Recensione al saggio: “Islam, metafisica araba e filosofia moderna ebraica”, di don Curzio NItoglia [Ed. Radio Spada]

il-teologo-arabo

RECENSIONE METAFISICA ARABA
Per capire quel che succede oggi nel medio oriente
e nell’occidente atlantico/sionista

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Prologo

Le Edizioni Radio Spada di Milano hanno appena pubblicato (luglio 2014) il saggio

“Islam, metafisica araba e filosofia moderna ebraica. Per capire quel che succede oggi nel Medio Oriente e nell’Occidente atlantico/sionista”, di Curzio Nitoglia.

Ne faccio un sunto e lo porgo al lettore affinché possa approfondire il problema con lo studio del libro in questione.

Per capire quel che succede oggi nel mondo atlantico/occidentale e nel medio oriente bisogna studiare le principali ramificazioni dell’islam contemporaneo: 1°) il nazionalismo pan-arabo; 2°) l’integralismo qaedista e jiadhista, che affondano le loro radici nel passato remoto (medioevo) e prossimo (Ottocento/Novecento).

Si capisce, allora, che la cultura araba (non la religione islamica, specialmente se interpretata in maniera fondamentalista e fideista, a partire da al-Gazhali, priva di ogni speculazione filosofico/teologica ed esegetica) non è una forma di beduinismo rozzo, grossolano, privo di ogni spessore e profondità (quale al-Gazhali l’ha ridotta) e come è ci comunemente presentata dai mass media occidentali/atlantici “politicamente corretti”.
Infatti sia la cultura umanistico/scientifica (mutuata dall’India e dalla Cina e poi trasmessa all’Europa) che la filosofia aristotelica araba (Avicenna, Averroè) hanno toccato vertici di grande perfezione nel medioevo e poi hanno conosciuto la decadenza filosofica e soprattutto teologico/esegetica con al-Ghazali; decadenza che è divenuta assai forte, ma non ha distrutto completamente la rinascita della cultura araba non prettamente teologica, la quale è stata portata avanti dal nazionalismo sociale pan-arabista nell’Ottocento e nella prima metà del Novecento, la quale, soprattutto attualmente, è avversata dall’integralismo qaedista, cresciuto dopo la seconda metà del Novecento e foraggiato dagli Usa, da Israele e dai Sauditi, in maniera apparentemente paradossale.

Nel medioevo la metafisica tomistica, studiando Aristotele, ha dovuto confrontarsi con quella araba, l’ha purgata dai suoi difetti razionalistici e l’ha perfezionata con la dottrina dell’essere come atto ultimo di ogni essenza, la quale supera lo stesso Aristotele fermatosi alla sola essenza senza giungere al suo completamento che è l’atto di essere.

Ora, la filosofia dell’occidente moderno e atlantico, che è il fondamento teorico della politica neoconservatrice statunitense, è l’illuminismo o l’empirismo anglo/americano più moderato di quello francese, ma egualmente ammalato – in maniera remota – di nominalismo e – in maniera prossima – di agnosticismo, che secondo S. Pio X è “il male del mondo moderno” e sta alla base del modernismo teologico.

Quindi L’empirismo è radicalmente opposto alla sana filosofia e alla teologia scolastica, mentre la metafisica araba medievale era solo imperfetta rispetto ad essa, ma non contrapposta a lei.

Infine

  • 1°) se si studia la metafisica ebraica medievale (specialmente di rabbi Mosè Maimonide), che nonostante alcuni sani principi metafisici mutuati da Aristotele, da Avicenna & Averroè sfocia nel nichilismo teologico e
  • 2°) la filosofia ebraica contemporanea (Lévinas e Buber), che è soggettivistica, strutturalista e nichilistica, si evince la radicale incompatibilità di esse con la retta ragione, la sana teologia e la divina Rivelazione.

Quindi dallo studio oggettivo e spassionato della metafisica araba, ebraica e cristiana medievale, comparate all’empirismo britannico, si evince la maggior opposizione del nichilismo teologico ebraico medievale (Maimonide) e dell’ideologia neoconservatrice statunitense (Burke, Kirk, Popper, Hayek, Mises e Friedman) e sionista odierna (Buber e Lévinas) alla metafisica greco/romana classica e della Cristianità europea (patristica, scolastica e dottrina sociale cattolica) rispetto alla metafisica araba medievale e al nazionalismo pan-arabo moderno.

Solo risalendo alle origini dei fatti odierni si può distinguere

  • 1°) la incompatibilità tra religione coranica e cristianesimo, che tuttavia è inferiore a quella che sussiste tra il talmudismo ebraico post-biblico e il Vangelo;
  • 2°) la affinità tra metafisica medievale araba e tomistica, che stanno tra loro come la potenza all’atto e il meno perfetto al più perfetto;
  • 3°) l’inconciliabilità dell’agnosticismo atlantico/occidentale con la retta ragione, con la civiltà o Cristianità europea e la religione cattolico-romana, che stanno tra di loro come il bianco e il nero, il sì e il no;
  • 4°) il disegno unitario del Mondialismo ebraico/statunitense, che si serve del qaedismo saudita in Medio Oriente per scalzare le fondamenta degli Stati arabi laici, ma non laicisti, ed instaurarvi il ‘Nuovo Ordine Mondiale’, dopo aver fatto regnare la divisione e il caos in Paesi una volta socialmente ed economicamente ordinati e non corrotti intellettualmente e moralmente dal soggettivismo immanentista della modernità atlantico/occidentale.

