Archivio dell'autore: doncurzionitoglia

“Il Panteismo è inconciliabile con la Trascendenza e con il Cattolicesimo” ~ [Video-intervista a Don Curzio Nitoglia]

“Il Panteismo è inconciliabile con la Trascendenza e con il Cattolicesimo. Dopo il Concilio Vaticano II le spinte “moderniste” si sono fatte sempre più forti. Con Papa Francesco questa tendenza ha raggiunto il picco, ma esistono sacche di resistenza”. A … Continua a leggere

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“COVID-19, spartiacque per una nuova concezione del mondo” ~ Conferenza a Bellante, sabato 26/9/2020

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Santa Inquisizione e Processo a Galileo Galilei [VIDEO]

Don CURZIO NITOGLIA “Santa Inquisizione e Processo a Galileo Galilei” (intervista a Don Curzio Nitoglia a cura de “Il Mastio”) – La Santa Inquisizione – Il Processo a Galileo Galilei – in appendice il processo a Giordano Bruno  

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I “SUPERIORI INCOGNITI”: da Bär Dov (†1772) a René Guénon (†1951)

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Solo a pronunciare la formula magica “Superiori Incogniti” si pensa sùbito al sufi/esoterista René Guénon (1886-1951), ma in realtà questa formula “magica” non è farina del suo sacco (come gran parte della “sua” dottrina, che gli veniva sussurrata alle orecchie dai cabalisti[1] quasi sempre nascosti dietro ogni esoterista[2]).

In realtà questa dottrina era farina (che “diventa crusca”, come la “farina del diavolo”) del sacco – ben più profondo e quasi senza fondo, che “si perde nella notte dei tempi” – del Rabbi (“ça va sans dire”) cabalista Bär Dov (da non confondere con “Bar-Abba”) di Mesritisch (1710-1772), il successore di Israel Ba ‘al Shem Tov (1700-1760), che fu il fondatore dello Chassidismo dei Lubavich o Chabad.

Infatti Rabbi Bär Dov insegnava che lo Tzaddik (in ebraico “Giusto, Santo, Perfetto”), nello Chassidismo, rappresentava la vera ed autentica guida spirituale degli Chassidim e l’intermediario o mediatore tra la Divinità e gli Ebrei, specialmente Chassidici (cfr. Lea Sestrieri, La spiritualità ebraica, Roma, Studium, 1987).

Rabbi Bär Dov mutuò il concetto dello Tzaddik dalla Cabala e specialmente dallo Zohar, secondo cui – unitamente al Talmud di Babilonia (bSanhedrin, 97a/b; bSoukkot, 45b) – «nella Gerusalemme celeste, ove risiede il Tempio perenne, che scenderà di nuovo sulla Gerusalemme terrestre con la venuta del Messia, si trova un altare ove l’Arcangelo Michele compie i sacrifici e soprattutto offre a Dio, le anime degli “Tzaddikim Incogniti”, le quali sono il “cibo della Divinità” (non ci si deve meravigliare se i Rabbini cabalistico/talmudisti siano arrivati pure al deicidio … per “avvelenamento” …). Secondo lo Chassidismo ogni generazione umana oltre gli “Tzaddikim Conosciuti o Cogniti”, ne ha almeno “36 Tzaddikim Incogniti”[3] detti in ebraico i Lamed-Vav Tsaddiquim o Lamed Wawniqim, che non visti da nessuno [“una mano nascosta dirige tutto …”, ndr] svolgono la loro opera di mediazione tra gli Chassidim e la Divinità, grazie alla quale il mondo continua ad esistere»… … … Continua a leggere

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Il ruolo della Famiglia, dello Stato e della Chiesa nell’educazione della gioventú (la disciplina del corpo e dell’anima) ~ Don Curzio Nitoglia e Michele Antonelli, 22/8/2020

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LE DISCEPOLE DEL CENACOLO, VELLETRI (ROMA)

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“L’amore fraterno nella vita religiosa viene prima dei voti di ubbidienza, povertà e castità: quando non esiste la carità si è fuori del regno di Dio” (don Francesco Maria Putti).
UN PO’ DI STORIA
Il 10 aprile 1965, don Francesco Maria Putti, sacerdote romano (1909 – 1984) e figlio spirituale amatissimo di padre Pio da Pietrelcina, che dopo l’ordinazione sacerdotale si era dedicato soprattutto all’«apostolato del confessionale», indirizzò un pro-Memoria al Vicario Generale di Salerno in cui tra l’altro scriveva: “Nello svolgere il mio ministero ho avuto modo di conoscere e guidare delle giovani studentesse di scuole medie superiori, diplomate, universitarie e laureate. Alcune di esse hanno domandato di poter indirizzare la propria vita, dedicandola al Signore, verso un apostolato di preghiera e di azione […] che possa giovare alla Chiesa. Dopo molte riflessioni e aver preso consiglio, vagliata l’esistenza di una comune aspirazione, è stata fatta la scelta di un gruppo ristretto di giovani […]. Il fine generale di tale comunità è procurare l’avvento del Regno di Dio e la santificazione delle proprie aderenti: è ottenere, attraverso la Comunione dei Santi, l’apostolato santo dei Ministri di Dio e la conversione dei peccatori. Il fine speciale è l’esercizio di qualsiasi attività che cooperi al fine generale con la preghiera, l’azione e il sacrificio in un Cenacolo di Riparazione”.
L’apostolato delle Discepole del Cenacolo si svolge attualmente soprattutto mediante la stampa volta a propugnare l’ortodossia sulla scorta della Tradizione e del Magistero costante. Alcune si dedicano alla catechesi, non ignare che, per proporre la dottrina cattolica e difenderla contro le deviazioni così frequenti nel periodo critico attuale, è più che mai necessaria un’adeguata istruzione religiosa. Altre offrono la loro assistenza spirituale e il loro conforto a delle persone anziane. La regola non esclude nessuna forma di apostolato che fosse offerta dalla Provvidenza e richiesta dalle circostanze… … …
Se qualche signorina fosse interessata può contattare la madre superiora, suor Maria Caso… … … Continua a leggere

