[Apocalisse 5°] ~ Breve Commento al Cuore dell’Apocalisse: Capitolo XX [prima parte]

apoc-5

[Apocalisse 5°]

COMMENTO AL CAPITOLO XX

Prima parte (vv. 1-10)

Disfatta definitiva del dragone – il dragone viene legato per mille anni e poi è precipitato nell’inferno

Dopo aver parlato della rovina di Babilonia, della grande meretrice, dell’anticristo e del suo falso profeta (cap. XIX), S. Giovanni passa ora a parlare della disfatta completa di satana ossia del dragone rosso, del Giudizio universale, della fine del mondo e dell’entrata nell’eternità.

Landucci commenta: “nel capitolo XVIII è stato descritto l’annientamento di Babilonia e nel capitolo XIX quello dell’anticristo, del falso profeta e di tutti i loro seguaci, che sono le manifestazioni umane del male diabolico e anticristico. In questo capitolo XX è presentato il crollo stesso di satana in una grandiosa ricapitolazione, che abbraccia tutta la storia della Chiesa sino al Giudizio universale. Aristotele chiamò catastrofe o spiegazione ricapitolativa l’ultima scena della tragedia greca, quella che scioglie il bandolo della matassa o il groviglio dei fatti; nel dramma dell’Apocalisse, siamo ora giunti a tale punto conclusivo: il crollo totale del mondo del peccato, a cui seguirà la Visione beatifica del paradiso (capp. XXI-XXII)” (Commento all’Apocalisse, cit., p. 213, nota 1).

Babilonia___

Il capitolo XX segna l’epilogo del cuore dell’Apocalisse (capp. XI-XIII; XIX-XX). Il diavolo è sconfitto, Cristo ha trionfato, la Chiesa, nonostante le molteplici persecuzioni, è salva come pure i veri cristiani.

L’Apocalisse infonde, così, nei nostri spiriti un messaggio di pace e di sicurezza della vittoria di Dio sul maligno, della Chiesa sulla contro-chiesa o, come la definisce S. Giovanni, “la sinagoga di satana” (Ap., II, 9; III, 9) e dei martiri sui loro carnefici. Se le scene descritte prima della vittoria finale e definitiva (capp. XI-XIX) possono essere cruente e apparirci terrificanti bisogna leggerle alla luce del capitolo XX e della certissima vittoria finale di Dio e dei suoi santi contro le forze del male che li hanno perseguitati durante la loro esistenza terrena e li hanno sconfitti quanto al loro corpo, ma hanno contribuito a glorificarli nella loro anima.

Tuttavia, prima di annunziare e descrivere chiaramente sin nei particolari la sconfitta di satana, l’Apostolo si riallaccia al passato e parla di un certo periodo di tempo in cui il potere del demonio sarebbe stato limitato da Dio (XX, 1-6).

“Vidi un angelo che discendeva dal cielo e aveva la chiave dell’abisso e una grande catena in mano” (v. 1). Padre Sales commenta che l’abisso è l’inferno e la catena è lo strumento di cui si servono gli angeli alla fine del mondo per ridurre e rinchiudere definitivamente il diavolo nell’inferno, dopo che era stato precipitato sulla terra col permesso di tentare gli uomini (Ap., XII, 4), impedendogli, però, con la prima venuta di Gesù di fare tutto il male che vorrebbe (La Sacra Bibbia commentata, cit., p. 673, nota 1). Landucci nota che la “grossa catena” vuol significare un potere superiore a quello, pur notevole, del diavolo (ivi).

“L’angelo afferrò il dragone, il serpente antico, che è il diavolo e satana, e lo legò per mille anni” (v. 2). Giovanni non vuol lasciare spazio all’equivoco ed usa ben quattro termini (“draconem, serpentem antiquum, diabolus, satanas”) per specificare che si tratta del diavolo e mostrarne tutta la malizia.

L’angelo “lega” il diavolo, che è un puro spirito. Quindi la legatura di satana va interpretata come una “limitazione del potere” (Sales, cit., p. 673, nota 2) in senso metaforico come le altre parole del versetto precedente (“chiave, catena”) e del seguente (“mille anni”).

I mille anni

“Mille anni” indicano un “numero pieno, rotondo per significare tutto lo spazio di un tempo” (Sales, cit. p. 673, nota 2).

