L’ATEISMO

IHS-big-2

~

Il termine appare già nell’inizio del III secolo in Clemente Alessandrino (Stromata, VII, I, 4, 3). Tuttavia entra in voga col Rinascimento.

Vi sono diversi tipi di ateismo.

Ateismo pratico: quando si vive come se Dio non esistesse, ossia senza preoccuparsi della sua esistenza ed organizzando la propria vita prescindendo dall’esistenza di Dio.

Ateismo teorico: quando si nega l’esistenza di Dio. A sua volta l’Ateismo teorico di suddivide in Ateismo teorico indiretto o negativo: quando si afferma che il problema di Dio non interessa (indifferentismo) e quindi lo si ignora completamente e Ateismo teorico diretto o positivo: quando ci si proclama certi della non esistenza di Dio e ci si applica a demolire i fondamenti delle prove dell’esistenza di Dio.

Tuttavia rientrano nell’ateismo anche tutte le filosofie e pseudo religioni che si formano di Dio un concetto che contraddice la natura della Divinità (Unità, Trascendenza…). Infatti queste false filosofie (panteismo) e contro-religioni (politeismo e buddismo) allontanano dalla conoscenza del vero Dio ancor più dell’ateismo poiché ci si immagina che il politeismo o il panteismo siano una vera conoscenza della Divinità, mentre ne sono la caricatura e lo scimmiottamento, che sorpassano la negazione, come i numeri negativi sorpassano lo zero. Negare la Divinità come Persona per sé sussistente, trascendente e provvida equivale a negare Dio oppure a pervertire il suo vero concetto, che Lo annulla come Essere perfettissimo o peggio lo ridicolizza e Lo avvilisce.

Si pone poi il problema morale della possibilità di un ateismo pratico, almeno temporaneo e incolpevole. Da un punto di vista filosofico l’ateismo è contraddittorio, assurdo e quindi inescusabile: il più non viene dal meno e senza una causa non vi è un effetto, è impossibile che la ragione umana non risalga verticalmente (ente contingente/Ente necessario) dalla visione dell’universo alla sua Causa universale, prima ed in-causata senza procedere all’infinito orizzontalmente (figlio/padre…).

Tuttavia dal punto di vista psicologico o morale, si può dire che la non conoscenza dell’esistenza di Dio per ignoranza invincibile è possibile a titolo di patologia fisica o morale/psicologica (per traumi subiti specialmente nell’infanzia). Come pure è possibile, ma solo per ignoranza temporanea, relativa, non assoluta e quindi vincibile, a causa della pressione dei problemi della vita quotidiana, che tolgono il tempo e la lucidità di pensiero o a motivo di un ambiente familiare distorto e di un’educazione sbagliata. In tali casi l’individuo può essere distolto, per un certo periodo, dal porre attenzione al problema di Dio, non però per sempre. Infatti presto o tardi i fenomeni naturali, l’esistenza e l’ordine dell’universo, gli avvenimenti esistenziali come la nascita e la morte di persone care, il problema del male, della sofferenza dell’innocente e dell’apparente fortuna del malvagio e del prepotente, pongono alla coscienza umana il problema di una causa prima e di una giustificazione o di un perché, ossia il problema di Dio.

Inoltre la personalità umana è talmente complessa e difficilmente spiegabile (“individuum est ineffabile”) da far in modo che l’uomo ateo può, dal punto di vista dei fatti e degli atti di coscienza, per una sorta di oscuramento psichico, lasciar convivere in sé la teoria atea erronea e un certo senso morale dignitoso, sebbene non ancorato direttamente ed esplicitamente a Dio e alla legge naturale e divina. Il singolo uomo, con tutte le sue sfaccettature e contraddizioni, può negare Dio e continuare a sentire la voce della coscienza e può anche sforzarsi e tentare di obbedirle. È il mistero dell’animo umano con le sue profondità insondabili, che solo Dio può scrutare.

I moralisti ammettono che non si può dare una risposta generale e univoca, che valga in tutti i casi concreti riguardo a questo caso particolare di coscienza. Tuttavia insegnano che l’esistenza di Dio è certa in sé, ma quanto alla debolezza del nostro intelletto non è evidente e vi si arriva solo con un sillogismo e siccome è una verità, che ha grandi ripercussioni pratiche sulla vita dell’uomo, l’influenza della volontà sull’intelletto è molto grande. Perciò se la volontà è retta l’intelletto non avrà difficoltà a risalire alla Causa prima del mondo, mentre se la volontà è corrotta e non le fa comodo ammettere l’esistenza di un Essere al quale sottomettersi, allora essa devierà anche la ragione e la porterà alla negazione di tale verità scomoda. La cattiva volontà e la vita moralmente disordinata sono una delle cause più frequenti dell’ateismo.

Il card. Louis Billot (De Deo Uno et Trino, Roma, Gregoriana, 1895; Id., De Virtutibus infusis, Roma, Gregoriana, 1921) ammette che in certi casi particolarissimi l’ateismo possa essere invincibilmente erroneo. Egli distingue negli atei adulti, coloro a cui mancano nel loro ambiente culturale le capacità raziocinative, gli argomenti e i concetti per formarsi la nozione dell’esistenza del vero Dio (athei adulti aetatis) e coloro che hanno nel loro ambiente le capacità raziocinative per arrivarvi (athei adulti rationis). Solo l’ateismo dei secondi è cosciente e quindi colpevole, non quello dei primi nel quale il Billot fa rientrare non solo i minus habentes, ma pure gli uomini delle civiltà e religioni idolatriche antiche e della modernità laicistica e immanentistica contemporanea, i quali mancano di concetti retti e di argomentazioni valide, che li rendano capaci di ragionare sillogisticamente e di risalire verticalmente dall’effetto contingente alla Causa prima necessaria. Naturalmente il cardinal Billot insegna che ciò può essere possibile solo in singoli casi particolari ed eccezionali, in cui l’ambiente culturale circostante ha impregnato e offuscato pienamente l’intelletto dell’uomo che vi si trova così a vivere da renderlo scusabile poiché ignorante invincibilmente.

