IL CASO PINOCHET (parte 3)

Augusto Pinochet / Salvator Allende


Terza parte

Il problema del golpe militare dell’11 settembre del 1973

Il Cile abitualmente è stato una democrazia

Spataro scrive: “Il Cile, a differenza di molti Paesi dell’America Latina, ha visto i militari al potere solo occasionalmente ed è stato infatti sempre retto da parlamentari democraticamente eletti. Proprio questa tradizione democratica spinse il Paese, dal 1970 al 1973, a tollerare pazientemente l’esistenza di un governo che gettava il Paese nella miseria e nel caos” (M. Spataro, Pinochet. Le “scomode” verità, Roma, Il Settimo Sigillo, 2003, p. 157).

Frei: “il golpe era necessario”

L’ex Presidente democristiano Eduardo Frei ha dichiarato: “Nel 1973 era necessario uscire dal caos, e pertanto bisognava augurarsi che la giunta militare riuscisse a portare a termine la propria missione [di
estromettere Allende e governare stabilmente, ndr]” (El Mercurio, 3 ottobre 1988).

Il golpe fu accolto con sollievo dalla maggioranza della popolazione cilena, tranne qualche sparuto gruppo di sinistra radicale.

Mario Spataro commenta: “il golpe del settembre del 1973 può dunque essere considerato una sollevazione popolare che ebbe il consenso generale e la partecipazione di quasi tutti gli ufficiali e sottufficiali delle forze armate e l’aperto appoggio dei Partiti moderati, a cominciare dal forte Partito Nazionale, da gran parte della Democrazia Cristiana, dal Partito Radicale Democratico e dal Partito radicale. […]. Si erano resi conto, i cileni, che solo un transitorio periodo di dittatura militare avrebbe consentito al Paese, in attesa del ritorno alla democrazia, di uscire dalla disastrosa esperienza marxista. La democrazia era morta da tempo, uccisa da Allende e dalle bande paramilitari marxiste-leniniste che lo appoggiavano” (cit., p. 159).

Ancora Eduardo Frei rispose in un’intervista ad un quotidiano spagnolo: “I marxisti cileni disponevano di un armamento [fornito loro dall’Urss
e da Cuba, ndr] superiore per quantità e per qualità a quello dell’esercito regolare; essi disponevano anche di un enorme numero di combattenti. La giunta militare con il suo intervento ha salvato il Cile e tutti noi. I militari avevano l’obbligo d’intervenire perché il potere legislativo e quello giudiziario avevano pubblicamente denunciato il fatto che il Presidente in carica e il suo regime avevano violato le norme costituzionali e le decisioni del Parlamento” (ABC, 11 ottobre 1973).

Tentativo di autogolpe da parte di Allende

Occorre sapere che Allende stava preparando, come scritto nel primo articolo, un auto-golpe, chiamando i militari ad entrare nel suo governo per poi imporre una dittatura comunista militare sullo stampo di quella castrista e sovietica. L’autogolpe di Allende era previsto per il 19 di settembre; quello capeggiato di Pinochet1 (11 settembre) lo precedette di una sola settimana. Questo fatto è stato confermato da Patricio Aylwin, un parlamentare democristiano cileno, che nel 1990 salì alla Presidenza del Cile al posto del dimissionario Pinochet, sconfitto da lui al referendum elettorale. In un’intervista rilasciata all’Agenzia stampa statunitense/germanica NC News Service (24 settembre 1973, Washington/Bonn) e ripresa dal quotidiano cileno La Prensa (19 ottobre 1973) egli dichiarò: “L’intervento delle forze armate precedette di poco un autogolpe di Stato”.

