Il Potere Occulto dell’Alta Finanza sul Mondo Moderno (33)~ LE FAMIGLIE CHE DOMINANO IL MONDO ~ “I Rothschild dal «’14/’18» a oggi”

IL POTERE OCCULTO DELL’ALTA FINANZA SUL MONDO MODERNO


I Rothschild: Una Delle “Grandi Famiglie” Che Dominano Il Mondo


Trentatreesima Puntata


I Rothschild dal «’14/’18» a oggi

Finalmente sono riuscito a procurarmi alcuni libri molto validi sui Rothschild, che arrivano sino al 2012.

Perciò, dopo aver seguìto – per sommi capi – quanto ci narra Pietro Ratto, dal 1914 in poi, mi aiuterò con quest’altri volumi, i quali purtroppo presentano l’inconveniente che, essendo scritti da autori francesi, studiano (molto bene) le vicende della Banca Rothschild; ma, soprattutto, se non esclusivamente, in Francia. Comunque, gli autori sono molto seri e hanno condotto ricerche assai approfondite con consultazione degli Archivi privati dei Rothschild francesi, messi a loro disposizione dalla Casa stessa.

Il primo di questi è quello di Martine Orange, Rothschild, une banque au pouvoir, (Paris, Albin Michel, 2012).

In esso l’autrice ci spiega che – nel 1981 – la Banca Rothschild fu nazionalizzata dal Presidente della Repubblica francese François Mitterrand (1916 – 1996) e sembrava dover scomparire dalla scena della politica e dell’alta finanza, almeno in Francia.

Invece, nel 2011, appena trent’anni dopo la nazionalizzazione, la Banca Rothschild è ancora la Banca più potente di Francia.

Il libro della dottoressa Martine Orange ci mostra come dal Secondo Impero, instaurato da Napoleone III (1852–1870), sino a oggi – almeno a Parigi – i Rothschild stanno ancora al vertice del potere finanziario e, quindi indirettamente, anche politico.

Essi, molte volte, sono venuti in soccorso della “destra conservatrice” del gaullista Georges Pompidou (1911 – 1974) e di  Nicolas Sarkozy (28 gennaio 1955 – ), ma i Rothschild hanno sovvenzionato anche “la sinistra moderata” di Jacques Delors (1925 – ) e di François Hollande (1954 – ), la quale spesso ha dovuto far ricorsa alla “Banca delle banche”.

Guidata oggi da David de Rothschild, la Banca dell’omonima famiglia, ha saputo evitare gli scogli della crisi “subprime”, restando l’ultima Grande Banca Familiare del mondo occidentale, mentre tutte le altre sono fallite.

Il libro è assai meticoloso, ripieno di numerose citazioni e anche di “rivelazioni” che erano sconosciute al mondo profano.

Martine Orange è una giornalista del quotidiano “Le Monde” (di cui il generale de Gaulle fu uno dei primi e principali promotori nel 1944, quando uscì per la prima volta il 19 dicembre; esso è aperto alla borghesia intellettuale e cattolico/liberale e di sinistra) che si occupa di economia, ha scritto anche altri libri molto interessanti per esempio Ces Messieurs de Lazard, Paris (Albin Michel, 2006).

Gli altri due libri di cui mi avvarrò sono: Elizabeth Antébi, Edmond de Rothschild, l’homme qui racheta la Terre sainte (Paris, Editions du Rocher, 2003), che ha ottenuto il “Premio Zadoc–Kahn”.

La dottoressa Antébi (un nome che in ebraico designa una persona originaria della città di Aintab / Gaziantep nella Turchia) è nata il 13 luglio 1945 a Parigi, è dottore in storia delle scienze religiose presso la Scuola pratica degli Alti Studi di Parigi; inoltre, è autrice di vari filmati televisivi e ha pubblicato parecchi libri, tra cui I Missionari ebrei della Francia 1860–1939 (Paris, Calmann–Lévy, 1999).

Nel presente libro studia soprattutto la storia di Edmondo de Rothschild (1845 – 1934), il figlio del fondatore della linea francese della Casa omonima, James (1792 – 1868), mettendo in chiaro, per la prima volta, l’azione discreta per non dire nascosta di Edmondo nella genesi dello Stato d’Israele.

Edmondo a 37anni, nel 1882, si consacrò interamente alla fondazione delle prime colonie ebraiche in Palestina, allora sotto la dominazione ottomana.

Teodoro Herzl, appena 15anni dopo, nel 1897 – a Basilea in Svizzera – creò la prima organizzazione sionista, in senso politico vero e proprio.

