Quando i “Diritti dell’Uomo” Soppiantano i “Diritti di Dio” [4]

 

La politica moderna contro quella classica e scolastica

Quarta parte


I tre pilastri della Società:
i Sacerdoti, i filosofi e i soldati


La Nazione e lo Stato
son creature di Dio

Secondo la dottrina cattolica la Patria, la Nazione e lo Stato sono creature di Dio e quindi sono come l’uomo il Suo regno e la Sua proprietà. Infatti l’uomo è per natura sociale e tende a vivere in società familiare e politica o statale. Ora se l’uomo come creatura di Dio Gli deve l’adorazione e la sottomissione, così lo Stato in quanto creatura di Dio deve a Lui onore e gloria.

Il compito del buon governante

Il governante ha ricevuto da Dio la cura e il compito di guidare e condurre i sudditi e i cittadini al loro fine: il bene comune temporale (vita, salute, educazione, tranquillità dell’ordine interno ed esterno) subordinatamente al Bene soprannaturale (Dio visto faccia a faccia in Paradiso). Quindi il governante ha il dovere di fare in modo che Dio regni realmente sulla Nazione che egli è stato chiamato a governare, poiché Dio la ha affidata alle sue cure tramite la scelta che i sudditi hanno fatto riguardo alla persona del governante. Le leggi del governante terreno devono essere conformi a quelle di Dio, i suoi ordini devono essere conformi a quelli di Dio.

La modernità
e il cattivo governo

La Società moderna ha invertito l’ordine naturale e con Cartesio partendo dal soggetto (“cogito ergo sum”) ha preteso che l’uomo crei la realtà. Quindi l’uomo è il padrone assoluto del mondo, della Nazione e dello Stato. L’uomo prende il posto di Dio, è il panteismo antropocentrico e luciferino. Questa è l’essenza dell’Idealismo filosofico della modernità (che va da Cartesio a Hegel).

La post-modernità
e il pessimo governo

Con la post-modernità (che va da Nietzsche, Marx e Freud alla Scuola di Francoforte e allo Strutturalismo francese) l’uomo si ribella all’Idealismo che faceva di lui un “creatore”, si trasforma in “distruttore” e si lancia, in un impeto di autolesionismo, verso il Nichilismo filosofico che odia e vorrebbe annientare la ragione, la morale e persino l’essere creato in disprezzo dell’Essere increato, ossia di Dio. L’essenza della post-modernità è diabolica, non auto-divinizzante (come lo era la modernità) ma auto-distruttrice. Non ci si deve meravigliare se i governanti contemporanei si spingono verso una guerra nucleare che annichilirebbe un quarto dell’umanità. Essi agiscono in base alla loro filosofia nichilistica. Oggi siamo passati dal delirio di onnipotenza auto-divinizzante dell’Idealismo ottocentesco alla depressione suicida e autolesionista del Nichilismo novecentesco. Il termine del volo di Icaro iniziato con Cartesio è il tonfo nel vuoto del nulla ove tutto affonda e perisce.

L’unico rimedio a tanto male:
la filosofia perenne

La sana reazione a questo deliramento “filosofico” è il ritorno al realismo della conoscenza, alla metafisica dell’essere e alla filosofia politica della prima, seconda e terza scolastica che si fonda sulla legge naturale e divina ed è diametralmente opposta al pensiero liberale che propugnava la libertà come un assoluto e il fine ultimo dell’uomo. Quindi ne conseguiva la libertà per tutto, anche per l’errore, il male e il vizio. Invece la sana ragione elevata a scienza dalla filosofia perenne insegna: “libertà per tutto, tranne che per il male, l’errore, i malfattori e i propagatori di errori”. Infatti il male e l’errore possono essere al massimo tollerati praticamente e mai teoricamente e solo per evitare un male maggiore, ma non godono di nessun diritto.

