Roma o Gerusalemme?

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Roma o Gerusalemme?


Roma è sede di Pietro per diritto divino o ecclesiastico?

È disputato se Roma sia sede di Pietro per diritto divino o ecclesiastico: vale a dire se Gesù abbia scelto Roma come Sede della sua Chiesa, oppure la scelta l’abbia fatta Pietro. La prima tesi è sostenuta da S. Roberto Bellarmino, che si fonda su S. Marcello I e S. Ambrogio. Monsignor Piolanti scrive così: «Ci si chiede quale legame esista tra la sede di Roma e il primato di governo nella Chiesa. È insostenibile che tale legame sia dovuto ad un semplice fatto storico e dipenda dall’arbitrio della Chiesa, che potrebbe scioglierlo, riconoscendo il primato ad un altro vescovo, anche contro la volontà del Romano Pontefice. (…) Sembra esagerata l’affermazione di Melchior Cano, Gregorio di Valenza e soprattutto di S. Roberto Bellarmino, secondo cui la scelta della sede di Roma sia stata indicata esplicitamente da Cristo. Con minore probabilità (…) si è pensato (Paludano, Soto, Bañez) che S. Pietro abbia scelto Roma come sede definitiva per pura deliberazione personale, onde, con la stessa libertà, il suo successore potrebbe trasferirsi ad altra sede. Comunemente si ritiene che la scelta di Roma non fu senza una speciale provvidenza divina (…) (Franzelin, Palmieri, Billot …). Pertanto nessuno può mutare tale scelta, neppure il Papa; in qualunque luogo risieda (ad es. ad Avignone) egli è sempre il Vescovo di Roma» (A. PIOLANTI, Primato di S. Pietro e del Romano Pontefice, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1953, vol. X, coll. 17-18). In breve Pietro, ispirato da Gesù Cristo, scelse Roma come sede del Papato (questa è la tesi più comune).

T. Zapelena (De Ecclesia Christi, Roma, Gregoriana, 1903, VI ed. 1954, p. 456) riassume la dottrina dei padri e dei Dottori scolastici e afferma che “Pietro ha scelto la Sede romana per disposizione divina, ossia sotto l’influsso o la mozione della grazia di Dio. Quindi questa scelta di Pietro non può essere cambiata né da Pietro stesso contro l’ispirazione divina, né dai suoi successori i Papi. Questa è la sentenza comune anche tra gli autori recenti”.

Il Gaetano, reputato tra i migliori ecclesiologi della seconda Scolastica (v. Vittorio Mondello, La dottrina del Gaetano sul Romano Pontefice, Messina, 1965, pp. 114-116), confutando la tesi di Marti Lutero (Resolutio, Lev 3, 308f in LWW 2, 237) secondo cui la Chiesa madre della Nuova Alleanza dovesse essere Gerusalemme, risponde che se è vero che nel Vangelo non si trova nulla di rivelato a riguardo, tuttavia Pietro ha scelto Roma per ispirazione divina. Quindi, stabilito che Pietro ha scelto Roma ispirato da Cristo, come sua Sede, tutti i Vescovi di Roma avranno il supremo Pontificato della Chiesa cattolica istituito da Cristo su Pietro (Cajetanus, De Divina Institutione, ed. Lauchert, 1925, cap. XIII, p. 80).

La Chiesa romana secondo il suo corpo è eguale a tutte le altre diocesi, hanno infatti come soggetti fedeli battezzati ed esse non son state istituite immediatamente da Cristo ma dagli Apostoli e dai loro successori: i Vescovi cum Petro et sub Petro; ma secondo il suo capo la Chiesa è stata istituita immediatamente da Cristo, che ha scelto direttamente Pietro come suo Vicario. Ne segue che la Chiesa di Roma sarà Madre e Capo di tutte le Chiesa particolari, compresa quella di Gerusalemme (Gaetano, De Divina Institutione, ed. Lauchert, 1925, cap. XIV, p. 87-100).

L’importanza teologica delle fonti storiche e archeologiche su Pietro e Roma

La Tradizione della Chiesa vuole che Pietro venisse a Roma e vi morisse martire, durante la persecuzione di Nerone, crocifisso a testa in giù, e fosse sepolto in Vaticano, vicino al luogo del suo glorioso martirio. Sulla sua tomba, divenuta ben presto oggetto di venerazione, nel IV secolo sorse per volere di Costantino, la prima Basilica vaticana.

