REGINALDO GARRIGOU-LAGRANGE: “VITA SPIRITUALE” (invito alla lettura)

Finalmente la Ristampa del Libro “Vita Spirituale” di Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange (1965 / 2019)

Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange oltre che un eccelso teologo era anche un “maestro” nell’arte del predicare gli “Esercizi Spirituali”. Egli nel libro intitolato Vita spirituale – uscito postumo nel 1965, un anno dopo la sua dipartita e che ora (2019) l’Editore Effedieffe ripropone lodevolmente al pubblico – ha fatto una sintesi “limpida, breve e succosa della sua dottrina spirituale” (p. Raimondo Spiazzi o. p.). Non vi sono mai state, purtroppo, traduzioni di questo libro pubblicato solo in lingua italiana, che rappresenta un vero piccolo gioiello di teologia spirituale compendiata1.

Questo libro forma “un aureo compendio di una spiritualità teologica densa. […]. Provate: vedrete che in queste pagine si esperimenta qualcosa di quanto operano in noi i grandi maestri di spirito: da San Gregorio Magno a Santa Teresa d’Avila … questa è dunque una vera sintesi della sua dottrina spirituale, applicata alla vita pratica” (p. Raimondo Spiazzi o. p.).

Il filo conduttore della spiritualità di p. Reginaldo, compendiata nel 1965 nel libro “Vita spirituale”, lo si trova nella dottrina teologica sul Verbo Incarnato2 – commentata, già 20 anni prima, in maniera strettamente teologica e dogmatica dal medesimo Garrigou-Lagrange (De Christo Salvatore, Roma-Torino, Marietti, 1945) – secondo il quale come la natura umana di Cristo, senza una sua personalità umana, sussistente nell’unica Persona divina del Verbo non è stata abbassata o mortificata, ma innalzata e glorificata; così la personalità umana dei Santi e dei Cristiani, che tendono alla santità mediante la “vita spirituale”, lungi dall’essere diminuita, imitando Gesù Cristo e uniformandosi alla Personalità divina del Figlio, ne è glorificata, innalzata ed elevata. Infatti la personalità umana si perfeziona tanto quanto tende ad unirsi più intimamente a Dio e a Cristo, perdendosi nella sua Personalità infinita. Questa unione, non è una diminuzione, ma è una glorificazione (S. Th., III, q. 2, a. 2, ad 2). Dunque la personalità umana dei Santi e dei Cristiani, che s’impegnano seriamente nella pratica delle “vita spirituale”, per crescere veramente deve prima morire a se stessa, affinché poi Dio viva sempre più intimamente in essa. La divina Rivelazione insegna con S. Paolo: “La mia vita è Cristo e la morte per me è un gran guadagno” (Fil., I, 21) ed ancora: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Gal., II, 20). Questo è il filo conduttore dei vari capitoli del libro “Vita spirituale” di padre Reginaldo.

Dio è Bontà infinita e siccome “Il Bene tende a diffondersi / Bonum est diffusivum sui et communicativum”, Dio tende a comunicarsi in misura sempre maggiore, se l’uomo risponde in maniera conveniente al desiderio di Dio di comunicarsi a lui, rinunciando al giudizio proprio, alla volontà propria, all’amor proprio e quindi alla propria personalità umana, creata, finita, caduca e vacua per far vivere in sé quella perfetta, santa, infinita e divina di Cristo con il Suo pensiero e il Suo volere; se l’uomo desidera veramente unirsi il più possibile a Cristo, se vuol fare in modo che Cristo diventi il suo vero “Io”, un “alter Ego”, più intimo a lui del suo proprio “io” umano, allora la perfettissima Personalità di Cristo prende il posto dell’imperfetta personalità umana, pur restandone realmente distinta senza nessuna confusione panteistica, ma in-abitando nell’animo umano, come l’anima informa il corpo facendolo vivere, restando, però, distinta da esso, senza diminuirlo, ma elevandolo.

L’Umanesimo: il Trionfo del “Culto dell’io umano”

Il Rimedio: il “Regno Sociale dell’Io di Cristo”

