Il Primato del Romano Pontefice, del Concilio Imperfetto o dei Vescovi Legati alla Tradizione?

papato-tu-es-petrus-750

La dottrina del cardinal Gaetano

La dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice

Nell’articolo precedente su il «Primato del Papa, Collegialità o sola Traditio? “Quando un cieco guida un altro cieco”: un pericolo sempre in agguato» (anche a questo link) ho affrontato il problema in generale e alla luce della teologia tradizionale. Nel presente articolo lo affronto alla luce dell’insegnamento del cardinal Tommaso de Vio, detto Gaetano, riassunto mirabilmente da don Vittorio Mondello (ora arcivescovo emerito di Reggio Calabria) nella sua Tesi di Dottorato in Teologia, discussa il 2 luglio del 1963 alla Pontificia Università Gregoriana con il titolo La dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice e poi stampata sotto forma di libro col medesimo titolo in, Messina, Arti Grafiche di Sicilia, 1965.

Conciliarismo e conciliaristi antenati del luteranesimo

Molti conciliaristi “erano spinti da amore sincero verso la Chiesa, la cui esistenza sino alla fine dei secoli ed il cui infallibile insegnamento vedevano compromesso dalla possibilità di un Papa poco capace di svolgere correttamente la sua funzione”.

Con Filippo il Bello sotto il pontificato di Bonifacio VIII ci si è rivolti al Concilio o all’Episcopato per risolvere il problema sorto tra l’imperatore e il Papa e ha dato luogo alla genesi delle teorie conciliariste o Episcopaliste, che ritengono l’Episcopato (riunito in Concilio o sparso nel mondo) superiore al Papa.

Spesso, come si vede, nei tempi di crisi nella Chiesa, a causa di un Papa che non è ritenuto all’altezza del suo compito o per altri motivi, si pensa di risolvere la soluzione appellandosi non più al Papa ma al Concilio o all’Episcopato ritenuti superiori al Papa.
Non c’è Chiesa senza Papa, però – per i conciliaristi – non è necessaria una persona fisica, reale, vivente in atto. L’unico Capo inamovibile, realmente e fisicamente necessario in atto, della Chiesa è Gesù Cristo.

La tesi dei conciliaristi, episcopalisti o gallicani è quello di convocare un Concilio o di ricorrere ai Cardinali e ai Vescovi sparsi nelle loro diocesi per rimettere la Chiesa in ordine.

Molti conciliaristi erano spinti da amore sincero verso la Chiesa, la cui esistenza sino alla fine dei secoli ed il cui infallibile insegnamento vedevano compromesso dalla possibilità di un Papa poco capace di svolgere correttamente la sua funzione. Tuttavia per restaurare la Chiesa ne cambiavano la divina istituzione e da monarchica la rendevano democratica o aristocratica.

S. Agostino e il primato di Pietro

S. Agostino d’Ippona, che compendia e sublima il pensiero della Patristica greca e latina sulla Chiesa, di fronte al pericolo di frantumazione che correva la Chiesa nel suo tempo (donatismo e pelagianesimo) riuscì a risolvere il problema ecclesiologico tornando alla dottrina della Tradizione apostolica sul Primato di Pietro e mostrando come gli errori e le divisioni contemporanei non minano l’unità della Chiesa garantita dalla solidità della Pietra su cui Cristo l’ha fondata.

Secondo l’Ipponate la prima Sede è un elemento costitutivo essenziale della Chiesa. Il Papa assicura la vita, l’unità, l’apostolicità e la cattolicità della Chiesa, che è stata voluta e fondata da Cristo su Pietro e i suoi successori sino alla fine del mondo. Su Pietro la Chiesa trova la roccia su cui si fonda e che non la fa crollare. Quindi coloro che non riconoscono in Pietro e nei Papi la roccia inespugnabile non riconoscono la Chiesa. L’Ipponate prosegue: “Petrus petra, petra Ecclesia”; insomma la Chiesa ha per fondamento Pietro, che è il Vicario di Cristo su questa terra. Gesù è il capo principale e invisibile mentre Pietro è il Capo secondario, subordinato e visibile della Chiesa. Quindi, Pietro, anche se roccia subordinata a Cristo e suo prolungamento storico su questa terra, nella catena ininterrotta di suoi successori impersona e sintetizza la Chiesa. Perciò “ubi Petrus, ibi Ecclesia” e “sine Petro, nulla Ecclesia”. Sempre S. Agostino scrive: “Ergo in Petri nomine figurata est Ecclesia” e ancora: “Sic Petrus ab hac petra appellatus, personam Ecclesiae figuraret”. Ma, come spiega S. Paolo “Petra autem erat Christus” (1 Cor., X, 4). Quindi la Pietra, che secondariamente è Pietro, principalmente è Cristo. S. Agostino, con uno dei suoi giochi di parole, spiega: «Non dictum est illi “Tu es petra”, sed “Tu es Petrus”. Petra autem erat Christus; quem confessus Simon, dictus est Petrus».