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“MUOIA SANSONE, MA CON TUTTI I FILISTEI!”

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Oggi – specialmente a partire dall’autunno del 2019 (vedasi la catastrofe religiosa del Pachamama e quella sanitario/biologica del Covid/19) – si sente parlare sempre di più di leggi, tramite le quali  si porterebbero via, anche con la forza, i figlioli ai genitori (è già successo nel 2019 a Bibbiano di Reggio Emilia e il governatore emiliano ha promesso pubblicamente nella primavera del 2020 di tornare  “a prenderli casa per casa” …), se costoro si ostinassero a rifiutare la teoria e la pratica immonda del Gender e a non voler permettere la corruzione spirituale e morale della loro prole.

Oltre le varie altre leggi contrarie al Diritto naturale e divino, che già abbiamo sperimentato, da oltre mezzo secolo, sulla nostra pelle – a partire dalla legalizzazione del divorzio (1972) e dell’aborto (1978) – in occasione e durante il recente “pandemonio” del Covid/19; quest’ultima (ossia, l’obbligatorietà della degenerazione “gender/dizzata”) sarebbe insopportabile (umanamente e spiritualmente) e, dunque, sarebbe doveroso resistere “con le unghie e con i denti” contro una simile depravazione diabolicamente studiata e applicata.

La divina Rivelazione ci viene in aiuto e ci dà degli esempi di come comportarci in simili eventuali frangenti. Si veda il caso dei fratelli Maccabei (I – II Maccabei), che resistettero con le armi alla legislazione tirannica di Antioco IV Epifane, dei quali abbiamo già parlato approfonditamente in questo stesso sito.

Nel presente articolo, perciò, vorrei (dopo aver riassunto brevissimamente l’esempio maccabico) studiare dettagliatamente e porgere all’attenzione del lettore la figura attualissima, che non è stata ancora contemplata in questo sito, di Sansone (Giudici, XVI), il quale non esitò a lottare, sino all’estremo sacrificio della sua vita, contro l’empia perfidia degli idolatri Filistei, corrotti nella fede e nei costumi, operando positivamente non solo con la preghiera, ma con le armi dategli dal Signore, per la loro annichilazione (“si vis pacem, para bellum”)… … … Continua a leggere

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SUICIDIO O TIRANNICIDIO? [1] ~ (Specchietto Riassuntivo-Prima Parte-La Teoria)

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Di fronte alle varie leggi liberticide (per esempio, divieto di uscire di casa, di riunirsi, di assistere i propri cari anche moribondi in ospedale…), omicide (installare i vaccini contenenti le microchip nel corpo umano; divieto di procedere ad autopsia in casi di morte sospetta…) e persino tendenzialmente “deicide” (eucarestia da ricevere solo sulla mano; Messa vietata anche la domenica; funerali e persino l’estrema unzione vietati…), che stanno angustiando gli Italiani in questo terribile anno 2020, molte persone sono talmente preoccupate che non sanno più come reagire convenientemente.

In questi ultimi sei mesi del 2020, in Italia, sono aumentati vertiginosamente i suicidi, arrivando a toccare la somma di circa 350 mila. Molti, non riuscendo più a fare fronte alla crisi economica scatenata dal Covid/19, si disperano e decidono di farla finita. Che dire? Mai disperare e soprattutto mai suicidarsi. Infatti, vi è un’altra via di uscita, che permette di non rovinarsi per l’eternità e neppure per l’aldiquà. Ogni caso ha la sua soluzione, fosse anche il più difficile.

Ai molti Italiani che si pongono il problema, se sia lecito resistere alle leggi tiranniche, che ci angustiano sempre di più da oltre mezzo anno o, se bisogni obbedire sempre e comunque alle disposizioni dell’autorità civile (per esempio, all’obbligo di “educazione” alla perversione sessuale dei bambini già sin dalla scuola elementare) ed ecclesiastica (ad esempio, la comunione eucaristica da ricevere obbligatoriamente sulla mano), si può rispondere con la distinzione classica tra autorità legittima, cui bisogna obbedire quando legifera in maniera conforme alla legge naturale e divina e tirannia, alla quale si può resistere sia non obbedendo passivamente, sia disobbedendo attivamente, anche a mano armata come extrema ratio, qualora volesse imporci degli obblighi contrari al nostro benessere comune temporale e spirituale.

