ANCORA SULLA DEPOSIZIONE DEL “PAPA ERETICO” DA PARTE DEL “CONCILIO IMPERFETTO” ~[4]~

~4~

[Quarta Parte]

*

B – Il XVI Secolo

Cajetanus: Episcopato Senza Papa = Pecore Senza Pastore

Secondo Tommaso de Vio detto il Cajetanus (1468-1533) il Concilio senza il Papa rappresenterebbe solo le pecore senza il pastore. Ora Pietro è stato istituito da Cristo unico Pastore a cui è affidato l’unico ovile che è la Chiesa (Cajetanus, Tractatus de Comparatione Auctoritatis Papae et Concilii, Roma, 12-X-1511, ediz. Pollet, Roma, Collegio Angelicum, 1936, cap. VII, p. 49, n. 85).

La Chiesa o l’Episcopato, quindi, non è al di sopra o alla pari del Papa, ma è sotto il Papa come l’ovile e il gregge sono sotto il pastore. Se il Concilio, i Vescovi, i Chierici e i fedeli – invece – pretendessero di essere non gregge ma Pastore, se non de jure almeno de facto, non sarebbero il Pastore scelto da Cristo, che è Pietro; ma un pastore “abusivo” o un lupo travestito da pastore (Cajetanus, Tractatus de Comparatione, cit., cap. VII, p. 49, n. 86).

Il Papa con Cristo Formano l’Unico Capo della Chiesa

Il Papa forma con Cristo l’Unico Capo della Chiesa. Qui occorre ben distinguere e non cadere nell’equivoco di ritenere che vi sia un governo simultaneo di due Capi (Cristo/Papa1) nella Chiesa.

Torquemada riprende l’insegnamento di S. Tommaso d’Aquino (S. Th., III, q. 8, a. 6; Summa contra Gentiles, lib. IV, cap. 76) che parla di un duplice influsso sulle membra della Chiesa: a) uno interno mediante la grazia santificante e in questo modo Cristo è il Capo e la Causa dell’unità della Chiesa; b) l’altro esterno, attraverso il governo visibile dell’Autorità pubblica, che è il Papa, Vicario (visibile in terra) di Cristo (asceso in Cielo, e quindi invisibile agli uomini ancora viatores in terra ad Patriam); inoltre il Papa è il successore di Pietro. Dunque, “non vi sono due Capi separati: Cristo e il Vicario di Cristo, ossia il successore di Pietro, ma un solo Capo: Cristo (oramai invisibile all’uomo viatore) con il Papa suo Vicario o Vice gerente visibile in terra”.

Uno Solo È Il Soggetto Del Potere Nella Chiesa: Il Papa

Non Vi Sono Due Soggetti Del Potere: Papa E Vescovi

Sempre seguendo l’Aquinate (Quodl., l. IX, q. 7, a. 16; S. Th., II-II, q. 1, a. 10 sed contra; ivi, q. 11, a. 2, ad 3um) il cardinal Torquemada (Summa de Eccl., II, 112, f. 258r) ammette un solo soggetto del Potere sommo e dell’Infallibilità e non due soggetti distinti: il Papa e la Chiesa universale sine Papa, ossia l’Episcopato sparso per il mondo o il Concilio imperfetto. Infatti, la Chiesa senza il Papa che è il suo Capo, cioè considerata come “congregatio distincta aut separata a Papa2, non gode dell’Infallibilità e del supremo Potere di Giurisdizione universale.

La Grande Dignità Dell’Episcopato Subordinato

I Vescovi sono i successori degli Apostoli nel Governo ordinario delle singole Diocesi, sotto l’autorità del Sommo Pontefice, che governa la Chiesa universale” (CIC del 1917, can. 329, § 1).

L’Episcopato è d’origine divina, ossia è fondato sulla volontà di Dio, che lo ha istituito jure divino. Quindi come il Papato, anche l’Episcopato dovrà durare sino alla fine del mondo.

L’Episcopato è monarchico, ossia ogni Diocesi ha un solo Vescovo. Storicamente è attestato che sin dall’inizio del II secolo, nella Chiesa universale, vige ovunque l’Episcopato monarchico e non collegiale (il Vescovo affiancato dai Presbiteri e dai Chierici, alla pari, nel governo della Diocesi).

I “Padri Apostolici” (II secolo) con S. Ignazio d’Antiochia († 107) attesta che tutte le “chiese locali” o Diocesi erano dotate, già prima del 100, di un solo Vescovo, come unico Capo della Diocesi e dei Chierici di essa (Ephes., I, 2; III, 2; Magnesia, II, 1; Trall., I, 1; Ad Polycarpum, Prologo; Philadel., 11; Rom., II, 2; IX, 1). Perciò l’Episcopato, secondo S. Ignazio, è inderogabilmente monarchico per norma e per divina Istituzione. La Diocesi non può essere governata dal Vescovo e dai presbiteri in maniera collegiale (S. Ignazio d’Antiochia, Rom., IX, 1 ss.). Lo stesso insegnano S. Ireneo di Lione (Adv. haeres., III, 14, 2), S. Cornelio papa (Epist., XLIX, 2) ed Eusebio da Cesarea (Hist. eccles., VI, 43, 11).

