LEV TROTSKIJ: La vita e le opere [2/7]

[2-Parte Seconda]


Dal 1917 alla fine della Prima Guerra Mondiale


Maggio 1917: Trotskij torna in Russia

Quando nel maggio del 1917 Trotskij arrivò da New York a Pietrogrado, il primo Governo provvisorio della rivoluzione (composto in larga parte da aristocratici e alti borghesi) era già caduto a causa di una grave crisi ministeriale. Allora i conservatori cercarono l’appoggio dei socialisti moderati e si formò una coalizione composta da conservatori, socialisti moderati e menscevichi. Lev giunse proprio quando il nuovo Governo stava assegnando le cariche ministeriali, di cui 10 sarebbero andate ai conservatori e 6 ai socialisti moderati e ai menscevichi. La situazione non era facile, i menscevichi e i socialisti si erano presi il compito di fare da intermediario tra i conservatori e la massa degli operai e dei soldati (questi ultimi, a differenza del 1905, oramai parteggiavano apertamente per la rivoluzione socialista). I conservatori pensavano che la rivoluzione fosse finita con la deposizione dello Zar e che occorresse formare un governo costituzionale, ristabilire l’ordine e continuare la guerra. Invece i bolscevichi ritenevano che la rivoluzione fosse appena iniziata. Essi esigevano l’abolizione della grande proprietà terriera e la sua distribuzione ai contadini. Inoltre volevano la fine della guerra anche a costo di capitolare incodizionatamente. Infine, come organo amministrativo dello Stato, riconoscevano solo il Soviet. I socialisti moderati, stretti tra questi due fuochi erano costretti a barcamenarsi tra compromessi, ambiguità e mezze misure. Questa era la grande debolezza dei socialisti moderati sùbito scorta da Trotskij (cfr. Georges Soria, Les 300 jours de la révolution russe, Parigi, Laffont, 1967).

Trotskij entra nel Partito Bolscevico

La posizione di Lev, nei primi mesi del 1917, era divenuta molto simile a quella di Lenin e dei bolscevichi, cosicché entrò nel Partito di Lenin, facendovi confluire l’Organizzazione politica, rivoluzionaria ed elitaria che aveva creato nel 1913 e che si chiamava “Mezrayonka” (“Organizzazione inter-cittadina”), che era perlopiù sconosciuta alle masse ed era composta da varie eminenti personalità, insomma era un piccolo esercito di “generali senza soldati”. Finalmente il 10 maggio 1917 i bolscevichi e “Mezrayonka” si riunirono per discutere la fusione. Fu il primo rincontro tra Lenin e Trotskij dopo le accese polemiche del passato.

Lenin accolse volentieri Trotskij che, nonostante i diverbi passati, continuava a stimare date le sue eccellenti qualità intellettuali e organizzative e lo chiamò a collaborare alla “Pravda”, che pur gli era stata sottratta. Dopo varie riunioni i due leader decisero di fondere i loro due partiti o meglio di far confluire quello di Trotskij in quello di Lenin per i primi di luglio del 1917, in occasione del sesto Congresso del Partito Bolscevico, ma i disordini che scoppiarono in Russia proprio nel mese di luglio rimandarono l’entrata di “Mezrayonka” nel Partito Bolscevico ai primi di agosto, quando Trotskij si trovava per la terza volta in prigione.

La personalità di Trotskij

Non mi sembra inutile riportare qui una descrizione della personalità di Trotskij fatta da due intellettuali russi nel 1917: “Quando Trotskij parla e si anima c’è qualcosa di cattivo nel suo sguardo e c’è anche dell’astuzia. Vi si sente il padrone geloso della propria autorità e insofferente verso chi lo contraddice. Ha unna fiducia estrema in se stesso e per gli altri un disprezzo latente, ma assoluto, che nasconde male. Trotskij non è tutto nella forza di volontà, ciò che domina in lui è l’intelligenza. La dialettica, il gioco delle idee, le malizie dello spirito, le sottigliezze intellettuali. Altra cosa da notare in Trotskij: il nervosismo. Egli non è una forza serena, ma agitata” (Claude Anet, La révolution russe, Parigi, Payot, 1919).

I bolscevichi furono incolpati per la sommossa popolare di luglio. Per la prima volta dopo la caduta dello Zar si colpiva un Partito politico rivoluzionario. Lenin fu accusato di essere una spia tedesca e dovette fuggire in clandestinità. La maggior parte degli altri capi bolscevichi finì in prigione.

Nasce il Governo Kerenskij

Frattanto venne formato il secondo Governo con Kerenskij come Primo Ministro e i socialisti moderati in tutti i posti di primo piano. Il generale Kornilov, un antirivoluzionario, venne nominato Capo delle Forze Armate e marciò su Pietrogrado per annientare tutti i rivoluzionari senza distinzioni. Allora Kerenskij dovette chiedere aiuto ai suoi rivali, i bolscevichi e specialmente ai marinai della fortezza di Kronstadt, che si rivolsero a Trotskij per sapere se dovessero combattere per Kerenskij contro Kornilov o contro tutti e due. Trotskij, incarcerato da Kerenskij nel luglio del 1917, convinse, per mero calcolo politico, i marinai a combattere per difendere il Governo Kerenskij contro Kornilov.