«L’età moderna, iniziatasi con l’umanesimo, è una marcia verso la conquista dell’io, che il Medio Evo aveva mortificato in omaggio a Dio. Per riconquistare quest’io, mortificato da Dio, l’uomo si mise a percorrere freneticamente le vie dell’emancipazione. Venne Lutero col Protestantesimo, e si ebbe l’emancipazione dell’io dall’autorità religiosa. Venne Cartesio e col suo famoso metodo filosofico segnò l’emancipazione dell’io dalla filosofia tradizionale, ossia dalla filosofia perenne che è l’unica vera; emancipazione filosofica poi agli ultimi termini da Kant, da Hegel, ecc… Venne Rousseau e con i suoi principi sociali rivoluzionari segnò l’emancipazione dell’io dall’autorità civile. Questa continua, progressiva emancipazione dell’io ha poi culminato nella divinizzazione dell’io medesimo e nella conseguente umanizzazione, o meglio, distruzione di Dio. Si è avuta così l’uccisione nicciana di Dio in omaggio all’io. Dio è luce, amore, letizia, ha cantato il Poeta: “luce intellettual, piena d’amore; / amore di vero ben, pien di letizia; / letizia che trascende ogni dolzore” (Paradiso, XXX, 40-42). Tolto di mezzo Dio, si sono tolti di mezzo la luce, l’amore e la letizia; e si è avuto tutto l’opposto, vale a dire: tenebre, odio, tristezza. Si è avuto, così, l’uomo finito, ossia un cadavere ambulante, cui quadra a pennello l’epitaffio che aveva preparato il Papini per se stesso, prima che fosse risollevato dalla fede di Cristo: “L’ascensione metafisica di me stesso è fallita. Sono una cosa e non un uomo. Toccatemi! Sono freddo come una pietra, freddo come un sepolcro. Qui è sotterrato un uomo che non poté diventare Dio”. La conquista si è mutata in disfatta»3.

Il Verbo Incarnato vivente in noi, come insegna Garrigou-Lagrange, sarà il mezzo più efficace per salvare l’uomo moderno, arrestandolo efficacemente nella sua folle e rovinosa corsa alla conquista dell’io, e spronandolo non meno efficacemente alla sapientissima conquista dell’io a Dio. Questo è il ruolo sociale della dottrina dell’Io di Cristo vivente nelle anime. Cfr. Pio XI, Enciclica Quas primas, 1925 (sul Regno sociale di Cristo).

La Vita

Reginaldo Garrigou-Lagrange (al secolo Gontran) nacque ad Auch (in Francia) nel 1887. Studiò medicina all’Università di Bordeaux, ma dopo 2 anni abbandonò la medicina per entrare nell’Ordine Domenicano. Fu ordinato sacerdote nel 1902, si perfezionò in teologia presso lo studentato Domenicano a Le Saulchoir nel Belgio (dove si era trasferito lo Studentato Domenicano della Provincia di Francia), si specializzò anche in filosofia alla Sorbona di Parigi. Nel 1905 iniziò ad insegnare storia della filosofia a Le Saulchoir. Sotto la guida del padre Domenicano Ambroise Gardeil (1859-1931) iniziò ad approfondire la conoscenza del Tomismo. Nel 1909 giunse a Roma, chiamatovi da p. Giacinto Cormier, Maestro Generale dell’Ordine dei Domenicani, per insegnare teologia dogmatica all’Angelicum e vi restò sino al 1960, passando poi, a causa di una grave infermità, alla Clinica S. Domenico in Piazza Sassari di Roma ove restò sino alla sua morte (1964).

Le Opere

Nel 1909 pubblicò la sua prima opera filosofica (Il senso comune, la filosofia dell’essere e le formule dogmatiche). Nel 1923 pubblicò il libro di teologia ascetica e mistica Perfezione cristiana e contemplazione secondo San Tommaso d’Aquino e San Giovanni della Croce. Quest’opera lo segnalò al pubblico come uno dei massimi esperti di teologia spirituale. Contribuì alla stesura materiale dell’Enciclica Humani generis di Pio XII (12 agosto del 1950), che condannava la Nouvelle Théologie, ossia il neo-modernismo, del quale fu uno dei primi confutatori e un avversario implacabile. Nel 1955 fu nominato Consultore al S. Uffizio. Nel 1960 a causa della sua incipiente infermità (il morbo di Alzheimer), che gli tolse il ben dell’intelletto dovette rinunziare ai suoi numerosi incarichi. Morì, 55 anni or sono, il 15 febbraio del 1964 alle 5 del mattino, presso la Clinica S. Domenico in Piazza Sassari di Roma, vicino alla Basilica di S. Lorenzo al Verano.