I rami attuali dell’islam

La cultura e la teologia classica islamica si è formata in Arabia nel VII secolo, poi (VIII/XIIII secolo) si è trasferita in Siria, in Egitto e in Iraq. Verso la fine del XIII secolo ha conosciuto la decadenza e verso la fine del Settecento, con la spedizione di Napoleone Bonaparte in Egitto (1798), ha conosciuto l’irruzione della modernità illuministica europea.

Dopo il crollo dell’impero ottomano (1917) e lo spezzettamento del mondo arabo in colonie anglo/francesi, si è assistito ad una rinascita del mondo arabo sotto forma di nazionalismo sociale anche per reazione all’innesto forzato dello Stato d’Israele nel 1948 in Palestina. Ma con il crollo dell’Urss (1990) si è andata formando un’ideologia radicale islamista, antinazionalista e antiaraba, finanziata dagli Usa, dai Sauditi e da Israele, che dal 2003 in Iraq, dal 2011 con le “primavere arabe” e con la questione dell’Ucraina/Crimea del febbraio 2014 si è spinta sino alla Russia di Putin e sta cercando di espandere nella penisola arabica (v. il Califfato dell’Isis in Iraq e in Libia, luglio 2014) e nell’Europa asiatica un nuovo mondialismo mediorientale ed euro-asiatico.

Nel secolo XIX, in un primo momento, nel mondo islamico è prevalso un certo fascino nei confronti della modernità, mentre il rigetto e la lotta anche violenta sono stati successivi. L’Egitto fu il primo Paese islamico ad inviare in Francia una equipe di 40 studiosi (1826-31) per imparare le scienze esatte, la tecnica e la letteratura e poterle applicare all’avanzamento socio-politico della Patria, senza voler rinunziare, però, alle proprie tradizioni, alla propria cultura e religione.

Perciò l’emancipazione sociale del mondo musulmano era vista sempre alla luce del rinnovamento e della rinascita della cultura araba e non in contrapposizione ad essa. Quindi lo studio della scienza e della tecnica europee avrebbe dovuto essere fatto in sintonia con un ritorno alle fonti e alle origini dell’islam ed avrebbe dovuto essere impiegato dalle Nazioni arabe per risolvere i problemi politici e sociali nei quali versavano nel XIX secolo.

L’introduzione tardiva della modernità filosofica, soggettivista, relativista e razionalista nei Paesi arabi, non conciliabile con la loro tradizione religiosa, generò un turbamento traumatico nelle popolazioni del vicino e medio oriente, anche a causa del colonialismo anglo-francese, il quale non è stato accettato dal mondo arabo, anche perché più propenso a sfruttare economicamente che a civilizzare e ad evangelizzare.

Padre Charles de Foucauld (1858-1916), missionario in Algeria e Marocco, aveva spiegato bene alle autorità francesi il pericolo di un colonialismo principalmente materiale, sfruttatore e non apportatore di cultura e Vangelo, incapace di conquistare le menti e le volontà degli arabi. In breve occorreva portare agli arabi il Vangelo, che possiede il potere di cambiare le anime nel profondo, e non il solo benessere materiale poiché gli arabi sono ancora immuni dal razionalismo illuministico e sono tuttora profondamente ordinati al Trascendente, perciò disprezzano l’ateismo e l’agnosticismo.

Purtroppo l’Europa moderna (ad eccezione dei missionari inviati dalla Chiesa e non supportati dal potere statale laicista), invece di portare il Vangelo, la patristica, la metafisica tomistica e la dottrina sociale, ha portato nel mondo arabo la cultura illuminista, agnostica, il solo sviluppo tecnologico e perciò non è stata accettata dagli arabi, anzi è stata pian piano odiata e non del tutto ingiustamente.

Di fronte all’intrusione improvvisa della modernità illuministica europea nel mondo arabo del XIX secolo, molti si comportarono come “pappagalli”, che scimmiottavano il liberalismo napoleonico, senza cercare di capirne il significato, senza distinguere ciò che era conforme alla verità e ciò che non lo era.

Tutto ciò ha portato ad una reazione fideistica, antimetafisica esagerata e alla nascita del wahabismo, del salafismo, della fratellanza musulmana e del radicalismo ideologizzato e politicizzato della cultura araba e della religiosità di un certo islam fondamentalista, il quale è entrato in conflitto sia con il sunnismo e lo sciismo tradizionali sia con il nazionalismo sociale del baathismo siriano e irakeno, sia con il nasserismo egiziano del XIX-XX secolo.