La Tradizione patristica, compendiata da S. Agostino, è la base (assieme alla Scrittura e al Magistero) su cui poggia la dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice, che si trovò a vivere in tempi (Grande Scisma d’Occidente e Conciliarismo) in cui la Chiesa correva il pericolo di frantumazione. Egli (come l’Ipponate di fronte al Donatismo e al Pelagianesimo) riuscì a risolvere il problema ecclesiologico tornando alla dottrina della Tradizione apostolica sul Primato di Pietro e mostrando come gli errori e le divisioni contemporanei non minano mai l’unità della Chiesa, che è garantita dalla solidità della Pietra su cui Cristo l’ha fondata.

I Dottori della prima e della seconda Scolastica

In breve le necessità del tempo (Filippo il Bello, grande scisma d’occidente) spingono a dichiarare la superiorità del Concilio o dell’Episcopato sul Papa per ovviare al disordine creatosi nell’ambiente ecclesiale. Tuttavia molti autori in ogni epoca (S. Tommaso d’Aquino e S. Bonaventura da Bagnoregio nella prima Scolastica medievale; i domenicani S. Antonino da Firenze, Giovanni di Torquemada, Gaetano, Ferrarense, Soto, Cano, Vitoria, e i gesuiti S. Roberto Bellarmino, Suarez nella seconda scolastica controriformistica) hanno lottato per la riaffermazione della retta dottrina del primato del Papa sino alla definizione del Concilio Vaticano I, che ha tagliato la testa al toro ed ha segnato il trionfo definitivo della teologia e ecclesiologia romana (i gesuiti Franzelin, Billot, Passaglia, Mazzella, Palmieri, Zapelena).

I due campioni ecclesiologici della seconda Scolastica: Torquemada e Gaetano

Il Torquemada asserisce che come vi è una sola Chiesa, così vi è una sola origine del potere ecclesiastico e questi è il Papa (Summa de Ecclesia, Venezia, 1561, lib. II, cap. 17, fol. 130 ss. ). Tuttavia il Papa non è al di sopra di ogni legge, egli deve conservare, trasmettere e insegnare la Fede e la Morale rivelata e non inventarne una nuova (Summa…, lib. II, cap. 102, fol. 241). Ma il Torquemada fa notare che mettere il Concilio sopra il Papa è molto vicino alla teoria di coloro che ritengono il Papa inferiore al Concilio solo in caso di eresia (Summa…, ; l. II, c. 48, f. 162; l. IV, c. 18-20, f. 390 ss.).

Dalle teorie conciliariste derivano tutti gli altri errori ancor più radicali che hanno portato alla rivolta di Lutero contro il quale si cimentò il Gaetano, ma invano.

Secondo don Vittorio Mondello La dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice (Arti Grafiche di Sicilia, Messina, 1965), il Gaetano è il maggiore ecclesiologo che riprende, approfondisce e sorpassa la dottrina di Torquemada con i suoi lavori (Tractatus de Comparatione Auctoritatis Papae et Concilii, Roma, 12-X-1511, ediz. Pollet, Roma, Collegio Angelicum, 1936; Id., De Divina Institutione Pontificatus Romani Pontificis, Roma 18-II-1521, ed. Fr. Lauchert, in “Corpus Catholicorum”, 10, Munster, Aschendorff, 1925).

Nel De Comparatione, definito “un libro classico che resterà sempre come modello perfetto di apologetica cattolica” (A. Cossio, Il cardinale Gaetano e la Riforma, Cividale, 1902, p. XXXIV, nota 5) o “un aureo libretto” (V. Mondello, cit., p. 80), il Cajetanus confuta non solo il Conciliarismo radicale, che sostiene la superiorità assoluta o per sé del Concilio sul Romano Pontefice, ma anche il Conciliarismo mitigato, che sostiene la superiorità dell’Episcopato sul Papa solo eccezionalmente, ossia in caso di eresia del Papa. Infatti, secondo il Gaetano, il Papa nella Chiesa resta sempre (anche in situazioni di estrema gravità) il Capo supremo e il detentore di un potere veramente monarchico.

