IL MACHIAVELLISMO

machiavelli

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Dopo aver studiato il pensiero politico di Dante, passiamo a quello di Nicolò Machiavelli, che è il Re della politica moderna. Infatti, Machiavelli è il pensatore di spicco della polìtica neo-pagana o del neo-cesarismo, il quale propugnava un ritorno ai rapporti tra Stato e Chiesa che vigeva sotto l’Impero romano ante-costantiniano: vale a dire la subordinazione della Chiesa a Cesare.

Il Cesarismo pagano

Il peccato originale, entrando nel mondo vi ha portato il male: una sorta di dualismo e di contrapposizione, laddove prima c’erano integrità e armonia o subordinazione pacifica e gioconda. Ed ecco allora il comparire di “due uomini” nella persona umana: l’uomo vecchio, ferito dal peccato e che tende al male sotto la spinta del fomite del peccato; e l’uomo nuovo rigenerato dalla grazia di Cristo, che tende al bene e alle cose spirituali. Di qui son sorte due filosofie opposte: la filosofia dell’essere e del senso comune contro la gnosi del divenire continuo e della contraddizione, e perciò due politiche diverse, giacché la polìtica è una logica conseguenza della metafisica o dei princìpi della filosofia speculativa che si possiede, di conseguenza avremo la politica della subordinazione gerarchica del temporale allo spirituale, oppure la politica della rivolta della carne contro la spirito, del temporale contro lo spirituale: il cesarismo o il neo-cesarismo ghibellino. In breve la polìtica cristiana e la polìtica pagana o neopagana.

La politica pagana: il cesarismo e il ghibellinismo

“Il cesarismo è la riunione della sovranità temporale e di quella spirituale nella mano di un uomo, sia che si chiami popolo, senato o re. Una medaglia di Roma antica, rappresentante l’effige di un imperatore, portava con sé una scritta: Divus Caesar, Imperàtor et Sùmmus Pòntifex; ecco cos’è il cesarismo. La religione, nel cesarismo pagano è uno instrumentum regni … Se il suo [dello Stato] interesse lo richiede, la fa rispettare, altrimenti l’abbandona e se necessario la perséguita. Tutte le religioni, per quanto diverse e contrarie siano, sono buone per il cesarismo, le protegge tutte; se se ne stanno al loro posto di schiave dello Stato, ma non crede a nessuna di esse” ([1]). L’ordine politico pagano si fonda sul dogma dell’onnipotenza e sul mito della “divinità” del capo, sia Cesare, il Duce, il Führer, il Condùcator o il Lìder màximo. Suo assioma fondamentale è: Quidquid placuit principi legis vigorem habet, questo assioma che sta alla base del cesarismo proclama l’apoteosi o il culto dell’uomo, principio capitale della politica pagana e neopagana o rivoluzionaria dell’epoca antica e moderna.

La polìtica cristiana: subordinazione pacifica

del temporale allo spirituale

Gesù ha distinto i poteri per unirli nell’unico fine. Pur essendo Dio ed avendo diritto al potere anche diretto (oltre che indiretto ratione peccati) in temporalibus , non ha voluto esercitarlo, ma lo ha lasciato in mano ai laici, sotto lo sguardo attento della Chiesa e del suo Capo il Papa, che come Gesù rinuncia ad esercitare il potere diretto in temporalibus – che gli spetta essendo ‘Il dolce Cristo in terra’ – per occuparsi specialmente delle cose spirituali. “A fianco di Cesare, Cristo, crea il Pontéfice. A Cesare lascia il potere sui corpi, al Pontéfice quello sulle anime. Come l’anima e il corpo, la società spirituale e quella temporale, unite ma non confuse, marceranno sicuramente nella via della loro perfezione.