Per re/agire in maniera conveniente occorre conoscere i princìpi… … … Continua a leggere

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DAL “REGNO DEL COVID” AL “REGNO DELL’ANTICRISTO” (2): Ossia dal “Trattamento Sanitario Obbligatorio” alla “Tirannia Sanitaria Obbligatoria” (George Orwell “1984”)

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Nel primo articolo dedicato al Covid/19 (studiato non in sé, ma come trampolino di lancio per il regno dell’Anticristo finale), mi sono basato sul romanzo storico/teologico Il Padrone del mondo di monsignor Hugh Benson, che nel 1907 scrisse sull’inquietante figura dell’Anticristo in relazione all’epoca di fermento modernistico in cui egli si trovava a dover vivere (fondandosi sulla divina Rivelazione, la Tradizione apostolico/patristica e il Magistero della Chiesa) e lo rappresentò come il “Nemico dell’uomo dal volto … umano, che si presenta “sotto forma di agnello, ma all’interno invece è un lupo rapace” (Mt., VII, 15).

Benson non ha predetto personalmente nulla, ci ha solamente ricordato ciò che è scritto (nella Bibbia, nella Tradizione e nel Magistero), applicandolo ai suoi giorni, che già erano “tempestosi”. Gli altri autori di cui mi avvalgo (Zanjatin, Huxley e Orwell) non hanno “previsto” e “predetto” nel senso stretto del termine, ma hanno semplicemente “preannunciato”, nei minimi dettagli, ciò che le Super/Logge, di cui facevano parte, avevano pianificato, già all’incirca 100 anni fa, e che una voce chioccia e melliflua aveva sussurrato, da centinaia di anni, all’orecchio del gran-maestro.

L’autore israelita James Darmesteter, nel XIX secolo, ha descritto questo fenomeno mirabilmente: “L’ebreo cerca i punti più vulnerabili della Chiesa, ed egli ha al suo servizio – per poterli scoprire – oltre la conoscenza dei Libri Santi, la sagacia dell’oppresso. Egli è il dottore dell’incredulo, tutti i rivoltosi spirituali si rivolgono a lui, nell’ombra o in piena luce. Egli lavora nell’immenso laboratorio della bestemmia è lui che forgia tutto quell’arsenale assassino di ragionamenti e d’ironia che armerà gli scettici del Rinascimento ed i libertini; e quel certo sarcasmo di Voltaire non è che l’ultima eco d’una parola mormorata, sei secoli prima, nell’ombra del ghetto, o meglio ancora ai tempi di Celso e di Origene, alla culla stessa della religione del Cristo” (J. DARMESTETER, Coup d’oeil sur l’histoire du peuple juif, Paris, 1881).

Nel presente articoletto mi fondo sul libro di George Orwell, che fu scritto tra il 1946 e il 1948 e che, quindi, avrebbe dovuto essere trattato per ultimo in questa serie di scritti; mentre il libro di Huxley è del 1932 e quello di Zanjatin addirittura è del 1920, ma – come nota giustamente il professor Enzo Pennetta – per arrivare a Huxley (Il mondo nuovo) bisogna passare per Orwell (1984). Per questi motivi presento ai lettori prima il romanzo “1984” di Orwell, anche se fu scritto per ultimo (nel 1946/48), e solo dopo tratterò gli altri due libri di Huxley (del 1932) e Zamjatin (del 1920).

Con la scusa del Covid/19 si è instaurato un “Nuovo Ordine Mondiale” in cui – tramite la somministrazione di vaccini obbligatori e di microchip – si arriverà a cercare di dominare totalmente (anche “da remoto”) non solo la vita pubblica dell’umanità, ma anche quella privata (fisica, mentale, intellettuale e morale) del singolo uomo; nulla sarà più come prima, non facciamoci illusioni… … … Continua a leggere

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Invito alla Lettura: Curzio Nitoglia, “Roma Antica, Giudaismo e Cristianesimo”

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L’Editore Effedieffe di Proceno (Viterbo) ha appena pubblicato il libro Roma antica, Giudaismo e Cristianesimo (630 pagine, 30 euro) di Curzio Nitoglia.

L’Autore, innanzitutto, risolve i rapporti tra Paganesimo, Cristianesimo e Neopaganesimo biologico/esoterico. In un altro capitolo mostra qual è, ancor oggi, il valore perennemente attuale del messaggio spirituale e filosofico che Roma antica può rivolgere al mondo moderno. Quindi, passa a trattare il tema dei rapporti che erano intercorsi – ai tempi di Gesù – tra Ponzio Pilato, Cesare e il Gran Sinedrio per poter, poi, risolvere la vexata quaestio della responsabilità del Giudaismo postbiblico nel Deicidio.

Di poi illustra la genesi della prima persecuzione “romana” (anno 64) contro il Cristianesimo ai tempi di San Pietro e San Paolo, sotto l’Imperatore Nerone, che fu spinto a martirizzare i Cristiani non dai Pagani o dai Romani, come si dice comunemente, ma dalla sua seconda moglie Poppea, che era una giudaizzante, ossia una “proselite della porta”… … …

… … …Non poteva mancare, infine, un’esposizione della filosofia morale di Roma antica, da Marco Aurelio a Seneca, fondata sulla metafisica greca di Platone e Aristotele. Nei capitoli successivi mostra l’attualità e la vitalità della filosofia della Seconda Scolastica (XVI-XVII secolo) in contrapposizione alla Modernità sia in politica (Francisco Suarez) che in ecclesiologia (San Roberto Bellarmino).

