Il Potere Occulto dell’Alta Finanza sul Mondo Moderno (37)~ LE FAMIGLIE CHE DOMINANO IL MONDO ~ Il crollo e La risalita dei Rothschild in Francia

Trentasettesima Puntata 

 

Il crollo e La risalita dei Rothschild in Francia

 

Introduzione riassuntiva

Nella trentatreesima e trentaquattresima puntata avevamo visto come la Banca Rothschild di Parigi fosse stata nazionalizzata nel 1981/82 dal Presidente della Repubblica francese François Mitterrand (due mandati consecutivi: 1981 – 1995) e come sembrava dover scomparire dalla scena dell’alta finanza e della politica, almeno in Francia.

Invece – come spiega Martine Orange nel suo documentatissimo libro Rothschild, une banque au pouvoir (Paris, Albin Michel, 2012) – nel 2011, appena trent’anni dopo la nazionalizzazione, la Banca Rothschild è ridivenuta, pian piano la Banca più potente di Francia.

Il libro della dottoressa Martine Orange ci mostra come dal Secondo Impero, instaurato da Napoleone III (1852 – 1870), sino a oggi – almeno a Parigi – i Rothschild sono la Banca familiare che sta ancora al vertice del potere finanziario e, quindi indirettamente anche politico, tranne la pausa che va dal 1982 al 2010 circa.

Essi, molte volte, sono venuti in soccorso della “destra conservatrice” del Presidente gaullista Georges Pompidou (1969 – 1974) e del Presidente Nicolas Sarkozy (2007 – 2012), ma i Rothschild hanno sovvenzionato anche “la sinistra moderata” del Ministro Jacques Delors (1925 –) e del Presidente François Hollande (2012 – 2017), la quale spesso ha dovuto far ricorso alla “Banca delle banche”, che ha aiutato “a destra e a sinistra”.

Guidata oggi da David de Rothschild la Banca dell’omonima famiglia, nel 2008, ha saputo evitare gli scogli della crisi “subprime”, restando l’ultima Grande Banca Familiare del mondo occidentale, mentre tutte le altre sono fallite.

Il libro è assai meticoloso, ripieno di numerose citazioni e anche di “rivelazioni” che erano sconosciute al mondo profano, poiché l’Autrice ha potuto intervistare David Rothschild in persona, che ha voluto rivedere le bozze del suo libro prima di concedere il proprio “nulla osta” alla sua pubblicazione.

Martine Orange è una giornalista del quotidiano “Le Monde” (aperto alla borghesia intellettuale, cattolico/liberale e di sinistra) che si occupa di economia.

Nelle ultime due puntate (35ma e 36ma) ci siamo allontanati leggermente dal nostro tema specifico, avendo studiato la persona di George Soros e la Fabian Society, che tuttavia sono strettamente legati con l’Alta Finanza mondiale e, dunque, implicitamente, con i Rothschild.

Ora, torniamo a studiare da vicino le vicende dei Rothschild soprattutto in Francia per vedere come abbiano fatto a risollevarsi dal rude colpo inferto loro dalla nazionalizzazione di Mitterrand (1981/1982).

Secondo la “Legge Mitterrand”, a partire da un miliardo di Franchi Francesi di depositi bancari, le banche venivano automaticamente nazionalizzate. Ora, questa manovra sembrava un attacco mirato soprattutto ai Rothschild, poiché la cifra di “un miliardo” non era raggiunta appena per un poco dalla Banca “Lazard Frères” (cfr. Martine Orange, Ces Messieurs de Lazard, Paris, Albin Michel, 2006); mentre quella dei Rothschild la sorpassava in pieno.  Ora, la Banca Lazard era molto vicina agli ambienti socialisti francesi, di cui Mitterrand era il leader; mentre, la Banca Rothschild era abitualmente vicina piuttosto agli ambienti conservatori, di “destra”, liberisti e anti/statalisti (come sempre nel corso della loro storia, sin da Napoleone), anche se non disdegnava di offrire, di quando in quando, i suoi servizi pure alla sinistra.

Tuttavia, dopo una forte battaglia parlamentare tra la destra anti/statalista e la sinistra filo/statalista, nel 1982 la “Legge Mitterrand”, sulla nazionalizzazione delle imprese che superassero un miliardo di Franchi Francesi in quantità di depositi, passò.

Questa “Legge” del 1981/82 fu un durissimo colpo per i Rothschild francesi; infatti, la notizia dell’imminente statalizzazione della loro Banca, fece crollare il valore delle azioni delle banche e degli azionisti che erano, più o meno, coinvolti con la “Banca delle banche”. Inoltre, siccome Guy, circa dieci anni prima, aveva messo a capo di tutte le imprese di famiglia la “Banque Rothschild”, anch’esse vennero espropriate dallo Stato francese e fuse assieme alla Banca Rothschild nella statalizzazione.