Secondo Landucci è un numero simbolico che indica

“una durata lunghissima ma finita e innumerevole, ossia che non può essere contata in senso matematico. Esso corrisponde a tutta la Nuova Alleanza, che iniziò con la Natività di Gesù e terminerà con la Parusia. Quindi i mille anni simboleggiano la lunga durata e la stabilità della Chiesa di Cristo. Dopo l’Incarnazione del Verbo, in effetti, il diavolo è incatenato, ma non distrutto o rinchiuso definitivamente nell’inferno” (cit., p. 214, nota 3).

Dom De Monléon spiega che

“mediante la sua Passione Gesù ha come garrottato il diavolo, lo ha messo in stato di non nuocere, ma non in senso assoluto; tuttavia ha ristretto le sue capacità infernali senza annullarle completamente come avverrà solo alla fine del mondo. I mille anni significano la durata del tempo sino alla prossimità della fine del mondo, quando l’anticristo regnerà per tre anni e mezzo, poco prima della parusia e della fine del mondo. I mille anni sono da prendersi in senso simbolico e rappresentano il tempo che va dall’Incarnazione, quando il diavolo fu legato alla catena, sino al regno dell’anticristo finale, quando il diavolo scatenato potrà esercitare con la massima libertà il suo potere malefico, che era stato limitato. A partire da questo momento, per tre anni e mezzo, l’anticristo perseguiterà ogni fedele in tutta la terra ” (Le sens mystique de l’Apocalypse, cit., pp. 321-322).

Quanto al fatto che “dopo i mille anni il diavolo deve essere sciolto per poco” (v. 3) non significa, secondo Landucci (cit., p. 215, nota 3), che “sarà ridata a satana, sia pure per poco tempo, tutta la libertà che aveva prima dell’Incarnazione del Verbo. Infatti resterà immutato per sempre il fatto della sua sconfitta finale iniziata potenzialmente con il primo Avvento di Gesù. In quel breve tempo sarà solo permessa a satana una breve, violenta riscossa tentatrice (come avvenne a Giobbe), e ingannatrice, capace di rendere più difficile, ma non impossibile, la vittoria dei fedeli di Dio. Essa conoscerà la sua massima espansione e intensità col regno dell’anticristo finale (cfr. II Tess., II, 3)”.

Il millenarismo ossia il regno dei “mille anni”

Il millenarismo è un errore escatologico nato da una falsa interpretazione del v. 2 del capitolo XX dell’Apocalisse, secondo cui Gesù dovrebbe regnare visibilmente mille anni su questa terra, prima della fine del mondo. Già nel II secolo d. C. Cerinto applicò questa teoria in senso materiale, come godimento di tutti i beni temporali da parte di Israele (ricchezze, potere, trionfo politico), al capitolo XX dell’Apocalisse di san Giovanni.

Tuttavia vi è una forma mitigata di millenarismo, detta anche spirituale, che risale a Papia, il quale, in opposizione a Cerinto, intese il regno millenario in senso spirituale, come un godimento di gioie celesti. Tale forma fu ripresa in maniera più o meno temperata da qualche Padre della Chiesa (S. Ireneo, S. Giustino, S. Girolamo e S. Agostino, i quali poi la rigettarono), prima della sua condanna definitiva. Nel medioevo fu ripresa da Gioacchino da Fiore.

La Chiesa ha condannato anche il millenarismo mitigato (DB 423; S. Uffizio, Decreto del 21 giugno 1944, AAS, n. 36, 1944, p. 212; Decreto del 20 luglio 1950); mentre quello in senso carnale, di origine giudaica e apocalittica, fu rigettato sin da subito come opposto al Vangelo e dunque ereticale. Le venute di Cristo in terra sono solo due: la prima 2000 anni fa nella sua Natività, la seconda nel Giudizio universale alla fine del mondo.

Non ve ne è quindi una terza con un regno millenario temporale o spirituale (Mt., XVI, 27): Gesù tornerà sulla terra solo per giudicare “i vivi e i morti”.

