Presentazione del “Trattato Demonologia” di Padre Paolo Calliari

Trattato-di-Demonologia-500Presentazione del
“Trattato Demonologia”

di Padre Paolo Calliari

Introduzione

Le Edizioni Effedieffe (Proceno di Viterbo) ristampano il Trattato di demonologia di padre Paolo Calliari (ed. Il Carroccio, Vigodarzere di Padova, 1992). Raccomando vivamente lo studio di questo libro che tra i vari trattati sul problema del diavolo è uno dei migliori e meno conosciuti.

La dottrina cattolica sul diavolo

I capisaldi della dottrina cattolica sul demonio possono essere riassunti così:

  • 1°) Dio creò gli angeli che sono buoni per natura, ma alcuni di essi peccarono e divennero per loro libera scelta angeli malvagi o diavoli;
  • 2°) non è il diavolo che ha creato la materia e i corpi, ma Dio;
  • 3°) i diavoli sono stati precipitati nell’inferno creato subito dopo il loro peccato e di lì tentano gli uomini al peccato;
  • 4°) sono naturalmente puri spiriti senza corpo e forniti di un’intelligenza intuitiva molto superiore a quella raziocinativa umana;
  • 5°) gli angeli furono elevati in grazia subito dopo la loro creazione, ma, prima di essere ammessi alla visione beatifica e alla gloria, furono sottomessi ad una prova di umiltà e obbedienza;
  • 6°) un certo numero di essi cadde in peccato di orgoglio e disobbedienza e si dannò per l’eternità poiché in forza della loro natura spirituale la loro volontà libera è immutabilmente fissata nella scelta fatta e quindi senza pentimento e ripensamento;
  • 7°) i diavoli odiano e invidiano gli uomini che hanno la grazia e son chiamati a rimpiazzarli in paradiso.

Il diavolo tenta sempre per rovinare e far peccare l’uomo (“tentatio sedutionis seu subversionis”) influendo non direttamente sulla intelligenza e volontà, sulle quali può agire direttamente solo Dio, ma sui sensi e quindi indirettamente sulle facoltà nobili dell’anima umana.

Non tutti i peccati vengono dalla tentazione del diavolo (S. Th., I, q. 114, a. 3), ma possono venire dalla nostra volontà e dai cattivi esempi del mondo. Il diavolo, una volta respinto, può tornare a tentare l’uomo? (S. Th., I, q. 114, a. 5). Abbiamo visto che il diavolo è il tentatore dell’uomo, anche se non tutte le tentazioni che assalgono l’uomo vengono direttamente dal diavolo, alcune traggono origine dalla triplice concupiscenza (Giac., I, 14) ed altre dal mondo.

Padre Adolfo Tanquerey scrive:

“quanto all’azione del demonio bisogna schivare i due eccessi: vi sono quelli che gli attribuiscono tutti i mali che ci accadono, dimenticando che ci sono in noi stati morbosi e inclinazioni cattive che provengono dalla triplice concupiscenza: cause naturali bastevoli a spiegare molte tentazioni. Ci sono altri, invece, che, dimenticando quanto la S. Scrittura e la Tradizione ci dicono dell’azione del demonio, non vogliono in nessun caso ammetterne l’intervento. A tener la retta via, la regola da seguire è questa: non accettare come fenomeni diabolici se non quelli che o per il carattere straordinario o per un complesso di circostanze denotano l’azione dello spirito maligno” (Compendio di Teologia ascetica e mistica, cit., Fenomeni diabolici, p. 937, n. 1531).

La condotta dell’uomo davanti alla tentazione deve essere quella della resistenza positiva. Non basta mantenere un atteggiamento puramente passivo, equivarrebbe ad acconsentire.

La resistenza si divide in diretta e indiretta.

La prima ci fa affrontare la tentazione faccia a faccia, facendo il contrario di quanto ci suggerisce. Tuttavia nelle tentazioni contro la fede e la purezza si deve resistere positivamente ma indirettamente, ossia non faccia a faccia, altrimenti si rafforza la tentazione, ma indirettamente distraendosi, pensando ad altro, occupandosi in faccende esteriori che ci tengano occupati e ci allontanino dal pericolo. In breve occorre fuggire la tentazione applicando la immaginazione e la fantasia altrove sin dal primo apparire della tentazione.

