Churchill, Hitler, Stalin e Roosevelt

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Per Roosevelt Churchill era un anacronismo e l’Impero britannico un monumento di oppressione che la vittoria dell’America doveva abbattere. Roosevelt era convinto che l’Europa stava per scomparire come potenza politica: sarebbe stata annientata dalla guerra che essa stessa aveva scatenato. La GB non era che una piccola isola di quel continente condannato. Di qui il distacco di Roosevelt nei confronti dell’Europa. Egli era certo che il mondo del dopoguerra sarebbe riposato su 4 pilastri: gli Stati Uniti, l’Urss, la Cina e l’India. Perciò, mentre combatteva, l’America doveva anche mirare alla loro emancipazione integrale. Ma questo significava la fine dell’Impero britannico” (Raymond Cartier, Paris Match, numero speciale in Memoria di Churchill, 30 gennaio 1965).

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Introduzione

Due aspetti della vita e del pensiero di Winston Churchill che stupiscono, e non poco, sono: 1°) la sua ammirazione (iniziale) per Stalin, pur essendo stato negli anni Venti un fiero avversario del bolscevismo sovietico; 2°) l’odio per Hitler (anche dopo Dunkerque), sino al punto di preferire l’alleanza con Stalin a quella con la Germania. Questi due sentimenti, praticamente, hanno fatto in modo che mezza Europa fosse consegnata in mano a Stalin ed hanno segnato il declino dell’Impero britannico. Churchill si avvide del suo errore verso Stalin, ma troppo tardi; infatti oramai il Presidente degli Usa, Roosevelt, aveva fatto suo l’amore per Stalin, che Churchill non provava più. Cerchiamo di vedere come andarono le cose…

1932 Churchill in Germania

Nell’estate del 1932 Churchill rimase impressionato quasi per caso dall’ascesa del nazismo. Infatti in Inghilterra nel ’32, come uomo politico, sembrava finito e, per distrarsi, si accinse a scrivere la biografia del suo avo Marlborourgh. Per documentarsi decise di andare in Germania a vedere gli scenari delle sue battaglie e trovò la nazione tedesca in pieno entusiasmo verso Hitler, che sarebbe asceso al potere il 30 gennaio del 1933.

Il 23 novembre del 1932 Churchill fece un discorso in cui ammonì l’Europa sul pericolo germanico. Previde che i tedeschi sotto Hitler avrebbero preteso la riparazione dei torti fatti loro a Versailles nel 1919.

1934 Churchill sceglie Stalin

Se da una parte Churchill vide giusto, dall’altra si fece abbagliare da un “astro” ben più pericoloso di Hitler: Stalin. “La ripugnanza verso Hitler è oramai tale che Churchill si sente animato da sentimenti benevoli anche verso i suoi antichi nemici, i bolscevichi. Nel luglio del 1934 il parlamento britannico vota per l’ammissione dell’Urss nella Società delle Nazioni. Churchill è entusiasta. Secondo lui oramai Lenin è morto, Trotskij è in esilio. I russi son cambiati. Ora al Cremlino c’è un uomo che eserciterà un’influenza fondamentale sul suo futuro: Stalin. E sul regime di Stalin afferma che oramai la Russia non è più una rivoluzione da esportare, si è ridotta solo ad essere una dittatura nazionale” (Guido Gerosa, Churchill, Milano, Mondadori, 1972, p. 73).

Nel 1944 finisce l’amore per Stalin

Quest’amore per Stalin durò sino al 1942/1943 e cambiò solo attorno al 1944. Infatti in un discorso, tenuto l’8 settembre 1942 alla Camera dei Comuni, Churchill rese omaggio a Stalin dicendo: “è una grande fortuna per la Russia, in questo momento di mortale pericolo, che alla sua testa si trovi questo grande e rude capo di guerra. Egli è un uomo che ha una personalità formidabile adatta ai tempi foschi e tempestosi in cui la sua vita è stata gettata, un uomo di inesauribile coraggio e di grande forza di volontà. […]. Credo di essere riuscito a fargli sentire come noi siamo buoni e fedeli camerati in questa guerra”. Con il procedere della guerra Churchill finì per ricredersi sul dittatore sovietico e il 24 gennaio del 1944, in una riunione di Gabinetto, dichiarò riguardo a Stalin che “cercare di mantenersi in buoni rapporti con un comunista è come cercare di fare l’amore con un coccodrillo” (cfr. Capo di Stato Maggiore, generale Alan Brooke, Diario, 24 gennaio 1944).