La dottoressa Antébi ci spiega che nel 1900, Edmondo, aveva già speso la cifra equivalente al bilancio preventivo di uno Stato, per aiutare le vittime ebraiche dei pogrom a installarsi in Palestina, secondo la vecchia idea, mai sopita dopo il 70 d. C., della a) compera (“gueoulah”) della terra palestinese dai ricchi proprietari Libanesi e  della b) “redenzione” di essa, tornando essa ad appartenere al “Popolo eletto”, che l’avrebbe così santificata.

Infine, mi baserò su Herbert R. Lottman, La Dynastie Rothschild (Paris, Seuil, 1995).

Herbert era un autore statunitense, nato il 16 agosto 1927 a New York e morto a Parigi il 27 agosto 2014, che si era specializzato in storia francese.

Lottman (che viene dall’ebraico “Laut” = puro e “man” = uomo), nel suo libro, parte dalla nascita della Casa Rothschild a Francoforte nel 1744; poi passa a sviscerare le vicende della Banca durante l’epoca napoleonica, studiando la figura del capostipite parigino, James (1792 – 1868), mentre i suoi fratelli si stabiliscono a Napoli, Vienna a e Londra.

Certamente la figura di James è affascinante e il Lottman tratta anche dei suoi discendenti parigini: Guy (20 maggio 1909, Parigi – 12 giugno 2007, Ferrières–en–Bries) e suo figlio David (New York 15 dicembre 1942). Inoltre, affronta le vicissitudini della Dinastia Rothschild in Francia, che è riuscita a sormontare la depressione economica del 1929, poi le spoliazioni del regime di Vichy (1941 – 1944) e, infine, anche la nazionalizzazione del 1982 a opera del Presidente François Mitterrand.

Certamente la Banca Rothschild francese è riuscita a sopravvivere anche grazie all’aiuto della sponda londinese, discendente da Lionello, che dall’«isola isolata» dall’Europa continentale arrivava a salvare “capra e cavoli” ogni qualvolta le sedi di Vienna, Francoforte/Berlino o Parigi si trovassero in difficoltà nella “Vecchia Europa”.

Il libro di Lottman ha potuto servirsi degli Archivi segreti e ancora inediti della Famiglia Rothschild, che ha messo a sua disposizione anche la corrispondenza privata da essa gelosamente custoditi. Tutto ciò lo fa somigliare all’opera indimenticabile di Egone Conte Corti (La famiglia dei Rothschild, 1928, II ed., Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2021), che ci ha condotto nella storia della Banca francofortese dalla nascita (1744) alle soglie del Primo Conflitto Mondiale (1914).

Per ora continuo la storia della “Banca delle Banche”, fondandomi ancora e principalmente sul libro di Pietro Ratto, I Rothschild e gli altri, (Bologna, Arianna Editrice, III ed., 2020), che anche non essendo perfetto (ma, la perfezione non è di questo mondo) ci fornisce pur sempre alcune notizie molto interessanti.

L’Autore spiega che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, Guy de Rothschild, organizzò la rinascita della sua famiglia in patria, che – con l’invasione tedesca della Francia e sotto il regime “collaborazionista” di Vichy – aveva dovuto vivere in sordina.

Il 30 giugno del 1949 Edouard Rothschild morì e suo figlio Guy dovette prendere il timone della Banca francese. Innanzitutto, egli ritardò l’annuncio della morte di suo padre, come avveniva spesso nei decessi di famiglia, per ottenere il tempo sufficiente per far scendere il prezzo delle “azioni/Rothschild” tutto d’un colpo, grazie alla “svalutazione pilotata” del valore delle proprietà del caro estinto; quindi, il prezzo del pagamento della tassa di successione sul patrimonio del defunto veniva drasticamente diminuito e si risparmiava “qualche cosetta” con il fisco (cfr. H. R. Lottman, I Rothschild, storia d’una dinastia, Milano, Arnoldo Mondadori, 1994, p. 270), il che non guasta mai, soprattutto in Casa /Banca Rothschild, che sono – è proprio il caso di dirlo – “tutti casa, sinagoga, banca e loggia”.

Nel 1953 Guy varò l’enorme e potentissima Société d’Investissement du Nord, in cui accorpò le partecipazioni delle principali società finanziarie che gli appartenevano o di cui aveva la maggioranza delle quote; come la Nickel, la Royal Dutch o Shell, la Compagnie française de Pétroles, Peñarroya (una società cilena per l’estrazione di zinco, rame e piombo), la Compagnie du Chemin de Fer du Nord (che si estendeva alle ferrovie del Belgio e alle miniere del medesimo e inoltre del Congo belga), la Banque Ottomane e la potentissima De Beers (una miniera di diamanti, fondata in Sudafrica nel 1888 da Cecil Rhodes).

