Mons. Francesco Spadafora: “Tre Fontane”

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Prologo

Nel 1984 monsignor Francesco Spadafora ha pubblicato un bellissimo libretto (164 pagine, 11 cm x 18 cm) intitolato Tre Fontane presso l’Editore Giovanni Volpe di Roma.

Abbiamo già visto il contenuto delle circa sessanta rivelazioni private, che la Madonna ha fatto a Bruno Cornacchiola dal 1947 al 2001, citando il libro di Saverio Gaeta, “Il Veggente. Il segreto delle tre fontane” (1 – 2) (Milano, Salani, 2016), il quale ha potuto consultare i quaderni lasciati dal Cornacchiola alla Associazione da lui fondata (SACRI).

Ritorno sul tema poiché il libro di monsignor Spadafora, che non conosceva il contenuto delle rivelazioni private posteriori alla prima parte di quella resa pubblica del 12 aprile 1947, mette molto bene in luce il quadro che circonda la figura di Cornacchiola e il rapporto speciale che la sua conversione, dovuta all’apparizione della Madonna a lui e ai suoi tre figli, ha avuto con il papa Pio XII e l’apparizione della Madonna a Fatima avvenuta nel 1917. I due libri (di Gaeta e Spadafora) si integrano, dunque, a vicenda e vanno letti, meditati e vissuti alla luce del messaggio di Fatima: preghiera e penitenza per la conversione dei peccatori, riparazione e una tremenda guerra dopo quella del 1914 e del 1938, che “cancellerà intere Nazioni dalla faccia della terra”.

Il martirio di San Paolo e la chiesa delle “Tre Fontane”

San Paolo fu decapitato nel 67 vicino al luogo ove la Madonna apparve a Cornacchiola, che si chiamava nei tempi antichi Aquae Salviae, al terzo miglio dall’Urbe sulla via Laurentina, ove sorge ora la chiesa di San Paolo (detta delle Tre Fontane) limitrofa all’abbazia dei padri Trappisti o “Cistercensi riformati”, che per volere di Pio IX ne presero possesso nel 1868, sostituendo i Cistercensi antichi, che curavano la chiesa già ai tempi di San Bernardo Di Chiaravalle (XII secolo).

I fedeli cristiani che vivevano nel 67 chiesero ed ottennero, secondo il diritto romano, il corpo di San Paolo che riposa nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura non lontana dalla Piramide di Caio Cestio nei pressi della Stazione Ferroviaria di Roma Ostiense sulla antica via Ostiense.

Nel luogo ove l’Apostolo fu decapitato sgorgarono tre fontane di acqua proprio dove la sua testa cadde facendo tre balzi per la leggera china del terreno. Da allora non si parlò più di Aquae Salviae, ma delle Tre Fontane. I fedeli vi costruirono subito un oratorio, che fu restaurato e ampliato da papa Sergio I nel 689.

Nel 1599 il cardinale Pietro Aldobrandini fece demolire l’antico oratorio per costruirvi sopra una grande chiesa disegnata da Giacomo della Porta che si può vedere ancora oggi sostanzialmente immutata.

Sempre vicino alle Tre Fontane sorgono degli edifici costruiti dai monaci Trappisti destinati alla scuola per i figli dei contadini che vivevano nelle campagne adiacenti, scuole affidate da papa Benedetto XV il 10 ottobre del 1917 alle Suore fondate da Santa Lucia Filippini (nata nel 1672 e canonizzata nel 1930), chiamate Maestre pie Filippini. La Madonna disse nel 1947 a Cornacchiola di trasmettere alle “Mie dilette figlie” le Suore pie Filippini, di pregare molto per gli increduli.

Di fronte alle Abbazie e alle scuole delle Suore Filippini separato dalla via Laurentina sorge un bel boschetto di eucalipti piantati dai Trappisti in quella zona, che prima era paludosa e malarica. Proprio lì la Madonna apparve a Cornacchiola il 12 aprile del 1947 e ora vi sorge un piccolo convento di Frati Francescani Conventuali con l’annessa cappella aperta al pubblico, ancor oggi raccolto in silenzio e in preghiera davanti la statua che rappresenta la Madonna apparsa a Cornacchiola, presentataSi come Madonna della Rivelazione, eretta lì con il permesso di Pio XII. Purtroppo col passare degli anni nel boschetto avevano trovato rifugio molte persone dedite al malaffare, compresa la grotta ove Maria apparve a Cornacchiola. “Ove abbondò il peccato sovrabbondò la grazia” (Rom., V, 20).

