NÉ ERESIA NÉ SCISMA

Prologo 

Purtroppo è un fatto oggettivamente costatabile che papa Francesco, dal 2103, proferisce continuamente eresie materiali ed errori contro la Fede e la Morale.

Difronte a questo stato deplorevole in cui versa l’ambiente ecclesiale, ossia gli uomini di Chiesa e non la Chiesa in sé – la quale è una Società soprannaturale fondata da Cristo, pur se composta di persone umane e dunque inclini all’errore e al male – occorre prendere posizione, evitando tuttavia due errori che ci porterebbero 1°) all’Eresia, se si seguisse l’insegnamento oggettivamente e materialmente ereticale di Bergoglio; o 2°) allo Scisma, se si negasse – anche solo praticamente e implicitamente  il Primato del Papa e lo si volesse giudicare (ossia sentenziare a norma di legge, con vero potere giudiziario ed esecutivo, per deporlo) o se si volesse uscire dalla Chiesa di Cristo fondata su Pietro – nonostante le deviazioni del Vaticano II – ritenendola finita (contro le promesse fatte dal Signore, le quali ci assicurano della sua indefettibilità sino alla fine del mondo).

Infatti, anche se il Papa, ossia il successore di Pietro attuale, pronuncia oggettivamente eresie materiali in questioni di Fede e di Morale, non significa che la Chiesa in sé sia stata distrutta e vinta dalle “porte degli Inferi” (Mt., XVI, 18). Bisogna sempre distinguere gli uomini di Chiesa (“in capite et in membris”) dalla Chiesa in se stessa.

 

Qualche spirito perverso incita allo scisma

Innanzi a questa situazione qualche spirito perverso (vicino alla Massoneria e all’Intelligence) incita, specialmente da qualche anno a questa parte, allo “Scisma” per correggere l’Eresia di Bergoglio.

Niente di nuovo sotto il sole: “In ogni tempo si ebbero degli spiriti leggeri e superbi, che si rivoltarono contro il Primato di Pietro, rendendosi autonomi” (A. Piolanti, Dizionario di Teologia Dommatica, Roma, Studium, 1957, IV ed., p. 380, voce “Scisma”; ristampa, Proceno – Viterbo, Effedieffe, 2018).

Oggi si nota anche un certo torbido interesse politico e internazionale riguardo a un eventuale Scisma, sia 1°) da “destra”, ossia da parte del neo/conservatorismo – imbevuto di Luteranismo, Massonismo e Giudaismo americanista – nel propugnare un vero scisma; sia 2°) da “sinistra”, cioè da parte dell’ultra/modernismo nordeuropeo, che odiando la Chiesa gerarchica vedrebbe di buon occhio un altro scisma lacerare la “Veste inconsutile” della Chiesa.

Infatti a) elementi anti/infallibilisti statunitensi e latinoamericani, più o meno vicini all’ambiente massonico, “giudaico/cristiano” e a quello esoterico della “Tradizione primordiale”, odiano il Papato più che Bergoglio in quanto modernista e apprezzerebbero uno scisma, che deturpi la Chiesa ancor di più di quanto non stiano facendo i Modernisti.

Alcuni elementi bene addentro all’Intellighenzia cattolica romana, che sono anche vicini ad ambienti ebraico/massonici e all’Intelligence americana, sono attualmente molto attivi nel lanciare il sasso dello scisma da far fare ai Vescovi o Cardinali conservatori, mentre poi la nascondono – mandando allo sbaraglio alcuni ingenui in buona fede che vorrebbero far qualcosa di buono per la Chiesa – quando si tratta di uscire allo scoperto e fare azioni concrete.

Monsignor Atanasio Schneider in una sua conferenza, pubblicata il 21 marzo del 2019 sui vari siti, ha scritto: «Uno scisma formale, con due o più pretendenti al trono pontificio – che sarà una conseguenza inevitabile anche di una deposizione canonica di un Papa – causerà necessariamente più danni alla Chiesa nel suo complesso che un periodo relativamente breve e molto raro in cui un Papa diffonde errori dottrinali o eresie».

Nonostante i ripetuti tentativi di qualche “avventuriero” di istigarlo alla deposizione del Papa l’Arcivescovo non è caduto nella trappola.