Quindi il millenarismo mitigato viene comunemente reputato dai Dottori ecclesiastici (S. Tommaso d’Aquino, IV Sent., d. 43, q. 1, a. 3, quaestiuncula 1; S. Roberto Bellarmino, De Romano Pontifice, lib. III, cap. 17) come temerario ed erroneo. Secondo la retta dottrina cristiana nel regno di Dio in terra (Antico e Nuovo Testamento) vi saranno sempre delle sofferenze ed imperfezioni umane legate al peccato originale e la Chiesa sarà sempre perseguitata.

Anche Landucci commenta:

“Dall’infondata interpretazione di questi mille anni è sorto l’errore dei millenaristi, che attendevano, prima della fine del mondo, su questa terra, un periodo millenario in senso stretto di trionfo totale di Cristo e della Chiesa sul male fisico e morale, senza più lotte, sofferenze e persecuzioni” (cit., p. 214, nota 3).

Pure dom De Monleon affronta questo problema e lo confuta alla stessa maniera (cit., pp. 325-327).
Mons. Antonino Romeo (La Sacra Bibbia, cit., p. 843, nota 1) osserva che con la prima venuta di Cristo

“di fatto molti uomini rimangono estranei all’influsso salvatore di Cristo e quindi soggiacciono alla seduzione di satana. Non è ancora la soppressione totale e definitiva del potere di satana. La sua riduzione ad una certa impotenza relativa dura ‘mille anni’. Questo numero simboleggia una lunghissima data, che va dalla prima venuta di Cristo, quale Redentore, alla seconda o parusia, quale Giudice. I ‘mille anni’ quindi abbracciano quasi tutta la durata della Chiesa militante sulla terra, sin quasi alla fine del mondo, poco prima della quale satana sarà sciolto e si scatenerà per poco tempo”.

Mons. Romeo interpreta i tre anni e mezzo (42 mesi, 1260 giorni) in senso simbolico analogamente ai mille anni: “Mille alla stabilità, tre e mezzo alla precarietà” (ivi).

San Tommaso d’Aquino confuta mirabilmente l’errore millenarista (sistematizzato da Gioacchino da Fiore e dalla sua scuola). Nella Somma Teologica dimostra che la Nuova Alleanza durerà sino alla fine del mondo e non sarà soppiantata da un “regno millenario” (S. Th., I-II, q.106, a.4). Infatti, la Nuova Alleanza è succeduta alla Vecchia come il più perfetto al meno perfetto. Ora, nello stato della vita umana in questo mondo, nulla può essere più perfetto di Cristo e della Nuova Legge, poiché qualcosa è perfetto in quanto si avvicina al suo fine. Ora, Cristo ci introduce – grazie alla sua Incarnazione e morte – in Cielo. Quindi, non vi può essere – su questa terra – nulla (il regno millenario) di più perfetto di Gesù e della sua Chiesa.

Lo Spirito Santo, come perfezionatore dell’opera della Redenzione di Cristo, è inviato proprio da Cristo per confessare Cristo stesso, che ha promesso formalmente ai suoi Apostoli: “Lo Spirito Santo che Io vi manderò, procedendo dal Padre, renderà testimonianza di Me”. Quindi, il Paraclito non è l’iniziatore di una terza èra millenaria, ma testimonia e spiega Cristo agli uomini e li rafforza per poterlo imitare. Onde, dopo l’Antica e la Nuova Legge, su questa terra non vi sarà una terza Alleanza di “mille anni”, ma il terzo stato sarà quello dell’eternità, sempre felice nel Cielo o sempre infelice nell’Inferno.

Gioacchino erra nel trasportare la realtà ultramondana o eterna su questa terra. Il Regno, di cui parla l’abate da Fiore, non riguarda questo mondo, ma l’aldilà. Infatti lo Spirito Santo ha spiegato agli Apostoli, (il giorno di Pentecoste, del 33 d.C.), tutta la verità che Cristo aveva predicato e che loro non avevano ancora capito appieno. Il Paraclito non deve insegnare una nuovissima Legge o un altro Vangelo più spirituale di quello di Cristo, ma deve solo illuminare e dar forza per ben conoscere e ben vivere la dottrina cristiana, che ha perfezionata quella mosaica (S. Th., I-II, q.106, a.4). Inoltre la Vecchia Legge non fu solo del Padre, ma anche del Figlio (raffigurato e prefigurato da Mosè); come pure la Nuova Legge non fu solo del Figlio, ma anche dello Spirito promesso e inviato da Cristo ai suoi Apostoli. La Legge di Cristo è la Grazia dello Spirito Santo, che illumina, vivifica e irrobustisce per potere osservare La Legge divina come già nell’Antico Testamento illuminava e corroborava i Patriarchi e i Profeti, i quali, pur vivendo sotto la Vecchia Legge, avevano già lo spirito della Nuova e la vivevano eroicamente.

