Dal Libero Spirito al Libertinismo Liberale e Libertario

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DAL LIBERO SPIRITO
AL LIBERTINISMO LIBERALE
E LIBERTARIO

Introduzione

Studiando le radici dell’ideologia neo-liberista ci si imbatte, durante il corso del pensiero umano, in vari movimenti, che sono caratterizzati dall’esaltazione della libertà intesa come fine ultimo ed assoluto e non come mezzo.

In altri articoli ho già trattato il nominalismo di Occam, la Scuola di Oxford, che ha iniziato con Bacone la tradizione empirista anti-scolastica, la quale ha preso piede in Inghilterra ed ha dato nascita al sensismo illuminista britannico del XVIII secolo (Locke, Hume, Berkeley, A. Smith, Bentham, Stuart Mill, Ricardo), diretto antenato del liberalismo filosofico del XIX secolo e del liberismo economico del XX secolo.

Dal libero spirito/pensiero/amore al libertinismo liberale e libertario

In quest’articolo mi soffermo su 1°) il “libero spirito”; 2°) il “libero pensiero”; 3°) il “libertinismo”; 3°) il “libero amore” per giungere infine 4°) al “liberalismo/liberista/libertario”. Vediamoli meglio uno dopo l’altro e scopriremo, così, che il libero/pensiero/amore/spirito ed il libertinismo sono la fonte e l’anima del liberalismo, del liberismo e del neo-conservatorismo statunitense (Burke, Kirk, Popper, Hayek, Mises, Friedman), i quali non hanno nulla a che spartire con la sana ragione, la retta filosofia, la teologia ortodossa, la filosofia politica tradizionale e la divina Rivelazione, contenuta nella Tradizione apostolica e nella S. Scrittura, interpretate dal Magistero ecclesiastico.

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Il libero spirito

Il movimento del “libero spirito” detto anche “spirito di libertà”, oppure “spirito nuovo, spirito alto, spirito d’intelligenza” raggruppa tutti quei movimenti ereticali (germanici, olandesi, belgi e francesi) a sfondo misticoide, che dal XIII al XV secolo sono caratterizzati da uno spiccato panteismo. Secondo essi l’uomo “spirituale, alto e intellettuale” è talmente unito a Dio che qualsiasi cosa faccia non pecca. Quindi tutta l’ascetica, la vera mistica o via unitiva con Dio (mediante l’attuazione abituale e costante dei sette Doni dello Spirito Santo), le pratiche sacramentali non hanno più nessun valore. Si vede, perciò, chiaramente (ma “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere”) come queste eresie abbiano preparato il terreno a Lutero (“pecca fortiter sed fortius crede”), impregnato di nominalismo soggettivista (teorico e morale) occamista e a Nietzsche (“al di là del bene e del male”), padre del nichilismo post-moderno, che ci ha condotti al Sessantotto libertario e libertino. Da tutte queste teorie ne consegue necessariamente una amoralità, specialmente sensuale, parossistica. In Italia la setta dello “spirito di libertà” appare in Umbria agli inizi del Trecento, fondata dal francescano Bentivenga da Gubbio (1319-1332). Secondo fra Bentivenga “Dio è il demonio” e viceversa; teoria che sarà ripresa, non a caso, dal liberale Benedetto Croce: «Satana non è una creatura estranea a Dio, e neppure il ministro di Dio, ma Dio stesso. Se Dio non avesse Satana in sé, sarebbe come un cibo senza sale» (La logica come scienza del concetto puro, Bari, Laterza, 1905, parte I, sezione 1). In Belgio e specialmente a Bruxelles, nel Quattrocento, si formarono i movimenti degli “uomini d’intelligenza”, che praticavano il nudismo e la lussuria più sfrenata (v. “turlupini e “adamiti” di Boemia). Gli hippy, i capelloni, i figli dei fiori degli anni Sessanta del XX secolo non hanno inventato nulla. I liberal/conservatori non possono lamentarsi del Sessantotto, poiché è il loro figlio un po’ più ammodernato quanto ai modi di agire, ma sostanzialmente identico al padre.

