L’Ermetismo, gli Oracoli Caldaici e l’Esoterismo Moderno

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Dal dio Thoth a Ermete Trismegisto

Secondo l’antica religiosità egizia Thoth era il dio della scrittura e quindi veniva considerato il “rivelatore della sapienza degli Dei”. Quando i Greci vennero in contatto con la cultura egiziana assimilarono a Thoth il loro dio Ermete, che era “l’interprete e il messaggero degli Dei”, e per identificare ancor più precisamente Ermete con il Grande Thoth lo qualificarono con l’appellativo di Trismegisto, ossia tre volte grandissimo.
Nell’età ellenistica verso il III secolo a. C. sino all’età imperiale (II e III secolo d. C.) nacque e si sviluppò una ricca letteratura che pretendeva di essere stata ispirata dal Grandissimo Ermete, ossia “divinamente rivelata”.

Le ricerche moderne a partire dal XVIII secolo hanno stabilito che gli scritti ermetici o la letteratura ispiratasi ad Ermete sono degli pseudoepigrafi composti da autori diversi, che si nascondono sotto la maschera o lo pseudonimo del dio egizio e/o greco (Thoth/Ermete).

Nel Novecento si è scoperto che i più importanti scritti ermetici non sono neppure espressione della cultura egizia, ma del tardo ellenismo.

La letteratura ermetica

La letteratura ermetica può essere divisa in due parti: 1°) i trattati dell’ermetismo popolare, che si occupano delle scienze occulte e risalgono al III secolo a. C.; 2°) i trattati dell’ermetismo dotto, che si occupano di filosofia e di teologia da un punto di vista magico e risalgono al II e III secolo d. C.

I trattati dell’ermetismo dotto sono i più interessanti e si suddividono in a) Corpo Ermetico (Corpus Hermeticum); b) Asclepio; c) Citazioni ed estratti che si trovano in Stobeo; d) Testimonianze e frammenti che si trovano in numerosi autori cristiani.

Il filo conduttore dell’ermetismo

Le caratteristiche essenziali dell’ermetismo (popolare e dotto) sono quattro: 1°) esso è una dottrina esoterica; 2°) si presenta come una rivelazione divina; 3°) il dio rivelante è Ermete Trismegisto; 4°) la dottrina ermetica non si serve di dimostrazioni logiche e razionali, ma di una iniziazione misterica, magica ed occulta. Tuttavia vi sono caratteristiche comuni all’ermetismo popolare ed altre a quello dotto.

Ora la retta ragione ci insegna che i veri segreti o misteri (i quali sorpassano ogni intelletto creato) non li possono conoscere neppure gli iniziati, che sono uomini anch’essi. Infatti i cosiddetti segreti esoterici sono segreti artificiali creati dall’uomo e non veri segreti superiori all’uomo e all’angelo. Ma la natura dell’uomo, che è creata e finita, comporta necessariamente dei misteri o segreti che lo sorpassano e siccome quelli veri e soprannaturali sono inconoscibili (sino a che Dio non ce li riveli), l’esoterista, lo gnostico e il teurgo se ne fabbricano di finti. Costoro ostentano, per vanità, presunti segreti (che sono favole inventate da loro per dirsi “Maestri” e “divini”) e rifiutano di ricevere da Dio la Rivelazione di quelli veri, che li sorpassano per non dover ammettere di essere discepoli.

Le caratteristiche specifiche all’ermetismo popolare

L’ermetismo volgare tratta più propriamente la magia, l’astrologia, l’alchimia e l’occultismo in generale. Esso, quindi, costituisce la negazione radicale della metafisica e della speculazione o filosofia teoretica greca. Infatti l’astrologia serve a conoscere il futuro per trarne vantaggi, l’alchimia produce l’oro per arricchirsi, la magia domina le forze della natura per acquistare il potere su di esse e sugli uomini.

L’ermetismo passa dall’universale al particolare, non si interessa del perché delle cose, delle loro cause. Esso è una sorta di precursore del nominalismo occamista e del liberismo o sensismo britannico del XVIII secolo. Infatti si interessa del concreto per trarne un vantaggio pratico e materiale.

Le caratteristiche specifiche all’ermetismo dotto

Esse sono così riassunte da Feustigière, che è il massimo esperto di ermetismo: “la nuova scienza sarà un mistero e la trasmissione di un mistero. Color che sanno saranno degli eletti, e ci sarà una distanza infinita tra questi eletti e la gente comune. Inoltre il mezzo per ottenere la conoscenza sarà l’atto del culto, o, ad un livello inferiore, la pratica magica: in breve si passa dalla filosofia alla religiosità pagana e alla magia”.

La magia è una forma di conoscenza, ma non perfetta e tale è la gnosi esoterica degli ermetici. Così ogni forma più moderna di esoterismo (cfr. Evola e Guénon) non disprezza totalmente la magia in sé, ma la ritiene un’anticamera, se pur imperfetta e rozza, per la gnosi o conoscenza iniziatica, occulta, misterica e auto-divinizzante. Farsi Dio da sé è l’utopia, l’allucinazione o l’errore che accomuna tutte le forme di esoterismo antiche, orientali, occidentali e moderne.