Quindi, secondo la Tradizione apostolico/patristica, per diritto divino, il Primato del Vescovo nella sua Diocesi è incontrovertibile. I Vescovi perciò, come successori degli Apostoli, hanno ricevuto dal Papa, nel governo della loro “chiesa locale” o Diocesi, il triplice potere di Magistero, Ministero (o Sacerdozio) e di Imperio (o Giurisdizione).

I Vescovi sono veri Dottori e Maestri nella loro Diocesi (CIC, can. 136), sono i custodi e gli interpreti autentici della divina Rivelazione, cum Petro et sub Petro; mentre i Presbiteri, i Diaconi e i Chierici sono subordinati e sottomessi ai Vescovi (Tertulliano, De Baptismo, XVII). Infatti il Vescovo è lodato come “il Principe dei Sacerdoti” (Didascalia degli Apostoli, II, 26, 4-8), che fu composta da un Vescovo siriano, rimasto anonimo, nei primissimi decenni del III secolo.

Il Concilio Vaticano I, che fu interrotto dall’invasione massonico/risorgimentale di Roma il 20 settembre del 1870, aveva preparato un canone, che non poté definire, il quale recita: “Se qualcuno dicesse che la Chiesa è stata istituita da Dio come una Società di eguali, senza Gerarchia e che il Ministero e l’Ufficio ecclesiastico deriva alla Chiesa direttamente dai soli Vescovi [ossia umanamente, ndr] e che essa non ha un Potere di Giurisdizione che le compete per divina Istituzione, anatema sit” (Collectio Lacensis, VII, col. 577).

Il Concilio di Trento (sess. XXIII, can. 4) afferma: “Ai Vescovi, che sono i successori degli Apostoli, appartiene specialmente questo Potere gerarchico (Giurisdizione) che li rende successori degli Apostoli” (DB, 960).

Il Concilio Vaticano I (DB, 1828) ha ribadito la medesima verità già definita dal Tridentino.

San Pio X (Decreto Lamentabili, 3 luglio 1907) ha condannato la dottrina modernistica, secondo cui l’Episcopato si sarebbe costituito umanamente per motivi puramente umani e pratici, indipendentemente dall’Istituzione divina, che gli conferisce il compito di continuare l’opera degli Apostoli” (DB, 2050).

Il Giuramento antimodernista (Motuproprio, Sacrorum Antistitum, 1° settembre 1910) insegna esplicitamente che i Vescovi sono successori degli Apostoli per Istituzione divina (DB, 2147).

Il CIC conferma la divina Istituzione dell’Episcopato come continuazione dell’Ufficio degli Apostoli (can. 3329, § 1)3.

(…Fine della Quarta Parte…)…

…Continua…

d. Curzio Nitoglia


1 Cristo è il Capo invisibile della Chiesa dopo l’Ascensione in Cielo (“esse”) e vivifica l’anima della Chiesa con la grazia santificante e soprannaturale (“agere”). Egli ha lasciato su questa terra alla Chiesa – che è una Società sovrannaturale, ma visibile – un Capo visibile, che è il Papa, il quale la governa visibilmente con il Primato di Giurisdizione (potere legislativo, giudiziario ed esecutivo), col Magistero e col Ministero o Sacerdozio, come si addice ad ogni Società visibile. Quindi uno solo è il Capo della Chiesa: Cristo, governando invisibilmente e il Papa governando visibilmente, cioè la Chiesa ha un solo Capo nell’ordine dell’essere: Cristo/Papa, che però governa (nell’ordine dell’agere) in modo diverso, visibilmente il Papa, invisibilmente Cristo. Per fare un esempio, l’uomo è uno solo anche se è composto di anima invisibile e di corpo visibile. L’uomo non è soltanto anima o soltanto corpo, non è neppure un’anima unita soltanto accidentalmente al corpo, però sostanzialmente distinta da lui come un cavaliere al cavallo (Platone e Cartesio), ma è un’unione sostanziale di anima e corpo che sono i 2 co-princìpi sostanziali dell’uomo, cioè essi messi assieme formano la sostanza completa detta essere umano, anche se l’anima è superiore al corpo, come lo spirito al corpo, l’atto alla potenza, la forma alla materia, l’essere all’essenza. Invece anima e corpo presi separatamente formano un fantasma (la prima) e un cadavere (il secondo). Così Cristo (vero Dio e vero uomo), pur essendo superiore al Papa che è soltanto un puro uomo, governa – invisibilmente con la grazia soprannaturale – la Chiesa assieme al Papa, che la governa visibilmente con la Giurisdizione, facendo leggi (potere legislativo), giudicando chi le vìola (potere giudiziario) e castigandolo (potere esecutivo).

2 Cfr. Juan de Torquemada, Apologia Eugenii IV sive de Summi Pontificis et generalis Concilii potestate ad Basileensium oratorem in Florentia responsio, Firenze-Venezia, 1759 ss., Mansi, 31B, 1979.

3 Cfr. E. Ruffini, La Gerarchia della Chiesa negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere di San Paolo, Roma, 1921; A. M. Vellico, De Episcopis juxta doctrinam catholicam, Roma, 1937; V. Cavalla, Episcopi e Presbiteri nella Chiesa primitiva, in “Scuola cattolica”, n. 64, 1936, pp. 235-256.


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