IL VERO VOLTO DI VON BALTHASAR (3):  I TRE ARTICOLI DI “SI SI NO NO” (Parte Terza-30/9/2010)

1984: Hans Urs von Balthasar nel suo studio (a Basilea) con Giovanni Paolo II e il cardinale Ratzinger, che si congratulano con lui per aver ricevuto il Premio Paolo VI

Parte Terza
(SiSiNoNo del 30/9/2010)

Introduzione

Purtroppo la falsa Nouvelle Théologie di Hans Urs von Balthasar, rilanciata recentemente da don Alessandro Minutella, sta cercando di penetrare e d’inquinare anche l’ambiente cattolico tradizionalista.

Per far fronte a questo errore pernicioso – che nasconde il veleno del modernismo/moderato (balthasariano/ratzingeriano), sotto le apparenze di conservatorismo teologico – ripubblichiamo tre articoli su von Balthasar, apparsi sulla Rivista quindicinale antimodernista “sì sì no no” (www.sisinono.org), nel 2009/2010.

Non è un caso che von Balthasar fosse vicino alla scuola teologica – moderatamente modernista – raggruppatasi attorno alla Rivista Communio che era capitanata da Joseph Ratzinger, Henry de Lubac e Jean Daniélou; mentre Blathasar (come Ratzinger) era in disaccordo accidentale, ossia quanto al modo e non quanto alla sostanza, con la scuola radicalmente modernista – raggruppata attorno alla Rivista Concilium – di Karl Rahner, Hans Kung, Edward Schillebeechkx, Dominique Chenu e Yves Congar1.

Il fatto che don Minutella inquini oggettivamente2 – non voglio assolutamente fare un processo alle intenzioni soggettive di nessuno3 – la teologia cattolica tradizionale in questi tristissimi tempi di pontificato bergogliano (2013-2021), rifacendosi a von Balthasar e a Joseph Ratzinger la dice lunga.

Per capire il pensiero apparentemente tradizionale, ma sostanzialmente modernista di don Minutella, occorre studiare il pensiero conservator/modernistico di von Balthasar e di Joseph Ratzinger.

Benedetto XVI non è San Pio X e neppure Pio XII; infatti egli ci ha presentato, per tutto il tempo del suo pontificato (2005-2013), la dottrina dell’Ermeneutica della continuità – “sempre asserita e mai provata” come scriveva monsignor Brunero Gherardini4 – tra Concilio Vaticano II e Tradizione apostolica, teoria – questa – non conforme alla realtà.

Si può fare, dunque, la seguente analogia: Benedetto XVI sta a von Balthasar come Bergoglio sta a Rahner e come don Minutella sta a Ratzinger contro Rahner.

Don Minutella si accanisce contro il progressismo radicalmente esasperato di Bergoglio, ma gli oppone il modernismo conservatore di Ratzinger e la teoria del “Concilio Vaticano II, letto alla luce della Tradizione”; tuttavia “un errore” (post/concilio, Bergoglismo) “non si corregge con un altro errore” (Vaticano II, Ratzingerismo).

Don Minutella, inoltre, sostiene, in maniera eccessiva e non teologicamente fondata, 1°) che Francesco non è il Papa regnante, poiché Benedetto XVI non sarebbe “Papa emerito”, ma Papa in atto; 2°) che, chi cita nel Canone della Messa (anche tradizionale) il nome di Francesco come Papa regnante, renderebbe invalida la Messa; ossia in questa Messa in cui si cita in nome di Francesco al Canone, non avverrebbe la transustanziazione, non ci sarebbe la presenza reale di Gesù sotto le apparenze del pane e del vino e non sarebbe lecito partecipare a essa.

Tuttavia Benedetto XVI ha dichiarato numerose volte, dopo le sue dimissioni, che il Papa regnante, cui lui stesso (che è solo “Papa emerito”) è sottomesso, è Francesco. Inoltre per la validità di un Sacramento occorre la materia (pane e vino); la forma (“Questo è il Mio Corpo”, “Questo è il Mio Sangue”) e l’intenzione del Sacerdote, validamente ordinato, di fare un Rito sacro, anche se non ci crede, se reputa che sia sbagliato oppure se celebra o vive nel peccato grave.

Ogni eccesso è un difetto”. Purtroppo in don Minutella si trova l’eccesso rigoristico dell’invalidità della Messa “una cum papa Francisco” e il difetto del neomodernismo del Vaticano II letto alla luce della tradizione balthasariana e ratzingeriana.

Buona lettura dei tre articoli di “sì sì no no”!

d. Curzio Nitoglia


IL VERO VOLTO

DI VON BALTHASAR

(Parte Terza)

ABBATTERE

I “BESTIONI”

«L’essere dell’uomo consiste nel vivere secondo ragione. Perciò, quando uno si attiene a ciò che è conforme alla ragione, allora si dice che si contiene in se stesso» (S. Th., II-II, q. 155, a. 1, ad 2).

«È stato il cristianesimo a separare la religione dall’erotismo che, non a caso, ritorna puntualmente in tutte le forme eretiche e oggi è il momento in cui tutte le eresie sembrano darsi convegno» (A. Del Noce, L’erotismo alla conquista della società, in Aa. Vv, Via libera alla pornografia?, Firenze, Vallecchi, 1970, p. 47).

* * *

Premessa

Nel 1952 Hans Urs von Balthasar, il “neo-teologo” dell’«inferno vuoto» e della conversione e riabilitazione finale dei dannati e anche del diavolo (cfr. sì sì no no, 31 marzo 2010, pp.5-6), tristemente famoso anche per il suo rapporto affettivo-sentimentale, non proprio limpido, con la falsa mistica Adrienne von Speyr5 (v. sì sì no no, 15 ottobre 1992, p, 7), scrisse un libro intitolato “Abbattere i bastioni”, ossia abbattere le frontiere o i bunker che la Chiesa aveva eretto tra sé e il mondo moderno caratterizzato dal soggettivismo filosofico (Cartesio), religioso (Lutero) e politico (Rousseau). Purtroppo tale apertura mentale al mondo moderno, inteso come categoria filosofico-religiosa e non cronologico-temporale, e di “disponibilità pratica comportamentale e sessuale” è penetrata all’interno del Concilio Vaticano II (v. i casi cui accenniamo in nota di Teilhard de Chardin6, Jean Daniélou7, Karl Rahner8, Edward Schillebeeckx9) ed ha prodotto un panteismo (v. sì sì no no, agosto 2010, pp. 1ss.) di marca evoluzionistico-ascendente o teilhardiana, materialista e sensualista. I frutti sono stati disastrosi, a detta dello stesso Paolo VI, che lamentò una “auto-demolizione della Chiesa” e l’infiltrazione del “fumo di satana” nel Tempio di Dio, anche se non solo non fece nulla per cacciarlo fuori, ma si intestardì nell’ applicazione del Vaticano II e soprattutto della Riforma liturgica del 1970, che tanti mali ha causato nella Chiesa.

Le ultime vicende (luglio 2010) dell’episcopato belga, inquisito dalla magistratura, e le sconcertanti tesi pro-pedofilia sostenute nel “Catechismo belga” del 198410, corredato con tanto di disegni inverecondi, redatto e promulgato sotto la supervisione della Conferenza episcopale belga presieduta dal cardinal Danneels, e non bocciato dalla “Congregazione per la dottrina della fede”, ci invitano a riflettere – senza falsi moralismi o pettegolezzi – sulla radice di tanti mali teorico-pratici, e a cercare una terapia che possa guarirli. Infatti la Chiesa non può non avere le energie interne che le consentano di rigenerarsi perché Gesù Le ha promesso: “Ecco Io sto con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”.

Se “il frutto è cattivo” significa che “l’albero è cattivo”, secondo l’insegnamento del Vangelo. Ora i frutti del Concilio e postconcilio si sono rivelati non solo cattivi, ma, col passar del tempo, addirittura marci. Quindi occorre “abbattere i bestioni” (Balthasar, Daniélou, de Lubac, per citare quelli più “conservatori” della rivista “Communio”) che hanno elaborato la teologia dommatico-morale conciliare e la liturgia post-conciliare, la quale ha abbattuto i “bastioni”o i bunker che proteggevano la Chiesa e le anime dei fedeli dagli errori della modernità e post-modernità.