Quindi abborda il problema, ridivenuto attualissimo nel 2020 (dopo il Pachamama e il Covid/19), della liceità e doverosità dell’insurrezione armata dei Fratelli Maccabei contro il tiranno di allora (164 avanti Cristo): l’empio persecutore del culto monoteistico, Antioco Epifane, figura e prototipo dell’Anticristo finale e degli Anticristi intermedi odierni: Bill Gates, Soros, Rothschild, Rockefeller, Parolin e Bergoglio…

Finalmente si avvia a trattare la natura della religione giudaica nell’Antico e nel Nuovo Testamento; poi sfata la leggenda della Chiesa primitiva presentata – sia dai modernisti sia dagli esoteristi neopagani – come una setta anarchica, che Continua a leggere

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DAL “REGNO DEL COVID” AL “REGNO DELL’ANTICRISTO” (1): Ossia dal “Trattamento Sanitario Obbligatorio” alla “Tirannia Sanitaria Obbligatoria” (Mons. Benson, “Il Padrone Del Mondo”)

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I recenti avvenimenti preternaturalmente inquietanti, che hanno accompagnato, durante tutta questa prima metà del 2020, la cosiddetta “pandemia” del Covid/19, ci debbono far riflettere sulle origini, lo svolgersi ed il fine di tale vero e proprio “pandemonio”, in cui sotto il pretesto della salute fisica dell’uomo (che oramai ha rimpiazzato la salvezza eterna come Fine ultimo, la quale — assieme al Cielo, l’Inferno, la Morte e il Giudizio — è stata abrogata dal mondo moderno e rimpiazzata da un surrogato immanentistico/temporale di benessere corporale), abbiamo assistito ad un vero e proprio “Colpo di Stato mondiale”, che ha instaurato nell’universo orbe una “Tirannia assolutistica e totalitaria” sotto apparenza terapeutico/eugenetica, che in realtà attacca scientificamente
1°) la natura stessa dell’uomo: a) limitandone la libertà, che è una nota essenziale dell’uomo, senza la quale egli cesserebbe di essere uomo, ossia “animale razionale e libero”; b) isolandolo e rendendolo, così, un “animale a/sociale” ossia uno “zoon a/politikòn”;
2°) l’essenza della religione: cercando di impedire il Culto pubblico e l’amministrazione dei Sacramenti (con il placet del Gran Sinedrio installatosi in Vaticano a partire da Nostra aetate); instaurando così un “Nuovo Dis/Ordine Mondiale” (a/individuale e a/sociale, in/civile e a/religioso) in cui — tramite la somministrazione di vaccini obbligatori, di App/Immuni, di microchip — si arriverà a dominare totalmente (anche “da remoto” o in “smart working” come dicono i giovani) non solo la vita pubblica dell’umanità, ma anche quella privata (fisica, mentale, intellettuale e morale) del singolo uomo.

Già il Sessantotto aveva rivoluzionato l’interiorità mentale soprattutto dei giovani, tramite le droghe, la musica rock e lo sfrenamento freudiano delle passioni (“in interiore homine habitat falsitas …”). Tuttavia queste erano realtà ancora esterne all’uomo, dalle quali la nostra intelligenza e libera volontà, fortificate dalla grazia soprannaturale, ci avrebbero potuto salvare e preservare.

Oggi, invece, si cerca di installare (sotto il pretesto della nostra buona salute fisica: il “fine ultimo” dell’uomo postmoderno, il cui motto è “far finta di essere sani”) nel nostro corpo, nel nostro sangue, nel nostro Dna e nel nostro cervello alcuni “trasmettitori” ossia dei “diavoletti cibernetici”, “tecnologicamente avanzati ed aggiornati” (secondo “lo spirito del Concilio Vaticano II”), che ci obbligheranno a fare ciò che “i Padroni di questo mondo” (Gv., XII, 21; XIV, 30; XVI, 11) vorranno farci fare. Attenzione! non è cosa da poco. Infatti… … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (14): La Santa Sede e il Sionismo da Pio X a Benedetto XV ~ (Quattordicesima Parte)

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La politica vaticana in Palestina con Benedetto XV ~ Gli storici – nell’affrontare la “questione sionista/palestinese” durante il pontificato di Benedetto XV – si interrogano innanzitutto, se sia corretto parlare in senso stretto di una vera e propria nascita, durante quel periodo, della politica della Santa Sede verso la Palestina. Infatti, è evidente che, in senso largo, la Sede apostolica ha sempre avuto una sua politica nei confronti della Terra Santa (che è la Terra di Gesù e degli Apostoli), sin dalla Pentecoste (anno 33) e dall’abbandono della Palestina da parte degli Apostoli per andare a evangelizzare il mondo intero, dopo il martirio dell’Apostolo San Giacomo il Maggiore (nel 42 in Gerusalemme) e, soprattutto, dopo quella di San Giacomo il Minore nel 62. Questa sarebbe, in senso largo, l’antica questione vaticana riguardo ai Luoghi Santi.