Nel 1934 Churchill disse all’ambasciatore sovietico a Londra, Maiskij: “L’Impero britannico è per me l’alfa e l’omega. Ciò che è buono per l’Impero britannico è buono anche per me. Nel 1919 ero convinto che il pericolo più grave per l’Impero britannico fosse rappresentato dalla Russia sovietica e allora mi schierai contro di essa. Oggi sono persuaso che il pericolo più grande per l’Impero sia la Germania e quindi mi schiero contro la Germania. Sono stato e sono tuttora un avversario del comunismo, ma per l’integrità dell’Impero britannico sono pronto a cooperare con i soviet” (Ernesto Ragionieri, Protagonisti della Storia Universale, CEI, 1965).

Il tuonare di Churchill contro la crescente potenza della Germania non venne preso in considerazione dai politici europei ed egli rimase “una voce che grida nel deserto”. Fu così che rimase solo anche a perorare il riarmo della GB, nessuno voleva pensare alla possibilità di un nuovo terribile Conflitto Mondiale (cfr. A. Moorehead, Churchill e il suo mondo, Peruzzo Editore, 1965).

La Germania capì che Churchill era suo nemico, ma che era isolato in occidente e non faceva neppure più parte del governo britannico. Goebbels non perdeva occasione per attaccare Churchill quale nemico numero uno della civiltà tedesca senza, però, dargli un’importanza capitale.

1937 Churchill rientra nel governo britannico

Dopo la disfatta politica del 1932 Churchill dovette attendere il 1937 per rientrare nel governo. Egli rappresentava il “partito della guerra” contro Hitler, mentre i governi precedenti avevano lasciato che la Germania facesse e disfacesse a suo piacimento.

1939 la Seconda Guerra Mondiale

Solo quando Hitler entrò in Polonia (1° settembre 1939) l’Inghilterra e la Francia gli dichiararono guerra, ma il risultato immediato fu un fallimento enorme: 1°) la Polonia fu spartita tra la Germania e l’Urss (alla quale nessuno dichiarò guerra e che restò in Polonia anche dopo il 1945 con il placet degli Alleati); 2°) la Francia venne occupata in 3 settimane; 3°) l’Esercito britannico rischiò di essere annientato a Dunkerque (ne parleremo meglio dopo) e l’Impero britannico si trovò a svolgere il ruolo di “parente povero” degli Usa, perdendo il suo predominio sul mondo (cfr. Basil Liddell Hart, Storia militare della Seconda Guerra Mondiale, Milano, Mondadori, 1970).

Il valente storico Liddell Hart si chiese anche se Hitler avesse voluto veramente la guerra e rispose che egli fu tirato in guerra controvoglia dall’improvviso irrigidimento degli occidentali, dovuto soprattutto a Churchill, che fu talmente brusco e imprevedibile da rendere inevitabile la guerra voluta più da Churchill che dalla Germania (cfr. Basil Liddell Hart, Storia militare della Seconda Guerra Mondiale, cit.).

L’azione tedesca nel Belgio e nei Paesi Bassi portò alle dimissioni di Chamberlain e all’incarico, dato a Winston Churchill, di formare un nuovo governo, che fosse capace di condurre una guerra contro la Germania, capacità che sino ad allora la GB non aveva assolutamente mostrato e che aveva forse indotto in inganno Hitler, il quale si spinse troppo avanti, non prevedendo una reazione così brusca da parte dell’Impero britannico, non potendo poi più tornare indietro e restando intrappolato nella Seconda Guerra Mondiale.