L’ultima proposizione del Sillabo di Pio IX condannava l’opinione secondo cui “il Papa può e deve venire a patti col mondo moderno, il progresso [all’infinito] e il liberalismo”. Il Vaticano II, invece, ha voluto dialogare con i paladini della modernità, del progressismo e del liberalismo, però non solo non è riuscita a convertirli, ma si è fatta convertire da loro, che continuano ad odiare la Chiesa e non la temono più. Siccome “le azioni sono dei soggetti”, se non si combattono gli eretici non si possono estirpare le eresie, che non esisterebbero senza soggetti o uomini eterodossi. La frase roncalliana “bisogna combattere l’errore ma non l’errante” è erronea; la sana filosofia e teologia morale hanno sempre insegnato a combattere “l’errante in quanto errante” e a pregare per lui “in quanto uomo” suscettibile di redenzione.

Le radici della rivoluzione nella Chiesa

Michael Jones, filosofo cattolico americano (di origini tedesche e irlandesi) nato a Filadelfia in Pennsylvania nel 1948, ha studiato a lungo e scritto numerosi volumi sulla degenerazione o rivoluzione post-moderna, sulla rivoluzione culturale-sessuale o studentesca, sul ruolo dell’ebraismo nella rivoluzione contemporanea o Sessantottina. Uno dei suoi libri è stato tradotto in italiano e pubblicato da Effedieffe di Viterbo nel 200911, si intitola Il ritorno di Dioniso. Musica e rivoluzione culturale.

Da qualche tempo Jones collabora puntualmente col sito internet http://www.effedieffe.com e pubblica articoli molto interessanti sul ruolo che la rivoluzione culturale scoppiata nel Sessantotto, ma preparata sin dagli anni Venti, ha svolto non solo nella Società civile ma anche nella Chiesa.

Secondo Jones la vita morale è conseguenza del pensiero teoretico: si vive come si pensa e, viceversa, si pensa come si vive. Egli, perciò, studia non solo la teoria dei rivoluzionari, ma anche la loro etica e il loro modus vivendi pratico. Sant’ Agostino, dal canto suo, ha scritto che l’uomo «o subordina i suoi desideri alla verità o piega la “verità” ai propri capricci» (De Civitate Dei). Jones riscontra che alle idee dei rivoltosi, sia laici che chierici, corrisponde una vita piena di conflitti e disordini intellettuali e morali che essi, poi, esportano, tramite le nuove filosofie, nella Società. Il Sessantotto è il culmine di questo tentativo di piegare la verità naturale e religiosa ai capricci e ai disordini umani. Studiando la vita degli intellettuali sessantottini come quella dei ‘nuovi teologi’ o periti conciliari d’oltralpe (vedi note 2 e 3), Jones vi vede già in nuce la teoria che poi ha sovvertito il mondo civile e religioso: la rivoluzione è il ribaltamento della Legge naturale, che porta alla negazione dei princìpi primi e per sé noti e specialmente alla negazione del principio di identità e non contraddizione per cui il bene è detto male e viceversa12.

La rivoluzione nella Chiesa è scoppiata col Vaticano II (1962-65), ma è stata preparata, in maniera prossima, tra gli anni Venti-Trenta, sia da ecclesiastici (Pierre Teilhard de Chardin13, v. sì sì no no, 30 novembre 2009, pp. 1 ss.) sia da laici laicisti (“Scuola di Francoforte”: Max Horkheimer14, Theodor W. Adorno15 e Herbert Marcuse e “Strutturalismo francese16: Claude Levy-Strauss17, Jean Paul Sartre18, Jacques Lacan19, Louis Althusser, Paul Ricoeur20, Michel Foucault21).

La rivoluzione sessuale22

Il pensatore che ha influito più di ogni altro, anche se è meno conosciuto, non solo sulla società civile ma anche, direttamente e volutamente, sulla e contro la Chiesa è Wilhelm Reich (1897-1957)23 al quale Michael Jones dedica ampio spazio. Reich si è ispirato soprattutto a Marx24, Freud e Nietzsche. Secondo lui dopo Freud25 la rivoluzione ha due alternative: o integrare Marx con il pan-sessualismo freudiano, oppure degenerare verso una svolta autoritaria e moralistica, una sorta di “fascismo rosso” che sarebbe la morte della rivoluzione marxista (oggi, dopo il “crollo” dell’Urss, i neo-con americani parlano di “islamo-fascismo”, perché il mondo arabo non è disposto a farsi invadere fisicamente e corrompere intellettualmente e moralmente26). Ed è per questo che negli anni Trenta-Quaranta i fascismi europei dovevano essere abbattuti per far trionfare la rivoluzione culturale odierna; così come oggi, dopo l’Iraq, anche la Siria, la Palestina, l’Iran dovrebbero essere bombardati di democrazia e pornografia americano-occidentale.

Reich, con Freud, è convinto che l’uomo sin da bambino «è da cima a fondo e soprattutto sessuale»27. Al freudo-marxismo Reich aggiunge Nietzsche, che egli ritiene molto più avanzato dello stesso Freud quale distruttore della morale tradizionale e ideatore del super-uomo del futuro, al quale, però, secondo Reich si arriverà tramite la rivoluzione sessuale e non con la sola volontà di potenza, come voleva Nietzsche.

Un altro pensatore che ha influito su Reich è Henri Bergson (+1941), al quale egli ha tolto ogni elemento spiritualistico per mantenere solo lo “slancio vitale” come forza creatrice in divenire totalmente materiale. Si noti l’analogia con Teilhard de Chardin (+1955), il capofila della teologia del Vaticano II28, che nel suo libro L’energie humaine (Parigi, Seuil, 1962, pp. 91-92) parla di “senso sessuale” nel solco della teoria neoplatonica sull’eros, letta in chiave di evoluzionismo scientistico e materialista. Reich giunge a Giordano Bruno29 (+1600) partendo da Bergson, letto in chiave materialistico-panteistica.

La “dinamite” della sessualità deviata

Le pagine di Jones su Reich ci aiutano a capire come si sia arrivati così in basso, dalla “nuova teologia” al Vaticano II, agli Usa 2000/Belgio 2010. Cercheremo di riassumerle e di apportarvi qualche considerazione complementare. Abbiamo già trattato del Sessantotto, della Scuola di Francoforte e dello Strutturalismo francese (v. sì sì no no, agosto 2010, p. 1ss.). Ora vedremo come Reich abbia intenzionalmente programmato la rivoluzione nella Chiesa mediante la corruzione morale specialmente del clero e poi anche dei fedeli.

Jones scrive: «lo studio della rivoluzione degli anni Sessanta e del Sessantotto è fondamentale per capire cosa è avvenuto dopo, pedofilia compresa, e per trovare rimedi concreti» (http://www.effedieffe.com 19 luglio 2010, “La crisi per le violenze sessuali del clero in Irlanda”, 1a parte). Jones capisce molto bene che la rivoluzione culturale è coincisa con quella spirituale o religiosa della nouvelle théologie e del Vaticano II; nota che i casi di abusi sessuali più noti (in Usa e Irlanda) sono avvenuti a partire dagli anni Settanta, vale a dire dopo cinque anni dalla chiusura del Vaticano II (1962-1965). Questa è una sovversione morale e spirituale che tocca l’interiorità dell’uomo e “le profondità dell’anima umana30 (v. sì sì no no, cit.), è persino più grave della Rivoluzione protestante, di quella francese e di quella comunista. Per uscirne fuori occorre restaurare l’animo umano, ferito dal peccato originale e sovvertito dalle ideologie pan-sessualistiche di Reich, che ha coniato il termine “rivoluzione sessuale” e che ancor più di Marcuse ed Adorno, unì la psicoanalisi freudiana al marxismo trotzkista «creando così un’arma che fu puntata specificamente contro la Chiesa cattolica, e ancor più promosse la corruzione sessuale del clero» (ivi). Come ha ben capito Jones, la rivoluzione della Società civile aveva come scopo ultimo la rivoluzione della Società religiosa.