Quando Gesù insegna agli Apostoli che “Il Regno dei Cieli è vicino”, non si riferisce – spiega san Tommaso – solo alla distruzione di Gerusalemme, come termine definitivo della Vecchia Alleanza e inizio formale della Nuova, ma anche alla fine del mondo (S. Th., I-II, q.6, a.4, ad 4; III, q.34, a.1, ad 1; III, q.7, a.4, ad 3-4). Infatti il Vangelo di Cristo è la ‘Buona Novella’ del Regno (ancora imperfetto), della ‘Chiesa militante’ su questa terra e del Regno (oramai e per sempre perfetto) della ‘Chiesa trionfante’ nei Cieli.

Inoltre, nel Commento a Matteo sul discorso escatologico di Gesù (XXIV, 36), san Tommaso postilla:

“Qualcuno potrebbe credere che questo discorso di Cristo riguardi solo la fine di Gerusalemme…; però sarebbe un grosso errore riferire tutto quanto è stato detto solo alla distruzione della Città santa e quindi la spiegazione è diversa, … cioè che tutti gli uomini e i fedeli in Cristo sono una sola generazione e che il genere umano e la fede cristiana dureranno sino alla fine del mondo” (Expos. In Matth. c. XXIV, 34).

L’Angelico si basa su tale testo per confutare l’errore gioachimita, secondo il quale la Nuova alleanza o la Chiesa di Cristo non durerà sino alla fine di tempi; egli riprende l’insegnamento patristico (specialmente del Crisostomo e di s. Gregorio Magno) e lo sviluppa anche nella Somma Teologica (I-II, q.106, a.4, sed contra). Perciò il cristianesimo durerà sino alla fine del mondo non ci sarà bisogno di una ‘terza Alleanza pneumatica e millenaria’, ma la Chiesa di Cristo è il Regno del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, per cui non occorre sognare il rimpiazzamento del cristianesimo, basta solo viverlo sempre più intensamente.

Quindi (cfr. Sales, cit., p. 673, nota 2), secondo l’Apocalisse correttamente letta, i “mille anni” rappresentano lo spazio di tempo cha va dalla prima alla seconda venuta di Gesù (S. Aug., De civ. Dei, lib. XXX, cap. 7 ss.; S. Greg. Magnus, Moralia, lib. IV, cap. 1; S. Gir., In Is., XVII, 60). Infatti con l’Incarnazione del Verbo il potere del diavolo è stato notevolmente ridimensionato, benché sino alla fine del mondo egli possa continuare a tentare gli uomini (Mt., IX, 13; Lc., X, 18).

Inoltre p. Marco Sales (cit., p. 674, nota 4) specifica che il millenarismo, nato dalla cattiva lettura del capitolo XX dell’Apocalisse, è un errore teologico secondo cui – dopo la sconfitta dell’anticristo finale e prima del Giudizio universale – per mille anni, in senso stretto e matematico, vi sarà un regno di Cristo e dei suoi santi risorti su questa stessa terra.

Terminati questi mille anni, vi sarebbero stati il Giudizio universale, la resurrezione dei morti e la fine del mondo. Alcuni scrittori ecclesiastici (Tertulliano e Lattanzio) e persino qualche Padre ecclesiastico (S. Ireneo e S. Giustino) seguirono il millenarismo spirituae come semplice opinione e non come sentenza certa, ma vi apportarono delle restrizioni. Tuttavia la maggior parte dei Padri con consenso moralmente unanime si mostrò contraria a questa dottrina. S. Girolamo e S. Agostino che inizialmente la avevano abbracciata, la ripudiarono nella loro maturità.

Il dragone è precipitato definitivamente nell’inferno

Poi il Libro sacro riprende la profezia: l’angelo “sprofondò il drago nell’abisso e lo chiuse a sigillo affinché non seduca le nazioni sino a che siano compiuti i mille anni dopo i quali deve essere sciolto per un po’ di tempo” (v. 3).