Oggi, inoltre, deporre Francesco significherebbe trovarsi 1°) con un Papa emerito (Benedetto XVI), 2°) con un altro Papa eletto regolarmente anche se infelicemente, ma deposto (Francesco) e 3°) con un antipapa de facto: il nuovo Pontefice eletto (anche se non vedo da quale Collegio cardinalizio) dopo la deposizione di Francesco. Il che sarebbe una situazione peggiore del Pontificato disastroso del solo Francesco.

“Quando lo Scisma d’Occidente (1378 – 1417) funestò la Chiesa, molti, anche bene intenzionati trovarono nelle teorie conciliariste, secondo cui il Papa può essere giudicato e deposto dal Concilio, la via d’uscita da tanti mali” (A. Piolanti, Dizionario di Teologia Dommatica, cit., p. 82).

Infatti, il ricorso ai Vescovi affinché processino papa Bergoglio per eresia e lo destituiscano è da evitarsi assolutamente, sia teologicamente sia giuridicamente, poiché esso è escluso come eretico dal dogma definito dal Concilio Vaticano I (DB, 1823, 1825, 1831) del Primato di giurisdizione del Romano Pontefice su tutta la Chiesa, compresi i Vescovi e i Cardinali (CIC, 1917, can. 311); poiché in tale ricorso all’Episcopato contro il Papa regnante è implicito un atto sovversivo di Eresia e di Scisma in quanto, de iure si nega teologicamente che il Papa abbia un Primato di giurisdizione sull’Episcopato (Eresia) e giuridicamente in quanto, de facto si agisce pretendendo di giudicare il Papa (Scisma) come fosse inferiore all’Episcopato.

 

Il Papa è Vicario di Cristo ed è sottomesso a Lui

Certamente il Papa è il Vicario di Cristo, ma non può mutare l’autorità che Gesù gli ha dato come se il Papa fosse il Capo di Cristo e non viceversa.

Il Pontefice Romano non può pubblicare nuovi articoli di Fede o di Morale, abrogare quelli esistenti, istituire nuovi Sacramenti, perché tutto ciò rientra nella Potestas excellentiae dovuta solo a Cristo in quanto Dio, mentre il Papa è il Suo Vicario e non può, perciò, contraddire le leggi di Cristo: il Sommo Pontefice non può far leggi, canoni, o stabilire alcunché contro la divina Scrittura, la dottrina del Vangelo.

Perciò obbedire ai voleri di papa Bergoglio che sono in contrasto con la Legge di Dio (cfr. Amoris laetitia, 19. III. 2016) non sarebbe virtù ma peccato di Servilismo. 

Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange citando la frase di S. Tommaso d’Aquino: “L’obbedienza è perfetta quando ci si sottomette nelle cose permesse; sarebbe indiscreta qualora portasse l’anima a sottomettersi nelle cose illecite” (S. Th., II-II, q. 104, a. 5, ad 3), insegna che “l’obbedienza deve essere cieca; basta essere certi che l’ordine datoci non è contrario alla Legge divina, né colpevole, né contrario all’ordine espresso da un autorità più alta”.

Quindi se l’ordine dato da un Papa non è lecito (per esempio, amministrare i Sacramenti ai peccatori pubblici non pentiti, come ha chiesto papa Bergoglio in Amoris laetitia, 19. III. 2016; l’obbligo di non celebrare la Messa tradizionale per adottare quella filo/luterana di Paolo VI, Traditionis custodes, 16. VII. 2021) non si può e non si deve obbedire, altrimenti l’«obbedienza» sarebbe non una Virtù, ma un atto illecito e indiscreto, ossia un peccato almeno materiale.

Il Papa è soggetto di un potere ministeriale, ossia agisce come Ministro e Vicario di Cristo, non come Superiore di Gesù; il Pontefice non è la regola ultima e assoluta della Fede, dei Costumi e del Diritto, ma è subordinato alla Legge e alla Rivelazione divina come pure al Magistero pontificio infallibile o costante della Chiesa (Pio IX, Lettera Tuas libenter, 1863). È per questo motivo che si può e si deve resistere alle “novità” di papa Bergoglio quando si distaccano dall’insegnamento tradizionale e costante della Chiesa.