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Il libero pensiero

I “liberi pensatori” sono la setta di coloro che rifiutano l’autorità dottrinale e i dogmi del cristianesimo; tale denominazione (liberi pensatori) è apparsa verso la fine del Seicento in Inghilterra. Questo movimento è caratterizzato da un forte razionalismo teorico, che come conseguenza pratica è sfociato nel libertinismo amoralistico francese (v. sotto). Già nell’alto medioevo e soprattutto nel rinascimento italiano, specialmente fiorentino, si incontrano alcuni “liberi pensatori”, che non avevano ancora costituito una setta o un movimento, ma al massimo – soprattutto nella rinascenza – formavano delle accademie filosofiche elitarie ed esoteriche (P. Pomponazzi, G. Bruno, T. Campanella). Il teorico per antonomasia del “libero pensiero” è Baruch Spinoza (1632-1677), dalla sua filosofia si è sviluppato il deismo e l’illuminismo moderato britannico e radicale francese, specialmente quello di Voltaire, che non a caso è uno dei numi tutelari della Scuola austriaca neo-liberista di Hayek e Mises.

Il libertinismo

I “libertini”, chiamati anche “spiriti forti”, sono coloro che esaltano la libertà, intesa come licenza, arbitrio individuale e come un fine ultimo assoluto, oltre e contro ogni regola e limite principalmente morale ed anche dogmatico. Son sorti in Francia (specialmente a Lille e a Rouen) nel 1525-1530. Non per caso nel Settecento i libertini si son alleati e fusi con il movimento economico dell’honnête homme (il borghese), che propugnava la liceità del prestito ad usura ed in questo sono gli ascendenti diretti del liberismo. Contro di essi hanno polemizzato San Luigi Maria Grignion de Montfort e Biagio Pascal.

Alcuni autori dividono il libertinismo in due rami: 1°) i “libertini spirituali” del Cinquecento, secondo i quali (come per Machiavelli) la legge morale va bene per tener tranquilla la massa degli incolti; 2°) i “libertini eruditi” del Seicento, i quali erano impregnati di scetticismo teoretico e morale, (si rifacevano a Pomponazzi e a Giordano Bruno) e professavano una sorta di “marranesimo” anticipando, così, il cripto-modernismo, definito da S. Pio X “foedus clandestinum/società segreta” (motu proprio Sacrorum Antistitum, 1910). Infatti la loro massima era: “foris ut licet, intus ut libet/in pubblico comportati come è conveniente, in privato come vuoi”.

Il libero amore

Il “libero amore” è il movimento che nell’Ottocento propugnava la piena libertà dei rapporti sessuali, svincolata totalmente da ogni regola morale ed anche dalle leggi penali della società civile di allora. I maggiori rappresentanti del “libero amore” sono l’anarchico di sinistra Max Stirner (1806-1856) e il nichilista di “destra” Federico Nietzsche (1844-1900), anche il marxismo (Marx Engels, Lenin) e l’anarco-capitalismo (Mises, Hayek, Nozick, Rothbard, Friedman…) hanno ripreso le teorie del “libero amore”, che son diventate una moda predominante nel 1968, grazie all’apporto teorico e finanziario del freudismo, della “scuola di Francoforte” (Adorno & Marcuse, Horkheimer, Fromm, Benjamin, Pollock, Habermas…) e dello “strutturalismo francese” (Lacan, Lévi-Strauss, Althusser, Foucault, Sartre…) e del Partito Radicale Italiano (Marco Pannella & Emma Bonino…). Il filosofo empirista inglese Bertrand Russell (1872-1970), amico di Hayek e discepolo, in materia logico/semantica pre-strutturalistica, del cugino di quest’ultimo: Ludwig Wittgenstein (1889-1951), nel suo libro Il matrimonio e la morale del 1927 insegna che il libero amore e l’abrogazione del matrimonio verrebbero a costituire un elemento di progresso favorevole allo sviluppo della società civile. Il politico socialista francese Léon Blum (1872-1950) nel suo libro Del matrimonio (tr. it., Torino, 1946) afferma che il libero amore garantisce la possibilità di un’esperienza positiva e utile in vista di un eventuale matrimonio.

I “libertari” ossia gli anarchici (socialisti o liberisti) libertini hanno ripreso queste dottrine e le hanno estese anche al campo economico.

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Dallo gnosticismo millenarista al liberismo

Igor Safarevic ha scandagliato le origini teologicamente ereticali del libertinismo/libertario e liberale/liberista, sia dell’antichità pagana inglese (gnosticismo e manicheismo dal IV secolo a. C. sino al II secolo d. C.), sia soprattutto del cristianesimo eterodosso del medioevo (millenarismo e catarismo) e della riforma protestantica (anabattismo, puritanesimo britannico della prima rivoluzione inglese del 1649).

Il carattere comune di questi movimenti ereticali, che partono già dal manicheismo, dalla cabala e soprattutto dallo gnosticismo “cristiano” del II secolo d. C. ed arrivano alla rivoluzione inglese del 1649 e del 1688 (da cui è nato il neoconservatorismo statunitense), è il rifiuto globale della società vigente e del mondo con i suoi limiti, che non sono sopportabili per gli eretici utopisti e gnostici, i quali pretendono per l’uomo una dignità infinita e per il mondo una perfezione assoluta, scivolando così nel panteismo.

