INVITO ALLA LETTURA: “La Vita di Cristo” di Giuseppe Ricciotti

Il lavoro che ha assorbito di più l’abate Giuseppe Ricciotti è stato la “Vita di Cristo”, che non è esagerato definire un vero e proprio capolavoro.

Egli cominciò a lavorarvi nel 1939 e lo ultimò nel novembre del 1940. Questo volume ha fatto conoscere l’abate Ricciotti in tutto il mondo e gli ha dato la massima notorietà. Il tono del libro è scientifico, ma assieme è anche ricco di conoscenza piena di amore verso Gesù, ossia di contemplazione sapienziale; è stato scritto con grande affetto, “in ginocchio”, in abituale spirito di preghiera e in un italiano molto elegante e scorrevole che lo pone tra i Classici della Letteratura Italiana, non sfigurando accanto ai Promessi sposi del Manzoni.

La “Vita di Cristo” fu pubblicata dall’Editore Rizzoli di Milano nel 1941, il quale ne stampò solo 5 mila copie e disfece il piombo non prevedendo una eventuale seconda edizione, pensando che un libro su Gesù non avrebbe avuto una grande risonanza; ma, dopo appena due settimane, la prima edizione era già esaurita e si dovette ricomporre il piombo per ristampare il libro, che conobbe sette edizioni sino a quando Ricciotti, nel 1954, si scontrò con Rizzoli e passò all’Editore Mondadori, che, nel 1974, stampò la diciottesima edizione; negli anni novanta è uscita la penultima edizione, oramai esaurita, con Prefazione di Vittorio Messori, e finalmente l’Editore Effedieffe lo ha ristampato nel gennaio del 20191.




Il Ricciotti scriveva nella sua Prefazione alla “Vita di Cristo”: “Ho persino osato imitare la impassibilità degli Evangelisti, i quali non hanno né una esclamazione di letizia quando Gesù nasce né un accento di lamento quando Egli muore”.

La sola idea di comporre una Vita di Gesù lo sgomentava, ma quando (nel 1939) vide che le nubi di una Seconda Guerra Mondiale (avendo lui partecipato alla Prima, 1915-1918, come Cappellano militare) si addensavano sull’Europa, ruppe gli indugi.

Durante il suo servizio militare come Cappellano degli Arditi nella Grande Guerra aveva fatto voto di scrivere una Vita di Cristo se fosse tornato a casa sano e salvo, poiché stando in prima linea più volte aveva visto la morte in faccia.

Nel 1939 l’Europa stava nuovamente sul punto di essere allagata dal sangue dei suoi figli ed egli capì che “l’umanità si trovava come gettata in un pagliericcio simile a quello dei soldati nella Grande Guerra con un Vangelo macchiato di sangue”. Quindi si mise alacremente al lavoro.

Il suo bel libro su Gesù lo scrisse parzialmente in Roma, ma in gran parte nella magnifica cittadina di Gubbio, che innalza l’animo alla contemplazione di Dio, al riparo delle mura della Canonica di San Secondo, di cui era Abate titolare. “Si ritirava lì in una stanzetta interna, lontana dalla strada e dai rumori, piccola e quasi riempita da un lungo tavolo dove poteva aprire e scompaginare libri e fogli di carta; scriveva per ore, con una coperta sulle spalle, confortato di tanto in tanto da una tazzina di caffè bollente” (P. Guglielmi, L’Abate Ricciotti (1890-1964), Una vita con la Bibbia e per la Bibbia, Roma, Coletti, 2004, p. 124).

Aristotele seguìto da S. Tommaso d’Aquino diceva: “Nihil volitum nisi praecognitum / nulla è voluto se prima non è conosciuto”. Quindi non si può voler amare Gesù se non lo si conosce. Perciò la lettura di questo libro aiuterà a conoscere sempre meglio e ad amare sempre di più il Verbo Incarnato. Raccomando lo studio meditato di quest’opera monumentale la quale ci porterà all’imitazione di Cristo, che è la strada per il Paradiso.

d. Curzio Nitoglia

1 800 pagine, 30 euro, si può ordinare a: Effedieffe tel. 0763. 71. 00. 69; www.effedieffeshop.com

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