Gaetano: rapporto tra Pietro e gli Apostoli per capire meglio quello tra il Papa e i Vescovi
Tommaso de Vio (detto Gaetano) dimostra tale asserto facendo un paragone, su cui ritornerò in appresso più dettagliatamente, tra il potere di Pietro e degli Apostoli e quello del Papa e dei Vescovi:

  • 1°) Pietro ha ricevuto il supremo potere ex officio o per la sua natura e per via ordinaria e quindi trasmissibile ai suoi successori i Papi; mentre gli Apostoli lo hanno ricevuto solo ex speciali gratia, ossia per la situazione particolare in cui si trovavano a vivere, cioè all’inizio della Chiesa cattolica. Esso è stato dato solo a loro e non è trasmissibile ai loro successori i Vescovi;
  • 2°) Pietro è Vicario immediato e diretto di Cristo da Lui nominato e investito di tale potere; gli Apostoli sono solo legati, inviati, ambasciatori di Cristo e solo in maniera impropria o in senso largo possono essere chiamati “Vicari”;
  • 3°) Pietro ha giurisdizione sugli altri Apostoli; mentre essi non ce l’hanno vicendevolmente su/tra di loro (“supra se invicem”).

Quindi il Papa come successore di Pietro e Vicario di Cristo ottiene il suo potere direttamente da Cristo e non dalla Chiesa ossia dal Concilio imperfetto, dall’Episcopato disperso nel mondo o tanto meno dai fedeli. Cristo ha fatto della Chiesa una Monarchia assoluta, che non può essere trasformata in Monarchia costituzionale come ha fatto la dottrina della Collegialità episcopale del Concilio Vaticano II.

indefectibility

Il Papa eretico?

Perciò secondo il Gaetano (Apologia de Comparata Auctoritate Papae et Concilii, Roma, Angelicum ed. Pollet, 1936, p. 112 ss.) il rimedio ad un male così grande e di ordine spirituale come “un Papa criminale” e la crisi nella Chiesa in tempi di caos (v. grande scisma di occidente) è la preghiera e il ricorso all’onnipotente assistenza divina su Pietro che Gesù ha promesso solennemente.

Gaetano cita l’Angelico (De regimine principum, lib. I, cap. V-VI) in cui il Dottore Comune insegna che normalmente i più propensi a rivoltarsi contro il tiranno temporale sono i “discoli”, mentre le persone giudiziose riescono a pazientare fin che è possibile e solo come extrema ratio ricorrono alla rivolta. Quindi ne conclude che se occorre aver molta pazienza con il tiranno temporale e solo eccezionalmente si può ricorrere alla rivolta armata e al tirannicidio, nel caso del Papa indegno o “criminale” equiparabile a un “tiranno spirituale”, non solo non è mai lecito il “papicidio” e la rivolta armata, ma neppure la sua deposizione da parte del Concilio.

La promessa del primato

Nel suo secondo Trattato di ecclesiologia (De Divina Institutione Pontificatus Romani Pontificis, pubblicato dal dr. Fréderérich Lauchert, in Corpus Catholicorum, fasc. 10, Munster, ed. Aschendorff, 1925), ritenuto il miglior trattato ecclesiologico della seconda scolastica, il Gaetano dimostra il primato di giurisdizione del Papa basandosi sui due versi del Vangelo, riguardo la promessa del primato e il suo conferimento, contenenti le parole di Gesù: “Tu es Petrus” (Mt., XVIII, 18) e “Pasce oves meas” (Gv., XXI, 15) asserendo che esse son state dette da Gesù al solo Pietro e non a tutti gli Apostoli e quindi solo Pietro e i suoi successori hanno il primato di giurisdizione, come vedremo meglio in appresso.

Ora “pascere” vuol dire la potestà del pastore nel governare il suo gregge, non significa solo nutrire (come voleva Lutero), ma indica la sottomissione delle pecore al pastore. Per di più Gaetano, rifacendosi a S. Ambrogio (In Lucam, I, 10, n.176) precisa che “pecore” (nel testo greco dei Settanta “eletti”) rappresentano i Vescovi (“eletti” = chierici, che sono scelti o eletti da Dio per sacra vocazione), mentre gli “agnelli” sono i laici (senza sacra vocazione) o il popolo fedele (De Divina Institutione, cit., ed. Lauchert, 1925, p. 540) e quindi specifica che la ripetizione per due volte di “oves” andrebbe tradotta o compresa meglio con 1°) “oves/pecore” Apostoli/Vescovi; 2°) “oviculas/pecorelle”, preti/chierici; 3°) “agnos /agnelli” i semplici fedeli laici (v. De Comparatione…, cit. ed. Pollet 1936, cap. III, p. 19, nota 14). Quindi il Papa è supremo Pastore non solo dei fedeli (agnos) e dei preti (oviculas), ma anche dei Vescovi (oves).

