“Deporre il Papa?”: un invito alla lettura

Introduzione

Alcuni autori, di fronte al “caso Bergoglio”, soprattutto a partire dall’Esortazione apostolica Amoris laetitia (19 marzo 2016), hanno raccolto delle firme, lanciato delle petizioni per far deporre papa Francesco e far nominare un altro Papa.

Costoro si son posti il problema se si potesse deporre il Papa caduto oggettivamente nell’eresia materiale. La maggior parte ha risposto negativamente, appellandosi all’assioma Prima Sedes a nemine judicetur. Solo pochi autori hanno proposto, con una certa insistenza, l’opzione di deporre papa Bergoglio per nominarne un altro al suo posto, ma con poco successo e séguito.

Le Edizioni Radio Spada hanno pubblicato il libro Deporre il Papa? di don Curzio Nitoglia, riguardo questo problema pungente1.

Questo libro può aiutare il lettore a formarsi un’idea su ciò che i migliori teologi cattolici dicono riguardo all’ipotesi del Papa eretico ed eventualmente da deporsi. Infatti, queste pagine raccolgono quello che i teologi, i Padri ecclesiastici e i Dottori scolastici (sino a padre Reginaldo Garrigou-Lagrange) hanno scritto a riguardo dell’eventuale ipotetica eresia materiale di un Papa e della sua possibile deposizione da parte dell’Episcopato o del Collegio cardinalizio.

Il libro può tornare utile affinché il lettore possa studiare – con una certa facilità e senza dover far ricerche complicate e difficili – la dottrina esposta dai teologi, ma senza nessuna pretesa o volontà di “definire” né di “obbligare a credere”.

La Prima Sede non sia giudicata da nessuno

Il Papa non può essere giudicato da nessuna autorità umana o ecclesiastica (Imperatore, Episcopato, Collegio cardinalizio) con un giudizio di valore canonico/giuridico, come se egli fosse un suddito di essa, poiché l’unico superiore del Papa è Gesù Cristo, di cui il Papa è Vicario immediato e prossimo e, quindi, il Romano Pontefice non ha nessun uomo (laico o anche ecclesiastico) al sopra di sé al di fuori di Gesù, che se è vero uomo è anche vero Dio.

Infatti, se l’ipotesi di un’eventuale mancanza di Fede separerebbe un Papa caduto nell’errore contro la Fede dal corpo della Chiesa e la mancanza della grazia santificante lo separerebbe dall’anima di essa; la Giurisdizione, invece, non ne verrebbe scalfita poiché essa riguarda il governo della Chiesa, che è una Società visibile e non può essere privata dell’autorità che la governa per la mancanza di grazia o di fede, che sono abiti soprannaturali, spirituali e invisibili, mentre il governo o la Giurisdizione di una Società visibile debbono essere visibili. Quindi il Papa ipoteticamente eretico non sarebbe membro vivo della Chiesa per mancanza di grazia, non farebbe parte del corpo della Chiesa per un suo ipotetico errore contro la Fede, ma ne sarebbe pur sempre capo visibile quanto al governo o alla Giurisdizione. (cfr. Domingo Bañez, In IIam-IIae, q. 1, a. 10, Venezia, 1587, col. 196; Ch.-R. Billuart, Cursus theologiae, III pars, Venezia, 1787, pp. 66; II-II pars, Brescia, 1838, pp. 33-34, 123 e 125; R. Garrigou-Lagrange, De Christo Salvatore, Torino, Marietti, 1946, p. 232).

