SPECCHIETTO RIASSUNTIVO: ESISTE UN “SANO RAZZISMO” CRISTIANAMENTE INTESO?

SPECCHIETTO RIASSUNTIVO

ESISTE UN “SANO RAZZISMO” CRISTIANAMENTE INTESO?

Introduzione

Nella strana èra del postconcilio, soprattutto con il Pontificato di papa Bergoglio, spesso si sente parlare

  • 1°) non solo a favore dell’accoglienza indiscriminata di masse di musulmani, che stanno invadendo l’Italia e l’Europa, i quali non vogliono integrarsi e vogliono conquistarci (sono oltre 5 milioni i “non-Italiani” presenti nella nostra Patria, tra i quali molti islamici), ma addirittura
  • 2°) di favorire il “meticciato” previsto dal “Piano Kalergi”, ossia la mescolanza delle “razze” di modo che non esista più la “razza europea”, la Civiltà europea, le Patrie europee, la Religione e la Cultura europea, ma solo una massa informe di ibridi.

Ora, ci si chiede, la Chiesa – col suo Magistero – è intervenuta, prima del Vaticano II, su questo tema? Di modo che si possa far riferimento a qualcosa di sicuro per le coscienze sempre più turbate dei fedeli Cristiani?

Pio XI, 21 luglio 1938

Poco prima del Secondo Conflitto Mondiale – col quale è iniziato lo sconvolgimento totale delle razze1 e della Civiltà europea – papa Pio XI in persona intervenne il 21 luglio 1938, nel corso di un’Udienza agli Assistenti Ecclesiastici di Azione Cattolica, dicendo: «Cattolico vuol dire universale, non razzistico, ipernazionalistico, separatistico; c’è qualche cosa di particolarmente detestabile, questo spirito di separatismo, di nazionalismo esagerato, che appunto perché non cristiano, non religioso, finisce col non essere neppure umano» (La Civiltà Cattolica, 1938, vol. III, p. 271).

Tuttavia…

Pio XI, 28 luglio 1938

Il 28 luglio il Papa affrontò nuovamente la questione e specificò meglio, durante un Discorso agli Alunni del Collegio Propaganda Fide di Roma, insegnando: «Con l’universalità c’è l’essenza della Chiesa cattolica; ma con questa universalità stanno bene assieme, bene intese e al loro posto, l’idea di razza, di stirpe, di nazione e di nazionalità […]. Non occorre essere troppo esigenti: come si dice genere si può dire razza, e si deve dire che gli uomini sono innanzitutto un solo e grande genere, una grande famiglia… In tal modo il genere umano è una sola, universale, cattolica razza. Né può tuttavia negarsi che in questa razza universale non vi sia luogo per le razze speciali… Ecco cos’è per la Chiesa Il vero, Il Proprio, Il Sano Razzismo. Tutti ad un modo: tutti oggetto dello stesso materno affetto, tutti chiamati […] ad essere nel proprio paese, nelle particolari nazionalità di ognuno, nella sua particolare razza, i propagatori di questa idea così grande e magnificamente materna, umana, anche prima che cristiana» (L’Osservatore Romano, 29 luglio 1938).

Queste parole di papa Ratti (1922-1939) sembrano essere pronunciate specialmente per i nostri giorni… “Ognuno è chiamato a operare nel suo Paese particolare, nella sua Nazione particolare e nella sua Razza particolare” (Pio XI, 29. VI. 1938).

In breve, si parla e si può parlare – cristianamente – di Popolo (inteso come moltitudine di uomini), Stirpe (ceppo, radice, tronco, famiglia), Nazione (da nascere), Schiatta (impronta, carattere, tempra) e Razza (radice, origine, principio, genere o natura), senza ledere la carità e senza sentirsi obbligati di unire ciò che Dio ha separato.

Ogni uomo, infatti, ha la sua radice (Radix, Razza), il luogo ove è nato (Nasci, Nascere o Nazione), la terra dei suoi padri (Terra Patrum, Patria). Ora se si tagliano le radici di una pianta, essa secca e muore; così se si espiantano i popoli dalle loro Radici, Nazioni, Patrie e Razze li si condanna alle convulsioni del caos, dell’anarchia e poi dell’agonia, sia per quanto riguarda coloro che emigrano dalle proprie terre (il vero insano razzismo è costringerli ad emigrare), sia per quanto riguarda i Paesi con i loro abitanti in cui costoro immigrano, i quali diventano troppo “stretti” per ospitare tutti.

Dalla questione “razziale” ebraica a quella Islamica

La Chiesa si è pronunciata in maniera più estesa riguardo alla questione ebraica che su quella musulmana, essendo l’Islam nato circa 600 anni dopo Cristo e il Cristianesimo. Se, perciò, studiamo la questione ebraica alla luce della Fede cristiana possiamo applicarla, per analogia, alla situazione della confusione attuale delle razze e dell’invasione – per ora “pacifica” – dell’Europa, una volta cristiana, da parte dell’Islam.

Neppure dobbiamo dimenticare come la conquista di una fetta d’Europa (specialmente della Spagna) da parte dei Musulmani, sia stata favorita dagli Ebrei ospitati in essa, che facevano da “quinta colonna” in mezzo alla Cristianità a favore dei loro “cugini circoncisi” e contro gli odiatissimi Cristiani.

Per quanto riguarda la razza o il popolo, Pio XI, nell’Enciclica Mit brennerder Sorge del 14 marzo 1937 scrisse: «Il Verbo doveva prender carne da un popolo che lo avrebbe poi confitto in croce».