Da Herzl alla “Grande Guerra” ~ Tuttavia a partire dalla fine del XIX secolo (1896, la nascita ufficiale del sionismo di Teodoro Herzl) e con i primi decenni del XX (la fine della prima guerra mondiale e il crollo, nel 1917, dell’Impero ottomano che governava la Palestina da svariati secoli, rimpiazzato allora dalla Gran Bretagna) si può parlare in senso stretto “di una politica vaticana, nella Terra Santa e nelle zone limitrofe, talmente nuova – date le pressanti sfide che si profilarono allora nell’area medio/orientale e i radicali sconvolgimenti geopolitici di quegli anni – da far ritenere che si possa parlare strettamente di una vera e propria rinascita o sostanziale rifondazione della politica del Vaticano in Terra Santa” (Paolo Zanini, Nascita della politica vaticana verso la Palestina e i luoghi santi, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 2° vol., p. 514). Questa sarebbe, in senso stretto, la moderna questione vaticano/palestinese.

Si può quindi asserire che con Benedetto XV nasce la vera e propria politica vaticana, nel senso stretto del termine, nei confronti dei Luoghi Santi e della Palestina, che venivano interessati allora dal nuovo sorgere del sionismo (specialmente dopo il 2 novembre 1917 con la “Dichiarazione Balfour”), esportato in Terra Santa in maniera sempre più crescente e preoccupante soprattutto dalla Gran Bretagna.

Occorre specificare che la Dichiarazione Balfour (2 novembre 1917) con cui la gran Bretagna concedeva un “Focolare nazionale” agli ebrei in Palestina fu preceduta da alcuni colloqui, nella primavera del 1917 a Roma, tra Nahum Sokolow (uno dei principali dirigenti del movimento sionista), il cardinal Pietro Gasparri e Benedetto XV, che non dettero nessun risultato mentre la Dichiarazione del 2 novembre 1917 peggiorò notevolmente i rapporti tra Santa Sede e sionismo……. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (13): Benedetto XV, il Problema Ebraico e Sionista ~ (Tredicesima Parte)

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La storica Raffaella Perin – in un saggio molto interessante su cui mi baso sostanzialmente in questo articolo – affronta, soprattutto, la questione dei rapporti “interreligiosi” tra il cattolicesimo e l’ebraismo (ed anche quelli del cattolicesimo col protestantesimo) durante il pontificato di Benedetto XV. Se si studia attentamente il suo saggio, si può vedere ancora meglio (su una questione veramente cruciale come quella ebraica, la quale rappresenta la prova del nove per discernere colui che è pienamente ortodosso da coloro che non lo sono; dacché molti affrontano il problema del modernismo, del liberalismo, della massoneria, ma pochi vogliono cimentarsi con quello più scottante dell’ebraismo postbiblico), se papa Della Chiesa sia stato un Papa novatore e “postconciliare”, come sostengono alcuni neo/zeloti; oppure un Papa tradizionale e “preconciliare”, sia dal punto di vista dogmatico (vs. il giudaismo talmudico) che politico (vs. il sionismo) ed infine ecumenico (vs. il protestantesimo).

La Perin nota innanzitutto che la questione della Riforma luterana “ha avuto un ruolo non secondario nei pontificati di Pio X (quando si intrecciò con la repressione del modernismo, considerato una forma di protestantizzazione del cattolicesimo), di Benedetto XV (che respinse gli inviti a partecipare ai primi congressi ecumenici) e di Pio XI (che non solo condannò ufficialmente con l’Enciclica Mortalium animos del 1928 l’ecumenismo, ma promosse anche una vera e propria campagna antiprotestante in Italia)” (Raffaella Perin, Benedetto XV, i “figli d’Israele” e i “membri delle confessioni religiose”, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., p. 497). La storica vede giustamente una continuità di dottrina teologica e di azione politica nei pontificati di Pio X, Benedetto XV e Pio XI.
John F. Pollard, a proposito dei rapporti tra cattolicesimo e protestantesimo, sotto Benedetto XV, ha scritto che “gli aiuti umanitari promossi dalla Santa Sede durante il primo conflitto mondiale furono comparabili per estensione a quelli della Croce Rossa Internazionale” (J. F. Pollard, The Papacy in the Age of Totalitarism 1914-1958, Oxford, 2014, p. 54).

Infatti, il cardinal Pietro Gasparri, Segretario di Stato di Benedetto XV, il 22 gennaio 1915, scrisse una Lettera agli arcivescovi delle nazioni belligeranti, spiegando che il Papa intendeva non fare differenze religiose, nazionali o linguistiche nel soccorso materiale da prestare a tutti i prigionieri di guerra. Attenzione! Si parla di soccorso materiale e non di “communicatio in sacris”. Papa Della Chiesa non fu un ecumenista ante litteram, ma ebbe la carità soprannaturale che lo spinse a soccorrere, per quanto riguardava i bisogni materiali, tutte le creature umane.

È interessante notare che “quando, nel corso della prima guerra, entrambi gli schieramenti chiesero alla S. Sede di condannare le atrocità commesse dall’altra parte, la risposta fu che una presa di posizione pubblica avrebbe danneggiato gli sforzi per favorire la pace ed avrebbe messo a repentaglio il lavoro umanitario della Chiesa. Benedetto XV (Allocuzione Convocare vos, 22 gennaio 1915) aveva già condannato apertamente ogni ingiustizia da qualunque parte fosse commessa, ma il carattere di paternità universale del Papa gli imponeva di essere imparziale di fronte alle fazioni in lotta” (R. Perin, cit., p. 498) e, perciò, nessuno ebbe a protestare troppo vivamente per questa presa di posizione della Santa Sede sotto Benedetto XV; anche se bisogna precisare, come nota la storica Caterina Ciriello, che Benedetto XV già all’inizio del suo pontificato venne criticato da molte parti per i suoi “presunti silenzi”. In particolare il Papa venne stigmatizzato per non avere condannato specificatamente la brutale invasione del Belgio e venne accusato di essere filo-tedesco” (Caterina Ciriello, La prima enciclica: Ad beatissimi, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., p. 158).