Questa Tradizione si offre alle indagini della scienza. La professoressa Margherita Guarducci ha studiato profondamente la questione, lavorando a partire dal 1952 nei sotterranei della Basilica Vaticana, riuscendo a decifrare i reperti archeologici e gli antichi graffiti sotto l’Altare della Confessione nel 1958 ed infine a identificare le reliquie di S. Pietro nel 1964 (cfr. M. GUARDUCCI, La tomba di Pietro. Una straordinaria vicenda, Rusconi, Milano, 1989; Le reliquie di Pietro in Vaticano, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1995; Le chiavi sulla pietra, Piemme Casale Monferrato 1995; Il primato della Chiesa romana, Rusconi Milano 1991). Ora «se Roma era il centro della Chiesa universale GUARDUCCI, La tomba di Pietro …, cit., pag. 10).

Fonti storiche pagane e cristiane del I e II secolo

Vi sono due fonti, autorevolissime e assai vicine ai fatti narrati, le quali provano che S. Pietro subì il martirio in Vaticano. Esse sono S. Clemente romano e Tacito.

Alla fine del I secolo S. Clemente papa parlando della persecuzione di Nerone (64 d. C.), attesta che i Cristiani si raccolsero in quella occasione attorno agli Apostoli Pietro e Paolo per attingerne la forza necessaria a superare la prova (Epistola ai Corinzi, I, 5-6).

Il grande storico romano Tacito, verso la fine del II secolo, attesta che Nerone, dopo l’incendio di Roma (64 d. C.), incolpato dalla voce popolare di averlo provocato, volle addossarne la colpa ai Cristiani e scatenò contro di essi una feroce persecuzione. Questa ebbe il suo epilogo, sempre secondo Tacito (Annali, XV, 44), nel Circo degli horti dello stesso Nerone in Vaticano, che era l’unico luogo di spettacoli rimasto a Roma dopo l’incendio del 64. Qui molti cristiani perirono.

Le altre fonti letterarie sulla tomba petrina dal III al V secolo

A Roma, durante il pontificato di papa Zefirino (199-217), un dotto fedele romano di nome Gaio polemizzò con Proclo, capo dei Montanisti romani. Poiché Proclo vantava la presenza in Asia minore di certe tombe famose dell’età apostolica, Gaio oppose a quelle tombe i “trofei” o tombe gloriose degli Apostoli Pietro e Paolo, esistenti rispettivamente in Vaticano e sulla via Ostiense. Le parole di Gaio sono riportate da Eusebio da Cesarea (Storia ecclesiastica, II, 25, 7), il famoso storico della Chiesa, che scriveva nella prima metà del IV secolo.

S. Girolamo nel De viris illustribus, composto nel 392 afferma che Pietro fu sepolto in Vaticano e qui venerato dai fedeli di tutto il mondo.

Inoltre nel Liber Pontificalis del VI secolo si legge che Pietro «fu sepolto sulla via Aurelia (…) presso il luogo ove fu crocefisso (…) in Vaticano».

1939 Pio XII fa iniziare gli scavi per ritrovare le ossa di Pietro

Il 28 giugno 1939, Pio XII impartì l’ordine di abbassare il pavimento delle Grotte vaticane per permettere all’archeologia di studiare la questione della tomba di Pietro. Era l’inizio di una straordinaria impresa. Gli scavi durarono una decina d’anni (1940-1949) e si conclusero alla vigilia dell’Anno Santo del 1950. La relazione ufficiale di essi uscì nel novembre 1951.

Gli scavi portarono alla scoperta, sotto la Basilica vaticana, di una vasta necropoli di epoca pagana con successivi elementi cristiani. L’estrema zona Ovest della necropoli si trova sotto la cupola di Michelangelo, ossia sotto l’Altare della Confessione. Sotto questo altare, gli scavi rivelarono l’esistenza di una serie di monumenti sovrapposti. Cominciando dall’altare attuale (di Clemente VIII, 1594) e procedendo verso il basso, si trovano: l’altare di Callisto II (1123); l’altare di Gregorio Magno (590-604), che restò incluso nel successivo altare di Callisto; il monumento fatto costruire da Costantino ancor prima della Basilica (circa 321-326); dentro il monumento costantiniano un’edicola funeraria (fine II – inizio III secolo): il cosiddetto “trofeo di Gaio” (M. GUARDUCCI, Le reliquie di Pietro …, cit., pp. 15s.).

Al termine dei lavori (1958/1964) gli scavi ordinati da Pio XII confermarono archeologicamente quanto già la tradizione insegnava: la tomba di S. Pietro esiste ancor oggi sotto l’Altare papale.

Nel “Messaggio natalizio” del 1950, il Pontefice annunziò al mondo: «È stata veramente trovata la tomba di S. Pietro? A tale domanda la conclusione finale dei lavori e degli studi risponde con un chiarissimo: Sì. La tomba del Principe degli Apostoli è stata ritrovata. Una seconda questione, subordinata alla prima, riguarda le reliquie del Santo. Sono state esse rinvenute? Al margine del sepolcro furono trovati resti di ossa umane; dei quali però non è possibile provare con certezza che appartennero alla spoglia mortale dell’Apostolo».

