S. Agobardo Vescovo di Lione: la Vita e i “Cinque Scritti sugli Ebrei” [1]

SPECCHIETTO RIASSUNTIVO

[Prima Parte]

*

La Vita Di S. Agobardo

Agobardo nacque in Spagna, probabilmente nel 779, ancora fanciullo venne condotto nella Francia Narbonense (anno 782) e nel 792 a Lione. Il vescovo lionese Leidrado fece studiare il giovane Agobardo avendo notato le sue qualità, lo ordinò sacerdote nell’804 e quando nell’813, per ragioni di età e salute, il Leidrado si ritirò nel monastero di S. Medardo di Soissons, pur mantenendo giuridicamente la diocesi di Lione, affidò il governo diocesano ad Agobardo, nominato quale “Vescovo ausiliare” dopo averlo fatto consacrare da S. Barnardo Arcivescovo di Vienne, assieme a due altri Vescovi co-consacratori. Con la morte di Leidrado, Agobardo divenne Arcivescovo di Lione (816-840).

«Per intelligenza, volontà e cultura, Agobardo si rivelò uno dei più importanti personaggi dell’Impero sotto Ludovico il Pio (814-840) e prese parte attiva ai maggiori affari ecclesiastici e politici del tempo. […]. Lottò vigorosamente contro l’eresia adozianista rinnovata dal Vescovo Felice di Urgel in Spagna; contro le superstizioni del tempo; l’ordalia; il duello ammesso dalle leggi della Borgogna; infine contro le difficoltà sollevate dalla questione giudaica a danno della causa cattolica. […].

S. Agobardo, Vescovo di Lione (779-840), nella “V Epistola, De cavendo convictu et societate judaica” a Nebridio Vescovo di Narbonne, scrisse: «La maledizione che grava su questo popolo infedele è come un vestito che lo accompagna ovunque, come un olio che entra nelle sue ossa e lo segue nei campi, nelle città, nei viaggi, nei poderi, nelle greggi, nei granai, nelle medicine, nei festini e anche nelle briciole che sopravanzano dai loro banchetti».

S. Agobardo si rifà qui alle maledizioni promesse agli Israeliti infedeli a Jaweh e contenute nella “seconda Legislazione”1 del Deuteronomio poco prima dell’entrata d’Israele nella Terra Promessa: “Se non ascolterai la Voce del Signore verranno sopra di te tutte queste maledizioni: sarai maledetto nella città e nella campagna; sarà maledetto il tuo granaio e saranno maledette le tue riserve; maledetto il frutto del tuo seno, il frutto della tua terra, le mandrie dei tuoi buoi e le greggi delle tue pecore; sarai maledetto nell’entrare e nell’uscire. Manderà il Signore la maledizione su tutti i lavori che farai…” (Deut., XXVIII, 16-68).

Agobardo morì a Saintes il 6 giugno 840, a breve distanza lo seguì nella tomba lo stesso Imperatore, il 20 giugno 840»2.

Tuttavia, l’atteggiamento di Agobardo durante la crisi dell’impero lasciato da Carlo Magno a suo figlio Ludovico il Pio fu molto delicato e criticato. La situazione era difficile e complicata. Egli per il bene dell’unità dell’Impero che avrebbe garantito anche l’unità alla Chiesa si schierò in favore dei tre figli dell’imperatore Ludovico il Pio (Lotario, Pipino e Ludovico II il Germanico). In realtà Ludovico il Pio era debole e molti abusi e disordini si erano infiltrati nell’Impero durante il suo regno. Agobardo quindi pensò – per il bene dell’Impero che rischiava la frantumazione – di sostituire al padre i tre figli. Nella dieta di Compiègne (anno 833) fu alla testa dei Vescovi Barnardo da Vienne, Ebbone da Reims, sotto la direzione di Lotario, nel chiedere la deposizione di Ludovico il Pio, che era circondato realmente da cattivi consiglieri. Perciò si schierò in favore di Lotario, il quale godeva anche dell’appoggio del papa Gregorio IV, che si recò in Francia con Lotario stesso, ma, pur avendo ottenuto nell’anno 833 la deposizione di Ludovico il Pio, questi appena due anni dopo riacquistò il trono. Agobardo e i Vescovi filo-Lotariani vennero deposti. Il Nostro assieme a S. Barnardo fuggì in Italia con Lotario. Infine (anno 838), riconciliatosi con l’Imperatore Ludovico il Pio, che aveva riconquistato il potere imperiale, rientrò a Lione e rioccupò la sua sede diocesana. Da allora l’intesa con l’Imperatore fu piena e perfetta3.