La magistratura e il Parlamento invocano i militari

Il potere giudiziario il 1° marzo e il 26 maggio del 1973, mediante un pronunciamento della Suprema Corte di Giustizia unitamente alla Controlaria General de la Republica, aveva contestato la legalità del comportamento praticamente tirannico di Allende e, quindi, della sua permanenza in carica (cfr. Verbali della Corte Suprema di Giustizia, Antecedentes Historico-Juridicos, Santiago, Editorial Juridica de Chile, 1974). L’Associazione dei Giuristi cileni sottoscrisse questa dichiarazione l’8 agosto del 1973 (cfr. El Mercurio, 5 novembre 1972, 21 e 23 agosto 1973).

Inoltre la giunta di Allende era stata sconfitta alle elezioni politiche del marzo del 1973, ma il Presidente rifiutava di prenderne atto e di dimettersi. Il Parlamento gli diventava sempre più ostile e lo invitò ad agosto e in settembre a dimettersi, ma invano.

Il potere politico, tramite pronunciamento della Camera dei Deputati, mise in minoranza Allende e invocò esplicitamente l’intervento dell’esercito con 81 voti favorevoli e 47 contrari (22 agosto 1973); il 23 agosto anche la maggioranza del Senato si allineò alla decisione della Camera dei Deputati (cfr. Verbali della Camera dei Deputati del Cile, anni 1972-1973, pp. 143-149, Santiago, Editorial Juridica de Chile, 1974).

Quindi le forze armate, chiamate in soccorso dal potere politico e giudiziario, non potevano esimersi dall’intervenire per costringere, con le buone o con le cattive, il tiranno a dimettersi o per deporlo2.

Il primo dovere del governate è garantire un buon governo che assicuri il bene comune temporale della società civile e dei cittadini; il diritto principale dei cittadini è di avere un buon governo, che comandi per il bene comune e lo assicuri stabilmente. Se i governanti non compiono il proprio dovere, i cittadini hanno il diritto di ribellarsi, sino ad arrivare alla rivolta armata e al tirannicidio3.

Per la descrizione del golpe si può leggere, anche se di parte, Patricia Verdugo, tr. it., Golpe in diretta, Milano, Unicopli, 1999.

Pinochet al potere

Dopo l’11 settembre del 1973 “tutto il Cile cambiò radicalmente. […]. L’offensiva terroristica fu poderosa, e ciò giustifica le energiche misure adottate dalle forze armate per affrontare quell’emergenza” (cit., p. 193).

Secondo i dati più attendibili nel periodo che va dal golpe (11 settembre 1973) al 1976 le vittime furono 333 tra i militari golpisti e 1. 591 tra i guerriglieri comunisti; nel periodo che va dal 1976 al 1990 (quando Pinochet lasciò il potere) le vittime furono 316 tra i militari (i guerriglieri cileni, castristi e sovietici non mollarono la presa e continuarono la guerriglia) e 466 tra i terroristi e guerriglieri filocomunisti. (cit., p. 194).

Nel 1977 e poi nel 1983 Pinochet dette maggiori libertà, ma la sinistra rivoluzionaria ne approfittò per intensificare la guerriglia. Quindi la giunta militare dovette inasprire la reazione. Vi furono degli eccessi da ambo le parti4, ma quelli commessi dalla ultrasinistra furono di gran lunga superiori. Il 7 settembre 1986 Pinochet con la sua scorta subì un attentato in grande stile, operato da 70 terroristi, che uccisero 5 uomini della scorta presidenziale e ne ferirono gravemente 11. Pinochet ne uscì miracolosamente incolume.

Nel prossimo articolo vedremo le dimissioni di Pinochet che indisse un Referendum popolare nel 1988.

d. Curzio Nitoglia

Fine della Terza parte

Continua

1Innanzitutto per quanto riguarda la non appartenenza di Pinochet alla massoneria si sappia che “quando aveva 25 anni lo zio lo presentò alla loggia massonica Victoria 15, ma egli non andò mai oltre il grado più basso di ‘compagno’ perché non si presentava alle riunioni e, quindi, ne fu espulso” (http://357.hautetfort.com/archive/2016/12/28/alberto-bachelet-martinez-ou-le-desir-de-liberte-et-de-justice.html). Poi Pinochet sciolse la massoneria non appena prese il potere e nel suo epistolario con Giorgio Almirante Pinochet definì Franco e Salazar (fortemente avversi alla massoneria) “i miei maestri”.

