IL CASO PINOCHET (parte 4)

Augusto Pinochet / Salvator Allende


Quarta ed ultima parte

1998: Pinochet indice un Referendum e lascia il potere

I tre Referendum

Già nel dicembre del 1977 Pinochet si sottomise ad un primo referendum popolare e lo vinse col 77, 47% dei voti. Poi l’11 settembre 1980 fu la volta del secondo, vinto anch’esso col 67% dei voti. Infine nel terzo Referendum del 5 ottobre 1988 Pinochet fu sconfitto di poco (il 54, 7% degli elettori gli votarono contro e il 43, 1% a favore). Il generale accettò serenamente la sconfitta, si dimise e il Cile tornò alla democrazia parlamentare. Il nuovo Presidente fu il democristiano Patricio Aylwin e s’insediò l’11 marzo del 1990.

Spataro commenta: “Pinochet è stato il solo dittatore del mondo a sottoporsi tre volte in pochi anni al giudizio popolare e nonostante la sconfitta conservava la stima di gran parte del Paese e delle Forze Armate” (cit., p. 294).

Sino al 10 marzo del 1998 (10 anni dopo la sconfitta al Referendum) Pinochet conservò la carica di Capo delle Forze Armate, affidatagli dal Presidente democristiano Aylwin, suo avversario al Referendum del 1988.

La figura di Pinochet era reputata anche dagli avversari interni come una garanzia per assicurare al Paese la stabilità e la sicurezza interna al momento del cambiamento del potere. Lo stesso Aylwin dichiarò: “Se non ci fosse stato Pinochet avremmo avuto dei tentativi insurrezionali” (El Mercurio, 30 aprile 1994).

Il 10 marzo del 1998, raggiunta l’età del pensionamento (83 anni), Pinochet abbandonò l’incarico di Capo delle Forze Armate e fu nominato, come ex Presidente, senatore a vita.

Pinochet aveva fatto del Cile, rovinato economicamente e socialmente da Allende, uno dei Paesi finanziariamente più forti dell’America Latina, dove Cuba è all’ultimo posto.

La vendetta di Garzon

Garzon è un giudice spagnolo molto simile al “nostro” Di Pietro. Egli era famoso per la sua maniera di amministrare la giustizia sotto forme spettacolari. Il 16 ottobre del 1998 fece arrestare Pinochet a Londra mediante un mandato di cattura internazionale.

Pinochet, senatore a vita, era stato inviato a Londra il 21 settembre 1988 a capo di una delegazione diplomatica (quindi con passaporto diplomatico), dietro invito del governo britannico, guidato dal laburista Tony Blair, ed era stato ricevuto dal ministro della Difesa inglese per trattare l’acquisto di una grossa partita di armi.

Garzon non appena seppe che Pinochet si trovava fuori del Cile, rispolverando la vecchia accusa di aver fatto uccidere durante e dopo il golpe 6.00 cittadini spagnoli, che allora si trovavano in Cile, lo incriminò per tortura, omicidio, crimini di guerra e contro l’umanità, richiedendo il suo arresto tramite una rogatoria internazionale trasmessa dalla Spagna all’Inghilterra.

Il Cile protestò presso il governo di Londra poiché Pinochet aveva il passaporto diplomatico e godeva dell’immunità, ma invano. Il governo laburista gli aveva giocato un brutto tiro per fargli pagare non solo la deposizione del tiranno socialcomunista, ma la dimostrazione pratica che un governo socialista non può non portare un Paese alla rovina almeno economica, data la sua politica collettivistica contro-natura.

La storia delle schermaglie giuridiche, durante la prigionia di Pinochet a Londra, è abbastanza lunga e squallida. Si può leggerne il racconto sul libro di Spataro da p. 310 a p. 408. Io mi limito ad alcune considerazioni essenziali.

“L’ambasciata britannica a Madrid e il governo laburista a Londra erano a conoscenza di quanto si stava preparando, ma si erano ben guardati dall’informare la diplomazia cilena. […]. Ma l’ipocrisia non era solo inglese. Anche gli Stati Uniti, che in omaggio alla political correctness abbandonavano al suo destino l’ex alleato e amico Pinochet oramai inutile e scomodo, usavano ben altro metro nei confronti dei tiranni di Pechino” (cit., p. 338 e 346) ricevuti in pompa magna in America.