 

Ritorno ai princìpi per sé noti teoretici e pratici

Non si può aver il diritto di uccidere, di rubare, di maltrattare i genitori, di calunniare il prossimo e di negare Dio: sarebbe la negazione della sinderesi, che è il primo principio per sé noto della morale: “bonum faciendum, malum vitandum / bisogna fare il bene ed evitare il male”. Se si nega il primo principio per sé noto teoretico di identità e non-contraddizione: “sì = sì, no = no; sì ≠ no” immancabilmente si arriva a negare la sinderesi, per cui “il bene è il male e il male è il bene”. Questo è lo stato deplorevole in cui vive il mondo moderno e contemporaneo: non solo “l’aver perso la nozione di male” (Pio XII), ma l’aver messo il bene al posto del male e viceversa. Come si vede, “è tutto un mondo che occorre rifare sin dalle fondamenta” (Pio XII).

La battaglia delle idee

Ecco l’importanza della battaglia delle idee, se si vuol combattere correttamente contro un nemico subdolo ed astuto quale il mondo moderno e post-moderno. Senza chiarezza di dottrina, la reazione sarebbe limitata se non controproducente. Per combattere questa battaglia e vincere la guerra contro le “Porte degli Inferi” ci si deve fondare sui tre pilastri portanti e maestri dell’edificio sociale e politico: i Sacerdoti, i Saggi (filosofi e magistrati), i Soldati.

I tre pilastri della Patria

  1. Il Sacerdote

Il Sacerdozio insegna la verità e la giustizia morale, inoltre trasmette agli uomini la grazia di Dio (“sacerdos sacra dans / il sacerdote dà le cose sacre”) per vivere secondo verità e giustizia, ossia per agire bene e volgere le spalle al male ed infine conduce gli uomini al Cielo come un pastore conduce le sue pecorelle al pascolo.

  1. Il Soldato

Custodisce, difende la verità e la giustizia insegnata dal Sacerdozio dai nemici interni della sua Patria (Polizia) e da coloro che vorrebbero aggredirla dall’esterno (Esercito). La S. Scrittura insegna che “la vita dell’uomo su questa terra è una guerra continua contro il mondo, la carne e il diavolo” (“militia est vita hominis super terram”). Questi tre sono i nostri principali nemici: 1°) il mondo cioè i mondani, non il mondo materiale creato da Dio che in quanto tale è buono, ma coloro che vogliono vivere per principio secondo la filosofia delle tre Concupiscenze (orgoglio, sensualità e avarizia); 2°) la carne, ossia non il corpo che è strumento dell’anima e co-principio sostanziale dell’uomo assieme al suo spirito, ma il fomite della concupiscenza, che dopo il peccato originale spinge l’uomo al male morale; 3°) il demonio, che odia Dio e le sue creature spirituali (Angeli e uomini) e cerca di far cadere l’uomo nel peccato per fagli perdere la grazia santificante, ossia l’ordine soprannaturale, che lui non ha più dopo la rivolta di Lucifero, e, siccome è “invidioso e omicida sin dall’inizio”, non sopporta che l’uomo (composto di anima e di corpo) naturalmente inferiore a lui (puro spirito) gli sia superiore quanto all’ordine soprannaturale e cerca di tentarlo per farglielo perdere come fece con Eva ed Adamo nel Paradiso terrestre.

Il soldato (Polizia ed Esercito) combattono contro “il mondo”, ossia 1°) i sovversivi che vorrebbero rivoluzionare l’ordine naturale stabilito da Dio Creatore della natura e portano il disordine all’interno della Nazione; 2°) le forze nemiche esterne che aggrediscono ingiustamente una Nazione per impadronirsene per cui essa ha il diritto e il dovere della legittima difesa, cioè della guerra difensiva e lecita contro la guerra offensiva e ingiusta. La guerra non è altro che il diritto naturale alla legittima difesa esteso dalla persona singola ingiustamente aggredita alla Nazione.

  1. Il Saggio
    (il Filosofo e il Magistrato)

La Nazione deve essere governata dai migliori tra i suoi cittadini, ossia i più onesti, saggi e prudenti. “Il Santo prega, il saggio insegna e il prudente governa”. Se manca l’onestà non c’è sapienza e nemmeno prudenza, che è la virtù la quale sceglie i mezzi migliori per fare il bene ed evitare il male. Quindi occorre che i governanti siano buoni e fedeli credenti, ricolmi di saggezza poiché “niente è voluto se prima non è conosciuto” e quindi di prudenza per calare nella pratica la loro santità di vita e la loro sapienza, solo così riusciranno a governare ossia a condurre e guidare i sudditi verso il bene comune temporale che è il fine della Società civile e dello Stato.