L’ossessione è una tentazione diabolica forte e sensibile in cui l’azione del diavolo appare chiara, mentre nella tentazione non si sa se essa venga dal diavolo o dalla triplice concupiscenza che alberga nell’uomo.

L’ossessione è talmente violenta e duratura, che produce nell’anima un turbamento assai profondo e cerca di spingerla al male con molta violenza.

L’ossessione si suddivide in interna ed esterna. La prima si rivolge alle potenze sensibili interne dell’uomo e specialmente all’immaginazione e alla fantasia per influire poi indirettamente sull’intelligenza e soprattutto sulla volontà.

L’ossessione esterna si rivolge ai sensi esterni dell’uomo: vista, udito, tatto, olfatto e gusto. Il miglior rimedio contro l’ossessione è la preghiera, l’umiltà, il disprezzo di sé e la fiducia in Dio. La possessione, invece, è la presenza del diavolo nel corpo del posseduto.

La possessione è più impressionante ma l’ossessione è più pericolosa perché ha di mira l’anima dell’uomo affinché perda la grazia santificante. La possessione fa parte del Deposito rivelato. Non può essere messa in dubbio in sé. Nel vangelo si leggono molti casi di possessione, oltre che di tentazione e ossessione (Mc., V, 9; II, 25; III, 12; Mt., IV, 24; X, 8; Lc., X, 17; At., XVI, 18).

La natura della possessione è l’invasione e la presa di possesso da parte del diavolo del corpo di un uomo (chiamato possesso, indemoniato, energumeno) di cui muove gli organi come se fosse il suo corpo.

Affinché vi sia vera possessione sono richiesti due elementi:

  • 1°) presenza del diavolo nel corpo della vittima;
  • 2°) impero dispotico del maligno sul corpo dell’indemoniato.

L’anima resta libera, solo il corpo è posseduto dal diavolo. Infatti solo Dio può penetrare nell’essenza dell’anima e stabilirvi la sua dimora o lo stato di grazia santificante. L’anima dell’indemoniato resta libera, tuttavia il diavolo cerca, mediante la possessione del corpo, di perturbare l’anima e trascinarla indirettamente al peccato.

Nella possessione vi sono:

  • 1°) stati di crisi, con esplosioni violente, in cui il diavolo si scatena mediante bestemmie, atti convulsivi, scatti di ira e di forza sproporzionata, oscenità e volgarità;
  • 2°) stati di calma, durante i quali nulla rivela la presenza del demonio nel corpo del posseduto, sicché si direbbe che se ne sia andato.

I segni della possessione diabolica datici dal Rituale romano (Trattato XI, capp. 1-3, De exorcizandis obsessis a daemonio) sono i seguenti:

  • 1°) non bastano le stranezze del male che affligge il paziente: le bestemmie, le agitazioni convulse, le forze sovrumane, la voce roca, che son tutti segni spiegabili naturalmente come effetti di malattie nervose;
  • 2°) solo dove non vi è spiegazione naturale si è sicuri della presenza del preternaturale; ad esempio parlare con ricchezza di vocaboli una lingua sconosciuta al paziente o capire perfettamente colui che parla una lingua sconosciuta; scoprire le cose occulte (i segreti dei cuori) o distanti e non visibili ai presenti.

Le forze sovrumane si possono spiegare con la malattia nervosa che decuplica la forza dell’ammalato. L’orrore delle cose sante, come l’acqua benedetta, potrebbe essere una reazione dell’ammalato al fatto che gli si spruzzi acqua contro o gli si imponga una stola o lo si obblighi a baciare un crocifisso e potrebbero essere reazioni patologiche e non forzatamente demoniache.

