IL SILLABO TOMISTA – Commento alle XXIV Tesi del tomismo: 17a Tesi (le facoltà organiche e spirituali del composto umano)

Santommaso20130609

IL SILLABO TOMISTA

Commento alle XXIV Tesi del tomismo

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Diciassettesima tesi del tomismo:

Le facoltà organiche e spirituali
del composto umano

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“Dall’anima umana emanano due tipi di facoltà: organiche e spirituali; le prime (sensi esterni e interni) si trovano nel composto e specialmente negli organi fisici, le ultime (intelletto e volontà) nella sola anima. Quindi l’intelletto e la volontà sono intrinsecamente indipendenti da un organo corporeo”[1].

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L’anima razionale è distinta realmente dalle sue facoltà come la sostanza è distinta dagli accidenti che le ineriscono (v. Tesi V). Infatti l’anima razionale è co-principio sostanziale assieme al corpo del composto o della sostanza completa umana. La sola anima o il solo corpo non sono un uomo, ma, unite, formano una sostanza per sé sussistente completa o una persona umana. Ora l’anima si serve dell’intelletto e della volontà per agire razionalmente.

La sostanza in sé non è operativa, ma è statica; altrimenti dovrebbe operare e agire sempre senza smettere mai, però ciò va contro i fatti che sono raccolti dall’esperienza e “contro il fatto pratico non vale l’argomento teorico”. Perciò la sostanza ha bisogno degli accidenti (potenza attiva o facoltà) per agire e nel caso dell’anima razionale della facoltà intellettuale per conoscere e della volontà razionale per volere.

Il corpo, che è co-principio sostanziale, non è direttamente operativo e a sua volta ha bisogno delle facoltà organiche o corporee per vedere (occhi), udire (orecchie), odorare (olfatto), palpare (tatto epidermico), gustare (papille gustative nella lingua), immaginare (immaginazione nel cervello) e ricordare (memoria, sempre nel cervello).

La XVII Tesi si può suddividere in quattro parti dalle quali segue un corollario.

1°) Ancor più esattamente possiamo definire le facoltà animali e umane principi prossimi di azione sensibile e razionale. Perciò quando “io conosco, io voglio, io vedo …” sono io che conosco, voglio, vedo come uomo o sostanza completa risultante dall’unione di anima e corpo, tramite l’anima (conoscenza razionale) o il corpo (conoscenza sensibile), che a loro volta in quanto principi remoti di azione si servono delle facoltà come principi prossimi e immediati per conoscere e  volere razionalmente o solo sensibilmente (se si tratta di un animale bruto).

Aristotele sostiene questa teorie ed è seguito dai Padri e specialmente dal massimo dei Padri latini S. Agostino d’Ippona, il quale insegnava: “Ciò che eccelle per la sua azione nell’anima noi lo chiamiamo mente” (La Trinità, lib. XIV, cap. 7; L’origine dell’anima, lib. I, cap. 16; Le Confessioni, lib. X, cap. 7 e cap. 32), ossia la mente o l’intelletto non è la sostanza dell’anima, ma le aggiunge una perfezione accidentale che la rende capace di agire e conoscere razionalmente. S. Anselmo d’Aosta (La concordia tra Grazia e libero arbitrio,  q. III, cap. 11) e S. Bonaventura da Bagnoregio (In I Sent., dist. III, p. II, a. 1, q. 3) seguono, in ciò, la dottrina aristotelica e agostiniana e vengono perfezionati e sistematizzati dal Dottore Comune della Chiesa S. Tommaso d’Aquino (De Anima, a. 12), il quale parte dall’esperienza e spiega che se le facoltà coincidessero con l’anima non si  spiegherebbero la lotta e la diversità di tendenze che sperimentiamo e constatiamo in esse. Infatti io conosco una cosa (per esempio Dio), ma ne voglio un’altra (per esempio il mio comodo o capriccio[2]); oppure la memoria mi fa ricordare delle scene spiacevoli che vorrei scacciare, ma non ne ho il potere dispotico o assoluto; inoltre so bene che ascoltare conversazioni private è disdicevole, ma la curiosità fa sì che le mie orecchie non si distolgano dall’udirle.