L’Apostolo Giovanni usa tre espressioni molto forti (“sprofondare, chiudere, sigillare”) per “indicare la limitazione del potere del diavolo, che essendo legato non può sfogare tutta la sua ira contro i fedeli e la Chiesa” (Sales, cit. p. 673, nota 3).

Tuttavia, compiuti i “mille anni”, il diavolo sarà sciolto per un po’ di tempo ed allora, durante la grande apostasia (II Tess., II, 3) e il regno dell’anticristo (Ap., XI-XIII), “uscirà fuori con grande ira e muoverà guerra alla Chiesa di Dio” (Sales, cit., p. 673, nota 3).

L’Apostolo continua:

“Vidi dei troni, e sederono su questi, e fu dato ad essi di giudicare, e le anime di quelli che furono decollati a causa della testimonianza di Gesù, e quelli i quali non adorarono la bestia, né la sua immagine, né ricevettero il suo carattere sulla fronte o sulle loro mani, e vissero e regnarono con Cristo per mille anni” (vv. 4-5).

I versetti da 4 a 6 sono di difficile interpretazione (Sales, cit., p. 673, nota 4).
Secondo la lettura più comune essi ci mostrano quale sarà la sorte dei fedeli amici di Dio, elevati in cielo in contrapposizione all’inabissamento del diavolo nell’inferno.

“I troni” rappresentano i seggi del cielo destinati alle anime dei martiri e dei santi prima della resurrezione dei corpi, le quali regnano in cielo dopo la loro morte e partecipano al Giudizio universale assieme a Gesù sommo Giudice (Mt., XIX, 28; I Cor., VI, 2 ss.).

La parola “bestia” normalmente designa l’anticristo finale, ma qui è evidente che in senso stretto essa si riferisce a satana poiché l’anticristo apparirà solo verso la fine del mondo, mentre qui si parla dei santi e dei martiri di tutte le epoche. Inoltre in tutte le ere vi sono gli anticristi iniziali o i precursori dell’anticristo finale. Quindi in senso largo si può dire che i fedeli di tutte le epoche non hanno adorato la “bestia” o l’anticristo finale e venturo nella persona dei suoi precursori già venuti e soprattutto nella persona demoniaca del suo capo e ispiratore che è satana (Sales, cit., p. 674, nota 4). Questi santi regneranno con Cristo in cielo “per mille anni”, vale a dire “per i secoli dei secoli” (A. Romeo, cit., p. 844, nota 4).

Al versetto 5 l’Apocalisse ci rivela che “gli altri morti poi non vissero, fintantoché siano compiuti i mille anni”. Padre Sales commenta: “i peccatori morti in disgrazia di Dio, ossia morti non solo quanto al corpo, ma anche quanto all’anima, non vissero, cioè non ebbero parte alla vita eternamente beata nel paradiso” (cit., p. 674, nota 5).

Poi il Libro sacro continua:

“Beato e santo chi ha parte alla prima resurrezione: sopra di questi non ha potere la seconda morte” (v. 5).

Chi muore in grazia di Dio non soffre la seconda morte, ossia quella dell’anima con la conseguente dannazione eterna.

Al versetto 7 l’Apostolo riprende il tema dei mille anni di incatenamento di satana e del successivo scatenamento. Quindi introduce il tema dell’ultima battaglia tra Dio e satana e della sua sconfitta:

“compiuti i mille anni satana sarà sciolto e uscirà dalla sua prigione e sedurrà le nazioni dei quattro angoli della terra – Gog e Magog – e le radunerà in battaglia, il numero delle quali è come la sabbia del mare”.

Padre Sales commenta:

“si assiste alla formazione del regno dell’anticristo, in qualsiasi luogo della terra. Gog e Magog son due nomi simbolici tratti dal profeta Ezechiele (XXXVIII, 2 ss.), il quale annunziò che alla fine dei tempi Gog, re di Magog, alla testa di uno sterminato esercito composto da tutte le nazioni, muoverà guerra al popolo di Dio, ma sarà sconfitto. Quindi Gog e Magog rappresentano i poteri e le genti empie, che verso la fine del mondo cospireranno contro la Chiesa, che è il vero popolo di Dio e il vero Israele. La Chiesa è sempre combattuta, ma verso la fine del mondo, con l’aiuto dell’anticristo, si tenterà l’attacco finale contro di essa” (cit., p. 675, nota 7).