La Sovversione odia Sacerdoti,
Saggi e Militari

La Sovversione è una specie di “incarnazione” del male e del suo padre che è il diavolo (Gv., VIII, 42) in quanto è mossa e ispirata da lui, che si serve della “Sinagoga di satana” come la chiama S. Giovanni nell’Apocalisse (II, 9; III, 9) e della setta per eccellenza, la Massoneria, che è il terz’ordine del giudaismo talmudico riservato ai goym.

Se un Paese è malgovernato dalla Sovversione allora esso affama e manda in esilio il Sacerdote e se può lo martirizza, fa del Soldato un mercenario al suo soldo senza ideali e amor di Patria e del Saggio, se Filosofo, un sofista pronto a giustificare tutte le sue idee più malsane; se Magistrato, un mero esecutore dei suoi ordini per lo più ingiusti. Quindi se si vuole restaurare una Società naturalmente e soprannaturalmente occorre riformare, elevare e innalzare alla loro vera dignità questi tre pilastri della Patria.

Come formare i tre pilastri della Nazione

  1. Riforma del Clero

Per esempio il Concilio di Trento e la Controriforma restaurarono il Sacerdozio elevando il livello degli studi filosofici e teologici grazie ai Seminari e alle Università, quello della vita ascetica e mistica grazie il ritorno all’austerità primitiva degli Ordini religiosi (si vedano gli esempi di S. Giovanni della Croce e di S, Teresa d’Avila) e la fondazione di nuovi (si pensi ai Gesuiti); quello dell’apostolato missionario e catechetico tra gli ammalati negli ospedali, tra gli alunni nelle scuole primarie e liceali, tra i poveri nei tuguri, tra le traviate nei quartieri del peccato. Innalzò altresì il livello della cultura dei semplici fedeli fornendo loro delle magnifiche opere architettoniche, artistiche e musicali (l’epoca barocca). La Chiesa a partire da S. Benedetto († 480) non ha cessato di salvaguardare la cultura classica per elevarsi al di sopra di essa come “la grazia presuppone e perfeziona la natura senza distruggerla” (S. Th., I, q. 1, a. 8, ad 2). Se oggi possiamo leggere i classici latini e greci lo dobbiamo agli amanuensi Benedettini.

  1. Educazione militare

Parimenti riguardo ai Soldati la Chiesa li reputa non eguali ai Sacerdoti, ma egualmente necessari ai servizi che le presta il Sacerdote. Infatti mentre quest’ultimo sparge il buon seme del Vangelo nel suolo patrio, i primi lo custodiscono libero da ogni invasione di nemici interni ed esterni. Il Sacerdote insegna la Verità rivelata, il Saggio insegna quella naturale (se Filosofo) e ne è il vindice (se Magistrato), il Soldato è il difensore da coloro che vorrebbero cancellarle o adulterarle ed è, così, “il braccio armato della Chiesa disarmata”.

È quindi necessario che il Militare sia educato non solo all’arte della guerra, ma anche alla disciplina interna, alla morale, all’abnegazione, al patriottismo, alla difesa dei deboli, alla pratica religiosa mediante i Cappellani militari.

  1. Formazione dei Saggi

La scuola deve insegnare la vera filosofia sistematica per giungere a far conoscere la verità naturale ai giovani e non i diversi pensieri dei filosofi, che disorientano le intelligenze degli studenti e impediscono loro di arrivare alla conoscenza della verità, che è l’oggetto della Filosofia.

Per quanto riguarda i Magistrati innanzitutto occorre dar loro dei Codici e una Legislazione conformi alla Legge naturale e divina, poi la formazione morale che dia loro la capacità di giudicare ogni cosa sub specie aeternitais, infine la fermezza di carattere per applicare le leggi in maniera rigorosa senza guardare in faccia a nessuno onde saper reprimere i delitti e castigare i delinquenti, che perturbano la quieta pubblica e impediscono la tranquillità dell’ordine interno alla Nazione, prendendo le difese degli aggrediti e non degli aggressori come fanno le legislazioni degli Stati liberali e democraticistici, i quali immancabilmente portano la Patria al caos e all’anarchia.

d. Curzio Nitoglia

FINE QUARTA PARTE


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