Il Potere Occulto dell’Alta Finanza sul Mondo Moderno (18) ~ LE FAMIGLIE CHE DOMINANO IL MONDO ~ Parte Diciottesima: “Il primo serio screzio tra i fratelli Rothschild nel 1830/1833 a causa della situazione creatasi in Spagna sin dal 1820”

IL POTERE OCCULTO DELL’ALTA FINANZA SUL MONDO MODERNO

I Rothschild: una delle “Grandi Famiglie” che dominano il mondo

Diciottesima Puntata 


Il primo serio screzio tra i fratelli Rothschild nel 1830/1833 a causa della situazione creatasi in Spagna sin dal 1820


Introduzione

Nell’ultima puntata abbiamo visto come la ricchezza dei Rothschild non solo non aveva subìto perdite a causa della crisi economica prodotta dalla “Rivoluzione francese del 1830”, ma, addirittura, pian piano (tra il 1830 e il 1835) essi erano riusciti a riprendersi e a far levitare le loro quotazioni in Borsa in maniera notevole, grazie alla costruzione della rete ferroviaria nell’Europa continentale (specialmente in Austria e in Francia).

 

Spagna 1830/1833

Tuttavia nel 1830/33 sorse la questione della guerra in Spagna tra la Reggente Cristina e il pretendente al Trono don Carlos, che provocando anche una gravissima crisi finanziaria nella Penisola iberica, mise in contrasto tra di loro i fratelli Rothschild.

Infatti, il Re Ferdinando VII di Borbone, non avendo avuto figli dai primi tre matrimoni ed essendo rimasto vedovo per tre volte, aveva designato come suo successore il fratello don Carlos Maria di Borbone. Però, nel 1830 la quarta moglie (Cristina), gli dette una figlia (Isabella). Allora Ferdinando, mosso da Cristina, nominò l’infante Isabella II Regina di Spagna, nonostante che in Spagna vigesse la legge salica secondo cui le donne non potevano governare. Nel 1833 Ferdinando morì e la Spagna cadde nella guerra civile tra “Carlisti” e “Cristini”. I Carlisti erano sostenuti dalla Chiesa e dai Governi o Regni conservatori d’Europa. Invece Cristina era sostenuta dall’Inghilterra e dalla Francia di Luigi Filippo, dalle forze politiche liberali e soprattutto dalla Massoneria.

Qui, per spiegare meglio la situazione creatasi nella Banca Rothschild, occorre spendere una parola sui due attori principali della storia spagnola del 1830: don Carlos e Cristina.

 

Don Carlo

Don Carlo Maria Isidoro di Borbone-Spagna (1788 – 1855) era un convinto antiliberale ed era molto fermo nell’ortodossia dottrinale e religiosa. Già nella prima crisi del 1820/23 fu minacciato dai liberali, mentre gli ultraconservatori avrebbero voluto vederlo sul trono, ma egli non accettò l’idea di scavalcare il fratello maggiore (Ferdinando VII), cui spettava il trono nella successione al padre (Carlo IV di Spagna). Tuttavia, nel 1830, di fronte alla “prammatica sanzione” – che era un’innovazione reale della pratica sulla successione al trono spagnolo – Carlo, sostenuto dalla Chiesa, fece valere i suoi diritti di succedere al fratello defunto (Ferdinando VII), considerando la “prammatica sanzione” illegittima e illegale, in quanto aveva modificato illegalmente la legge di successione salica, permettendo anche alle donne di salire al trono. Pertanto non volle riconoscere sua cognata Cristina come erede al Trono. Egli non era bramoso di diventare Re, ma era talmente ligio alla tradizione dinastica spagnola che non poteva riconoscere alla cognata il diritto di governare, che per la legge salica spagnola spettava solo agli uomini. Quando Cristina, il 30 settembre 1833, si proclamò reggente per la figlia Isabella II, Carlo, il 1° ottobre, emise un manifesto in cui annunciava la sua ascesa al Trono come Carlo V di Spagna. Dopo tre guerre dette “carliste” contro Cristina, Carlo abbandonò definitivamente la Spagna nel 1839 per la Francia, dove fu anche imprigionato, e nel 1845 cedette i suoi diritti al trono al suo figlio Carlo Luigi. Il 10 marzo 1855 morì a Trieste (allora asburgica) e venne sepolto nella Cattedrale di San Giusto.