Verso la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento gli intellettuali arabi studiarono il pensiero moderno europeo alla luce della rinascita araba e si formarono una visione politica nazionale e panaraba comprensiva delle varie entità musulmane, prevalente sulla componente strettamente religiosa islamica senza rinnegarla, ma a partire dagli anni Cinquanta del Novecento questa visione panaraba è stata combattuta dall’ideologia rivoluzionaria politica jiadhista.

Il pensiero sociale panarabo, prevalentemente politico senza essere areligioso, paragonabile al ghibellinismo o al fascismo italiano ed europeo e quindi diverso sia dal marxismo ateo e materialista sia dell’integrismo religioso, ha cercato di amalgamare tutti i musulmani in una riunione di Stati autoritari e nazionalisti arabi di ispirazione islamica, ma non religiosamente integralisti, per riportare il mondo e la cultura araba ad un alto livello, già toccato nell’XI-XII secolo. Questa corrente pan-arabista guardava all’islam come cemento della riunificazione e della rinascita culturale e politica del mondo arabo, in cui l’elemento politico e nazionale arabo ha il primato su quello strettamente religioso islamico.

Il nazionalismo sociale arabo era persino tollerante nei confronti dei cristiani che erano accetti nella edificazione della cultura dello Stato arabo. Si vedano la Siria, l’Iraq, la Tunisia, la Libia e l’Egitto. La Nazione e lo Stato arabo era visto anche come strumento di emancipazione dal dispotismo turco-ottomano.

Tuttavia questa corrente di pensiero è stata avversata da pensatori o ideologi islamisti radicali e fondamentalisti religiosi, che a partire dal salafismo, il quale rifiuta addirittura tutte le innovazioni sopraggiunte nell’epoca posteriore all’islam originario dei primi pii antichi maomettani, con la fratellanza musulmana hanno polemizzato con il nazionalismo arabo e dato nascita alla rivoluzione qaedista e jihadista e alla lotta attuale contro i regimi nazionalistici panarabi o musulmani laici in Iraq, Egitto, Libia, Tunisia e Siria.

Perciò si scontrano, a partire dal XIX secolo, due tipi di islamismo: il primo nazionalista laico/patriottico, d’ispirazione religiosa islamica (“partito social-nazionalista Baath”), ma non integralista, ed infine il secondo fondamentalista e jihadista, che lotta ad intra contro i regimi nazionalistici panarabi, ma praticamente nello stesso tempo è foraggiato ad extra dagli Usa, dall’Arabia saudita e da Israele, pur dicendo di rifiutarli.

L’idea dello Stato-Nazione era vista dal nazionalismo panarabo in termini di liberazione dal giogo schiavista turco-ottomano e coloniale-illuminista franco-britannico ed era stata elaborata da intellettuali arabi, sia musulmani che cristiani. È proprio questo che il fondamentalismo wahabita e salafita non accetta e combatte con ferocia oggi in Siria e ieri in Iraq (1990, 2003), Libia, Tunisia (2011) ed Egitto e vuol rimpiazzare il concetto di patria e di “tradizione laica arabo/islamica” con quello di rivoluzione armata.

Il nazionalismo panarabo è laico e non laicista, né integralista, ossia ha cercato di costruire lo Stato come condizione per la rinascita della cultura araba, servendosi della religione islamica quale principale fattore aggregante delle diverse nazioni arabe e del singolo Stato non rifiutando l’apporto secondario dei cristiani. Certamente non vi è stata equiparazione tra islam e cristianesimo, ma non si è giunti neppure a forme persecutorie di islamismo radicale e fondamentalista, che vuol imporre l’islam in tutto il mondo con la spada ed instaurare una sharia mondiale.

Il conflitto attuale in Siria si combatte oramai da tre anni, quanto alla base o alla manovalanza, soprattutto tra l’islamismo radicalmente e integralmente religioso (il wahabismo qaedista) e la concezione laica, nazionalistica e politica dello Stato arabo d’ispirazione islamica (il regime di Bashar al-Assad), che si fonda sul trinomio “Stato, Partito, Nazione”. Ciò è ritenuto blasfemo e idolatrico dall’integralismo religioso islamista poiché tenderebbe a divinizzare la nazione, il partito e la patria, mentre solo Allah e il Corano son divini per il wahabismo, il quale, tuttavia, divenendo un’ideologia militare e politicizzata è stato definito “un islam senza Dio”, il quale viene rimpiazzato dalla rivoluzione armata islamica, che ha preso il posto di quella sovietica dopo il crollo dell’Urss nel 1989.

