DAVID BEN GURION [4]: conoscere la sua figura per capire meglio la genesi dello Stato d’Israele e ciò che sta succedendo ai nostri giorni

(Parte Quarta)

Dalla fine del mandato britannico in Palestina
alla nascita dello Stato d’Israele

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L’Onu riprende in mano la Palestina e la consegna agli Ebrei

L’Inghilterra nel febbraio del 1947 rimise il suo Mandato sulla Palestina all’Onu, che a sua volta si riunì a Flushing Meadow (vicino a New York), dal 28 aprile sino al 25 maggio del 1947, e tenne una Sessione speciale per discutere lo scottante problema palestinese.

L’Assemblea Generale dell’Onu nominò una Commissione speciale composta da 11 Paesi neutrali affinché approfondisse i termini della questione. Da questa Commissione uscì un Rapporto, che fu promulgato a Ginevra il 31 agosto del 1947 e che venne studiato dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite a partire dal settembre del medesimo anno a Lake Success vicino New York.

L’Inghilterra cerca di boicottare la nascita d’Israele, ma invano

L’Inghilterra – data la situazione di frizione con i sionisti, che si era venuta a formare a causa degli attentati terroristici dell’Irgun – cercò di fare ostruzionismo alla costituzione dello Stato d’Israele, prevedendo che esso sarebbe diventato l’unico “padrone” della Terra Santa contrariamente a quanto stabilito nel Libro Bianco britannico del 1939, ma essa venne osteggiata dai delegati sovietici e statunitensi, che oramai si stavano spartendo il mondo e dettavano legge nel globo terrestre a Est e ad Ovest.

La Terra Santa viene divisa in due… o meglio in uno

Il 29 settembre 1947, il Presidente dell’Onu (il brasiliano Osvaldo Aranha) propose di votare il piano di spartizione della Palestina in 2 Stati indipendenti (uno ebraico e uno arabo), ma stretti tra loro unicamente da un’unione economica. Il progetto di spartizione divenne esecutivo il 29 novembre 1947, con 33 voti favorevoli (tra i quali quelli di Usa e Urss), 13 contrari (gli Stati arabi1, gli Stati musulmani non arabici2, più l’India e la Grecia) e 10 astenuti (tra cui la GB).

Qualcuno ha definito l’auspicata unione economica tra Palestina e Stato d’Israele come quella di “due serpenti avvinghiati in lotta tra di loro” e in effetti così è stato a tutto discapito della Palestina.

L’Agenzia Ebraica, guidata da Ben Gurion, accettò il piano di spartizione incondizionatamente, invece i delegati arabi lo rifiutarono; inoltre la Lega Araba il 30 novembre dichiarò che avrebbe occupato la Palestina per impedire la nascita di uno Stato ebraico in suolo palestinese.

L’Irgun continua col terrorismo antibritannico e antipalestinese

L’Irgun continuò a compiere attentati terroristici specialmente in Gerusalemme contro quel che restava delle truppe britanniche (le quali avevano già iniziato la smobilitazione) e contro i Palestinesi, che risposero ricorrendo anch’essi alle armi.

Dal 30 novembre 1947 al 1° febbraio 1948 i morti in combattimento furono 864, di cui 427 arabi, 381 ebrei e 56 inglesi. I feriti furono 1941, di cui 1035 arabi, 725 ebrei e 181 inglesi. Alla fine di marzo (in soli 2 mesi) i morti salirono da 864 a 1378 e i feriti da 1941 a più di 6 mila (Nuccio Francesco Madera, Ben Gurion, Milano, Mondadori, 1972, p. 92).

La carneficina di Deir Yassin e i 700 mila profughi Palestinesi

Nella notte tra l’8 e il 9 aprile 1948, a pochi chilometri da Gerusalemme, i guerriglieri dell’Irgun e della Gang Stern massacrarono quasi tutti i 250 abitanti (compresi donne e bambini) palestinesi del villaggio di Deir Yassin.