Tuttavia quando, sotto il pontificato di Pio XII, si presentò una situazione analoga, durante la seconda guerra mondiale, papa Pacelli soltanto dopo la sua morte (quando non poteva difendersi) venne aggredito in maniera molto aspra dalla stampa luterana ed ebraica per i suoi “presunti silenzi” e per non aver condannato esplicitamente e pubblicamente la persecuzione degli ebrei da parte del III Reich germanico e … “la storia continua” …… … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (12): La Prima Enciclica di Papa Benedetto XV, 1° Novembre 1914 ~ (Dodicesima Parte)

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La storica Caterina Ciriello spiega che “non è semplice accertare la genesi di questa Enciclica [Ad beatissimi, ndr], per il fatto che non esistono precedenti ricerche in proposito ed anche le indagini archivistiche condotte non hanno dato risultati utili allo scopo. Siamo dunque davanti ad un terreno completamente inesplorato, sul quale si possono costruire molteplici ipotesi” (Caterina Ciriello, La prima enciclica: Ad beatissimi, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., p. 153).

Tuttavia la storica aggiunge: “Anzitutto va detto che Benedetto XV, seguendo la linea del suo antesignano [Pio X, ndr], non mette in secondo piano la questione romana. […]. Papa Della Chiesa coglie l’occasione per rimarcare l’autorità del magistero della Chiesa e l’ossequio ad esso dovuto, lasciando la libertà di esprimere pareri e di discutere su argomenti non toccati dal pronunciamento magisteriale, rifuggendo ogni eccesso di parole, potendone derivare gravi offese alla carità” (cit., p. 153 e 156).

Al contrario certi autori hanno voluto vedere in questa prima Enciclica di Benedetto XV una sorta di programma cripto-modernista, in opposizione al pontificato di Pio X, ma in realtà da quanto emerge dalla Enclica le cose non stanno così.

Papa Benedetto XV, nella sua prima Enciclica, espone il programma del suo Pontificato. Innanzitutto egli lamenta lo spettacolo triste che presenta il mondo attuale e lo definisce “il più tetro forse ed il più luttuoso della storia dei tempi. […]. Il tremendo fantasma della guerra domina dappertutto”.

La guerra è la grande (ma non l’unica) preoccupazione del Papa. Infatti sarebbe riduttivo fare di Benedetto XV unicamente “il Papa della pace” come si può evincere già dalla sola lettura di quest’Enciclica ricca di contenuti, in cui egli ricerca – tra le altre cose – la causa del Primo Conflitto Mondiale per fornire agli uomini un rimedio profondo a tanto male (cfr. Caterina Ciriello, La prima enciclica: Ad beatissimi, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., pp. 150-162).
Nella prima parte dell’Enciclica il Pontefice illustra, sconsolato, la triste situazione degli Stati nel tempo radicalmente rivoluzionario a lui coevo, e, nella seconda parte scrive sulla situazione interna della Chiesa nel tempo presente, rallegrandosene “almeno in parte”.

La causa della Guerra Mondiale, definita “furibonda guerra” (ivi), scrive il Papa, è la lotta che la modernità ha mosso alla Chiesa, che consiste nella separazione dello Stato dalla Chiesa e che “rode le viscere dell’odierna società” (ivi). Infatti “da quando nell’ordinamento statale si è lasciato di osservare le norme e le pratiche della saggezza cristiana, gli Stati hanno cominciato a vacillare nelle loro basi e ne è seguito nelle idee e nei costumi un tale cambiamento che, se Dio non provvede, sembra già imminente lo sfacelo del consorzio umano”… … … Continua a leggere

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Conferenza Mons. Williamson annullata

CAUSA COVID-19 CONFERENZA  MONSIGNOR WILLIAMSON IN ITALIA, GIUGNO 2020 E’ ANNULLATA

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Papa della Chiesa (11): il Conclave del 1914 ~ In Appendice: Benigni e il Giudaismo ~ (Undicesima Parte)

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Il quotidiano milanese Il Corriere della Sera, uscito in edizione straordinaria il giorno della morte del Papa (La morte di Pio X, 20 agosto 1914, p. 1), nota che “scompare il Papa religioso in un’ora che forse renderà necessario un Papa politico”. Infatti proprio il 20 agosto le truppe germaniche avevano occupato Bruxelles. Bisognava affrontare il problema della prima guerra mondiale. Quindi ci sarebbe voluto un Pontefice molto abile nella diplomazia, nella politica, nelle questioni di diritto e questi era il cardinale Giacomo Della Chiesa, allievo del Rampolla, che era stato Segretario di Stato di Leone XIII. Assieme al Della Chiesa avevano lavorato nella Curia vaticana anche monsignor Achille Ratti (il futuro Pio XI dal 1922 al 1939) e monsignor Eugenio Pacelli (il futuro Pio XII dal 1939 al 1958), i quali dovettero confrontarsi con i prodromi e lo scoppiar del secondo conflitto mondiale, essendo anche loro abili “politici” e giuristi, formatisi alla scuola rampolliano/pecciana, ma non per questo modernisti.

