La Moltiplicazione “all’infinito” delle Consacrazioni Episcopali Senza Mandato Ponti ficio in Situazione di Necessità

Dopo la dovuta consacrazione di mons. Michel Faure – data la situazione creatasi tra l’ambiente tradizionale “ufficiale e storico” e papa Francesco I – mi permetto

  • 1°) di consigliare di rimandare al massimo ulteriori consacrazioni come extrema ratio (per esempio, in caso di guerra mondiale, di persecuzioni fisiche, ecc.);
  • 2°) di smentire coloro che fanno circolare dicerie su nuove consacrazioni imminenti da parte di mons. Williamson.

Purtroppo ci sono alcuni che non esitano a calunniare per squalificare coloro che gli fanno ombra, ma la calunnia è un peccato mortale.

Per 20 anni son vissuto in ambiente sedevacantista (e ne ero un convinto assertore), ma ho toccato con le mie mani che le consacrazioni episcopali moltiplicate “all’infinito” senza mandato pontificio, anche nell’attuale stato di necessità, sono una lama a doppio taglio: 1°) continuano la Tradizione; 2°) ma favoriscono oggettivamente l’anarchia.

Oggi, per di più, ci troviamo in un grave stato di anarchia in tutti i campi, compreso quello ecclesiastico (i fedeli iniziano a fare i “Papi di se stessi” essendo stati delusi dalla Gerarchia e dall’ambiente sacerdotale legato alla Tradizione. Infine il 1° anarchico è, purtroppo, Francesco I).

Inoltre si può ben dire: “cerco l’uomo e non lo trovo!”. Infatti il 1968 lo ha distrutto, “l’uomo è morto”, come pure la famiglia, la società civile e quella ecclesiale, che sembra morta nel suo elemento umano, ma risorgerà quando Dio ha stabilito, non un secondo prima né uno dopo.

Quindi oggi non si può cercare di fondare una grande neo-Congregazione tradizionale e ben strutturata. Si può, però, tentare di offrire ai fedeli, ai seminaristi e ai preti non disposti a scendere a patti con l’ultra-modernismo una modesta scialuppa di salvataggio, come è stato fatto con la consacrazione di mons. Faure e l’apertura di un futuro seminario presso i Domenicani di Avrillé in Francia. Se è opera di Dio vivrà, altrimenti appassirà.

Pertanto continuiamo a fare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato/creduto e fatto (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, III, 15): formare cristiani e preti, ma evitiamo il rischio di dar vita ad una miriade di vescovi senza giurisdizione con consacrazioni episcopali che si moltiplicherebbero immancabilmente “all’infinito”. Aspettiamo il momento di Dio, che non può tardare ad intervenire.

L’umanità ha bisogno dell’intervento dell’Onnipotenza divina, il male è talmente universale e profondo che l’uomo non è in grado di porvi rimedio.
L’Uomo/tradizionale oggi (dopo 50 lunghi e duri anni di battaglie) vorrebbe (ed è comprensibile umanamente parlando) salvare lui la Chiesa

  • 1°) o con un accordo/compromesso in cedimento;
  • 2°) o moltiplicando “all’infinito” le consacrazioni episcopali.

Ma non è questa la strada giusta. Infatti è Dio che si serve degli uomini e non viceversa.
“Non bisogna mettere il carro avanti ai buoi”.

Gli Apostoli fuggirono tutti “collegialmente” il Giovedì Santo, ma Gesù e Maria SS. ripararono tutto, ripescando i Dodici che pre-“corsero” la “Collegialità episcopale” di circa 2000 anni.

Che si sappia “resistere”, dunque, alla tentazione

  • 1°) di poter sistemare noi la Chiesa con un Episcopato “innumerevole”, acefalo e tendenzialmente “anarchico;
  • 2°) scendendo a patti con chi sta perseguitando ferocemente i cattolici (v. padre Manelli e i Francescani dell’Immacolata) per il loro attaccamento alla Tradizione apostolica e non si vede perché dovrebbe risparmiare gli altri. Se qualcuno lo capisce me lo spieghi per favore, io non ci riesco.

Son passati 55 anni dalla morte di Pio XII: la situazione è talmente degenerata (educazione o depravazione sessuale pratica obbligatoria e contro-natura alle scuole elementari in quasi tutta l’Europa) che siamo arrivati “alla frutta”, perciò basta attendere e sperare.

Come la Russia quando fu invasa e travolta da Napoleone aspettò il “generale Inverno”, che immancabilmente arrivò, oggi noi dobbiamo attendere l’intervento di Dio, che non può non arrivare dopo Francesco I e l’Europa delle banche e della depravazione delle anime innocenti, che non possono difendersi.

La Madonna del Buon Consiglio e lo Spirito Santo col suo Dono del Consiglio e di Fortezza ci illuminino e ci rafforzino in questa “ora delle tenebre” in cui è difficile “camminare senza inciampare” e scoraggiarsi (“tristes erant Apostoli de Christi acerbo funere”) privi della Luce di Gesù, che si è oscurata pro tempore come durante la sua crocifissione.

Non saranno gli uomini ad illuminare il mondo, oramai (2015) l’oscurità dell’universo orbe è troppo fonda ed universale e richiede l’Onnipotenza divina per essere rischiarata.

Nos cum prole pia, illuminet et fortificet Virgo Maria!

don Curzio Nitoglia

21 luglio 2015
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