L’Autorità di un Papa in atto è essenziale alla Chiesa

L’Autorità è l’essenza di ogni Società temporale e spirituale e, quindi, anche della Chiesa, che è una Società perfetta d’ordine spirituale, onde il Papa in atto (e non un Papa virtuale) non è accidentale, ma essenziale e necessario alla sussistenza di essa. Senza un Papa che regni in atto il Corpo mistico sarebbe simile a un corpo senza forma o anima, ossia morto. Essendo l’Autorità il principio di unità e di essere della Società, questa non sarebbe più una né esisterebbe senza Autorità. Quindi, il Papa non è accidentale, ma essenziale per la sussistenza della Chiesa (cfr. San Tommaso d’Aquino, C. Gent., IV, c. 76). Senza un Papa che regni in atto non sussisterebbe il Corpo Mistico. Il Papato virtuale, la Chiesa virtuale non sono compatibili con la divina Istituzione della Chiesa fondata da Cristo sulla persona fisica e realmente attuale di Pietro (e così per i suoi successori: i Papi, sino alla fine del mondo).

È lecito informare il Pontefice dei suoi eventuali errori

Tuttavia è lecito portare un giudizio logico (soggetto, complemento oggetto e predicato) sugli atti del Papa; per esempio: «Pio XII (soggetto) ha definito (predicato verbale) l’Assunzione di Maria in Cielo (complemento oggetto)»; inoltre è parimenti lecito portare un giudizio logico su atti pastorali o esortativi, ma non dogmaticamente definitori e obbliganti, ad esempio: «papa Francesco (soggetto) ha insegnato esortativamente (predicato verbale) che anche i peccatori pubblici, i quali vogliono persistere nello stato di peccato grave, possono ricevere i Sacramenti dei vivi (complemento oggetto)»; oppure: «Giovanni Paolo II, seguendo la pastorale del Concilio Vaticano II, ha insegnato che l’Antica Alleanza non è mai stata revocata». Questi, infatti, sono solo giudizi puramenti logici, analoghi a “il cielo (soggetto) è (predicato verbale) blu (complemento oggetto)”, insomma sono una constatazione di un fatto e “contro il fatto non vale l’argomento” e non sono una sentenza giuridico/giudiziale e penale con valore canonico.

Il Concilio Vaticano I (DB, 1831) ha definito solennemente la dottrina del Primato del Papa, che ha sul gregge di Cristo un’autorità giurisdizionale o di governo, piena, suprema, universale, immediata e ordinaria sia per quanto concerne la Fede e i Costumi sia per quanto riguarda la disciplina2.

L’Episcopato non solo non è superiore al Papa, ma nemmeno è eguale a lui. Gli errori del Conciliarismo e del Gallicanesimo, che insegnano la superiorità del Concilio sul Papa e che la giurisdizione dei Vescovi deriva direttamente da Dio e non tramite il Papa, sono stati condannati dalla Chiesa (cfr. DB, 1322 e 1589) ed hanno ricevuto il colpo di grazia col Vaticano I. La Chiesa è stata fondata su Pietro come roccia primaria e fondamentale e il Papa quale successore di Pietro le è essenziale; l’Episcopato pure è di istituzione divina, ma subordinatamente al Papato. Ogni potere discende da Dio direttamente sul Papa e da questi sui Vescovi3.

Conclusione

Il professor Cyrille Dounot nel suo libro La déposition du Pape hérétique (Parigi, Mare & Martin, 2019), al capitolo 7°, Paul VI hérétique? La deposition du Pape dans le discours traditionaliste (p.164), conclude così: “Dopo aver letto gli scritti degli Autori favorevoli alla deposizione del Papa ritenuto eretico, si constata uno scacco finale. Qualsiasi sia la via intrapresa per arrivare alla soluzione del problema, nessuna di esse è praticamente realizzabile. L’unica via percorribile sembra quella della visione soprannaturale, in cui le anime dei fedeli aspettano l’intervento dell’Onnipotenza divina. La teoria della deposizione di papa Paolo VI durante il suo Pontificato (la chiusura del Concilio Vaticano II nel 1965 e la promulgazione della Nuova Messa nel 1969), ha mostrato i suoi limiti e la sua incapacità pratica di giungere a una soluzione. Essa resta un’ipotesi molto difficile da mettere in pratica. […]. Si capisce che umanamente la situazione è inestricabile. Bisogna attendere che la divina Provvidenza, in un modo o in un altro, indichi la strada che permetta di uscire dall’impasse”.