Il Papa soltanto (come successore di Pietro) è in senso stretto Vicario di Cristo, gli Apostoli lo sono solo in senso lato e improprio, è meglio chiamarli “inviati/missi” da Cristo. Anche S. Tommaso d’Aquino (Summa contra Gentes, lib. IV, cap. 76) aveva sostenuto la medesima tesi. Il Gaetano dogmaticamente scevra la dottrina tommasiana e poi dà una acuta interpretazione esegetica dei passi evangelici su questo problema.

De Vio, da una parte, distingue Matteo XVIII, 18 da Giovanni XXI, 15 che compara a Matteo XVI, 18; poi, dall’altra parte, precisa che 1°) le parole di Cristo son state dette al solo Pietro; 2°) solo Pietro ha ricevuto da Cristo il sommo Pontificato su tutta la Chiesa; 3°) questo sommo Pontificato universale è stato dato da Dio ai successori di Pietro.
Secondo Matteo (XVIII, 18) il primato è stato promesso solo a Pietro. Infatti Gesù ivi dice: “Io ti (a Pietro) dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la Mia Chiesa… A te (Pietro) darò le chiavi del Regno dei Cieli e ciò che tu legherai sulla terra sarà legato nei Cieli e ciò che tu scioglierai sulla terra sarà sciolto nei Cieli”.

I conciliaristi, i protestanti e i modernisti leggono il passaggio come se il primato sia stato promesso da Cristo a tutti gli Apostoli e non solo a Pietro. Infatti Pietro è l’immagine o il simbolo di coloro che ascoltano l’ispirazione di Dio e non è la persona fisica di Simone figlio di Giovanni. Quindi il primato è stato promesso a coloro che sono uditori della Parola di Dio e non a Pietro. Infatti subito dopo Gesù scaccia Pietro (“va de retro satana”) per indicare che egli è inferiore agli uditori della “Parola/Verbum”, ossia alla Chiesa spirituale. La Pietra rappresenta tutti i fedeli e non il solo Pietro, infatti subito dopo Pietro errò e rinnegò Cristo e Pietro rappresenta tutti gli Apostoli.

Il Gaetano (De Divina Institutione, cit., ed. Lauchert, 1925, cap. IV, p. 11) li confuta assieme a Lutero dimostrando che le parole di Gesù sono rivolte esclusivamente a Pietro e che questi rispondendo a Cristo non rappresentava gli Apostoli, ma parlava a nome proprio per divina ispirazione.

È molto istruttiva l’esegesi che il Gaetano dà dei succitati passaggi. In primis egli spiega che mentre Matteo, XVIII, 18 parla di “chiavi che legano e sciolgono”, Matteo, XVI, 18 parla di chiavi che “aprono e chiudono” e collega specialmente quest’ultimo a Giovanni, XXI, 15 ove Gesù conferisce poi il primato promesso a Pietro in Matteo (XVIII, 18 e specialmente XVI, 18).

Infatti solo a Pietro son date le Chiavi del Regno dei Cieli ed inoltre il poter “aprire e chiudere” rappresentano l’azione totale delle Chiavi (Mt., XVI, 18), ossia il potere totale e la pienezza del potere che viene dato solo al Superiore che è Pietro; mentre agli Apostoli non vengono date le Chiavi del Regno dei Cieli, ma solo il poter “legare e sciogliere” (Mt., XVIII, 18), che rappresenta soltanto una parte minima ed inferiore del potere delle Chiavi del Regno dei Cieli (il potere giudiziario e non la potestà piena, suprema e assoluta), che viene data ai sudditi da Cristo tramite Pietro.

Louis Billot (De Ecclesia Christi, Roma, Gregoriana, 1903, tomo I, p. 538) riprende la distinzione del Gaetano e scrive che “in Matteo XVI, 19 vengono date a Pietro le Chiavi e il potere di usarle; mentre in Matteo XVIII, 18 viene dato agli Apostoli il solo uso di legare e sciogliere”. Mondello (cit., p. 92) nota che già Origene (Comm. in Evang. S. Matthei, XVI e XVIII) aveva fatto la distinzione tra “Chiavi” (potere) e “atti delle Chiavi” (uso del potere) e ne aveva dedotto l’autorità di Pietro sopra gli Apostoli. Come si vede la teoria gaetanista non è peregrina né originale, ma la si trova in nuce nella Tradizione Patristica e pienamente sviluppata alla luce della definizione infallibile del Concilio Vaticano I nella teologia della neo-Scolastica.