La famiglia prese un’indennità di “soli” 450milioni di Franchi. Allora i Rothschild, per rimontare la china, si servirono della “Paris Orléans”, una vecchia compagnia ferroviaria di loro proprietà, che venne immediatamente riconvertita in finanziaria e nel giro di circa un anno, con gran discrezione, essi dettero vita a una società comproprietaria della Banca Rothschild, mentre in Parlamento si stava ancora discutendo (“mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata”…): ossia, tra il 1981 e il 1982.

Così, dopo la nazionalizzazione, la società finanziaria “Paris Orléans” poté ricominciare, anche se non più sotto il nome “Rothschild”, la riconquista del mercato finanziario francese.

Quella cifra ottenuta dall’esproprio costituì la rampa di lancio per i futuri investimenti della famiglia Rothschild francese, che non si è data mai per vinta, a differenza di molte altre grandi Famiglie proprietarie di Banche.

Tuttavia i Rothschild parigini lasciarono (momentaneamente e non totalmente) la Francia, poiché non dava più a essi i lauti guadagni di una volta, per andare nel “Nuovo Mondo” e precisamente negli USA, ove il compenso sarebbe stato senz’altro superiore a quello ottenuto nella “Vecchia Europa”.

Però non si trovarono a loro agio nel mondo finanziario americano e, dunque, fecero tutto il possibile per riacquistare il loro prestigio e la loro “onnipotenza” finanziaria in Francia, riconquistandola dopo appena trent’anni.

Inoltre, occorre sapere che il ramo londinese dei Rothschild aveva mantenuto la sua preminenza economica e non era stato scalfito minimamente da nessuna turbolenza.

L’unione fortissima tra fratelli – sparsi in Inghilterra, Francia, Austria, Prussia e Italia – già dai tempi di Amschel Meyer (1744 – 1812) affinché lavorassero in piena sinergia, si era andata affievolendo e con la fine dell’Ottocento i fratelli, pur senza litigi, si erano ritirati ognuno nel proprio “cantuccio”, specialmente in Francia e in Inghilterra, poiché Napoli, Vienna e Francoforte allora avevano perso il loro peso economico/finanziario.

Questa separazione amichevole aveva indebolito finanziariamente la famiglia, che non poteva più usufruire delle informazioni di prima mano che una nazione passava all’altra, permettendo le speculazioni di borsa che avevano arricchito la Banca Rothschild.

Infatti, essa conosceva in Francia i propositi politici dell’Inghilterra e viceversa, così come quelli dell’Austria, della Prussia e del Regno delle Due Sicilie (almeno sino alla prima metà del XIX secolo) e poi se ne avvaleva per speculare in borsa, come successe sin dalla battaglia di Waterloo.

Ora in Francia, quando nel 1986 il centrodestra riprese in mano le redini del potere a Parigi (malgrado Mitterrand, che rimase Presidente sino al 1995) la politica delle nazionalizzazioni non fu più praticata soprattutto da Jacques Chirac per la seconda volta Primo Ministro (1986 – 1988) e poi Presidente della Repubblica (due mandati, il secondo di soli cinque anni a causa di un ictus: 1995 – 2007) e del Ministro dell’Economia (1986 – 1988) Edouard Balladur, che fu successivamente Primo Ministro (1993 – 1995).

Allora, David Rothschild, non si lasciò sfuggire l’occasione, chiedendo un rimborso allo Stato francese, che gli venne accordato, praticamente, quando la Banca Rothschild fu incaricata dal Governo francese di organizzare la privatizzazione della Banca Paribas, guadagnandovi lautamente

Inoltre, la “Compagnie Financière” e la “PO Gestion” dei Rothschild, che avevano dovuto togliere il loro nome da queste imprese finanziarie per evitare la scure delle nazionalizzazioni, poterono tornare ufficialmente sotto la Banca Rothschild.

Abbiamo già studiato – seguendo il bel libro di Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild (1928, II ed., Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2021) – la figura di James Rothschild in Francia (1845 – 1934) che è stata certamente uno dei pilastri della Banca Rothschild assieme a quella di suo fratello Lionello (1808 – 1879) a Londra.

Ora, un altro autore molto ben informato, Herbert R. Lottman (La Dynastie Rothschild, Parigi, Seuil, 1995), tratta anche dei discendenti parigini di James: Guy (20 maggio 1909, Parigi – 12 giugno 2007, Ferrières–en–Bries) e suo figlio David (New York 15 dicembre 1942 ).

Inoltre, egli affronta le vicissitudini della Dinastia Rothschild in Francia, che è riuscita a sormontare la depressione economica del 1929, poi le spoliazioni del regime di Vichy (1941 – 1944) e, infine, anche la più brutta: la nazionalizzazione del 1981/1982 per opera del Presidente François Mitterrand.

Certamente la Banca Rothschild francese è riuscita a sopravvivere anche grazie all’aiuto della sponda londinese, discendente da Lionello († 1879), che dalla Gran Bretagna riuscì sempre a salvare “capra e cavoli” ogni qualvolta le sedi di Vienna, Francoforte/Berlino o Parigi si trovassero in difficoltà nel turbinio delle rivoluzioni dell’Europa continentale.

