Il Gender, sua Natura, sue Origini e suo Scopo

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Il Gender, sua Natura, sue Origini e suo Scopo

Come difenderci da esso?


“Rendi gli uomini mezze donne e le donne mezzi uomini, così governerai facilmente su mezze cose” (Mao Tse-tung).


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Cos’è la teoria del gender?

La teoria del gender sostiene che maschi e femmine, bambini e bambine, uomini e donne non son sostanzialmente diversi (al di là della differente formazione “estetica” del corpo). La differenziazione vera ed essenziale, secondo la teoria del gender, smentita dalla retta ragione e dalla scienza medica, non è un prodotto biologico, cromosomico, morfologico della natura (né tanto meno del Creatore), ma deve essere una conquista della cultura progressiva e una scelta del sentimento soggettivo dell’individuo, che aiuteranno ogni singolo ente “neutro” a scegliere, per sempre o solo per un certo tempo, un modo di vita da maschio o da femmina, da uomo o da donna.

Il genere naturale, biologico, oggettivo (maschile o femminile) classico (come è stato sin ad ora) sarebbe, secondo la teoria del gender, un’invenzione della famiglia tradizionale, della cultura maschilista, della società retriva anti-progressiva, invenzione che viene imposta con violenza dalle suddette sovrastrutture ai neonati, senza rispettare le loro inclinazioni, i loro sentimenti e le loro scelte soggettive, ma a seconda della costituzione morfologica e biologica dei loro corpi.

Qual’è l’origine della diversità tra uomo e donna

Il maschilismo, la religione, la filosofia classica (da Platone alla Scolastica), la famiglia costituita da un uomo una donna e dei figli hanno imposto all’umanità la distinzione tra uomo e donna per poter asservire e sfruttare le donne rendendole diverse dagli uomini e relegandole in casa. Contro queste sovrastrutture retrive e reazionarie bisogna combattere la guerra del gender.

Che fare per liberarsi della diversità tra uomo e donna?

Occorre, quindi, liberare l’oppresso (donna) dall’oppressore (uomo) dimostrando che essi non son diversi, ma è la società tradizionale e la sovrastruttura culturale di essa che li hanno resi tali. Occorre perciò una lotta di genere, che rimpiazzi quella di classe del vecchio comunismo marxista oramai superata. Questo è l’ultimo passo della Sovversione nichilistica, la quale partendo in maniera prossima e ravvicinata dal femminismo radicale sessantottino (che mette le donne contro gli uomini, mentre il femminismo classico liberale dell’Ottocento chiedeva solo la parità dei sessi) è arrivata alla teorizzazione dei matrimoni omosessuali e, per ultimo, alla teoria del gender, che scavalca anche l’omosessualismo, il quale rispetto al gender è una sorta di reperto archeologico. L’etica o filosofia morale naturale insegna che “i genitori, essendo principio di vita dei loro figli, hanno sopra di essi una autorità naturale, che tuttavia non potrà mai essere in contrasto con la legge naturale. Anche la moglie è sottoposta al marito, che per diritto naturale è capo della famiglia (“paterfamilias”) ed ha la Potestà maritale. Ma se gli ordini dei genitori del marito alla moglie fossero contro la legge naturale la moglie non è tenuta ad obbedire.

L’uomo ha più doti razionali e fisiche al comando che la donna. Al contrario la donna ha poche attitudini per comandare ad un uomo. Le eccezioni che vi possono essere, sono sempre eccezioni e non possono diventare una norma stabile, ma confermano la regola generale della natura”. Purtroppo la società europea, vittima dell’illuminismo e del liberalismo, ha concesso non solo pari opportunità a marito e a moglie, ma ha reso regola una presunta superiorità della donna e della moglie sull’uomo e sul marito. Così ha sfasciato i matrimoni, le famiglie ed ha indebolito la società civile.

Questa è una delle ragioni dell’avanzata dell’islam (che pecca per eccesso affermando la superiorità assoluta dell’uomo sulla donna, ritornando così al paganesimo, il quale considerava la donna una res o un a schiava dell’uomo; mentre la modernità pecca per difetto e considera la donna non solo eguale, ma in sé e per sé superiore all’uomo. Nel giusto mezzo di altezza e non di mediocrità stanno la retta ragione e la divina Rivelazione, che insegnano all’uomo ad amare la dona come parte di sé e come Cristo ha amato la Chiesa sino a morire per Lei, ma parimenti invitano la donna ad essere sottomessa al marito non come una schiava, ma come la sua più fedele collaboratrice e il suo complemento naturale).