Perché si è giunti a tanto?

Secondo un teologo degli anni Cinquanta, don Pacifico Massi, una sorta d’istinto di conservazione sarebbe all’origine della preoccupazione di salvaguardare la Chiesa da possibili deviazioni di un Pontefice romano: “Le dottrine contrarie al Primato pontificio sono state originate dall’istinto di conservazione, operante anche nel corpo della Chiesa come in ogni ente vivente, contro l’eventualità di un Papa indegno, che conducesse la Chiesa alla rovina. Anche Juan de Torquemada sentì questo istinto, ma seppe conservare un sano equilibrio che non gli consentì di recedere dai retti princìpi, e neppure gli permise di tacere di fronte ad eventuali errori passati o ipoteticamente futuri dei Papi in un’acquiescenza passiva e colpevole”4.

False soluzioni

Oggi si ripropongono alcune soluzioni di fronte alla situazione disastrosa in cui versa l’ambiente ecclesiale specialmente durante il Pontificato di Francesco.

Infatti mentre bisognerebbe a) conservare un sano equilibrio, senza rinnegare i princìpi della Fede ed inoltre b) non tacere davanti ad eventuali errori contro la Fede e i Costumi dei superiori – purtroppo ai nostri giorni – 1°) c’è chi ripropone la teoria conciliarista e vorrebbe far deporre il Papa, in quanto eretico, dall’Episcopato; 2°) chi asserisce che bisogna accettare i Decreti del Concilio Vaticano II obbligatoriamente anche se sono solamente pastorali, come pure l’insegnamento puramente “esortativo” di Francesco (cfr. Esortazione Amoris laetitia, 19 marzo 2016); 3°) infine c’è anche chi afferma la vera Dottrina cattolica, evitando i due errori per eccesso (Servilismo) e per difetto (Conciliarismo/ fine Apostolicità) come i due burroni, che stanno a destra e a sinistra della vetta di una montagna sulla quale si trova la vera soluzione “in medio et in culmine altitudinis et non mediocritatis / nel giusto mezzo di altezza e non di mediocrità” (R. Garrigou-Lagrange, De Revelatione, Roma, Ferrari, 1918).

La sopportazione, quindi, non è l’unico rimedio. Infatti San Tommaso d’Aquino insegna che il cattivo prelato può essere corretto – privatamente e dottoralmente, ma non autoritativamente e giurisdizionalmente – dall’inferiore che ricorre al superiore denunciandolo, e se non ha un superiore umano (come nel caso del Papa), ricorra a Dio affinché lo corregga o lo tolga dalla faccia della terra” (IV Sent., dist. 19, q. 2, a. 2, qcl. 3, ad 2).

Certamente è necessario evitare l’errore (per eccesso di “obbedienza” indiscreta) che porta all’appiattimento o al Servilismo dei fedeli, dei Vescovi e dei Cardinali nei confronti di un Papa, che oltrepassa i suoi poteri, i quali sono limitati dal Diritto e dalla Rivelazione divini. Il Profeta li chiama “cani muti incapaci di abbaiare” (Is., LVI, 10). In questo caso è lecito e doveroso ammonire il Papa dell’errore o dell’abuso di potere che sta compiendo e abbaiare quali Domini canes (come fece San Paolo con San Pietro ad Antiochia, Gal., II, 11-14; At., XV, 13-215) e guardare in faccia la triste realtà senza nascondere la testa nella sabbia come fa lo struzzo o giudicare autoritativamente e giurisdizionalmente il Papa, il che equivarrebbe a negare praticamente il Primato di Giurisdizione del Papa e sarebbe pertanto almeno materialmente eretico.