La rivolta ucraina (iniziata nel febbraio 2014) è stata voluta dalle forze della sovversione mondialista, che mal digeriscono la concezione politico/religiosa di Putin, il quale vuole una Patria forte, ancorata alle sue tradizioni culturali e spirituali, che la portano al rifiuto del nichilismo morale occidentale/atlantico nelle sue manifestazioni più estreme (matrimoni omosessuali, adozioni dei bimbi da parte di coppie omosessuali, educazione alla perversione sessuale a partire dai 4 anni; soubrette malvestite che irrompono nelle chiese…). Non a caso essa è scoppiata in concomitanza della presa di posizione di Putin contro tali aberrazioni, nella prossimità delle Olimpiadi che si son svolte in Russia, e che erano viste dall’occidente come un’occasione per far pressione sulla Russia in senso libertario per costringerla ad accettare la moda imperante della depravazione e sovversione atlantica.

Per sintetizzare e semplificare, senza distorcere, si può dire che l’islamismo fondamentalista o integralista rende la religione islamica un’ideologia rivoluzionaria antinazionalista, paradossalmente mondialista e “antiaraba”, che contesta lo Stato arabo/islamico per instaurare la sharia o legge coranica universale e globale. È per questo che il mondialismo o la globalizzazione del Nuovo Ordine Mondiale giudaico/americanista va d’accordo con il wahabismo e lo finanzia dall’alto (senza che la bassa manovalanza dei ribelli armati lo sappia) nella lotta attuale contro la Siria.

L’islam attuale e religiosamente radicale non si fonda più sui teologi, i quali hanno avuto in Egitto eccellenti università e scuole di pensiero filosofico/teologico, ma sull’ideologo militante, rozzo e contestatore, il quale è l’inquisitore dello Stato/Nazione/Patria arabo-musulmana non ritenuto più elemento di coesione, ma idolo che va abbattuto in nome della sharia e del puro islam, che si fonda solo su Allah e il Corano. Ecco perché lo Stato siriano è combattuto dalla contestazione religiosa radicale islamica (come la Russia di Putin è stata avversata dallo jiadhismo ceceno), che non implica tanto un discorso di fede, ortodossia o teologia quanto una orto/prassi ideologico/rivoluzionaria rozza ed incolta simile a quella farisaico/talmudica.

Vi è pure una certa somiglianza dell’ ideologia islamista radicale con il collettivismo marxista/trozkista, in quanto il primato della contestazione islamica deve portare alla rinunzia dell’individualità poiché il singolo individuo è completamente assorbito nella rivoluzione islamica (in questo simile a quella bolscevica) e scompare, come deve scomparire lo Stato arabo (anche se d’ispirazione musulmana) poiché la Nazione sarebbe un freno e un ostacolo alla rivoluzione totale e permanente islamica (come una volta era il comunismo internazionalista), che in ciò è tributaria del trozkismo come lo è il neoconservatorismo americano.

Lo Stato, secondo l’ideologia islamista radicale, può essere utilizzato per un certo tempo al fine di esportare la rivoluzione dell’ideologia radicale islamica nel mondo intero perché esso è solo un momento storico della rivoluzione islamica permanente e totale, come vuole il trozkismo per la rivoluzione comunista.

Come si vede il wahabismo contiene due facce apparentemente contraddittorie:

  • 1°) l’eversione politica rivoluzionaria armata, antinazionalista e filo/mondialista e
  • 2°) un forte conservatorismo religioso di stampo farisaico/calvinista, proprio come il neoconservatorismo americano. Plutocrazia democratica angloamericana, giudaismo farisaico, calvinismo massonico liberista neo-conservatore, bolscevismo – specialmente trozkista – e islamismo radicale sono le diverse sfaccettature del medesimo prisma o i tentacoli di un’unica piovra, che San Giovanni chiama la “sinagoga di satana” (Apoc., II, 9). Il mondialismo oggi aggredisce il globo da ovest (patto atlantico) e da est (qaedismo jihadista), avendo l’islamismo ideologico rimpiazzato il bolscevismo sovietico crollato nel 1990.

Giovanni Filoramo spiega molto bene che “sarebbe un errore analizzare l’islam politico rivoluzionario come un ripetitore della tradizione, perché secondo quest’ultimo la tradizione non esiste più” (cit., p. 319). Il qaedismo ha ideologizzato e rivoluzionato la “teologia” islamica, separandola dalla tradizione e rendendola “un islam ideologico millenarista senza Dio”, come lo era il comunismo; a quest’ideologia islamistica si richiamano tutti i movimenti musulmani radicali dell’islam contemporaneo.

La lotta di conquista del mondo si realizza nella jihad, la quale, più che guerra “santa”, è diventata una guerra “rivoluzionaria”: essa combatte, in maniera quasi bolscevica e persino anarchica, tutte le forme di sottomissione al potere umano, alla Nazione, tranne che ad “Allah immanentizzato” (vedi Soviet) e tende alla instaurazione del regno di “Allah secolarizzato” (vedi bolscevismo) su tutto il globo mediante la sharia (vedi rivoluzione del proletariato), trampolino di lancio della globalizzazione o del mondialismo islamico come “islamizzazione integrale della società e progetto totalizzante, il quale va accettato o rifiutato per intero” (G. Filoramo, p. 321).

