IN MEMORIA DI ROBERT FAURISSON

Il 21 ottobre del 2018 è morto, all’età di 89 anni, lo storico Robert Faurisson, nato il 29 a Shipperton, in Inghilterra vicino Londra, da padre francese e madre scozzese.

Egli era stato professore di Letteratura francese all’Università di Lione. Nel 1970 cominciò a studiare la questione storica della “shoah” e, in maniera specifica, delle camere a gas in cui, secondo la volgata “sterminazionista”, sarebbero stati uccisi 6 milioni di Ebrei dell’Europa orientale, vittime dell’antisemitismo biologico del III Reich germanico (dal 1939 al 1945).

Sorse, allora, il problema storico che cambiò la vita al tranquillo professore di Letteratura, catapultandolo nel campo storico e particolarmente in quello del “Revisionismo olocaustico”. Infatti Faurisson iniziò a studiare, riprendere ed approfondire le tesi dette “revisionistiche”, ossia che “rivisitavano” la storia delle camere a gas, di Paul Rassinier, uno storico francese nato nel 1906 e morto nel 1967, il quale avendo fatto parte della Resistenza filosocialista antitedesca (1940-1944), fu rinchiuso nel Lager germanico di Buchenwald, nel 1943, e poi a Dora e fu torturato dalla Gestapo, che lo rese invalido al 95%. Il Rassinier nei suoi libri (da La menzogna di Ulisse nel 1950 sino a L’operazione Vicario, 1965) sosteneva che nei Lager tedeschi furono uccisi non più di 500 mila Ebrei, non attraverso gasamento con “Zyklon-B”, ma per percosse, fame, freddo lavori forzati… il gas “Zyklon-B”, secondo il Rassinier serviva come disinfettante per liberare i prigionieri dal tifo petecchiale, mentre i forni crematori servivano non per bruciare vivi gli internati e specialmente gli Ebrei, ma per cremare i cadaveri dei morti affinché non scoppiassero le epidemie.

Faurisson si servì anche di perizie chimiche e fisiche fatte da ingegneri altamente specializzati (ad esempio l’ingegnere statunitense Leuchter, che costruiva le camere a gas per i penitenziari statunitensi, ove la pena di morte era comminata attraverso gasazione), i quali avendo esaminato i reperti delle mura delle camere a gas di Auschwitz, avevano espresso – scientificamente e non ideologicamente – la soluzione chimica del problema olocaustico, secondo cui la percentuale di gas “Zyklon-B” ancora presente (dacché non evapora e non si perde col tempo) in esse non era sufficiente a uccidere uomini, ma solo a disinfestare i pidocchi.

Il primo scritto di Faurisson sulla questione delle “camere a gas” risale al giugno del 1978 e s’intitola Le problème des chambres à gaz, apparso sulla rivista Défense de l’Occident, n. 158. Faurisson venne condannato per “Negazionismo” dell’olocausto ebraico nel 1981, poi nel 1991, 1998, 2000, 2006 e 2016. Fu aggredito e malmenato più volte, anche in Italia presso l’Università di Teramo, circa 18 anni or sono, quando gli fu impedito di pronunciare una conferenza nell’Aula Magna dell’Ateneo Gabriele D’Annunzio di Teramo in Abruzzo.

Faurisson ha scritto numerosi libri. L’ultima sua collezione s’intitola Ecrits révissionnistes, in 5 volumi, 1974-1998 (circa 2000 pagine). Come Rassienier anch’egli era socialista e ateo, ma negli ultimi anni aveva accettato di portare su di sé lo “Scapolare verde” (per la conversione dei peccatori e degli increduli). Speriamo che Dio lo abbia illuminato a “rivisitare” le sue vecchie concezioni religiose e preghiamo per lui.

Faurisson ha lasciato la prosecuzione del suo impegno scientifico ad alcuni discepoli e ricercatori storici di valore come lo Svizzero Jürgen Graf (cfr. J. Graf, Historia Magistra Vitae. Articoli, Conferenze, Interviste in difesa del Revisionismo dell’olocausto, 1995-2012, 2016, a cura di Andrea Carancini; può essere richiesto a www.lulu.com/shop, pagine 360, euro 24) e l’Italiano Carlo Mattogno (cfr. C. Mattogno, Le “Confessioni” di Rudolf Höss. Analisi storico-critica delle dichiarazioni dell’ex comandante di Auschwitz, Genova, Effepi, 2018, pagine 380, euro 38; può essere richiesto a Edizioni Effepi, via B. Piovera, n. 7, 16149 – Genova).

d. Curzio Nitoglia

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