La libertà umana è salva, poiché il dispotismo cesarista è reso così impossibile” ([2]). Nella polìtica cristiana il potere non sale dal basso, dalla terra, dal temporale; ma scende dal cielo ‘nulla potestas nisi a Deo’ è rivelato in S. Paolo. Cesare è un ministro di Dio, che deve governare per il bene comune e non per se stesso, non è un deputato del popolo; non è neppure capo assoluto, poiché dipende anche lui, come tutti, dalla legge di Dio. Mentre il cesarismo proclama e poi conculca i diritti dell’uomo; il cristianesimo proclama i diritti di Dio e difende anche quelli dell’uomo mettendolo davanti ai suoi doveri verso Dio. “Il cesarismo è la rivoluzione, poiché mette in alto ciò che dovrebbe stare in basso.

La polìtica cristiana, invece, è l’ordine, poiché mette ogni cosa al suo posto giusto, in alto ciò che deve stare in alto, in basso ciò che deve starvi” ([3]). I ghibellini, che si lamentano tanto del Kaliyuga, sono i primi a invertire l’ordine, sono gli “uomini d’ordine” che fanno il (…) disordine. S. Tommaso nel De regimine principum mostra quale deve essere l’organizzazione cristiana delle società: “Il fine di una comunità è lo stesso di quello degli individui. Ora Dio ci ha creati per conoscerlo amarlo servirlo e mediante questo salvarci l’anima, questo è il fine di ogni singolo uomo. Quindi è lo stesso fine di tutta la comunità cristiana” ([4]). Sempre per S. Tommaso ogni regno è come una nave fornita di equipaggio e di tutti i mezzi necessari per navigare. Il re è il pilota che deve condurre la nave in porto. Questo porto è il fine del re e del suo regno. Ora se l’uomo potesse cogliere il suo fine colle sue forze naturali, spetterebbe al re e solo a lui di condurvi tutto il suo equipaggio.

Ma l’uomo da sé non può cogliere il suo fine che è Dio, d’ordine soprannaturale; quindi non è un governo umano che può condurre i cittadini al loro fine ultimo, ma solo un governo divino. Il re che ha questa missione è Gesù Cristo vero Dio e vero uomo e conduce le sue creature e i suoi figli verso il regno celeste. Affinché le cose temporali e quelle spirituali non fossero confuse, questa direzione suprema è stata confidata non ai re temporali, ma ai preti, e soprattutto al Sommo Sacerdote, il successore di Pietro, il Vicario di Gesù Cristo, al quale tutti i re del popolo cristiano debbono essere sottomessi, come allo stesso Gesù Cristo. Questo è il vero ordine: il meno si riconduce al più, l’inferiore è sottomesso al superiore, e tutti arrivano al loro fine”([5]).

Ebbene S. Tommaso ci mostra tutta la differenza tra l’ordine sociale cristiano e quello pagano: “il paganesimo dice: la Società è un fatto umano; il cristianesimo dice: no! È un fatto divino. Il cristianesimo insegna che: Cesare non ha nessuna giurisdizione sulle anime né diretta né indiretta, anzi anche lui è sottomesso alle leggi divine il cui custode e interprete è il Papa. Il paganesimo invece ribatte: sottomissione a Cesare e non al Pontefice, e ancora : la religione è uno strumento del re. Invece il cristianesimo risponde: la religione è il fine ultimo dei regni come dei re.

Il paganesimo rilancia: la Chiesa è dentro la Stato, come una serva in una casa; il cristianesimo risponde: lo Stato è nella Chiesa, come un bambino nelle braccia di sua madre” ([6]). Queste sono le due filosofie politiche che si spartiscono il corso della storia.

Tra di esse vi è la stessa opposizione che regna tra notte e giorno. Di qui due città del tutto diverse: la città pagana, in cui vi è il culto dell’uomo e la forza bruta per regola; la schiavitù per base; la sensualità per fine. Invece la civiltà cristiana ha il culto anche sociale di Dio, la verità per regola, la libertà vera per base, la liberazione dello spirito per fine, la virtù, la pace e il vero progresso per risultato. Il cesarismo che aveva cominciato ad essere debellato a partire dall’epoca di Costantino, seppur imperfettamente, sino a quella, più perfetta, di Clodoveo re dei Franchi, cominciò a rispuntare con Dante Alighieri nel De Monarchia, con Filippo il Bello, con Marsilio da Padova e Guglielmo d’Occam, con la rinascita del diritto romano antico, come una cattiva erba, e trovò in Machiavelli il suo alfiere.