Questo massacro ebbe conseguenze molto gravi e segnò l’inizio dell’esodo dei Palestinesi. Jacques de Reynier – il delegato svizzero della Croce Rossa, che si recò sul posto dopo la strage – scrisse nel 1950: “Deir Yassin ha avuto delle ripercussioni enormi. Gli Arabi spinti dalla paura hanno abbandonato le loro case e così, in breve, circa 700 mila arabi son diventati profughi, dopo aver abbandonato tutto in fretta e furia per non subire la stessa sorte degli abitanti di Deir Yassin. Gli effetti di questo massacro non sono stati ancora cancellati perché questa enorme folla di profughi vive ancor oggi in accampamenti di fortuna, senza lavoro e senza speranza di ritorno” (J. de Reynier, A Jérusalem, un drapeau, Ginevra, 1950).

Dopo questi attacchi cruenti gran parte della popolazione palestinese lasciò la Palestina, cercando rifugio nei Paesi arabi confinanti. Nacque, così, il drammatico problema dei profughi palestinesi tuttora irrisolto, anzi aggravatosi. Infatti nei primi giorni di aprile del 2018, per fare un esempio, alcuni Palestinesi che manifestavano per commemorare il loro esodo forzato dalla Terra Santa sono stati mitragliati e presi di mira dai cecchini dell’Esercito israeliano, che hanno provocato, così, una ventina di morti e circa un migliaio di feriti.

Il 13 aprile 1948, 4 giorni dopo il massacro di Deir Yassin, un convoglio ebraico di 77 persone, accompagnato da una scorta armata, venne attaccato da una banda armata palestinese e fu sterminato completamente. Iniziava la vera e propria guerra tra Israele e Palestina.

L’Inghilterra avrebbe abbandonato totalmente la Palestina il 15 maggio e non aveva nessuna voglia di restarvi un momento di più per cui osservava gli scontri tra Palestinesi ed Ebrei senza intervenire e parava solo i colpi diretti contro di lei.

15 maggio 1948 nasce lo Stato d’Israele

Gli Ebrei di Palestina avevano già cominciato il conto alla rovescia e gli uomini di governo si preparavano al grande momento, intensificando i preparativi militari, discutendo sul nome del futuro Stato e lavorando alla dichiarazione d’indipendenza. […]. Alle ore 16 di venerdì 15 maggio 1948 in Tel Aviv, nel Salone del Museo Civico, al numero 16 di Boulevard Rothschild, nasceva lo Stato d’Israele. Esauritesi le funzioni dell’Agenzia Ebraica, Ben Gurion diventava Capo del Governo provvisorio. Primo Presidente del nuovo Stato ebraico sarà Chaim Weizmann, eletto nel gennaio 1949” (Nuccio Francesco Madera, Ben Gurion, Milano, Mondadori, 1972, p. 94).

Il Libro Bianco britannico viene abrogato

Il più alto organo legislativo del nuovo Stato ebraico, denominato “Consiglio provvisorio di Stato”, composto da 34 membri, delegò immediatamente parte del suo potere al Governo provvisorio d’Israele per varare le leggi più urgenti. Esso innanzitutto abrogò tutte le leggi che derivavano dal Libro Bianco britannico del 1939. Da qui si arguisce la volontà già inizialmente irremovibile del neonato Stato d’Israele di non condividere con nessuno, tanto meno con i Palestinesi, la Terra Santa, che avrebbe dovuto vivere totalmente sotto il governo dell’unico Stato d’Israele3. Questa volontà di predominio assoluto ebraico ha incattivito il mondo arabo e ha creato una catena di problemi, che a partire dal 1948 hanno incendiato il Medio Oriente e ci hanno portato alla Guerra del Golfo in Iraq (1991/2003) sino all’attuale guerra in Siria (iniziata nel 2010 e non ancora terminata) in cui si fronteggiano diverse potenze e super-potenze (Usa, Russia, Libano, Iran, Israele, Turchia) e da cui potrebbe nascere una conflagrazione atomica e mondiale.

