SUICIDIO O TIRANNICIDIO? [1] ~ (Specchietto Riassuntivo-Prima Parte-La Teoria)

SPECCHIETTO RIASSUNTIVO

Prima Parte

LA TEORIA

*

SUICIDIO O TIRANNICIDIO?

Di fronte alle varie leggi liberticide (per esempio, divieto di uscire di casa, di riunirsi, di assistere i propri cari anche moribondi in ospedale…), omicide (installare i vaccini contenenti le microchip nel corpo umano; divieto di procedere ad autopsia in casi di morte sospetta…) e persino tendenzialmente “deicide” (eucarestia da ricevere solo sulla mano; Messa vietata anche la domenica; funerali e persino l’estrema unzione vietati…), che stanno angustiando gli Italiani in questo terribile anno 2020, molte persone sono talmente preoccupate che non sanno più come reagire convenientemente.

In questi ultimi sei mesi del 2020, in Italia, sono aumentati vertiginosamente i suicidi, arrivando a toccare la somma di circa 350 mila. Molti, non riuscendo più a fare fronte alla crisi economica scatenata dal Covid/19, si disperano e decidono di farla finita. Che dire? Mai disperare e soprattutto mai suicidarsi. Infatti, vi è un’altra via di uscita, che permette di non rovinarsi per l’eternità e neppure per l’aldiquà. Ogni caso ha la sua soluzione, fosse anche il più difficile.

Ai molti Italiani che si pongono il problema, se sia lecito resistere alle leggi tiranniche, che ci angustiano sempre di più da oltre mezzo anno o, se bisogni obbedire sempre e comunque alle disposizioni dell’autorità civile (per esempio, all’obbligo di “educazione” alla perversione sessuale dei bambini già sin dalla scuola elementare) ed ecclesiastica (ad esempio, la comunione eucaristica da ricevere obbligatoriamente sulla mano), si può rispondere con la distinzione classica tra autorità legittima, cui bisogna obbedire quando legifera in maniera conforme alla legge naturale e divina e tirannia, alla quale si può resistere sia non obbedendo passivamente, sia disobbedendo attivamente, anche a mano armata come extrema ratio, qualora volesse imporci degli obblighi contrari al nostro benessere comune temporale e spirituale.

Per re/agire in maniera conveniente occorre conoscere i princìpi (“agere sequitur esse”) che regolano la questione dell’autorità nella società civile e religiosa e occorre, dunque, saper distinguere la vera legittima autorità, che governa per il bene comune temporale e spirituale dei sudditi dalla tirannia, la quale governa solo per il proprio bene oppure conculca quello dei cittadini o dei fedeli.

Infatti, come spiega il “Dottore Comune” della Chiesa, l’essenza della tirannide consiste nel governare per il proprio benessere personale o nel trattare i sudditi come schiavi (S. Tommaso d’Aquino, S. Th., II-II, q. 64, a. 1, ad 3 e ad 5).

Il tiranno (temporale o spirituale) abusa dell’autorità, non governando per il bene comune dei sudditi, bensì per il proprio oppure facendo leggi contrarie alla legge naturale e divina; si veda il caso della “legge 194” sulla legalità dell’aborto (anno 1978), sull’educazione sessuale ai bambini di 4 anni; sui TSO, sulle App/immuni, sui 5G, sui vaccini obbligatori veicolanti microchip, sull’abrogazione della Messa domenicale con presenza di fedeli e sull’obbligo di ricevere l’eucarestia sulla mano senza poterla purificare onde non spargere i frammenti dell’ostia consacrata, che contengono la presenza reale di Gesù sacramentato (anno 2020).

Innanzitutto bisogna specificare che l’autorità, la cui missione è la salvezza del popolo come sua suprema legge, ha dei limiti. Il ruolo del potere e la sua ragion d’essere è di spingere ognuno verso il bene comune: “Se l’autorità fallisce questa missione perde non soltanto il diritto di comandare, ma la ragion d’essere”1.

Gli scolastici, da S. Tommaso a Francisco Suarez, non esitano a dire che la nazione ha il diritto di destituire, di deporre, di cacciare il tiranno. Poiché ha perso il diritto di regnare ed è diventato illegittimo, ma bisogna che l’abuso sia grave, permanente ed universale”2.

Nell’XI sec., Manegold da Lautenbach3, equiparava il tiranno “ad un guardiano di porci; se il pastore, invece di far pascere i porci, li ruba, li uccide o li smarrisce, è giusto rifiutargli di pagargli il salario e scacciarlo ignominiosamente”4.

Nel XIII secolo, S. Tommaso d’Aquino, nel De regimine principum, insegnava che “se appartiene di diritto alla moltitudine di darsi un capo, essa può, senza ingiustizia condannare il principe a disparire, o può mettere freno al suo potere se ne usa tirannicamente”5.