  • Aristotele: uomo = uomo, donna = donna, uomo ≠ donna: legge naturale
  • Hegel: uomo = donna, donna = uomo: teoria del gender

Sembrerebbe pazzesca questa teoria del gender, ma è la logica conseguenza della filosofia moderna, la quale a partire da Cartesio (XVII secolo) ha affermato

  • 1°) che è il soggetto, il pensiero a creare la realtà (“cogito ergo sum”);
  • 2°) che per la dialettica hegeliana (XIX secolo) tra sì e no non vi è diversità, ma il sì è il no e il no è il sì.

Quindi, per la sintesi della sinistra hegeliana, letta marxisticamente, l’uomo è donna e la donna è uomo e perciò bisogna scatenare prima (Ottocento/Novecento) una lotta di classe per arrivare alla dittatura del proletariato e alla società senza classi di individui puramente eguali tra loro poi, secondo il marxismo letto nichilisticamente alla luce di Freud e Nietzsche (XXI secolo), alla lotta di genere, che porti alla società dell’unitariato morfologico o dell’indifferenziato unisex, che oltrepassa anche la obsoleta teoria della liceità dei matrimoni omosessuali, la quale ritiene – troppo conservatoristicamente – ancora esistente una certa forma reale, oggettiva, biologica tra i vari individui che, pur essendo realmente e oggettivamente maschi o femmine, vogliono sposarsi tra di loro. Invece il gender sostiene 5b) futuristicamente (pur riprendendo l’antichissima teoria dell’androgino primitivo) che l’uomo è donna e viceversa a seconda del suo sentimento soggettivo.

San Tommaso d’Aquino aveva scritto otto secoli or sono che la negazione speculativa dei primi principi per sé noti è paragonabile nella pratica alla perdita della sinderesi e all’omosessualità (S. Th., II-II, q. 154, aa. 11-12). Infatti l’omosessualità “ripugna alla retta ragione e all’ordine naturale e fisiologico (v. Rom., I, 26). Ora in tutte le cose la degenerazione più grave è la corruzione dei princìpi, da cui tutto il resto dipende. Ora i princìpi della ragione umana son dati da ciò che è secondo natura, infatti la ragione, presupposto ciò che è determinato dalla natura, dispone il resto in conformità ad essa. Ciò avviene sia in campo speculativo che pratico. Perciò, come nell’ordine speculativo l’errore circa i princìpi per sé noti ed evidenti è il più grave e vergognoso, così nell’ordine pratico agire contro natura è il peccato più grave e più turpe. Ora nella sodomia si trasgredisce ciò che è determinato dalla natura e quindi è il peccato contro la purezza più turpe e grave”. Ecco perché il cartesianismo, il kantismo e l’hegelismo, che errano diametralmente contro la retta ragione, non potevano non portare allo stato attuale della degenerazione non solo teoretica, ma morale e contro-natura.

Il gender, l’androginismo e il luciferismo

Androgino in greco significa uomo e donna ossia ermafrodito, che appartiene all’uno e all’altro sesso contemporaneamente. La teoria dell’androgino è di derivazione cabalistica e simboleggia l’unione tra la mascolinità e femminilità insite in ogni Sefirot, ossia le divinità inferiori o semidei, che sono le emanazioni dell’En Sof, la divinità superiore, non sostanzialmente diversa dalle Sefirot. La cabala quindi è politeista. Per Mircea Eliade l’androgino rappresenta il “rovesciamento totale dei valori”. Secondo Jean Libis “l’androgino si trova nelle profondità della psiche e dell’inconscio”.

L’androgino è identificato anche con la Pietra Filosofale, che è la gnosi o conoscenza iniziatica perfetta, la quale rivela all’eletto la sua natura ermafrodita o androgina; la Pietra Filosofale non solo tramuta i metalli in oro, ma allunga la vita sino all’eternità, conferisce il potere su tutto il mondo. L’androginia e l’immortalità sono i due attributi principali della divinità. Infatti l’ermafrodito (figlio di Ermete e Afrodite), che è una variante di androgino, rappresenta l’essere umano (maschio/femmina) talmente forte da dichiarar guerra persino a Dio. Perciò Giove per indebolire l’ermafrodito lo ha diviso in diversi essere maschili e femminili. Quindi per ritrovare la propria forza originaria l’essere umano deve tornare al suo stato ermafrodito o androgino primitivo, che è l’Anima Mundi. Come si vede vi è una forte affinità tra l’ermafroditismo o androginismo e il luciferismo.