Il nazionalismo panarabo è visto dal fondamentalismo islamico come la decomposizione della sharia musulmana universale e totale, che viene presentata dagli ideologi jihadisti come una “fratellanza universale”.

Il nazionalismo arabo anche se d’ispirazione musulmana, ma non integralista, è il fattore scatenante del radicalismo islamico wahabita jihadista, che lotta innanzitutto contro il nemico interno (il nazionalismo baathista) e solo dopo contro l’occidente, dal quale tuttavia viene finanziato e si impelaga in “una jihad mondiale e permanente [di tipo trozkista, nda], fondata su una comunità di guerrieri in permanenza” (G. Filoramo, p. 334). Gli “autori” ed attori principali dell’islam radicale contemporaneo non sono più gli studiosi o i teologi, ma gli imam ululanti e i militanti ideologizzati di un islam guerriero e volto 1)° alla delegittimazione cruenta degli Stati nazionalisti arabi e 2)° alla lotta puramente verbale e teorica contro l’occidente.

L’effetto paradosso dell’islam radicale è proprio questo: mentre dice in teoria di rifiutare l’occidente dal quale è foraggiato, in pratica si fa vettore di ciò che asserisce di rifiutare, non solo perché l’occidente e specialmente gli Usa hanno finanziato e armato gli jihadisti, ma perché hanno reso l’islam una pura prassi ideologica politica rivoluzionaria, avendo cancellato la teologia e la teoresi degli ulamà e studiosi islamici classici, ed infine perché spingono verso la mondializzazione e globalizzazione in quanto la destabilizzazione dei regimi e degli Stati autoritari arabi, laici ma non atei, favorisce la ricostruzione di una comunità che, volente o nolente, s’incammina verso la globalizzazione del Nuovo Ordine Mondiale (cfr. G. Filoramo, pp. 373-375).

Se gli Usa tramite la jihad islamista radicale riusciranno ad abbattere anche i regimi della Siria, del Libano e dell’Iran e ad intaccare la sovranità russa, dovranno poi confrontarsi con l’iper/terrorismo islamista radicale, il quale si presenta come il Nuovo Ordine Mondiale dell’est, che ha rimpiazzato l’Urss. Ma essendo i militanti terroristi comandati dai Saud pronti, come i sadducei, a venire a patti con l’occidente, gli Usa pensano di non dover soffrire troppo da costoro. “Chi vivrà vedrà”! Tuttavia resta l’ostacolo della Russia di Putin (che proprio in questi mesi si trova sotto assedio con le vicende dell’Ucraina e Crimea) e l’enigma (soprattutto economico) cinese, ammesso e non concesso che Siria, Libano e Iran siano vinti.

Come al-Ghazali nel XII secolo tarpò le ali alla cultura araba e i Tartari nel 1256/58, con l’invasione della Persia e la distruzione di Baghdad, completarono l’opera di arretramento della speculazione araba, così oggi i wahabiti e gli jihadisti cercano di rigettare il mondo arabo, che aveva conosciuto una certa ripresa nella prima metà del Novecento, grazie ai regimi nazionalistici e sociali (Iraq, Egitto, Libia, Tunisia e Siria), nel caos dal quale dovrebbe uscire l’ordine massonico del mondialismo ebraico/americanista (“ordo a caos”).
Purtroppo l’Europa, avendo smarrito la sua identità nel 1945, si trova oggi come un vaso di coccio in mezzo a due vasi di ferro (americanismo e islamismo) e imita pappagallescamente o l’americanismo o l’islamismo radicale, mentre dichiara guerra ai regimi nazionalisti e laici arabi (Libia, Tunisia e Siria). Essa deve ritrovare le sue origini, le sue radici, la sua anima per tornare ad essere se stessa e non lo scimmiottamento dell’occidente atlantico o dell’oriente islamico fondamentalista.

Ci troviamo di fronte ad un bivio: o tornare alle nostre fonti (la cultura greco/romana classica e cristiana patristico/scolastica/canonica), oppure seguire come un gregge la moda dominante, sia essa americanista o islamista radicale. Un autore di origine israelitica e di tendenza socialista, ma che conosceva molto bene la storia medievale (scomparso nell’aprile del 2014), Jacques Le Goff, ha scritto: “l’Europa risorgerà solo se terrà conto della sua storia: un’Europa senza storia sarebbe orfana. Poiché l’oggi discende dall’ieri e il domani è il frutto del passato. L’avvenire deve poggiare sull’eredità che sin dall’antichità ha arricchito l’Europa”.