Bruno Cornacchiola

Nacque il 9 maggio 1913 nel suburbio malfamato di Roma, l’attuale via Metronia, ove finiva l’Urbe e iniziava la campagna. La sua famiglia era originaria di Rieti ed era poverissima, il papà di Bruno era un alcolizzato, dedito alle risse, spesso rinchiuso in prigione e assai violento con la moglie e i figli (cfr. don Giuseppe Tomaselli, La Vergine della Rivelazione, Palermo, 1981).

Bruno per evitare le botte del padre viveva più in strada che in casa, sia di giorno che di notte. Quando una mattina la signora Maria Farsetti vide Bruno appena quattordicenne sdraiato sui gradini della Scala Santa in piazza San Giovanni in Laterano. La signora ne ebbe compassione e lo affidò ai padri Passionisti, che lo educarono ai primi rudimenti della fede e lo fecero accostare alla Eucarestia e alla Cresima.

Ma ritornato a casa fu malmenato dalla mamma e dal padre, così riprese la sua vita errabonda fuggendo a Rieti. Raggiunti i 21 anni fece il servizio militare a Ravenna, ove trovò ordine pace, vitto e alloggio decenti, ma dopo due anni dovette tornare a Roma e lì incontrò Jolanda, la figlia di una guardia carcerari di Regina Coeli, ove suo padre spesso passava le “vacanze”. Fu così che Jolanda e Bruno si sposarono nel 1936. Intanto Bruno era diventato comunista ed era partito per la guerra di Spagna, come infiltrato tra i franchisti e i volontari dell’Esercito Italiano al fine di sabotarli e passare al nemico (Russia, Francia e Inghilterra) preziose informazioni. Lì in Spagna conobbe un soldato germanico, che era protestante e lo convinse che il Papa era l’Anticristo e la Chiesa il dragone rosso dell’Apocalisse. Fu così che Bruno si mise in testa di uccidere papa Pio XII, ossia l’Anticristo, poiché secondo il protestantesimo era il responsabile di tutti i mali del mondo.
Nel 1939 tornò in Italia a guerra finita e riabbracciò la moglie e la piccola bambina che aveva avuta nei primi giorni del matrimonio. Però la moglie era cattolica convinta e Bruno in un impeto di collera distrusse tutte le immagini sacre e i rosari che aveva in casa.

Cornacchiola e Pio XII

Come mai, si chiede monsignor Spadafora, Pio XII si interessò subito all’apparizione della Madonna al Cornacchiola? Il 1937 la Madonna apparve proprio alle Tre Fontane ad una giovane assai pia, di nome Luigina Sinapi (nata a Itri in provincia di Latina l’8 settembre 1916 e morta a Roma il 17 aprile 1978) e tra e altre cose le disse: “Tra dieci anni apparirò di nuovo in questo luogo a un miscredente nemico della Chiesa e del Papa. Ora va in San Pietro, lì troverai la sorella del cardinal Pacelli. Porta a lui il mio messaggio. Da questo luogo stabilirò in Roma il trono della mia gloria”. Ora quella giovane conosceva molto bene l’allora cardinal Eugenio Pacelli e dopo avere incontrato la sorella gli riferì l’accaduto.

Perciò quando nel 1947 il cardinale era oramai divenuto Papa accolse subito con interesse la storia dell’apparizione della Madonna a Cornacchiola nelle Grotta delle Tre Fontane e la approvò.

Frattanto Cornacchiola era divenuto protestante acceso, ma la moglie lo aveva sfidato a far assieme a lei la pratica dei primi nove Venerdì del mese: “se alla fine tu avrai gli stessi sentimenti di ora, darò il mio nome alla setta, se invece cambierai idea, non parlarmene più”. Cornacchiola fece la pratica dei nove Venerdì, ma non successe nulla.