In effetti la scienza attuale (di cui il gender è l’ultimo gradino) tende a dare la vita (figli in provetta…) a toglierla (eutanasia) a scegliere il proprio sesso e cambiarlo anche continuamente (gender) come se l’uomo fosse il Creatore (“eritis sicut Dii”).

Ma di fronte a certe aberrazioni (Apostasia universale da Dio e dalla sua legge; Torre di Babele per giungere il cielo; Sodoma e Gomorra con omosessualità diffusa) come ha reagito Dio? Con la distruzione della Torre e la confusione delle lingue; con il Diluvio universale e con l’incenerimento di Sodoma. Analogamente avverrà con il mondo contemporaneo, che ha sorpassato e di lunga le iniquità del mondo antico e cerca addirittura di pervertire gli innocenti nell’anima, mentre Erode li uccise solo nel corpo, ma ne fece dei Santi Martiri Innocenti che festeggiamo ancor oggi ogni 28 dicembre.

Modernità, post-modernità, modernismo e il gender

Il gender è la conclusione pratica della filosofia contemporanea, nichilistica e post-moderna e della teologia modernista (Marx/Nietzsche/Freud/Scuola di Francoforte/Strutturalismo francese) e della filosofia speculativa moderna idealistica (Cartesio/Kant/Hegel). Essa è l’ultima tappa della Sovversione che vuole depravare i bambini dopo aver, col Sessantotto, distrutto la ragione umana (nichilismo logico), la morale naturale ed oggettiva (nichilismo morale) ed aver tentato di distruggere l’essere finito (la natura, la realtà oggettiva) e di uccidere l’Essere infinito o Dio (nichilismo ontologico). Tutto questo lungo processo è originato e finalizzato “da” e “per” l’odio contro Dio, dal quale deriva l’odio per la natura, l’oggetto reale, l’essere creato, la ragione e la morale.

Il pericolo attuale: il dialogo americanista sul gender senza l’affermazione della purezza del dogma

Monsignor Henry Delassus scrive che: «La base, o il minimo denominatore comune, della mistura di religioni, popoli, culture, voluta dall’americanismo, è un moralismo sentimentale o “una vaga morale”» (L’Américanisme et la Conjuration antichrétienne, Lilla-Parigi, Desclée De Brouwer, 1899, p. 192) soggettiva ed autonoma kantiana, “indipendente dal dogma, ove ognuno è libero d’interpretarla a modo suo” (p. 130). Essa si è realizzata oggi, tramite l’unione tra teo-conservatori americanisti con il sionismo e alcuni elementi conservatori-liberali del cattolicesimo europeo, che si uniscono per difendere la vita, l’embrione, contro il materialismo ateo (cosa buona in sé), l’ordine naturale contro il gender, ma a discapito della specificità della purezza del dogma (il che è inaccettabile), della tradizione culturale di ogni nazione e delle differenze etniche. “Il movimento neo-cristiano o americanista, tende a liberarsi dal dogma per fondarsi sulla bellezza dell’etica” (p. 60), “a rimpiazzare la fede con una cultura o una sensibilità di morale autonoma e indipendente, in una vaga religiosità superiore a tutte le altre religioni positive” (p. 76). Secondo la dottrina cattolica, “la fede senza le opere è morta” (s. Giacomo), ma “senza la fede non si può piacere a Dio” (s. Paolo). Quindi non bisogna disprezzare la morale, ma neppure ridurre la religione alla sola moralità, senza tener più conto dell’integrità dogmatica. Monsignor Delassuss si spiega ancor meglio scrivendo che: “Vi è un’intesa tra ebraismo e americanismo, per sostituire la religione cattolica/romana con questa religiosità cristiano/americana, la Chiesa di Pietro con una chiesa ecumenista o mondialista, questa pseudo religione democratica, di cui l’Alleanza Israelita Universale prepara l’avvento” (p. 193). L’americanismo è lo strumento del giudaismo liberale e filantropico/umanitario, il quale ha rimpiazzato la “fede” del giudaismo ortodosso (in un Messia personale e militante, che avrebbe ridato ad Israele il dominio sul mondo), con la “credenza umana” dell’ebraismo liberale (in un “messia idea”, ossia il mondo moderno), “per condurre l’umanità, dolcemente, verso la Nuova Gerusalemme” (p. 195). Lo spirito del “Mondo Nuovo” o dell’americanismo è caratterizzato (secondo il Delassus) dai princìpi dell’89, che sono “l’indipendenza dell’uomo da ogni potere umano e anche divino” (p. 196), vale a dire i diritti (o il culto) dell’uomo e lo spodestamento di Dio e della sua Chiesa.