È chiaro che Bergoglio non può esigere di cambiare la Verità dogmatico/morale e liturgica rivelata dal Signore. Tuttavia…

 

L’EPISCOPATO INTERO È INFERIORE AL SOLO PAPA

…Tuttavia, se l’Episcopato potesse giudicare con autorità giurisdizionale, a norma di legge, con vero potere giudiziario ed esecutivo e deporre il Papa, il Primato di Giurisdizione dato da Cristo a Pietro e ai suoi successori (i Papi) non sarebbe sufficientemente “Primato”, ossia “supremazia, superiorità, predominio, prevalenza e principato”, ma sarebbe piuttosto “Secondariato”, cioè “subalternità, inferiorità, secondarietà e marginalità”. Ora ciò equivale a dire che Cristo avrebbe dato, con molta solennità (cfr. Mt., XVI, 18), un potere inefficace e “deficiente” a Pietro e ai suoi successori i quali potrebbero essere deposti dall’Episcopato, il che ripugna data la Natura divina di Cristo.

 

IL PRIMATO DEL PAPA SULL’EPISCOPATO È UN DOGMA DI FEDE RIVELATA E DEFINITA

Dal 1870 è un Dogma di fede rivelata e definita che Pietro e il Papa, come suo successore, hanno ricevuto da Cristo un’autorità di Giurisdizione “piena, suprema, universale, immediata o diretta e ordinaria” (Concilio Vaticano I, DB, 1831).

Essa non è soggetta a nessun’altra autorità umana, neppure all’Episcopato o al Collegio cardinalizio, ma solo a Dio del quale il Papa fa le veci e del quale deve trasmettere il Deposito della Fede e dei Costumi come gli è stato consegnato. Questo è l’unico limite che il Papa non può valicare. Egli non può cambiare la Fede e la Morale divina, ma la deve custodire inalterata e tramandare incorrotta sino alla fine dei tempi.

 

NESSUNA AUTORITÀ UMANO/ECCLESIASTICA PUÒ PRONUNCIARSI GIURIDICAMENTE SUL PAPA E DEPORLO

Il cardinale Juan de Torquemada insegna che le azioni del Papa sono riservate soltanto al giudizio autoritativo e giurisdizionale di Dio poiché il suo unico superiore è Cristo. Gli uomini, compresi i Vescovi, possono emettere solamente un giudizio privato, logico o “dottorale” riguardo al Papa, ossia un’ammonizione (come quelle ripetute da vari Cardinali e Vescovi a papa Bergoglio, a partire dalla Esortazione sinodale Amoris laetitia del 19 marzo 2016) e non una condanna giuridica a norma di legge con vero potere giudiziario ed esecutivo.

 

IL PAPA PUÒ ESSERE CORRETTO CON RISPETTO E CARITÀ

Tuttavia il Torquemada ricorda che il Papa come persona privata è soggetto alla correzione fraterna, come avvenne ad Antiochia tra San Paolo e San Pietro (cfr. Gal., II, 11-14; At., XV, 13-21), ma se la respinge, non può essere punito o deposto essendo il Capo della Chiesa e il Vicario di Cristo; potrebbe essere punito solo dal supremo Tribunale divino, al quale un giorno dovrà, comunque, reddere rationem. 

 

IL DOGMA DEL “PRIMATO DI PIETRO” RENDE NON GIUDICABILE IL PAPA 

Il Concilio Vaticano I (IV sessione, 18 luglio 1870, Costituzione dogmatica Pastor aeternus) ha stabilito la definizione dogmatica circa il principio dell’ingiudicabilità giuridica del Papa dall’Episcopato: “Insegniamo e dichiariamo che secondo il diritto divino del Primato papale, il Romano Pontefice è il Giudice supremo di tutti i fedeli […]. Invece nessuno potrà giudicare autoritativamente un pronunciamento della Sede Apostolica, della quale non esiste autorità maggiore. Quindi chi affermasse essere lecito appellarsi, contro le sentenze dei Romani Pontefici, al Concilio ecumenico come a un’autorità superiore al Sommo Pontefice, è lontano dal retto sentiero della verità” (DS, 3063-3064).

Il CIC del 1917 al canone 1556, riprendendo la definizione dogmatica del Vaticano I, ha stabilito il principio: “Prima Sedes a nemine iudicatur”, ripreso tale e quale anche dal CIC del 1983, canone 1404.

 

UN SANO ISTINTO DI CONSERVAZIONE

Giustamente i teologi notano che le dottrine contrarie al Primato pontificio sono state originate dall’istinto di conservazione, operante anche nel corpo della Chiesa come in ogni ente vivente, contro l’eventualità di un Papa indegno, che conducesse la Chiesa alla rovina.

Anche Juan de Torquemada sentì questo istinto, ma seppe conservare un sano equilibrio che non gli consentì di recedere dai princìpi, e neppure gli permise di tacere di fronte ad eventuali errori passati o ipoteticamente futuri dei Papi in un’acquiescenza passiva e colpevole.