Si era dunque ritrovata con certezza la tomba di Pietro, ma le ossa del Santo sembravano essere scomparse. Il merito del rinvenimento di esse va attribuito principalmente a Margherita Guarducci. La quale cominciando a interessarsi degli scavi vaticani, vi portò il metodo che da lungo tempo aveva adottato e raffinato: vale a dire quello della ricerca scientifica rigorosa, essendo da molti anni studiosa di professione e titolare di una cattedra universitaria.

Frattanto essendo purtroppo scomparso, nel 1958, Pio XII, Giovanni XXIII prese in mano la questione della tomba e delle reliquie di Pietro. Tutti i dati scientifici fin allora raccolti, unitamente all’epigrafe “Pietro è qui dentro” (del “Muro rosso”), fecero sì che la Guarducci potesse annunciare a Paolo VI il 25 novembre 1963 che, con grande probabilità, le reliquie di S. Pietro erano state finalmente ritrovate.

A conclusione di tali accertamenti e di altri ancora, compiuti negli anni seguenti da altri scienziati, Paolo VI, il 26 giugno 1968, annunciò ai fedeli che le ossa di S. Pietro erano state ritrovate ed identificate. Tuttavia nel discorso di Paolo VI, la Guarducci trovò delle reticenze, inesattezze e contraddizioni, dovute al vecchio pregiudizio anti-romano ed anti-petrino e al nuovo spirito ecumenico del subsistit in. Infatti il testo suona così: «Non saranno esaurite con ciò le ricerche, le verifiche, le discussioni e le polemiche (…) abbiamo ragione di ritenere che siano stati rintracciati i pochi (…) resti mortali del Principe degli Apostoli». E la Guarducci commenta: «La frase (…) è poco aderente al vero. Nel giugno del 1968, le ricerche e le verifiche erano oramai praticamente esaurite. Tutto era stato chiarito (…). Inoltre non era esatto definire le reliquie dell’Apostolo come “pochi … resti” (…) esse erano, al contrario, relativamente molto abbondanti: in complesso circa metà dello scheletro. Questo (…) fu l’annuncio di Paolo VI: un annuncio se non perfetto, almeno però in quel momento sufficiente, anzi provvidenziale» (Le reliquie …, cit., pag. 118).

Il 27 giugno 1968 le reliquie di S. Pietro furono solennemente riportate con un rogito notarile nel loculo del “Muro g”, dove Costantino le aveva fatte deporre nel IV secolo e donde ventisette anni prima Monsignor Kaas le aveva inconsapevolmente tolte, salvandole dalla probabilissima dispersione.

Con il ritrovamento archeologico della tomba e delle ossa di S. Pietro, la tradizione storica della venuta di Pietro a Roma, della sua permanenza nell’Urbe immortale quale suo Vescovo, del suo martirio e della sua sepoltura, riceve una conferma scientifica irrefutabile e consolantissima per il Cattolicesimo. Inoltre tale rinvenimento conforta ciò che il Magistero della Chiesa ha sempre sostenuto: il primato sugli altri Apostoli che Cristo ha conferito a Pietro si trasmette ai Vescovi di Roma, in forza della successione sulla cattedra di Pietro, a Roma, fino alla fine del mondo. Ed è per questo che gli avversari della Chiesa romana hanno più volte negato la presenza della tomba di Pietro a Roma.

Roma e non Gerusalemme è la Città predestinata della Nuova ed Eterna Alleanza

Gli Atti degli Apostoli (XXIII, 11) narrano che Cristo stesso si presentò in sogno a S. Paolo per annunciargli che, com’egli aveva dato testimonianza su di lui a Gerusalemme, così avrebbe dovuto darla anche a Roma. Ed ancora gli Atti, parlando della tempesta che colse S. Paolo durante il viaggio da Creta in Italia, fanno intervenire un Angelo per rassicurare l’Apostolo che sarebbe uscito illeso dal pericolo, perché era necessario che S. Paolo “si presentasse a Cesare”, cioè arrivasse a Roma (At., XXVII, 23).