Il Delassus concludendo il suo studio sull’americanismo lo definisce con poche ma efficaci espressioni: “Compromesso con l’incredulità, concessioni all’errore, mutilazione del dogma, attenuazione del soprannaturale e facilismo di ogni specie” (p. 226). Egli propone quindi il rimedio a tanto male: “Evitare lo scoraggiamento, come attitudine di coloro che sanno e conoscono la realtà, ma non hanno il coraggio di reagire [è il male che paralizza molti cattolici oggi]. (…) Dunque mai incrociare le mani, rinunciando alla lotta; anzi occorre impiegarle per la preghiera, la penitenza e l’azione culturale e dottrinale con conseguenze pratiche concrete (…). Occorre essere circospetti per non prestare, neppure involontariamente, aiuto al giudeo-americanismo. Quindi, non predicare il Benessere come fine ultimo, … il successo in questo mondo, … la trasfigurazione del corpo umano, … la preoccupazione disordinata degli interessi umani, … l’abolizione delle barriere tra religioni e culture, la cessazione della polemica per sostituirle l’irenica, l’annacquamento del dogma a favore di una moralità soggettiva, la conciliazione tra lo spirito di Cristo e quello del mondo” (pp. 262-265).

La grande trappola di Bergoglio

Attenzione quindi a non cader nella trappola di non parlare più di modernismo, di Concilio Vaticano II, di Novus Ordo Missae con il pretesto di occuparsi del gender che sarebbe l’unico problema attuale, mentre è l’ultima conclusione pratica 1°) della post-modernità filosofica e 2°) del modernismo teologico, che hanno trionfato a) col Sessantotto, b) col Concilio Vaticano II e il Novus Ordo Missae. Questa è la tattica attuale della contro-chiesa per distogliere l’attenzione dall’origine filosofico/teologica dei mali pratici che ci affliggono, “camminare assieme” per diventare simili.

Come e quando è nata la teoria del gender

Verso gli anni Cinquanta del Novecento uno psicologo americano John Money (1921-2006) introdusse una distinzione rivoluzionaria nel linguaggio filosofico e medico. Il sesso e il genere. Il primo riguarda la morfologia biologica del corpo umano, mentre il secondo riguarda tutto ciò che non è biologico, ma è sentimentale, affettivo, esperimentale. Il primo è un’invenzione mitologica o una “sovrastruttura” delle classi dominanti dell’antichità per asservire le donne. Ora come il marxismo vinse grazie al leninismo, così la teoria psicologica di Money si servì del femminismo sessantottino per scatenare la rivoluzione dell’indifferenziato o dell’unitariato unisex (androgino primitivo).
La teoria marxista, ripresa dalla filosofia hegeliana, della tesi/antitesi/sintesi, prima (Ottocento/primo Novecento) applicata alle classi sociali (borghesia/proletariato/società anarchica senza classi) viene ripresa e applicata nel Sessantotto dalla Scuola di Francoforte e dallo Strutturalismo francese alla famiglia (padre/madre/figli) e all’individuo (uomo/donna/unisex) per giungere prima alla società anarchica senza classi sociali e senza famiglia e poi a quella indifferenziata senza sessi.

Il gender penetra nella legislazione europea contemporanea

La “bizzarria” apparente, ma realmente e coerentemente illogica (data la negazione del principio di non contraddizione su cui si fonda la modernità) del Parlamento Europeo e dell’Unione Europea (UE) nell’aver sostituito nei documenti ufficiali le parole “padre” e “madre” con “genitore A” e “genitore B” è il frutto della teoria gender. Shakespeare direbbe “c’è tanta logica in questa follia”… che dai tempi di Lucifero e dell’Eden ha cercato di rifiutare un ordine oggettivo nella natura tra effetto e causa, creatura e Creatore, legge e libertà. “Ogni nuovo errore è vecchio quanto il diavolo” (p. Matteo Liberatore).