L’attualità di Reich consiste nel fatto che egli aveva pianificato sin dal 1927 la “sessualità infantile” e la corruzione morale del clero tramite la pedofilia. Per Reich era inutile discutere con i chierici sulla esistenza di Dio, per far loro perdere la Fede; invece era molto più proficuo corrompere la loro morale tramite la sessualità disordinata e deviata, che li avrebbe, poi, condotti inevitabilmente a negare Dio e la sua Legge (The Mass Psychology of Fascism 1933, p. 28; tr it., Psicologia di massa del fascismo, Milano, Mondadori, 1974, 2a ed.).

Reich insisteva molto sulla corruzione (che lui chiamava “liberazione”) sessuale della gioventù sin dalla più tenera età31, essendo ben consapevole della sua forza dirompente non solo individualmente, ma anche socialmente. Infatti, se l’ individuo è disordinato o addirittura deviato moralmente, lo sarà anche la famiglia e quindi la Società civile, che è un’insieme di famiglie, le quali compongono pure la Società religiosa soprannaturale che è la Chiesa. La “dinamite sociale” (così la chiamava Reich) della sessualità disordinata, deviata e soprattutto infantile avrebbe portato dei guasti anche e soprattutto nella Chiesa, che ancor più dello Stato si occupa delle anime. Soprattutto occorre guastare le anime dei Pastori, che disperderanno il gregge, invece di condurlo al pascolo e al Fine ultimo.

Reich batte e ribatte sulla “sessualità infantile” o pedofilia, la quale – ricordiamo – oltre che un peccato è un crimine, in quanto si usa violenza ad un indifeso che non può essere “consenziente” (come invece teorizzava Reich) non avendo ancora il pieno uso della ragione e della libera volontà, né tanto meno le forze fisiche per difendersi e che resterà traumatizzato per tutta la vita, torturato e in un certo senso “ucciso” o distrutto psicologicamente.

Tramite la pedofilia si distruggono le anime degli innocenti e si riesce a criminalizzare il clero, facendo apparire tutta la Chiesa come una società a delinquere, (tramite il sofisma “ex uno disce multos seu omnes”). È esattamente ciò che è successo dopo l’aggiornamento e l’ apertura al mondo moderno del Vaticano II, con la nuova morale della situazione o temporanea, già condannata da Pio XII ma insegnata e propagandata dal padre redentorista e “perito conciliare” Bernard Haering dalla cattedra di teologia morale dell’Alphonsianum di Roma e dalle colonne di “Famiglia Cristiana”. È stato il capovolgimento dogmatico e morale in senso antropocentrico, per cui diventa vero e lecito tutto ciò che pare e piace all’uomo (ferito dal peccato originale) e non ciò che è conforme alla realtà e alla legge naturale ed oggettiva, posta da Dio nell’anima di ogni essere umano32. Jones scrive: «secondo Reich, al fine di realizzare la rivoluzione, il vero rivoluzionario deve promuovere il sesso tra i bambini. Deve anche promuovere la sessualizzazione del clero cattolico, perché la Chiesa cattolica è l’ostacolo principale [il “kathecon” di San Paolo n.d.r.] alla presa rivoluzionaria sulla Società. […]. Questa campagna [programmata tra il Venti e il Trenta] è iniziata alla vigilia del Concilio Vaticano II, ma ha raggiunto il suo culmine nel primo decennio del XXI secolo con la crisi degli abusi sessuali da parte del clero infedele» (ivi)33.

La “psichiatria democratica” di Basaglia

Per Claude Lévy-Strauss (+gennaio 2010) la logica e il ragionamento sono uno snaturamento dell’umanità, l’unica vera genuina umanità è quella del “selvaggio” privo di ogni intendimento raziocinativo (Il pensiero selvaggio) e fornito solo di istinti e sentimenti o dell’inconscio profondo ed oscuro. Di lì è nata l’idea della “psichiatria democratica” secondo cui i folli non esistono, ma sono solo degli emarginati dalle società razionali, le quali rinchiudono abusivamente in manicomio coloro che non vogliono attenersi alla logica razionale.

Franco Basaglia34 (Franco Basaglia – Franca Ongaro, La maggioranza deviante, Torino, Einaudi, 1970) in Italia è stato il portabandiera di tali teorie strutturalistiche, che hanno portato alla chiusura degli ospedali psichiatrici, per fare del mondo intero un enorme manicomio, e alla “minimizzazione” del carcere, che è diventato de facto un colabrodo dal quale si entra e si esce, rendendo l’orbe una enorme “carceropoli”. Questo è il “ritorno di Dioniso”, il dio dell’ebbra follia, profetizzato da Nietzsche come alternativa radicale a Cristo, il Dio della Croce (dal verbo latino “cruciari” = essere tormentato). Oramai selvaggi, folli, criminali, drogati e deviati marciano alla testa della nostra (dis-)Società, la quale corre verso l’abisso del caos e del nulla.

La sovversione tramite il satanismo, la musica disarmonica, la droga e l’eros

Due giovani filosofi maoisti, delusi dal marxismo, Guy Lardreau35 e Christian Jambet36 (L’Ange, Parigi, Grasset, 1976) alla scuola dello psicanalista freudiano-strutturalista Jacques Lacan (+1981) si richiamano a Lin Piao come modello della vera rivoluzione culturale, tradita per loro anche da Mao. Tale delusione li porta a teorizzare la rivolta totale, metafisica e preter-naturale contro il Padrone per eccellenza (Dio), rivolta che ha nell’Angelo decaduto (Lucifero) il suo araldo. Essi criticano tutte le rivoluzioni umane, compresa quella sessuale di de Sade e Freud, come ‘rivoluzioni parziali’, poiché soltanto umane e non metafisiche o preternaturali-gnosticchegianti-esoteriche e si spingono, sulle orme di Lacan, verso un Anarchismo metafisico radicale e preter-naturale, fatto di odio contro il pensiero, il linguaggio (dacché parlare significa già cedere o dialogare col padrone) e soprattutto contro l’essere per partecipazione (il creato) che rimanda all’Essere stesso per essenza (Dio), il vero Padrone da abbattere. Questi autori, per combattere i “padroni”, finiscono per farsi schiavi del “Padrone di questo mondo”, la “Scimmia di Dio” o Lucifero. Essi si rifanno alla Gnosi antica, al Manicheismo, e non a caso all’apocatastasi di Origene (cfr. L’Ange, cit., p. 83) che salva anche il diavolo (come hanno fatto, in questi ultimi tempi, Hans Urs von Balthasar e Jean Daniélou), e superano la modernità di Hegel contrapponendo il Ribelle per eccellenza (Lucifero o l’Angelo Ribelle) al Padrone per essenza (Dio) in un delirio autodistruttivo e assieme di onnipotenza tipicamente post-moderno o nichilistico.

Per Lardreau e Jambet (cfr. L’ Ange, cit., p. 5) l’Angelo Ribelle si può raggiungere solo attraverso una scommessa che è un rischio, tramite evocazioni esoteriche e sataniste, per giungere al Nuovo Mondo formato dall’Angelo Ribelle contro il Vecchio Mondo creato dal Dio Padrone. Questa è la conclusione più coerente tirata dalle premesse della filosofia contemporanea o post-moderna37.

Oltre alla sovversione dell’uomo mediante lo scatenamento delle passioni specialmente sessuali tramite la psicanalisi freudiana, la musica sincopata rockettara38, la moda invereconda, la stampa rosa o “gossip”, la Scuola di Francoforte e lo Strutturalismo si servono anche dell’uso, prima teorizzato e poi fatto mettere in pratica, della droga per annichilare definitivamente l’uomo in ciò che lo rende tale: ragione e volontà libera (S. Th., I-II, q. 18, a. 5 “bonum hominis est se esse secundum rationem”). Allen Ginzeberg (Acido lisergico)39, il poeta della “droga-mania”, scrive: “Io odio Dio. Grazie a Dio non sono un Dio”.