Il padre gesuita Andrea Oddone6, nel 1944-45, ha scritto che la resistenza passiva è sempre lecita nei riguardi di una legge ingiusta (per quanto ci riguarda oggi, si va dall’aborto nel 1978, sino alla trans/fobia nel 2020). La resistenza attiva legale, in casi in cui la religione rivelata e la legge naturale sono messe in pericolo, non solo è lecita, anzi, occorre “deplorare – come insegna Leone XIII nell’Enciclica Sapientiae christianae del 1890 – l’attitudine di coloro che rifiutano di resistere per non irritare gli avversari”.

La resistenza passiva consiste nella non esecuzione della legge ingiusta (l’obbligo di vaccini con microchip, di educazione sessuale dei bambini a scuola…), fino a che non vi si è costretti con la forza (TSO); ma nel caso in cui la legge ingiusta comandi qualcosa di peccaminoso, ossia “un atto intrinsecamente cattivo in sé, allora la resistenza non solo è permessa, ma è sempre obbligatoria; non si possono eseguire ordini criminali”7. In breve occorre resistere come difronte ad un tentativo di violenza carnale (si veda il caso di santa Maria Goretti, che resistette e si fece martirizzare, il 6 luglio 1902 a Nettuno, per non subire la violenza carnale).

La resistenza attiva non violenta consiste in un’opposizione positiva alla legge ingiusta, compiuta sul terreno delle leggi o con mezzi legali, per es. pubbliche riunioni, proteste, petizioni ricorso ai tribunali, denunce pubbliche, ecc… «occorre non rifugiarsi nell’indifferenza e nell’inerzia di coloro che non sanno o non vogliono organizzarsi e lottare per una causa nobile e giusta, per timore e viltà di affrontare i sacrifici e i maggiori doveri che questa lotta porta con sé. […] “A chi cadrebbe in animo di tacciare i cristiani dei primi secoli di nemici dell’Impero Romano, solo perché non si curvavano dinanzi alle prescrizioni idolatriche, ma si sforzavano di ottenerne l’abolizione?”» (Leone XIII, Lettera ‘Notre Consolation’ ai cardinali francesi, 3 maggio 1892)”8.

Inoltre S. Tommaso, nel De regimine principum, pur insegnando che “la moltitudine può, senza ingiustizia condannare il principe a disparire, ossia può mettere freno al suo potere, se egli ne usa tirannicamente9. Tuttavia egli aggiunge che «pure se alcuni insegnano essere lecita l’uccisione del tiranno per mano di un qualsiasi privato […] è pericolosissimo permettere l’uccisione privata del tiranno, perché i malvagi si riterrebbero autorizzati a uccidere anche i re non tiranni, severi difensori della giustizia […] contro i tiranni eccessivi e insopportabili si può agire solo in virtù di una pubblica autorità»10.

Il problema del tirannicidio – o l’uccisione del tiranno – è stato trattato sino ai nostri giorni. Nel XIX seolo da papa Leone XIII, nel XX secolo da papa Pio XI e nel secolo XXI da vari teologi o storici qualificati. Leone XIII, nell’Enciclica Diuturnum illud del 1881, insegna che quando l’ordine del principe è contrario al diritto naturale e divino, “obbedire sarebbe criminale”. Pio XI, nell’Enciclica Firmissimam constantiam del 1937, appoggiando, i Cristeros ricorda all’Episcopato messicano che, se i poteri costituiti attaccano apertamente la giustizia […], non si vede nessuna ragione di rimproverare i cittadini, che si uniscono per la loro difesa e a salvaguardia della nazione”, ossia è lecita una resistenza attiva ed anche armata che usi mezzi leciti.

Tuttavia occorre, seguendo la dottrina comune dei Dottori scolastici, spiegare bene che la resistenza attiva armata è legittima solo a quattro determinate condizioni: 1°) se la tirannia è costante (nel caso nostro continua dal 1978 e peggiora sempre di più specialmente dall’inizio del 2020); 2°) se è manifesta o giudicata tale dalla sanior pars” della società (molti magistrati, medici, avvocati, vescovi, sacerdoti, generali, virologi, scienziati… si sono espressi pubblicamente in questo senso); 3°) se le probabilità di successo sono numerose (questo nel nostro caso attuale non lo si può sapere, anzi sembrerebbe difficile ottenerlo…); 4°) se la situazione successiva non è peggiore dell’anteriore11 (molto probabilmente sarebbe difficile far peggio del governo di Conte/bis eterodiretto da Soros e Bill Gates; tuttavia dato il regime di attuale Mondialismo o Globalizzazione, una singola Nazione non è più padrona del proprio destino).