Il machiavellismo

Per Machiavelli “L’Italia può e deve unirsi. Ma essa può unirsi solo sotto un principe (…) niente principe, niente unificazione ovvero (…) chi vuole il fine vuole i mezzi (…) Bisogna suscitare il principe e contribuire al suo successo. (…) Per Machiavelli il principe è l’uomo forte, l’uomo di Stato… egli preferisce essere temuto piuttosto che essere amato… preferirebbe il bene, ma sceglie il male se vi è costretto, e spesso lo è (…) è al di sopra dei comuni mortali, e ciò l’autorizza a sottrarsi alla morale (…) Si colloca così al di là del bene e del male (cfr. Nietzsche) … Purché arrivi al risultato, nessun mezzo è considerato disonorevole [il fine giustifica i mezzi]. (…) L’Italia deve essere ‘unita, armata, spretata’ (Prezzolini, Vita di Machiavelli) … Egli ce l’ha con il governo di Roma, perché la presenza del Papa gli sembra il grande ostacolo alla unità italiana (…) Machiavelli elimina dal Principe tutto ciò che è estraneo alla polìtica. Così è cosa estranea ad essa l’affermazione che il principe deve essere pio per guadagnarsi la vita eterna. Ciò appartiene alla teologia non alla polìtica. (…) Machiavelli lo troviamo spiritualmente presente là dove si faceva l’Italia ‘unita, armata, spretata’ (…) accanto a Napoleone I (…) a Vittorio Emanuele II (…) con Camillo di Cavour (…) con Cadorna a Porta Pia (…) accompagnò Mussolini alla marcia su Roma. Il duce stesso ha sottolineato la sua ascendenza machiavellica” ([7]). Secondo lo Chevalier Machiavelli “fu colui che proclamò [ben prima di Maurras] la politique d’abord ossia prima di tutto, la politica.… La religione interessa Machiavelli soprattutto sotto il profilo dello Stato e cioè della sua espansione… a servizio della polìtica, la religione assume l’aspetto di uno strumento disciplinare di cui la cosa pubblica non può fare a meno. (…). Il cristianesimo… [per Machiavelli] ci fa avere scarsa considerazione della gloria terrena, esso esalta maggiormente gli umili…, esige forza d’animo per sopportare i mali, dispone gli uomini, se vogliono andare in paradiso, a ricevere le offese dei malvagi invece che a restituirle… fa deboli i popoli e li rende facile preda di qualsiasi avventuriero” ([8]).

Machiavelli portò con sé il cambiamento stabile di tutte le dottrine e di tutte le istituzioni sulle quali si fondava l’ordine morale e socio-politico del mondo cristiano. La sua dottrina polìtica è il paganesimo assoluto e radicale: egli è diventato il padre della politica moderna e odierna, che è machiavellica e cesarista. Il suo libro Il Principe, divenne il breviario dei re . “L’opera di Machiavelli, segna un’era nuova, un’era di sovversione completa; non un’era di semplice rottura tra religione e polìtica, ma un’era di sovversione fondamentale dei loro antichi e cristiani rapporti: Machiavelli è il teorico della sottomissione della religione alla polìtica (abbiamo già visto che se avesse parlato il francese, circa cinquecento anni prima di Maurras, avrebbe gridato: Politique d’abord!) la religione è uno strumento di cui il principe può servirsi o può schiacciarla come fa più comodo agli interessi del suo Stato”. Machiavelli è di una franchezza cinica che lascia a bocca aperta. Sin dalla prima pagina dei Discorsi su Tito Livio, inaugura, senza parafrasi, il nuovo corso della polìtica neopagana. Per Machiavelli il cristianesimo è un aborto, non è mai esistito come civiltà, non ha avuto né letteratura, né arte, né filosofia! Solo l’antichità pagana ha avuto tutto ciò ed è solo a lei che bisogna rivolgersi per imparare qualcosa. Il medioevo è stata una parentesi di barbarie e di ignoranza. Secondo lui i segreti della durata e della potenza delle nazioni sono: la violenza e la furbizia. “Senza dubbio – commenta mons. Gaume – prima di Machiavelli l’Europa cristiana aveva visto degli atti di ‘machiavellismo’ . Ma porre la menzogna come principio, la furbizia come dottrina era riservato al Rinascimento” ([9]).