 

LE SOLUZIONI ODIERNE

Oggi si ripropongono queste varie soluzioni – dettate dall’istinto di conservazione (il quale è operante in ogni uomo e in ogni società familiare, statale e pure ecclesiastica), però non tutte sono equilibrate e conformi alla sana dottrina – di fronte alla situazione disastrosa in cui versa l’ambiente ecclesiale specialmente durante il Pontificato di Francesco, ma iniziata già con quello di Giovanni XXIII (1958-1963).

Infatti, ai nostri giorni 1°) c’è chi ripropone la teoria conciliarista e vorrebbe far deporre il Papa, in quanto eretico, dall’Episcopato; 2°) chi asserisce che bisogna accettare i Decreti del Concilio Vaticano II obbligatoriamente, anche se sono modernizzanti e solamente pastorali, come pure l’insegnamento puramente “esortativo” di Francesco (cfr. Esortazione Amoris laetitia, 19 marzo 2016) e obbedire quando impone di celebrare la Messa riformata luteranamente da Paolo VI nel 1969; 3°) infine chi, come i Dottori scolastici citati, afferma la vera dottrina cattolica, evitando i due errori per eccesso (Servilismo) e per difetto (Conciliarismo).

La sopportazione, quindi, non è l’unico rimedio. Infatti l’Angelico insegna che “il cattivo prelato può essere corretto dall’inferiore che ricorre al superiore denunciandolo, e se non ha un superiore [come nel caso del Papa, ndr], ricorra a Dio affinché lo corregga o lo tolga dalla faccia della terra”.

Certamente è necessario evitare l’errore (per eccesso di “obbedienza” indiscreta) che porterebbe al Servilismo dei fedeli, dei Vescovi e dei Cardinali nei confronti di un Papa, che oltrepassa i suoi poteri, i quali sono limitati dal Diritto e dalla   Rivelazione divini. Il Profeta li chiamerebbe “cani muti incapaci di abbaiare” (Is., LVI, 10). In questo caso è lecito e doveroso ammonire il Papa dell’errore o dell’abuso di potere che sta compiendo come fece San Paolo con San Pietro ad Antiochia, (cfr. Gal., II, 11-14; At., XV, 13-21) e guardare in faccia la triste realtà senza nascondere la testa nella sabbia come fa lo struzzo.

Comunque lo stato in cui si trova la Gerarchia cattolica oggi non lascia ben sperare. Il male prodotto dal Vaticano II è talmente profondo, universale e preternaturale che solo Dio con la sua Onnipotenza può mettervi rimedio.

 

CONCLUSIONE

In quest’ora di agonia dell’ambiente ecclesiale, cui seguirà immancabilmente la sua risurrezione gloriosa e trionfante (come avvenne dopo la Passione e Morte di Gesù, di cui la Chiesa è la continuazione nella storia) occorre 1°) mantenere la dottrina sempre insegnata dalla Chiesa e 2°) evitare gli errori a) per difetto (Conciliarismo), che diminuiscono l’autorità del Primato papale; b) per eccesso (Servilismo), che ritengono il Papa sempre infallibile anche quando rinuncia all’assistenza infallibile dello Spirito Santo, non definendo dogmaticamente e non obbligando a credere per la salvezza dell’anima (come è avvenuto nel Concilio Vaticano II); infine 3°) oggi bisogna continuare a fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, III, 15) evitando di sbandare “a destra” o “a sinistra”.

Noi, Fedeli e Sacerdoti (Chiesa discente) e persino quella parte dell’Episcopato e del Collegio cardinalizio (Chiesa docente o gerarchica), che hanno mantenuto la Fede integra e pura possiamo soltanto ammonire, pregare e far penitenza, insegnare la sana dottrina e le retta morale, amministrare e ricevere i Sacramenti, senza illuderci di potere, umanamente, rimettere in piedi un mondo e un ambiente ecclesiale (l’attuale Papa e l’Episcopato ultra/modernista) che sono diventati peggiori dell’ambiente di Sodoma e Gomorra o della Gerusalemme deicida. Non è questo un lavoro che possono svolgere le forze della natura umana, ma esso richiede l’intervento di Dio Onnipotente. Exurge Domine! A noi resta la pazienza, “a Dio la vendetta” (Deut., XXXII, 35 e 41).

 

  1. Curzio Nitoglia

 

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