L’ermetismo dotto esaspera il dualismo Dio-mondo. Dio è totalmente separato dal mondo e completamente inconoscibile. Tra Dio e creatura non vi è analogia, ma totale equivocità. Perciò il problema di Dio come era stato posto e affrontato dalla metafisica platonica e aristotelica viene totalmente rovesciato dalla conoscenza ermetica. Infatti per quest’ultima la ragione non può dire e conoscere nulla sull’esistenza e sulla natura di Dio. Quindi occorre una nuova forma di conoscenza o gnosi riguardo alla Divinità, non più fondata sulla ragione e la dimostrazione logica, bensì su una certa rivelazione di Ermete legata al suo culto e alla sua conoscenza iniziatica ed esoterica che porta sino all’estasi o all’uscir da sé per farsi Dio (cfr. Corpus Hermeticum, X, 4-6).

La Divinità secondo il Corpus Hermeticum

L’ermetismo presenta Dio come “altro da tutto ciò che è, senza forma né figura, privo di essenza, totalmente trascendente da essere completamente ineffabile” (Corpus Hermeticum, II, 5; IV, 9).

Inoltre vi è una serie indefinita di intermediari o eoni tra la Divinità e il mondo, che denotano la tendenza giudaizzante ed eretico/cristiana della gnosi pagana. Nel Corpo Ermetico si insegna che 1°) al vertice di ogni cosa si trova Dio, il quale è assieme maschio e femmina (cfr. Androgino primitivo e Ermafrodito), capace di generare da solo; 2°) poi viene il Logos, figlio primogenito di Dio supremo; 3°) quindi il Demiurgo o l’Intelletto puro che è il secondogenito del Dio supremo; 4°) segue l’Anthropos che è l’Uomo incorporeo o lo gnostico; 5°) infine viene l’Intelletto terreno che viene dato all’uomo comune e rappresenta quanto di divino si trova nell’uomo.

La gnosi salvifica e l’auto-divinizzazione

La nascita dell’uomo terrestre o dell’uomo comune è dovuta ad una caduta dell’Anthropos che ha voluto congiungersi alla natura materiale. Così l’uomo che era luce si è trasformato in intelletto o anima, ma la materia in cui è caduto l’uomo è il male assoluto, radicale o la pienezza del male. Quindi la salvezza consiste nella liberazione dalla materia, tramite la conoscenza salvifica o gnosi, la quale consiste nel conoscere se stessi e convincersi che la vera natura umana è l’intelletto e che è necessario distaccarsi da tutto ciò che è materia, che è tenebra e male. Ora siccome l’intelletto è Dio in noi, conoscere se stessi significa conoscere Dio.

La salvezza dell’uomo non è nell’aldilà, egli non deve aspettare la morte per farsi Dio. Infatti può cogliere il suo fine rigenerandosi dalla potenza malvagia della materia mediante la gnosi, distaccandosi dal corpo e unendosi, col suo intelletto purificato estaticamente, all’Intelletto divino.

Gli Oracoli caldaici

Gli Oracoli Caldaici sono un documento, analogo agli scritti ermetici, composto probabilmente da Giuliano il Teurgo nel II secolo d. C. Noi possediamo solo numerosi frammenti degli Oracoli, un’opera in esametri ripiena di “religiosità scomposta di ispirazione orientale”, che è una delle caratteristiche dell’ultimo paganesimo, il quale si era totalmente distaccato dalla fonte della metafisica classica per aderire alla gnosi orientale. È a questo paganesimo corrotto che si rifanno i neopagani esoteristi, mentre i Padri ecclesiastici e i Dottori scolastici si son rifatti alla metafisica pagana di Platone e Aristotele e alla filosofia morale classica di Socrate e Seneca.

Gli Oracoli Caldaici si riferiscono anziché alla saggezza egizia (come il Corpo Ermetico) alla sapienza babilonese. Infatti l’elio-latria della Caldea di Babilonia o il culto del dio Sole (Mithra) gioca in essi un ruolo fondamentale, che verrà ripreso dal mitraismo romano e dal neo-paganesimo esoterico (cfr. J. Evola, La via della realizzazione di sé secondo i misteri di Mithra, in “Quaderni di testi evoliani”, n. 4, Roma, Fondazione Julius Evola, s. d.).

Magia e teurgia

La magia è l’arte di dominare la natura per ricavarne potere naturale, la teurgia è la magia applicata preternaturalmente alla religione, ossia essa evoca e agisce sugli Dei per arrivare alla liberazione dal corpo e all’unione con la Divinità.

La teurgia consta di due elementi: 1°) l’uso dei simboli, per cui si fabbricavano statuette magiche per ottenerne oracoli, riempiendone le cavità con animaletti, erbe o pietre “magiche”, considerate come simboli della loro causa divina e contenenti potenzialità preternaturali; 2°) l’uso della trance di un medium, in cui la Divinità era temporaneamente rinchiusa in un essere umano e non in una statua. La persona posseduta dalla Divinità, da un demone o da un defunto entrava in trance, ossia subiva delle alterazioni psicologiche e parlava a nome di colui che la possedeva. Il fatto più rimarchevole è che la chiamata del medium o dell’operatore umano, in teurgia caldaica, era ritenuta la causa dell’ingresso della Divinità (del demone o del defunto) nella persona subendo, così, la Divinità una costrizione da parte del medium.