 

Maria Cristina di Borbone

Cristina nacque a Napoli nel 1806, nel 1829 sposò Ferdinando VII. Era di tendenze liberali e concesse alla Spagna un governo costituzionale con una Costituzione assai liberale, durante le guerre contro Carlos l’esercito si schierò in massima parte con Cristina che le vinse, ma, nonostante ciò, dopo le tre guerre carliste, nel 1840 fu costretta a espatriare a causa di un golpe diretto dal generale Baldomero Espartero, che capitanava il malcontento dell’Esercito spagnolo contro Cristina, la quale non si era fatta amare dal suo popolo e dal suo esercito. Si diresse, dunque, a Roma, Napoli e poi a Parigi. Finalmente, nel 1843, ritornò a Madrid quando sua figlia Isabella II (1830- 1904), raggiunti i 13 anni, fu proclamata maggiorenne, allora Cristina fece abolire la costituzione  che aveva concesso. Tuttavia nel 1854 una nuova rivoluzione la obbligò a fuggire in Portogallo e poi in Francia, ove morì nel 1878. Nel 1868 anche sua figlia Isabella II fu costretta a lasciare la Spagna e a raggiungere la madre in Francia. Nel 1870 Isabella rinunciò al trono a favore del figlio, Alfonso XII, che riconquistò il trono nel 1874.

 

Lo svolgersi della lotta economico/politica

Il Rothschild – di fronte a questo dissidio spagnolo – non potevano rimanere neutrali, avendo molti interessi nella Penisola iberica.

Nathan da Londra era propenso a finanziare la Regina Cristina, mentre le altre filiali erano inclini a sostenere don Carlos, di lì i dissidi a venire.

In séguito vedremo meglio il perché di queste due scelte, per la prima volta seriamente divergenti, in seno alla famiglia Rothschild; ma, è meglio premettere sùbito che mentre Cristina di Spagna era di tendenze liberali ed era sostenuta (politicamente) dall’Inghilterra e quindi (economicamente) da Nathan Rothschild che lavorava a Londra; invece, il pretendente don Carlos era un antiliberale ed era appoggiato (politicamente) soprattutto dal Metternich e dunque (solo finanziariamente) da Salomone Rothschild che lavorava a Vienna (con Salomone si schierarono James di Parigi, Amschel jr. di Francoforte e Carlo di Napoli).

Inoltre il Re di Spagna, Ferdinando VII, era di tendenze antiliberali, ma non ebbe figli maschi; infatti, ebbe due figlie femmine solo dalla sua quarta moglie: Cristina; però, in Spagna vigeva la successione maschile; quindi, il trono sarebbe spettato al fratello di Ferdinando VII, don Carlos.

Allora Cristina convinse il marito, Re Ferdinando, a promulgare una “prammatica sanzione” con la quale dichiarava eredi al trono anche le femmine e quindi le sue figlie.

Naturalmente don Carlos non accettò la “prammatica sanzione”; di lì la controversia tra Carlos e Cristina su chi dovesse essere il successore di Re Ferdinando.

Nel settembre del 1833 Ferdinando morì. Fu allora che Cristina per controbattere le pretese di Carlos si appoggiò sempre di più al Partito Liberale Spagnolo (per il quale aveva già una certa simpatia tendenziale); mentre don Carlos era apertamente e notoriamente antiliberale.

L’Europa si divise in due partiti, senza alcuna velleità interventista: i “Cristini” e i “Carlisti”. Naturalmente Metternich era filo/carlista, mentre l’Inghilterra e anche la Francia post/1830 di Luigi Filippo parteggiavano per Cristina, date le sue tendenze liberali.

All’inizio del 1835 le vicende volgevano male per Cristina e piuttosto bene per Carlos.