L’uomo è definito da Aristotele come “individuo razionale e libero”. Ora individuo significa “indiviso in se stesso e distinto da ogni altro” mentre il drogato è definito da G. Anders40 come “diviso in due” ossia scisso o morto. La ragione e la volontà sono le facoltà nobili o regine dell’anima umana. Quindi, per il vero rivoluzionario, bisogna dopo aver ucciso il re (anche materialmente nella Rivoluzione inglese, francese e sovietica) uccidere anche la regina dell’essere umano: la ragione e la libera volontà. Uno dei massimi esponenti della filosofia nichilistica tramite l’eros è Georges Bataille41 (1897-1962), che parte dal panteismo per giungere al culto del Nulla concretizzato nella satano-latria. Augusto Del Noce ha scritto che «l’eros di Bataille come culto della morte rivela una connessione necessaria con la demono-latria»42. Bataille, infatti, celebra il diavolo come «il dio della trasgressione», un Dioniso redivivo o «quel dio che è il rovescio di Dio»43. Inoltre Bataille, da vero gnostico, vede nel peccato la via della salvezza e scrive: «il male appare come una fonte di vita! Rovinando in me stesso e negli altri l’integrità dell’essere mi apro alla comunione, posso giungere al culmine morale. E il culmine non è subire, ma volere e fare il male. Il Male è accordo volontario con il peccato, con il delitto»44.

Il pan-sessualismo di Teilhard “fumo di satana nel Tempio di Dio

Abbiamo visto che il pensiero di Teilhard de Chardin è principio e fondamento della nouvelle théologie e del Vaticano II (v. sì sì no no, 30 novembre 2009, pp. 1 ss.).

Il Gazzettino del 15 febbraio 1995 scriveva: “Teilhard de Chardin, un amore per Swan”, e citava uno scambio epistolare, durato 26 anni, tra Teilhard e Lucille Swan, pubblicato a cura della “Georgetown University” (Usa). Anche Avvenire, il quotidiano della CEI, ne diede notizia il giorno di San Valentino (Patrono degli innamorati!) il 14 febbraio del medesimo anno (v. sì sì no no, 31 marzo 1995).

La prima reazione al teilhardismo venne da mons. Antonino Romeo (L’enciclica Divino afflante Spiritu, in Divinitas, Città del Vaticano, dicembre 1960). Ve ne furono altre45.

Ora cerchiamo di scrutare quali sono le conseguenze morali della teoresi teilhardiana. È stato scritto: «In questo quadro l’ascetica cristiana appare completamente rinnovata: non più ascetica dell’astensione dal mondo, ma una proposta di santificazione della materia»46. Monsignor Pier Carlo Landucci commenta: «il realistico abneget evangelico (Mt., XVI, 24), essenziale per la sequela di Cristo, la salvezza dell’anima e la santificazione personale, esula fondamentalmente dal clima spirituale di Teilhard. […]. Teilhard è irrecuperabile, come non è più recuperabile un dolce oramai avariato»47. Per quanto riguarda la virtù della castità, «Teilhard continuò a parlare largamente di sessualità […], inserendo nel suo quadro cosmico di timbro monista, una specie di pan-sessualismo. […]. Secondo Teilhard nessun uomo può fare a meno del femminino, nemmeno il consacrato»48. Marcel De Corte scriveva: «occorre oggi un bel coraggio per criticare Teilhard e soprattutto per denunciarne il carattere demoniaco»49, che è sulla scia di de Sade-Bataille. Augusto Del Noce giustamente ha notato che «è stato il cristianesimo a separare la religione dall’erotismo che, non a caso, ritorna puntualmente in tutte le forme eretiche e oggi è il momento in cui tutte le eresie sembrano darsi convegno»50. Infatti le religioni misteriche pagane avevano un’essenza pan-sessualista ed orgiastica, assente nella vera religione. Purtroppo con la nuova teologia teilhardiana l’erotismo è entrato come “fumo di satana nel Tempio di Dio”. Per farlo uscire è necessario abbattere i “bestioni”, che sotto il nome di “periti” hanno inquinato l’ambiente cattolico con una falsa teologia dogmatica e morale, antropocentrica e pan-sessualistica. I frutti amari li stiamo raccogliendo oggi. Speriamo che i Pastori aprano gli occhi di fronte a tanto sfacelo.

Nessuno a Roma si è svegliato!”

Michael Jones nella “seconda parte” dell’articolo succitato (La crisi per le violenze sessuali del clero in Irlanda del 23 luglio 2010 http://www.effedieffe.com) lucidamente scrive che «la Gaudium et spes si sbagliava quando sosteneva che la Chiesa non aveva nulla da temere dal mondo moderno [inteso come categoria filosofica]. La modernità [ossia il soggettivismo relativistico] è sempre stata il nemico della Chiesa è lo è anche oggi» (ivi). Tuttavia la reazione ecclesiale a partire dal Concilio è stata una “resa continua”, il rovesciamento della “militia est vita hominis super terram” del libro di Giobbe, ripresa dall’ Imitazione di Cristo e compendiata quale “lotta continua contro il diavolo, il mondo e se stessi” da tutta la spiritualità cristiana. Jones vede chiaramente che nel Concilio «la Chiesa [ovvero gli uomini di Chiesa], in nome del dialogo, infliggendosi danni peggiori di quelli provocati dai complotti dei suoi nemici, adottava le categorie dei suoi oppositori, impedendo a se stessa di comprendere quanto stesse accadendo realmente in questo periodo cruciale della sua storia» (ivi).

Jones constata amaramente che «la Chiesa [da intendere sempre gli uomini di Chiesa] non può, oggi come oggi, vincere questa guerra, perché sta giocando la partita con un mazzo di carte non completo. […]. L’era del dialogo con il mondo moderno, iniziata con il Concilio Vaticano II, si è conclusa con il rumore degli stivali sulle scale e la Polizia che percuote rumorosamente il portone della Chiesa, episodio che rende il Kulturkampf e l’oppressione comunista eventi blandi al confronto» (ivi).

Tali eventi, secondo il Nostro, dovrebbero «fornire la possibilità di dare una nuova interpretazione della Gaudium et spes, ma nessuno a Roma si è svegliato per la sfida di questa nuova, necessaria ermeneutica» (ivi)51.

Nuova ermeneutica: “Gaudium et spes = luctus et hangor”

La Costituzione conciliare “Gaudium et spes” prosegue con le parole citate nel sottotitolo: “lutto ed angoscia”. Penso, con Jones, che proprio questa sia l’ermeneutica corretta del Vaticano II: per l’utopia super-ottimistica di piacere al mondo, invece della “Gioia e speranza” invocate dal Concilio, ci si ritrova oggi in pieno “lutto ed angoscia”. La pastorale conciliare, praticamente, non è stata produttiva, non ha portato frutti, non ha raccolto ciò che si sperava. Tutt’altro. Quindi bisogna ritornare alla Tradizione dogmatica della Chiesa, dalla quale conseguono la morale e la pratica o predicazione pastorale. Da una falsa dommatica antropocentrica, consegue necessariamente una pastorale antropo-latrica, quel “culto dell’uomo”, che per S. Pio X (Enciclica “E supremi apostolatus”, 1903) “è il carattere distintivo dell’ Anticristo”.

L’ermeneutica della continuità tra Vaticano II e Tradizione della Chiesa è una chimera, smentita non solo da solidi studi (R. Amerio, Iota unum, 1985 [2010]; B. Gherardini, Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, 2009; Id., Tradidi quod et accepi. La Tradizione vita e giovinezza della Chiesa, 2010; G. Siri, Getsemani, 1980; A. X. Vidigal Da Silveira52, La Nouvelle Messe de Paul VI: qu’en penser?, [1970] 1975), ma anche dai fatti recenti, e “contra factum non valet argumentum”.

Il Vaticano II sperava di farsi accettare dal mondo moderno, che va da Cartesio e Hegel, ma si deve costatare il fatto (anche se non piace) che il mondo moderno e contemporaneo odia la Chiesa, malgrado le sue aperture, ammodernamenti, aggiornamenti, anzi non la teme neppure più, poiché essa, o meglio i suoi uomini hanno abbassato la guardia (“il sale è diventato insipido”) e il nemico ne ha approfittato. Quindi, bisogna rivedere l’ interpretazione o ermeneutica dei rapporti della Chiesa col mondo moderno (Gaudium et spes) e ritornare al sano spirito realista e tomistico, per cui Essa conosce il nemico, lo combatte, difende i suoi figli, ed è pronta ad accogliere i suoi nemici solo se si convertono ed abbandonano la modernità soggettivistica cartesiano-hegeliana. Tra Chiesa e modernità non c’è continuità; tra Vaticano II e Tradizione neppure. Si ritorni alla Tradizione, “vita e giovinezza della Chiesa”49: Mirari vos del 1832, Sillabo e Quanta cura del 1864, Humanum genus del 1884, Pascendi del 1907, Humani generis del 1950. Questa è la Tradizione recente che affonda le sue radici remote nell’ insegnamento di Cristo, degli Apostoli, dei Padri, dei Dottori ecclesiastici, degli Scolastici sino ai neo-Scolastici. Tradizione dommatico-morale che ha conseguenze in campo ascetico e mistico, con una spiritualità teocentrica, di rinuncia e mortificazione, che l’antropo-centrismo hanno cancellato dalla vita dei sacerdoti ammodernati rendendoli facili prede “del mondo, del demonio e della carne”, con i tristi risultati che tutti constatano, tranne chi vuole accecarsi e vedere continuità ove è rottura.