Lo gnosticismo antico è la matrice di tutte le eresie e ideologie libertarie e libertine, mentre il panteismo ne è il loro minimo comun denominatore. Inoltre queste eresie vogliono, utopisticamente e individualisticamente, l’oltrepassamento indolore (anarco/liberismo) della società vigente. Infine vorrebbero costruire già in questo mondo un “nuovo paradiso terrestre” in cui regnino la felicità e la giustizia assolute, trascurando o negando l’al di là.

La dissoluzione dell’uomo, della famiglia e dello Stato mediante il libero amore

L’abolizione della famiglia tramite la comunanza delle mogli e la rottura del legame genitori-figli (v. la “società del libero spirito e del libero amore”) e il benessere materiale al più alto grado (v. il liberismo crematistico o finanziario) sono le conclusioni pratiche cui giungono questi movimenti.

L’anarco/liberalismo è libertario e libertino, vuole le libere unioni, il libero amore, la lotta contro il matrimonio. L’anarchismo/liberale, in breve, propugna la rivolta contro ogni autorità, non solo quella statale, ma anche umana e divina per arrivare all’autonomia assoluta dell’individuo. Il suo motto è: “né Dio, né padrone!”. La sua natura è “l’autonomia dell’individuo e la società senza autorità umana e divina. Data la sua insistenza sul valore primario della libertà, i suoi sostenitori sono spesso definiti libertari o liberali radicali”.

Infatti, per gli anarco/liberisti, ogni autorità che un individuo esercita sull’altro è una diminuzione della dignità assoluta della persona umana. L’anarchismo è una filosofia o ideologia liberale radicale, che sfocia nel libertarismo e nel libertinismo, ossia nella massima dilatazione della libertà, teoretica e morale, dell’individuo secondo ciò che gli pare soggettivisticamente vero, giusto e buono.

I nicolaiti, che nel I secolo d. C. predicavano la comunanza dei beni e delle mogli, e i carpocraziani, che nel II secolo predicavano il libero amore e la salvezza attraverso il peccato considerandosi al di là e al di sopra del bene e del male, sono all’origine del libertinismo moderno.

Nel medioevo i padri dell’anarco/libertarismo liberino moderno, furono i catari e gli albigesi, che si diffusero nell’XI secolo nell’Europa centro occidentale (Francia, Spagna, Italia). Essi insegnavano la inconciliabilità tra la materia (intrinsecamente cattiva) e lo spirito (totalmente buono) perché la prima era creatura del Dio malvagio e il secondo era creatura del Dio buono. Tuttavia da un iniziale teorico rigorismo morale assoluto e radicale essi passarono ad un pratico lassismo libertino sfrenato, considerandosi gli eletti o gli gnostici al di sopra del bene e del male, ai quali tutto, persino e soprattutto il peccato, era non solo permesso ma comandato come mezzo di santificazione, mentre il matrimonio e la procreazione erano considerati assolutamente illeciti.

Nel XII secolo apparvero le due grandi eresie millenaristiche: 1°) quella di Gioacchino da Fiore († 1202), che ripartiva la storia umana in tre ère: la prima della ‘Vecchia Alleanza’ (Dio Padre), soppiantata dalla seconda della ‘Nuova Alleanza’ (Dio Figlio) e la terza èra della ‘Nuovissima Alleanza’ (Dio Spirito Santo), in cui sarebbe sussistita ancora la ‘Chiesa petrina’, sacerdotale e gerarchica, ma sottomessa alla ‘Nuovissima Chiesa’ spirituale dei Profeti/Cavalieri; 2°) quella – meno conosciuta – di Amalrico di Bènes († 1207), che lasciò dietro di sé una forte setta detta degli amalriciani o aumariani, i quali erano più radicali dei gioachimiti e sostenevano la fine della ‘Nuova Alleanza’ e della ‘Chiesa petrina’, sostituite completamente dalla ‘Chiesa pneumatica’ dei “liberi spiriti”.

Amlarico e fedeli furono confutati da S. Tommaso d’Aquino, che rimproverava loro un panteismo assoluto, in cui gli adepti amalriciani divengono come Gesù veri uomini e “veri Dèi”. La loro èra è quella dello Spirito e quindi dell’Amore, ma inteso sia spiritualmente che carnalmente, percui ogni atto fatto per amore, fosse anche il più abominevole moralmente, diventa buono.