Inoltre se Gesù dice: “sei Beato Simone figlio di Giovanni” non poteva riferirsi a tutti gli Apostoli tra i quali vi era Giuda Iscariote che non può essere detto “Beato”. Secondo Pietro non poteva rispondere per tutti poiché il primato ancora non era stato promesso. Quindi resta la unica spiegazione che solo Pietro ha ricevuto la promessa e poi il conferimento del Primato.

Vittorio Mondello commenta: “La promessa di Cristo è fatta esclusivamente a Pietro, quindi, il supremo Potere è promesso solo a Pietro e a lui solo sarà poi conferito e, dopo di lui, ai suoi successori, i romani Pontefici”.

Il conferimento del primato

Solo a Pietro il primato è stato dato direttamente da Gesù. Il de Vio si basa sull’esegesi di Giovanni (XXI, 15 ss.) per dimostrarlo, con l’apporto della Tradizione patristica del Magistero e della ragione teologica.

«Dopo aver pranzato Gesù dice a Simon Pietro: “Simone figlio di Giovanni, mi ami più di questi (Apostoli)?”. Pietro gli risponde: “sì Signore, lo sai che Ti amo”. Gesù gli dice: “pasci i miei agnelli”. Cristo dice una seconda volta a Pietro… : “pasci i miei agnelli/[pecorelle]”…. Gesù gli dice per la terza volta… : “pasci le mie pecore”» (Gv., XXI, 15-19).

Innanzitutto il Gaetano confuta l’obiezione conciliarista e luterana secondo cui il compito di pascere o governare il gregge (fedeli e Apostoli/Vescovi) non è affidato alla persona fisica di Pietro/Papa, ma al carisma o alla qualità della persona di Pietro, che aveva confessato tre volte la virtù di carità. Di modo che se Pietro/Papa manca di questa virtù, carisma o qualità soprannaturale egli perde il primato e l’esse cum o l’esser Vicario di Cristo. Il cardinale di Gaeta cita le autorità dei Padri latini e greci e dei Dottori scolastici, che secondo Melchior Cano (De locis theologicis, Venezia, Bassani, 1776, II ed., Roma, ed. Cucchi, 1900, 3 voll.) sono un luogo teologico e la loro unanimità morale in materia di fede e morale è segno di dottrina certamente vera e non fallibile.

Gaetano nota che solo Pietro viene chiamato col suo nome e cognome o nome del padre (Simone di Giovanni), gli altri Apostoli no; Pietro è distinto esplicitamente da Cristo da tutti gli altri Apostoli quando gli chiede: “Pietro Mi ami più di questi altri?/ diligis Me plus his?”; solo Pietro si rattrista per la triplice ripetizione della domanda che era rivolta, quindi, solo a lui (De Divina Institutione…, cit., ed. Lauchert, 1925, cap. VIII, p. 53 ss.).
Poi il Gaetano distingue in Pietro: 1°) la persona fisica; 2°) la sua qualità o la virtù; 3°) l’ufficio di Vicario di Cristo; 4°) il buon uso dell’ufficio. Ora il primato è stato dato alla persona fisica di Pietro/Papa; il buon uso del potere gli appartiene in quanto ama Cristo più degli altri Apostoli. Ma “se in Pietro viene a mancare la qualità o la virtù, egli non userà più rettamente del potere datogli da Cristo, ma nello stesso tempo non lo perderà”.
Quest’ultimo asserto cozza direttamente contro il Conciliarismo mitigato, che ammetteva la perdita del Pontificato da parte di un Papa eretico o addirittura peccatore o inadempiente. Quest’errore oggi è tornato in auge soprattutto con la teoria del sedevacantismo totale, che è un derivato del Conciliarismo. “Contro il fatto non vale l’argomento”.

Il rapporto tra Pietro e gli Apostoli

Il Gaetano, in primis, distingue gli Apostoli in quantum Apostoli e in quantum oves Christi e dice che non tutti i Dodici Apostoli (in quantum Apostoli) hanno avuto immediatamente da Cristo un potere eguale, ma solo Pietro ha ricevuto da Cristo il supremo potere su tutta la Chiesa come suo Capo.

In secundis il Cajetanus (Di Divina Institutione, ed. Lauchert, 1925, cap. XIII, p. 73) distingue Petrus ut Apostolus e Petrus ut Pastor e spiega che Pietro/[Papa] come Apostolo è un testimone della vita di Cristo come tutti gli altri undici Apostoli, ma Pietro come Pastore è il Capo del gregge e dell’ovile, ossia della Chiesa sia quanto alle oves/pecore (undici Apostoli/Vescovi), sia quanto alle ovinculas/pecorelle (sacerdoti), sia quanto agli agnelli/agnos (semplici fedeli laici).