Però ecco che, dovendo fare una conferenza a favore del protestantesimo il 13 aprile del 1947, si volle preparare il giorno precedente. Quindi, avendo perduto, il trenino per Ostia si diresse con i tre figlioli al bosco di eucalipti delle Tre Fontane. Lì gli apparve la Madonna e gli dette due messaggi, il primo da rendere pubblico e il secondo da consegnare solo a papa Pacelli. Nel primo la Vergine raccomanda di recitare il Rosario, promette di far dei “grandi miracoli con questa terra di peccato”, ossia con la terra della grotta che prima dell’apparizione era divenuta un luogo di incontro dei peccatori. La seconda parte fu messa per iscritto da Cornacchiola appena tornato a casa e venne portata dallo stesso veggente a Pio XII.

“I pastori del gregge non fanno il loro dovere. Troppo mondo è entrato nella loro anima per dare scandalo al gregge e sviarlo dalla via. […]. Prima che la Russia si converta e lasci la via dell’ateismo, si scatenerà una tremenda e grave persecuzione. Pregate, si può fermare. […]. Allontanatavi dalle false cose del mondo: vani spettacoli, stampe d’oscenità. […]. Satana è sciolto per un periodo di tempo e accenderà tra gli uomini il fuoco della protesta. Figli, siate forti, resistete all’assalto infernale. […]. La Chiesa tutta subirà una tremenda prova, per pulire il carname che si è infiltrato tra i suoi ministri. […]. Sacerdoti e fedeli saranno messi in una svolta pericolosa nel mondo dei perduti, che si scaglierà con qualunque mezzo all’assalto: false ideologie e teologie. […]. Vi saranno giorni di dolori e di lutti. Dalla parte d’oriente un popolo forte, ma lontano da Dio, sferrerà un attacco tremendo, e spezzerà le cose più sacre e sante. […]. Il mondo entrerà in un’altra guerra, più spietata delle precedenti; maggiormente sarà colpita la Rocca eterna (Roma). L’ira di satana non è più mantenuta; lo Spirito di Dio si ritira dalla terra, la Chiesa sarà lasciata vedova, sarà lasciata in balìa del mondo. […]. La colpita maggiormente sarà la Chiesa di Cristo per nettarla dalle sozzure che vi sono dentro. […]. I sacerdoti saranno calpestati e trucidati, ecco la croce rotta vicino alla talare dello spogliamento esteriore sacerdotale” (Saverio Gaeta, Il veggente. Il segreto delle tre fontane, Milano, Salani, 2016, pp. 80-88).

Il miracolo del sole danzante

Oltre vari miracoli di guarigioni portentose citati da monsignor Spadafora, sempre nel suo libro si legge il racconto di tre miracoli simili a quello avvenuto a Fatima il 13 ottobre del 1917 davanti a circa 70 mila persone.

Alle Tre Fontane il 12 aprile del 1980 di fronte a circa 4 mila persone e il 12 aprile del 1982 di fronte a 10 mila persone il sole si è messo a danzare nel cielo e qualcuno (che conosco personalmente e che me lo ha raccontato) lo ha visto anche da molto lontano, tornando da Rieti a Roma sulla via Salaria.

Conclusione

Queste pagine scritte da monsignor Francesco Spadafora nel 1984 potranno, come quelle scritte da Saverio Gaeta, suscitare contestazioni e polemiche, accuse di sensazionalismo e insinuazioni di “pre-conciliarismo” e di “profetismo di sventura”. Ma se le ispirazioni a Cornacchiola provenivano realmente dal Cielo, come personalmente ritengo, è certamente opportuno che vengano rese note al grande pubblico, sottraendole all’oscurità di qualche polveroso archivio della Santa Sede ed è bene per noi meditarle, unitamente al resoconto di tutte le sessanta apparizioni ricevute da Cornacchiola per riparare il male che viene commesso nel mondo, preservarci l’anima dalla morte eterna e affrontare serenamente il castigo che incombe sulle nostre teste. Refugium peccatorum, ora pro nobis!

d. Curzio Nitoglia


http://doncurzionitoglia.net/2016/06/14/spadafora-3-fontane/

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