Tra le sue opere (500 titoli tra articoli e volumi) meritano speciale menzione: Le sens commun, la philosophie de l’ être et les formules dogmatiques, Parigi, 1909, tr. it., Il senso comune, la filosofia dell’essere e le formule dogmatiche, Roma, Editore Leonardo da Vinci, 2013, a cura di Antonio Livi; Dieu, son existence et sa nature, 2 voll., Parigi, 1914-1915; tr. it. compendiata, Le divine perfezioni secondo la dottrina di San Tommaso, Roma, Ferrari, 1923; De Deo Uno, Torino-Roma, 1938; Providence et Confiance en Dieu, Parigi, 1923; De virtutibus theologicis, Torino-Roma, 1949; Perfection chrétienne et contemplation, 2 voll., Parigi, 1923, tr. it., Perfezione cristiana e contemplazione, Monopoli-Roma, Vivere in, 2011, 2 voll.; Traité de théologie ascetique et mystique : Les trois ages de la vie interieure, 2 voll., 1938-1939, tr. it., Le tre età della vita interiore, Monopoli-Bari, Vivere in, 1989, 4 voll.; De Christo Salvatore, Torino-Roma, 1945; Le Sauveur et son amour pour nous, Parigi, 1933, tr. it., Gesù che ci redime, Roma, Città Nuova, 1963; La Mère du Sauveur et notre vie interiéure, Parigi, 1941; De Eucharistia, Roma-Torino, 1942; La synthèse thomiste, Parigi, 1946; tr. it., Sintesi Tomistica, Brescia, Queriniana, 1953, II ed. Verona, Fede e Cultura, 2015; De gratia Roma-Torino, 1946; L’éternelle vie et la profondeur de l’ame, Parigi, 1949.

La Teologia Ascetica e Mistica

Il nome di Garrigou-Lagrange, nella storia della teologia, resterà legato soprattutto al suo apporto allo sviluppo della teologia spirituale, assicurando a questa disciplina un posto ben definito e per nulla secondario nel mondo della teologia. Egli concepisce la teologia in funzione della vita spirituale, la quale ha come ultimo traguardo la contemplazione, che non fa soltanto conoscere ma anche gustare la realtà divina. All’acquisto di tale conoscenza occorre che l’azione purificatrice di Dio (le notti dei sensi e dello spirito) estirpi in noi i resti dell’egoismo e della concupiscenza. […]. Quando nel 1917, Garrigou-Lagrange cominciò a tenere i suoi ‘Corsi di teologia spirituale del sabato sera’ presso l’Angelicum, diventati famosi a Roma, era dominante la teoria delle due vie parallele alla santità: o quella ascetica o quella mistica” (B. Mondin, Storia della Teologia, Bologna, ESD, 1997, 4° vol., p. 480).

Inoltre secondo tale teoria, la mistica e la contemplazione infusa sarebbero state un fenomeno straordinario appartenente alle gratiae gratis datae (“ggd” o i carismi) e non lo sviluppo della gratia gratum faciens (“ggf” o la grazia santificante). Quindi un qualcosa di accessorio nella vita spirituale e da non desiderarsi poiché pieno di insidie. Nei suoi corsi di spiritualità (a partire dal 1917) e nella sua prima opera di ascetica e mistica (Perfezione cristiana e contemplazione, 1923) p. Reginaldo Garrigou-Lagrange confutò questa teoria (sostenuta allora a Roma nell’Università Gregoriana dal padre Gesuita Joseph de Guibert) e dimostrò che la mistica e la contemplazione infusa appartengono alla via normale della santità o della perfezione cristiana come sviluppo della grazia santificante.

La mistica o terza via dei ‘perfetti’ è stata studiata già sin dalla Patristica – a partire da S. Ireneo da Lione († 202) sino a S. Bernardo di Chiaravalle († 1153) – poi dalla Prima Scolastica (specialmente da S. Tommaso d’Aquino † 1274 e da S. Bonaventura da Bagnoregio † 1275) ed infine, nella Seconda Scolastica, dai due Dottori mistici per eccellenza: S. Teresa d’Avila († 1582) e S. Giovanni della Croce († 1591). Padre Reginaldo, per difendere la sua tesi, si fonda sulla Tradizione patristica, approfondita dalla Prima Scolastica specialmente di S. Tommaso d’Aquino e dalla Seconda Scolastica spagnola di S. Giovanni della Croce e S. Teresa d’Avila.

Secondo la dottrina tradizionale, ripresa e fatta rivivere da p. Garrigou-Lagrange, grazie alle virtù teologali di Fede, Speranza e Carità, rafforzate dai sette Doni dello Spirito Santo4 l’uomo può giungere alla mistica o vita unitiva. Inoltre Dio Redentore ci offre i mezzi (sacramenti e preghiera) sufficienti per raggiungere l’unione partecipata e creata o limitata con Lui, dandoci la capacità reale di osservare i 10 Comandamenti, dacché “la Fede senza le opere è morta” (S. Giacomo, Epistola, II, 26). La mistica è lo sviluppo ordinario della vita spirituale o della grazia abituale, cui tutti sono chiamati. Mentre i fenomeni mistici straordinari (visioni, stigmate, levitazioni…) o gratiae gratis datae (“ggd”) sono del tutto accidentali e non costituiscono la natura della perfezione o santità.