La storia delle religioni ben studiata e spiegata non pone all’inizio della storia un uomo politeista o senza religione. No! I fatti storici dimostrano (D. F. Strauss, Der alte und der neue Glaube, cap. II, § 35; P. G. Schmidt, Manuale di storia comparata delle religioni, Brescia, 1934; J. Servier, L’uomo e l’invisibile, tr. it., Milano, Rusconi, 1973) che le forme più primitive della cultura umana sono risultate strettamente monoteiste e che il politeismo è una degenerazione del monoteismo iniziale.

In breve: “Non esistono Popoli senza religione. All’inizio della storia non c’è alcuna forma di ateismo. La religione c’è sempre e dappertutto” (G. van der Leeuw, Phanomenologie der Religion, Lipsia, 1935, p. 570). L’ateismo rappresenta il momento negativo o la pars destruens della storia umana, che può sorgere solo dopo il momento precedente e positivo di affermazione della Divinità (cfr. G. van der Leeuw, L’Homme primitif et la religion, Parigi, 1940, p. 194).

Per cui il motivo intimo dell’esistenza dell’ateismo risiede nella sana ragione e nella libera volontà umana: 1°) da una parte le difficoltà del raziocinio (dopo il peccato originale) di raggiungere rettamente una completa chiarezza sui temi metafisici quali la causalità, il bene e il male, la Provvidenza; 2°) dall’altra parte le contraddizioni delle diverse religiosità tra di loro e le sconvenienze rappresentate da molte false religioni. Questi due elementi possono de facto allontanare l’uomo dalla vera religione e dalla vera nozione di Dio. L’unica vera religione è quella che non è contro la retta ragione, ma oltre essa e non ha nulla di sconveniente nella sua dottrina dogmatica e pratica morale.

Tuttavia l’uomo può, anche nel mondo pagano o immanentista contemporaneo, risalire con la ragione dall’effetto alla Causa prima, ossia Dio. Quindi l’ateismo in sé considerato è inescusabile (Sap., XIII; Rom.,I, 18).

Nel mondo pagano greco/romano si deve distinguere la falsa religiosità politeistica mitologica o superstizione favolosa, frutto della fantasia popolare e dei poeti, dalla religiosità naturale o filosofica che si fondava, anche se non perfettamente e con alcune lacune, su un solo Dio trascendente il mondo (v. Socrate, Platone, Aristotele, Cicerone e Seneca).

Il Magistero della Chiesa durante il Concilio Vaticano I ha definito dogmaticamente e infallibilmente nella Costituzione de Fide catholica al capitolo 1° (24 aprile 1870) che esiste un unico Dio, ha condannato il materialismo, il panteismo, l’emanatismo, e il fideismo (DB, 1801-1805).

Per concludere l’uomo può conoscere con certezza l’esistenza di Dio, ma il concetto di Dio resterà sempre misterioso per l’uomo. Infatti i nostri concetti finiti sono inadeguati ad esprimere una Natura infinita. Tuttavia con l’analogia (somiglianza dissomigliante) possiamo dire qualcosa di Dio e conoscere non tutta la sua Natura ma qualche suo attributo (Essere, Buono, Vero, Bello…). Se la nostra conoscenza della Essenza divina è minima, non è nulla come vorrebbe il nichilismo teologico o apofatismo. Inoltre vale incomparabilmente più il minimo che possiamo conoscere di Dio del massimo che si possa conoscere di qualsiasi altro ente, perché Dio è infinitamente più importante e più grande. Ma è proprio quel poco che possiamo conoscere di Dio (esistenza e qualche attributo della sua Essenza) che rende luminoso e comprensibile tutto il resto: l’universo e i nostri problemi, compreso quello del male. Dimostrata l’esistenza di Dio, tutto diventa chiaro relativamente alle capacità intellettive umane (che non possono conoscere tutto di ogni cosa); negato Dio, tutto diventa assurdo e incomprensibile o senza ragion d’essere. Allora sta a noi scegliere o Dio o l’assurdità e la contraddittorietà radicale.

Inoltre Dio è il principio che dà una direzione e una motivazione alla nostra vita pratica e morale. Tra la vita con o senza Dio vi è un abisso. Negato Dio, tutto è permesso. Si può abbandonarsi agli istinti animaleschi e più bassi che albergano nell’uomo. Invece ammesso Dio occorre innanzitutto e soprattutto conoscerLo, amarLo e servirLo.

.

d. Curzio Nitoglia

 20/05/2014

http://doncurzionitoglia.net/2014/05/20/lateismo/

https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2014/05/20/lateismo/

 

.

.

.

Annunci
Galleria | Questa voce è stata pubblicata in Articoli don Curzio, Ateismo, Formazione di base, Spiritualità, Teologia morale cattolica, Tradizione Cattolica e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a L’ATEISMO

  1. Pingback: L’ATEISMO | don Curzio Nitoglia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...