LETTURE NATALIZIE ~ Peto Quod Petivit Latro Penitens

Gesu e il buon ladrone

Con i migliori Auguri di un Santo Natale e felice Anno Nuovo a tutti i lettori.
don Curzio Nitoglia

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Cosa chiedere per il Santo Natale? Con San Tommaso d’Aquino rispondiamo: “Chiedo ciò che chiese il ladro pentito” (Adoro Te devote).

Ai fianchi di Gesù Crocifisso erano stati confitti in croce due ladri (Mc., XV, 20). Tuttavia il ladro che stava alla destra di Gesù si convertì miracolosamente e capì in poco tempo, grazie al tormento della croce, ciò che gli Apostoli non avevano capito in tre anni di prediche fatte loro da Gesù stesso.

Infatti Gesù aveva annunciato che era venuto per portare il suo Regno, che non era della terra, ma del Cielo. Gli Apostoli, ancora imbevuti dai pregiudizi dell’Apocalittica rabbinica, non avevano capito la natura del Regno di Cristo e lo avevano ritenuto un regno temporale. Il ladro pentito capisce che nel Regno di Gesù si potrà entrare solo dopo la morte (Lc., XXIII, 42) e con molta umiltà e dolore dei suoi peccati domanda a Gesù di poter entrare anche lui nel Regno dei Cieli, essendo sul punto di morire.

Egli capisce di non meritare tale Regno e non lo domanda direttamente o basandosi sulle sue disposizioni, che pur erano appena diventate buone. Infatti esclama: “Memento mei, cum veneris in Regnum tuum. Ricordati di me quando sarai arrivato nel tuo Regno” (Lc., XXIII, 43).

Questa domanda presuppone la Fede nella divinità di Cristo, poiché solo Dio può dare il Paradiso. Inoltre è accompagnata da una grande Speranza di esservi ammesso per la Misericordia di Gesù. Infine è vivificata dalla Carità: infatti quando tutti scherniscono Gesù, compreso il ladro di sinistra, il ladrone pentito grida ad alta voce, davanti al Sinedrio: “Costui non ha fatto nulla di male!” (Lc., XXIII, 41). Con questa discolpa esplicita, egli incolpava implicitamente il Sinedrio ed il popolo ebraico della morte di Gesù, condannato “senza aver fatto alcun male”.

Egli accetta anche la sua condanna a morte poiché si riconosce colpevole: “Noi invece siamo stati condannati giustamente, poiché riceviamo la pena che corrisponde ai nostri delitti” (Lc., XXIII, 41).

Inoltre egli si fa apostolo e cerca di convertire il ladro impenitente: “Neppure tu (come i Sinedriti, nda) temi Iddio?” (Lc., XXIII, 40). Stai per morire e andare o al supplizio eterno o alla gloria eterna. Eppure continui a bestemmiare Dio?

Si noti che il ladro pentito conosce il catechismo molto meglio di molti neo-teologi: infatti, ammette la liceità della pena di  morte, riconosce il sinedrio colpevole di deicidio ed invita al timor di Dio, che è sì misericordioso, ma anche giusto.

Gesù gli risponde, pieno di amore misericordioso: “Oggi tu sarai con Me in Paradiso” (Lc., XXIII, 43). La confessione dei propri peccati, accompagnata dalla contrizione e dalla piena accettazione  della morte crudelissima della croce, gli valgono il perdono dei suoi peccati e la remissione della pena dovuta alla colpa.

San Gregorio Magno ci esorta: “Ritornate al seno della divina Sapienza, vostra madre, raccomandatevi alla pietà di Dio, piangete il passato ed evitate la condanna futura” (In Evang. Hom. 20, n. 15).

Ognuno di noi, perciò, si avvicini con gli stessi sentimenti del buon ladrone a Gesù e Gli dica “Qui latronem exaudisti, mihi quoque spem dedisti. Tu che hai esaudito il ladro pentito, hai dato speranza di salvezza pure a me” (Dies irae).

Noi tutti figli di Adamo nasciamo con la triplice concupiscenza (Orgoglio, Avarizia e Sensualità) ed i sette Peccati Capitali (Superbia, Ira, Invidia, Avarizia, Gola, Lussuria e Pigrizia). Quindi siamo, di fronte a Dio, nella condizione di un “ladrone” che deve implorare misericordia.

L’umiltà, il dolore dei propri peccati, la loro confessione sincera, accompagnate dalla Fede, Speranza e Carità ci otterranno la stessa misericordia che Gesù dispensò al ladrone pentito.

L’orgoglio, l’impenitenza, l’incredulità, la disperazione e l’attaccamento al peccato ci otterranno, invece, la dannazione eterna. A noi la scelta!

Cerchiamo di avvicinarci a questo Natale e di vivere tutti i giorni che ci restano con le disposizioni del ladrone pentito. “Peto quod petivit latro penitens!”.

don Curzio Nitoglia

http://doncurzionitoglia.net/2012/12/21/153/

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