Il Potere Occulto dell’Alta Finanza sul Mondo Moderno (24)~ LE FAMIGLIE CHE DOMINANO IL MONDO ~ I Rothschild alle prese con Cavour

IL POTERE OCCULTO DELL’ALTA FINANZA SUL MONDO MODERNO

I Rothschild: una delle “Grandi Famiglie” che dominano il mondo

Ventiquattresima Puntata

 

I Rothschild alle prese con Cavour


Prologo

La scorsa puntata abbiamo visto le vicissitudini della famiglia Rothschild durante la Rivoluzione del 1848 e, particolarmente, l’ascendere in quell’anno di Napoleone III in Francia e la caduta di Metternich in Austria.

Nella presente puntata studiamo i rapporti della medesima famiglia con Cavour in Piemonte.

In Francia i Pereire avevano cercato di contrastare il primato bancario dei Rothschild, sfruttando la loro amicizia con Napoleone III, ma ben presto i Pereire avevano dovuto cedere davanti alla preponderanza dei Rothschild.

In Italia si presentò una situazione analoga a quella francese. Infatti, i Pereire operavano finanziariamente anche in Piemonte ma non erano “in grado di far concorrenza ai Rothschild. Tutti – anche lo Stato Pontificio – continuarono a far capo ai Rothschild” (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, II ed., Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2021, p. 401).

Il 24 novembre del 1848 Pio IX dovette lasciare Roma e rifugiarsi a Gaeta a causa dei moti rivoluzionari scoppiati nella Città eterna, che portarono alla nascita della Seconda Repubblica Romana (9 febbraio 1849 – 4 luglio 1849).

Il 20 febbraio 1849, papa Mastai fece appello alle Nazioni cattoliche, invocando il loro aiuto armato per rientrare in possesso di Roma e dello Stato Pontificio.

Ora, in quell’epoca Napoleone III, in vista dei suoi disegni imperiali (e non per ideali religiosi), mirava a cattivarsi le simpatie dei Cattolici. Perciò, nell’aprile del 1849 fece scendere sette mila soldati a Roma, sotto il comando del generale Oudinot (1791 – 1863), che entrò a Roma tra il 30 giugno e il 3 luglio del 1849, ripristinò il Governo del Papa, che fece ritorno all’Urbe il 12 aprile 1850, andando a vivere in Vaticano poiché oramai, dopo l’assalto capitanato da Angelo Brunetti (detto Ciceruacchio) nel 1848, il Quirinale era reputato poco sicuro.

Frattanto Pio IX aveva dovuto sostenere ingenti spese, data la situazione che si era creata a Roma nel 1848. Perciò, aveva pure un gran bisogno di aiuti economici per poter riprendere e continuare a gestire il Governo dei suoi Stati che la Repubblica Romana gli aveva usurpati; quindi, dovette chiederli ai Rothschild (come aveva già dovuto fare Gregorio XVI, che era stato un Papa antiliberale e per nulla incline a un compromesso con la Rivoluzione).

Purtroppo, bisogna costatare che una delle debolezze delle forze controrivoluzionarie fu quella di aver trascurato il potere dell’alta finanza, cadendo così – nel XIX secolo – sotto le grinfie di banchieri non cristiani e soprattutto dei Rothschild. Inizialmente vi furono dei banchieri cristiani e cattolici, ma con il XIX secolo furono quasi totalmente soppiantati dai Rothschild.

Invece, la grande lungimiranza dei Rothschild fu proprio quella di averne capito l’enorme importanza. Chi aveva in mano l’oro e la Banca poteva, da “dietro le quinte”, governare il mondo intero, prestando soldi a destra (Papa compreso) e a sinistra (Napoleone I, Luigi Filippo, Cavour) e poi continuando a finanziare chiunque fosse rimasto al potere sia a “destra” (Pio IX) sia a “sinistra” (Mazzini, Armellini e Saffi).

In ogni caso per i Rothschild non sarebbe cambiato nulla. Perciò l’aver eliminato quasi totalmente la presenza di banche cristiane (come lo erano state i “Monti di Pietà” nel Quattrocento, diffusi dai Francescani osservanti) fu una mossa strategica purtroppo vincente che segnò negativamente le sorti della politica europea.

Infatti, chiunque avesse vinto la guerra avrebbe avuto pur sempre bisogno dei loro favori ed essi avrebbero continuato a comandare dappertutto pur senza governare ed entrare nella politica spicciola.

