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori”. Quindi non disse che gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani “nella Fede di Abramo”, il che avrebbe aggravato quanto detto (“fratelli prediletti e maggiori”).

31 Dicembre 1986: “Chiesa Del Gesù” Di Roma

Tuttavia il mercoledì 31 dicembre 1986, nell’Omelia tenuta nella chiesa del Gesù a Roma in occasione del “Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso, Giovanni Paolo II – nel ringraziare Dio per gli avvenimenti che la Chiesa di Roma aveva vissuto nell’anno 1986 – disse: «Ringrazio la Divina Provvidenza perché mi è stato dato visitare i nostri “fratelli maggiori” nella Fede di Abramo nella loro Sinagoga romana!». Quindi in realtà papa Woytjla ha detto che gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani nella Fede di Abramo, ma in due circostanze diverse.

Inoltre… … … Continua a leggere

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2 novembre, Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti

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“Réquiem aetérnam dona eis, Dómine, et lux perpétua lúceat eis. Requiéscant in pace. Amen”

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S. Agobardo Vescovo di Lione: la Vita e i “Cinque Scritti sugli Ebrei” [2]

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[Seconda e Ultima Parte] ~ I “Cinque Scritti Antiebraici” di Agobardo

La “Prima Lettera” sugli Ebrei di S. Agobardo s’intitola Consultatio et supplicatio de Baptismo Judaicorum mancipiorum. In essa Agobardo scrive a tre personalità ecclesiastiche (Abalardo, Vala ed Elischar) del palazzo imperiale di Ludovico il Pio († 840), nell’832, riguardo al problema degli schiavi pagani (comprati dagli Ebrei).

Questi schiavi pagani, scrive Agobardo: «Imparano la nostra lingua, cominciano a sentir parlare del Vangelo […], donde s’innamorano del Cristianesimo e desiderano diventare membri di Cristo, e rifugiandosi nelle nostre chiese domandano il Battesimo. Dobbiamo rifiutare loro questa grazia? Secondo me è certo che ogni uomo è creatura di Dio, il quale ha più diritti su di essi che non i loro padroni, i quali li hanno comprati come loro schiavi. Onde se lo schiavo deve dare il lavoro del suo corpo al suo padrone, deve offrire soprattutto il culto della sua anima solo a Dio suo Creatore. Gli Apostoli hanno battezzato gli schiavi senza attendere il permesso dei loro padroni. […] Ora, se dei Pagani vengono a Cristo e noi invece di accoglierli li respingiamo, poiché i loro padroni non vogliono cederli, siamo crudeli ed empi […]. Certo, non pretendiamo di far perdere ai padroni ebrei il prezzo che hanno sborsato per comprare il loro corpo, infatti offriamo loro un riscatto secondo le leggi stabilite. Ma gli Ebrei lo rifiutano poiché sanno che godono l’appoggio di alcuni ufficiali del palazzo imperiale. […]. Ora io mi trovo in grande imbarazzo, poiché, se rifiuto il Battesimo ai Pagani schiavi degli Ebrei, faccio peccato e temo la dannazione; mentre, se lo conferisco, temo la vendetta umana che già mi è stata promessa, come pure ho già subìto molte vessazioni».

Si noti che il diritto civile da Costantino/Teodosio/Giustiniano (IV-VI secolo), sino a Carlo Magno (IX secolo) e quello ecclesiastico – con S. Gregorio Magno (VI secolo) – proibiva agli Ebrei di avere degli schiavi cristiani (per timore di corruzione della loro Fede e dei loro costumi). Inoltre, se i loro schiavi pagani si convertivano a Cristo, dovevano essere lasciati liberi dopo il pagamento di un prezzo di riscatto legale, eguale a quello che era stato esborsato dai loro ex-padroni. Ma gli Ebrei si opponevano… … … Continua a leggere

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S. Agobardo Vescovo di Lione: la Vita e i “Cinque Scritti sugli Ebrei” [1]