Come si attiva la propaganda del gender?

La prima caratteristica è quella della discrezione, ossia di non farsi notare. Infatti la teoria del gender è talmente assurda e rivoltante che se il gran pubblico la conoscesse la rifiuterebbe. Quindi occorre diffonderla come un “sottomarino”, una “quinta colonna”, un “cavallo di Troia”, una “setta segreta” che non vuol apparire quel che è in realtà per ingannare la percezione umana e passare inosservata. Perciò nostro compito è di farla conoscere al pubblico, specialmente ai genitori i cui figlioletti da 0 a 6 anni saranno presto indottrinati (e spinti alla pratica di depravazioni sessuali anche contro-natura) con lezioni scolastiche obbligatorie sulla teoria del gender, camuffata sotto titolo di “educazione sessuale”.

Essa è diffusa

  • 1°) dal basso ossia dalla stampa creando pian piano una nuova mentalità senza dar nell’occhio e attrarre a sé l’opinione pubblica;
  • 2°) dall’alto, ossia dalla legislazione locale, nazionale ed europea.

La diffusione dal basso avviene in maniera dolce, nascosta. Si può dire che la moda vestiaria “unisex” delle “robe di kappa” dei primi anni Settanta (le reclame, i poster, le musiche pop, i rotocalchi rosa, la televisione, il cinematografo) preparavano inavvertitamente lo scatenamento della rivoluzione dell’unitariato o indifferenziato sessuale neutro. Anche la terminologia è molto importante: il rifiuto anche a livello accademico e professorale del concetto di “reale”, “oggettivo”, “natura” esprime il disegno di cambiare e annichilire l’essere, la ragione e la morale tradizionale, definiti dalla nuova cultura post-moderna “pre-giudizi” e “stereotipi” che limitano la libertà dell’individuo.

Lo stesso termine gender o genere è assai più sfumato di sesso biologico oggettivo e reale maschile/femminile. Il genere (secondo Aristotele) deve essere differenziato dalla differenza specifica. L’animale è il genere, mentre la specie, animale razionale (uomo) o animale bruto (bestia), è data dalla differenza specifica: razionale/irrazionale (uomo/bestia). Dunque gender va meglio di sesso poiché è più indeterminato e non distingue maschio da femmina, ma lascia aperta la porta alla differenziazione che verrà non più dalla natura, ma dalla scelta emotiva del soggetto neutro e porterà a nuove forme di “famiglia” (omosessuale).

Bisogna, tuttavia, dire le cose “genericamente”, ossia senza attirare l’attenzione, senza essere espliciti, preparando così la sensibilità dei genitori ad accettare la nuova teoria del gender quando alla fine sarà spiegata loro esplicitamente. Infatti una bugia detta una volta è solo una bugia, ma ripetuta milioni di volte diventa una verità apparente. Se di fronte all’errore non si insorge (come fecero i sette fratelli Maccabei) si finisce pian piano per accettarlo (come fece la maggior parte del popolo d’Israele), prima implicitamente e poi esplicitamente. L’uomo moderno ha perso la capacità di indignarsi di fronte all’errore, alla menzogna e alla degenerazione.

Nelle scuole per far passare la teoria gender senza allarmare i genitori si usa il termine “educazione sessuale”. Se si deve parlare di “neutri”, ossia né maschi né femmine che sceglieranno di essere l’uno o l’altro o entrambe le cose a seconda del sentimento soggettivo di un dato momento (che può cambiare in un tempo posteriore) si usa l’asterisco (*) . Quindi attenzione alla sigla «conferenza su “i *”», essa significa conferenza su “i neutri”, che sceglieranno il loro sesso indipendentemente da quello biologico. Poi pian piano (come è avvenuto a Venezia l’anno scorso) si porgeranno dei libretti ai bambini dell’asilo e delle elementari in cui si narra di famiglie formate da due papà con un figlio, o due mamme con una figlia (cfr. Il fatto Quotidiano, 7 febbraio 2014). Inoltre a Trieste si è imposto ai bambini dell’asilo infantile di 4/5 anni il giuoco del dottore, mascherato sotto il titolo “sensibilizzazione della violenza sulle donne” (cfr. La Nuova Bussola Quotidiana, 2 marzo 2015). In realtà i bambini hanno esplorato i corpi e le parti intime degli altri bambini/bambine e viceversa per poter costatare che i corpi e gli organi genitali dei maschi e delle femminucce funzionano allo stesso modo (?).