Nel frattempo, la moglie di Guy de Rotschild, Alix, servendosi della “Aliah des jeunes”, aiutava i giovani ebrei che si trasferivano in Israele.

Successivamente, Guy, si dette all’acquisto di nuove miniere di ferro, di pozzi di petrolio e alla costruzione di reti ferroviarie, che avrebbero collegate tutte queste imprese (in Mauritania, nel Sahara e specialmente in Algeria); tuttavia, queste industrie, nonostante la “rivoluzione algerina del 1954/62, con la conseguente nazionalizzazione delle imprese straniere, continuarono a restare nelle mani dei Rothschild.

Fu proprio Guy che fece far carriera al professorino di letteratura francese, Georges Pompidou, sino a farlo diventare (come Macron) Direttore Generale della Banque Rothschild; poi lo raccomandò anche a de Gaulle, il quale prima lo prese benevolmente come Capo di Gabinetto della Presidenza della Repubblica (nel 1959); poi, Pompidou divenne finalmente Primo Ministro (nel 1962), sino a diventare, nel 1969, Presidente della Repubblica lui stesso, in quanto “uomo dei Rothschild”.  Ecco chi comanda veramente “da dietro le quinte”. I Partiti, i Governi, i Presidenti e i Generalissimi passano, ma le Banche restano: “Stat Banca Rothschild, dum volvitur orbis politicorum”. Naturalmente, Pompidou non dimenticò mai il favore fattogli da Guy (e come avrebbe potuto restare Presidente, se  lo avesse dimenticato… idem per il nostro “super/Mario Monti/Draghi” con la Goldman Sachs). Infatti, quando il nickel cominciò a essere sorpassato come lega metallica e la Nickel/Rothschild ebbe dei seri problemi economico/lavorativi, il duo de Gaulle/Pompidou decise di far coniare una nuova moneta da un Franco Francese proprio in nickel, risolvendo i problemi dei Rothschild… proprio come le mascherine antivirus hanno aiutato un tantino la FIAT degli Elkann a non perdere troppo come industria automobilistica nonostante la pandemia e il conseguente “lockdown” o confinamento.

Frattanto, nel 1957, Edmond II de Rothschild, che era subentrato a Guy, il quale aveva sposato una cattolica nel 1956, intensificò l’impegno della sua Casa e Banca a favore della causa sionista in Palestina e finanziò massicciamente la “Guerra dei sei giorni” (5 giugno 1967 – 10 giugno 1967) d’Israele contro Siria/Giordania/Egitto, che terminò con la vittoria fulminea e schiacciante d’Israele, sotto il comando del generale Moshe Dayan (cfr. P. Ratto, I Rothschild, cit., p. 55).

Sùbito dopo la vittoria d’Israele, Edmond II si recò a “Gerusalemme a toccare – per primo tra i “laici” – il “Muro del pianto” “riconquistato”, che suo nonno aveva tentato di comprare, ma invano, dai Palestinesi.

Infine Guy, “ritornando sulla scena… degli affari” convertì la de Rothschild Frères in Banque Rothschild, rendendola da Banca d’affari (più esclusiva e selezionata) in Banca di deposito, permettendo a una clientela più ampia, per quanto sempre molto ben selezionata, di affidarle i propri risparmi. Inoltre, raggruppò tutte le attività della Famiglia in un’unica potentissima multinazionale, Le Nickel, che inglobava – come abbiamo visto sopra – anche la Rio Tinto (miniere di uranio, piombo, zinco e smeraldi dell’America, Australia e Africa) la Peñarroya (miniere di piombo, zinco, carbone dell’Italia, Francia, Africa e Brasile, nonché del Rame cileno).

Tuttavia la decisione più importante fu quella – annunciata nel 1967 – di trasformare la Compagnia del Nord in una gigantesca multinazionale, che riunisse in sé tutte le attività economico/finanziarie dei Rothschild. Fu così che – nel giro di un decennio – l’attività pecuniaria della Compagnia decuplicò di valore, arrivando a una quota pari a un miliardo e trecento milioni di euro attuali (P. Ratto, cit., p. 55).

La prossima puntata abborderemo in generale «l’affare Mitterrand» 1981/1982 e infine «lo sbarco dei Rothschild a New York» ove studieremo il loro intersecarsi con i Warburg (di lontana origine italiana, trasferitisi in Germania, poi a Londra e infine negli Usa) e i Rockefeller (nati in Germania e poi spostatisi in America).

d. Curzio Nitoglia

Fine della Trentatreesima Puntata

…(…continua…)…

 

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