Moshè Idel (Cabbalà. Nuove prospettive, Firenze, Giuntina, 1996; Maimonide e la mistica ebraica, Genova, Il Melangolo, 2000; Le porte della giustizia, Milano, Adelphi, 2001) spiega che la cabala ebraica è all’origine della gnosi e dell’esoterismo pagano e che consiste essenzialmente in una pratica teurgica o nella magia sacra, che porta al contatto con gli Dei.

Il neoplatonismo e la teurgia

In ogni caso, per gli Oracoli Caldaici, la teurgia è ritenuta necessaria e indispensabile per giungere all’unione col divino. La teurgia assume un significato molto importante nella filosofia neoplatonica a seconda che sia accettata (Giamblico, Giuliano l’Apostata e Proclo) o non accettata (Plotino e Porfirio).

Porfirio è stato il primo filosofo neoplatonico a commentare gli Oracoli Caldaici, ritenuti la Bibbia del paganesimo, ossia una specie di “divina rivelazione”, che la filosofia doveva accogliere come base delle sue riflessioni. Tuttavia Porfirio nella maturità dopo l’incontro con Plotino (205-270) criticò la teurgia in cui aveva creduto nella giovinezza facendo osservare che gli Dei non possono essere sottoposti ai voleri degli uomini, dei teurgi e dei medium. Giamblico (245-325) invece (De mysteriis, II, 11, 96 ss.) si discosta notevolmente da Plotino e da Porfirio della maturità (234-305) e riconosce il valore positivo della teurgia in cui nell’evocazione del medium si verifica un invasamento e una possessione “divina”. La teurgia è una attività superiore alla ragione umana; in essa non è compromessa la potenza degli Dei poiché Giamblico, accogliendo la critica di Porfirio alla teurgia caldaica, la corregge in modo tale che non solo non è l’uomo che sale agli Dei, ma è la potenza degli Dei a scendere sino agli uomini per liberarli da questo mondo materiale ed elevarli al mondo degli Dei. Si tratta di un’iniziativa degli Dei più che dei teurgi. Tuttavia Giamblico teorizza in maniera talmente radicale l’incapacità della metafisica e della ragione umana a condurre l’uomo alla conoscenza e al raggiungimento del suo fine, contraddicendo anche Plotino, da segnare la fine della filosofia metafisica pagana. Infine Proclo (410-485) compie l’opera e concepisce la teurgia come superiore a tutte le altre capacità. Secondo Marino (Vita di Proclo, 28 a cura di R. Masullo, Napoli, 1985) Proclo stesso possedeva la teurgia in una misura cospicua e aveva quindi la capacità di unirsi agli Dei mediante le pratiche teurgiche. Anche per Proclo la conoscenza degli Dei si raggiunge solo attraverso la pratica teurgica e meta-razionale, non con l’intelletto e la filosofia.

Conclusione

L’opposizione di contraddizione tra 1°) esoterismo, paganesimo teurgico da una parte e 2°) sana metafisica, cristianesimo dall’altra consiste nel fatto che mentre il primo cerca l’auto-deificazione, il secondo ritiene che l’uomo con la ragione può arrivare a conoscere l’esistenza di Dio, ma per conoscere la sua natura e per l’unione con Lui ha bisogno della grazia santificante o dono gratuito soprannaturale di Dio all’uomo.

S. Agostino compendia in una breve frase questa opposizione irriducibile: “Tu [gnostico] hai voluto, benché fossi uomo, farti Dio per poi perire; ma Cristo, essendo Dio, volle farsi uomo per ritrovare ciò che si era smarrito” (Sermone 188, cap. 3, PL XXXVIII, 1004).
S. Bernardo di Chiaravalle approfondisce questa dottrina scrivendo: «Il Verbo venne a noi per insegnarci a diventare simili a Lui. Sapeva che gli angeli e i proto-parenti, nella loro presunzione, erano caduti perché avevano voluto farsi simili a Dio. Allora disse: “andrò Io e mi mostrerò loro di modo che chi vuol essere simile a Me trovi la sua salvezza imitandomi”» (Sermone I sull’Avvento, 114, PL CLXXXIII, 37).

Perciò la somiglianza con Dio è la via per la salvezza, ma essa è un dono soprannaturale e gratuito di Dio alla creatura e non una gnosi o tecnica magica per farsi da sé Dio. La pretesa della gnosi esoterica è la strada per la dannazione. Infatti l’inganno di Lucifero consiste nel mentire alla creatura per farle credere di non aver bisogno di un Dio trascendente, ma bensì di essere essa stessa Dio.

d. Curzio Nitoglia

27/11/2015


http://doncurzionitoglia.net/2015/11/27/ermet-cald-esot/

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