«Il Nunzio pontificio a Napoli tratta quindi con Carlo Rothschild, ma ne trova molto esagerate le pretese. D’altra parte, finché non sia opportunamente risolto il problema del prestito, appare escluso il ritorno del Papa a Roma. Come condizione del prestito, Carlo chiede la libertà degli Israeliti e, per garanzia, un’ipoteca sui beni ecclesiastici, dato il totale difetto di garanzie materiali e morali che presenta l’odierno governo pontificio. Le prime condizioni sono sùbito respinte energicamente dal Papa, e con Carlo non si conclude nulla. Pio IX, sollecita allora direttamente l’intervento del governo francese presso la Casa Rothschild, per ottenerne condizioni accettabili. James da Parigi considera che il rischio non è grande, poiché il governo pontificio sta per essere restaurato a Roma e la sua esistenza è garantita dalle grandi Potenze cattoliche. Tuttavia, anch’egli formula vari desiderata quanto agli Ebrei di Roma. Gli si risponde, in termini generici, che il Santo Padre è animato dalle migliori intenzioni verso gli Israeliti dei suoi Stati. James se ne accontenta; è tolto così l’ultimo ostacolo al ritorno del Pontefice a Roma» (Egone, cit., p. 401-402).

Tuttavia, Casa Rothschild, contemporaneamente al finanziamento dello Stato Pontificio, negoziò anche un prestito all’avversario del Papa, ossia al Piemonte di Cavour, malgrado i rinnovati buoni rapporti con l’Austria. Ora, il Piemonte si trovava in cattive acque soprattutto a causa della guerra che aveva perduto con l’Impero austriaco. Perciò questo finanziamento al Regno sabaudo era una sconvenienza sia per l’Austria sia per il Regno pontificio, ma “pecunia non olet”… soprattutto per una Banca.

Il Piemonte riuscì a evitare ogni smembramento del suo territorio, ma il Re, Carlo Alberto, sconfitto a Custoza il 25 luglio 1849 e a Milano il 4 agosto dovette abdicare e suo figlio, Vittorio Emanuele II, salendo al trono dovette firmare la pace con l’Austria a Milano, il 9 agosto del 1849.

Tuttavia, l’Austria impose una cospicua indennità di guerra, il cui pagamento costringeva il Piemonte ad addossarsi un grave debito, mettendolo così in condizione di ricorrere ai Rothschild.

Il Ministro delle Finanze piemontesi era allora il banchiere Giovanni Nigra (1798 – 1865), che era amico di Cavour (1810 – 1861), il quale allora non ricopriva ancora una carica ministeriale, pur essendo membro del Parlamento.

Ora Giovanni Nigra, nonostante fosse un banchiere e Ministro delle Finanze non era molto abile in questioni economiche; invece Camillo di Cavour era considerato un’autorità in materia finanziaria e il Nigra si consigliava spesso con lui.

Dietro consiglio del Cavour, Giovanni Nigra, prese contatto con i Rothschild per far fronte al debito contratto con l’Austria, ma le trattative si concretizzarono solo a pace firmata.

James Rothschild da Parigi si recò a Torino per negoziare col Nigra e venne anche a contatto col Cavour, ricavando una buona impressione soprattutto da quest’ultimo, che gli garantì la solidità economica del Piemonte.

Tuttavia si registrò in quel frangente una certa frizione tra il Nigra e il Cavour. Infatti, il primo anche se meno capace del secondo si mise a trattare con James senza consigliarsi più con il Cavour, forse per orgoglio o suscettibilità.

Il motivo di attrito tra i due politici piemontesi consisteva nel fatto che mentre il Nigra voleva trattare solo con i Rothschild escludendo tutti gli altri banchieri; il Cavour avrebbe trattato anche con gli altri (specialmente con i banchieri torinesi e ginevrini), se gli avessero fatto un prestito a migliori condizioni.

Naturalmente i Rothschild ne furono allarmati e riuscirono a ottenere la esclusività del prestito dal Nigra, tenendo all’oscuro di tutto il Cavour, il quale aveva capito perfettamente che il prestito fatto loro dai Rothschild non era affatto conveniente per il Piemonte.

Cavour, che era amico del banchiere svizzero de la Rue, avrebbe invece voluto mettere da parte i Rothschild per fare affari con altri banchieri soprattutto svizzeri, ma lì cominciarono i suoi guai, che secondo alcuni storici lo avrebbero portato alla tomba per avvelenamento, come vedremo in appresso.