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[Prima Parte] ~ La Vita Di S. Agobardo

Agobardo nacque in Spagna, probabilmente nel 779, ancora fanciullo venne condotto nella Francia Narbonense (anno 782) e nel 792 a Lione. Il vescovo lionese Leidrado fece studiare il giovane Agobardo avendo notato le sue qualità, lo ordinò sacerdote nell’804 e quando nell’813, per ragioni di età e salute, il Leidrado si ritirò nel monastero di S. Medardo di Soissons, pur mantenendo giuridicamente la diocesi di Lione, affidò il governo diocesano ad Agobardo, nominato quale “Vescovo ausiliare” dopo averlo fatto consacrare da S. Barnardo Arcivescovo di Vienne, assieme a due altri Vescovi co-consacratori. Con la morte di Leidrado, Agobardo divenne Arcivescovo di Lione (816-840).

«Per intelligenza, volontà e cultura, Agobardo si rivelò uno dei più importanti personaggi dell’Impero sotto Ludovico il Pio (814-840) e prese parte attiva ai maggiori affari ecclesiastici e politici del tempo. […]. Lottò vigorosamente contro l’eresia adozianista rinnovata dal Vescovo Felice di Urgel in Spagna; contro le superstizioni del tempo; l’ordalia; il duello ammesso dalle leggi della Borgogna; infine contro le difficoltà sollevate dalla questione giudaica a danno della causa cattolica. […].

S. Agobardo, Vescovo di Lione (779-840), nella “V Epistola, De cavendo convictu et societate judaica” a Nebridio Vescovo di Narbonne, scrisse: «La maledizione che grava su questo popolo infedele è come un vestito che lo accompagna ovunque, come un olio che entra nelle sue ossa e lo segue nei campi, nelle città, nei viaggi, nei poderi, nelle greggi, nei granai, nelle medicine, nei festini e anche nelle briciole che sopravanzano dai loro banchetti».

S. Agobardo si rifà qui alle maledizioni promesse agli Israeliti infedeli a Jaweh e contenute nella “seconda Legislazione”1 del Deuteronomio poco prima dell’entrata d’Israele nella Terra Promessa: “Se non ascolterai la Voce del Signore verranno sopra di te tutte queste maledizioni: sarai maledetto nella città e nella campagna; sarà maledetto il tuo granaio e saranno maledette le tue riserve; maledetto il frutto del tuo seno, il frutto della tua terra, le mandrie dei tuoi buoi e le greggi delle tue pecore; sarai maledetto nell’entrare e nell’uscire. Manderà il Signore la maledizione su tutti i lavori che farai…” (Deut., XXVIII, 16-68)… … … Continua a leggere

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«QUANDO VERRÀ “LA LORO ORA”…» (Giov., XVI, 1-4)

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Prologo: L’Ora Del Giudaismo & Di Satana (Lc., XXII, 53) In un articolo passato – parlando dell’ora del Giudaismo talmudico e del suo padre spirituale: Satana – abbiamo visto come il Giovedì Santo, al Getsemani, Gesù disse: “Non parlerò ancora … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: IL “GIUDAISMO POSTBIBLICO” È “MALEDETTO”? [2-parte seconda]

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Maledizione Formale e Non Solo Oggettiva del Giudaismo Rabbinico

Quanto agli Ebrei increduli nella divinità di Cristo e colpevoli di deicidio si può parlare di maledizione sia 1°) nel senso di una “maledizione oggettiva”, ossia di una situazione che è costatata come realmente ed effettivamente disordinata o peccaminosa e, quindi, condannata da Dio, della quale Egli dice-male o “male-dice”; inoltre 2°) bisogna anche dire che si tratta di una vera e propria condanna ad una pena o di una maledizione formale; per esempio Gesù, dopo aver constatata la sterilità di un fico (Mt., XXI, 19) non solo non lo apprezzò, ma lo maledisse formalmente, condannandolo ad essere sradicato e bruciato. Per i Padri ecclesiastici, il fico infruttuoso è il simbolo d’Israele infedele a Cristo.