Ma non finisce qui; alla violenza e alla furbizia, Machiavelli aggiunge un terzo mezzo di ingrandimento dello Stato: l’uccisione dei re e delle nazioni. Egli insegna che il principe che ha preso il potere deve sterminare non solo colui che è stato spodestato, ma la sua razza intera, sotto pena di non vivere mai tranquillo ([10]). Egli è il vero ideatore della soluzione finale fisica e non solo geografica, dello sconfitto, che si è realizzata, su larga scala, a partire dalla prima guerra mondiale, ed è stata messa continuamente in pratica dagli Usa, a partire dalla seconda guerra mondiale sino ai giorni nostri, in nome della democrazia, vera parola magica, che rende lécita ogni cosa, a chi vince, grazie all’oro e non al ferro. Inoltre: “Chiunque avendo conquistato uno Stato, abituato a vivere libero, non lo distrugge, deve aspettare ad essere distrutto da esso… Se non si dissolve lo Stato, se non se ne disperdono gli abitanti, li si vedrà alla prima occasione invocare le loro libertà e sforzarsi di riconquistarle” ([11]). Infine per Machiavelli l’Italia è caduta in rovina, per non aver avuto una vera religione come quella pagana, anzi per esser stata schiava di una falsa religione il cristianesimo o meglio la Chiesa romana ([12]). In secondo luogo l’Italia è stata mantenuta politicamente divisa dalla Chiesa romana, idea che porterà al Risorgimento e alle teorie misticoidi di Mazzini e alle imprese di Garibaldi e alla politica di Cavour ([13]). L’ultimo consiglio che Machiavelli dà al Principe è di essere assieme Leone e Volpe; volpe per conoscere le trappole che gli son tese, leone per spaventare i lupi ([14]).

 d. Curzio Nitoglia

2 luglio 2014

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[1]) J. J. Gaume, La Révolution, XII voll., 6° libro : Le Césarisme, Paris, 1856-1858 , pagg. 6-7.

Cfr. anche:

P. Conte, L’errore logico del Machiavelli e i fondamenti metafisici della politica, ed. Paoline, Roma, 1956.

[2]) Ibidem, pagg. 18-19.

[3]) Ibidem, pag. 20.

[4]) Lib. II, cap. 14.

[5]) Lib. I, cap. 14.

[6]) J.J. Gaume, op. cit., pagg. 27-29.

[7]) M. Prélot, Storia del pensiero politico, vol. I, Mondadori, Milano, 1975, pagg. 169-176.

[8]) J. J. Chevalier, op. cit., vol. II, L’età moderna, pagg. 17-43, passim.

[9]) Ibidem, pagg. 143-144.

[10]) Discorsi, lib. III, cap. 50.

[11]) Il Principe, cap. V.

[12]) Discorsi, lib. I, cap. 12.

[13]) Ivi.

[14]) Il Principe, cap. 18.

Per quanto riguarda Machiavelli Cfr.

M. Viroli, in “AA.VV., Il pensiero politico. Idee, teorie, dottrine, II vol. , Età moderna”, Utet, Torino, 1999, Niccolò Machiavelli, pagg. 1-20.

M. Prélot, Storia del pensiero politico, op. cit., I vol., Il principe: Machiavelli, pagg. 169-178.

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