Come avevano ben intuìto i giornalisti, dal conclave del 1914 (iniziato quando era appena cominciata la prima guerra mondiale) sarebbe uscito un Papa soprattutto “politico” o diplomatico, ossia atto ad affrontare una questione ampiamente, anzi universalmente politica come la prima guerra mondiale, che avrebbe trasformato totalmente la faccia dell’Europa (fine dell’Impero austriaco) e del mondo, data la partecipazione decisiva degli Usa ad essa e il suo progressivo affacciarsi sulla scena del dominio mondiale, che dura ancora oggi.

La medesima situazione si presentò nel 1939, quando alla vigilia della seconda guerra mondiale, durante il conclave successivo alla morte di papa Ratti, verrà eletto un altro Papa “politico” (papa Pacelli), ma ciò non significa che non fosse “religioso” oppure che Pio XII (al pari di Pecci, Della Chiesa e Ratti) sia stato un Papa “liberale” o “modernista”.

Pio X, a ragione, viene detto Papa “religioso” poiché il problema principale che dovette affrontare durante il suo pontificato fu eminentemente religioso (il modernismo) e non politico (la guerra mondiale); tuttavia ciò non significa che San Pio X non abbia affrontato anche questioni di natura sociale, politica ed economica (PPI, Democrazia cristiana, Sillon); come pure Benedetto XV dovette risolvere anche problemi filosofici e teologici (tomismo, modernismo, esegesi razionalista) e non soltanto diplomatico/politici.

Alcuni storici…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (10): Monsignor Della Chiesa: la prima “Carta Pastorale alla Diocesi di Bologna”, 10 febbraio 1908 ~ (Decima Parte)

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Pio X nomina vescovo Giacomo Della Chiesa (4 ottobre 1907)
Monsignor Giacomo Della Chiesa fu nominato Arcivescovo di Bologna da San Pio X, durante un’udienza privata, il 4 ottobre del 1907; fu consacrato Vescovo dal Papa in persona il 22 dicembre 1907; ricevette l’exequatur del governo italiano il 9 febbraio del 1908, e, prese possesso ufficialmente della sua diocesi il 22 febbraio 1908, arrivando in forma privata a Bologna due giorni prima: il 20 febbraio 1908.

La Lettera pastorale (10 febbraio 1908)
Secondo la prassi, allora abituale, il Vescovo neoeletto iniziava a comporre la sua prima Lettera pastorale, rivolta al clero e ai fedeli della diocesi affidatagli dal Papa, ancora prima di giungervi; così fece anche monsignor Della Chiesa; tuttavia la sua Lettera pastorale venne datata al 10 febbraio 1908, ossia il giorno successivo al suo insediamento.

Monsignor Della Chiesa sino al 1907 aveva lavorato in Curia (a Roma e a Madrid) e non aveva ancora avuto esperienze pastorali o diocesane. Tuttavia, come spiega Antonio Scottà (A. Scottà, Giacomo Della Chiesa Arcivescovo di Bologna: 1908-1914. L’«ottimo noviziato» episcopale di papa Benedetto XV, Soveria Mannelli, 2002, pp. 98-100), lavorando sotto il cardinale Raffaele Merry del Val in Segreteria di Stato, il monsignore genovese aveva seguìto personalmente il caso della condanna di Alfred Loisy sin dal 1905 non da un punto di vista dottrinale (che spettava al Sant’Uffizio), ma dovette leggere la corrispondenza tra Loisy e il S. Uffizio, svolgendo un lavoro di intermediazione e di esecuzione di quanto disposto dal S. Uffizio.
Occorre dire che Alfred Loisy (1854-1940) dopo essere entrato in seminario a soli 17 anni nel 1874, venne ordinato sacerdote nel 1879 (a 22 anni); nel 1881 ricevette la cattedra di ebraico all’Istituto Cattolico di Parigi a soli 24 anni, ma nelle sue Mémoires (Parigi, 3 volumi, 1930-1931, I vol., p. 154) scrisse che dopo soli 7 anni di sacerdozio, a 29 anni (nel 1886), cominciò a sentirsi “estraneo alla Chiesa”. Egli fu, certamente, uno dei maggiori rappresentanti del modernismo specialmente storico ed esegetico. Nel 1909 fu scomunicato e…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (9): Benedetto XV, Monsignor Benigni e il programma del “Sodalitium Pianum” ~ (Nona Parte)

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Modernismo come “setta segreta” ~ San Pio X ha definito il modernismo una “setta segreta / foedus clandestinum” (Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910). Ora per combattere una setta che lavora in segreto, occorre prendere atto della sua segretezza, altrimenti si spara a vuoto in quella che non è una guerra convenzionale, ma una “guerra occulta”. Lo spionaggio viene combattuto con il contro/spionaggio; i servizi segreti nemici vanno combattuti con i propri servizi segreti purché non siano “deviati”. Un serpente che si nasconde tra l’erba folta non lo si schiaccia sparando in aria contro gli uccelli, ma andando alla ricerca del suo covo nascosto.

L’obiettivo di questa “setta segreta” detta anche “quinta colonna nemica”1 composta di “membri segreti o coperti” all’interno della Chiesa, era duplice: 1°) diffondere nella Chiesa alla chetichella, sotto veste ufficiale di apparente cattolicesimo genuino, sistemi teologici in realtà gravemente erronei; 2°) introdursi occultamente nei posti chiave della Chiesa – cattedre universitarie, direzione dei seminari, parrocchie importanti, e, soprattutto, sogli episcopali e specialmente occupare il Papato – per prenderne la guida e cambiarla di nascosto dal di dentro.