San Tommaso direbbe “sed aliter et aliter”. Anche qui si tratta solo l’aspetto generico (umano) e non specifico (maschile/femminile) del corpo. Quindi i genitali dell’essere umano sono genericamente simili (finalizzati alla riproduzione), ma in maniera diversa a seconda del sesso maschile e femminile. Diversità che il gender non ammette. Infine a Milano nel febbraio 2014 una mamma che doveva iscrivere suo figlio alla scuola materna ha ricevuto un modulo prestampato in cui al posto di “padre/madre” si trova il termine “genitore 1/ genitore 2” (cfr. Il Giornale, 3 febbraio 2104).

La legislazione sul gender in Europa e in Italia

Partendo dall’UE si arriva alla legislazione della perversione morale dei bambini anche in Italia. Le tappe principali pro gender sono:

  • 1°) il Documento del marzo 2010 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa;
  • 2°) il Documento dell’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del settembre 2010;
  • 3°) il Documento dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (“UNAR”) del 20 novembre 2012;
  • 4°) il Documento del Gruppo Nazionale di Lavoro “LGTB” (“Lesbiche/Gay/Transessuali/Bisessuali”) dell’aprile 2013;
  • 5°) il Documento Linee d’intervento nella scuola del Ministero dell’Istruzione del 7 ottobre 2013;
  • 6°) il Decreto 104 art. 16 approvato dal Parlamento italiano il 12 novembre 2013;
  • 7°) il Documento Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone “Lesbiche/Gay/Transessuali/Bisessuali”;
  • 8°) i tre libretti per la scuola elementare e media sul gender intitolati Educare alla diversità a scuola pubblicati nel febbraio 2014 dall’Istituto Beck di Roma;
  • 9°) il Disegno Legge Scalfarotto (deputato PD) del settembre 2013;
  • 10°) il Disegno di Legge n. 1680 Valeria Fedeli (senatrice del PD) del novembre 2014.

In Italia, quindi, siamo arrivati all’imposizione, per legge, della violenza psicologico/educativa, in materia sessuale, ai bambini dai 4 anni sino ai 15.

Infatti anche in Italia è d’obbligo scolastico un manuale di “educazione” (o meglio di perversione) sessuale a partire dall’asilo, ossia dai 4 (quattro) anni sino ai 15. In breve è la pedofilia resa obbligatoria per legge nelle scuole a partire dall’asilo infantile.

Il documento per “l’Educazione Sessuale in Europa” è stato redatto durante tutto il corso del 2010. Esso consta di una cinquantina di pagine, è stato realizzato dal “Centro Federale per l’Educazione alla Salute” di Colonia in Germania e diretto dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) a cura di una ventina di esperti.

Dopo quattro anni a partire dalla stesura il manuale inizia purtroppo ad essere diffuso in 53 Paesi. L’edizione italiana è stata finanziata dalla “Federazione Italiana di Sessuologia Clinica”.

Il manuale riguarda sei fasce d’età:

  • 1a) da 0 (zero) a 4 anni: si spiega la masturbazione solitaria e con altri, anche dello stesso sesso;
  • 2a) da 4 a 6 anni: s’insegna l’accettazione dell’omosessualità come conforme alla natura;
  • 3a) da 6 a 9 anni: si spiegano i vari mezzi di contraccezione;
  • 4a) dai 9 ai 12 anni: si spiega come utilizzare correttamente profilattici, spirali e pillole contraccettive anche abortive;
  • 5a) dai 12 ai 15 anni: si spiega come interrompere le gravidanze non desiderate (aborto);
  • 6a) dopo i 15 anni: s’insegna che l’aborto è un diritto dell’adolescente, la quale deve emanciparsi dalla famiglia.