Churchill, che nutriva per Mussolini una grande ammirazione sin dal 1927 cercò di convincerlo a non entrare in guerra a fianco della Germania, ma non vi riuscì. Mussolini era convinto che la guerra fosse finita con la conquista della Francia. Invece la dura reazione della GB la protrasse e poi la campagna di Russia e l’entrata in guerra degli Usa capovolsero interamente la situazione a tutto svantaggio della Germania, che all’inizio sembrava vincitrice. Infatti dal Diario di Galeazzo Ciano (Diario 1939-43, vol. I, Milano, Rizzoli, 1946) si apprende che il 16 maggio del 1940 l’ambasciatore inglese a Roma portò un messaggio “di buona volontà” di Churchill al Duce, ma non ci fu nulla da fare: Mussolini il 18 maggio gli rispose in maniera negativa e l’Italia entrò in guerra il 10 giugno.

Maggio 1940 Dunkerque

Il 26 maggio del 1940, dopo la disfatta subita in Francia da parte dei tedeschi, i capi inglesi erano convinti che sarebbero riusciti a salvare solo una minima parte dell’Esercito britannico in rotta e intrappolato a Dunkerque, circondati dall’Oceano e dall’Esercito germanico. L’Ammiragliato stimava di poter rimpatriare non più di 40 mila uomini su quasi 400 mila (tra inglesi e francesi), che si erano assiepati nei pressi di Dunkerque, ma avvenne una specie di “miracolo”, l’evacuazione dei militari anglo/francesi poté continuare ininterrottamente per altri 6 giorni e alla fine quasi tutti i soldati anglo/francesi arrivarono in GB.

Come mai i tedeschi si fermarono per circa 8 giorni e dettero la possibilità agli sconfitti di riparare in Patria? Churchill disse che era stato grazie alla bravura dell’Aviazione britannica, che dominò il cielo pur essendo numericamente in svantaggio di 1 su 4. Ma ciò non corrisponde alla realtà e Churchill lo sapeva bene. In realtà fu Hitler a salvare i soldati nemici. Molti storici (cfr. Arthur Bryant, Tempo di guerra, Milano, Longanesi, 1966; Chastenet, Churchill et l’Angleterre du XXme siècle, Parigi, Fayard, 1965) pensano che l’evacuazione da Dunkerque fosse permessa dal desiderio di Hitler di non forzare la mano sui vinti, egli non voleva esasperare la GB sino al punto di determinarla alla resistenza ad oltranza, mentre “in quel momento sperava di concludere la pace, come dimostra l’offerta che fece immediatamente dopo la caduta della Francia” (Guido Gerosa, Churchill, cit., p. 90). Il famoso storico Liddell Hart (Storia militare…, cit.) si spinge a scrivere che il fermarsi dell’Esercito germanico a Dunkerque fu dovuto ad un ordine personale di Hitler non capito inizialmente dai generali tedeschi, i quali fremevano per distruggere l’Esercito nemico in rotta e intrappolato tra loro e l’Oceano, ai quali fu dovuto ordinare esplicitamente di fermarsi perché questo era l’ordine del Fuhrer. Il generale Blumentritt descrisse una visita di Hitler al quartier generale di von Rundstedt: “Hitler ammise che la campagna di Francia era stata un innegabile miracolo e disse che a suo avviso la guerra sarebbe terminata nel giro di 6 settimane. Egli si proponeva di concludere una pace onorevole con la Francia, dopo di che la strada sarebbe stata sgombra per un accordo con la GB. A questo punto parlò con ammirazione dell’Impero inglese e dell’opera civilizzatrice che aveva svolto nel mondo, paragonandolo alla Chiesa cattolica in quanto l’uno e l’altra erano indispensabili elementi di stabilità nel mondo. Infine disse che tutto ciò che voleva dall’Inghilterra era il riconoscimento della nuova posizione della Germania nell’Europa continentale” (B. H. Liddell Hart, Storia di una sconfitta, Milano, Rizzoli, II ed., 1971). “Questa immagine di un Hitler anglofilo è confermata dai Diari di Ciano e del generale Halder. Anche all’inizio della sua carriera Hitler aveva dimostrato di non avere nulla contro l’Inghilterra: secondo lui l’Europa avrebbe dovuto essere dominata da un’alleanza tra la Germania, la GB e l’Italia, in funzione antirussa” (Guido Gerosa, Churchill, cit., p. 91).