Landucci annota:

“Gog e Magog, che significano “tenebre” e “terra delle tenebre”, sono due nomi simbolici, tratti dalla lunga profezia di Daniele ai capitoli 38 e 39, i quali rappresentano qui le genti di tutta la terra, che saranno state sedotte e adunate per l’ultima battaglia contro la Chiesa di Cristo. L’invasore nemico di Dio – satana, l’anticristo e il suo falso profeta – subirà una clamorosa sconfitta. Le masse sedotte e adunate da satana e dall’anticristo verso la fine del mondo per combattere contro la Chiesa saranno numerose come la sabbia del mare che non si può contare. Gesù stesso lo annunziò con la sua domanda: ‘il Figlio dell’uomo troverà la fede sulla terra?’ (Lc., XVIII, 8). Ma il gran numero dei nemici servirà solo a rendere più smagliante la vittoria di Dio e della sua Chiesa” (cit., p. 219, nota 8).

Un fuoco spedito dal Signore

Tuttavia a questo ultimo formidabile attacco, guidato dall’anticristo, corrrisponde “un fuoco spedito dal Signore, che divorò tutte le empie genti: e il diavolo che le seduceva fu gettato in uno stagno di fuoco e di zolfo, dove anche la bestia e il falso profeta saranno tormentati di notte e di giorno per i secoli dei secoli” (vv. 9-10).

Sales commenta:

“Dio interviene direttamente e senza che abbia luogo alcuna guerra umana riduce al nulla tutta la forza dei nemici della sua Chiesa. Il diavolo, l’anticristo e i falsi profeti saranno egualmente gettati nel fuoco dell’inferno per tutta l’eternità e così Gesù ha riportato la vittoria completa sopra di essi e i loro seguaci” (cit., p. 675, nota 9).

Landucci commenta:

“non è descritta nessuna battaglia e nessun attacco dell’esercito di satana e dell’anticristo, come pure nessun contrattacco da parte degli assediati (i fedeli). Ma è presentato soltanto uno stravolgente intervento di Dio: un fuoco celeste che divora tutto l’esercito nemico, proprio come cadde il fuoco su Sodoma e Gomorra (Gen., XIX, 24; Mt., XI, 23) e così sarà sulla simbolica Babilonia. Non si parla di contrattacco dei fedeli poiché l’esercito di satana è talmente potente che solo l’Onnipotenza divina può vincerlo e in questo caso si richiede un intervento divino diretto e straordinario” (cit., p. 220, nota 9).

Come non collegare tale previsione ai tristissimi giorni nostri? Umanamente parlando la lotta tra la contro-chiesa e i fedeli della Chiesa di Cristo è sproporzionata.

“Le porte degli inferi” hanno raggiunto una profondità, un’espansione ed un parossismo di sovvertimento intellettuale, morale e spirituale che nessuna forza umana potrebbe resistere loro.

Dom De Monléon ne dà un’interpretazione simile, ma più mistica e simbolica:

“Gog significa ‘ciò che nasconde’ e rappresenta gli uomini carnali apertamente avversi a Dio, mentre Magog significa ‘ciò che sta nascosto sotto qualcosa’ e rappresenta satana e i sui seguaci segreti, le forze occulte della sovversione e della guerra contro Dio, che getteranno la maschera nel momento dell’ultimo assalto, in cui si troveranno fianco a fianco tutti i nemici della Chiesa: quelli che lottano alla luce del sole e quelli che lottano nelle tenebre” (Le sens mystique de l’Apocalypse, cit., p. 330).

A partire dal versetto 11° l’Apostolo e Profeta descrive il Giudizio universale eseguito da Gesù assiso su un “trono candido”. Siccome la materia comincia a diventare vasta e profonda mi fermo qui per non tediare il lettore ed in un prossimo articolo commenterò la seconda parte del capitolo XX dal verso 11° al 15°.

d. Curzio Nitoglia

30/12/2014

http://doncurzionitoglia.net/2014/12/30/apocalisse-5-xx-1/

https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2014/12/30/apocalisse-5-xx-1/

~

 

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Apocalisse commenti, Articoli don Curzio, S. Michele, San Giovanni, Tradizione Cattolica e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...