Tuttavia, per capire meglio la situazione creatasi in Spagna attorno al 1830/1833, occorre ritornare per un momento a ciò che era avvenuto nella medesima Spagna nel 1820; infatti, allora si era acceso il fuoco di una guerra civile, scatenata dai liberali spagnoli contro la Monarchia iberica e fu così che il Re di Spagna, Ferdinando VII, chiese, in quei frangenti, al Re di Francia (Carlo X) d’aiutarlo militarmente. Nel 1830 si riprodusse, come vedremo in appresso, una situazione molto simile a quella del 1820, con delle conseguenze un po’ più serie.

 

L’antefatto: Spagna 1820/1823

La questione spagnola del 1820 divenne ben presto una questione europea; per risolvere questo problema il principe Klemens von Metternich (1813-1859) organizzò un “Congresso” di molti sovrani europei, che si riunì a Verona il 20 ottobre 1822, cui erano presenti, oltre al medesimo Metternich, il suo Segretario personale, Friedrich von Gentz (1802-1832) e persino l’Imperatore d’Austria Francesco I (1792-1835).

Essi, inoltre, si portavano dietro, come consulente economico/finanziario, Salomon von Rothschild della filiale bancaria di Vienna; infatti, se i grandi di questo mondo avessero dovuto decidere di muover guerra ai rivoltosi di Spagna, avrebbero avuto bisogno di molti denari, però la pecunia, paradossalmente, non la possedeva l’allora “onnipotente” Impero austriaco, ossia lo Stato o la Politica; ma – proprio come oggi – la Banca (e specificatamente, allora come oggi, quella dei Rothschild).

Nel 1822, a Verona, Salomon, riuscì a sapere quel che bolliva in pentola tra Austria, Russia e Francia riguardo alla Spagna, avvantaggiando così le casse della propria famiglia, inviando prima di ogni altro informazioni utili ai suoi fratelli, permettendo ai suoi congiunti di poter speculare in borsa, ben sicuri su chi puntare gli investimenti e le scommesse vincenti (cfr. Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, II ed., Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2021, pp. 176 – 178).

Infatti, qualsiasi Regno avesse vinto o perso la battaglia, sicuramente la Banca avrebbe “guadagnato” la guerra; avendo prestato soldi a interesse agli uni e agli altri: ai vincitori e agli sconfitti, i quali si sarebbero comunque indebitati, chi più e chi meno, con i Rothschild.

Il Congresso di Verona si chiuse con la decisione di dar luogo a un intervento armato della Francia in Spagna (pagato dai Rothschild) a pro del Re spagnolo Ferdinando VII di Borbone.

Da questo momento i Rothschild si focalizzarono specialmente sulla borsa di Parigi (dove operava James), poiché la guerra contro i rivoltosi spagnoli sarebbe stata guidata militarmente dalla Francia, con l’aiuto dell’Inghilterra (dove operava Nathan) e della Russia, ma sotto la supervisione austriaca (dove operava Salomon) e specialmente di Metternich, il quale si era già consultato con i tre banchieri di Napoli, Parigi e Vienna per avere i mezzi economici con i quali fare la guerra.

Tuttavia l’Inghilterra, economicamente avanzata e liberista, era riottosa a ottemperare i desiderata degli elementi politicamente più conservatori della Russia e dell’Austria. Ora, Nathan operava a Londra e, quindi, si trovava in difficoltà con le posizioni politicamente conservatrici dell’Austria, della Russia e della nuova Francia oramai “restaurata” con Carlo X, in cui operavano finanziariamente i suoi altri quattro fratelli (Napoli, in cui viveva Carlo, dipendeva in pratica dall’Austria).

Dunque, “a lungo andare, anche tra i Rothschild non poteva mancare di sorgere un certo piccolo  dissidio, anche se superficiale” (Egone Conte Corti, cit., p. 179). Questi furono i primi piccoli screzi della famiglia Rothschild, iniziati nel 1820, cui terranno seguito quelli un po’ più seri del 1830/33 sempre a partire dalla situazione spagnola, molto simile a quella del 1820.