La Maledizione Del Giudaismo Postbiblico

Siccome il Giudaismo talmudico e i suoi accoliti hanno rigettato il Signore Gesù, Iddio ha abbandonato il Giudaismo e i Giudei increduli: “Deus non deserit nisi prius deseratur / Dio abbandona solo dopo essere stato abbandonato” (S. Agostino). In questo senso si può dire che il Giudaismo è “maledetto formalmente”, ossia condannato e non solo “disapprovato oggettivamente” in quanto viene costatata la sua separazione da Dio; perciò è degno di essere abbandonato dal Signore, sanzionato o punito esplicitamente… … … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: IL “GIUDAISMO POSTBIBLICO” È “MALEDETTO”? [1-parte prima]

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Il Concilio Vaticano II: “Gli Ebrei Non Sono Maledetti Da Dio”

La Dichiarazione Nostra aetate n. 4-h scrive: «Gli Ebrei non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Scrittura».

Cos’È La Maledizione?

San Tommaso d’Aquino (S. Th., II-II, q. 76, a. 1) insegna che maledire significa “malum dicere, ossia dire del male”.
Ora ciò può avvenire: a) sotto forma di semplice enunciazione del male, cioè quando si riferisce il male che ha fatto il prossimo. Questo è il peccato di “detrazione”, che si divide in “mormorazione” e “calunnia” e non riguarda la nostra questione: “Se il Giudaismo sia maledetto da Dio”;
oppure la maledizione può accadere: b) sotto forma di causa efficiente o determinante, ossia in quanto la maledizione produce il male che pronunzia.
Per esempio,
1°) in senso lato: “Deus dixit et omnia facta sunt / Egli disse e tutto fu fatto” (Sal., XXXII, 9); mentre
2°) in senso stretto, Gesù maledisse il fico ed esso sùbito seccò (Mt., XXI, 19);
3°) San Paolo rispose al Sommo Sacerdote Anania2, che nel 60 durante il suo interrogatorio aveva comandato ad un servo di colpirlo sulla bocca: “Dio colpirà te, sepolcro imbiancato” (Atti, XXIII, 2-3). Qualche tempo dopo – durante la guerra giudaico/romana (anno 66/70) – Anania, che era un Sadduceo, si era nascosto nei sotterranei della reggia per paura degli Zeloti, che erano i super/Farisei, ma fu ritrovato e venne ucciso dai Sicari (il braccio armato degli Zeloti), avverando così la profezia/maledizione di Paolo. Inoltre… … … Continua a leggere

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“NON ABBIAMO FRATELLI MAGGIORI”, presentazione/conferenza a Bellante (TE) ~ il 14/12/2019

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AVVISI IMPORTANTI

DOMENICA  26  GENNAIO 2020:  “Spiegazione XXIV Tesi del Tomismo”  (Tredicesima Lezione) Relatore d. Curzio Nitoglia, a Velletri, ore 16 (v. Madonna degli Angeli, 78 – c/o Suore Discepole del Cenacolo) ~ Le lezioni saranno videoregistrate e messe in rete.

Pubblicato in 24 Tesi Tomismo, AVVISI, Conferenze, San Tommaso d'Aquino, Tomismo | Contrassegnato , , ,

SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: LE TRE FORME DI GOVERNO [2/2]

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San Tommaso insegna che le possibili forme di governo sono tre: monarchia, aristocrazia, timocrazia (quest’ultima oggi la si può chiamare “democrazia classica”, essenzialmente diversa dalla “democrazia moderna” di Rousseau).

