La Resistenza Anti-Modernista: “Tenémose a vista!”

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Giustamente mons. Richard Williamson, nel n. 371 di Commenti Eleison, si attiene al sano realismo ed invita coloro i quali vogliono resistere al neo-modernismo a ritornare alla realtà.

Infatti, soprattutto oggi in campo “tradizionale”, vi sono due tendenze irrealistiche da evitare: 1a) per eccesso, la temerarietà presuntuosa, che vorrebbe schiacciare il modernismo in battaglia aperta, battaglia oggettivamente oramai impari, che solo l’Onnipotenza di Dio può condurre a porto, con la cooperazione dell’uomo, liberamente richiesta da Dio, ma a Lui non assolutamente necessaria; 2a) per difetto, lo scoraggiamento di chi, dopo 50 anni di lotte, si vede umanamente sconfitto e perdente.

Entrambi questi errori hanno in comune la fiducia o sfiducia riposta nell’uomo, mentre l’oggetto della “nostra speranza è solo Gesù Cristo” (San Paolo, II Cor., III, 4). Tutto possiamo con Lui, nulla da noi senza di Lui (“sine Me nihil potestis facere” Vangelo sec. Giovanni).

Innanzitutto non bisogna farsi illusioni (errore per eccesso). Basta ascoltare la storia magistra vitae. Infatti, risalendo indietro, quando i sacerdoti della Diocesi di Campos (in Brasile) di mons. Antonio De Castro Mayer, che pur era un gran teologo ed un valente esperto nel problema del complotto della contro-chiesa, dopo la morte del loro Vescovo, nel 2002, tentarono di “conciliar l’inconciliabile”, ossia di restar fedeli alla Tradizione apostolica e nello stesso tempo di dialogare, in posizione di inferiorità e di arrendevolezza, con i neo-modernisti che hanno occupato i vertici di Roma dal 1958 (morte di Pio XII), illudendosi di non essere fagocitati da un nemico così potente e diabolico, che è riuscito ad infiltrarsi nella Chiesa universale, a darne la scalata, ad occuparne i posti chiave ed il vertice (da Giovanni XXIII sino a Francesco I), si pensava che almeno una metà di loro avrebbero rifiutato “la trappola della mano tesa” dal “modernismo dal volto umano” dell’allora card. Joseph Ratzinger. Invece tutti i sacerdoti caddero nella trappola. Kyrie, eleison! … “qui reputat se stare caveat ne cadat”. Miserere nostri Domine!

Inoltre oggi (2013-2014) sono in “dialogo forzato” o sotto inchiesta da parte del “modernismo dal volto disumano” di Francesco I:

  • 1°) i valorosi kolbiani Francescani dell’Immacolata, i quali pur tra tante sofferenze hanno capitolato; come pure
  • 2°) l’Istituto del Buon Pastore (del quale solo due sacerdoti e due seminaristi hanno rifiutato di firmare il  “protocollo capestro” circa la piena ortodossia del Concilio Vaticano II e del Novus Ordo Missae). ancora Kyrie, eleison! … “qui reputat se stare caveat ne cadat”. Miserere nostri Domine!
  • Ora sta toccando 3°) all’Istituto di Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote e 4°) alla Fraternità San Pietro. Cosa succederà? ci si augura una forte resistenza, ma si può temere un grande cedimento. Sempre Kyrie, eleison! … “qui reputat se stare caveat ne cadat”. Miserere nostri Domine!Tuttavia, bisogna evitare l’errore per difetto (lo scoraggiamento, quasi tutto dipenda da noi). Infatti “Dio non muore” (Garcia Moreno) e “non muta” (S. Giacomo). Anzi “non casca foglia che  Dio non voglia”.

Dio stesso ha voluto permettere la crisi neomodernista e l’infiltrazione del modernismo all’interno e al vertice della Chiesa universale, alla quale soltanto è stata promessa l’indefettibilità,  come la SS. Trinità ha decretato la Passione del Verbo Incarnato, l’abbandono apparente di Dio Figlio anche da parte di Dio Padre ed ha voluto permettere la fuga “collegiale” degli Apostoli “cum Petro et sub Petro”.

Ma perché tutto ciò, “chiede l’argilla al vasaio” (S. Paolo)? È semplice in sé, ma misterioso quanto a noi. Perché Dio agisce così, ossia Egli trionfa mediante le sconfitte. “Regnavit a ligno Deus”. Egli ha voluto, umanamente, essere sconfitto per risorgere e redimere il genere umano. Lo scoraggiamento è il dorso della stessa medaglia che è l’orgoglio, la quale nella faccia rappresenta l’ardimento sentimentalistico e titanico.