Infatti, nel 1820/22 – da una parte – Salomone a Vienna, Amschel a Francoforte, James a Parigi e Carlo a Napoli, si schierarono  (per motivi finanziari e di portafoglio) col conservatorismo di Metternich; mentre – dall’altra parte – Nathan a Londra, pur se a malincuore, dovette sposare il “progressismo moderato politicamente liberale”, non potendosi alienare il governo britannico, ma era una questione di pura opportunità economica e di opportunismo politico, non era assolutamente una divergenza sostanziale o “filosofica” tra gli “Scudi/Rossi”.

La Casa Rothschild finanziò, così, la campagna spagnola del 1823, prestando soldi alla Francia e facendoglieli recuperare mediante un cospicuo risarcimento dei danni di guerra, che alla fine del conflitto sarebbe stato erogato dalla Spagna “liberata” alla Francia “liberatrice”. I Rothschild, nel frattempo avendo saputo al Congresso di Verona (9-14 ottobre del 1822) dell’imminente soluzione bellica, avevano aperto una filiale anche a Madrid.

Intanto, il 7 aprile 1823, la Francia interveniva militarmente in Spagna.

Il primo Ministro francese, Villéle, sebbene “mostrasse una certa diffidenza verso i banchieri francofortesi, nei quali scorgeva soprattutto avidi cacciatori di denaro” (Egone, cit., p. 180); tuttavia, per poter muovere guerra, dovette chiedere un buon aiuto finanziario a James Rothschild.

Ebbene, nessun problema, “poecunia non olet”, allora, per James si trattava a) di prestare (a interesse) alla Francia, che si sarebbe rifatta sul Re di Spagna a guerra finita e b) di guadagnare sia con i monarchici sia con i repubblicani spagnoli. Bisognava pensare agli affari, non agli ideali, questa era ed è la “filosofia” dei Rothschild: prestare a usura (moderata) a tutti i Re (come a tutti i nemici dei Re) per diventare, poi i “padroni economici dei Re di questo mondo” e… dei loro nemici.

Ecco come, pian piano, essi sono diventati i veri “padroni occulti” di tutta l’Europa e poi, nel secolo XX, anche degli Stati Uniti d’America (e dunque di tutto il mondo).

Il Primo Ministro francese, Villéle, di fronte alla dura realtà, si mise (con la Francia intera) nelle mani dei Rothschild, che sarebbero stati ancora una volta gli unici veri vincitori assoluti di tutte le guerre; ossia, i “Padroni dei padroni”, avendo prestato a tutti (vincitori e vinti) e non avendo perso neppure un solo uomo e un solo capello in guerra, dato il loro spirito filantropico e pacifista.

 

La seconda crisi 1830/33

Naturalmente in un conflitto anche la Banca aveva da dire o meglio da “dare” la sua. Fu così che i Rothschild dovendo schierarsi nuovamente per le questioni spagnole sorte attorno al 1830 si trovarono per la seconda volta (dopo il piccolo dissidio del 1820) in un certo dissenso tra di loro, appena dieci anni dopo aver sormontato il primo di più lieve entità. Infatti, le loro banche si trovavano in Paesi che avevano preso parte per uno o per l’altro dei contendenti in Spagna. Quindi, schierarsi con uno o con l’altro troppo apertamente avrebbe potuto significare inimicarsi una potenza oppure l’altra.

Ora, la grandezza dei fratelli Rothschild era nata grazie alla loro forte unione, che era stata loro raccomandata dal vecchio “patriarca” di Francoforte: Amschel senior, ma nella lotta tra Cristina e Carlos sorta nel 1830, quest’unione sembrò quasi incrinarsi molto più che nel 1820…

Uno dei vantaggi di essere sparsi, eppure uniti, in tutta Europa era proprio quello d’informare le altre filiali di quel che bolliva in pentola politicamente in un Paese di modo che una Banca di un’altra nazione, magari in contrasto con questo, potesse sapere prima di tutti come agire in Borsa e poter guadagnare dalla guerra che le due nazioni si muovevano.

Infatti, ciascuno dei cinque fratelli Rothschild teneva gli altri quattro costantemente informati di quanto accadeva nel campo politico ma soprattutto tenendo di mira i risvolti finanziari.