Inoltre per quanto riguarda la politica economica affidata da Pinochet alla supervisione di Milton Friedman si deve sapere che la giunta militare cilena la attuò, ma temperando il liberismo della Scuola di Chicago in un quadro protezionistico, mediante l’intervento – non asfissiante – dello Stato in materia economico/finanziaria, per il bene comune temporale del Cile. Inoltre tra i consiglieri economici di Pinochet figuravano anche i “gremiliasti”, di formazione cattolico/sociale corporativista ed antiliberista. Il Gremialismo è un movimento politico/sociale sorto in Argentina negli anni Quaranta; esso rivendicava il ruolo dei corpi intermedi tra l’individuo e lo Stato, conciliando così, le antiche corporazioni con le moderne strutture capitalistiche. Il Gremialismo era ampiamente diffuso in tutte le classi della società civile per cui vi fu un Gremialismo obrero, patronal e intellectual. In Cile fu fondato nel 1967 da Jaime Guzmàn ed aveva le caratteristiche di un movimento marcatamente cattolico, nazional/sociale e corporativista. Fu molto diffuso nelle Università cilene tra gli studenti e i docenti, che divennero la classe dirigente del movimento. Anche i minatori, i trasportatori e la classe media si avvicinarono al Gremialismo per protestare contro le nazionalizzazioni collettivistiche di Allende. In Cile negli anni Settanta divenne un forte movimento di massa, guidato da una élite di universitari, che dette la spallata definitiva, con una serie di scioperi e manifestazioni, al governo socialista, fornendo così un forte consenso di massa alla giunta militare, guidata da Pinochet, che defenestrò Allende. Per cui la riforma economica non fu ispirata al liberismo radicale dei Chicago Boys, anche se Milton Friedman se ne occupò da esperto monetarista per liberalizzare. Infatti “era necessario liberalizzare l’economia, anche se bisognava decidere quali attività dovessero restare nazionalizzate. Con cautela, il Presidente ascoltò il parere di alcuni esperti di Chicago e dette vita ad una politica economica libera da paralizzanti controlli burocratici” (M. Spataro, cit., p. 208).

Infine il cattolicesimo di Pinochet era di stampo tradizionalista e preconciliare. Infatti egli favorì molto l’installazione della Fraternità San Pio X di mons. Marcel Lefebvre in Cile ( https://www.youtube.com/watch?v=CdA8Ys6Fhx8 ).

2Il tiranno non è un legittimo governante, ma un usurpatore di potere, che non governa per il bene comune della società e che può essere avversato anche con la forza dai cittadini, i quali possono, come extrema ratio, giungere sino al tirannicidio per liberarsene.

Il dittatore è un legittimo governante, che durante un tempo di crisi economico/sociale guida il Paese manu militari con somma autorità, senza essere totalitario, per farlo uscire dall’impasse e dal caos anarchico in cui si trova. Una volta risolto il problema e ritrovata la pace interna della Patria, il dittatore si fa da parte e cede il posto ad altri governanti.

3Il tirannicidio è ammesso dalla dottrina cattolica ma solo a certe determinate condizioni e come extrema ratio.

4È tristemente famosa la “carovana della morte”, che sotto il comando del gen. Sergio Arellano Stark, nell’ottobre del 1973, si presentò in alcuni carceri cileni, fucilò 57 prigionieri marxisti e ne fece scomparire nel nulla altri 18. Pinochet non era al corrente della vicenda e ne fu informato solo molto dopo. Dal canto loro i guerriglieri si servivano di un potente esercito irregolare finanziato e addestrato dall’Urss e da Cuba che volevano distruggere l’esercito regolare, il quale per legittima difesa dovette ricorrere alle maniere forti, che in alcuni casi furono eccessive e illecite.

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