2°) In secondo luogo le facoltà sono distinte realmente dall’anima, però ne dipendono e ne derivano o ne risultano, non materialmente come un fiume dalla sua fonte, ma come una conseguenza fisica in quanto le proprietà o accidenti necessari (per esempio la capacità di conoscere, di ridere) sono il risultato dell’essenza dell’anima razionale, la quale non sarebbe razionale se non potesse conoscere: per definizione un’anima razionale deve poter ragionare. Quindi dalla sua essenza deve risultare (“per resultantiam”, scrive l’Angelico) la capacità di conoscere, ossia la facoltà che chiamiamo intelletto. “Agere sequitur esse et modus agendi sequitur modum essendi”. La natura non agisce a vuoto (“natura abhorret a vacuo”): se l’anima razionale non potesse conoscere la natura umana o l’uomo, che Aristotele definisce “animal rationale”, agirebbe a vuoto come un animale bruto o peggio ancora non agirebbe per nulla come un minerale. Per cui l’essere di una cosa ha in sé tutto ciò che segue necessariamente l’essere cioè l’agire (“esse habet consequentia ad esse”); per esempio l’ente razionale possiede ciò che lo rende razionale in potenza e in atto, ossia la capacità di ragionare e conoscere, che noi chiamiamo ragione o intelletto[3].

3°) L’uomo è un composto di anima e corpo; ora se si considerano gli oggetti dell’una e dell’altro si giunge facilmente, come fa S. Tommaso, ad enumerare 5 tipi di potenze o facoltà dell’uomo. Infatti il corpo deve mangiare, crescere e riprodursi per continuare nella specie e quindi ha bisogno di una potenza attiva vegetativa; inoltre il mondo sensibile si pone di fronte all’uomo, che deve poter entrare in contatto con esso tramite le potenze o facoltà sensibili esterne, che lo mettono in contatto diretto con oggetti fisicamente presenti (vista, udito, tatto, gusto, odorato), ed interne, che lo mettono in contatto con oggetti materiali non più presenti, ma precedentemente appresi; per esempio mi ricordo del Monte Bianco, anche se mi trovo a Roma (memoria e immaginazione); infine vi sono degli oggetti universali e immateriali (la povertà, la filosofia, Dio, la giustizia …) e l’uomo deve poterli conoscere tramite  facoltà immateriali e astrattive (l’intelletto, che tende a possedere ciò che conosce tramite la volontà, la quale a sua volta ha bisogno di potenze locomotrici per far raggiungere all’uomo l’oggetto che desidera possedere). Ecco spiegata la divisione in 5 generi di facoltà che pone S. Tommaso: potenze o capacità vegetative, sensibili, razionali, volitive e locomotrici.

4°) Il soggetto prossimo delle facoltà organiche è il composto di anima e corpo, ossia tutto l’uomo; mentre il soggetto immediato delle facoltà immateriali è l’anima. L’Angelico spiega bene che l’anima è la radice remota di tutte le nostre facoltà anche organiche (per esempio, l’occhio se non è unito al cervello e se quest’ultimo non è vivificato dall’anima non riesce a vedere, ma si corrompe). Ma l’anima da sola non potrebbe essere il soggetto prossimo o diretto delle facoltà organiche (per esempio, la vista risiede nell’occhio, l’immaginazione nel cervello). Infatti le facoltà sono specificate dai loro oggetti e quindi gli oggetti sensibili e materiali non possono essere colti direttamente dalle facoltà spirituali (intelletto/volontà). Perciò il principio immediato della sensazione o conoscenza sensibile è la facoltà organica, mentre gli oggetti universali e immateriali sono colti direttamente da facoltà immateriali, le quali non possono risiedere direttamente nel corpo, ma nell’anima spirituale.

Corollario: l’intelletto umano è indipendente dalla materia intrinsecamente o soggettivamente, ossia non risiede in un organo materiale, ma estrinsecamente o oggettivamente si serve della materia come di un oggetto esterno dal quale astrarre psicologicamente o logicamente i concetti universali e spirituali (“nihil in intellectu quod prius non fuerit in sensu”).

d. Curzio Nitoglia

http://doncurzionitoglia.net/2013/06/10/il-sillabo-tomista-commento-alle-xxiv-tesi-del-tomismo-17a-tesi-le-facolta-organiche-e-spirituali-del-composto-umano/

10/6/2013


[1] S. Th., I, qq. 77-79; S. C. Gent., lib. II, cap. 72; De spirit. Creaturis, a. 11 ss.; De Anima, a. 12 ss.

[2]Video meliora proboque sed deteriora sequor”.

[3] Cfr. D. Bañez, In Iam, q. 77, a. 1; Jo. A Sancto Thoma, Cursus philosophicus, Philos. Natur., III, q. 2, a. 2. Tale distinzione è negata da F. Suarez, De Anima, cap. III.

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Una risposta a IL SILLABO TOMISTA – Commento alle XXIV Tesi del tomismo: 17a Tesi (le facoltà organiche e spirituali del composto umano)

  1. visitatore ha detto:

    la mistica Maria Valtorta parla anche lei di questo:
    l’uomo è tripartito
    e l’anima dell’anima, la parte superiore, quando la ricordiamo, ci parla di Dio
    in basso i sentimenti, al centro la ragione, e sopra appunto l’intelletto che contempla Dio Luce e Amore

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