Come scriveva il Gaetano (Apologia de comparata auctoritate Papae et Concilii, Roma, Angelicum ed. Pollet, 1936, p. 112 ss.), citando il De regimine principum dell’Angelico (lib. I, cap. V-VI), il rimedio ad un male così grande come “un Papa scellerato” è la preghiera e il ricorso all’onnipotente assistenza divina su Pietro, che Gesù ha promesso solennemente. Infatti, il Dottore Comune insegna che normalmente i più propensi a rivoltarsi contro il tiranno temporale sono i discoli, mentre le persone giudiziose riescono a pazientare finché è possibile e solo come extrema ratio ricorrono alla “rivolta” contro il tiranno temporale. Quindi, il Cajetanus, conclude che se occorre aver molta pazienza con il tiranno temporale e solo eccezionalmente si può ricorrere alla rivolta armata e al tirannicidio, nel caso del Papa indegno o “criminale spirituale” (V. Mondello, La Dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice, Messina, Arti Grafiche di Sicilia, 1965, p. 65) non solo non è mai lecito il “papicidio” e la rivolta armata, ma neppure la sua deposizione da parte del Concilio, che è inferiore al Pontefice Romano e quindi non lo può inquisire giuridicamente e deporre. Quindi si deve invitare a pregare per il “Pontefice scellerato” affinché Dio gli apra gli occhi o glieli “chiuda”. Per cui è lecito recitare l’Oremus pro Pontifice nostro Francisco…”, come nominarlo al Canone della Messa affinché Dio provveda alla sua persona nel modo che Egli ritiene migliore (non siamo noi a dover suggerire a Dio quale esso sia), senza invalidare la Messa o cadere nel peccato di “Eresia e Scisma capitale”.

Per quanto riguarda il dovere di non obbedire a ordini illeciti, anche se fossero dati dal Papa, sempre Valerio Gigliotti nel libro diretto da Cyrille Dounot, La déposition du Pape hérétique, (Parigi, Mare & Martin, 2019) al 2° capitolo, La chute du Pape: entre renonciation et déposition, scrive (p. 63) che il Cardinal Hostiensis Enrico da Susa6 nella Summa Aurea (lib. III, cap. 8, par. 4), nel XIII secolo, seguendo San Tommaso d’Aquino, “ammette la possibilità di riprendere pubblicamente il Papa, a certe condizioni ben definite, pur riaffermando con forza il principio inderogabile Prima Sedes a nemine judicatur”. Si tratta, in breve, di una correzione o ammonizione fraterna, professorale, dottrinale (come quella di San Paolo verso San Pietro ad Antiochia), ma non di un giudizio penale, giurisdizionale e giuridico portato sul Papa che non ha superiori umani, per cui, conclude il Gigliotti: “Si può solo pregare Dio per il Papa che errasse nella fede e chieder alla Chiesa celeste o trionfante di intercedere per lui, poiché né l’Imperatore, né il Clero (Episcopato/Cardinalato e Sacerdozio), né i fedeli hanno il potere superiore al Papa in modo di poterlo giudicare canonicamente. Quindi l’anima del Papa si trova solo nelle sue stesse mani e, se dovesse ostinarsi nell’errore senza poter essere giudicato canonicamente e deposto da nessuna autorità umana, e se morisse in questo stato cadrebbe sotto il severo giudizio di Dio, che solamente può giudicare penalmente il Papa essendo a lui superiore” (V. Gigliotti, cit., p. 64).

Comunque lo stato in cui si trova la Gerarchia cattolica oggi non lascia ben sperare. Il male prodotto dal Vaticano II è talmente profondo, universale e infermamente preternaturale che solo Dio con la sua Onnipotenza può mettervi rimedio: “Abissus abissum invocat”.