Un errore non si corregge con un altro errore

Il mondo ha prima spinto i Pastori a secolarizzarsi, ad imborghesirsi, a far proprio lo “spirito del mondo” e poi si è scagliato con rabbia furiosa contro lo stile di vita degli uomini di Chiesa nei quali è penetrato “il fumo di satana”. Dopo tale attacco preparato sin dagli anni Venti e scoppiato nel 1962-65 in tutta la sua bruttura teorica e morale, si può ancora parlare di “continuità” tra Vaticano II (il Concilio dell’ accordo tra Cristo e modernità) e Tradizione divino-apostolica? Evidentemente no! (“Quale accordo è mai possibile tra Dio e Belial?”). Tuttavia attenzione a “non buttare l’acqua sporca col bambino”. Vale a dire, per rifiutare le novità conciliariste non bisogna andare contro il Papato e la Chiesa, “fuori della quale non c’è salvezza”. Un errore (il neo-modernismo) non si corregge con un altro errore (il gallicanesimo anti-papista), ma con la verità, che è la Tradizione della Chiesa romana. Il Gallicanismo e il maurrassismo non salverebbero la Chiesa, ma aggraverebbero solo le rughe nell’ elemento umano. Jones cita S. Ilario da Poitiers: «Dobbiamo rimanere nella barca della Chiesa in tempesta, anche se è in pericolo, fino a quando la notte è quasi finita. […]. Quando Cristo tornerà, alla fine del mondo, troverà la sua Chiesa stanca, e percossa dallo spirito dell’ Anticristo. E a causa delle lunghe persecuzioni che ha patito avrà paura, come gli Apostoli la sera di Pasqua nel Cenacolo, di avvicinarsi al Signore. Ma il buon Gesù scaccerà la paura dicendo: “nolite timere, Ego sum”» (ivi). A noi sembra che Gesù si sia addormentato, ma non è così. Dio è sempre “tutti i giorni con la sua Chiesa, sino alla fine del mondo”. Uscire dalla barca di Pietro, come dall’Arca di Noè, significherebbe la morte per annegamento. Noi cerchiamo di fare e credere ciò che la Chiesa ha sempre fatto e insegnato (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, III) e poi solo Dio potrà restaurare il mondo e la Chiesa contemporanei, talmente sfigurati dall’inimicus homo. “Domine salva nos, perimus!” “Veni, Domine Jesu! Ecce venio cito”. «Il vero problema non è la grandezza della tempesta, quanto la forza della nostra Fede [vivificata dalla carità]» (Jones, ivi).

p. von Melchior Gaspar

Tratto da SiSiNoNo

Rivista quindicinale antimodernista

del 30/9/2010


49 Cfr. B. Gherardini, Tradidi quod et accepi. La Tradizione vita e giovinezza della Chiesa, Frigento, Casa Mariana Editrice, 2010.

1 Il lettore che fosse interessato a conoscere il pensiero di questi teologi più o meno radicalmente modernisti, può leggere i numerosi articoli pubblicati da “sì sì no no” su di essi; basta andare sul portale web www.sisinono.org e trovare con il motore di ricerca i nomi di costoro.

2 Il “finis operis”, ove termina oggettivamente l’azione o l’operato; per esempio fare l’elemosina, recitare un rosario, celebrare Messa.

3 Il “finis operantis”, lo scopo soggettivo che l’agente si propone di ottenere, ponendo oggettivamente tale azione; ad esempio, farsi lodare dagli uomini o da Dio per avere fatto l’elemosina, aver detto il rosario o celebrato Messa.

4 Brunero Gherardini, Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Frigento, Casa Mariana Editrice, 2009; Id., Tradidi quod et accepi. La Tradizione, vita e giovinezza della Chiesa, Frigento, Casa Mariana Editrice, 2010; Id., Concilio Vaticano II. Il discorso mancato, Torino, Lindau, 2011; Id., Quaecumque dixero vobis. Parola di Dio e Tradizione a confronto con la storia e la teologia, Torino, Lindau, 2011; Id., La Cattolica. Lineamenti d’ecclesiologia agostiniana, Torino, Lindau, 2011.

5 L’Avvenire del 15 agosto 1992, in un articolo-intervista a cura di Gabriella Sartori, riporta quanto hanno testimoniato le due governanti italiane di Sacile (Pordenone), Anna e Lina, sulla vita intima e sentimentale di von Balthasar e Adrienne von Speyr. Cfr. anche H.U. von Balthasar, Il nostro compito, Milano, Jaca Book, 1991, pp. 25 e 91.

6 Del quale esporremo in fine articuli la concezione pan-sessualistica.

7 La sua morte improvvisa il 21 maggio del 1974 fece molto scalpore perché avvenne nella casa di una prostituta parigina. Nella sua “autobiografia” (J. Daniélou, Memorie, Torino, SEI, 1975) scrive: «Ho conosciuto molto bene padre Teilhard de Chardin. L’ho incontrato la prima volta a Fourvière nel 1937 […]. Era un personaggio squisito […]. Devo molto a padre Teilhard» (pp. 74-75). Poi continua: «Fino alla fine della guerra mi sono consacrato a quello che doveva essere una delle strutture più portanti della mia vita: il dialogo […] con tutti, con i marxisti e l’esistenzialismo, con gli indiani, con gli ebrei, con Freud» (p. 125). Tra i personaggi con cui dialogare cita Garaudy, Althusser, Bataille, Sartre, [di cui parleremo oltre] Chouraqui, Buber e Berdiajev. Quindi spiega di aver «partecipato in Francia alla creazione dell’Amicizia giudaico-cristiana assieme a Jules Isaac e Chouraqui» (p. 140).

8 Per quanto concerne Rahner si possono leggere buona parte delle centinaia di lettere che la sua amante Luise Rinser scrisse dal 1962 al 1980 e che sono state pubblicate dall’editore Kösel di Monaco nel 1994 sotto il titolo Gratwanderung (Camminare sulla cresta), mentre le oltre milleottocento lettere che K. Rahner le scrisse e che lei voleva pubblicare sono state “secretate” dalla Compagnia di… “Gesù”, pur appartenendo giuridicamente alla Rinser. Si veda anche l’articolo che il professor Giovanni Torti dell’Università di Parma ha dedicato alla questione ne Il Secolo d’Italia (3 gennaio 1995). Le lettere pubblicate manifestano un’ideologia degenerata e amorale volutamente calata in pratica. Infatti i due intendono il loro rapporto come volontà “di essere pienamente due esseri umani”, poiché la verginità, secondo loro, contrariamente a quanto definito infallibilmente dal Concilio di Trento, non solo non è superiore allo stato matrimoniale, ma sarebbe una riduzione dell’essere umano, come aveva scritto già Teilhard de Chardin. I frutti di tale “perfezionamento della natura umana” sono descritti dalla Rinser, che aveva sentito telefonicamente Rahner alcune ore prima ch’egli morisse, in questi termini: «Tu sei un relativista. Da quando ho imparato a pensare come te, non oso più affermare nulla con sicurezza […]. Sento che tu mi togli il terreno sotto i piedi» (Lettera dell’11 maggio 1965). La Rinser, infatti, si allontanò sempre più dall’ ortodossia cattolica sino ad arrivare all’agnosticismo e all’ateismo, per approdare ad una “religione universale” di stampo orientaleggiante.