Il feldmaresciallo generale von Paulus scrisse che le cause della rinuncia ad aggredire e distruggere le truppe britanniche furono: 1°) l’intenzione di non danneggiare l’Inghilterra poiché la volontà di Hitler era quella di accordarsi con i britannici; 2°) il desiderio di attaccare l’Urss con l’aiuto della GB (cfr. Friedrich von Paulus, Stalingrado, Milano, Garzanti, 1971).

Prima Churchill e poi Roosevelt hanno consegnato mezza Europa a Stalin

A questo punto risulta chiaro che Churchill preferì Stalin a Hitler e che decretò la distruzione della Germania, dando all’Urss la metà dell’Europa. Quando, però, si accorse, anche se troppo tardi, che i sovietici avrebbero tratto la maggior parte dei vantaggi dalla sconfitta di Hitler cercò di impedirlo, spingendo gli Usa a precederli nell’invasione della Germania e dei territori occupati dal III Reich (l’Europa orientale), ma Roosevelt preferì Stalin a Churchill e, così, la Russia sovietica si impadronì de facto di mezza Europa (ciò le fu concesso pure de jure a Yalta) sino agli anni Ottanta, mentre la GB perse il suo Impero e divenne “il parente povero” degli Usa. Oramai l’Europa era stata messa da parte e le sorti del mondo sarebbero state dirette dall’Atlantico e dalla Siberia.

Per il 1944 due cose divennero chiare per Churchill: che la Guerra in Europa stava avvicinandosi alla sua fine, e che Stalin stava progettando di assorbire quanto più potesse dell’Est europeo una volta che i tedeschi ne fossero stati buttati fuori. Allo stesso modo che Churchill aveva gridato nel deserto durante gli anni dell’ascesa di Hitler, ora si sentiva impotente a prevenire l’espansione sovietica nell’Europa orientale” (E. Black, Sir Winston Churchill, Monarch Books, New York, 1961).

Furono molti a far rilevare a Churchill la contraddizione tra il suo feroce anticomunismo e la sua decisione di stringere un’alleanza con l’Urss. Egli rispose di aver un unico scopo: la distruzione di Hitler e che per far ciò avrebbe fatto anche un patto col diavolo” (Guido Gerosa, Churchill, cit., p. 104).

Il ruolo negativo giuocato da Roosevelt, che fece a Churchill ciò che lui aveva fatto ad Hitler (preferendogli Stalin), andò a tutto detrimento della GB e condannò politicamente il Continente Europeo.

Roosevelt decreta la rovina dell’Europa e di Churchill

Per Roosevelt Churchill era un anacronismo e l’Impero britannico un monumento di oppressione che la vittoria dell’America doveva abbattere. Roosevelt era convinto che l’Europa stava per scomparire come potenza politica: sarebbe stata annientata dalla guerra che essa stessa aveva scatenato. La GB non era che una piccola isola di quel continente condannato. Di qui il distacco di Roosevelt nei confronti dell’Europa. Egli era certo che il mondo del dopoguerra sarebbe riposato su 4 pilastri: gli Stati Uniti, l’Urss, la Cina e l’India. Perciò, mentre combatteva, l’America doveva anche mirare alla loro emancipazione integrale. Ma questo significava la fine dell’Impero britannico” (Raymond Cartier, Paris Match, numero speciale in Memoria di Churchill, 30 gennaio 1965). Noi europei dobbiamo a Churchill e poi a Roosevelt il nostro tramonto geopolitico. La Seconda Guerra Mondiale ha ripreso la Prima lasciata incompiuta a Versailles e ne ha continuato il disegno di distruzione della Vecchia Europa e con essa delle ultime vestigia della Cristianità o del S. Romano Impero a favore dei regimi demo/pluto/giudaico/massonico/bolscevichi. Contro il fatto non vale l’argomento.