Riassumendo

Queste sono le vicende terrene di un uomo coraggioso e intrepido nel difendere i diritti della Chiesa e la salvezza delle anime, sino a inimicarsi i “poteri forti” di allora (re e alta finanza). Tutto ciò lo rende attuale come non mai. Fiero oppositore della prepotenza giudaica e dell’alta finanza; strenuo difensore dei diritti della Chiesa, nei confronti dello strapotere imperiale. Agobardo, col suo zelo infuocato, ha combattuto la buona battaglia sino all’esilio. Ha pagato di persona ciò che aveva predicato con la bocca o la penna. Oggi, di fronte alla quasi “onnipotenza” del mondialismo e del sionismo, egli brilla nel firmamento della storia ecclesiastica come una stella che illumina il nostro cammino in questi tempi oscuri, in cui il vero è presentato come se fosse falso e viceversa. Il suo insegnamento e la sua coerenza di vita vissuta, sono guida sicura ai nostri passi incerti, per giungere al Regno dei Cieli. Per crucem ad lucem.

Forse, nell’ardore della lotta, qualche volta ha esagerato quanto al modo, mai quanto alla sostanza. Ma s. Pio X ci ricorda che nella lotta contro l’errore e il male del proprio tempo è meglio eccedere che peccare per difetto, infatti il male avanza non tanto per il coraggio dei cattivi ma per la debolezza dei buoni.

Che s. Agobardo ci serva da esempio per combattere la buona battaglia di oggi, con ardore e passione, senza falsa vergogna e nel rispetto della verità. Egli interceda per noi, affinché – come lui – possiamo essere ripieni del “Dono di forza”, il quale soltanto potrà renderci vittoriosi contro un avversario il quale – umanamente parlando – è infinitamente più scaltro e potente di noi.

[fine della Prima Parte]

d. Curzio Nitoglia


1 La “prima Legislazione” è quella data da Dio a Mosè sul monte Sinai (Libro dell’«Esodo») nel 1300 a. C. circa. La “seconda Legislazione” come è rivelato nel 5° ed ultimo Libro dell’intero “Pentateuco”: il “Deuteronomio” venne data a Mosè nella pianura di Moab dinanzi alla città di Gerico e al fiume Giordano 40 anni dopo (nel 1260 a. C. circa), poco prima che morisse sul monte Nebo, essendo giunto all’età di 120 anni (e fosse rimpiazzato da Giosuè, che entrò nella Terra Promessa, come viene narrato dal Libro di “Giosuè”).

2 Bibliotheca Sanctorum, Roma, Città Nuova, 1961, vol. I, coll. 414-416. Cfr. anche: Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1948, vol. I, coll. 491-493; Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. I, coll. 613-615 ; Th. Reinach (Rabbi), Agobard et les juifs, in “Revue des études juives, n. XLIX, 1905.

3 «Sotto Ludovico il Pio (814-840), figlio di Carlo Magno, ma da lui molto diverso, iniziò la decadenza dell’Impero carolingio. Anzi tutto l’unità del regno andò perduta. Ludovico aveva un temperamento bonario, era di spirito sinceramente favorevole alla Chiesa, ma debole ed incerto e non seppe mantenere l’eredità di suo padre. Il fatto che egli era in continue liti con i suoi figli (Lotario, Pipino, Ludovico il Germanico – nati dal primo matrimonio – e Carlo il Calvo, nato dal secondo matrimonio con Giuditta); e che questi, poi, lo erano tra loro per la spartizione dell’eredità, condusse alla divisione del Regno in tre parti, col trattato di Verdun nell’anno 843: Regno franco-orientale (Ludovico il Germanico), Regno Franco-occidentale (Carlo il Calvo), Regno Franco-centrale e Italia (Lotario) […]. Data la stretta unione tra Stato e Chiesa, quest’ultima non poteva non essere coinvolta nelle tristi vicende del tempo. La mancanza di grandi personalità tra gli Imperatori fece sì che il Papato venisse acquistando una maggior indipendenza rispetto ai Franchi, tanto più che ci furono dei Vescovi Franchi che appoggiarono le richieste del Pontefice (così Agobardo di Lione, Ebbone di Reims, Jonas di Orléans) e dichiaravano il potere spirituale superiore a quello temporale – però non mancò anche il rovescio della medaglia – quanto più l’Impero perdeva la sua importanza, tanto più il Papato veniva a mancare di un aiuto necessario per far fronte ai molti signori locali in Italia» (K. Bihlmeyer-H. Tuechle, Storia della Chiesa, 2° vol., Il Medioevo, Brescia, Morcelliana, 1957-1983, p. 69).


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