9 Frequentatore pubblico di spiagge per nudisti, è morto 1l 24 dicembre del 2009. L’etero-prassi dei ‘nuovi teologi’, rivela la novità etero-genea della loro falsa Fede, la quale ha influito sulla loro vita morale e viceversa (“causae sunt ad invicem causae”). Ora, “sine Fide non remanet theologia” e perciò essi non possono neppure essere chiamati teologi in senso stretto e tradizionale del termine (la teologia è conoscenza amorosa di Dio), avendo voluto violare scientemente e deliberatamente sia il Credo (Dio creduto) che la Legge (Dio amato e servito). La loro vita non è una questione privata ed interna, ma ha esercitato una forte influenza sulle loro teorie «teologico-filosofiche», volte a giustificarla.

10 Il Catechismo belga ha avuto nel « Catechismo olandese » (1966) il suo antesignano. Per una serrata critica di quest’ultimo cfr. P. C. Landucci, Miti e Realtà, Roma, La Roccia, 1968 come pure Renovatio, Genova, febbraio-marzo 1968.

11 info@effedieffe.com tel. 335. 21. 43. 48/ 335. 457. 464; (pagine 234, € 25).

12 Nella S. Th., II-II, q. 154, a. 12, in corpore et ad 4um, S. Tommaso d’Aquino spiega che «in ogni genere di cose, la degenerazione più grave è la corruzione dei princìpi, dai quali dipende ogni altra cosa. Ora, i princìpi della ragione umana sono quelli che sono secondo natura: infatti la ragione, presupposto ciò che è determinato dalla natura, dispone il resto [l’azione] in conformità ad essa. Ciò è evidente sia in campo speculativo che pratico. Perciò, come in campo speculativo l’errore più grave e vergognoso è quello circa i princìpi la cui cognizione è naturalmente innata nell’uomo, così in campo morale o pratico il peccato più grave e vergognoso è agire contro l’ordine naturale. E poiché il vizio contro natura [l’omosessualità seconda solo alla bestialità], trasgredisce, ciò che è determinato dalla natura nell’uso dei piaceri venerei, ne segue che esso è il peccato più grave e vergognoso. Come si vede, se si negano i princìpi teoretici per sé noti e specialmente quello di ‘identità e non-contraddizione’ (sì=sì, no=no; bene=bene, male=male; uomo=uomo, donna=donna) si arriverà a negare anche la ‘sinderesi’ o il principio primo dell’agire pratico (bonum faciendum malum vitandum; si deve fare il bene ed evitare il male), come pure, se si vive malamente e si vìola la ‘sinderesi’ (facendo il male e fuggendo il bene), si giungerà a negare il ‘principio d’ identità’ per cercare di giustificare la propria cattiva vita morale. L’Angelico in tre righe aveva già detto l’essenziale sul rapporto vicendevole tra vita e teoria (causae sunt ad invicem causae). Perciò non bisogna stupirsi se a partire dalla ‘nuova teologia’ neo-modernistica, che si fonda sulla filosofia relativistica e soggettivistica moderna e contemporanea, si è giunti a certi eccessi di ordine pratico: come la modernità è scavalcata e fagocitata dalla post-modernità, così il libertinismo è sorpassato dalla sessualità deviata propria del nichilismo filosofico contemporaneo e del post-modernismo teologico.

13 Cfr. B. Mondin, Storia dell’ Antropologia Filosofica, Bologna, ESD, 2002, 2° vol., pp. 366-376.

14 Cfr. B. Mondin, Storia dell’ Antropologia Filosofica, cit., pp. 435-444.

15 Secondo T. W. Adorno e M. Horkheimer (Dialettica dell’illuminismo, Torino, Einaudi, 1976, 3a ed., p. 146) chi ha teorizzato il socialismo rivoluzionario sino alle estreme conseguenze è stato Donatien-Alphonse-François de Sade (1740-1814). Infatti egli non solo ha previsto il comunismo, ma ha prospettato una rivoluzione ulteriore chiamata “rivoluzione sessuale” in cui incesto, omosessualità, bestialità e pedofilia sono considerati leciti, buoni e doverosi (cfr. D. A. F. De Sade, Le Opere scelte. La filosofia nel “boudoir”, a cura di Elemire Zolla, Milano, Longanesi, 1964, p. 317). La rivoluzione religiosa è scoppiata nel 1962-65 durante il Vaticano II, ma è stata preparata dal modernismo condannato nel 1907 da S. Pio X (Pascendi) e poi dal neo-modernismo condannato da Pio XII nel 1950 (Humani generis); a sua volta, la rivoluzione studentesca, culturale e sessuale, è scoppiata nel 1968, ma è stata preparata dal Libertinismo francese del Seicento (cfr. A. Adam, Les libertins au XVIIme siècle, Parigi, Buchet-Castel, 1964), secolo in cui con Cartesio (+1650) si è sviluppata la filosofia moderna, la quale è all’origine dell’ ammodernamento della teologia conciliare voluto da Giovanni XXIII (cfr. P. Pasqualucci, Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II. Analisi della ‘Gaudet Mater Ecclesia’, allocuzione di apertura del Concilio, Albano Laziale, Ichthys, 2008). De Sade è il continuatore del movimento libertino che lo ha preceduto di un secolo al quale egli aggiunge la perversione del piacere sessuale nell’infliggere sofferenze ad altri (sadismo). Inoltre la sua teoresi anticipa ed è compatibile col criticismo kantiano, a lui contemporaneo (cfr. J. Lacan, Kant avec Sade, Parig, Seuil, 1971), ed è stata seguita da un altro pensatore, il tedesco Leopold von Sacher-Màsoch (1836-1895), teorico della perversione sessuale in cui il soggetto trae piacere dalle sofferenze inflitte a se stesso (masochismo), cfr. G. Deleuze, Presentazione di Sacher-Màsoch, 2a ed., Milano, Bompiani, 1978.

16

17 Cfr. B. Mondin, Storia dell’ Antropologia Filosofica, Bologna, ESD, 2002, 2° vol., pp. 402-406. Cfr. A. Negri, (a cura di) Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti, Milano, Marzorati, 1991, 3° vol. «C. Levy-Strauss», pp. 177-198.

18 Cfr. B. Mondin, Storia dell’ Antropologia Filosofica,cit., pp. 310-319.

19 A. Negri, op. cit., vol. 3°, pp. 219-244.

20 B. Mondin, Storia dell’Antropologia Filosofica, cit., pp. 675-682.

21 A. Negri. op. cit., vol. 3°, pp. 199-218.

22 Se la Sovversione ha sempre cercato di corrompere le idee e i costumi del clero e dei fedeli, come hanno ampiamente dimostrato tramite fatti e documenti i grandi pensatori contro-rivoluzionari dalla fine del XVIII all’ inizio del XX secolo (cfr. P. de Clorivière, Études sur la Révolution, 1793, pubblicato a Parigi nel 1926; A. Barruel, Mémoires pour servir à l’histoire du jacobinisme, Londra, Hambourg, 1797-1799, in 5 volumi; J. Crétineau-Joly, L’Église romaine en face de la Révolution, Parigi, Plon, 1858, in 2 volumi; G. de Ségur, La Révolution, Parigi, 1862; N. Dechamps, Les Sociétes secrètes et la société, Parigi, 1874-1876, in 3 volumi; L. Meurin, La Franc-Maçonnerie, synagogue de Satan, Parigi, Retau, 1893; H. Delassus, La conjuration antichrétienne, Lilla, 1910, in 3 volumi), solo a partire dagli anni Venti-Trenta del XX secolo con Reich (+1951), Adorno (+ 1969), Marcuse (+1979) e lo Strutturalismo francese (Claude Lévy-Strauss + 2010) l’opera di corruzione si è rivolta al gran pubblico ed è esplosa negli anni Sessanta assieme alla Rivoluzione religiosa neo-modernista, preparata dalla massoneria nell’Ottocento, dal modernismo classico dei primi anni del Novecento e dalla ‘nuova teologia’ del 1930-40.

23 Cfr. I. Ollendorff Reich, Wilhelm Reich, biografia da vicino, Milano, La Salamandra, 1978.

Nel 1910, quando Wilhem aveva solo tredici anni, raccontò al padre della relazione tra il proprio tutore e la madre, che forse per questo si suicidò.

24 K. Marx, Tesi su Feuerbach, XI tesi, a cura di C. Fabro, in “L. Feuerbach – K. Marx – F. Engels”, Materialismo dialettico e materialismo storico, Brescia, La Scuola, 1962, p. 84: «Sinora i filosofi hanno interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo!».