Pietro Ratto spiega: «Un caso eclatante era stato quello riguardante l’Italia. Un cospicuo e ripetuto finanziamento dei Savoia da parte di James Rothschild (per far fronte al cui prestito Cavour non aveva esitato a contrarre nuovi debiti, di 180 mila scudi l’anno, anche con il fratello Carlo Rothschild) aveva portato all’unificazione della Penisola, e dopo il compimento della spedizione dei Mille nel 1861 (finanziata anche con l’aggiunta di tre milioni di franchi erogati dalla Massoneria inglese, fortemente interessata a far sì che Garibaldi non si fermasse a Napoli, ma annientasse lo Stato pontificio), alla depredazione della ricchezza del Regno delle due Sicilie perché in possesso dei due terzi del patrimonio economico dell’intera Penisola» (I Rothschild e gli altri, Bologna, Arianna Editrice, 2020, p. 20).

Queste vicissitudini, secondo Egone Conte Corti (cit., p. 406), mostravano ad abundatiam che oramai l’astro nascente in Piemonte fosse il Cavour, il quale già s’occupava degli affari finanziari del suo Regno, senza averne avuto ancora l’incarico ufficiale.

Il prestito ottenuto dai Rothschild non bastò al Piemonte per liberarsi da tutti gli impegni che lo opprimevano e neppure dal deficit del bilancio. Perciò, il Nigra dovette chiedere un altro prestito ai Rothschild, ma il Cavour lo sorvegliava non fidandosi dell’«altruismo» dei banchieri di Francoforte e dell’abilità finanziaria del suo concittadino nonché Ministro delle Finanze piemontesi.

Il “caso Cavour” preoccupava talmente i Rothschild che James tornò ancora una volta da Parigi a Torino per paura che l’affare gli sfuggisse di mano a causa dell’intervento del conte Camillo di Cavour nella vicenda dei finanziamenti da erogare al Piemonte.

Il 21 settembre 1850 James sbarcò a Torino. Oramai Cavour stava per soppiantare il Nigra al Ministero delle Finanze e lasciò Torino per non dover incontrare il Rothschild di Parigi, onde tenersi libero di chiedere prestiti ad altri banchieri, lasciando così la patata bollente nelle mani di Giovanni Nigra.

Proprio in quei frangenti il marchese Emanuele d’Azeglio, convocò il Cavour e gli chiese se volesse prendere il Ministero per l’Agricoltura, il Commercio e la Marina. Cavour accettò, ed essendo diventato Ministro poté finalmente ingerirsi direttamente e senza tanti complimenti negli affari che Giovanni Nigra stava trattando, un po’ sprovvedutamente, con i Rothschild con i quali aveva oramai legato in maniera molto (troppo) stretta le finanze piemontesi.

Cavour non era affatto contento di questo legame, che lui giudicava troppo stretto e poco conveniente per il Piemonte e iniziò ad adoperarsi per smarcare le finanze sabaude alla stretta dei Rothschild, imboccando una via molto pericolosa …

Tuttavia il Ministro delle Finanze sabaude era ancora, almeno per il momento, il Nigra; perciò Cavour non poteva disporre liberamente svincolare il suo Regno dalla Banca parigina.

Nigra, secondo Cavour, era di un’incapacità spaventosa in materia economica e il deficit piemontese nei confronti della Banca Rothschild aumentava vertiginosamente, le finanze sabaude cadevano sempre più sotto l’influenza dei Rothschild.

Cavour arrivò alla conclusione di dover dimettersi da Ministro dell’Agricoltura, se le Finanze sabaude fossero rimaste nelle mani di Nigra. Fu così che il conte Cavour poté entrare a far parte anche del Ministero delle Finanze, anche se era allora ancora diretto dal Nigra.

Siccome il conflitto tra i due Ministri piemontesi era divenuto insanabile, Nigra si dimise e Cavour nell’aprile del 1851 divenne Ministro delle Finanze.

Il Piemonte aveva accumulato un debito molto forte con l’Austria ed era oramai caduto quasi totalmente nelle mani dei Rothschild. Tuttavia, il Cavour giocò abilmente la carta che lo lasciava abbastanza libero nei confronti dei Rothschild, smarcandosi dalla vera e propria sudditanza che aveva contratto il Nigra nei loro confronti.