In quest’ora di agonia dell’ambiente ecclesiale – prodotta dall’azione diabolica, che si è servita della giudeo/massoneria quale suo strumento principale, come quando Gesù nel Getsemani, il Giovedì Santo, disse ai Giudei che erano venuti a prenderlo: “Questa è l’ora vostra [del Giudaismo rabbinico/talmudico, ndr] e del potere delle tenebre [le forze infernali, ndr]” (Lc., XXII, 53) – cui seguirà immancabilmente la sua Risurrezione gloriosa e trionfante (come avvenne dopo la Passione e Morte di Gesù, di cui la Chiesa è la continuazione nella storia)7 occorre 1°) mantenere la Dottrina sempre insegnata dalla Chiesa e 2°) evitare gli errori a) per difetto (Conciliarismo/fine dell’Apostolicità della Chiesa di Cristo), che diminuiscono l’autorità del Primato papale; b) per eccesso (Servilismo), che ritengono il Papa sempre infallibile anche quando rinuncia all’assistenza infallibile dello Spirito Santo, non definendo dogmaticamente e non obbligando a credere per la salvezza dell’anima (come è avvenuto nel pastorale Concilio Vaticano II); infine 3°) oggi bisogna soprattutto continuare a fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, III, 15) evitando di sbandare “a destra” o “a sinistra.

Pietro Palinuri

Deporre il Papa?
Riflessioni su Sede Romana e crisi nella Chiesa
15 euro

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note:

1 Il libro (15 euro, circa 150 pagine) può essere richiesto a edizioniradiospada@gmail.com .

2 Cfr. S. Tommaso d’Aquino, S. Th., III, q. 8; R. Bellarmino, De Romano Pontifice, Venezia, 1599; R. Zapelena, De Ecclesia, Roma, 1903; D. Palmieri, De Romano Pontifice, Roma, 1931; U. E. Lattanzi, De Ecclesia, Roma, 1956.

3 Cfr. A. M. Vellico, De Ecclesia Christi, Roma, 1940, pp. 24-29; R. Dell’Osta, Teodoro de Lelli: un teologo del potere papale e i suoi rapporti col cardinalato nel secolo XV, Belluno, 1948 (Teodoro de Lelli è uno dei pochi grandi difensori del Primato papale nel secolo XV).

4 Pacifico Massi, Il Magistero infallibile del Papa nella teologia di Giovanni da Torquemada, Torino, Marietti, 1957, p. 125.

5 Secondo il Torquemada Pietro ad Antiochia non definì alcuna Dottrina intorno alle osservanze giudaiche e non peccò contro la Fede, ma errò quanto al modo di agire, commettendo un peccato veniale di fragilità di “rispetto umano” o “timor mundanus”, essendo confermato in Grazia non poteva peccare mortalmente e neppure venialmente di proposito deliberato (cfr. San Tommaso d’Aquino, S. Th. I-II, q. 103, a. 4). Inoltre le parole di San Paolo (Gal., II, 11-14) non indicano uno spirito di ribellione a Pietro, ma di correzione fraterna poiché “Petrus reprehensibilis erat” ed accettò la correzione fraterna di Paolo (cfr. Torquemada, Summa de Ecclesia, II, 98, f. 235; San Tommaso d’Aquino, Ad Galatas, cap. III, lect. 7-8).

6 Enrico Bartolomei, detto Henricus de Seguisio, fu un Decretalista nato a Susa di Torino e morto il 25 ottobre 1271. Studiò Diritto civile a Bologna, fu docente di Diritto civile e religioso a Parigi, poi Vescovo di Sisteron, Arcivescovo di Embrun, nel 1261 Cardinale e Vescovo di Ostia; scrisse la Summa decretalium detta Aurea (sulle Decretali di papa Gregorio IX) attorno al 1250. Per la sua vasta conoscenza del Diritto civile ed ecclesiastico viene nominato comunemente Monarcha utriusque juris. Cfr. Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1949, II vol. coll. 914-915, voce “Bartolomei Enrico” a cura di Antonio Rota.

7 Cfr. Rom., XII, 4-6; I Cor., XII, 12-27; Ef., IV, 4.

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