Comunemente, dal XVII secolo sino all’inizio dell’insegnamento orale (1917) e degli scritti (1923) sulla teologia ascetica e mistica di p. Garrigou-Lagrange, si reputava che la devozione allo Spirito Santo fosse qualcosa di riservato alle anime speciali o favorite dai carismi eccezionali o straordinari, nonostante l’intervento del magistero ecclesiastico di papa Leone XIII. Nulla di più falso. Essa è necessaria per giungere alla perfezione della nostra vita soprannaturale, alla quale tutti sono chiamati da Dio.

San Tommaso (S. Th., II-II, q. 24, a. 9) insegna che la vita spirituale si può dividere in tre tappe: la “prima via purgativa”, è quella dei “principianti”, che si liberano dal peccato mortale e fanno meditazione discorsiva; la “seconda via illuminativa”, è dei “progredienti”, che imitano le Virtù di Cristo e fanno un’orazione più affettiva; queste due vie compongono l’ascetica. Infine la “terza via unitiva”, che non è facoltativa ma necessaria, è la mistica o dei “perfetti”, i quali grazie all’attuazione abituale dei Doni dello Spirito Santo arrivano – con l’orazione infusa o contemplazione – all’unione con Dio tramite il pieno e perfetto fervore della Carità, per quanto sia possibile alla natura umana in questa vita, aiutata dalla Grazia divina5. Lo Spirito Santo con i suoi sette Doni è assolutamente necessario per giungere alla santità. Leone XIII nella sua Enciclica Divinum illud munus (1897) ha scritto che come Gesù ha iniziato la nostra Redenzione e santificazione, così essa deve essere perfezionata e portata a termine dallo Spirito Paràclito. Quindi il suo ruolo nella nostra vita spirituale è assolutamente necessario. Basti pensare agli Apostoli che furono istruiti per tre anni da Gesù (e per altri quaranta giorni dopo la sua Resurrezione), eppure senza la pienezza dello Spirito Santo ricevuta il dì di Pentecoste non furono capaci di restare vicini al Maestro nel momento della prova.

L’ascetica è costituita soprattutto dallo sforzo umano abituale, aiutato dalla Grazia attuale ordinaria di Dio, per vivere nella Grazia santificante (“ggf”), lottando contro il peccato mortale e facendo un’orazione mentale soprattutto discorsiva (prima viapurgativa” dei “principianti”); poi (seconda viailluminativa” dei “progredienti”) consiste nell’imitazione delle Virtù di Cristo e nel fare un’orazione mentale soprattutto affettiva ed infine nella mistica (terza via “unitiva” dei “perfetti”)6, in cui l’anima è simile ad una barca a vela, che è fatta correre (passività relativa) e non si rifiuta di correre (attività eroica) sulle onde, spinta dal soffio impetuoso dello Spirito Santo; mentre nell’ascetica l’anima somiglia piuttosto alla barca a remi con cui si naviga sulle acque con l’aiuto della Grazia attuale ordinaria di Dio e colla cooperazione della forza delle braccia dei navigatori, che vivono le Virtù infuse in maniera umana o non ancora eroica. Perciò la vera mistica è caratterizzata da un’attività eroica o sovrumana nell’esercizio delle Virtù infuse da parte dell’uomo che, tuttavia, è mosso soprattutto dallo Spirito Santo, al quale non deve resistere o porre ostacoli di cattiva volontà. Invece il falso misticismo parla di passività totale anche nell’agire, il che porta al Quietismo, ossia al non “far assolutamente nulla”. Ma Gesù nel Vangelo ci ha detto: “Non chi dice ‘Padre-Padre’ entrerà nel Regno di Dio, ma colui che fa la sua volontà”. Insomma “chi vuol far l’angelo, finisce per diventare una bestia”. Infatti “la Fede senza le buone opere è morta” (San Giacomo).