Cavour, nonostante ciò, era assai abile da non mettersi apertamente contro i Rothschild, rompendo totalmente i rapporti finanziari con la loro Banca; tuttavia cercò soltanto di mostrare loro che il Piemonte poteva fare a meno dei loro prestiti, potendo ricorrere ad altri banchieri, poiché la dipendenza economica del Piemonte dai Rothschild era divenuta funesta per i Sabaudi.

Fu così che Cavour, avendo ottenuto dal Parlamento piemontese l’autorizzazione a contrarre un nuovo prestito, nel luglio del 1851, lo stipulò con la Banca londinese degli Hambro.

La Banca Hambro era una banca britannica con sede a Londra, essa era specializzata negli affari anglo/scandinavi e, per molti anni, fu l’unica Banca operante nei Paesi scandinavi. Fu fondata nel 1839 a Londra e ha cessato la sua attività commerciale nel 2016.

La Banca Hambro fu fondata dal banchiere danese Carl Joachim Hambro nel 1839.

Nel 2016 è stata assorbita dalla Société Générale, che venne fondata nel 1864 da un gruppo d’industriali francesi assieme alla famiglia Rothschild per favorire lo sviluppo del commercio e dell’industria in Francia. Il suo primo Presidente fu l’industriale Eugène Schneider (180 – 1875). La Banca si sviluppò soprattutto in Francia ove nel 1870 aveva già 47 filiali, nel 1871 aprì un ufficio anche a Londra. Ben presto divenne la quarta società per capitalizzazione tra quelle quotate alla Borsa di Parigi. Sùbito dopo la Prima Guerra Mondiale divenne la più grande banca francese degli anni Venti. Nel secondo dopoguerra divenne internazionale e aprì filiali in Africa, in Messico e in Italia. Nel 1987 acquisì il controllo di Fiditalia. Nel 1997 ha assorbito il Crédit du Nord, ma nel 2008 è rimasta vittima di una frode da cui è stata notevolmente danneggiata.

Tornando al Piemonte, Egone (cit., p. 411) commenta: «Le varie Case Rothschild hanno assistito con vivo dispetto a questa infedeltà di Cavour, facendo di tutto per turbare le trattative con la Banca Hambro».

I Rothschild riuscirono a far uscire un articolo sul Times molto pungente sul cattivo stato delle finanze piemontesi, attribuendone la responsabilità all’allora Ministro, Camillo di Cavour, facendo capire tra le righe che il Piemonte correva il rischio del fallimento.

Cavour capì benissimo il rischio che il suo piccolo Regno correva con un nemico così potente e spietato. Perciò fece pervenire all’Austria il pagamento dei restanti sei milioni di debiti che il Piemonte aveva contratto con Vienna, tramite la Banca Rothschild, ma costoro per non fargli scordare la lezione fecero tutto il possibile per deprimere le quotazioni dei prestiti precedenti e mettere il Piemonte in grave difficoltà.

Tuttavia, pian piano, la situazione per le finanze sabaude iniziò a migliorare, le quotazioni in Borsa cominciarono a risalire e, nel gennaio 1852, raggiunsero un livello molto buono. «In quel momento Casa Rothschild iniziò a ravvicinarsi al governo piemontese, e James mandò a Torino suo figlio Alfonso per offrire al Cavour un prestito di 40 milioni di Franchi» (Egone Conte Corti, cit., p. 413).

Cavour, con molto tatto, per non offendere di nuovo i banchieri di Francoforte, ringraziò per la gentile offerta, ma non avendo ancora l’intenzione di contrarre un nuovo prestito, sottopose l’affare alla Camera del Regno sabaudo, la quale non accolse l’offerta, malgrado i suoi aspetti vantaggiosi.

La carriera politica di Cavour era in forte ascesa e, il 4 novembre 1852, conservando il Ministero delle Finanze divenne Primo Ministro. Tuttavia, nei primi giorni del 1853 il bilancio piemontese tornò in deficit, naturalmente James Rothschild non si tirò indietro e fece una nuova offerta al Cavour, il quale era tentato di ricorrere ai Fould, senza eliminare totalmente i Rothschild, ma solamente per mantenere una certa libertà di manovra e una relativa indipendenza dalla loro Banca.

Cavour scelse di trattare con i Fould e con i Rothschild, ma tale manovra scatenò una guerra interna alle due banche e il Piemonte si trovò come un vaso di coccio tra due vasi di ferro.