Le cause della possessione diabolica sono le seguenti:

  • 1°) normalmente sono coloro che vivono in peccato grave ad essere posseduti, ma vi sono le eccezioni (padre Surin, le suore Orsoline di Loudun, e Suor Maria Crocifissa) e in tal caso la possessione è una purificazione umiliante che Dio permette per la santificazione dell’anima,
  • 2°) il castigo per il peccato è la causa più comune. Specialmente per i peccati di superstizione, come frequentare sedute spiritiche, darsi a pratiche magiche o esoteriche, assistere a messe nere o a riunioni di sette massoniche, sataniche, portare amuleti magici e demoniaci.

I rimedi sono soprattutto:

  • 1°) la confessione sacramentale ben fatta e generale;
  • 2°) la santa comunione dopo previa confessione;
  • 3°) la preghiera e il digiuno;
  • 4°) i sacramentali, specialmente il segno della croce, l’acqua benedetta e la medaglia di S. Benedetto che contiene incisa una forma di esorcismo.

Gli esorcismi sono molteplici:

  • 1°) il piccolo o semplice esorcismo composto da Leone XIII e prescritto dal Rituale romano (Titolo XI, cap. 3), che può essere recitato da un sacerdote in nome della Chiesa (ed anche da un laico privatamente e non in nome della Chiesa) in grazia di Dio, per combattere le ossessioni e non fisicamente e direttamente su un posseduto presente;
  • 2°) l’esorcismo solenne o maggiore, che si trova anch’esso nel Rituale romano (Titolo XI, cap. 1-2) e risale nella sua sostanza al IV-V secolo mentre la forma quasi definitiva rimonta alla fine dell’VIII secolo con Alcuino; questo esorcismo solenne è riservato ad un sacerdote scelto dal vescovo come esorcista ufficiale della diocesi, egli lo pronuncia su un posseduto fisicamente presente e deve essere fatto in chiesa o in una cappella; solo per motivi eccezionali si può fare in una casa privata e l’esorcista deve essere accompagnato da uomini sani e robusti.

Non sempre l’esorcismo libera immediatamente il posseduto perché non è un sacramento che agisce ex opere operato (di per sé), ma è un sacramentale che agisce ex opere operantis (per i meriti del ministro), ma produce degli effetti salutari, come attenuare le forze del demonio.

Se si nega l’esistenza del diavolo, si nega anche il culto che gli viene prestato. Oggi la vittoria più pericolosa di satana è quella di aver scosso la Fede cattolica sulla sua esistenza reale. Non meno perniciosa è la superstizione opposta, ossia il culto prestato a satana quale “divinità” malvagia da conciliarsi e servire per i propri tornaconti personali (onori, ricchezze e piaceri).

Gli gnostici antichi avevano identificato satana col serpente del paradiso terrestre (Ireneo, Adv. haer., I, 24; Tertulliano, Praescr., 47), che viene esaltato per aver rivendicato i “diritti dell’uomo” rivelando ad Adamo la conoscenza o gnosi del bene e del male, insegnandogli la rivolta ai comandamenti di Dio.

Per gli gnostici Cainiti (cfr. Ireneo, ivi, I, 31) i veri liberatori sono i grandi ribelli che si son eretti contro Dio: Caino, Esaù, gli abitanti di Sodoma e soprattutto Giuda che ha liberato l’umanità da Gesù. Pertanto non ci si deve meravigliare per la riabilitazione recente della figura dell’Iscariote fatta dal cinema e sinanco da alcuni “neo-esegeti”. Monsignor Antonino Romeo ci spiega come «il culto di satana si concentra nelle messe nere […], che ricordano formule e riti massonici. […] Covo segreto di satanismo è certamente la massoneria, la quale eredita fede e costumi dello gnosticismo cainita». La massoneria, ispirata dal giudaismo talmudico, è la contro-chiesa universale che da oltre duecento anni pianifica gli avvenimenti politici, economici e militari, dai quali dipendono le sorti dei popoli. Si constata nella storia della modernità «una direttiva di marcia costante, che tende al ‘progresso’ incontrollabile, alla religione della natura, esclusa ogni religione o morale positiva.