Per cui quando si parla di vicino/medio oriente, di mondo arabo e di islam, occorre distinguere – per non cadere nell’irenismo confusionario e pasticcione o nel semplicismo falsario –

  • 1°) la religione musulmana originaria, che nega la divinità di Cristo e la Trinità delle Persone nell’Unità della Natura divina (ed è, perciò, inconciliabile teologicamente con il Cristianesimo), dalla cultura “araba”;
  • 2°) la quale ultima non è la “barbarie”, ossia il “beduinismo” rozzo e ignorante o lo “jihadismo” feroce e militante come i sionisti e i neocon vorrebbero farci credere, ma ha avuto notevoli pensatori e scuole di pensiero letterario, scientifico, filosofico e teologico;
  • 3°) inoltre occorre sapere che vi è un islam nazionalista, sociale, moderno e contemporaneo, il quale non è solo “scimitarra conquistatrice”, ma è moderatamente “tollerante” verso le altre culture e religioni, specialmente il Cristianesimo;
  • 4°) questo tipo d’islam è sorto anche come reazione allo spezzettamento della penisola arabica (dopo il crollo dell’impero ottomano) a favore del colonialismo prevalentemente affaristico/materialistico anglo/francese e del sionismo, cui nel 1917 la Gb promise una “casa nazionale” in Palestina e al quale fu concesso nel 1948 da Stalin e dagli Usa uno Stato, che ha svolto una vera e propria “pulizia etnica” nei confronti degli “arabi” o non-ebrei ed è l’origine della rivolta del mondo arabo anche “laico” contro il mondo atlantico/sionista (v. la situazione che si è venuta a creare tra Israele e la Striscia di Gaza, luglio 2014). In breve, arabo non è sinonimo di barbaro/aggressore e giudeo/americanismo calvinista non è sinonimo di civiltà o cultura apportatrice di pace e libertà.

La metafisica araba

Etienne Gilson ha scritto: «la filosofia medievale in occidente ha avuto un ritardo di circa un secolo su quella delle corrispondenti filosofie arabe e ebraiche. […]. La speculazione ellenica beneficiò della diffusione della religione cristiana in Mesopotamia e in Siria. […]. Nel momento in cui l’islamismo sostituisce il cristianesimo in oriente, il ruolo dei Persiani come agenti di trasmissione della filosofia ellenica appare con perfetta chiarezza. […] I lavori di Aristotele vengono tradotti direttamente dal greco in arabo. Così le scuole siriache sono state l’intermediario attraverso il quale il pensiero di Aristotele è giunto agli Arabi, poi agli Ebrei e quindi ai filosofi della Cristianità. […]. I filosofi arabi sono stati maestri dei filosofi ebrei, la cultura arabo-musulmana ha gettato nella cultura ebraica del medioevo un pollone estremamente vivace e vigoroso» (La filosofia nel Medioevo, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1973, p. 414-416 e 444).

Anche padre Battista Mondin osserva: «Nel medioevo i primi studiosi che riconobbero l’importanza del pensiero di Aristotele e iniziarono a tradurre le sue opere in arabo ed ebraico furono prima musulmani e poi ebrei. Più tardi, nei secoli XII e XIII, con la mediazione di questi filosofi ebbe luogo l’introduzione della teoria e delle opere di Aristotele nel mondo latino».

L’empirismo angloamericano

L’empirismo è una corrente filosofica nata in Inghilterra che equipara la conoscenza umana a quella puramente sensibile degli animali. Esso è una forma meno rigida dell’illuminismo francese. L’intelletto umano può conoscere la verità, ma solo quella sensibile o fenomenica, mentre quella intellegibile o metafisica gli sfugge totalmente. La filosofia classica e quella scolastica hanno preteso, secondo l’empirismo, di conoscere la sostanza delle cose e di elevarsi sino alla Causa prima di ogni ente, ma senza risultati. Il Trascendente potrebbe anche esistere, ma è assolutamente inconoscibile dall’uomo.

La metafisica aristotelico/tomistica

La metafisica della sostanza (Aristotele) e dell’essere (san Tommaso) asseriscono che “nulla entra nell’intelletto se prima non passa attraverso i sensi”. L’ultra-sensibile non lo si può conoscere con i sensi esterni né interni, ma non è esatto affermare che l’uomo non possieda una facoltà conoscitiva razionale e sopra-sensibile, che ci permette di leggere dentro (“intus legere”) le cose sensibili ed astrarne logicamente l’essenza intelligibile.
L’esperienza ci mostra come la teoria dei sensisti o empiristi è falsa, ossia non conforme alla realtà delle cose. Infatti l’uomo è sostanzialmente diverso dall’animale ed ha una conoscenza intellettuale e razionale superiore a quella puramente sensibile ed inoltre è fornito di libera volontà. Quindi è un fatto (e “contro il fatto non vale l’argomento”) che il sensismo o empirismo sono falsi poiché non conformi alla realtà della natura umana, fornita, come ci mostra l’esperienza, di intelletto e libera volontà, che mancano agli animali.