Egone scrive: «I cinque fratelli Rothschild sono informatissimi, poiché ognuno, accordando buoni interessi e amministrando le sostanze di personaggi cospicui, si è procurato relazioni che, anche senza l’ombra di corruzione, valgano loro sempre le informazioni più fresche e sicure. Però, qualche volta tale cosmopolitismo è anche fonte di difficoltà… Appunto nel caso della Spagna, nel 1830, sorge fatalmente un contrasto tra i fratelli. Specialmente Nathan si trova in una situazione delicata, giacché l’Inghilterra è la più incline a un intervento effettivo» (Egone Conte Corti, La famiglia dei Rothschild, II ed., Proceno di Viterbo, Effedieffe, 2021, p. 322).

Invece, la Francia che nel 1830 – con la sconfitta di Carlo X e la salita al trono di Luigi Filippo – si era trovata nel campo liberale e quindi idealmente più vicino a Cristina; tuttavia il Re francese (nonostante la sua vicinanza ideologica alla Regina Cristina) non aveva troppa voglia d’intervenire (soprattutto militarmente) negli affari spagnoli.

James Rothschild, che si trovava a Parigi ed era amico del nuovo Re francese Luigi Filippo, non era per nulla propenso a interferire con le inclinazioni non/interventiste del Re e non voleva immischiarsi delle vicende spagnole. I fratelli di Vienna, Francoforte e Napoli, che «vivono nell’orbita del Metternich, vogliono meno che mai avere a che fare con la Spagna» (Egone Conte Corti, cit., p. 323).

Come si vede la Banca Rothschild a causa della situazione creatasi in Spagna nel 1830 si ritrovò come scissa in due partiti: da una parte la filiale londinese con l’Inghilterra era a favore della Regina Cristina di Spagna; dall’altra parte le filiali dell’Europa continentale affianco dell’Austria erano a favore del pretendente al trono spagnolo, don Carlos.

Da questa bipartizione (in una sola ditta) nacquero, immancabilmente, delle incomprensioni, che portarono a un passo dalla crisi dell’unione familiare sulla quale il vecchio Amschel, verso la metà del Settecento, aveva fondato il suo impero finanziario, ma infine (come vedremo tra poco) esse vennero sormontate e la famiglia sopravvisse assieme alla Banca.

 

L’importanza del mercurio nella situazione spagnola del 1830

Egone ci spiega che la propensione di Nathan a finanziare la Spagna di Cristina non era dovuta solo alla sua presenza a Londra, la quale era politicamente filo/liberale; ma, soprattutto al fatto che in quell’epoca nella Penisola iberica il mercurio (che sarebbe stato una sorta di petrolio di allora) abbondava ed era un ottimo affare su cui investire.

In tutta Europa allora si poteva estrarre mercurio solo in due giacimenti: uno a Idrija (scoperto nel 1490) nella Slovenia occidentale, ai confini con l’Italia e non lontana da Gorizia, appartenente in quell’epoca all’Impero austriaco. Fu così che la Banca Rothschild di Vienna la comprò dal Governo austriaco nel 1833.

L’altra si trovava ad Almadén in Spagna vicino a Ciudad Real (non lontana da Toledo), questa miniera era stata scoperta sin dai tempi degli antichi Romani e veniva sfruttata in quell’epoca dal Governo spagnolo, che ne ricavava ricchi proventi. Naturalmente i Rothschild (e soprattutto Nathan che allora era il capostipite della famiglia) vi avevano messo gli occhi sopra. Infatti, se tutte e due le miniere di mercurio fossero appartenute a un solo proprietario, egli avrebbe potuto avere il monopolio assoluto del mercato di questo metallo (equivalente in quell’epoca al petrolio della nostra era) e ne avrebbe potuto imporre a tutta Europa il prezzo che egli reputava più conveniente per lui: insomma sarebbe diventato ancor di più il “padrone di questo mondo”.

Nathan cercò, dunque, di comprare questa miniera dalla Spagna, la quale in quell’epoca era bisognosa di denari più che mai.

Fu così che Nathan mandò suo figlio Lionello in Spagna nel 1834 e il 27 novembre del medesimo anno il Governo iberico decise di appaltare per cinque anni al miglior offerente, mediante asta, la miniera di mercurio di Almadén.