Certamente da Cristo il potere di giurisdizione è passato, direttamente e immediatamente, anche agli altri Apostoli (mentre sui Vescovi viene dal Papa e solo sulle loro singole diocesi non su tutta la Chiesa). Tuttavia sugli Apostoli Pietro ha un potere supremo di giurisdizione essendo il “Principe” e il “Pastore” degli Apostoli che, quindi, sono le “pecore” di Pietro in quanto Gesù gli ha detto “pasce oves meas” per cui da Pietro come Pastore, Capo e Principe procede l’autorità come la vita dal Capo si diffonde in tutto il corpo umano. Quindi in quanto Apostoli i Dodici sono eguali (potere di Ordine e di giurisdizione), ma in quanto Pastore/[pecore] Pietro è il Capo e gli altri sono a lui soggetti.

Se il Gaetano si serve della distinzione succitata tra Apostoli e Pastore/pecore poi ritorna sulla questione (data la sua gravità) e l’approfondisce. Infatti tutti gli Apostoli hanno ricevuto immediatamente da Cristo il potere di giurisdizione su tutta la Chiesa. Tuttavia il Cajetanus suddistingue il potere di giurisdizione che i Dodici hanno ricevuto in maniera eguale e diretta da Cristo su tutta la Chiesa in:

  • 1°) giurisdizione “per via ordinaria”, e, in
  • 2°) giurisdizione “per grazia speciale”.

Dunque risponde che per via ordinaria da osservarsi per sempre la Chiesa è una Monarchia con il Papa a Capo, ma per grazia speciale e solo per un certo tempo Cristo ha dato la giurisdizione su tutta la Chiesa e direttamente a tutti e Dodici gli Apostoli mediante una deroga eccezionale alla legge ordinaria e perpetua istituita da Cristo stesso (De Comparatione, cit., ed. Pollet, cap. III, p. 26, n. 30; p. 27, n. 34; p. 28, nn. 35-40).

Quindi Pietro ha ricevuto la giurisdizione per via ordinaria, gli Apostoli per via straordinaria o per grazia speciale. Pietro solo è Vicario di Cristo, gli altri Undici sono “missi” a Christo, delegati a continuare l’opera di Gesù. Perciò gli altri Apostoli non hanno potere giurisdizionale sopra se stessi ad invicem, ma solo sopra gli altri fedeli, invece Pietro ha potere sugli undici Apostoli. Infine il potere di Pietro durerà sino alla fine del mondo, quello degli Apostoli finisce con la loro morte. La medesima dottrina è sostenuta da Francisco Suarez (Disp. X de Fide, Paris, Vivès, 1858, tomo XII, sez. 1, n. 12 ) e da S. Roberto Bellarmino (De Romano Pontifice, Milano, Battezzati, 1857, vol. I, lib. I, cap. 9).

Occorre specificare che Giovanni di Torquemada (Summa de Ecclesia, Venezia, 1561, II, 54, fol. 169v – 171r) ritiene, per eccesso, che anche gli Apostoli, come i Vescovi, ricevono la giurisdizione da Cristo tramite Pietro (“non immediate a Christo, sed mediante Petro”). Pietro ha quindi una giurisdizione maggiore di quella degli altri undici Apostoli messi assieme. Egli ha ricevuto le Chiavi del Regno dei Cieli “prae omnibus et pro omnibus”, ossia prima e più di tutti gli altri Apostoli e per tutti gli Apostoli e i loro successori i Vescovi. “Il Torquemada nega che gli Apostoli abbiano immediatamente ricevuto da Cristo la loro missione e giurisdizione universale. A questo egli arrivò perché non afferrò la distinzione, che ha fatto poi Gaetano, fra la via ordinaria di trasmissione dei poteri e la via di prevenzione gratuita seguìta da Cristo per gli Apostoli ” (V. Mondello, cit., p. 107).

Il rapporto tra il Papa e i Vescovi

Dalla superiorità di Pietro sugli Apostoli ne segue a fortiori la superiorità del Papa sui Vescovi. Questa dottrina è fondata dal Gaetano sul fatto che il Papa è il legittimo successore di Pietro ed ottiene da Cristo direttamente tutti i poteri che Gesù conferì a Pietro. Ora siccome la Chiesa durerà sino alla fine del mondo mentre Pietro sarebbe dovuto morire, i suoi successori, cioè i Papi ottengono da Cristo i medesimi poteri che ottenne Pietro e li partecipano ai Vescovi sui quali hanno un primato di giurisdizione. “Pietro avrà perpetui successori nel suo ufficio di Pastore universale, gli Apostoli no” (Cajetanus, De Divina Institutione, cit., ed. Lauchert, 1925, cap. XII, p. 70; Id. De Comparatione, cit., ed. Pollet, 1936, cap. III, p. 28, n. 39). Infatti i Vescovi succedono agli Apostoli, ma nominati dal Papa da cui ricevono il potere e non direttamente da Cristo, solo sulle loro singole diocesi e non su tutta la Chiesa.