La famiglia Fould, prese questo nome dalla città di Fulda, poi si stabilì a Metz nel XVII secolo. La Banca Fould fu fondata a Parigi nel 1795.

Essa iniziò a salire alla ribalta con Achille Marcus Fould (Parigi, 17 novembre 1800 – Tarbes, 5 ottobre 1867). Achille fu un banchiere e un uomo politico, che ricoprì anche il ruolo di Ministro delle Finanze della Seconda Repubblica, sotto Luigi-Napoleone Bonaparte e poi fu anche Ministro, dal 1852 al 1860, sotto il Secondo Impero.

Egli dal punto di vista economico/finanziario era un liberale, ma politicamente era assai conservatore e persino autoritario. Il 24 novembre del 1860 si dimise da Ministro per non avallare i decreti riformatori che Napoleone III aveva allora intenzione di promulgare.

Suo padre si chiamava Beer Léon ed era un banchiere israelita. Achille si convertì al Protestantesimo, cosicché la guida della Banca fu presa da suo fratello e lui si dette alla politica.

I Fould erano assai amici con i Pereire e ciò li pose in conflitto con i Rothschild.

Nel 1852 Achille entrò nel mondo bancario, fondando assieme ai fratelli Pereire il Crédit mobilier, ma in séguito entrò in conflitto anche con i Pereire.

Nel 1823 aveva sposato Enrichetta Goldschmidt (1800 – 1870), figlia di Leone Abramo Goldschmidt, un ricco banchiere di Londra, dalla quale ebbe quattro figli.

Per quanto riguarda i Pereire e l’Italia occorre non dimenticare che Napoleone III, nella sua rapida ascesa in Francia, era ricorso non ai Rothschild ma ai Pereire. Fu allora che cominciò uno scontro feroce tra le due Case di banchieri.

«I Rothschild e i Pereire si batterono su ogni campo: azionistico, finanziario, immobiliare e persino sui relativi patrimoni ferroviari. In merito a quest’ultimo punto i Pereire fondarono un Credito mobiliare nel Regno di Napoli, che costituì la Compagnia delle strade ferrate italiane, sovrintendendo così alla realizzazione delle ferrovie del Sud-Italia. James Rothschild rispose con la Ferrovia lombardo-veneta, che collegava la Lombardia all’Austria. […]. Sul piano prettamente finanziario, poi, James non esitò a comprare migliaia di azioni del Crédit Mobilier per poi rivenderle nei momenti più adatti a produrre il massimo danno possibile ai rivali. Con l’aiuto dei suoi fratelli, realizzò nuove alleanze finanziarie internazionali atte a infliggere colpi durissimi alla famiglia Pereire, che intanto cercava di mandarlo su tutte le furie in qualsiasi modo possibile, arrivando persino a comprare tutte le terre attorno al suo castello di Ferrières per il solo gusto di impedirgli di estendere le sue proprietà. Alla fine, però, la grande abilità, le conoscenze altolocate e la forte esperienza finanziaria di James ebbero la meglio. I Pereire (i cui investimenti immobiliari a Marsiglia si rivelarono soldi buttati al vento, non avendo ottenuto la concessione per la costruzione dell’ultimo tratto ferroviario, che fu ostacolato proprio dall’enorme influenza dei loro rivali sul mondo politico francese) vennero accantonati. E Napoleone III dirottò le sue finanze su Casa Rothschild» (P. Ratto, I Rothschild e gli altri, cit., p. 26).

Cavour dovette concludere l’affare con i Rothschild il 3 marzo 1852, pur rimanendo molto scettico nei loro riguardi.

Con l’avanzare degli anni, nel 1859, quando oramai il Piemonte si avviava a capitanare la futura unificazione d’Italia, addirittura il Cavour aveva acquistato una tale esperienza finanziaria e una certa autonomia politica da potersi permettere di sganciarsi (anche se relativamente) dai Rothschild.

La prossima volta vedremo le relazioni che intrattenne la famiglia Rothschild con Bismark.

Curzio Nitoglia

Fine della Ventiquattresima Puntata

…(…continua…)…

 

Questa voce è stata pubblicata in Alta Finanza, Alta Finanza Potere Occulto, Casa Rothschild, Egon Caesar Conte Corti, Mayer Amschel Rothschild, Nathan Rothschild, Rothschild e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.