Gli amalriciani si facevano chiamare “fratelli del libero spirito” o “liberi spiriti” e praticavano l’incesto, l’omosessualità e adoravano Satana. Dagli amalriciani nacquero i begardi e le beghine, come fenomeni essoterici per gente semplice e di classi non elevate, caratterizzati anche loro dalle dottrine contro la famiglia, la monogamia, la Chiesa e lo Stato.

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Il neoconservatorismo

Nei tempi attuali è nata una forma nuova di post-millenarismo super-ottimistico americanista, che si serve di una “religiosità apocalittica” per diffondere il dominio del sion/americanismo nel mondo intero, coadiuvata e supportata intellettualmente dal neoconservatorismo anglo/americano (Popper, Hayek, Mises, Milton Friedman, Nozick) e dal teo-conservatorismo brasiliano (Plinio Correa de Oliveira & TFP), europeo e specialmente italiano (Marcello Pera, Giuliano Ferrara, “Alleanza Cattolica” con Introvigne, Cantoni, e Respinti e “Lepanto Foundation” di De Mattei, due satelliti della TFP brasiliana).

Il liberalismo moderato (Locke, Hume e Berkeley) e l’anarchismo liberale radicale o mini-archismo (F. A. von Hayek † 1992, L. von Mises † 1973, R. Nozick † 2002, Milton Friedman † 2006) asseriscono che l’Autorità è un male in quanto limita la libertà dell’individuo, ma è un male assolutamente necessario, poiché senza di essa non sarebbe possibile organizzare una convivenza pubblica e civile.

Attenzione! anche lo statalismo esagerato hegeliano di destra (Giovanni Gentile) e di sinistra (Karl Marx) concede allo Stato molto potere, ma sempre per favorire e garantire la massima libertà dell’individuo, che è il “creatore”, il centro e il fine dello Stato (antropocentrismo radicale). Questo è il “peccato originale” della modernità, dal quale derivano due correnti o rami principali: il democratismo liberale (Locke, Hayek, Mises, Milton Friedman, R. Nozick) e il pan-statalismo hobbesiano/hegeliano (Hobbes e Hegel, Marx e Gentile).

Conclusione

Come si vede nulla accade per caso. Il Sessantotto è stato preparato da un processo intellettualmente e moralmente sovversivo, che parte dall’antichità precristiana e dal medioevo per sfociare nell’anarco/liberismo, il quale ci ha condotti al fallimento economico nel 2005 e alla guerra totale nel 2003. È innegabile che Hayek e la Mont Pelérin Society abbiano avuto un ruolo di primissimo piano in questo “Nuovo Dis-ordine Mondialista”, che inizia dagli Usa & da Israele, attraversa le vestigia di quella che era l’Europa (la quale è stata demolita dagli Usa con le due guerre mondiali) e ci porta nel 2014 alle soglie di un conflitto bellico, il quale incendia il Mediterraneo (Libano, Siria, Palestina, Libia) e rischia di espandersi al mondo intero (Russia, Ucraina).

Tutto ciò dovrebbe farci riflettere e condurci ad intraprendere un cammino all’incontrario, ossia ripartire dalla metafisica e dall’etica naturale per giungere a combattere la sovversione intellettuale e morale (comunismo, pan-statismo, anarchismo, liberismo, neo-conservatorimo). Materialmente e politicamente possiamo ben poco, ma chi prega con fede può spostare le montagne “nihil impossibile erit vobis” (Mt., XVII, 20).

Purtroppo la nostra epoca è caratterizzata da una specie di fobia per la metafisica, la quale si incentra sull’essere per essenza e per partecipazione e dalla creatura risale al Creatore, il quale trascende sia lo Stato che l’uomo. Quindi la modernità e il neoliberismo si precludono la possibilità di giungere alla conoscenza della verità, la quale muovendo dall’antichità mosaica e greco-romana, è arrivata sino a noi attraverso la tradizione della scolastica e della filosofia perenne.

Dalla restaurazione della metafisica e del realismo della conoscenza, dipende anche la restaurazione della morale naturale, della filosofia politica ed economica, le quali ci aiutano ad essere veramente uomini, intelligenti e liberi e ci impediscono di farci travolgere dalla marea montante della sovversione neoliberistica e nichilistica, le quali rendono l’uomo simile al bruto, schiavo e determinato dai suoi istinti più bassi.

Sforziamoci di iniziare a risalire la china, che dall’ente per partecipazione giunge all’Ente per essenza, onde poter esclamare col Poeta, che si era smarrito in “una selva selvaggia, aspra e forte”: “e quinci uscimmo a riveder le stelle”.

d. Curzio Nitoglia

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