Inoltre se nella Chiesa vi fossero due autorità eguali (il Papa e i Vescovi sparsi nelle loro diocesi o riuniti in Concilio) ci dovrebbe essere un’autorità superiore ad entrambe poiché “par in parem vim non habet”. Altrimenti la Chiesa non avrebbe più una costituzione monarchica, anzi sarebbe un’anarchia non essendoci un superiore. Siccome tutti (Vescovi, parroci…) ricevono la loro autorità dal Papa significa che egli solo è il supremo Capo della Chiesa e l’Episcopato è a lui subordinato e non collegialmente unito (Cajetanus, De Comparatione, cit., ed. Pollet, 1936, cap. III, p. 26, n. 32). In breve Cristo steso ha fondato, direttamente e immediatamente, la Chiesa. Egli ne è l’unico Capo che si è scelto un Vicario in senso stretto, Pietro e quindi solo Cristo può giudicare il Vicario che Lui stesso si è scelto (Cajetanus, De Comparatione, cit., ed. Pollet, 1936, cap. I, p. 205, nn. 451-452).

Perciò secondo il Gaetano (De Comparatione, ed. Pollet, 1936, cap. VI, p. 44, n. 73; p. 45, n. 74) il Concilio senza il Papa è monco e imperfetto, come l’uomo morto in cui l’anima si separa dal corpo è monco e vive in uno stato contro-natura (S. Th., I, q. 89, aa. 1-8; I, q. 10, aa. 4-6, R. Garrigou-Lagrange, L’éternelle vie et la profondeur de l’ame, Paris, Desclée de Brouwer, 1949, I pars, capp. V-VI) in cui l’anima anela a riunirsi al corpo e viceversa (cfr. S. Tommaso d’Aquino, S. Th., I, q. 89, aa. 1-8; Suppl., q. 70, aa. 1-2). Ora non conviene che la divina Sapienza collochi in un corpo così monco e imperfetto (il Concilio senza il Papa) la suprema Autorità, ma il Concilio deve dipendere da un’Autorità a lui superiore che è il Papa. È per questo che durante il periodo di sede vacante (dopo la morte di un Papa e prima dell’elezione di un altro) la Chiesa esiste in maniera imperfetta. Essa ha bisogno di un Capo e chi lo nega cade nell’errore condannato già da S. Tommaso d’Aquino (Summa contra Gentes, lib. IV, cap. 76), non lo può aspettare indefinitivamente per mezzo secolo con sei Papi ritenuti nulli.

Quindi il Concilio imperfetto non può stabilire nulla contro e senza l’Autorità del Papa dalla quale esso dipende (Caetano, De Comparatione, ed. Pollet, 1936, cap. XII, p. 93, n. 194). S. Tommaso d’Aquino (S. Th., I-II, q. 90, a. 4; Id., Contra impugnantes Dei cultum et religionem, c. 4, ed. Mandonnet, IV, 56 ) insegna che i Vescovi in Concilio “nihil possunt statuere, nisi interveniente auctoritate Romani Pontificis”.

Il problema della Lumen gentium n. 22

La Costituzione del Concilio Vaticano II Lumen gentium su “La Chiesa” al n. 22 ripete parzialmente la dottrina tradizionale, espressa dal Gaetano e definita dal Concilio Vaticano II, riguardo ai rapporti tra Papa e Concilio, ma introduce anche delle novità, che sono in rottura oggettiva con la S. Scrittura, la divina Tradizione, il Magistero costante della Chiesa, l’insegnamento dei Padri, dei Dottori scolastici e dei teologi approvati dell’epoca post-tridentina.

La Lumen gentium, n. 22 a-b, recita: “Come Pietro e gli altri Apostoli costituirono un unico Collegio apostolico, allo stesso modo (pari ratione) il Romano Pontefice, successore di Pietro, e i Vescovi, successori degli Apostoli, sono tra loro uniti. […]. Ecco il carattere e la natura collegiale dell’ordine episcopale, i Concili ecumenici comprovano apertamente tale natura collegiale dell’Episcopato. Tale natura è suggerita anche dall’antico uso di far partecipare più Vescovi alla consacrazione di un futuro Vescovo. Uno è costituito membro del Corpo episcopale in virtù della consacrazione sacramentale. […]. L’ordine dei Vescovi, che succede al Collegio degli Apostoli nel magistero e nell’impero […] è pure soggetto di suprema (cioè, la più alta, che non ha eguali, ndr) e piena (totale o assoluta, cui non manca nulla nel suo genere e che può tutto da sola, ndr) potestà su tutta la Chiesa”.