In realtà l’atteggiamento di Kerenskij fu assai ondivago. Infatti in un primo momento mirò a rafforzare il proprio governo emarginando i bolscevichi e si schierò con i conservatori, puntando sui soldati di Kornilov, ma questi mirava a spazzar via anche Kerenskij per restaurare un regime autoritario. Quando Kerenskij venne a sapere delle mire di Kornilov lo abbandonò e si rimise a fianco dei bolscevichi.

Caduta di Kerenskij e Governo bolscevico (25 ottobre 1917)

Kornilov venne sconfitto pesantemente, Trotskij venne rilasciato e i bolscevichi ingrossarono le proprie file a vista d’occhio. A settembre erano in maggioranza al Soviet di Pietrogrado e Trotskij ne venne eletto Presidente.

Lenin dalla Finlandia chiedeva insistentemente ai bolscevichi di rovesciare Kerenskij e prendere il potere. Trotskij concordava con lui, ma Zinoviev e Kamenev ritenevano (secondo la dottrina marxista) che la Russia – ancora rurale e non industrializzata – non fosse pronta per la Rivoluzione del proletariato. Il Governo Kerenskij era debolissimo.

Tra Trotskij e Lenin persisteva una certa differenza di opinioni. Infatti il primo pensava che la rivolta dovesse essere fatta da tutti i Soviet di modo che agli occhi del mondo risultasse come un fenomeno voluto dal popolo e non imposto soprattutto dai bolscevichi, mentre Lenin riteneva che la rivoluzione dovesse essere condotta esclusivamente dal Partito Bolscevico Russo. Ancora una volta il più maturo Lenin era privo di “scrupoli” che attanagliavano tuttora, ma non per molto, il più giovane Trotskij. Lenin mirava ai fatti, alla riuscita dell’azione senza porsi troppi problemi morali.

Tuttavia mentre Lenin inviava i suoi messaggi da lontano, Trotskij presente in loco poté cominciare ad agire in qualità di Presidente del Soviet della Capitale (Pietrogrado). Come prima mossa domandò le dimissioni di Kerenskij a nome del Soviet e il trasferimento di tutti i poteri del Governo al Congresso Nazionale del Soviet. Trotskij in quelle settimane intercorse tra la sua scarcerazione e la Rivoluzione d’ottobre raggiunse nel Partito Bolscevico una posizione di altissimo livello, seconda solo a quella di Lenin, ma ciò creò in molti altri capi bolscevichi (tra cui Stalin) dei sentimenti di invidia e di vero e proprio odio verso di lui (cfr. Isaac Deutscher, Il profeta armato, Milano, Longanesi, 1956).

Tuttavia, per quanto riguarda l’insurrezione armata, Trotskij voleva agganciarla al Soviet e non al Partito Bolscevico, ma non per boicottarla – come scrissero gli stalinisti – (cfr. Gorkij, Molotov, Voroscilov, Kirov, Zdanov, Stalin, Storia della Rivoluzione russa, tr. it., Milano, Feltrinelli, 1971), bensì perché il Soviet attirava più del Partito Bolscevico la fedeltà delle masse, che i bolscevichi avrebbero poi potuto sfruttare. Infatti nelle province i bolscevichi allargarono la loro influenza grazie alla loro maggior penetrazione nel Soviet (Leonard Schapiro, Storia del Partito Comunista Sovietico, Schwarz Editore, 1962). Quindi Trotskij non era contrario all’insurrezione armata per principio, ma voleva attuarla con maggior realismo mediante il Soviet (più popolare) piuttosto che con il Partito Bolscevico (più elitario).

Trotskij, poco a poco, con estremo realismo e con grande maestria, cominciò a preparare gli strumenti e a mettere a punto i piani preliminari per la rivolta. Secondo gli storici Lenin fu lo stratega della Rivoluzione bolscevica, mentre Trotskij fu il tattico1 del colpo di Stato dell’ottobre 1917. La differenza tra la strategia di Lenin e la tattica di Trotskij è che se la prima fu vincolata soprattutto alle condizioni della Russia del 1917, la seconda fu svincolata dalle condizioni generali del suo Paese e così divenne pericolosa anche per l’Europa nella quale avrebbe potuto essere esportata. “La tattica di Trotskij rappresenta il pericolo permanente di un colpo di Stato comunista in ciascun Paese d’Europa” (Curzio Malaparte, Tecnica del colpo di Stato, Milano, Bompiani, 1948).

In poco tempo il Comitato militare rivoluzionario divenne perfettamente efficiente e rispondeva agli ordini di Trotskij quale Presidente del Soviet. Il 16 ottobre Lev, tramite il Comitato militare rivoluzionario, fece in modo che i reggimenti della guarnigione di Pietrogrado, che Kerenskij avrebbe voluto trasferire al fronte, gli si rivoltassero apertamente e restassero a Pietrogrado. Nel medesimo tempo l’ordine del Comitato, secondo cui gli arsenali consegnassero alla Guardia Rossa 5 mila fucili, venne eseguito prontamente. “Trotskij si era creato lo strumento perfetto, che teneva saldamente in pugno, per l’insurrezione armata. Il Comitato sarebbe diventato, nelle giornate di ottobre, il supremo organo della rivoluzione” (Marisa Paltrinieri, Trotskij, Milano, Mondadori, 1973, p. 57).