La lotta è condotta soprattutto contro il cattolicesimo, caduto il quale il cristianesimo non sarà più che un simbolo o un ricordo». I suppositi principali e preferiti di satana sono il giudaismo anticristiano (“voi che avete per padre il diavolo”, Io., VIII, 42), il quale a sua volta ha ispirato quasi tutte le sette e le eresie anticristiane.

La rivolta satanica consiste nella affermazione eroica dell’Io, difeso nella sua assoluta integrità. Monsignor Antonino Romeo scriveva: «persino alcuni teologi cattolici, per adulare la volontà o libertà umana non più rispecchiante quella divina, osano accarezzare il ‘rischio del peccato’ […], in una posa di ‘rischio’ mortale, che ha molti contatti col ‘titanismo’ odierno». Il marxismo, secondo cui “Dio è il male”, è una delle forme moderne del satanismo rivoluzionario, come pure il nichilismo filosofico post-moderno, che vorrebbe distruggere la morale, l’intelletto umano e l’essere per partecipazione il quale rimanda all’Essere per essenza.

Conclusione

Di qui la necessità di studiare a fondo l’opera di padre Paolo Calliari che raccomando ad ogni buon cristiano soprattutto in questi giorni in cui come hanno scritto il padre Alfonso Ratisbonne e il cardinale Alfredo Ottaviani:

“Quel che temo, in questi tempi, è più una seduzione che una persecuzione. I nemici della Chiesa, oggi, si credono e si dicono cristiani, ma favoriscono l’eresia e lo scisma. Ciò che li rende molto pericolosi è la generale debolezza della fede presso i cattolici, l’amore sregolato dei piaceri mondani, la licenza immorale generalizzata. La maggior parte dei cristiani è cristiana solo di nome. Gesù non è conosciuto né amato soprannaturalmente. Quindi mi sembra necessario che per guarire una società così gravemente ammalata Dio castigherà duramente, ma assieme misericordiosamente: infatti Dio colpisce soprattutto per guarire”.

“Maria ai nostri tempi: la Società moderna è travagliata da una febbre di rinnovamento che fa paura ed è infestata da uomini che si prevalgono di tanta nostra sofferenza per costruirvi l’impero dei loro arbìtrii, la tirannide dei loro vizi, il nido delle lussurie e delle rapine. Mai il male ha assunto caratteristiche tanto vaste e apocalittiche, mai abbiam conosciuto altrettanto pericolo. Da un’ora all’altra noi possiamo perdere non la vita soltanto, ma tutta la civiltà e ogni speranza. Sembra che anche a noi il Signore dica ‘non è ancor giunta la mia ora ’, ma l’Immacolata, la Madre di Dio, la Vergine che è l’immagine e la tutela della Chiesa, Essa ci ha dato, già a Cana, la prova di saper e poter ottenere l’anticipo dell’ora di Dio. E noi abbiamo bisogno che quest’ora venga presto, venga anticipata, venga resa immediata, poiché quasi potremmo dire: ‘O Madre, noi non ne possiamo più! ’. Per i nostri peccati noi meritiamo gli ultimi eccidi, le più spietate esecuzioni. Noi abbiamo cacciato il suo Figlio dalle scuole e dalle officine, dai campi e dalle città, dalle vie e dalle case. L’abbiam cacciato dalle stesse chiese, abbiamo preferito Barabba. È veramente l’ora di Barabba […]. Con tutto ciò, fiduciosi in Maria, sentiamo che è l’ora di Gesù, l’ora della redenzione […]. Dica Maria, come a Cana: ‘Non hanno più vino ’; e lo dica con la stessa potenza d’intercessione e, se Egli esita, se si nega, vinca le sue esitazioni come vince, per materna pietà, le nostre indegnità. Sia Madre pietosa a noi, Madre imperiosa a Lui. Acceleri l’ora sua, che è l’ora nostra. Non ne possiamo più, o Maria. L’umana generazione perisce, se tu non ti muovi. Parla per noi, o silenziosa, parla per noi, o Maria!”.

d. Curzio Nitoglia

23/5/2015

http://doncurzionitoglia.net/2015/06/03/trattato-demonologia-calliari/

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