L’Aquinate considera la monarchia (il governo di uno solo / “mònos”) come la migliore forma di governo che, però, può degenerare in tirannia, la quale sarebbe la peggior forma di governare. La seconda forma di governo considerata dall’Aquinate, è l’aristocrazia (governo dei migliori / “àristos”) che può degenerare in oligarchia, ossia tirannia di pochi ricchi (olìgoi). La terza forma è la timocrazia o il governo dei magistrati, dei militari e dei cittadini probi che reggono la città, in cui le cariche sono assegnate in base all’onore e al valore / “tymé”: magistrati, probiviri e militi, cioè la sanior pars populi, che non è la massa bruta), la quale può degenerare in democrazia moderna (tirannia del popolo o massa informe, non i probiviri). Oggi, in luogo di timocrazia, è prevalso, anche tra i neoscolastici che non sono assolutamente “democratici” nel senso moderno del termine… … …

… … …Secondo la tradizione scolastica – data la malizia dell’uomo ferito dal peccato originale, che facilmente è portato a degenerare verso il male – la migliore forma di governo è quella mista di monarchia, aristocrazia e un pizzico di timocrazia nelle piccole comunità… … …

… … …Qualunque sia la forma del potere, è essenziale che chiunque lo eserciti legittimamente abbia la consapevolezza di non essere l’origine della sovranità: “Nulla potestas nisi a Deo” (Rom., XIII, 1), e dunque, di non aver alcun diritto all’esercizio potere in senso assoluto. Chi governa – sia esso il re, il presidente di una repubblica, i membri di un governo – deve considerarsi vassallo di Dio, ossia subordinarsi all’Unico Signore origine dell’autorità e della sovranità che – attraverso lo strumento del “popolo/canale” – soltanto trasmette il potere, senza esserne la causa, a chi è legittimamente destinato a guidare lo Stato, che è l’istituzione deputata a governare la vita del consorzio umano associato… … … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: LE TRE FORME DI GOVERNO [1/2]

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Prima Parte: Introduzione.

Se si studia la filosofia politica moderna machiavellica, da cui è nata la dottrina democratica di Rousseau fatta propria dalla Rivoluzione francese, si scorge che la sostanza di tutte le forme attuali di potere è simile per non dire identica, anche se essa supporta delle diversità puramente accidentali (come la medesima sostanza del vino può fare da soggetto alle qualità più disparate di esso: “rosso, rosato, cerasuolo, bianco, spumante, prosecco”…).

Una Sola Sostanza Politicamente Democratica Che Supporta Due Poteri Accidentalmente Diversi: Liberismo & Comunismo

Infatti l’attuale sostanza delle forme di potere politico è costituita dalla democrazia moderna, che rappresenta la illogicità, l’irragionevolezza, il seguire la “capo/pecora pazza” come fa abitualmente ogni gregge di “pecoroni”… La democrazia produce, così, il caos, l’ingovernabilità, l’anarchia e la follia sociale.

Per quanto riguarda gli accidenti della democrazia moderna, essi sono essenzialmente due:… … … Continua a leggere

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SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: “L’ESSENZA DELLA SOCIETÀ UMANA E L’ORIGINE DEL POTERE” [1]

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Prima Parte: LA NATURA DELLA SOCIETÀ

Inizio una serie di “Specchietti Riassuntivi” sulla Filosofia politica aristotelico/tomistica, la quale – approfondita e “aggiornata” sanamente dalla Seconda Scolastica del Cinquecento e dalla Neo/Scolastica dell’Otto/Novecento – è più attuale che mai soprattutto nei tempi che corrono.

Il lettore che avrà la pazienza di leggere questi brevi articoletti non rimarrà deluso, notando il divario enorme esistente tra la scienza politica come fu concepita da Aristotele (e perfezionata da S. Tommaso) e la pratica dei politicanti moderni post/machiavellici, che, soprattutto oggi, non cessano di disgustare i poveri cittadini, i quali avrebbero bisogno di un buon governo che li aiuti a vivere tranquillamente, onestamente e virtuosamente; ma – nella maggior parte dei casi – trovano spesso una masnada di pasticcioni, praticoni e disonesti, i quali invece di pensare al bene comune temporale dello Stato pensano ai loro interessi privati, non necessariamente di ordine economico, ma sovente dettati dall’ambizione personale, che è la rovina del bene comune… … … Continua a leggere

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