Lenin e Trotskij si incontrarono segretamente attorno al 20 di ottobre e Lev disse a Vladimir che il successo dell’insurrezione era garantito. Il piano era pronto ed era accuratissimo. Le forze dei Soviet erano soverchianti nella capitale e aspettavano un gesto provocatorio di Kerenskij per attaccare e occupare tutte le postazioni strategiche della città.

Il 23 ottobre Kerenskij ordinò la chiusura della redazione della “Pravda”. Allora Trotskij mandò i suoi soldati ad aiutare gli operai del giornale a rompere i sigilli governativi di modo che il quotidiano poté continuare ad uscire sotto scorta armata. L’insurrezione era cominciata.

Kerenskij ordinò l’incriminazione dell’intero Comitato militare rivoluzionario e l’arresto di Trotskij, che rispose comandando all’incrociatore Aurora di ancorarsi nella Neva tenendo sotto tiro il Palazzo d’Inverno, che era la sede del Governo.

La notte del 24 ottobre i soldati del Comitato rivoluzionario e le guardie rosse di Pietrogrado occuparono tutti i punti nevralgici della città. La mattina del 25 Kerenskij fuggì dalla capitale. Il pomeriggio Trotskij annunciò al Soviet di Pietrogrado la caduta di Kerenskij. Resisteva solo il Palazzo d’Inverno, dove si era asserragliato il governo difeso da pochi fedelissimi, che si arresero quando Trotskij ordinò all’incrociatore Aurora di bombardare il palazzo.

Il 26 ottobre si riunì il Congresso Nazionale dei Soviet di tutta la Russia. I bolscevichi avevano la maggiorana di due terzi. I partiti minoritari (menscevichi e socialisti rivoluzionari) decisero di boicottare il Congresso abbandonando l’aula.

Nacque, così, il primo Governo sovietico presieduto da Lenin con Trotskij al Ministero degli Esteri. I bolscevichi avevano vinto soprattutto perché avevano promesso la fine della guerra e la terra ai contadini. Ora avrebbero dovuto mantenere le promesse. Il 14 novembre 1917 Russia e Germania si accordarono per iniziare i negoziati di armistizio. Lo stesso giorno Trotskij rinnovò l’invito a Francia, Inghilterra e Stati Uniti di partecipare anche loro alle trattative, ma queste non risposero neppure. Quindi le trattative proseguirono per una pace separata con la Germania.

La resa senza condizioni

Il 27 dicembre 1917 Trotskij arrivò a Brest-Litovsk. Il capo della Delegazione tedesca, Kuehlmann, disse che siccome gli occidentali non partecipavano alle trattative, la Germania non si sentiva legata alla primitiva idea di pace senza annessioni né riparazioni. Trotskij cercava di prender tempo. Tuttavia la Germania non demordeva ed esigeva la Polonia e i Paesi baltici. Quindi l’unica pace che si prospettava per la Russia era umiliante e onerosa, senza condizioni.

Trotskij nel gennaio del 1918 arrivò alla conclusione che non bisognava accettare la pace con la resa senza condizioni, ma neppure continuare la guerra, sicuro che Germania e Austria non avrebbero attaccato un Paese smobilitato ed ormai in ginocchio, mentre avevano bisogno di tutte le loro forze per debellare la Francia, l’Inghilterra, l’Italia e gli Usa. Contro la tesi di Trotskij stavano le due, opposte tra loro, di Lenin e di Bucharin. Lenin (appoggiato da Stalin, Zinoviev e Sokolnikov) era per la pace a qualsiasi costo. Infatti era convinto che la Germania avrebbe attaccato e che i Russi non erano in grado di difendere il loro Paese. Invece Bucharin era per la guerra rivoluzionaria contro gli Imperi di Germania e Austria/Ungheria poiché riteneva che l’operaio e il contadino russo avrebbero ritrovato le energie per battersi. La maggioranza del Partito propendeva per la guerra. Quindi la formula di Trotskij apparve un ragionevole compromesso e Lev tornò a Brest-Litovsk, dove però i negoziati furono rotti. Le truppe germaniche dilagarono in Russia senza incontrare resistenza. Fu allora che la tesi di Lenin ottenne la maggioranza (per un solo voto in più). Il 19 febbraio 1918 il Governo sovietico chiedeva ufficialmente la pace. La resa senza condizioni fu firmata il 3 marzo 1918 e qualche giorno dopo il Governo sovietico si trasferiva da Pietrogrado a Mosca.

d. Curzio Nitoglia

Fine della Seconda Puntata

…continua…


1Strategia” significa comandare la condotta della guerra, mentre “Tattica” vuol dire ordinare i mezzi di combattimento per ottenere la vittoria come fine. Quindi Lenin fu il comandante della Rivoluzione bolscevica e Trotskij l’organizzatore prudente.


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