Lo stesso Pio XI nella famosa “Enciclica nascosta” (Humani Generis Unitas) che non fu promulgata, data la morte del Papa avvenuta improvvisamente il 10 febbraio 1939, scriveva: «La vera natura della separazione sociale degli Ebrei dal resto dell’umanità, ha un carattere religioso e non razziale. La questione ebraica, non è una questione di razza, né di Nazione, ma di Religione e, dopo la venuta di Cristo, una questione di Cristianesimo […]. Il popolo ebreo ha messo a morte il suo Salvatore […]. Constatiamo in questo popolo un’inimicizia costante rispetto al Cristianesimo. Ne risulta una tensione perpetua tra Ebrei e Cristiani mai sopita. Il desiderio di vedere la conversione di tale popolo non acceca la Chiesa sui pericoli ai quali il contatto con gli Ebrei può esporre le anime. Fino a che persiste l’incredulità del popolo ebraico la Chiesa deve prevenire i pericoli che questa incredulità potrebbe creare per la Fede e i Costumi dei fedeli» (cfr. G. Passelecq – B. Suchecky, L’Enciclica nascosta di Pio XI, Milano, Corbaccio, 1997).

Infatti il Talmùd e la Càbala producono una Cultura nazionale ebraica anticristiana, ossia la famiglia israelitica, unitamente alla Cultura ebraica, producono un legame nazional/religioso giudaico che ritiene la razza israelitica superiore e padrona del mondo. L’Ebraismo non è descritto – dal Cattolicismo – come un fatto razziale e biologico, ma come una filosofia politico/religiosa che produce una Cultura nazionale super-razzista; pertanto l’Ebraismo è soprattutto razzismo.

Fu così che verso il 1938, sotto il pontificato di Pio XI, di fronte alle leggi razziali, La Civiltà Cattolica, con padre Antonino Messineo e padre Mario Barbera, precisò i termini: l’Ebraismo è una Religione razzista, ma è preferibile parlare di Popolo, Nazione, Etnia ebraica piuttosto che di razza ebraica, per distinguersi dal razzismo biologico e materialista del nazionalsocialismo.

Per padre Messineo è di Nazione ebraica chi ha famiglia ebraica, ossia è figlio di madre ebrea, è legato alla Comunità nazionale israelitica e alla sua Cultura razzista-talmudica. Nazione ebraica è un concetto che include Cultura e Civiltà talmudiche; le Nazioni di Cultura e Civiltà cristiane, possono lecitamente difendersi contro il razzismo-talmudico giudaico che lede la loro unità culturale civile e religiosa, sia ab extrinseco sia ab intrinseco; il quale razzismo della Nazionalità giudaico-talmudica, ospitata dentro una Nazione cristiana, non solo non vuole integrarsi (proprio come gli islamisti penetrati oggi in Europa), ma pretende di imporre il proprio dominio a tutte le altre, corrompendo la loro Civiltà, Cultura e Fede; ed è perciò che l’Ebraismo (come l’Islamismo) va discriminato, ossia “separato” dal Cristianesimo con leggi speciali, le quali lo isolino – senza usargli violenza – per impedire che corroda le nazioni cristiane e le corrompa ed anche per difenderlo, al tempo stesso, da reazioni violente da parte dei non-ebrei.

Quello che lascia perplessi è il vedere come alcuni “conservatori” che si oppongono, giustamente, all’invasione islamica, sono invece del tutto favorevoli alla Cultura ebraica postbiblica, ritenendola un tutt’uno con quella cristiana e propugnando un “Giudeo-Cristianesimo” che, dopo la Morte di Cristo, è una contraddizione nei termini, ancora più radicale di quella esistente tra Islam e Cristianesimo. Infatti l’Islam non ha ricevuto da Dio la Rivelazione, e pur negando la Divinità di Gesù lo reputa un Profeta; invece l’Ebraismo oltre ad aver ricevuto la Rivelazione divina e ad averla rifiutata ai tempi di Gesù, perseverando in tale rifiuto ancor oggi, ritiene Gesù non un Profeta ma un impostore che “da uomo si è fatto credere Dio” e quindi “reus est mortis” (Mt., XXVI, 66).

Conclusione

Insomma, la Chiesa cattolica, a differenza di Bergoglio, condanna il razzismo materialista e denuncia il pericolo della perdita d’identità, per riparare il quale occorre una legislazione di disuguaglianza civile, di restrizioni e precauzioni, per difendere la Cultura nazionale e religiosa e l’Ordine sociale cristiano.

Si noti che Pio XI ha ripreso il concetto di razza, ma lo ha spiritualizzato, per lui “razza” non è solo materia, “sangue e suolo”, biologia, ma è Genus – Gens – Stirpis o Patria e Nazione, come aveva già accennato padre Antonino Messineo († 1978) che fu a lungo Direttore della Civiltà Cattolica.

Tuttavia, il concetto di “razza” fu lasciato cadere, senza essere stato condannato e gli si preferì quello di Nazione o Patria, anche poiché nel 1938 alcune correnti del III Reich germanico propugnavano una concezione della vita che era estremante razzista nel senso materialisticamente biologico e darwiniano; ed ogni volta che si fosse usato il termine di “razza” si sarebbe dovuto specificare che non era inteso materialisticamente e biologicamente, bensì spiritualmente come un insieme di Civiltà, Cultura e Religione che formano – assieme – una Nazione e una Patria, ossia la “terra dei Padri” o degli Avi.

d. Curzio Nitoglia


1 Quando andavo a scuola, nel non troppo lontano 1963, il “Sussidiario” ci insegnava l’esistenza di 4 “razze” nel mondo:
1°) la bianca europea,
2°) la bianca delle Americhe,
3°) la gialla asiatica e
4°) la nera africana.
Non si voleva disprezzare nessuno, ma si prendeva semplicemente atto di un dato di fatto. Oggi solo se si pronuncia la parola “razza” si viene accusati di razzismo e sovente condannati anche penalmente.


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