Siccome il testo di Lumen gentium poneva dei seri problemi quanto alla sua ortodossia, Paolo VI fece aggiungere una Nota praevia (che invece fu messa dopo il testo, ossia era insieme “previa” e “posteriore”). La Nota praevia tuttavia non cancella le ambiguità e gli errori del testo di Lumen gentium ed anche in essa permane qualche ambiguità.

Vediamole.

“Il Collegio non si intende in senso strettamente giuridico, ma è un ceto stabile. […] Uno diventa membro del Collegio in virtù della consacrazione episcopale, e mediante la comunione gerarchica col capo del Collegio. […]. Il parallelismo tra Pietro e gli Apostoli da una parte, e il Sommo Pontefice e i Vescovi dall’altra, non implica la trasmissione del potere straordinario degli Apostoli ai Vescovi. […]. Infatti deve accedere la canonica o giuridica determinazione da parte dell’autorità ecclesiastica. Il Collegio dei Vescovi è anch’esso soggetto di supremo e pieno potere sulla Chiesa universale. Il Collegio necessariamente e sempre cointende col suo capo […]. Il Romano Pontefice è il capo del Collegio e può fare da solo alcuni atti, che non competono in nessun modo ai Vescovi”.

Come si vede la Collegialità (Lumen gentium, n. 22) è imparentata, anche se in maniera più sfumata o mitigata (grazie alla Nota praevia, che da una parte ha ribadito la sottomissione del Corpo episcopale al Papa, ma dall’altra ha mantenuto l’ambiguità del duplice soggetto adeguato, necessario e permanente del supremo potere di magistero e giurisdizione nella Chiesa universale), al Conciliarismo o gallicanesimo mitigato, il quale tende ad assegnare al Concilio ecumenico una potestà suprema sulla Chiesa universale eguale a quella del Papa (cum Petro sed non sub Petro).

La Collegialità episcopale di Lumen gentium, grazie alla Nota praevia, non arriva a tanto, però fa pur sempre del Corpo dei Vescovi, “col Papa e sotto il Papa” (Nota praevia), un “ceto stabile e necessario” avente “potestà suprema di giurisdizione e di magistero sulla Chiesa universale”, ma per la sola o antecedente consacrazione episcopale (novità che intacca il primato di Pietro), senza ribadire che la giurisdizione – secondo la dottrina tradizionale – viene da Dio tramite il Papa al Vescovo e poi il nominato viene consacrato.

La dottrina tradizionale ha sempre parlato di episcopato monarchico o di episcopato subordinato, ossia sottomesso a Pietro come il corpo al capo, mentre con Lumen gentium si inizia a parlare di episcopato collegiale.

L’incidente di Antiochia

Alcuni conciliaristi e protestanti si son basati sull’incidente di Antiochia (Gal., II, 6-11; Atti, XVI, 14) in cui Paolo riprese Pietro per sostenere che gli Apostoli (compreso Paolo) avevano eguale potere altrimenti Paolo non avrebbe resistito in faccia a Pietro.

L’Aquinate aveva già spiegato che san Paolo essendo eguale a san Pietro quanto al potere di difendere la Fede e non quanto al potere di giurisdizione lo ha potuto riprendere pubblicamente senza farsi eguale a lui (cfr. S. Th., II-II, q. 33, a. 4, ad 2; In ad Gal., cap. II, l. 3, ed. Marietti, I, 542).

Gaetano (De Comparatione, ed. Pollet, 1936, cap. III, p. 22, n. 22) sostiene che quanto al potere di Ordine sacro tutti gli Apostoli sono eguali in quanto Vescovi, inoltre sono eguali quanto al potere difendere la Fede e alla giurisdizione in quanto Apostoli (cfr. S. Tommaso d’Aquino, In IV Sent., d. 24, q. 3, a. 2, qc 3, ad 1; S. Th., II-II, q. 33, a. 4, ad 2).

d. Curzio Nitoglia
29/12/2015


Auguro a Tutti un Felice Anno Nuovo
Ricco di ogni Grazia Spirituale!


http://doncurzionitoglia.net/2015/12/29/primato-del-romano-pontefice/

https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2015/12/29/primato-del-romano-pontefice/


Advertisements
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Articoli don Curzio, Papato, Tradizione Cattolica e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...