In questo modo l’eresia modernista cercava d’infiltrarsi il più profondamente possibile nelle viscere stesse della Chiesa, erodendola dall’interno e lasciandone solo l’apparenza (come fanno i tarli col legno), per disorientare i fedeli, insegnando loro, quasi con l’autorità apparentemente propria della Chiesa, gli errori da questa condannati realmente e distruggerla, così, si fieri potest. Questo è stato il colpo maestro di satana sempre tentato dalla contro-chiesa, ma riuscito solo a partire dal Vaticano II.

Si comprende facilmente che questa “setta segreta” o “foedus clandestinum”, la quale è il “compendio di tutte le eresie” (Pio X, Enciclica Pascendi, 1907), avrebbe realizzato la sua impresa, se fosse riuscita a rimanere completamente occulta all’interno degli ambienti cattolici. Di qui la necessità di combatterla servendosi di metodi leciti, riservati, non eccessivamente pubblicizzati, che svelassero il piano occulto e segreto dei modernisti, come era già avvenuto per il marranesimo nel XV secolo…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (8): Monsignor Giacomo Della Chiesa, dall’episcopato al cardinalato sino ai primi anni del Sommo Pontificato ~ (Ottava Parte)

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Il 4 ottobre del 1907 S. Pio X nominò monsignor Della Chiesa Arcivescovo di Bologna, ricevendolo in udienza privata. “Si è detto che questa nomina è stata fatta per allontanarlo da Roma a causa delle divergenze politiche tra il Segretario di Stato Card. Rafael Merry del Val e il suo sostituto Mons. Della Chiesa, ma nella lunga lettera che quest’ultimo indirizzò al primo, il giorno dopo della sua nomina canonica a Bologna, si legge tutto il contrario. Egli vi narra l’incontro che ebbe con il Papa il quale lo elogiò vivamente e disse che lo inviava a Bologna poiché aveva bisogno di buoni Vescovi. […]. S. Pio X il 22 dicembre consacrò personalmente Vescovo Mons. Della Chiesa e, fatto eccezionale, partecipò al banchetto offerto dal nuovo Arcivescovo” (Y. Chiron, op. cit., p. 94). Dunque è difficile riscontrare una certa freddezza o diffidenza di papa Sarto verso monsignor Della Chiesa.

Il cardinalato ~ Nel Concistoro del 27 novembre 1911 S. Pio X nominò 19 Cardinali, ma non c’era l’Arcivescovo di Bologna quando erano passati oramai 6 anni dalla sua nomina arcivescovile. Qualcuno ha detto che questo ritardare sino all’ultimo la porpora cardinalizia a Mons. Della Chiesa sia stato dovuto all’opposizione del Card. Merry del Val che lo riteneva poco vigilante nei confronti dei modernisti (Y. Chiron, op. cit., p. 115).

In effetti a Bologna Mons. Della Chiesa aveva manifestato una certa indulgenza verso…. … … Continua a leggere

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Papa della Chiesa (7): la formazione giovanile di Giacomo Della Chiesa tra cattolicesimo “moderato” e “integrale” ~ (Settima Parte)

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Padre Giacomo Raggi e la vocazione giovanile di Giacomo Della Chiesa.

La vocazione del giovane Giacomo Della Chiesa è stata coltivata da un suo parente morto in odore di santità: il frate cappuccino Giacomo Raggi, come disse lo stesso papa Benedetto XV il 21 settembre 1914, durante un’udienza privata con il ministro generale dei frati minori cappuccini (Aldo Gorini, Giacomo Raggi da Genova frate cappuccino e la vocazione di Giacomo Della Chiesa, in Alberto Melloni – diretto da – Benedetto XV. Papa Giacomo Della Chiesa nel mondo dell’inutile strage, Bologna, Il Mulino, 2017, 1° vol., p. 29).

Giacomo Filippo Ignazio Raggi nacque a Genova il 12 agosto 1812 da due esponenti dell’aristocrazia genovese ed ebbe quattro sorelle, di cui l’ultima (Ersilia) sposò il marchese Migliorati, che generò Giovanna, la moglie del marchese Giuseppe Della Chiesa e madre di Benedetto XV. Quindi padre Raggi era il fratello della nonna materna del futuro Papa (Aldo Gorini, Giacomo Raggi da Genova frate cappuccino e la vocazione di Giacomo Della Chiesa, cit., p. 30; cfr. F. Callaey da Anversa, La famiglia di Benedetto XV e l’ordine dei frati minori cappuccini, Roma, 1916, pp. 10 e 44).

Il giovane Giacomo Raggi compì gli studi classici nel collegio dei padri gesuiti di Genova, poi frequentò brevemente alcuni circoli aristocratici abbastanza mondani, ma ben presto li abbandonò e non volle seguire il desiderio dei genitori che volevano fargli intraprendere la carriera diplomatica, cominciò ad apprezzare la vita religiosa e decise di entrare nell’ordine dei cappuccini (cfr. F. Callaey da Anversa, cit., p. 45).

Nel 1830, il giovane Giacomo Raggi si recò…. … … Continua a leggere

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