Churchill rimase turbato dall’atteggiamento piuttosto aspro di Roosevelt nei suoi confronti a Teheran, e prima ancora al Cairo. Il Presidente americano aveva motteggiato spesse volte i comportamenti imperialistici della GB. Sembrava che considerasse Churchill un arci-imperialista e Stalin un uomo di buona volontà” (E. Black, Sir Winston Churchill, Monarch Books, New York, 1961). Purtroppo le cose stanno proprio così: Roosevelt portò a compimento l’opera iniziata da Churchill a favore di Stalin e contro l’Europa.

Raymond Cartier scrisse: “Il gioco di Roosevelt fu pesante, mentre con la Russia cercava il colloquio a quattr’occhi, praticamente decretava l’eliminazione di Churchill. Il 5 maggio del 1943 Roosevelt scrisse a Stalin per proporgli un incontro a metà strada tra Siberia e Alaska, aggiungendo che non era il caso di invitare Churchill” (Paris Match, “Omaggio a Churchill”, 30 gennaio 1965). Churchill protestò debolissimamente, oramai era il “parente povero” degli Usa, dicendo soltanto che “un incontro tra i capi dell’Urss e degli Usa, da cui l’Impero britannico fosse escluso sarebbe stato una vessazione, di cui molti si sarebbero mostrati sorpresi ed allarmati. Comunque qualsiasi cosa avrebbe fatto Roosevelt lui avrebbe cercato di giustificarla in Inghilterra. Stalin che rifiutava assolutamente di salire su un aereo, lasciò passare questa occasione sensazionale di far litigare i due alleati occidentali” (Guido Gerosa, Churchill, cit., p. 117).

Per quanto riguarda la conquista di Berlino Churchill era convinto che un’azione decisa degli anglo/americani potesse renderli padroni della città. Quindi supplicò il generale Eisenhower (che dopo la morte di Roosevelt sarebbe divenuto Presidente degli Usa) di agire in quel senso, ma l’americano preferì lasciare Berlino in mano ai Russi, che vi entrarono per primi. La capitale tedesca, divisa in due parti, sarebbe diventata il nodo di tensione in Europa sino alla fine degli anni Ottanta. Inoltre il fatto di essere entrati per primi a Berlino dette ai sovietici l’impressione di essere stati il contribuente maggiore alla vittoria contro la Germania.

Conclusione

Se Churchill in un primo tempo fu accecato dall’odio verso la Germania, che gli fece perdere la lucidità e gli fece preferire Stalin; il vero responsabile della disfatta dell’Europa e del trionfo finale di Stalin fu Roosevelt, il quale gettò le basi del Nuovo Ordine Mondiale fondato su Usa, Urss, Cina e India, affondando il ruolo geopolitico della Vecchia Europa, metà della quale divenne preda della Russia sovietica.

La Globalizzazione, il Mondialismo e il Nuovo Ordine Mondiale come si sono realizzati oggi sotto la guida americana a partire dalla guerra contro Saddam Hussein nel 1990 – continuata nell’ex Jugoslavia, in Tunisia, in Libia e in Siria – ci stanno portando alle soglie di una probabile Terza Guerra Mondiale. Il ruolo guida del Mondialismo lo mantiene ancora l’America, l’Europa ha perso ogni potere politico, economico e militare. La Russia, con Putin, ha lasciato il bolscevismo e il laicismo per tornare a Dio e alle tradizioni della Patria ed è l’ostacolo principale all’avanzata della globalizzazione americana. Cosa succederà solo Dio lo sa, ma studiando ciò che è successo ci si accorge che vi è un lungo filo conduttore, che porta – sotto la guida americana – dalla Prima Guerra Mondiale sino ad oggi verso una visione del mondo sempre più laicizzata, secolarizzata, immanentista. Se il mondo non torna a Dio va incontro alla sua rovina. Ora il mondo occidentale non dà segni di voler tornare a Dio, ma corre sempre più velocemente verso il Regno dell’Anticristo ed anche in questo oggi l’America è l’apripista. Nihil sub sole novi! La Storia “Maestra di vita” ci apra gli occhi per discernere chi è l’amico e chi il nemico.

d. Curzio Nitoglia


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