Anche noi come i farisei, i sadducei e gli zeloti (“Templum Domini, Templum Domini, Templum Domini est”) sogniamo un Messia militante e vittorioso, che schiacci immediatamente sotto i suoi piedi tutti i suoi nemici? Se è così correggiamoci.

La storia sacra (Antico e Nuovo Testamento) e quella della Chiesa post-apostolica ci insegnano il contrario. Quante sconfitte, quante defezioni, quante umiliazioni. Eppure Cristo ha finito sempre col trionfare dei suoi nemici, ribaltando la situazione e trasformando la sconfitta umana in vittoria divina. Il card. Consalvi disse a Napoleone Bonaparte, che voleva distruggere la Chiesa ed aveva arrestato il Papa: “Maestà, lasci perdere, non ci riuscirà. Pensi, non ci siam riusciti neppure noi preti, che ci lavoriamo da 1. 800 anni, a distruggerla…”.

Dio non ha bisogno di noi, di nessun Istituto ecclesiastico, per vincere. Tuttavia vuol, liberamente e gratuitamente, domandare la nostra cooperazione, la quale sarà utile solo se sapremo, con Maria, dire “fiat” malgrado il nostro “nulla / humilitatem” per far trionfare la Chiesa universale, che è il suo “Corpo mistico” e che deve come il Capo essere “coronata di spine” e trattata da “Re di burla” prima di risorgere e uscire dal Sepolcro.

Impariamo dalla situazione presente a toccar con mano quel che siamo realmente:  “una piaga dalla quale sono usciti tanta miseria e tanti peccati” (S. Ignazio da Loyola). L’umiltà non è connaturale all’uomo. Essa nasce solo dalle umiliazioni subite, dalle sconfitte, dalle perdite, dalla miseria costatata, ma che si raccomanda alla Misericordia, senza scoraggiarsi alla vista dei propri difetti e deficienze, la quale per poter agire ha “bisogno” delle nostre “miserie”, infatti senza miseria non ci sarebbe l’azione della Misericordia.
La Madonna Santissima è Colei che schiaccerà il capo del Serpente infernale  (“Ipsa cònteret caput tuum!”) proprio perché Dio “respexit humilitatem ancillae suae / il nulla della sua schiava”.

Se vogliamo vincere la “sinagoga di satana” (Apoc., II, 9), dobbiamo metterci dalla parte dei perdenti (umanamente), ai piedi della Croce, “nudi con Cristo nudo” (Imitazione di Cristo). Se sogniamo di vincere come gli zeloti, affrontando “Roma”, saremo schiacciati come loro (70-130 d. C.), non per nulla “Roma doma!” e tutti “i conquistatori di Roma sono stati da essa conquistati”, Roma ha rimpiazzato Gerusalemme come il Nuovo Testamento ha rimpiazzato il Vecchio, Roma è la Città Santa della Nuova ed Eterna Alleanza. Purtroppo la storia è la maestra più in-ascoltata dall’uomo, che spesso è, de facto non de jure, l’animale più ir-razionale.

Non ripetiamo e perpetuiamo l’errore del modernismo: metter l’uomo (ossia noi o l’Ego) al Centro di tutto. È stato l’errore di Lucifero, di Adamo, dei contemporanei di Noè, degli abitanti di Babele, di Sodoma, dei farisei e della modernità (“Cogito ergo sum”): l’antropocentrismo. Ma le litanie del S. Cuore di Gesù ci insegnano: “Cor Jesu, rex et centrum omnium cordium”. Il Centro è Lui, non siamo noi uomini e neppure i “tradizionalisti”. Dio può “trarre un figlio di Abramo, anche da una pietra”, attenzione al “lievito dei farisei” (Vangelo secondo Matteo), presente in ogni uomo dopo il peccato originale, che deve essere da noi mortificato altrimenti ci mortifica.

Ognuno faccia la sua parte, “tenémose a vista!” dicevano i nostri nonni durante la “grande guerra”, ossia non perdiamo il contatto gli uni con gli altri. Ciò non significa dover formare un’unica legione, un unico Istituto, ma ciascuno, restando a fare costantemente quel poco cui Dio lo ha chiamato (“plures mansiones in Domo Dei sunt”), si tenga in contatto spirituale, intellettuale, morale ed amichevolmente soprannaturale con gli altri, anche se le nostre idee non collimano al millimetro. È il proprio delle sétte l’uniformità o l’omologazione totale, evitiamole. Se una mano avesse le 5 dita tutte eguali sarebbe mostruosa, è la diversità che produce l’armonia e la bellezza, la quale fa un tutt’uno col vero e coll’essere (ens et verum/bonum/pulchrum convertuntur”).

Dignare nos laudare te Virgo sacrata, da nobis virtutem contra hostes tuos!

d. Curzio Nitoglia

3/9/2014

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