Il 21 febbraio 1835 Lionello Rothschild sottoscrisse una convenzione con il Ministro delle Finanze spagnolo, José Maria Toreno (1786 – 1843), controfirmata dalla Regina Cristina, che nominò Lionello cavaliere dell’Ordine d’Isabella la Cattolica… (che aveva espulso gli Ebrei dalla Spagna nel 1492…).

Toreno era politicamente un liberale, molto attivo nella vita politica spagnola sin dai primi anni dell’Ottocento, era molto vicino allo spirito inglese; favorevole a concedere la più ampia libertà di stampa, la soppressione dell’Inquisizione e a sciogliere la maggior parte degli Ordini religiosi (soprattutto i Gesuiti). Quando salì al trono il Re Ferdinando VII (1813), che era rigidamente antiliberale, dovette lasciare la Spagna e a rifugiarsi a Parigi dalla quale tornò in Spagna alla morte di Ferdinando (1833). Nella capitale francese conobbe James Rothschild e ne divenne amico, però per un prestito rifiutatogli dal banchiere parigino i loro rapporti si guastarono definitivamente. Il 15 giugno del 1834 fu nominato Ministro delle Finanze dalla Regina Cristina.

I rapporti finanziari tra la Banca Rothschild e la Spagna li intratteneva la sede bancaria di Londra con Nathan (non quella parigina di James) e questo non avrebbe dovuto suscitare l’avversione del Toreno contro la loro Banca, nonostante il suo litigio con James di Parigi.

Fu così che si addivenne, il 4 giugno 1835, all’accordo tra Spagna e Rothschild tramite Toreno e Nathan. Il profitto fu bilaterale, infatti, da una parte la Spagna era molto bisognosa di denari per far fronte alla situazione di quasi guerra civile che regnava allora nei suoi confini e dall’altra parte i Rothschild – avendo ottenuto il monopolio assoluto sul mercurio – riuscirono a far lievitare a circa il 30% in più il prezzo del metallo. Il guadagno per la Banca fu enorme, anche la Spagna vi guadagnò qualcosa, ma a causa della guerra civile quel che guadagnava lo riperdeva ed essa, perciò, non poté rialzarsi dalla grave crisi economica.

Fu così che Toreno per non dover chiedere un nuovo prestito a Nathan lo chiese (nonostante il vecchio litigio) a James Rothschild (come se Nathan non sapesse ciò che faceva James e viceversa), ma «questi non aveva alcun motivo di prestare denari alla Spagna, essendo oramai felicemente concluso l’affare del mercurio» (Egone Conte Corti, cit., p. 326).

Questo secondo rifiuto ricevuto da James irritò fortemente il Toreno, che se la prese con tutta la famiglia e la Banca Rothschild. Fu così che la Spagna si rivolse a un altro banchiere franco/haitiano di nome Alexis Ardouin.

A questo punto la situazione interna alla famiglia Rothschild s’inasprì ancor di più. Infatti, da una parte i quattro fratelli dell’Europa continentale (James, Salomon, Amschel e Carlo) non avevano accettato di buon cuore il prestito di svariati milioni che Nathan aveva erogato alla Spagna e ora temevano che Toreno, avrebbe potuto rifiutarsi di ottemperare il debito e di rendere loro la somma dovuta. Perciò, furono abbastanza severi nei confronti del loro fratello “inglese” (ritenuto sino a poco tempo prima il “capofamiglia”) e lo coprirono di rimproveri (Egone, cit., p. 326).

Qui s’intromise a cuneo il Toreno che cercò d’inasprire il contrasto tra la Banca Rothschild londinese e quelle continentali (austriaca, francese, napoletana e francofortese), facendo leva su Cristina per impedire il rimborso dei quindici milioni che le erano stati prestati da Nathan.

Nonostante tutto i Rothschild riuscirono ad avere indietro una larga fetta del denaro prestato.

«Ricuperato il prestito fatto alla Spagna, i cinque fratelli hanno a Parigi un convegno, durante il quale sfogano la propria collera contro il Governo spagnolo e soprattutto contro il Toreno, decidendo di far mirabile vendetta sul Ministro spagnolo, e vi riescono a esuberanza, mediante una contro/speculazione, della quale parleremo più innanzi» (Egone, cit., ivi).