Già nel maggio del 1948 il conte Folke Bernadotte, Presidente della Croce Rossa svedese, che era stato incaricato di mediare tra Arabi ed Ebrei in Palestina, parlando al telefono con il Segretario generale dell’Onu, il norvegese Trygve Lie, si sentì dire: “La cosa più importante è che in Palestina non si creino le condizioni per la Terza Guerra Mondiale. Buona fortuna…” (Nuccio Francesco Madera, Ben Gurion, cit., p. 101).

Bernadotte rimase ucciso, il 17 settembre 1948 a Gerusalemme in pieno giorno, in un attentato terroristico dell’Irgun che restò impunito. Tuttavia l’uccisione di Bernadotte non scalfì la popolarità di Ben Gurion nonostante che il successore di Bernadotte e mediatore dell’Onu in Palestina, lo statunitense Ralph Johnson Bunche, biasimò Israele e Ben Gurion per non aver punito gli estremisti responsabili dell’assassinio (cfr. Fred J. Khouri, The Arab-Israeli Dilemma, 1968).

Le frontiere dello Stato d’Israele non vengono precisate: ci si prepara a prender tutto

Inoltre nel testo della Dichiarazione ebraica d’indipendenza non erano state dichiarate volutamente le frontiere del nuovo Stato d’Israele, che come disse Ben Gurion, “sarà stabilito con la forza delle nostre armi, le quali ne fisseranno le frontiere. […]. Anche l’America, con la dichiarazione d’indipendenza non aveva fissato frontiere ai suoi primi 13 Stati e oggi si estende dall’Atlantico al Pacifico” (D. Ben Gurion, Lettera al quotidiano francese Le Monde, 2 luglio 1969). Tutto ciò manifesta la diretta volontà egemonica di Israele non solo sulla Palestina, ma anche sui Paesi limitrofi (Siria e Giordania) per ricostruire il “Grande Israele”, che tramite gli Usa dovrà dominare indirettamente il mondo intero. Il recente episodio, che sembrerebbe grottesco se non fosse tragicamente reale, in cui Netanyahu ha stabilito, motu proprio senza chiedere il permesso a chicchessia, che alcune migliaia di profughi arrivati in Israele da svariati anni, passando dalla Somalia, debbono essere accolti in Italia, in Germania e in Canada ci fa capire come oramai i sionisti si sentano e siano in un certo senso i “padroni di questo mondo”, nato dalla Seconda Guerra Mondiale, con l’appoggio incondizionato degli Usa.

La guerra delle Nazioni arabe contro lo Stato d’Israele (15 maggio 1948)

Il Libano 8 ore dopo la dichiarazione d’indipendenza (15 maggio 1948) attaccò Israele da nord, la Siria da nord-est, la Legione Araba a l’Iraq arrivarono dalla Giordania, ma il pericolo più grave era rappresentato dall’Egitto che avanzò da sud e con l’appoggio dell’aviazione giunse a 30 chilometri da Tel Aviv. Tuttavia l’avanzata araba non fu assoluta e travolgente, la resistenza ebraica si fece sentire sùbito e fu molto ben organizzata anche grazie alle armi che Ben Gurion fece giungere dagli Usa. I Paesi arabi vennero affrontati separatamente e attaccati uno dopo l’altro. Le forze arabe messe assieme arrivarono a circa 30 mila soldati, la stessa cifra venne raggiunta dagli Israeliani, che però in luglio arrivarono a contare circa 60 mila militari contro i 30 mila arabi. I Libanesi e i Siriani si ritirarono, gli Egiziani e i Giordani rinunziarono ad avanzare. Israele era molto più forte di quanto si pensasse. L’11 giugno l’Onu impose una tregua che permise a Israele di far giungere a Gerusalemme attraverso la “pista birmana” nuovi rifornimenti. La parte ovest di Gerusalemme fu invasa dagli Israeliani, ma la parte est rimase in mano ai Palestinesi almeno sino al 1967.