Garrigou-Lagrange ha fatto rinascere e diventare comunemente insegnata la dottrina tradizionale, esposta dai Padri, dai Dottori scolastici (con S. Tommaso d’Aquino in primis) e dai due Dottori mistici per antonomasia della Controriforma (S. Giovanni della Croce e S. Teresa d’Avila), ma smarritasi dopo la crisi protestante per reazione alla falsa mistica quietistica del Seicento. “Egli ha eliminato la doppia via di santificazione dei Cristiani sottosviluppati, che dovevano accontentarsi della ascetica e proclamava la chiamata universale alla vita mistica e alla contemplazione infusa. La teoria di Garrigou-Lagrange all’inizio incontrò fortissima opposizione, ma poi fu universalmente accolta” (B. Mondin, cit., p. 483). Il suo vecchio maestro, Ambroise Gardeil, scese in campo e sostenne la stessa teoria nel suo ottimo lavoro La struttura dell’anima e l’esperienza mistica (Parigi, 1927, 2 voll.). I moderni manuali di teologia ascetica e mistica (Adolfo Tanquerey del 1924, tr. it, 1928-1954 e Antonio Royo Marin del 1958, tr. it., 1960) seguono la dottrina tradizionale di S. Tommaso, S. Giovanni della Croce e S. Teresa d’Avila (i tre Dottori della mistica) che è stata fatta rinascere oralmente e per iscritto (a partire dal 1917-23) da Garrigou-Lagrange7.

Conclusione

Perdere la nostra personalità ferita dal peccato originale per far vivere, in maniera limitata e finita, in noi quella divina di Gesù Cristo è il messaggio principale e fondamentale che si trova negli “Esercizi Spirituali” di p. Garrigou-Lagrange (raccolti nel presente volume Vita spirituale), che non furono solo predicati, ma anche vissuti da p. Garrigou-Lagrange, soprattutto quando venne purificato radicalmente ed eminentemente (dal 1960 al 1964) “da un lungo processo di spogliamento umano, venendo privato, prima della parola, e poi dell’uso dell’intelligenza e ridotto, si può dire, per più di due anni, ad una vita quasi esclusivamente vegetativa e sensitiva, con un’ultima lezione, una lezione di vita: quella dello spogliamento totale, della purificazione definitiva” (p. Raimondo Spiazzi o. p.).

Tutti i lettori anche i più semplici troveranno in queste pagine, accessibili a tutti, pur essendo altamente teologiche, la dottrina ascetica e mistica più sicura per avanzare nella santità. I sacerdoti vi troveranno la materia per predicare ai fedeli gli “Esercizi Spirituali” contenenti la teologia spirituale come è stata insegnata dai Padri della Chiesa e dai Dottori mistici per eccellenza (S. Tommaso d’Aquino, S. Tersa d’Avila e S. Giovanni della Croce).

Raccomando perciò a tutti lo studio amoroso di queste pagine profonde e semplici, che – soprattutto in questi tempi di paurosi sbandamenti spirituali, dogmatici, morali e liturgici – ci illumineranno (“ché la diritta via era smarrita”) nella via che dobbiamo percorrere per arrivare a Dio.


DCN


1 Il libro costa 17 euro ed ha 300 pagine, può essere richiesto a: www.effedieffe.com oppure www.effedieffeshop.com ; tel. 0763. 71. 00. 69; cell. 335. 45. 74. 64.

2 Cfr. S. Tommaso d’Aquino, S. Th., III, qq. 1-59.

3 G. M. Roschini, La Santa Messa. Breve esposizione dogmatica, II ed., Frigento (AV), Casa Mariana Editrice, 2010, p. 11-13.

4 Cfr. A. Gardeil, De donis Spiritus Sancti in genere, Torno, Marietti, 1930; M. Cordovani, Il Santificatore, Roma, Studium, 1939; R. Spiazzi, I Doni dello Spirito Santo, Milano, 1955; L. Billot, De Virtutibus, Roma, Gregoriana, 1928.

5 Cfr. R. Garrigou-Lagrange, Perfezione cristiana e contemplazione, Torino, Marietti, 1933; II ed. Monopoli-Roma, ed. Vivere in, 2011, 2 voll.; Id., Le tre età della vita spirituale, Monopoli-Roma, ed. Vivere in, 1989, 4 voll.; A. Tanquery, Compendio di teologia ascetica e mistica, Roma, Desclée, (1924), VIII ed., 1954; A. Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, (1958), Roma, Paoline, 1960.

6 S. Tommaso d’Aquino, S. Th., II-II, q. 24, a. 9.

7 Cfr. Abelardo Lobato, “Itinerario filosofico di p. Reginaldo Garrigou-Lagrange”, in Angelicum, 1964, pp. 53-116; Innocenzio Colosio, “Il padre Maestro Reginaldo Garrigou-Lagrange”, in Rivista di ascetica e mistica, 1965, pp. 52-68; Battista Mondin, I grandi teologi del XX secolo, Torino, 1972, vol. I, pp. 35-58; Giuseppe Maria Paparone, La teologia mistica in padre Garrigou-Lagrange, Bologna, ESD, 1999, (ottimo).


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