Nel VI secolo Giacomo di Sarûg, vissuto in Mesopotamia, accennando agli Apostoli che affidarono alla sorte la scelta del paese in cui ognuno di essi avrebbe dovuto predicare il Vangelo, considera un «divinum (…) opus» la sorte che assegnò Roma a Pietro. Era infatti, secondo lui, volontà di Dio che «il primogenito dei fratelli», cioè il Principe degli Apostoli, portasse il messaggio di Cristo alla «madre delle città», cioè Roma. Roma ha ricevuto dal Cristianesimo un privilegio unico: quello di una perenne vitalità. «Altre città famose del mondo antico erano morte, l’una dopo l’altra, (…) Roma invece rimase, e rimane, grazie (…) al Cristianesimo. In essa, infatti all’Impero caduco fondato da Augusto, subentrò l’impero perenne della Chiesa universale, cioè “cattolica”» (M. GUARDUCCI, Il primato della Chiesa di Roma Rusconi, Milano, 1991, pag. 141).

La conferma della Teologia e del Magistero

Quindi anche la storia (sin dal I secolo d. C.) e l’archeologia (1952/1964) confermano che il Papa è il successore di S. Pietro (morto e sepolto in Vaticano) nel Primato: che è il supremo potere monarchico su tutta la Chiesa, quale Gesù istituì e affidò a Pietro e che durerà fino alla fine del mondo nella persona dei Papi.

Compiuta l’elezione canonica e l’accettazione, il Pontefice romano ha per diritto divino lo stesso potere supremo di giurisdizione che Gesù diede a Pietro, come suo Vicario e Capo visibile di tutta la Chiesa. Questa è la Fede della Chiesa.

Ultime riflessioni

Il fatto che a Roma esiste la tomba di Pietro, l’Apostolo sul quale Gesù stesso aveva dichiarato di voler fondare la sua Chiesa, è di capitale importanza per il riconoscimento di tale primato. La Chiesa di Cristo è quella fondata su Pietro; ora la tomba e le reliquie di Pietro sono a Roma, nel Vaticano; quindi la vera Chiesa di Cristo è quella Romana.

La Guarducci conclude: «Sarebbe (…) pericoloso, dimenticare (…) che tra la dottrina unica del Cristianesimo e quelle degli altri due monoteismi esistono anche profondi contrasti, sui quali non è lecito passar sopra con indifferenza. Si pensi infatti che dogma fondamentale della Religione cristiana è quello della Trinità divina (…). Ora nulla di simile si ritrova nelle altre due religioni monoteistiche. Si rifletta poi che, mentre per il Cristianesimo fondamento essenziale è l’avvenuta Incarnazione del Figlio di Dio (…) tale Incarnazione è negata dagli Ebrei (…). Quanto poi all’Islamismo, si ricordi che i Musulmani rifuggono (…) dall’idea che Dio abbia un “figlio” e che questo “figlio” abbia potuto subire il supplizio infamante della crocifissione. La prospettiva del Cristianesimo verso il futuro resta quella indicata dallo stesso Cristo. Parlando di se stesso, nel quarto Vangelo (Giov., X, 11) come del Buon Pastore (…), il Redentore afferma di avere altre pecore che non sono ancora del suo ovile, ma che lo diverranno. Egli pensa naturalmente ai discepoli futuri, (…) che verranno (…) nel corso dei secoli, ad ingrossare il gregge da Lui raccolto in Palestina. Alla fine dovrà esservi – Egli afferma – “un solo gregge ed un solo Pastore” (Giov., X, 16). E come avverrà questa felice unione? (…) Essa avverrà grazie all’opera degli Apostoli, ai quali (…) seguiranno i missionari. E dove avrà la sua sede (…) l’unico ovile benedetto che ospiterà fino alla consumazione dei secoli il gregge di Cristo? La risposta è facile, oggi ancora più facile che nel passato: l’avrà a Roma. È infatti accertato (…) che a Roma (…) la Chiesa cattolica (…) è – per miracolosa eccezione – materialmente fondata sulle autentiche reliquie di Pietro. A Roma, dunque, debbono rivolgersi gli sguardi di chi pensa al futuro del mondo cristiano e onestamente lavora per esso» (M. GUARDUCCI, Le chiavi sulla Pietra, Piemme, Casale Monferrato, 1995, pagg. 58-59).

La professoressa Guarducci termina così: «Su queste [reliquie di Pietro, ndr] è materialmente fondata la Chiesa di Roma (…). Cristo, dichiarando a Pietro di voler fondare su di lui la sua Chiesa (…) [ha] voluto profeticamente alludere proprio alla Chiesa di Roma, ed alla sua continuità lungo il corso dei secoli fino all’ultimo giorno (…). Sotto l’altare della Basilica [vaticana] si trovano ancora, miracolosamente superstiti, i resti mortali di quel Pietro che, per volere di Cristo, è stato, è e sarà fondamento della sua Chiesa» (M. GUARDUCCI, Le reliquie di Pietro in Vaticano, cit., pag. 133). La vera scienza conferma e non contraddice la Fede.

d. Curzio Nitoglia

16/12/2015


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