Questo significa voler imporre, per legge, la depravazione e la corruzione anche dei minori e dei neonati (da zero a quattro anni). Ora un bambino di soli 4 anni non è capace di discernere e di volere liberamente il bene o il male. Dunque l’insegnamento teorico/pratico della masturbazione solitaria o in compagnia di altri anche dello stesso sesso è una violenza psicologico/pratica dalla quale il bimbo quattrenne non può difendersi. Quindi si tratta di vera e propria pedofilia legalizzata e resa obbligatoria sotto forma di “educazione” sessuale.

Perciò si deve ricorrere ad azioni legali contro tale tirannide, che vorrebbe legalizzare il peccato di pedofilia mediante l’insegnamento obbligatorio del suddetto manuale di educazione sessuale a partire dall’asilo, ossia dai 4 (quattro) anni.

“Non sono leggi, ma corruzione della legge”

Anche in Italia, molte associazioni di difesa del Diritto naturale si stanno organizzando per promuovere raccolte di firme, conferenze ed azioni legali contro tale abominazione, che “non è legge, ma corruzione di legge poiché è contraria alla Legge naturale e dunque anche alla sana ragione” (cfr. S. Tommaso d’Aquino, S. Th., I-II, q. 95, a. 2). Infatti “quando la legge umana comanda atti contrari alla retta ragione, alla Legge naturale e divina, occorre disobbedire agli uomini per obbedire a Dio. In questo caso non obbedire è bello e giusto” (Leone XIII, Enciclica Libertas, 20 giugno 1888). Quindi prendiamo parte attiva alla campagna contro questa mostruosità diabolica.

Non scoraggiamoci, ma battiamoci con tutti i mezzi legali a nostra disposizione. Se i mezzi legali non dovessero bastare e si arrivasse ad una imposizione della corruzione dell’infanzia allora come extrema ratio la Chiesa insegna che si può resistere anche con la forza per legittima difesa.

Se la teoria gender diventa “legge” e viene imposta brutalmente cosa bisogna fare?

S. Tommaso nel De regimine principum insegna che “se appartiene di diritto alla moltitudine di darsi un capo, essa può, senza ingiustizia condannare il Principe a disparire, o può mettere freno al suo potere se ne usa tirannicamente” . Tuttavia per l’Angelico «anche se alcuni insegnano essere lecita l’uccisione del tiranno per mano di un qualsiasi privato […] è pericolosissimo permettere l’uccisione privata del tiranno, perché i malvagi si riterrebbero autorizzati a uccidere i re non tiranni, severi difensori della giustizia […] contro i tiranni eccessivi e insopportabili si può agire solo in virtù di una pubblica autorità».

Il problema del tirannicidio è stato trattato sino ai nostri giorni. Nel XIX sec. da Leone XIII, nel XX sec. da Pio XI e nel sec. XXI da vari teologi o storici qualificati. Leone XIII, nell’Enciclica Diuturnum illud del 1881, insegna che quando l’ordine del principe è contrario al diritto naturale e divino, “obbedire sarebbe criminale”. Pio XI, nell’Enciclica Firmissimam constantiam del 1937, ricorda all’Episcopato messicano che se i poteri costituiti attaccano apertamente la giustizia […], “non si vede nessuna ragione di rimproverare i cittadini, che si uniscono per la loro difesa e a salvaguardia della nazione”.

Il Padre domenicano Reginaldo Pizzorni, recentemente scomparso, scrive: “Quando la legge ingiusta cerca di imporsi con la violenza e con la forza, è lecito ai cittadini organizzarsi e armarsi, opporre la forza alla forza” e continua: “il diritto di resistenza è generalmente ammesso, e, da S. Tommaso in poi, salvo rare eccezioni, è stato ammesso anche da tutti i teologi come ultima ratio, come ultimo ed estremo rimedio, quando tutti gli altri mezzi previsti non sono possibili o si sono dimostrati insufficienti”.

“Il cristiano non deve sempre tirarsi indietro, far la parte del moderato, del perennemente condannato alla perplessità, all’astensione e all’impotenza, lasciando così praticamente le fila del movimento della storia in mano a coloro che sono meno dotati di scrupoli; il cristiano, quindi, non deve rifiutare di usare la forza giusta, quando sia necessario in modo assoluto”.

d. Curzio Nitoglia

8 Ottobre 2015

http://doncurzionitoglia.net/2015/10/09/gender-natura-origini-scopo/

https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2015/10/09/gender-natura-origini-scopo/


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