25 David Bakan in Freud e la mistica ebraica (Milano, Comunità, 1977) scrive che «Freud si vedeva come un ‘messia’ secondo lo spirito della cabala ebraica» (p. 256) e precisa: «un ‘messia militante’ come Sabbatai Zevi (+1676) e Jacob Frank (+1791) per vendicare Israele sconfiggendo Roma e la cristianità, mediante la rivoluzione nell’Europa, l’erede di Roma» (p. 259). Cfr. G. Scholem, Sabbetay Sevi. Il Messia mistico, Torino, Einaudi, 2001 ; cfr. A. Mandel, Il Messia militante. La storia di Jacob Frank e del movimento frankista, Milano, Arché, 1984. In Freud si ritrovano i temi della Cabala e del Talmud e non vi è quasi nulla di scientificamente medico nelle sue teorie psicanalitiche, si veda C. Meyer (a cura di) Le livre noir de la psychanalyse, Parigi, Arènes, 2005, specialmente i capitoli “Freud era un bugiardo?”, pp. 43-48; “Freud ricicla cripto-biologia e pseudo-scienza”, pp. 49-66; “Freud cocaino-terapeuta”, pp. 67-71; “Il medico immaginario”, pp. 72-80; “La mitologia della terapia delle profondità dell’animo”, pp. 216-234; “La psicanalisi ha un reale valore scientifico?”, pp. 306-328; “La psicanalisi cura veramente?”, pp. 329-348; “Una superstizione per in nostro secolo”, pp. 403-413; “Il modello freudiano dei sogni non è plausibile”, pp. 642-649; “La psicanalisi al vaglio delle neuro-scienze”, pp. 650-659.

26 W. Reich, L’assassinio di Cristo, Milano, Sugar, 1972, p. 101.

27 W. Reich, Reich parla di Freud, Milano, Sugar, 1970, p. 42 e Psicologia di massa del fascismo, Milano, Mondadori, 1974, 2a ed., p. 267.

28 Ola Raknes, in Wilhelm Reich e l’orgonomia, Roma, L’Astrolabio, 1972, pp. 103-106, accosta Reich a Teilhard.

29 W. Reich, La funzione dell’orgasmo, Milano, Sugar, 1969, p. 38 e L’assassinio di Cristo, cit., p. 155. Cfr. M. D’Amico, Giordano Bruno, Casale Monferrato, Piemme, 2000.

30 Cfr. R. Garrigou-Lagrange, L’altra vita e le profondità dell’anima, Brescia, Queriniana, 1947.

31 W. Reich, La lotta sessuale dei giovani, Roma, Samonà e Savelli, 1972, p. 113 e 129; La rivoluzione sessuale, Milano, Feltrinelli, 1963, p. 29 e 199.

32 Cfr. C. Fabro, Il valore permanente della morale, in “Il problema morale oggi”, Bologna, Il Mulino, 1969.

33 Cfr. Hans Fingeller nella rivista austriaca Die Aula, febbraio 2001 e la traduzione in inglese “Green Pedophila: Danny and the Day-Care Center”, presso Culture Wars, maggio 2001, p. 34, in cui si elogia l’attività pedofila con bimbi di cinque anni.

34 A Franco Basaglia (Venezia, 11 marzo 1924–Venezia, 29 agosto 1980) si deve l’introduzione in Italia della “legge 180/78“, chiamata appunto Legge Basaglia, che ha portato alla chiusura dei manicomi. Nel 1949 si era laureato in medicina e chirurgia all’Università di Padova dedicandosi contemporaneamente ai classici dell’esistenzialismo: Sartre, Husserl e Heidegger. Nel 1953 si era specializzato in malattie nervose e mentali presso la clinica neuro-psichiatrica di Padova. Nel 1958 Basaglia ottenne la libera docenza in psichiatria. Per le sue idee innovative e rivoluzionarie non venne ben accolto in ambito accademico, cosicché nel 1961 decise di rinunciare alla carriera universitaria e di trasferirsi a Gorizia per dirigere l’ospedale psichiatrico della città. Teoricamente Basaglia si avvicina alle correnti psichiatriche di ispirazione fenomenologica ed esistenziale (Karl Jaspers, Eugéne Minkowski, Ludwig Binswanger), ma anche a Michel Foucault e Erving Goffman per la critica all’istituzione psichiatrica. A Gorizia avviò nel 1962, insieme ad Antonio Slavich, la prima esperienza anti-istituzionale nell’ambito della cura dei malati di mente. Nel 1969 lasciò Gorizia e, dopo aver diretto per due anni a Parma l’ospedale di Colorno, nell’agosto del 1971 divenne direttore del manicomio di Trieste. Secondo Basaglia la psichiatria deve cessare di giocare un ruolo nel processo di esclusione del “malato mentale”, voluto da un sistema ideologico convinto di poter negare e annullare le proprie contraddizioni emarginandole. Nel 1973 Trieste venne designata “zona pilota” per l’Italia nella ricerca dell’OMS sui servizi di salute mentale. Nello stesso anno Basaglia fondò il movimento Psichiatria Democratica, favorendo la diffusione in Italia dell’antipsichiatria, una corrente di pensiero sorta in Inghilterra nel quadro della contestazione e dei fermenti rivoluzionari del 1968 ad opera principalmente di David Cooper. Il 13 maggio 1978 in Parlamento venne approvata la legge 180 di riforma psichiatrica. Nel novembre del 1979 lasciò la direzione di Trieste e si trasferì a Roma, dove assunse l’incarico di coordinatore dei servizi psichiatrici della Regione Lazio. Nella primavera del 1980 si manifestarono i primi sintomi di un tumore al cervello, che in pochi mesi lo portò alla morte. A distanza di 30 anni, benché sia stata più volte oggetto di discussione e di tentativi di revisione, la legge Basaglia è tuttora la legge quadro che regola l’assistenza psichiatrica in Italia.

35 Guy Lardreau (28 mars 1947-6 juillet 2008), teorico del «maoismo alla francese», partecipò agli avvenimenti del maggio ’68, fu cofondatore della Sinistra proletaria, poi diresse il giornale di questa organizzazione (La Cause du peuple) insieme con Jean-Paul Sartre e il suo “settore cinema” con Jean-Luc Godard, il regista del film blasfemo “Je vous salue Marie” del 1984.

36 Christian Jambet, nato il 23 aprile 1949, ad Algeri, fin dalla sua giovinezza è attirato dal maoismo. Specializzato in filosofia islamica incontra Henry Corbin, specialista de l’Iran et de l’Islam shiita, col quale lavora sulla filosofia e la poesia persiana.

37 Cfr. Davide Bigalli, Filosofi senza contratto. Nouveaux philosophes: testi e pretesti, Bologna, Cappelli, 1978.

38 Per quanto riguarda la sovversione della morale mediante la musica è fondamentale conoscere tre autori che dipendono teoricamente da Nietzsche.

Arnold Schömberg (Vienna 1874 – Los Angeles 1951) inventore della musica a-tonalistica, disarmonica e dodecafonica, che si basa sull’utilizzo dei dodici suoni della scala cromatica, liberi da reciproche relazioni armoniche, e utilizzati secondo una successione di suoni senza armonia (“musica seriale”). Schömberg riprende la teoria di Nietzsche sulla musica secondo cui «la completa dissonanza è il miglior strumento per determinare la svolta culturale, cioè l’ascesa dell’uomo dionisiaco e la sconfitta di quella cultura classico-cristiana che si fonda sull’armonia» (M. Jones, Il ritorno di Dioniso. Musica e rivoluzione culturale, Viterbo, Effedieffe, 2009, p. 83). La musica teorizzata da Nietzsche e attuata da Schönberg è quella della «dissonanza e sensualità, bruttezza sonora e frenesia dionisiaca, […]. Nietzsche riuscì a prevedere quali sarebbero state le due correnti principali della musica del XX secolo: l’africana e la dissonanza» (M. Jones, cit., pp. 92-93). Già Aristotele nella Politica aveva scritto che “menti perverse portano a stili musicali distorti”; lo jazz afro-americano e i suoi figli (rock, pop, yé-yé) ne sono la riprova. Cfr. A. Negri (a cura di) Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti, Milano, Marzorati, 1991, 4° vol., «A. Schonberg», pp. 511-534.