Finalmente il 2 marzo del 2000 il ministro dell’Interno inglese Jack Straw, dopo oltre 16 mesi di arresti domiciliari di Pinochet, annuncia di aver ordinato personalmente la liberazione del detenuto, che poté, quindi, tornare in Patria (La Repubblica, 3 marzo 2000).

Pinochet torna a casa

Il 2 marzo 2000 alle 11.00 Pinochet lasciò la propria dimora londinese e dopo un percorso di 250 km arrivò in automobile all’aeroporto militare di Waddington dove lo attendeva l’aereo militare cileno El Aguila. Alle 13.08 El Aguila decollò, verso mezzanotte fece scalo per rifornirsi nell’isola atlantico/britannica di Ascensione e poi riprese la volta del Cile.

Il 3 marzo del 2000 l’aereo con a bordo Pinochet arrivò all’aeroporto di Santiago alle 10, 30. Una folla enorme lo aspettava, agitando fazzoletti e cantando l’Inno nazionale cileno. Vi erano 400 alti ufficiali delle Forze Armate del Cile. Il governo era assente.

Il 6 marzo il giudice cileno Juan Guzman Tapia (una specie di Garzon cileno) rilasciò un’intervista al quotidiano spagnolo ABC in cui asserì che, se la Camera dei Deputati avesse revocato l’immunità parlamentare a Pinochet, questi sarebbe stato processato per i crimini della “carovana della morte” (diretta, invece, dal gen. Prats).

Tuttavia il neo-Presidente Lagos cercava di avere buoni rapporti con l’esercito, tutto schierato a fianco di Pinochet e con l’opposizione. Per tale motivo il 25 marzo il Congresso cileno approvò l’istituzione ufficiale di ex-Presidente della Repubblica, cui spettava di diritto e non solo di fatto l’immunità parlamentare, di cui Pinochet continuava a godere.

Tuttavia le schermaglie giuridiche continuarono sino al 2002, con grave imbarazzo del governo, che temeva tumulti popolari e una reazione rabbiosa dell’esercito.

Finalmente ogni provvedimento a carico di Pinochet fu sospeso a tempo indeterminato (9 luglio e 18 luglio 2001). Tale decisione venne confermata definitivamente il 1° luglio del 2002 dalla Corte Suprema cilena: è definitivamente impossibile processare Pinochet.

Conclusione

A mo’ di riassunto si può dire che 1°) il golpe dell’11 settembre 1973 ha salvato il Cile dalla catastrofe economico/sociale e dalla dittatura comunista, la quale non si sottopone a Referendum (Fratelli Castro docent); 2°) le varie iniziative giudiziarie mosse contro Pinochet non erano atti di giustizia, ma erano viziati da pregiudizi ideologici; 3°) Allende l’11 settembre 1973 non era più il legittimo Presidente del Cile, essendo stato battuto alle elezioni, sfiduciato dalla Magistratura e dal Parlamento; 4°) Pinochet non è stato un tiranno o un usurpatore del potere, perché il Parlamento e la Magistratura avevano richiesto l’intervento dell’esercito, di cui lui era allora il Capo di Stato Maggiore, per far risolvere Allende a lasciare il potere che non aveva più, ma che voleva prepotentemente continuare ad esercitare; 5°) certamente vi son state delle violenze da ambo le parti a partire dal golpe, ma ci si trovava in uno stato di guerra civile e l’esercito doveva usare le maniere forti contro i terroristi comunisti foraggiati da Cuba e dall’Urss, che provocavano le rappresaglie dell’esercito con attentati simili a quello di via Rasella in Roma nel 24 marzo del 1944.

Il verdetto che oggettivamente si può dare sul caso Pinochet è 1°) di piena assoluzione riguardo alle violenze che si ebbero in Cile e 2°) di encomio riguardo alla conduzione dello Stato, che in pochi mesi fu rimesso in piedi da una situazione a dir poco catastrofica, in cui l’economia collettivistica comunista di Allende lo aveva sprofondato in appena tre anni di malgoverno.

d. Curzio Nitoglia

Fine

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