Nel maggio del 1835 il Governo spagnolo venne rovesciato e il Toreno diventò il Primo Ministro del nuovo Gabinetto. La notizia raggelò i Rothschild – che erano caduti dalla padella (Ministro delle Finanze) alla brace (Primo Ministro) – tuttavia, Toreno promise che il nuovo Ministro delle Finanze spagnole sarebbe stato Juan Alvarez Mendizàbal (1790 – 1853), un economista spagnolo, figura di spicco della Massoneria (membro della Loggia “Taller Sublime” di Cadice, nonché membro del “Supremo Consiglio” del “Rito Scozzese e Accettato” di Spagna) e grande amico dei Rothschild.

Mendizàbal, avendo cospirato contro il Re Ferdinando VII nel 1823, venne condannato a morte, ma emigrò a Londra, poi nel 1828 si spostò in Francia, ove entrò in amicizia con il banchiere Ardouin (chiamato nel ’34 dal Toreno a rimpiazzare i Rothschild) e James Rothschild. Nel 1834 tornò in Spagna e fu nominato Ministro delle Finanze, il 15 giugno del 1835, per diventare Presidente del Consiglio al posto del Toreno, il 25 settembre. Il 15 maggio 1836 venne deposto dalla Regina Cristina, ma da buon Massone tornò a galla e ad essere Ministro delle Finanze dopo la rivoluzione del 1836. Nel 1843 dovette fuggire in Francia, però tornò in Patria nel 1846 ove fu eletto deputato sino al 1850, spegnendosi appena tre anni dopo.

Il suo cognome vero era Méndez, ma egli lo cambiò in Mendizàbal per occultare le sue origini ebraiche.

La situazione era critica, don Carlos rischiava di prendere il potere e così i Rothschild avrebbero perso la miniera di mercurio con tutti i denari che portava loro e il monopolio del mercurio su tutta l’Europa, soprattutto perché Nathan aveva sostenuto apertamente Cristina e Toreno.

Naturalmente tutto ciò mise sempre più di malanimo i quattro altri fratelli Rothschild contro Nathan, che sino a poco prima era considerato il “capofamiglia” e il successore di papà Amschel.

A onore del vero occorre non dimenticare che, se Nathan si era sbilanciato a favore di Cristina, lo aveva fatto per il mercurio e non per un ideale.

Ora, questo “vile metallo” aveva reso potentissimi i Rothschild, facendo di loro l’unico dispensatore del metallo nobile per eccellenza di quell’epoca; certamente la situazione spagnola, successivamente, si era complicata (con la disputa tra Cristina e Carlos) e l’Europa si era divisa in due campi: l’Inghilterra a favore di Cristina e il “Continente europeo” contro di essa. Quindi, la Banca Rothschild presente sia nell’Europa continentale che nell’isola britannica si trovò spiazzata, ma non si poteva ascrivere al solo Nathan questa situazione incresciosa per la Banca Rothschild; perciò le critiche acerbe mosse dai quattro fratelli continentali contro l’isolano furono eccessive e ingenerose.

Nathan, tuttavia, non restò con le mani in mano, ma usò tutta la sua influenza per spingere l’Inghilterra a scendere in armi a fianco di Cristina e soprattutto contro don Carlos (non per amore di Cristina, ma per non perdere il mercurio). James da Parigi spingeva Luigi Filippo a fare la medesima cosa (per lo stesso motivo).

Tuttavia, ciò che essi ottennero fu ben poco; infatti, la Francia non si mosse direttamente, ma inviò soltanto la “Legione Straniera” in soccorso della Regina Cristina; mentre l’Inghilterra fece ancor di meno, inviando una “Legione di volontari”, per dipiù finanziati da Nathan.

La vicenda si complicò ulteriormente perché il Metternich venne a sapere che i Rothschild remavano in direzione diametralmente opposta alla sua, favorendo Cristina e osteggiando Carlos, ma – onde non tediare il lettore – il séguito lo vedremo alla prossima puntata…

Curzio Nitoglia

fine della diciottesima puntata

… … …continua… … …


 

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