Quando la legge ingiusta cerca di imporsi con la violenza e con la forza [si veda lo “Stato di polizia” instaurato attualmente in Italia con la scusa del Covid/19, ndr], è lecito ai cittadini organizzarsi e armarsi, opporre la forza alla forza12. Padre Reginaldo Pizzorni, recentemente scomparso, continua: “Il diritto di resistenza è generalmente ammesso, e, da S. Tommaso in poi, salvo rare eccezioni, è stato ammesso anche da tutti i teologi come ultima ratio, come ultimo ed estremo rimedio, quando tutti gli altri mezzi previsti non sono possibili o si sono dimostrati insufficienti”13.

Conclusione

Ci stiamo avvicinando a passi da gigante al “Regno dell’Anticristo finale”. Una tirannia spietata è nata “democraticamente” e “farmacologicamente” già a partire dal 1978 (con la legalizzazione dell’infanticidio) ed è maturata o scoppiata virulentemente nel 2020 (con la legalizzazione della guerra batteriologico/farmaceutica) e in pochi giorni, sotto il pretesto di garantire la buona salute di tutti gli uomini di tutto il mondo contro il Covid/19 (“Vaccinati di tutto il mondo, unitevi!”). Molti si sono lasciati sedurre ed hanno invocato l’intervento “armato”, ma indolore e dignitoso degli Stati per essere liberati dal Coronavirus. Il fine ultimo dell’uomo non è più il Paradiso, ma la salute del corpo. Ora ci ritroviamo privati delle nostre libertà più necessarie e persino di poter vivere come “animali sociali e razionali” quali siamo per natura. La Messa pubblica è stata proibita non solo dallo Stato, ma anche dal Pastore (Bergoglio e CEI).

Di fronte ad un male così vasto, universale, profondo e demoniacamente preternaturale cosa possiamo fare? Umanamente molto poco, ma quel poco che possiamo cerchiamo di farlo. Infatti, noi siamo soltanto come una piccola goccia d’acqua, ma tante piccole gocce formano un oceano. Se rinunciassimo a muoverci dicendo che siamo troppo piccoli (come una sola goccia) per combinare qualcosa di valido, non riusciremo mai ad unirci ad altre tante piccole gocce e a formare, così, un mare. Quindi, diamoci da fare e con l’aiuto di Dio operiamo quel poco che possiamo, il resto lasciamolo alla Provvidenza divina. Sant’Ignazio da Loyola diceva: “Quando agisci comportati come se tutto dipendesse da te, ma credi che tutto dipende da Dio”. “Aiutati che Dio ti aiuta”, recita il proverbio popolare. “Chi ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te” (S. Agostino, Sermo 169, XI, PL, tomo 38, col. 93). Tuttavia penso che solo l’Onnipotenza di Dio, tramite la Sua Giustizia e la Sua Misericordia, potrà porre un rimedio efficace a un così grave disordine.

Si va verso il castigo predetto dalle Scritture e riconfermato dalla Madonna a Fatima nel 1917. È dall’Umanesimo che il mondo va verso la sua rovina. Dopo secoli di idealismo filosofico (è il pensiero dell’uomo che crea la realtà) non si poteva non arrivare a una simile follia, molto bene logicamente congegnata.

Nella seconda parte del presente articoletto affronterò, in concreto ed in parabole, la questione di cosa occorra fare, in pratica, per poter resistere all’aggressione tirannica, che ci assale da ogni parte sia spiritualmente sia temporalmente.

Il séguito alla prossima puntata … I Maccabei …

d. Curzio Nitoglia

Fine Prima parte

Continua

1 Dictionnaire de Théologie Catholique, volume 29, colonna 1952.

2 D. Th. C., vol. 29, col. 1962.

3 Cfr. O. Capitani, Papato e Impero nei secoli XI e XII, in «Storia delle idee politiche economico e sociali», diretto da L. Firpo, vol. 2, tomo II, Il Medioevo, Utet, Torino, 1983, pp. 141-165.

4 Liber ad Gebehardum, cap. XXX.

5 De regimine principum, Lib. I , cap. 6.

6 A. Oddone, La resistenza alle leggi ingiuste secondo la dottrina cattolica” in “La Civiltà Cattolica, n. 95, 1944, pp. 329-336; Ibid., n. 96, 1945, pp. 81-89.

7 R. Pizzorni, Diritto naturale e diritto positivo in S. Tommaso, Bologna, ESD, 2000, p. 358.

8 Ibidem, p. 359.

9 De regimine principum, Lib. I , cap. 6.

10 C. Giacon, La seconda scolastica. I grandi commentatori di S. Tommaso, Milano, Bocca, 1944, p. 98.

11 Cfr. A. Oddone, La resistenza alle leggi ingiuste secondo la dottrina cattolica” in La Civiltà Cattolica, n. 95, 1944, pp. 329-336; Ibid., n. 96, 1945, pp. 81-89.

12 Ibidem, p. 360.

13 Ibidem, p. 361.

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