L’Illuminismo anglo/americano

Un altro sistema filosofico nato in America e figlio dell’empirismo è il pragmatismo, il quale insegna che è vero solo ciò che è utile, il che è falso. Infatti quando, partendo dagli effetti, risalgo verticalmente dal contingente al necessario, alla loro Causa prima incausata, evitando il regresso orizzontale all’infinito (padre/figlio…), constato di far ciò non perché mosso dall’interesse o dal sentimento irrazionale. Sarebbe molto più utile al mio interesse personale rubare piuttosto che lavorare, vivere secondo le passioni piuttosto che sottometterle alla volontà e questa a Dio. Ma ciò non è conveniente poiché la mia ragione sa che “dal nulla non viene nulla” e che “se c’è un effetto vi è una causa”. Quindi, anche se non mi fa comodo, so che Dio esiste e lo posso provare con un ragionamento rigoroso.
Parimenti a partire dagli atti che la mia anima pone (conosce/ama oggetti immateriali e spirituali: la giustizia, l’onore, la povertà) risalgo alla sua natura di sostanza spirituale, incorruttibile e immortale. Infatti i sensi non possono vedere ciò che è ultra-sensibile, spirituale e immateriale. Nessuno ha mai visto, toccato, sentito l’onore, la giustizia ecc. Quindi ho delle facoltà conoscitive (intelletto) e volitive (volontà) che sono spirituali e l’anima nella quale sono situate è essa stessa spirituale.

Sapendo con certezza che Dio esiste e che l’anima umana è immortale si pone il problema pratico del primo principio della morale “bisogna fare il bene e fuggire il male”, anche se non mi fa comodo.

Perciò la mia natura mi fa toccar con mano che l’empirismo o il sensismo sono sistemi sostanzialmente erronei poiché negano la mia capacità di conoscere la natura delle cose e la realtà trascendente questo mondo sensibile.

Ebbene la filosofia su cui si fonda la “Magna Europa” atlantico/sionista dei teocon è quella dell’empirismo.

Come si vede, la natura dell’empirismo e del sensismo è la negazione, almeno pratica, della metafisica e quindi dell’aldilà e della Religione rivelata. La Trascendenza è rimpiazzata dall’immanentismo panteistico.

Quindi la metafisica aristotelica araba di Avicenna e persino quella di Averroè sono molto più vicine alla filosofia classica della Grecia antica e alla scolastica tomistica di quanto non lo siano le filosofie della “Magna Europa” moderna, atlantica ed empirista, le quali sono la contraddizione per diametrum della sana filosofia scolastica, della teologia e persino della Religione rivelata da Dio in Cristo. Onde, se è storicamente falso presentare il mondo arabo come sinonimo di inciviltà, rozzezza, fanatismo e incultura barbarica, è parimenti falso asserire che la filosofia anglo/americana teocon, la quale si fonda sull’empirismo moderato senza giungere all’illuminismo radicale francese, è la continuazione della cultura della Vecchia Europa o della Cristianità, la quale si fonda su Platone e soprattutto su Aristotele, sui Padri greci e latini, sulla prima, seconda e terza Scolastica, che sono totalmente inconciliabili con l’empirismo e il sensismo neo-conservatore.

La vera filosofia è discepola della realtà oggettiva, alla quale si sottomette e si conforma, dei princìpi primi per sé noti, della fiducia nella capacità conoscitiva della ragione umana e non solo della sensazione. L’empirismo negando queste tre nozioni fondamentali (primato della realtà oggettiva sulla conoscenza soggettiva, validità metafisica dei princìpi per sé noti, capacità della ragione umana di conoscere veramente la realtà) è una contro-filosofia, che teologicamente porta alla contro-chiesa, della quale il giudaismo, la massoneria e il liberalismo sono le tre forze principali.

La filosofia ebraica contemporanea

Gli errori teoretici principali della filosofia ebraica contemporanea di Buber, Lévinas, Jonas e Heschel sono:

  • 1°) il nichilismo teologico maimonideo, che porta all’agnosticismo filosofico;
  • 2°) la cabala o lo gnosticismo esoterico giudaico divulgato e divenuto fenomeno di massa;
  • 3°) il relazionismo o la nuova ermeneutica, che nasce con Schleiermacher ed arriva sino a de Saussure per dar vita a
  • 4°) lo strutturalismo di Lévi-Strauss.

Questi errori filosofici teoretici fanno della filosofia ebraica contemporanea un’anti-metafisica, che nega diametralmente la metafisica medievale ebraica (Avicebron e Maimonide) per giungere al soggettivismo relativista, come la Sinagoga talmudica è la contro-chiesa o “sinagoga di satana” (Apoc., II, 9), che combatte la Chiesa di Cristo.
Qui cerchiamo di vedere i due errori pratici (politico/morali) della filosofia ebraica contemporanea. Essi sono: 1°) il mito del sionismo e 2°) il culto idolatrico della shoah.

Questi due errori pratici discendono dai quattro suddetti errori dottrinali (metafisico/teologici) poiché Israele è un popolo teologico nel bene (nel’Antica Alleanza) e nel male (dopo il deicidio) e le sue azioni, anche puramente politiche, hanno una valenza teologica e spirituale.