Il libro di Lottman ha potuto servirsi degli Archivi segreti e ancora inediti della Famiglia Rothschild, che ha messo a sua disposizione anche la corrispondenza privata da essa gelosamente custoditi.

«Oggi [2021, ndr], attorno a David Rothschild» scrive Martine Orange (Rothschild, une banque au pouvoir, cit., p. 9) «gli Stati vacillano, gli imperi finanziari cadono, la crisi finanziaria s’allarga. Abbiamo visto la caduta di Lehman, di Bear Stearns, di Merrill Lynch. Inoltre da circa cinquant’anni, quando David iniziava la sua carriera bancaria, sono scomparse l’una dopo l’altra Warburg, Goldman Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley e anche Lazard. Esse sono restate soltanto delle marche che hanno subìto la legge inesorabile del capitalismo: dopo parecchie generazioni, le famiglie scompaiono. Tuttavia David Rothschild può dire: “Noi Rothschild siamo l’ultima grande banca di famiglia”».

Ebbene, sì. David Rothschild, è riuscito, anche grazie all’aiuto dei cugini londinesi, a perpetuare una tradizione di famiglia, avendo ridato respiro alla Banca Rothschild parigina, dopo aver lottato contro venti e mari. Infatti, come abbiamo visto sopra, nel 1981, pochi avrebbero scommesso sulla Banca Rothschild francese. Invece oggi essa è una delle prime banche del Continente europeo.

Senza dubbio l’andata al potere del Liberismo francese (con Chirac prima Ministro, poi Presidente; Balladur come Ministro, Sarkozy e Macron come Presidenti) dopo la tempesta socialista di Mitterrand, ha trasformato profondamente la faccia del capitalismo francese in questi ultimi trent’anni, cancellando l’ombra del socialismo mitterrandiano che – dopo la sconfitta di Giscard d’Estaing nel 1981 – aveva nazionalizzato la Banca Rothschild francese, mettendola in grave difficoltà.

Il mondo a partire dagli anni Ottanta/Novanta iniziava a essere dominato dal liberismo (Reagan , Thatcher, Berlusconi…), anche la Francia con Chirac e Balladur sino all’attuale Presidente Macron, che ha lavorato per la Banca Rothschild.

L’Urss era crollata e le destre liberali sembravano trionfare un po’ dappertutto.

La Banca Rothschild in Francia – che aveva sempre appoggiato i conservatori e i liberali, anche se non aveva voluto mai farsi nemici a sinistra – ne approfittò e iniziò sagacemente la sua risalita.

All’inizio dell’era liberista in Francia vi erano due grandi Banche: i Lazard e i Rothschild. Tuttavia, dopo la nazionalizzazione, i Rothschild francesi erano divenuti molto meno potenti dei Lazard, i quali, essendo filosocialisti, erano stati favoriti (come abbiamo visto sopra) da Mitterrand, avendo evitato l’esproprio per un soffio. Invece, i Rothschild, essendo filoliberali, vi erano incappati in pieno.

Jacques Attali, che era intimo amico di David Rothschild sin dall’adolescenza, ma che era diventato consigliere ascoltato di Mitterrand, aveva cercato d’impedire l’esproprio della Banca Rothschild da parte dello Stato francese, ma invano (M. Orange, cit., p. 16).

Tuttavia, stando a quel che ci rivela la dottoressa Orange sotto la supervisione di David Rothschild, la situazione economica della Banca Rothschild francese nel 1981 non era poi così rosea come si potrebbe credere; per cui la nazionalizzazione, in realtà, avrebbe giovato alla Banca e avrebbe nuociuto allo Stato francese.

Infatti «la nazionalizzazione della Banca Rothschild è stata un buon affare per gli azionisti della Banca Rothschild che erano stati espropriati assieme alla Banca. Invece, è stata un affare molto meno buono per lo Stato, che versò 43miliardi di Franchi agli azionisti della Banca espropriata. Inoltre, ha dovuto aggiungere circa 10miliardi supplementari per ristrutturare delle imprese vecchie che aveva espropriato. Ora, per i vecchi azionisti della Banca, questa nazionalizzazione è stata quel disastro di cui si parlava nel 1981? Proprio no!» (M. Orange, cit., pp. 25-26).

Certamente la nazionalizzazione non ha giovato all’immagine e al prestigio esterno della Famiglia Rothschild francese, ma dal punto di vista economico le cose non furono poi così catastrofiche per i Rothschild, mentre furono molto vantaggiose per gli azionisti della loro Banca.

Quello che appare da quanto detto è il fatto che l’unica famiglia che sia restata al potere economico/finanziario per oltre 250 anni è quella dei Rothschild; mentre gli storici ed economisti costatano che al massimo una famiglia può mantenere il suo primato economico per un secolo… a eccezione dei Rothschild.

d. Curzio Nitoglia

Fine della Trentasettesima Puntata

…(…continua…)…

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