Teodoro W. Adorno (1903-1969) della famigerata “Scuola di Francoforte”, il quale si specializzò nello studio della musica come mezzo di sovversione e di scatenamento delle passioni, al pari della sessualità disordinata e deviata, della droga, dell’alcolismo, della moda e dei rotocalchi rosa. Per quanto riguarda la musica, Adorno, rifugiatosi come Schönberg ad Hollywood, «vide nella dissonanza o disarmonia un antidoto all’ordine della natura […], un assalto all’ordine sociale e la via per stabilire un “ordine” completamente indipendente dalla natura e totalmente accordato al capriccio umano. […]. Se Adorno avesse pensato ad emanciparsi solamente da un sistema politico, gli sarebbe bastato Wagner o Nietzsche. Ma l’emancipazione dalla natura si ottiene soltanto ricorrendo ad un sistema più potente [preter-naturale]. Sembra che il diavolo sia l’unico che riesca a fondare un sistema abbastanza potente da resistere alla natura. […]. È meglio regnare in un inferno atonale che servire in un Paradiso tonale ed armonico. […] Ad Adorno piaceva la musica dodecafonica perché era l’espressione musicale di un’emancipazione totalmente nichilistica, […] prima la distruzione della musica armonica e poi la distruzione del sé» (M. Jones, cit., pp. 170-173).

Aleister Crowley (1875-1947), «occultista inglese, le cui opere hanno influenzato largamente i movimenti magici del XX secolo. Da bambino ricevette un’educazione religiosa protestantica assai rigida e alla morte del padre, quando aveva appena undici anni, si rivoltò contro di essa.[…] Nel 1898 entrò nella Golden Dawn («Alba dorata») dalla quale si staccò nel 1900 e si avvicinò al buddismo. […]. Nel 1904 al Cairo sentì un’evocazione magica di un’entità chiamata Aiwass, la quale gli dettò il Libro della Legge, che diverrà la base della rivelazione religiosa di cui Crowley si considerava il Profeta. Nel 1905 andò in Cina, dove praticò il rituale Augoeides, che lo avrebbe portato all’unione col ‘Sé Superiore’. […]. Nel 1909 rientra in Inghilterra e fonda l’ordine magico Astrum Argentinum. […]. Nel 1910 incontra l’occultista Theodor Reuss (1855-1923) che lo fece iniziare alla massoneria dell’Ordo Templi Orientis (oto), in cui si praticava la ‘magia sessuale’. […]. Nel 1920 andò in Sicilia a Cefalù e vi fondò una specie di “monastero” per iniziati, ma fu espulso dal Regime mussoliniano nel 1923. Nel 1923 muore Reuss e nel 1925 Crowley si proclama capo dell’oto. […]. Dopo essere stato in Portogallo rientrò in Inghilterra nel 1932 e vi restò sino alla sua morte. […]. Il suo sistema magico dipende molto da quello della Golden Dawn, in cui vigeva un forte sincretismo di elementi della cabala, dell’ alchimia, del rosa-crucianesimo, e della magia astrale. […]. Secondo lui l’era antica o cristiana stava per finire e cedere il passo ad un’era nuova […], caratterizzata dal “fai quel che vuoi”. […]. Egli ammette due entità fondamentali: quella femminile e quella maschile, sulle quali si basa la teoria e pratica della ‘magia sessuale’» (Jean Servier a cura di, Dictionnaire critique de L’Ésotérisme, Parigi, PUF, 1998, pp. 358-360). La Golden Dawn è un ordine ermetico e occultistico fondato nell’Ottocento in Inghilterra da tre massoni e rosa-cruciani, che praticavano un rituale astrale. Micahel Jones, ci informa che Crowley come Fogazzaro (sì sì no no, luglio 2009, pp. 1 ss.) si abbeverò alla dottrina di Elena Blavatsky e di Rudolf Steiner (cit., p. 191) e osserva che «in Crowley si trovano in nuce tutti i temi contro-culturali degli anni Sessanta: bisessualità, magia sessuale, droga e musica disarmonica» (op. cit., p. 194).

39 Cit. in Sergio Lucarini, Dossier sulla droga, Roma, Città Nuova, 1977, p. 124.

40 L’uomo è antiquato, Milano, Il Saggiatore, 1963.

41 Georges Bataille, nato il 10 settembre 1897 à Billom (Puy-de-Dôme), morto l’8 luglio 1962 a Parigi, è uno scrittore francese multiforme. Nel 1950 Georges Bataille publicò L’Abbé C. e ne dedicò un esemplare à Pierre Klossowski, eminente specialista di Sade. Di fatto esiste un parallelo tra L’Abbé C. di Bataille e il Dialogo tra un prete e un moribondo di Sade. In entrambi gli autori il tema centrale resta la trasgressione del sacro, del divino. Bataille fu anche un filosofo, ma per molti, come Sartre, le pretese filosofiche si limitano ad un misticismo ateo. Durante la seconda guerra mondiale, sotto l’influenza di Heidegger, Hegel, et Nietzsche, scrisse La Somme athéologique il cui titolo si riferisce alla Somma teologica di Tommaso d’Aquino.

42 A. Del Noce, L’erotismo alla conquista della società, in Aa. Vv, Via libera alla pornografia? Firenze, Vallecchi, 1970, p. 47.

43 G. Bataille, L’erotismo, Milano, Mondadori, 1969, pp. 130 e 134.

44 Id., Su Nietzsche, [1945], tr. it., Bologna, Cappelli, 1978, p. 69.

45 Tra le più significative: M. L. Guérard Des Lauriers Les écrits de théologie de Karl Rahner in la Pensée Catholique, Parigi, 1968, n. 117, citato e riassunto da Meinville, Influsso dello gnosticismo ebraico in ambiente cristiano, Roma 1988, pp. 245-353; Salleron, Le gnosticisme de Teilhard de Chardin in Itinéraires, n. 109, gennaio 1967; Ph. De la Trinité, Teilhard de Chardin vision cosmique et christique, Parigi, La Table Ronde, 1968; U. E. Lattanzi, Il Vangelo dell’infanzia è verità o mito?, Genova, Renovatio, I, 1968; F. Spadafora, La Resurrezione di Gesù, Rovigo, Arti Grafiche, 1978. Tutti questi autori vedono in Teilhard il capostipite degli errori poi estremizzati da Küng, Rahner e Schillebeckx.

46 F. Ardusso – G. Ferretti – A. M. Pastore – U. Perrone, La teologia contemporanea, Torino, Marietti, 1980, p. 378.

47 P. C. Landucci, Miti e realtà, Roma, La Roccia, 1968, pp. 61 e 67.

48 p. C. Landucci, op. cit., pp. 99 e 108.

49 M. De Corte, Introduzione, in René Valneve, Teilhard l’apostata, Roma, Volpe, 1971 , p. 15.

50 A. Del Noce, L’erotismo alla conquista della società, in Aa. Vv, Via libera alla pornografia?, Firenze, Vallecchi, 1970, p. 47.

51 Anzi le ultime nomine cardinalizie fatte da Benedetto XVI riguardano dei vescovo “balthasariani” di stretta osservanza, quali Rino Fisichella, Kurt Kock e Marc Quellet. Ora col baltahsarismo intriso di origenismo e della teoria dell’apocatastasi condannata dalla Chiesa, non si può restaurare né la verità né la vita virtuosa. Anzi si spalancano le porte dell’inferno per sé e per gli altri. Don Bosco diceva: «per andare all’inferno è molto semplice: basta non credervi», “a buon intenditor poche parole!”.

52 A. X. Vidigal Da Silveira, Qual è l’autorità dottrinale dei Documenti Pontifici Conciliari? tr. it. Cristianità, Piacenza, n. 9, 1975; da Catolicismo, S. Paolo (Brasile), n. 202, ottobre 1967;

Id. Vi può essere un errore in documenti del Magistero? tr. it. In Cristianità, PC, n. 10, 1975 da Catolicismo, S. Paolo (Brasile), n. 203, ottobre 1967;

Id. Resistenza pubblica a decisioni dell’ Autorità ecclesiastica, in Cristianità, Piacenza, n. 13, 1976; da Catolicismo, S. Paolo (Brasile) n. 224, agosto 1969;

Id, La nouvelle Messe… ,tr. fr. 1975, originale Catolicismo, San Paolo (Brasile), 1969-1970.

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