  • 1°) La shoah, come ha scritto recentemente Marcello Veneziani, «ha sfrattato il Crocifisso. Auschwitz prende il posto del Gòlgota e il 27 gennaio sostituisce il Venerdì Santo. Cristo ieri messo in Croce, oggi messo tra parentesi. Con Lui si relativizza la Fede, la civiltà cristiana. Al Suo posto c’è la shoah. Perché un evento tragico di 70 anni fa tiene banco in maniera così prolungata come fosse l’unico degli orrori umani? Perché col passar del tempo, anziché sopirsi, si acuisce la memoria della sola shoah, oggi più di 30 anni fa?».
    Inoltre il moderno e talmudico ebraismo non è l’erede dell’Israele dell’Antico Testamento, il quale è il padre del Nuovo ed Eterno Testamento, ossia del Vero e Nuovo Israele. Ora la pretesa del sionismo di essere ancora Israele, che invece è stato abbandonato da Dio poiché ha abbandonato e crocifisso il Messia Gesù, è una sorta di “contro-teologia della sostituzione” in cui il talmudismo deicida pretende di prendere il posto del Cristianesimo, che ha accolto il Messia.
  • 2°) Il sionismo nasce dal presunto diritto degli ebrei di invadere la Palestina ed espellerne i Palestinesi (come i coloni americani sfrattavano i pellerossa o amerindi dalle loro terre nel XVII/XIX secolo) dopo 2000 anni di pacifico possesso della Terra santa. A tal fine Israele si presenta come la Vittima innocente (al posto di Gesù) dell’Olocausto redentivo (rimpiazzante la Crocifissione di Cristo), al quale va prestato un culto pubblico e obbligatorio (la giornata dell’Olocausto, 27 gennaio) in un’epoca laicista e secolarizzata nella quale tutte le religioni, e specialmente quella fondata da Cristo su Pietro, vengono decretate come “private” e liberalmente “individuali”.

Ecco perché il neo-conservatorismo e il giudeo/cristianesimo non stanno in piedi ed ecco perché non convincono quegli intellettuali, che recentemente hanno riabbracciato il Tradizionalismo anti-modernista, ma restano legati al teo-conservatorismo filo-sionista ed americanista de il Foglio di Giuliano Ferrara. Infatti, se da una parte la metafisica medievale araba ed ebraica era naturalmente e razionalmente sana quanto alla sostanza con degli errori accidentali che non la corrompevano sostanzialmente e che son stati corretti dal tomismo, dall’altra parte la filosofia moderna europea e ebraica sono diametralmente contraddittorie della sana ragione eretta a scienza filosofica, che è la metafisica dell’essere o la filosofia perenne.

Quindi, tirando le somme, filosofia ebraica contemporanea, neo-conservatorismo, filosofia europea moderna e post-moderna coincidono e sono in un rapporto di contraddizione con la metafisica medievale araba, ebraica (escluso l’apofatismo maimonideo) e tomistica.

Conclusione

Da tutto ciò si capisce sempre più ciò che avviene oggi in medio oriente (specialmente in Siria e in Iraq), e in Eurasia, con l’operazione di boicottaggio contro le Olimpiadi della Russia di Putin e la rivolta in Ucraina fomentata dagli Usa, dall’Arabia saudita e dall’Unione europea. Fatti che sembrano del tutto contingenti e casuali, ma che affondano la loro radici nel conflitto tra metafisica e anti-metafisica. Questa è la lotta del Nuovo Ordine Mondiale eretto dai suppositi di satana e ispirato dal Maligno contro l’Ordine che regnava ancora parzialmente nei Paesi eredi della tradizione greco/romana e scolastica, della metafisica medievale araba, il quali sono aggrediti dal teo-conservatorismo statunitense, figlio dell’immanentismo moderno, e dal fariseismo saudita, figlio del talmudismo ebraico, per distruggere le reliquie dell’ordine umano, che ci aiuta a risalire all’Ordinatore divino come dall’effetto si risale alla causa.

La questione siriano/irakena, ucraina e palestinese (Cisgiordania e Gaza, luglio 2014) sono l’ultimo atto del declino del mondo moderno e contemporaneo, che si trova oramai in uno stato di coma profondo e irreversibile (economicamente, finanziariamente, politicamente, giuridicamente, filosoficamente, teologicamente, moralmente e bellicamente).

La Misericordia divina ci sta concedendo questi ultimi anni o mesi di tempo per convertirci, dopo di che sarà l’ora della Giustizia come ai tempi di Noè, di Sodoma e Gomorra e di Gerusalemme deicida. “i mali previsti feriscono di meno”, sta a noi far tesoro dello “spatium misericordiae” che Dio ci concede prima di cadere nelle sue mani, poiché “è tremendo cadere nelle mani del Dio vivente” (Ebr., X, 31).

P. P.

26 luglio 2014

http://doncurzionitoglia.net/2014/07/28/recensione-al-saggio-islam-metafisica-araba-e-filosofia-moderna-ebraica-di-don-curzio-nitoglia-ed-radio-spada/

https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2014/07/28/recensione-al-saggio-islam-metafisica-araba-e-filosofia-moderna-ebraica-di-don-curzio-nitoglia-ed-radio-spada/

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