Luglio 1948: Israele riprende l’invasione

Dopo la tregua imposta dall’Onu (11 giugno 1948), Israele si era enormemente rafforzato. Riprese la guerra a luglio e in soli 10 giorni l’Esercito di Ben Gurion capovolse la situazione bellica. Il 18 luglio 1948 gli Israeliani si erano impossessati delle rive del fiume Giordano e di tutta la Galilea centrale. Il 10 ottobre Ben Gurion sferrò un attacco per conquistare il Neghev (azione per la quale fu rimproverato dal rappresentante dell’Onu Bunche in quanto violazione dell’armistizio del 19 luglio). L’Esercito egiziano venne circondato e decimato a Falluja e dovette chiedere l’armistizio, ma le truppe israeliane ancor prima dell’inizio delle trattative arrivarono al Mar Rosso (cfr. Rony Gabbay, A Political Study of the Arab-Jewish Conflict, Parigi, 1959).

Infine il 24 febbraio 1949 venne firmato un armistizio tra Israele e l’Egitto, il 23 marzo tra Israele e il Libano, il 4 aprile con la Giordania e il 20 luglio con la Siria. L’unico Stato arabo a non firmare fu l’Iraq.

Gli Usa e l’Urss posero la loro sede diplomatica nello stesso albergo di Tel Aviv (il Gat Rimon) e furono tra i primi a riconoscere lo Stato d’Israele, nato quindi con l’appoggio delle due superpotenze e ideologie (marxista e giudaico/massonica), accidentalmente e apparentemente diverse, ma realmente e sostanzialmente eguali, che oramai dominavano il mondo, schiacciandolo come le due chele di una medesima tenaglia. Questo successo rafforzò notevolmente la posizione politica di Ben Gurion, dominatore incontrastato della scena politica, che aveva surclassato anche il Presidente Weizmann, rimasto legato alla GB oramai sorpassata dagli Usa.

Le lotte intestine di Israele: l’Irgun contro l’Esercito regolare

L’estrema destra israeliana capeggiata da Menachem Begin con il gruppo paramilitare dell’Irgun cercò di prendere il potere interno e di spodestare i Laburisti di Ben Gurion, approfittando delle vicende belliche, ma Ben Gurion reagì senza esitazioni. Infatti quando Begin cercò di far sbarcare in Terra Santa la nave Altalena contenente un grosso carico di armi per l’Irgun, David ordinò alle truppe regolari di aprire il fuoco contro di essa. Circa 100 ebrei dell’Irgun restarono uccisi dalle cannonate governative. Sùbito dopo aver disintegrato l’estrema destra Ben Gurion attaccò anche l’estrema sinistra ebraica e annichilò l’organizzazione paramilitare Palmah.

Ben Gurion riuscì ad isolare ed eliminare dalla scena politica israeliana sia l’estrema destra che l’estrema sinistra. Alle elezioni del 25 gennaio 1949 il Partito di Ben Gurion (Mapai) ottenne circa il 36% dei voti, assicurandosi la maggioranza relativa con 46 seggi su 120. Il Presidente dello Stato d’Israele, Chaim Weizmann, affidò a Ben Gurion il compito di formare il governo, divenendone Primo Ministro e Ministro della Difesa.

d. Curzio Nitoglia

(Fine Quarta Parte)

… … …continua… … …


1Egitto, Siria, Libano, Iraq, Arabia Saudita e Yemen.

2Afghanistan, Pakistan, Iran e Turchia.

3Si capisce anche come l’Esercito israeliano, nell’aprile del 2018, abbia potuto sparare su una folla di Palestinesi che stavano protestando per l’espulsione dalle loro terre avvenuta 50 anno or sono ed abbiano ucciso di proposito circa 20 persone.


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